“Before the Flood”: i 5 punti del documentario di Leonardo DiCaprio

Nel fine settimana ho visto il documentario “Before the Flood” sia in lingua originale che nella versione doppiata in italiano. Se ve lo siete perso (ma spero di no) ecco i 5 punti principali.

La notizia del nuovo film documentario di Leonardo DiCaprio ha fatto il giro del mondo. Sono andata a cercare il filmato sul canale YouTube del National Geographic e l’ho visto, prima in lingua originale e poi nella versione doppiata in italiano.

Leonardo DiCaprio si occupa da anni della salvaguardia dell’ambiente: ne avevo parlato qualche anno fa in questo mio post. Da allora la sua fondazione, Leonardo DiCaprio Foundation, ha fatto grandi passi per la salvaguardia degli animali selvatici e dall’ambiente. Negli ultimi anni, l’attore ha dato la priorità ad un argomento di vitale importanza per la natura e per l’uomo: il cambiamento climatico.

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“Before the Flood” – Leonardo DiCaprio
(foto ©NationalGeographic)

Ecco i 5 punti principali messi in evidenza dal film-documentario “Before the Flood”, in italiano “Punto di non ritorno”.

1 – L’Artico. Le zone dell’Artico, con i loro equilibri, determinano gran parte del clima dell’Emisfero Nord del Pianeta. I ghiacciai si stanno sciogliendo, stanno cambiando il loro colore per la presenza di sostanze immesse dall’uomo (metano). Gl ecosistemi sono danneggiati, la flora e la fauna sono in grave pericolo. La Groenlandia è destinata a scomparire. Con lo scioglimento dei suoi ghiacci provocherà l’innalzamento dei mari in varie zone del mondo (anche a casa di DiCaprio, in Florida, U.S.A.).
Si parla di cambiamento climatico da almeno 50 anni. Il 97% dei climatologi è d’accordo sul repentino riscaldamento del clima (senza precedenti simili, in base ai dati a nostra disposizione) ma non tutti i politici sono ancora disposti a confrontarsi in un dibattito scientifico sul clima.

2 – La Cina è il Paese che al mondo inquina di più, avendo superato gli Stati Uniti d’America. La gente vive sulla propria pelle il cambiamento climatico ogni giorno, perché quasi ogni giorno esce di casa con la mascherina sul viso. Le persone vivono l’inquinamento, le persone sono informate, le persone hanno fatto pressione sul governo per andare verso l’utilizzo di energie pulite, rinnovabili.

3 – L’India. È il terzo produttore mondiale di elettricità ma meno del 70% della sua popolazione ha accesso all’energia elettrica. Il letame delle mucche e il carbone sono le fonti più economiche usate per cucinare. Anche loro stanno vivendo il cambiamento climatico in atto e non lo negano: l’acqua, che di solito cade in 6 mesi di pioggia, si è riversata al suolo in sole 5 ore distruggendo completamente ogni tipo di raccolto.

4 – Kiribati e le isole sommerse. Kiribati è tristemente nota per essere la località dalla quale sono partiti i primi rifugiati climatici della storia e io ne sono venuta a conoscenza DentroExpo2015. I disastri ambientali, l’uomo che inquina i mari, i coralli e la fauna marina fortemente danneggiati hanno diminuito il pescato e la gente è rimasta senza cibo e senza casa, spazzata via da tifoni ed uragani.

5 – Sumatra. Insieme ad Amazzonia e Congo sono le ultime grandi foreste pluviali rimaste sulla Terra. E, insieme, sono le zone più danneggiate e impoverite dalle nuove monocolture di olio di palma, che riducono la foresta, inquinano con i continui incendi, uccidono le popolazioni di tigri, elefanti, rinoceronti e orango. L’80% delle foreste è ormai distrutto per le nostre nuove abitudini alimentari. Un discorso a parte merita anche la carne bovina: più della metà del suolo degli U.S.A. serve per coltivare vegetali da dare come cibo ai bovini da carne e solamente il 2% del suolo produce vegetali per l’alimentazione umana. Un grande controsenso economico, ecologico, etico.

Ma siamo ancora in tempo per cambiare, anche se siamo l’ultima generazione che potrà farlo.
Lo dicono i responsabili di Tesla: costruendo al mondo 10 gigafactory Tesla si ridurrebbe l’inquinamento di una grande percentuale. Lo dice lo scienziato Joan Rockström: oggi ci sono le tecnologie avanzate che permettono il cambiamento. Lo dice il dottor Peter Sellers della NASA che, riducendo oggi l’inquinamento, dopo un periodo di riscaldamento, la Terra tornerebbe a raffreddarsi e il clima ad essere migliore. Lo dice anche Papa Francesco, che con la sua Enciclica Laudato Sì ha parlato a tutto il mondo di un problema che è stato sempre marginale per la Chiesa.

Lo dicono i popoli del mondo che vivono sulla loro pelle e su quella dei loro famigliari e dei loro figli il problema del cambiamento climatico. Mancano solo i Governi, non tutti, ma molti, che si fanno ancora condizionare troppo pesantemente dalle lobby del carbone, dell’olio di palma e di tanti altri prodotti altamente inquinanti. L’Accordo di Parigi è un grande passo avanti, ma non è sufficiente.
Il popolo ora sa, e deve continuare ad informarsi e a cambiare i propri stili di vita, per fare sempre maggiore pressione su chi governa al fine di arrivare a politiche ambientali in grado di salvare il Pianeta, la natura e l’uomo stesso dalla prossima estinzione di massa.

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