COP21: contenti e scontenti

A Parigi, alla COP21, si è raggiunto un accordo che molti hanno definito “storico”. Sì, i partecipanti hanno trovato dei punti in comune sui quali basare i comportamenti futuri, ma si poteva fare meglio e c’è chi è contento e chi no.

Dunque a Parigi è stato trovato un accordo sul clima. Al vertice COP21 i partecipanti hanno approvato un documento finale che prende atto dei cambiamenti climatici in corso e propone modifiche dello stile di vita per avere un mondo vivibile per tutti.

Conferenza-sul-clima

La Torre Eiffel, Parigi, durante gli incontri della COP21

Un accordo che è stato definito “storico”, sul quale, però, molti hanno dei dubbi e delle perplessità.
Ho seguito gli eventi di Parigi grazie al Bollettino COP21 di Italian Climate Network. In questo post potete trovare un loro riassunto dei 14 Articoli che compongono il documento finale. Seguendo questo link, invece, si può scaricare il documento originale, in inglese, risultato dalla COP21 appena conclusa.

Alcuni punti di vista: i soddisfatti. Secondo Italian Climate Network si tratta di un buon accordo, di un percorso chiaro di abbassamento delle emissioni attraverso una revisione degli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra ogni 5 anni.

“È un accordo bilanciato e positivo, che giunge dopo anni di negoziati. La strada che abbiamo davanti è segnata: verso emissioni nette zero. E’ il segnale che la trasformazione energetica è ormai in atto e inarrestabile. Toccherà a noi controllare e stimolare gli Stati affinché attuino le loro promesse nei tempi previsti e aumentino i loro impegni per la riduzione delle emissioni di gas serra nei prossimi anni” – ha dichiarato Veronica Caciagli, presidente di Italian Climate Network.

“Parigi dà alla società civile un ruolo fondamentale. Tocca a noi, dal basso, colmare il divario e spingere i Governi locali affinché attuino celermente e in modo efficace le politiche dichiarate negli INDCs dando una chiara visione sugli investimenti del futuro: economia circolare, efficienza energetica, energie rinnovabili, politiche di adattamento e disinvestimento dalle fonti fossili” – afferma il vice presidente di Italian Climate Network, Federico Antognazza.

Anche WWF Italia si dichiara abbastanza soddisfatto dei risultai raggiunti alla COP21. Donatella Bianchi, Presidente di WWF Italia ha così commentato l’accordo di Parigi:

“La conferenza sul clima di Parigi non ha solo prodotto un accordo, ma ha lanciato un segnale che sprona la comunità globale verso una collaborazione su larga scala per affrontare il problema climatico. Parigi ha raccolto e rilanciato i segnali che arrivano da tutto il mondo: oltre 1000 città si sono impegnate a utilizzare il 100% di energia rinnovabile, in Africa è nato un progetto ambizioso per sviluppare le risorse di energia rinnovabile entro il 2020, l’India ha lanciato l’International Solar Alliance, che comprende più di 100 paesi e mira ad affrontare allo stesso tempo l’accesso all’energia e il cambiamento climatico. Occorre sviluppare proprio questo tipo di iniziative, ognuno nel proprio Paese e in collaborazione tra i Paesi, per far decollare l’accordo di Parigi. Abbiamo bisogno anche di darci obiettivi ambiziosi e strategie per attuarli: da domani, insieme a tutta la società civile, chiederemo una vera strategia per il clima per l’Italia, in tutti i settori ”

lifeGate_COP21

Molte sono le isole che rischiano di scomparire a causa dei cambiamenti climatici (foto ©LifeGate)

Gli scontenti. Greenpeace dichiara che si poteva fare di più. Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International, ha dichiarato:

«A volte sembra che i Paesi dell’ONU non siano in grado di parlare a una sola voce, ma oggi quasi 200 nazioni si sono sedute intorno allo stesso tavolo per sottoscrivere un accordo globale sul clima. Oggi la razza umana si è unita per una causa comune, ma a fare davvero la differenza sarà ciò che accadrà dopo questo vertice. Gli accordi di Parigi sono solo il primo passo di un lungo cammino. Alcuni passaggi del testo approvato oggi sono frustranti e deludenti, ma un progresso è stato fatto. Questo accordo da solo non ci tirerà fuori dalla situazione in cui ci siamo cacciati, ma trovare una via d’uscita sarà più facile.

L’accordo fissa l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto di 1.5°C, ma gli impegni nazionali di riduzione delle emissioni attualmente in discussione ci porterebbero vicino a un aumento di 3°C. Questo è un grande problema, ma c’è una soluzione: l’importanza delle energie rinnovabili sta aumentando esponenzialmente in tutto il Pianeta. È il momento di accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili, l’unica soluzione al problema delle emissioni. Assistiamo a una corsa tra lo sviluppo delle rinnovabili e l’aumento della temperatura, e l’accordo firmato a Parigi potrebbe dare alle fonti rinnovabili la spinta decisiva.

Oggi non è il momento dei trionfalismi: molte vite sono già state perse a causa degli impatti dei cambiamenti climatici e molte persone vivono sotto la minaccia del riscaldamento globale. Questo è il momento di azioni importanti e urgenti. Resta poco tempo per agire prima che sia troppo tardi.»

Infine, Expo dei Popoli esprime la propria opinione sugli accordi di Parigi in questo post , facendo riferimento al commento di James Hansen, scienziato della NASA, ora in pensione, considerato il padre del movimento globale di sensibilizzazione sulle minacce del riscaldamento globale:

“Ci hanno preso in giro. Parole come ‘Avremo un obiettivo di innalzamento delle temperature di 2 gradi e proveremo a fare un po’ meglio ogni cinque anni’, sono senza valore… Non c’è azione, solo promesse. Fino a quando i combustibili fossili continueranno ad essere la fonte energetica più economica, continueranno ad essere bruciati”.

Ecco, dunque, cosa è emerso dagli incontri della COP21 a Parigi. Un accordo è sempre una buona cosa, così come incontrarsi, parlare, esporre problemi e cercare soluzioni. Ma forse, vista la situazione attuale, si poteva davvero fare meglio. Soprattutto per le piccole popolazioni, le isole più minacciate, le zone che sono maggiormente a rischio sul nostro Pianeta: loro, più di altri, sanno che non ci sarà una seconda possibilità.

E del nostro futuro, dovremo riparlarne a breve.

5 Comments on “COP21: contenti e scontenti

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  2. Pingback: Brandalism dalla COP21 a Milano | curiosa di natura

  3. Si può sempre fare meglio, ma a volte è necessario procedere a piccoli passi per far accettare a tutti la giusta (e magari scomoda) linea di azione. L’alternativa è l’irrigidimento e un “niente di fatto”.
    Quindi, secondo me, un piccolo risultato che dà speranza non è un risultato su cui sputare sopra…

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