curiosa di natura

E’ sempre oggi

Oggi non c’è un vero e proprio post, ma un video, una musica, delle parole, delle immagini e un pensiero. Molte donne sono in difficoltà in Italia e nel mondo. Sono insicure e spaesate, ma sempre con sguardi accesi e sentimenti di gioia e felicità pronti a sbocciare e rifiorire all’improvviso. Un sorriso e un bacio scaldato tra le mani e soffiato via leggero.

La storia del clima che cambia

Strano titolo, ma pochi giorni fa mi è capitato di leggere qualche articolo sui cambiamenti climatici. Articoli non di tipo strettamente scientifico, ma soprattutto storico.

Allora mi sono rituffata in una materia che è stata per me sempre un po’ noiosa sui banchi di scuola ma che mi ha molto affascinato se raccontata da persone comuni appassionate dell’argomento. La storia che ho amato di più partiva dagli Egizi, passava dai Greci e dai Romani per poi fermarsi quasi bruscamente, in un insieme di nozioni più o meno vaghe.

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Rossella, ma non solo lei

Due donne, un’unico sentimento. Era sabato sera, ero fuori casa e non ho seguito quel famoso festival della canzone italiana. Ma poi ho rivisto il filmato e ho sentito. Ho sentito che quelle due donne un pò mi rappresentavano. Geppi Cucciari e Rossella Urru.

Geppi, elegante, intelligente, simpatica, seducente, mai volgare. Rossella, gentile, generosa, amorevole. Sono loro che fanno sentire le donne unite in un unico sentimento. Donne che si vede che amano quello che fanno, che ci mettono tutto il cuore, l’anima e la passione in ogni cosa: nel lavoro, nelle amicizie, nell’amore. Sempre coinvolte, sempre in prima persona.

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Coltivando giardini

Ogni mattina mi piacerebbe portare un fiore su ogni scrivania, in ogni ufficio, in ogni studio professionale, su ogni tavolo o banco di lavoro. Mi piacerebbe arrivare lì, all’improvviso, salutare gentilmente con un sorriso sulle labbra. Posare sul tavolo un piccolo contenitore di terracotta con la terra e una piantina verde e fiorita. O anche appoggiare un piccolo vaso di vetro con acqua e un fiore raccolto per strada.

Ogni giorno coltivare giardini esterni, veri, reali fatti di terra e cocciniglie e giardini interni, altrettanto veri e reali, ma fatti di sentimenti, emozioni e di parole in sè astratte da rendere concrete nel quotidiano.

Coltivare giardini reali.  Mettersi lì con le mani nella terra, la paletta, l’innaffiatoio e il grenbiule. Innaffiare, togliere le foglie gialle e i rami secchi. Osservare i colori, i puntini e le ticchettature. Annusare e respirare, sfiorare le foglie e i petali con i polpastrelli delle dita. Ascoltare il silenzio delle piante e dei fiori o le loro dolci parole.

Coltivare giardini interni. “Il giardino è un collegamento concreto con la vita e con la morte. Esiste una religione del giardino, poichè insegna profonde lezioni psicologiche e spirituali. Tutto ciò che può accadere a un giardino può accadere nell’anima e nella psiche – troppa acqua, troppo poca, cimici, caldo, tempesta, inondazione, invasione, miracoli, morte, rinascita, grazia, guarigione. Nel giardino ci esercitiamo a lasciar vivere e morire pensieri, idee, preferenze, desideri, amori. Piantiamo, strappiamo, seppelliamo. Dissecchiamo i semi, li seminiamo, li sosteniamo…” (Pinkola Estès)

Primavera, tempo di giardni. Di sole e aria frizzante. Di vento che scuote i rami, scompiglia i capelli e gli animi. Di luce che inonda le foglie di clorofilla e porta buonumore. Di acqua che scorre nei vasi e toglie la sete.

Tutto è pronto ad accogliere la primavera nei giardini, di ogni interno, di ogni esterno, di ogni vita.

BIT generation

Uno dei miglior modi per spendere i soldi è viaggiare. Purtroppo la crisi e la diffusa precarietà degli ultimi tempi limitano molto i miei spostamenti. Ma anche un weekend, una giornata sono già un po’ viaggiare. Il viaggio inizia quando lo pensi e aggiungi via via pensieri ed emozioni. Con chi partire, quando, in auto, in treno o in aereo. Poi la valigia, i vestiti, ma anche i libri e la musica che lo accompagnano. E gli imprevisti, gli incontri inattesi, le disavventure varie.

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Le 7 vite del(la donna) gatto

Oggi è venerdì 17. Venerdì a parte, è la festa del gatto. È stato scelto il giorno 17 perché in numeri romani si scrive XVII e anagrammandolo, si ottiene VIXI, cioè “ho vissuto”. Si sa che i gatti hanno 7 vite, forse perché cadono sempre in piedi, soprattutto da una certa altezza.

Sono convinta che il gatto e la donna sono molto simili, ma più che altro il gatto è una creatura femminile. I suoi movimenti sono dolci, ma anche sinuosi e intriganti. Il gatto è una creatura femminile e diabolica, anche le donne un po’ diaboliche lo sono.

Il gatto e la donna hanno in comune la curiosità. Si dice infatti: “la curiosità uccide il gatto” e “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”. La gatta, appunto. Certo entra in gioco quel suo istinto di cacciatrice per procurarsi il cibo per i cuccioli, ma io credo che, di natura, la gatta sia più curiosa del gatto.

Se in una casa arriva una un gatto è molto più facile che si affezioni ad una delle sue componenti femminili piuttosto che maschili. Lo studioso del comportamento animale, Desmond Morris, ipotizzava che i gatti trovano più piacevole la voce femminile perché più acuta e simile a quella di un piccolo felino. Inoltre le donne hanno un diverso approccio a questo animale: tendono ad avvicinarsi, a parlargli e a mettersi al suo livello; gli uomini, invece, spesso si accostano all’animale dall’alto, sovrastandolo e intimorendolo.

Spesso nei racconti, nelle poesie e nelle fiabe si accosta il gatto a Satana e al Diavolo. Mi viene in mente il racconto “Il gatto e il diavolo” di James Joyce. È la storia di una città, divisa da un fiume; gli abitanti non avevano abbastanza soldi per costruire un ponte e quindi ci si faceva visita andando da una parte all’altra con le barche. Il sindaco fa un patto con il diavolo perché costruisca in una notte un ponte tra le due rive della città, ma il diavolo in compenso avrà l’anima della prima persona che lo attraverserà.

( … “quando il diavolo ti accarezza, vuole l’anima!”)

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