curiosa di natura

Ancora un 25 novembre

Oggi è il 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

La violenza è una: che sia fisica o psicologica, breve o continuata, genera spazzatura in chi la subisce. La spazzatura bisogna farla uscire da noi, buttarla nel cestino, chiuderla fuori dalla porta e ripromettersi di non farla più entrare. E’ difficile tirare fuori il dolore, la sofferenza, l’ansia, i sensi di colpa, ma ci si riesce, ognuno a modo proprio.

Spero che queste mie semplici parole possano essere di utilità almeno ad un’altra persona. Questo mi renderebbe felice di averle scritte, ma soprattutto che non ci sia ancora un altro 25 novembre da ricordare.

Senza_apparente_utilità

“L’Italia diversa”

“L’Italia diversa” è il titolo del libro scritto da Gabriele Salari e Luca Carra e presentato ieri alla Triennale di Milano.  Racconta e fotografa l’Italia del conservazionismo e dell’ambientalismo italiano, ricostruisce le battaglie e le campagne portate avanti dal volontariato in Italia.

Sei interventi che mettono d’accordo tutte le associazioni presenti e che parlano di altrettante tematiche ambientali.

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Il signor Nino

Ho incontrato il signor Nino a colazione, un giorno, la scorsa estate. Ero seduta e stavo già mangiando quando è arrivato e si è presentato: mi chiamo Nino, sono nato a Roma e vivo a Roma. Già, si sente, ho pensato mentre lo ascoltavo e facevo colazione. Sono sposato, ho due figli grandi, hanno studiato qui, abitano lì. Continuava a parlare, il signor Nino e intanto mangiava. Anch’io mangiavo.

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Caffè, abile seduttore

È tutta colpa della mia nonna siciliana. Ha iniziato lei a darmi cucchiaini di caffè di nascosto dai miei genitori quando avevo tre, quattro anni. Poi è passata alla mezza tazzina e alla tazzina. Lei lo sapeva fare il caffè. Quello vero, forte, aromatico, intenso. Alle volte capitava che amici si offrissero di prepararlo: un liquido quasi incolore, inconsistente e con un gusto di caffè appena percettibile. Quello che mia nonna definiva, tradotto dal suo dialetto siciliano: “brodo di polpo”. Come l’acqua che rimane nella pentola quando hai fatto bollire il temibile mollusco. Anche cuocere il polpo è un’ arte al pari del fare il caffè.

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Tornando a casa

Tornando a casa, sono le sette di sera, sono a piedi, piove, i panataloni sono già inzuppati fradici fin quasi al ginocchio e l’ombrellino piccolo ha le stecche rotte, ma sono quasi arrivata.

Tornando a casa, sono preoccupata per il maltempo previsto nella zona delle Cinque Terre, già colpita gravemente dalle piogge nelle scorse settimane e ho sentito parlare di disastri a Genova.

Arrivata a casa, guardo il telegiornale, mi informo e mi chiedo perchè sia successo ancora, 45 anni dopo l’alluvione di Firenze. E per domani e dopodomani sono previste piogge forti e temo che potrebbero esserci altre alluvioni, altri danni, altri morti.

Penso che il più bel Paese al mondo non può finire così, sepolto sotto la pioggia, il fango e l’incuria. Penso che non possono morire altre persone.

Ho pensato a tutto questo, sotto la pioggia, tornando a casa.

Una boccata d’ossigeno

Domenica sono andata a prendere una boccata d’ossigeno all’Acquario in occasione di BiodiversaMente. La visita guidata era condotta da Alberto, naturalista paleontologo e seguita da un gruppo di ragazze e da alcune famiglie. Abbiamo ripercorso il cammino del fiume, dalla sorgente alla foce, per poi tuffarci in mare. Io mi sono divisa in due. Da una parte, l’osservazione e qualche appunto preso sui nomi dei pesci presenti nelle vasche. Dall’altra, lo stupore infantile davanti agli esemplari più colorati e alle domande di Alberto ai bambini, come se anch’io non avessi mai sentito parlare di quei pesci.

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