curiosa di natura

BIT generation

Uno dei miglior modi per spendere i soldi è viaggiare. Purtroppo la crisi e la diffusa precarietà degli ultimi tempi limitano molto i miei spostamenti. Ma anche un weekend, una giornata sono già un po’ viaggiare. Il viaggio inizia quando lo pensi e aggiungi via via pensieri ed emozioni. Con chi partire, quando, in auto, in treno o in aereo. Poi la valigia, i vestiti, ma anche i libri e la musica che lo accompagnano. E gli imprevisti, gli incontri inattesi, le disavventure varie.

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Le 7 vite del(la donna) gatto

Oggi è venerdì 17. Venerdì a parte, è la festa del gatto. È stato scelto il giorno 17 perché in numeri romani si scrive XVII e anagrammandolo, si ottiene VIXI, cioè “ho vissuto”. Si sa che i gatti hanno 7 vite, forse perché cadono sempre in piedi, soprattutto da una certa altezza.

Sono convinta che il gatto e la donna sono molto simili, ma più che altro il gatto è una creatura femminile. I suoi movimenti sono dolci, ma anche sinuosi e intriganti. Il gatto è una creatura femminile e diabolica, anche le donne un po’ diaboliche lo sono.

Il gatto e la donna hanno in comune la curiosità. Si dice infatti: “la curiosità uccide il gatto” e “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”. La gatta, appunto. Certo entra in gioco quel suo istinto di cacciatrice per procurarsi il cibo per i cuccioli, ma io credo che, di natura, la gatta sia più curiosa del gatto.

Se in una casa arriva una un gatto è molto più facile che si affezioni ad una delle sue componenti femminili piuttosto che maschili. Lo studioso del comportamento animale, Desmond Morris, ipotizzava che i gatti trovano più piacevole la voce femminile perché più acuta e simile a quella di un piccolo felino. Inoltre le donne hanno un diverso approccio a questo animale: tendono ad avvicinarsi, a parlargli e a mettersi al suo livello; gli uomini, invece, spesso si accostano all’animale dall’alto, sovrastandolo e intimorendolo.

Spesso nei racconti, nelle poesie e nelle fiabe si accosta il gatto a Satana e al Diavolo. Mi viene in mente il racconto “Il gatto e il diavolo” di James Joyce. È la storia di una città, divisa da un fiume; gli abitanti non avevano abbastanza soldi per costruire un ponte e quindi ci si faceva visita andando da una parte all’altra con le barche. Il sindaco fa un patto con il diavolo perché costruisca in una notte un ponte tra le due rive della città, ma il diavolo in compenso avrà l’anima della prima persona che lo attraverserà.

( … “quando il diavolo ti accarezza, vuole l’anima!”)

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“Cities fit for cycling” – W la bici!

Non vedo l’ora che arrivi la primavera per rispolverare la mia bici e pedalare lungo la pista ciclabile, ai bordi del Naviglio Martesana. Quando spunta l’estate, poi, mi metto di tutto punto e tra le ore 18 e le 19 faccio la mia ora di allenamento e palestra all’aperto. Pedalo, a volte più velocemente, altre del tutto lentamente e mi fermo ad osservare, a bere, ad attacar bottone, persino a raccogliere fiori.

In piena estate sono ben attrezzata  per il pomeriggio al parco: plaid da distendere sul prato, libro, lettore mp3, crema solare, bottiglia d’acqua e altri generi di conforto. E passo intere ore a prendere il sole in gruppo, alternando pedalate a tranquilla conversazione, con momenti di lettura e ascolto musica.

Quindi  il messaggio che gira oggi tra i blog e gli amanti della bici non poteva passare inosservato: per salvare i ciclisti si mobilita il web!

Anche io appoggio la campagna del “Times” , Cities fit for cycling e col mio breve post nel mio piccolo blog solitario nel mare del web, grido con forza: riprendiamo la bici e pedaliamo in sicurezza!

Sul sito potrete trovare il manifesto con gli 8 punti proposti dal “Times” per diffondere e appoggiare la campagna. Buona pedalata a tutti!

Come dire lupus in fabula

Ci sono libri che lasciano un segno, che ti cambiano un po’ la vita. A volte succede che questi libri abbiano un legame tra di loro, una specie di filo conduttore e questo fatto è ancor più sorprendente. A me è successo proprio così con due libri in particolare. Il mio filo conduttore è un fantastico animale: il lupo.

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Come riconvertire le vecchie cabine telefoniche

Se sei interessato a leggere questo articolo lo trovi su E-cology

Storia di neve,1 tetto e 3 merli

foto merlo nella neve

Storia di neve, 1 tetto e 3 merli

Questa è una storia di tanti anni fa. Erano gli ultimi tre giorni di gennaio e la città di Milano era piena di neve. Quello era un inverno davvero freddissimo. Strade, giardini, balconi e terrazzi erano coperti di neve. Ma non poche dita di neve! Qui si parla di centimetri e centimetri… E io, che sono uno dei tanti tetti di una delle tante case della città, ne sentivo tutto il peso addosso.

Un giorno accadde che una merla, un merlo e i loro tre figlioletti si sistemarono sull’albero in cortile, qui nel palazzo di Porta Nuova. Era d’autunno.

Poi arrivò l’inverno e trovarono spazio sotto una grondaia per ripararsi dalle forti nevicate. Il freddo, il gelo e la neve imperversavano, tanto che io, il tetto, ero quasi stremato dallo sforzo di dover sopportare centimetri e centimetri di neve! Ero prossimo al crollo!

Il merlo volava via ogni giorno, da mattino a sera, in cerca di cibo per la sua famiglia. Ma il cibo scarseggiava ed era costretto ad allontanarsi sempre più dal nido. I piccoli erano quasi congelati, così la mamma li spostò vicino al comignolo che fumava un caldo tepore dalla casa sottostante.

Quel freddo durò tre lunghi giorni e il merlo si allontanò per tre lunghi giorni in cerca di cibo. Quando tornò a casa, non credeva ai propri occhi! A stento riconobbe la moglie e i figlioletti. Erano diventati neri a furia di scaldarsi al fumo del camino.

Arrivò il primo giorno di febbraio e un pallido sole comparve in cielo. Tutti uscirono dal nido e tutti erano neri e così visibili nella soffice neve bianca. Si dice che da allora in poi tutti i merli nacquero neri, mentre prima erano tutti bianchi come la neve. E i merli bianchi divennero un’eccezione, come nelle favole.

Per ricordare questa storia, gli ultimi tre giorni di gennaio furono chiamati ” i tre giorni della merla”

Io non so dire se questa storia sia vera oppure no. Se volete, prendetela per buona. D’altra parte, io sono solo un tetto coperto di neve, che abitava sopra una casa in zona Porta Nuova, nella città di Milano, negli ultimi tre giorni di gennaio