curiosa di natura

Un tranquillo pomeriggio di libri e fiabe

Ieri pomeriggio sono stata a Un libro a Milano. Ho passato ore divertenti e rilassanti, nonostante questo sia un periodo un po’ difficile per me, alle prese con la crisi e con il grigiore dell’autunno.

Già da tempo avevo preso l’impegno di leggere una fiaba ai bambini presenti e così non ho voluto rinunciare. Quando si è formato un bel gruppetto di bimbi, ho iniziato a leggere una bella storia che parla di un ragazzino che andava piantando semi di mela. I bimbi si sono appassionati, hanno seguito con interesse le sue avventure e hanno iniziato a colorare e disegnare mele, tanto che non volevano più andarsene, con grande disperazione dei genitori. Tante mele rosse, molte con occhi e bocca, che abbiamo attaccato su un bellissimo alberello verde.

Camilla ha condiviso lo spazio bimbi con me. E’ una ragazza tranquilla e simpatica, una illustratrice e terapeuta e il suo mureles fatto assieme ai bambini, pieno di animali, strade, giardini, draghi e uova di dinosauro era davvero meraviglioso che, se avessi avuto spazio per appenderlo, me lo sarei portato a casa.

Poi ho fatto un bel giro per il salone a respirare aria di libri.

Libri gialli e noir, come si fa a non fermarsi a vedere in quali città sono ambientati gli ultimi delitti. Libri e fiabe per ragazzi, con illustrazioni davvero colorate e particolari. Libri sul riciclo e sull’economia verde domestica. Libi su eco-veleni e eco-mafie. Libri che parlano di violenza su donne e bambini, stalking, bulimia e anoressia.

Non sono mancate le presentazioni dei libri dei nuovi autori e l’esibizione dei ballerini di tango, ma soprattutto l’intervento del figlio di Ivan Graziani, che ha cantato alcune canzoni con la chitarra, dal vivo.

Musica e parole sono sempre state parte della mia vita fin da piccolina. E quando ho sentito questa canzone mi è sembrata strana, forse perchè sono le mie origini al contrario, parla di nord e sud, del sole e del mare, del lago e della nebbia, con un sorriso sempre sulle labbra, sorriso che cerco di non perdere mai, ogni giorno, nonostante la crisi, nonostante la nebbia.

Così per tutta la sera ha continuato a girarmi in testa questa canzone, ho continuato a pensare come un racconto è una canzone e una canzone è un racconto, solo espressi con strumenti diversi, che entrano nel nostro animo attraverso canali differenti, ma ugualmente importanti

Allora perché non ascoltarla insieme,” Lugano addio” sorridendo e cantando :)

Ancora un 25 novembre

Oggi è il 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

La violenza è una: che sia fisica o psicologica, breve o continuata, genera spazzatura in chi la subisce. La spazzatura bisogna farla uscire da noi, buttarla nel cestino, chiuderla fuori dalla porta e ripromettersi di non farla più entrare. E’ difficile tirare fuori il dolore, la sofferenza, l’ansia, i sensi di colpa, ma ci si riesce, ognuno a modo proprio.

Spero che queste mie semplici parole possano essere di utilità almeno ad un’altra persona. Questo mi renderebbe felice di averle scritte, ma soprattutto che non ci sia ancora un altro 25 novembre da ricordare.

Senza_apparente_utilità

“L’Italia diversa”

“L’Italia diversa” è il titolo del libro scritto da Gabriele Salari e Luca Carra e presentato ieri alla Triennale di Milano.  Racconta e fotografa l’Italia del conservazionismo e dell’ambientalismo italiano, ricostruisce le battaglie e le campagne portate avanti dal volontariato in Italia.

Sei interventi che mettono d’accordo tutte le associazioni presenti e che parlano di altrettante tematiche ambientali.

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Il signor Nino

Ho incontrato il signor Nino a colazione, un giorno, la scorsa estate. Ero seduta e stavo già mangiando quando è arrivato e si è presentato: mi chiamo Nino, sono nato a Roma e vivo a Roma. Già, si sente, ho pensato mentre lo ascoltavo e facevo colazione. Sono sposato, ho due figli grandi, hanno studiato qui, abitano lì. Continuava a parlare, il signor Nino e intanto mangiava. Anch’io mangiavo.

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Caffè, abile seduttore

È tutta colpa della mia nonna siciliana. Ha iniziato lei a darmi cucchiaini di caffè di nascosto dai miei genitori quando avevo tre, quattro anni. Poi è passata alla mezza tazzina e alla tazzina. Lei lo sapeva fare il caffè. Quello vero, forte, aromatico, intenso. Alle volte capitava che amici si offrissero di prepararlo: un liquido quasi incolore, inconsistente e con un gusto di caffè appena percettibile. Quello che mia nonna definiva, tradotto dal suo dialetto siciliano: “brodo di polpo”. Come l’acqua che rimane nella pentola quando hai fatto bollire il temibile mollusco. Anche cuocere il polpo è un’ arte al pari del fare il caffè.

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Tornando a casa

Tornando a casa, sono le sette di sera, sono a piedi, piove, i panataloni sono già inzuppati fradici fin quasi al ginocchio e l’ombrellino piccolo ha le stecche rotte, ma sono quasi arrivata.

Tornando a casa, sono preoccupata per il maltempo previsto nella zona delle Cinque Terre, già colpita gravemente dalle piogge nelle scorse settimane e ho sentito parlare di disastri a Genova.

Arrivata a casa, guardo il telegiornale, mi informo e mi chiedo perchè sia successo ancora, 45 anni dopo l’alluvione di Firenze. E per domani e dopodomani sono previste piogge forti e temo che potrebbero esserci altre alluvioni, altri danni, altri morti.

Penso che il più bel Paese al mondo non può finire così, sepolto sotto la pioggia, il fango e l’incuria. Penso che non possono morire altre persone.

Ho pensato a tutto questo, sotto la pioggia, tornando a casa.