curiosa di natura

My Plant and Garden 2018

Anche quest’anno ho visitato My Plant & Garden, the International Green Expo. Sapete quali sono i  cinque fiori più presenti nelle composizioni floreali e tra i vivaisti? Ve li racconto nel post

My Plant & Garden è la mostra del settore green più conosciuta e visitata in Italia, che conta anche numerosi espositori e visitatori provenienti dall’estero. In numeri: 3 padiglioni, 650 marchi presenti, 70 incontri ed eventi. Un’immensa serra di 45.000 metri quadrati pari a 170 campi da tennis.

My Plant & Garden è “la casa del verde”. Una grande esposizione che raccoglie diversi settori tutti in ambito verde e giardini: vivai, fiori, decorazione, edilizia, macchinari, servizi, tecnica e vasi, insomma tutto quel che occorre per decorare la casa, il terrazzo e il giardino.

Mi piace molto passeggiare tra gli stand e ammirare le composizioni floreali create dagli esperti e dagli studenti delle scuole del settore. Quest’anno c’era una bellissima tavola imbandita con fiori dalle mille tonalità calde, dall’arancio al rosso, dal rosa al lilla realizzata da Euroflora s.r.l.

Una parte degli stand è stata trasformata in teatro con molti costumi arricchiti da stupende composizioni floreali. Molto originale anche lo spazio della moda con le realizzazioni di abiti inseriti in angoli fioriti.

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Tavola imbandita con fiori colorati realizzata da Euroflora s.r.l. a My Plant and Garden 2018

Tra uno stand e l’altro vado sempre in cerca delle sfilate dedicate agli abiti da sposa. Quest’anno sono riuscita a vederne due. Davvero incantevole l’intrecciarsi dei fiori che diventano parte integrante dell’abito, sotto forma di scialle o di cintura, e decorano il capo: i fiori non sono solo il classico bouquet da lanciare.

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Sfilata di abiti da sposa a My Plant and Garden 2018

Girando tra i vivai, tra le numerose varietà di fiori in esposizione e quelle presenti nelle composizioni, ho notato la presenza di cinque fiori tipici di questa stagione dell’anno. Non siete curiosi di sapere quali sono?!

1 – I ciclamini. Caratteristici di questo periodo, resistenti al freddo dell’inverno, dal bianco al rosso, dal rosa al lilla, sono parte di bellissimi cestini dedicati solo a loro.

2 – Le calle sono tornate di moda in tutte le loro varietà di colore. Le mie preferite restano quelle bianche e le rosa, ma le nuove tonalità mattone e viola scuro offrono diverse possibilità di abbinamento nelle composizioni.

3 – I ranuncoli sono i protagonisti di quest’anno. Li ho visti in esposizione e in numerose composizioni. Di tutti i colori, già fioriti o ancora in boccioli, mi hanno ricordato la semplicità e la primavera.

4 – Le orchidee, tra i miei fiori preferiti, sono molto diffuse in fiera. Nelle composizioni, per gli abiti da sposa, in vaso e nei giardini sono fiori bellissimi, sembrano creati da una mano umana tanto sono perfetti.

5 – Le gardenie sono tornate ad essere protagoniste. Con il loro colore bianco candido e quel profumo inconfondibile che ti colpisce appena arrivi nelle vicinanze di uno di questi vasi, sono una delle cinque piante più presenti i fiera.

Anche quaest’anno la giornata passata a My Plant & Garden è stata ricca di emozioni, tra belle composizioni, abiti, tavole decorate, piena di profumi e di colori. Una fiera da visitare, sempre ricca di novità. È qui che lo scorso anno ho trovato un esempio di economia circolare dal basso di cui non conoscevo l’esistenza.

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Un angolo green, tra verde e bambù, a My Plant and garden 2018

Quest’anno, tra i mille oggetti e fiori esposti, mi sono soffermata ad ammirare:

  • i vasi in plastica – spesso riciclata – belli ed eleganti quanto quelli in terracotta, con mosaici che sembrano veri
  • graziosi abiti e cappelli da indossare mentre si lavora in giardino o nell’orto perché anche l’occhio vuole la sua parte
  • divani, poltrone e amache per i momenti di relax e convivialità in giardino
  • e anche lussuose piscine con barbecue sul bordo vasca che fanno sognare di essere all’interno di  immensi giardini o all’ultimo piano di grattacieli urbani.

Solo una segnalazione – che molti dei visitatori hanno notato: i fiori in esposizione non sono in vendita, non è una mostra-mercato. Davvero peccato, perché io, come altri visitatori, qualche bel fiore in vaso me lo sarei portato a casa molto volentieri :-)

*nota* Se vi piacciono le fotografie, qui ne trovate altre, scattate da me durante la visita a My Plant & Garden

Quanti animali ci siamo persi?

Quanti animali si sono estinti nel corso dei secoli? Moltissime sono le specie animali che non vivono più sulla Terra. Ve ne racconto sette, incontrate durante la visita alla mostra “Estinzioni”. Per riflettere sul nostro presente e sul futuro

“Gli scienziati stimano che più di trecento tipi di mammiferi, uccelli, rettili e anfibi si siano estinti dal 1500 a oggi”

Nel mio ultimo post vi ho raccontato della mostra “Estinzioni” citando alcune di queste specie. Ecco sette esempi di animali che non abbiamo potuto ammirare sul nostro Pianeta.

Uccelli

L’alca impenne (Pinguinus impennis) è una specie estinta. Si tratta di un uccello che viveva nell’emisfero boreale fino all’Ottocento. Gli individui si riunivano in colonie sulle isole dell’Atlantico settentrionale nel periodo della riproduzione. In inverno si spostavano a sud fino a raggiungere le coste più meridionali di Spagna e Italia. L’alca era simile, nell’aspetto, ai pinguini e come questi era incapace di volare ma molto abile nel nuoto. La sua estinzione è dovuta all’uomo che la cacciava per la carne e il grasso usato come olio combustibile a basso costo. Gli ultimi esemplari osservati in vita risalgono al 1852 nella zona del Canada.

Alca impenne

Alca impenne

L’emù nero (Dromaius novaehollandiae minor) era presente solo nell’Isola di King tra Australia e Tasmania (una specie di questo tipo è detta endemica, cioè vive solo in alcuni territori). Questo uccello non era in grado di volare e viveva nelle zone lagunari dell’isola. Anche questa estinzione è opera della caccia dell’uomo che si cibava dell’emù nero. Questa specie è stata dichiarata estinta nel 1805.

Emù nero

Emù nero

L’huia (Heteralocha acutirostris) è un uccello passeriforme endemico della zona di North Island in Nuova Zelanda. Viveva nelle foreste dell’isola, si cibava di larve di coleottero trovate sugli alberi. La distruzione delle foreste e la caccia da parte dei coloni europei nell’Ottocento sono le cause della sua estinzione. Gli ultimi esemplari vivi sono stati osservati nel 1907

Huia

Huia

Rettili

Lo scinco gigante di Capo Verde (Chioninia coctei) è un rettile dalla famiglia degli scincidi, endemico dell’arcipelago di Capo Verde. Notturno, viveva sugli scogli rocciosi accanto alle colonie di uccelli marini (si cibava delle loro uova e dei pulcini). La popolazione diminuì prima a causa di cani e gatti e poi dell’uomo: cacciatori, commercianti e collezionisti contribuirono all’estinzione di questa specie. L’ultimo esemplare fu avvistato nel 1912. Da allora è considerato estinto.

Scinco gigante di Capo Verde

Scinco gigante di Capo Verde

Marsupiali e Mammiferi

Il leone berbero (Panthera leo leo) era simile ai leoni che vivono nel sub-sahara, anche se di mole più massiccia e con una criniera molto estesa. Il suo areale era confinato ai deserti del Nord Africa. Il numero di esemplari è diminuito a causa dell’esportazione di leoni destinati ai circhi dell’Impero Romano. Nell’Ottocento e nel Novecento il leone berbero si è estinto per la diminuzione del suo habitat e per la caccia indiscriminata.

Leone berbero

Leone berbero

Il quagga (Equus quagga quagga) era un mammifero degli equidi simile alla zebra. Le sue striature erano di colore diverso e presenti solo nella parte anteriore del corpo. Viveva nelle pianure più aride del Sud Africa. Nel Settecento, con l’arrivo dei coloni europei, venne eliminato per creare pascoli per l’allevamento. Venne anche cacciato per la pelliccia e la carne. L’ultimo esemplare vivo fu avvistato nel 1878

Quagga

Quagga

Il tilacino (Thylacinus cynocephalus) o tigre della Tasmania, era un marsupiale carnivoro diffuso nelle zone dell’Australia, Tasmania e Nuova Guinea. Venne perseguitato dagli allevatori locali perché predava il loro bestiame. L’ultimo esemplare di questa specie morì in uno zoo della Tasmania nel 1936

tilacino

Tilacino

*nota* I dati e le citazioni di questo post sono tratte dal libretto guida della mostra Estinzioni biodiversità dei vertebrati in allarme rosso realizzato dal Museo Regionale di Scienze Naturale dalla Regione Piemonte. Le foto sono tratte dal web, molte di esse sono relative al Museo di storia Naturale di Torino

Estinzioni: vertebrati in allarme rosso

“Estinzioni biodiversità dei vertebrati in allarme rosso” è una mostra visitabile fino al 14 febbraio a Torino. Ecco perché quello delle estinzioni è un tema molto importante

Se siete a Torino nei prossimi giorni, vi consiglio di visitare la mostraEstinzioni biodiversità dei vertebrati in allarme rosso” aperta fino al 14 febbraio 2018 presso la Sala Mostre Regione Piemonte in Piazza Castello a Tornio.

Quali criteri ci dicono se un animale è a rischio estinzione? La IUCN, Unione Mondiale per la conservazione della Natura, ha definito alcuni parametri per classificare le specie più a rischio di estinzione. Come si vede nella foto, due sigle contraddistinguono una specie estinta: EX, estinta, e EW, estinta in ambiente selvatico. Tre sigle indicano le specie da tenere sotto controllo: CR, in pericolo critico, EN, in pericolo e VU, vulnerabile. Altre quattro sigle indicano un livello di rischio minore: NT, quasi minacciata, LC, minor preoccupazione, DD, carente di dati e NE, non valutata.

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Le sigle IUCN che indicano il rischio di estinzione

Anche i vertebrati sono in pericolo. Un quinto dei Vertebrati è a rischio estinzione. L’uomo stesso appartiene ai Vertebrati e dovrebbe bastare questo a metterci in allarme. I musei naturali delle nostre città svolgono compiti importanti, quali conservare e salvaguardare le specie animali e vegetali e farci conoscere meglio il mondo nel quale viviamo.

Secondo l’ecologo Edward O. Wilson per invertire la tendenza attuale che porta alla scomparsa di intere comunità animali e vegetali

“occorre mettere in sicurezza una porzione significativa degli ambienti naturali, pari almeno al 50% dell’area originale” 

Il Progetto Estinzione è uno studio finanziato dal Ministero dell’Istruzione, in collaborazione con il Museo di Scienze Naturali di Torino, il MUSE di Trento, il Museo di Zoologia di Padova, il Laboratorio FEM2 di Milano Bicocca. Lo studio prevede un censimento dei reperti di vertebrati estinti e in via di estinzione conservati nelle varie istituzioni scientifiche italiane. Inoltre, come per tutti i musei, anche queste istituzioni si occupano dello studio, della divulgazione e della comunicazione scientifica.

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Locandina e libretto della mostra “Estinzioni”

La mostra“Estinzioni biodiversità dei vertebrati in allarme rosso” presenta i risultati del Progetto Estinzioni e racconta storie di vertebrati estinti, suggerendo come intervenire per conservarli. Alcuni di questi interessanti racconti riguardano animali estinti per sempre: l’alca impone, l’emù nero, l’huice, il leone berbero, il quagga, lo scinco gigante di Capo verde e il tilacino – dei quali vi racconterò nel prossimo post.

La biosfera, ai nostri giorni, ci mostra la scomparsa di specie animali e vegetali. L’uomo contribuisce ad alterare e frantumare gli habitat terrestri. Per questo il nostro secolo è stato definito come “secolo delle estinzioni”. In particolare, la sesta estinzione, quella in atto in questi decenni, è l’unica dovuta all’azione dell’uomo (a differenza delle cinque precedenti dovute a cause naturali).

“L’uomo è una specie invasiva, violenta ed egoista”

L’uomo è la principale causa di estinzioni:

“Si stima che dal 1500 ad oggi siano scomparse almeno 300 specie di vertebrati e ogni anno il nostro impatto ne porta all’oblio oltre 300”

L’estinzione è per sempre. Indietro non si torna. Quelli che scompaiono sono i nostri compagni di viaggio su questo Pianeta. Noi siamo l’unica specie che distrugge l’habitat nel quale vive:

“L’alterazione degli ecosistemi, il cambio climatico e l’inquinamento incidono pesantemente sul futuro di una specie davvero a rischio: Homo sapiens”

Come un’opera d’arte è unica e irripetibile, allo stesso tempo i capolavori della natura che estinguiamo non torneranno mai più

*nota* I dati e le citazioni di questo post sono tratte dal libretto guida della mostra Estinzioni biodiversità dei vertebrati in allarme rosso realizzato dal Museo Regionale di Scienze Naturale dalla Regione Piemonte

Leonardo 39: una mostra, un anniversario

Leonardo da Vinci è il genio italiano celebrato in una mostra nel 1939. Oggi torna protagonista della nuova esposizione “Leonardo 39” al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano

Il genio di Leonardo da Vinci è riconosciuto universalmente. Nel periodo fascista la sua figura è stata celebrata con un’importante mostra, la “Mostra Leonardo da Vinci e delle invenzioni italiane” organizzata a Milano nel 1939. Fu una grande esposizione, un evento culturale molto discusso.

Presso il Palazzo dell’Arte di Milano vennero esposti disegni, dipinti e codici di Leonardo e dei suoi allievi. Molte delle macchine da lui progettate attraverso i suoi disegni furono poi costruite con grande cura ed esposte per l’occasione. Nel periodo fascista numerose mostre venivano allestite per esaltare l’Italia e il genio degli italiani. Leonardo da Vinci non fa eccezione: venne celebrato come inventore capostipite di una tradizione italica che, dal Rinascimento a Guglielmo Marconi, eccelleva nella scienza e nella tecnologia. Leonardo diviene un genio universale, un mito che rimane nel tempo.

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La locandina della mostra del 1939 dedicata a Leonardo da Vinci e alle invenzioni italiane esposta nell’attuale mostra “Leonardo 39”

Sempre in questo periodo, l’Italia vuole essere una nazione autosufficiente, che sa produrre e sostenersi in autonomia. Anche la figura di Nazareno Strampelli e la “battaglia del grano” evidenziano ancor di più il genio degli italiani in vari settori della scienza e della tecnologia (ma anche delle lettere e dell’arte).

Le celebrazioni di Leonardo da Vinci continuarono nel 1952-53, in Italia e all’estero. Il Museo di Milano, inaugurato nel 1953, scelse il nome di Leonardo per rendere omaggio alla sua geniale inventiva.

Da questa gloriosa mostra del 1939 prende spunto una giornata dedicata a Leonardo da Vinci, lo scorso 18 gennaio al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. Un incontro per fare il punto sul passato, sul presente e sul futuro di Leonardo.

Nella giornata dedicata a Leonardo, tutti gli interventi hanno messo in evidenza i numerosi campi del sapere che Leonardo ha esplorato.  La meccanica, l’idraulica, l’ottica rivelano la genialità di Leonardo nelle scienze esatte. Leonardo è il primo a sostenere il metodo sperimentale nelle scienze. Un uomo ritenuto da tutti indipendente dal potere politico e da quello religioso.

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Giornata dedicata a Leonardo da Vinci presso il Museo Scienza di Milano

Milano ha dedicato a Leonardo da Vinci un monumento in Piazza della Scala, riconoscendo grande valore ai suoi studi di geografia, di ottica, di meccanica e idraulica. Leonardo fu uno dei primi studiosi a dedicarsi alla fillotassi, quella parte della botanica che studia la geometria delle piante, dei fiori, dei rami. La teoria delle onde, l’aerodinamica, la camera oscura e la spettroscopia fanno tutte parte degli studi di Leonardo.

In seguito al grande successo della mostra del 1939, la “Mostra Leonardo da Vinci e delle invenzioni italiane”, e dopo l’inaugurazione del Museo con il nome del grande inventore, il Museo di Milano apre una nuova mostra per far conoscere a tutti il vero volto di Leonardo da Vinci: Leonardo 39.

Proprio in questi giorni, infatti, è possibile visitare al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano la mostra “Leonardo 39. La costruzione di un mito”. Nel Museo sono esposti alcuni tra i primi facsimile di manoscritti leonardeschi pubblicati a fine Ottocento, come il Codice Hoepli, che hanno contribuito a diffondere gli studi di Leonardo ingegnere, le fotografie della mostra areonautica del 1934 e molte lettere, cartoline, articoli di giornale, cataloghi, locandine della mostra del 1939. Si può ammirare anche un modello di argano per sollevare artiglierie realizzato nel 1952  sul modello di quello che era esposto al Palazzo dell’arte nel 1939. In mostra sono esposti anche documenti, disegni, fotografie della mostra leonardesca del 1952 che ha dato origine al Museo.

La  giornata di studi su Leonardo insieme alla mostra appena aperta “Leonardo 39. La costruzione di un mito” sono due delle numerose tappe che portano alla celebrazione, nel 2019, dei 500 anni dalla morte del grande Leonardo da Vinci.

Visitando il Museo della Scienza e della Tecnologia fino al 6 maggio sarà possibile accedere anche all’esposizione dedicata a Leonardo,”Leonardo 39. La costruzione di un mito”. Sempre all’interno del Museo, non perdetevi la Galleria dedicata a Leonardo da Vinci con i modelli creati dagli ingegneri dell’Esercito, realizzati grazie all’interpretazione dei suoi manoscritti. Nella Galleria sono raccontati tutti i campi del sapere ai quali Leonardo si dedicò: il volo, le acque, l’ingegneria militare, gli strumenti di misura, l’ingegneria edile, le macchine da lavoro, ma anche la botanica, l’anatomia umana, l’ottica e la geografia.

Marzio Tamer, pittore per natura

Negli ultimi giorni di dicembre ho visitato la bellissima mostra di Marzio Tamer “Pittore per natura” al Museo di Storia Naturale di Milano aperta ancora per pochi giorni: vi consiglio di visitarla!

Mi spiace non aver saputo prima di questa mostra e di potervela raccontare solo a pochi giorni dalla chiusura. Se siete a Milano, a passeggio in centro, vi consiglio di fare un giro al Museo di Storia Naturale e di visitare, oltre al museo stesso, la bellissima mostra dell’artista Marzio Tamer “Pittore per natura”.

Pittore per natura. Con questo titolo, una curiosa di natura come me non poteva certo farsela scappare. La mostra è piccola ma molto interessante. Si suddivide in tre sezioni: i lupi, gli animali, i paesaggi.

Nell’ingresso che precede la mostra, fermatevi a guardare i video nei quali l’autore racconta (sempre col suo fedele cane al proprio fianco) di come abbia iniziato a dipingere paesaggi e animali e di quali scelte abbia fatto. Una di queste, ad esempio, è stata quella di passare dalla tempera ad acrilico a quella col tuorlo d’uovo, tecnica che, onestamente, non conoscevo.

I lupi. La parte iniziale della mostra mi ha subito colpito. Non avrebbe potuto essere diversamente. Il lupo è uno dei miei animali guida e scoprire che anche questo artista ha una grande passione, o meglio “una vera ossessione”, per i lupi mi ha dato molta gioia.
All’inizio sono rimasta un po’ perplessa nel vedere i lupi su uno sfondo marrone o grigio, senza paesaggio. Mi sono chiesta: dov’è il paesaggio? Gli alberi? La natura? Dove vive questo lupo? Ma poi mi sono avvicinata al quadro e ho capito.

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Marzio Tamer, Tre lupi, 1999
tempera all’uovo su tavola, cm 41 x 70
© Marzio Tamer, Courtesy Salamon&C. Milano

“Il suo primo lupo è del 1994, e ognuno viene accolto con entusiasmo. Ma non è il successo che spinge Marzio a riprendere il tema con regolarità. Ogni volta o quasi superandosi nel cogliere la maestà, l’intelligenza e il mistero dello straordinario animale”

I lupi ci parlano con i loro sguardi che ci invitano a riflettere: siamo fratelli, siamo esseri animali che vivono fianco a fianco su questo Pianeta. I lupi ci parlano con le loro pose: sdraiati, quasi morti, a dirci di avere più rispetto per delle creature così belle oppure attenti, in piedi, a fare la guardia per sé e per il branco o ancora distesi con gli occhi semi chiusi, ma senza perdere mai il contatto con tutto quello che li circonda.

Prima di passare alla sezione successiva, sedetevi per qualche minuto a vedere il cortometraggio girato da Gabriele Salvatores per il progetto Almo Nature: The Promise, racconta la promessa di amicizia e fedeltà fatta dall’uomo con il cane e ci invita a riflettere sul rapporto uomo-natura.

Gli animali. Anche gli altri animali sono dipinti su uno sfondo colorato, senza paesaggio attorno. Anche loro ci parlano con uno sguardo che lascia davvero stupiti. Ci parlano anche con il loro corpo.
Mi ha molto colpito la bravura del pittore nel rappresentare il pelo, le squame, le piume di ogni singolo animale. Ogni pelo si distingue da quello accanto, ha un diverso colore, così anche le piume: davvero spettacolare.

Tra gli animali, ci sono dipinti che raffigurano i rinoceronti, il leone, l’elefante, i cervi, gli orsi, gli impala.
Molto bella la sezione dedicata agli uccelli, le piccole creature che popolano i nostri campi e i giardini: pettirossi, cinciallegre, luì, passeri, ma anche tucani, pappagalli, macao e cacatua.

“Nelle tele più recenti Marzio Tamer propone un confronto immediato con l’animale, concentrandosi sul muso e sull’espressione”

I paesaggi. Al paesaggio è dedicata l’ultima sezione della mostra. Qui ritrovo quello che mi ero aspettata di vedere insieme agli animali. Sono davvero vari, questi paesaggi: dalle zone di pianura, alle rocce a picco sul mare. Gli alberi, i prati e l’acqua sono i protagonisti della sezione. Anche in questi dipinti sono rimasta affascinata da come viene rappresentato il singolo filo d’erba, ogni ago di pino, ogni sfumatura della roccia tanto da sembrare quasi una fotografia. Le faggete, i pini marittimi, i gelsi sono i rappresentanti dei paesaggi italiani, spesso immersi nella nebbia o avvolti dal vento.

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Marzio Tamer, Rio Stagno, 2010
acquerello, cm 95,4 x 135,3
© Marzio Tamer, Courtesy Salamon&C. Milano

“Molti dei paesaggi più belli e più intensi sono ambientati in un momento indeterminato del giorno e della stagione, con toni e timbri armonizzati e attenuati.
A parte qualche rarissima eccezione, non compaiono edifici o tracce di presenza umana: domina su tutto il respiro solenne della natura, vista come un’entità inscindibile ma sempre fragile e minacciata, giocata sull’equilibrio armonico ma precario tra gli elementi dell’acqua, del fuoco e dell’aria”

“… chi guarda è invitato a condividere uno stato d’animo, una condizione naturale che pervade l’ambiente. Intorno a noi cambia il clima, avvertiamo fisicamente la temperatura, la luce, l’umidità, le condizioni climatiche…
Con la sua pittura pacata, attenta, sensibile, Tamer mette lo spettatore al centro di un mondo naturale sincero e forte, osservato con totale rispetto”

Buona visita alla mostra, dunque. Sono felice di iniziare questo nuovo anno con un post che parla di natura e animali. Anche se non da un punto di vista scientifico, ma artistico, da questi dipinti appare  la bellezza e la fragilità della natura e degli animali, l’invito ad osservare i loro sguardi, il loro corpo, le piume e il pelo. Attraverso tutto questo la natura e gli animali ci parlano. Sta a noi ascoltare il loro richiamo, il loro appello, interpretare le frasi di fedeltà, amore e amicizia.

Buon Natale, buone feste!

Natale è tempo di doni, della magia delle luci e dello stare insieme. In particolare, il pranzo di Natale dovrebbe essere un momento di condivisione e ospitalità. E se fossero stati gli animali – magari i gatti – ad ispirarci questa idea col loro comportamento? Un’ipotesi fantasiosa per augurare a tutti voi buon Natale e buone feste!

Buon Natale e buone feste a tutti voi che seguite il blog e a chi ci passa di qui per caso proprio durante queste feste. Natale è periodo di doni, di luce, di speranza. Una giornata per stare insieme ai nostri cari e agli amici, ma anche un’occasione per aiutare chi ha più bisogno.
Molte famiglie ospitano un senza tetto, un rifugiato, una persona in difficoltà, una famiglia di migranti per condividere il pranzo e la festa del Natale. Non solo per la religione cristiana, ma per molte religioni e per chi non crede, Natale è tempo di ospitalità a tavola, di cibo, di allegria, tempo per scambiarsi opinioni, idee, chiacchierare e stare insieme.

Leggendo il libro “Il gatto che arrestava i malviventi e altre storie” ho trovato il racconto di Frate Medardus. Il frate narra della nascita di questa tradizione natalizia, quella dell’ospitare i più poveri e bisognosi durante il pranzo del Natale.
Si tratta di un racconto, dunque non è detto che sia vero, ma, come ogni racconto che si rispetti, si basa sulla vita reale e ha una sua verità da rivelare e degli spunti per farci riflettere sul mondo animale, al quale anche noi apparteniamo, e che troppo spesso torturiamo, distruggiamo e danneggiamo.

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Buon Natale, buone feste a tutti voi :-)

Nel periodo del Medioevo, nei monasteri, molti frati davano da mangiare a dei gatti. Anche Frate Medardus nutriva dodici gatti, ospitati nella soffitta del convento. I gatti fanno sempre comodo, si sa, ancor di più nei pressi di una abbazia: cacciano topi e altri animali fastidiosi per la vita dei frati stessi e per le loro coltivazioni. Quando si parla di monastero, si parla di orti e giardini, api e alveari, coltivazioni naturali, produzioni di composte di frutta e miele, tutti prodotti da conservare e preservare dalle grinfie di animali selvatici di ogni specie.

Nella colonia di gatti del monastero, il più anziano ha 17 anni e si chiama Grigio. Ultimamente Grigio non sta molto bene e una gatta nera lo ha preso sotto la propria protezione. Ecco cos’è successo un giorno:

“Nel corso degli anni Medardus è diventato molto bravo e veloce nel distribuire il cibo nelle ciotole di legno. I gatti molto affamati si gettano sul pesce e il pollo, uova e fagioli e pancetta. Mentre Medardus riflette se deve porre la ciotola del Grigio nell’angolo, che il gatto sembra non aver lasciato da questa mattina presto, si accorge di qualcosa mai vista. La piccola gatta nera con le zampe bianche addenta con le sue zanne il pezzo del petto di pollo più grosso nella sua ciotola. Ma invece che mangiarlo, lo porta nell’angolo in cui si è ritirato il Grigio. Lì spezzetta la carne bianca in piccoli pezzettini e li depone davanti al gatto. Ogni tanto si guarda indietro per assicurasi che nessun altro gatto si avvicini per prendersi il pasto. Il Grigio ha visto la gatta ma non mangia. Giace sdraiato sul lato e respira velocemente.
Quando Frate Medardus si avvicina, la gatta mostra le fauci soffiando. “Sei una una buona gatta” le dice Medardus sottovoce. “Porti da mangiare al tuo amico malato. E lo difendi dall’avidità degli altri. Si è mai visto qualcosa di simile?”

Purtroppo le condizioni del gatto Grigio peggiorano. Anche la sua ultima vita ha fatto il suo corso e muore proprio all’inizio dell’inverno.
Sarà questo avvenimento della gatta nera che aiuta il compagno anziano e malato, sarà che gli animali, con i loro comportamenti, ci invitano a riflettere sui nostri, ad un certo punto, quando tocca a Frate Medardus fare il discorso ai frati, il suo monologo sarà tutto concentrato sulla morte del gatto Grigio.

Sì, perché proprio questo gatto ha dato l’idea – almeno nel racconto – di condividere il cibo con i malati, gli anziani, i bisognosi nel girono di Natale.
E il discorso di Frate Medardus suonava più o meno così:

“Accidenti, eri un eccezionale cacciatore di topi e un vecchio amico. E se la gatta nera non avesse condiviso con te il suo cibo, i fratelli oggi non sarebbero andati nei villaggi per dar da mangiare ai poveri. Perché non ci siamo arrivati prima da soli? A pensare ai poveri nel giorno del Signore? A far loro dei doni?
Chissà se qualcun altro seguirà il nostro esempio?
Gatto Grigio non ci hai lasciato per sempre, sei solo andata via prima”

Con questo racconto natalizio, auguro a tutti voi buon Natale, buone feste e buon anno! Che sia un anno felice e sereno per tutti, da trascorrere con i vostri cari e gli amici in tranquillità.
E un augurio da curiosa di natura: che tutti possano passare più tempo nella natura, conoscere meglio e rispettare gli animali e le piante che condividono con noi la vita su questo Pianeta! Auguri!