CURIOSA DI NATURA

Sviluppo sostenibile nelle aziende

Le imprese sostenibili sono quelle che intraprendono un percorso verso la sostenibilità ambientale e sociale. Perché lo sviluppo sostenibile riguarda anche le aziende, non solo i singoli cittadini.

Ogni azienda può iniziare un percorso e arrivare ad una certificazione ambientale e sociale. In particolare, le aziende stanno lavorando sulla riduzione dell’uso della plastica e sulla diminuzione delle immissioni di anidride carbonica in atmosfera.

Nello sviluppo sostenibile ambientale si punta ad eliminare l’uso dei combustibili fossili e a preferire le energie green e la mobilità elettrica. Tutte le aziende possono contribuire alla sostenibilità, anche quelle del settore terziario. La certificazione ambientale più conosciuta è la certificazione ambientale ISO-14001.

La sostenibilità sociale parte dalla sicurezza sul lavoro, dalle condizioni di lavoro ottimali per tutti, dal welfare aziendale. Alcuni esempi di aziende sostenibili dal punto di vista sociale sono quelle che hanno creato asili aziendali per favorire il lavoro delle donne e delle mamme e i corsi, sportivi e linguistici, per migliorare la salute fisica e il benessere dei propri dipendenti. La certificazione sociale più conosciuta è la SA-8000 Responsabilità Sociale.

Sviluppo sostenibile nelle aziende

Sviluppo sostenibile nelle aziende

Cosa sono le imprese sostenibili

Le imprese sostenibili sono quelle che si sono rese conto che la sostenibilità non è più solo un concetto ecologico. Il termine sostenibilità indica che dobbiamo consumare le risorse tenendo conto del presente e del futuro, in modo responsabile e consapevole. In questo percorso lasciamoci guidare dai principi dello sviluppo sostenibile: una riflessione continua e quotidiana sul fatto che le risorse sono limitate e occorre preservarle per le generazioni future.

La sostenibilità riguarda le aziende. Sono le aziende che producono i prodotti che utilizziamo quotidianamente.

Quali passi può fare un’azienda verso la sostenibilità? Molte imprese hanno cominciato a pensare al proprio prodotto, alle fasi di lavorazione, a come rendere questi passaggi più in linea con il concetto di sostenibilità.

Le aziende sostenibili si stanno muovendo soprattutto in due direzioni: ridurre l’uso della plastica e compensare le emissioni di anidride carbonica.

La plastica inquina: oggi più che mai ce ne rendiamo conto. Ecco che diverse ditte stanno lavorando per diminuire l’uso degli imballaggi in plastica e utilizzare sempre più l’ecoplastica derivata da sostanze naturali e compostabili nella frazione umida o nella carta.
Non solo le ditte che producono prodotti, ma anche bar e ristoranti stanno eliminando le posate e i bicchieri in plastica per passare a stoviglie in ecoplastica: sono derivati del mais, come i sacchetti che utilizziamo per la raccolta differenziata dell’umido.

L’inquinamento prodotto nelle fasi di lavorazione di una ditta può essere di diverso tipo. Molte aziende stanno diminuendo la produzione di anidride carbonica compensandola con comportamenti virtuosi: piantare alberi nei parchi cittadini o in zone del mondo soggette a deforestazione e utilizzare fonti di energia rinnovabile come i pannelli solari e fotovoltaici.

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Coronavirus e animali: proteggere la biodiversità

Il Coronavirus è il nuovo tipo di virus arrivato in Italia dalla zona di Wuhan in Cina nelle scorse settimane. Questo virus ha causato gravi danni dal punto di vista sanitario ed economico in Asia e ora anche in Italia e in Europa.

Come è arrivato questo virus all’uomo? 

Quali animali possono averlo portato? 

Cosa possiamo imparare da questa emergenza? 

L’importanza della protezione della biodiversità, la lotta al bracconaggio e al commercio illegale di specie: tutto questo ci aiuterà a prevenire contagi nel futuro.

Anche le tradizioni, gli allevamenti intensivi, le pessime condizioni di vita alle quali obblighiamo molte specie animali sono comportamenti da evitare e da condannare per la salute animale e umana.

Coronavirus: gli animali e l’origine del contagio

Il Coronavrirus è un ceppo di virus che si può trovare negli animali. I virus non sono in grado di replicarsi da soli ma hanno bisogno delle cellule di un ospite: gli animali sono gli ospiti che permettono a questo tipo di virus di vivere e replicarsi. 

Alle volte il virus può arrivare all’uomo facendo uno spillover ovvero un salto di specie. Questo passaggio è davvero raro perché non tutti i virus sono adatti a cambiare specie. 

Inoltre, per fare questo passaggio, occorrono due condizioni essenziali:

  1. Il contatto molto stretto tra uomini e animali selvatici
  2. La capacità del virus di replicarsi anche nel corpo umano.

Lo stretto contatto tra uomo e animali è quello che si è verificato nel mercato di Wuhan in Cina, zona dalla quale il contagio da Coronavirus si è diffuso in varie aree del mondo. In questo e in molti altri mercati le condizioni igieniche sono estremamente precarie: c’è tanta promiscuità tra gli animali. Animali vivi sono a contatto con animali morti presenti come carne macellata e con le loro deiezioni. Una situazione igienica che può facilitare il contagio.

Ma, come abbiamo visto, nella grande maggioranza dei casi i virus che infettano gli animali non sono in grado di replicarsi nell’uomo e quindi non infettano gli esseri umani. Alle volte i virus del tipo Coronavirus possono passare da un animale ad un altro, detto ospite intermedio, e così arrivare all’uomo.

Questo è già successo in due epidemie abbastanza recenti: la SARS e la MERS. Nel 2004, nel caso della SARS, Sindrome Respiratoria Acuta Grave, il virus è passato dai pipistrelli a piccoli mammiferi e poi è arrivato all’uomo. Per la MERS, Sindrome Respiratoria Mediorientale, nel 2012 il virus si è trasmesso dai pipistrelli ai dromedari e quindi all’uomo.

Anche nel caso recente del Coronavirus-Covid19 dalla Cina i pipistrelli sembrano essere gli animali dai quali è partito il contagio ma le ricerche sono ancora in corso e un altro animale è stato additato come animale che ha dato origine alla zoonosi: il pangolino.

I pangolini sono animali a rischio di estinzione. Il loro commercio illegale in Asia e Africa per utilizzare le loro scaglie o per la loro carne ha diminuito notevolmente il loro numero. Il commercio illegale non favorisce le condizioni igieniche necessarie: i pangolini nel mercato cinese possono aver portato la malattia dai pipistrelli al genere umano.

Coronavirus e animali: proteggere la biodiversità

Coronavirus e animali: proteggere la biodiversità

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Blog in Rete: Scrittura per copywriter con Regina Moretto

Blog in Rete è il progetto per blogger che sto seguendo da ottobre scorso. A gennaio abbiamo parlato di scrittura per copywriter con Regina Moretto viaggiando nel tempo e nello spazio: dall’epica, alle favole fino ai fumetti e alle fake news.

Blog in Rete è un percorso per blogger pensato per migliorare la scrittura, la SEO, l’utilizzo dei social network: tutti strumenti che un blogger deve conoscere bene. Il progetto è stato ideato da Giulia Bezzi di Seospirito, Società Benefit srl, in collaborazione con &Love e Scoprirecosebelle. 

Siamo arrivate al terzo appuntamento che prevede un’immersione totale nella scrittura e nella creatività. Nei primi due incontri abbiamo pianificato il nostro Business Model Canvas con Fabiana Palù e a dicembre abbiamo affrontato il tema del Personal Branding con Salvatore Russo.

In questo post ti racconto cosa possiamo costruire con la scrittura, da dove partire e perché oggi più che mai è importante combattere la pigrizia e l’ignoranza nella rete.

Blog in Rete - Scrittura per copywriter con Regina Moretto

Blog in Rete – Scrittura per copywriter con Regina Moretto

Blog in rete: terzo incontro

Ogni mese aspetto con ansia di poter vedere il video della giornata. Seguendo da casa passa circa una settimana tra la data in aula e l’arrivo del video. Così leggo i post delle blogger che erano presenti e cerco di immaginare, di indovinare, di intuire quello che hanno fatto insieme. 

Poi il video arriva e mi immergo nella sua visione. Lo guardo un po’ per volta, prendendomi i tempi che hanno dato durante la giornata per fare gli esercizi e per lavorare sul tema proposto. 

A gennaio abbiamo parlato di scrittura per copywriter. Ho seguito diversi laboratori di scrittura creativa e mi piacciono sempre molto, come in questo caso, perché lasciano spazio alla creatività che nel mio blog non è così evidente. 

Raccontando di natura, animali, ambiente i miei post  hanno un taglio di tipo giornalistico e un linguaggio specifico. Ogni cosa ha il suo nome – come ci dicono in questi corsi – e anche le piante e gli animali hanno bisogno di rigore e precisione. Però cerco sempre di raccontare in modo allegro, divertente e colloquiale, come se fossimo seduti vicino e ti parlassi del libro che ho letto, della mostra che ho visitato, di quel che succede nel mondo animale e vegetale, utilizzando i termini corretti che la scienza prevede.

La giornata dedicata alla scrittura per copywriter ha richiesto una sua preparazione. Regina Moretto ci ha chiesto di ritagliare delle immagini dalle riviste, di portare alcune fotografie a noi care e degli oggetti che amiamo, ai quali siamo affezionati, che ci rappresentano. Con questo materiale Regina ci ha mostrato come la scrittura parta da dentro di noi, ispirata da tutto ciò che ci circonda.

Mentre leggete questo post sto continuando a lavorare agli esercizi di scrittura che Regina Moretto ci ha proposto. Perché la scrittura che parte dal proprio interno richiede tempo e io vorrei allenarmi a raccontare la natura e gli animali nel modo migliore, più semplice e coinvolgente possibile, per arrivare a tutti voi, per catturare la vostra attenzione e farvi fermare a pensare a tutto il bello che ci circonda. 

Scrittura per copywriter

Nella giornata con Regina Moretto abbiamo parlato di scrittura e di immagini. Spesso si dice che le immagini valgono più di mille parole: in alcuni casi è vero, in altri non lo è. 

Amo molto le fotografie ma quando leggo un libro, un racconto, la mia mente ha la possibilità di essere libera, di vagare, di immaginare quello che mi viene descritto.

Leggo di una persona, di un luogo, di un fiore e lo vedo nella mia mente, me lo configuro a modo mio e mi piace: per questo i grandi scrittori sono potenti, perché ti fanno fare viaggi immensi nel tempo e nello spazio.

I primi racconti scritti che abbiamo ricevuto dal passato sono quelli dei poemi, dei miti, degli eroi. Chi è un eroe? Quali caratteristiche ha? Regina Moretto ha raccolto le nostre impressioni e siamo tutti d’accordo nel dire che l’eroe 

  • fa cose che altri non fanno 
  • ha coraggio e paura, ma il coraggio supera la paura
  • affronta l’ignoto e supera i limiti
  • è vulnerabile e ha sempre almeno un punto debole 

Nelle fiabe e nelle favole ci sono gli eroi e gli antieroi. Questo tipo di racconto ci mostra come costruire il personaggio e ci dice che gli elementi fondamentali presenti in ogni narrazione sono cinque: il protagonista e il suo aiutante, l’eroe e il suo aiutante e l’oggetto del desiderio. 

Dalle fiabe ai fumetti, tutti riconosciamo Topolino come eroe e Paperino come antieroe. E lo stesso possiamo dire dei numerosi personaggi dei telefilm e dei film che abbiamo visto da bambini e da ragazzi e che guardiamo tuttora.

Come possiamo allora portare tutto questo nel presente, nei blog, nello storytelling aziendale? Durante l’incontro con Regina Moretto abbiamo provato a rispondere ad alcune domande: 

  • c’è un eroe nel tuo blog? 
  • l’autore e il narratore sono la stessa persona? 
  • il tuo blog piace solo a te o anche al tuo pubblico?
  • perché dovrebbero seguire il mio blog e leggere i miei post?

Domande impegnative alle quali non sono chiamata a rispondere solo io, ma anche tu, lettore, e mi piacerebbe molto conoscere le tue risposte, soprattutto alle ultime due domande. 

È vero che in alcuni blog c’è un alter ego che racconta: un personaggio inventato, un animale, una parte della persona stessa che si fa personaggio. Nel mio caso sono io stessa a raccontare. 

Però mi sento anche un piccolissimo eroe, molto modesto, perché Regina mi ha fatto riflettere. Siamo nella società delle immagini, del tutto e subito, del presto che non ho tempo da perdere. Da qui nascono le fake news, dal fatto che spesso si legge un titolo e si condivide senza aver letto quello che dice l’articolo, chi lo ha scritto, dove ha preso la notizia, quali sono le sue fonti.

Ecco perché mi sento un po’ un eroe. Perché cerco di informarmi molto prima di scrivere, perché segnalo i post che ho letto e quali fonti ho utilizzato. Perché, come dice Regina, nel mio piccolo, col mio blog voglio combattere la pigrizia e l’ignoranza della rete. Una battaglia che, lettori del blog, se vorrete seguirmi, combatteremo insieme :-)

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Nel segno dell’anguilla

Nel segno dell’anguilla è il libro di Patrik Svensson definito “il caso editoriale della fiera di Londra 2019”. Racconta un animale così poco conosciuto tanto da creare tra gli scienziati un vero caso: il dilemma dell’anguilla.

Un libro originale non solo per il contenuto, ma anche per la forma. Racchiude in sé diversi generi letterari, dalla cronaca famigliare al memoir naturalistico. Dell’anguilla si è sempre saputo poco e la sua biologia non è tuttora conosciuta con esattezza. Ecco perché è in grave pericolo di estinzione e occorrono studi più approfonditi.

Mi ha molto interessato il fatto che l’anguilla è un pesce diverso dagli altri, con un ciclo vitale particolare, tanto da dare origine tra gli scienziati ad un vero e proprio dilemma: il dilemma dell’anguillaNel segno dell’anguilla narra del rapporto tra l’autore e il padre col quale andava a pescare le anguille. Tra un capitolo e l’altro della vicenda viene raccontata la storia degli studi di questo strano pesce che ha destato da sempre molta curiosità. 

L’anguilla è la curiosità stessa: “L’anguilla può dirci molto sulla curiosità, più di quanto , in effetti, la nostra curiosità possa dirci dell’anguilla” (Tom Crick)

Nel segno dell’anguilla, libro di Patrik Svensson

Breve storia dell’anguilla: la sua ambiguità

L’anguilla è uno strano pesce. Non ha una forma come quella dei suoi simili, striscia e assomiglia di più a un serpente o a un rettile marino. Vive in ambienti fangosi di fiume mentre per riprodursi deve compiere un lungo viaggio verso il Mar dei Sargassi.

I popoli antichi e gli studiosi hanno da sempre cercato di capire meglio questo particolare animale. Aristotele sosteneva che le anguille nascono dal fango, mentre secondo Plinio il Vecchio si riproducevano sfregandosi tra i sassi. Per gli antichi Egizi le anguille nascevano quando il sole scaldava le acque del Nilo. Atum, il potente dio creatore, padre degli dei e dei faraoni, era raffigurato con la testa di uomo, il collo del cobra e il corpo lungo e sottile di anguilla. Anche per i Romani, questo pesce era considerato sporco e ripugnante per il fatto di vivere all’ombra, strisciando nel fango come un serpente o un verme.

Nel periodo del Cristianesimo i pesci erano animali considerati portatori di fortuna e protagonisti di molte parabole. Ma non l’anguilla, pesce acquatico senza pinne e senza squame considerato abominevole e la cui carne era vietato consumare. Nei secoli successivi le anguille venivano pescate e ci si nutriva della loro carne. La loro origine restava sconosciuta e molti studiosi ritenevano nascessero per generazione spontanea come i vermi o le mosche dalla carne. 

Dell’anguilla non si sa come nasca e fin da sempre si è saputo poco dei suoi organi riproduttivi. Per questo motivo nell’arte e nella letteratura l’anguilla è stata sempre considerata come un essere viscido e spaventoso, una creatura del buio, associata alla parte più inconscia dell’uomo. Nell’antichità le anguille non sono state molto fortunate. Erano poco conosciute e venivano spesso evitate, ma la loro vita era tranquilla: gli uomini le pescavano per mangiare la loro carne ma in quantità limitate. 

Il dilemma dell’anguilla

Tra il 1700 e il 1800 lo studioso bolognese di antonima, Carlo Mondini, fu il primo a sezionare e a descrivere le ovaie delle anguille. Iniziò così lo studio scientifico di questi animali e anche il loro paradosso. 

Leggendo questo libro ho scoperto che Sigmund Freud, il padre della psicanalisi, studiò medicina e zoologia presso l’Università di Trieste, col professor Carl Claus e iniziò studiando le anguille. Questi animali, a differenza di molti altri, non si potevano allevare e far riprodurre il laboratorio. Occorreva pescare un certo numero di animali, lasciarli vivere finché si poteva e poi studiarli e sezionarli. Freud analizzò circa 500 anguille. 

La prima grande sconfitta di Freud nacque proprio dallo studio di questi pesci. Le anguille pescate erano tutte femmine, non si trovava nessun individuo maschio. A Freud pesò questo enorme insuccesso: non essere riuscito a vedere e a descrivere l’apparato riproduttivo maschile delle anguille. Forse da qui sono nati i suoi studi sulla psicanalisi, sul mondo della sessualità e dei sogni. 

Altri studiosi si trovarono ad affrontare il dilemma dell’anguilla, un problema che racchiudeva in sé tante domande: come mai le anguille sono solo femmine? Come nascono? Perché si riproducono solo nella zona del Mar dei Sargassi?     

Martin Rathke nel 1824 descrive la femmina di anguilla e permette a Freud di proseguire gli studi su questo animale. Nel 1904 Johannes Schmidt con il suo piroscafo fa rotta verso il Mar dei Sargassi per studiare le origini di questi pesci. Anche la biologa Rachel Carson si è dedicata allo studio delle anguille negli Anni Trenta. 

Nel ventesimo secolo si conosce meglio la biologia dell’anguilla europea (Anguilla anguilla, L.1758). L’anguilla vive in uno stadio che si può definire larvale per molti anni fino a che matura sessualmente e si trasforma in argentina. In autunno compie un lungo viaggio verso il mare: qui si trasforma per riprodursi e poi muore. Le giovani anguille appena nate dall’uovo sono simili a foglie e vengono chiamate leptocefali. In questo stadio tornano verso i fiumi e i laghi, in un viaggio che può durare anche tre anni. Durante tutta la loro vita sono allo stadio di cieche.

Nel segno dell’anguilla, libro di Patrik Svensson

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I gioielli di Van Cleef & Arpels: il Tempo, la Natura, l’Amore

I gioielli della Maison Van Cleef & Arpels raccontano il Tempo, la Natura e l’Amore nella bellissima esposizione a Palazzo Reale a Milano. Fino al 23 febbraio il percorso della mostra ci parla della bellezza della natura, della flora e della fauna, prendendo ispirazione da Italo Calvino e dalle sue Lezioni Americane.

L’alta gioielleria di Van Cleef & Arpels 

Se vi trovate nel centro di Milano a Palazzo Reale e avete un’ora libera, vi consiglio di visitare la bellissima mostra di gioielli dedicata alla maison di alta gioielleria Van Cleef & Arpels.

Il titolo della mostra mi ha incuriosito perché, come sapete, la natura è attorno a noi anche sotto forme diverse, come in questo caso. Devo dire che non avrei pensato di raccontare la natura attraverso i gioielli ma visitare questa mostra mi ha fatto cambiare idea.

Sono esposti oltre 500 gioielli, orologi, oggetti preziosi e documenti d’archivio raccolti a partire dal 1906, anno della fondazione della Van Cleef & Arpels.

Van Cleef & Arpels: il Tempo, la Natura, l’Amore in mostra a Palazzo Reale a Milano

La prima sala espositiva è dedicata a Parigi, una città che è stata la culla di movimenti letterari ed artistici che si sono diffusi in tutta Europa. Tra le sue vie, in place Vendôme 22, nel 1906 viene fondata la Maison Van Cleef & Arpels da Alfred Van Cleef, commerciante parigino, che sposò Esther Arpels, figlia dello zio Salomon Arpels che divenne suo suocero e socio in affari.

I luoghi simbolo della città, dai monumenti ai suoi giardini e cortili, ispirarono i gioiellieri e nacquero così le bellissime creazioni dedicate a Parigi.

Le sale della mostra prendono il loro nome dall’opera di Italo Calvino, Lezioni Americane. Il Tempo, la Natura e l’Amore sono tre concetti attorno ai quali si articola l’esposizione e sono i valori più rappresentati dalla Maison francese.

Subito dopo la sala dedicata a Parigi troviamo la sala dell’Esotismo. Nel XX secolo i francesi prendono ispirazione da luoghi lontani, considerati esotici: la Cina, il Giappone, l’Egitto. Colori nuovi, motivi e geometrie che ritroviamo in questa sala. Qui compaiono i primi gioielli ispirati al mondo animale. Sono l’antilope, il leone, l’ariete e l’elefante che vengono considerati animali esotici e visti con curiosità dai parigini e dagli europei.

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Balene e squali nel murales antismog a Milano

AnthropOceano è il murales dell’artista Iena Cruz in zona Lambrate a Milano. Realizzato con una speciale vernice antismog, racconta gli abitanti del mare e i pericoli che corrono a causa dell’inquinamento delle acque.

Si chiama AnthrpOceano il murales di 300 metri quadri creato da Iena Cruz, nome d’arte di Federico Massa. Federico è nato a Milano nel 1981, è laureato all’Accademia di Belle Arti di Brera e lavora come street artist. Si ispira ai murales di Santa Cruz, California, dai quali ha preso il nome d’arte.

Questo dipinto è stato realizzato lo scorso mese di novembre sulla facciata del palazzo di via Viotti a Milano, proprio a fianco della stazione ferroviaria di Lambrate. Sono andata a vederlo perché amo la street art, ancor più se parla di animali e riduce lo smog.

murales animali

AnthropOceano il murales di Iena Cruz a Lambrate, Milano

Da Antropocene a AnthropOceano

L’era geologica che stiamo vivendo è chiamata Antropocene. L’uomo è protagonista di quest’epoca anche se non sempre nel ruolo del buono. Mettere l’uomo al centro in modo esagerato ci ha portati a crederci i padroni del pianeta, a sfruttare in modo eccessivo la natura e le sue risorse. Partendo da questo concetto, l’artista ha realizzato la sua opera dedicata al mare.

Nel suo murales, Iena Cruz rappresenta una piattaforma petrolifera e diversi abitanti delle profondità marine. Tutto ha origine dal petrolio, che inquina i mari sia come materia prima che con uno dei suoi principali derivati: la plastica. Infatti attorno alla piattaforma è stato rappresentato un grande contenitore in plastica. Quella stessa plastica che galleggia nei mari e negli oceani e uccide gli animali che se ne nutrono, scambiandola per cibo. Alghe e piante acquatiche sono anch’esse intrappolate in questo mondo di plastica che ci circonda e ci soffoca.

Airlite, la vernice antismog

Il murales è stato realizzato utilizzando una speciale vernice, Airlite che è in grado di rendere il dipinto simile a un depuratore naturale di aria. Questa vernice nasce dagli studi fatti da Massimo Bernardoni, Antonio Cianci e Arun Jayadev ed è quindi un progetto italiano.

Alimentato dall’energia solare, il murales permette di depurare l’aria per quasi il 90% dall’inquinamento atmosferico circostante. Uno dei responsabili dell’inquinamento dell’aria è l’ossido di azoto, un gas che si produce nei processi di combustione: cottura dei cibi, riscaldamento delle case, fumo.

Airlite è una vernice in polvere. Occorre aggiungere acqua e con l’azione della luce solare si innesca una reazione che permette al biossido di titanio di trasformare gli agenti inquinanti in molecole di sale. Viene chiamata vernice in grado di mangiare lo sporco perché depura circa il 90% dell’inquinamento presente nell’aria con cui viene a contatto. Infatti la cattiva qualità dell’aria che respiriamo causa più del 15% delle malattie croniche secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

I vantaggi di questa pittura innovativa: oltre ad abbattere gli agenti inquinanti di quasi il 90%, questa speciale vernice elimina batteri e virus al 99% diminuendo l’incidenza di malattie gravi e allergie. La vernice riflette le radiazioni solari e in questo modo rende gli ambienti freschi in estate e caldi in inverno, permettendo un risparmio di energia elettrica tra il 15 e il 50%. Inoltre elimina dalle pareti lo sporco e gli odori.

Il progetto di Worldrise

Il murales di via Viotti è stato realizzato in collaborazione con Worldrise, una Onlus creata da giovani per sviluppare progetti di conservazione e valorizzazione dell’ambiente marino. Worldrise è nata nel 2013 grazie a Mariasole Bianco, specializzata in gestione delle aree Marine Protette in Australia. Mariasole ha deciso di occuparsi di mare e oceani anche in città molto distanti dalle acque come Milano. 

Proprio nel capoluogo lombardo nasce il progetto No Plastic More Fun che vuole riunire tutti i locali di Milano e del mondo in un grande network ecosostenibile. Molti famosi ristoranti e discoteche milanesi si sono già impegnate nel sostituire la plastica monouso con bicchieri, cannucce e posate di materiale organico, facilmente riciclabili nella frazione umida.

murales animali

AnthropOceano il murales di Iena Cruz a Lambrate, Milano – particolare: la balena

Balene e pesci cartilaginei

Nel bellissimo murales AnthropOceano troviamo dipinti un mammifero marino, la balena, e due pesci cartilaginei, lo squalo e la manta. Sono un gruppo di pesci che ha origini molto più antiche dei pesci ossei e anche per questo è da salvaguardare. 

Conosciamo le balene, grandi mammiferi marini, che fanno parte del gruppo dei cetacei assieme a capodogli, balenottere e megattere. Sono organismi molto grandi, ma si muovono tra le onde con grazia e leggerezza. Nonostante le loro dimensioni, si nutrono di krill, plancton e piccoli pesci. Possono vivere anche 30 anni e sono diffuse in tutti i mari del mondo. Sono animali omeotermi, mantengono una temperatura del corpo costante. Possono vedere sia sott’acqua che in aria, ma l’udito è il loro senso più sviluppato. Emettono suoni, una specie di canto, e sono in grado di percepire quelli trasmessi dall’acqua.

Conosciamo gli squali e le mante, due pesci cartilaginei

Lo scheletro di squali e mante non è fatto di ossa, ma di cartilagine, più leggero e flessibile di quello dei comuni pesci ossei. Gli squali sono predatori carnivori, al vertice della catena alimentare. Non hanno un organo del galleggiamento, la vescica natatoria, come i pesci ossei e galleggiano anche grazie ad una sostanza presente nel loro fegato, lo squalene. Hanno una temperatura interna più alta di quella dell’acqua circostante ma non sono dei veri omeotermi. Hanno un udito molto fine e un senso dell’olfatto molto sviluppato: mi ha sempre colpito il fatto che sono in grado di percepire un milionesimo di sangue presente nell’acqua marina che li circonda. Sono anche molto sensibili ai campi elettrici e magnetici. Le mante hanno una diversa forma del corpo, più appiattita e allungata. Vivono nei mari e negli oceani delle zone calde e temperate e si nutrono di plancton.

Grazie al coloratissimo murales di Iena Cruz possiamo ammirare questi bellissimi esemplari della fauna di mari e oceani. La plastica è un grave pericolo per le loro vite, così come le varie tradizioni popolari per le quali migliaia di squali vengono uccisi ogni anno. Conoscere la bellezza di questi animali, anche solo attraverso una loro rappresentazione, ci fa capire quanto sia importante proteggerli per salvaguardare la biodiversità marina.