curiosa di natura

L’Europa e l’Italia sono pet-friendly?

Il Rapporto Assalco – Zoomark 2017 ci racconta gli animali da compagnia in Europa e in Italia. Possiamo dire che siamo delle nazioni pet-friendly? Ecco alcuni dati e curiosità che ho trovato in questa ricerca

Chi ha svolto l’analisi. Il Rapporto – curato da Assalco e da Zoomark International, con il contributo di IRI Information Resources e ANMVI – mette in evidenza il ruolo sociale degli animali d’affezione in Italia e la conseguente importanza del loro riconoscimento in società.

Zoomark International è la fiera professionale più importante in Europa negli anni dispari ed è organizzata da BolognaFiere. ASSALCOAssociazione Nazionale tra le Imprese per l’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia, riunisce le principali aziende dei settori pet food & care che operano in Italia.

Pet è il termine inglese, ormai molto diffuso anche da noi, che indica gli animali da compagnia presenti nelle nostre abitazioni. Comunemente si identifica il termine Pet con cani e gatti, ma non necessariamente: animali da compagnia sono anche uccelli, conigli, cavie e altri ancora, come ci racconta questa ricerca.

Possiamo dire che Europa e Italia sono pet-friendly?

La situazione in Europa. La ricerca (dati raccolti nell’anno 2016) considera alcuni stati europei: Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Paesi Bassi e Spagna

I Pet in Europa sono oltre 200 milioni in 75.000.000 di abitazioni

Secondo le ultime stime FEDIAF (European Pet Food Industry Federation), gli animali d’affezione nell’Unione Europea sono più di 200 milioni, ospitati in 75 milioni di abitazioni.

In Germania gli animali domestici sono 5,9 milioni, nel Regno Unito 8,5 milioni, in Francia 12,6 milioni e in Italia 12,9 milioni.

I Pet più numerosi sono i gatti con 70 milioni di esemplari, seguono i cani che sono oltre 62 milioni.

Qualche curiosità sugli animali da compagnia in Europa

Gli acquari, invece, sempre secondo FEDIAF, si stima siano più di 15 milioni, concentrati prevalentemente in Germania (2,1 milioni), Francia (1,9 milioni) e Italia (1,662 milioni)

In Austria, Germania e Svizzera gli animali sono riconosciuti come esseri senzienti nella Costituzione, mentre in Italia c’è solo una proposta di legge per inserire i Pet nella Costituzione.

In Belgio e Francia c’è un database nazionale per l’identificazione dei Pet, mentre in Italia stiamo andando verso la creazione di un’anagrafe nazionale.

Pet in Europa (infografica tratta dal report di Zoomark International)

Cosa succede in Italia.

Sono 60 milioni i piccoli animali da compagnia in Italia,

ormai membri a tutti gli effetti delle nostre famiglie.

Il 58% delle famiglie italiane ha un solo animale domestico, mentre nel 14% dei casi ce ne sono più di quattro per famiglia. I pet sono in crescita anche nelle famiglie con un solo componente (passate dall’8,4% del 2011 all’11,1% nel 2017)

I Pet e gli anziani. Il 39% degli over 65 ha un pet e avere un animale da compagnia aiuta gli anziani perché aumenta il loro benessere psico-fisico, fa mantenere buone relazioni sociali e migliora la circolazione sanguigna.

I Pet e i bambini. Nelle famiglie con bambini, avere un animale domestico aiuta per sviluppare la propria autostima, imparare ad essere responsabili e fare meno assenze a scuola.

Tra gli animali domestici italiani i più numerosi sono i pesci, sono quasi 30 milioni,
e gli uccellini, che si attestano a circa 13 milioni, numero che ci vale il primato in Europa.

Delle famiglie italiane fanno parte quasi 7 milioni di cani e circa 7,5 milioni i gatti, mentre gli altri piccoli mammiferi (tra cui conigli, furetti e roditori come criceti, cavie, cincillà e degu) raggiungono quota 1,8 milioni. I rettili (tartarughe, serpenti e iguane) sono circa 1,3 milioni.

7.482.000 gatti – 1 ogni 3,5 famiglie
6.967.000 cani –  1 ogni 3,7 famiglie

Secondo questa ricerca, intervistando le famiglie che hanno uno o più animali domestici, hanno risposto che i pet danno valore al vivere quotidiano perché:
– portano buonumore e serenità
– rendono la famiglia più unita
– concorrono ad educare e a responsabilizzare i figli
– aiutano a mantenersi in forma

Cosa mangiano i nostri animali domestici? Soprattuto alimenti industriali (64%), ma ci sono anche molte famiglie che preparano loro pasti cucinati appositamente (17%).

Animali e donne! :-)

Su 1.000 proprietari di animali, il 68,5% è donna! Contro un 31,5% di uomini. Quasi il 24% delle donne ha tra i 45 e i 54 anni, il 22,5% ha tra i 55 e i 64 anni, mentre circa il 15% ha tra i 35 e i 44 anni. Ancora una volta le donne dimostrano di essere più sensibili verso il mondo animale, e in questo caso anche verso gli animali da compagnia.

Alla domanda: “Come è arrivato in casa il suo animale?” Oltre il 33% delle famiglie dichiara che lo ha trovato vagante, il 24% lo ha acquistato, il 12% lo ha adottato da un canile o da un gattile, mentre il 41%  lo ha ricevuto in regalo.

Ai proprietari di animali domestici è stato chiesto cosa occorrerebbe fare per il benessere e il riconoscimento sociale dei pet. Le risposte sono state:
– creare un’anagrafe canina e felina nazionale
– ridurre l’aliquota IVA sulle spese per il mantenimento degli animali da compagnia
– rilevare i pet nel censimento generale della popolazione italiana
– promuovere ulteriormente l’accesso dei pet presso locali, esercizi pubblici e attività ricettive
– inserire gli animali di affezione nello stato di famiglia
– introdurre nella Costituzione italiana un riconoscimento dello status degli animali d’affezione

Pet in Italia (infografica tratta dal report di Zoomark International)

Ecco dunque alcuni dati interessanti che ho letto in questo report. Questo un mio personale riassunto del report (che puoi scaricare eleggere a questo link).

L’Italia è senza dubbio un Paese che ama i pet,

 molto si sta facendo e molto ancora deve essere fatto per favorirne il benessere.

E quando si va in vacanza? Le strutture pet-friendly in Italia risultano essere il 50%, in Europa il 40% e nel mondo il 37%. Questo argomento lo riprenderò in un post successivo. Durante la mia visita alla BIT di quest’anno ho assistito ad un incontro proprio su questo tema e merita dunque un post a parte.

Cosa ne pensi di questi dati? Hai anche tu un animale domestico? Per te l’Italia è un Paese pet-friendly o pensi che ci sia ancora molto da fare? Se ti fa piacere, lascia una tua opinione nei commenti.

Orticola 2017, cinque curiosità

Anche quest’anno sono stata ad Orticola in una bellissima giornata di sole. Un’esposizione, un mercato a cielo aperto in una location unica, al centro di Milano, tra arte, scienza e giardini.

Chi legge spesso i miei post saprà che sono un’appassionata della mostra mercato Orticola che ogni anno si tiene nel cuore di Milano. Il posto è bellissimo: i giardini pubblici Indro Montanelli con davanti il Museo di Storia Naturale e di lato la PAC, Padiglione d’Arte Contemporanea. Un insieme di arte, scienza e giardini.

Anche quest’anno gli espositori sono numerosissimi. Rose, gerani, peonie, ortensie, buganvillee, erbe aromatiche e tante altre varietà di bellezza e di utilità per le nostre cucine. Il bello di Orticola è che puoi ritrovare il vivaista che ti ha venduto una certa pianta, comprarne una nuova, raccontargli di come e quanto è cresciuta e se ha fiorito oppure no. Ma il bello è anche scoprire qualche novità all’interno degli espositori già conosciuti. Ecco cinque idee nuove che ho trovato ad Orticola 2017.

1 – La rosa di Brera. Quest’anno la Pinacoteca di Brera e l’adiacente Orto Botanico hanno voluto adottare una rosa, da mettere a dimora nell’Orto, che rappresentasse lo spirito di Brera. La rosa è stata scelta tra le rose ibride ancora senza nome presso il vivaio Barni di Pistoia.Il Direttore della Pinacoteca, James Bradburne, insieme al Direttore dell’Orto Botanico, Martin Kater, alla presenza della signora Francesca Marzotto Caotorta, vice Presidente di Orticola, hanno raccontato come è avvenuta la scelta.

Bradburne, un uomo certamente fuori dagli schemi, voleva una rosa che rappresentasse Brera e ha scelto questa perché cambia colore durante l’apertura del fiore, dal giallo, al rosso intenso, al rosa e ha un petalo stellato, frastagliato, insomma una rosa non standard e soprattutto piena di poesia.

rosadibrera

2 – OrtoBrick. Girando tra gli stand, mi hanno colpito queste zollette, a forma di saponetta, che contengono tutto il necessario (terra, nutrienti e semi) per far crescere in un vaso alcune specie aromatiche: basilico, prezzemolo e anche la rucola. Pensato da un’azienda toscana, Ortobrick, è ideale per chi vuole farsi un piccolo orto sul balcone, sulla mensola della cucina o sulla scrivania, ma non è esperto di coltivazioni e ha paura di sbagliare. Qui è tutto pronto: basta seminare e innaffiare.

ortobrick

3- HotiVeS. Preservare la biodiversità, rispettare l’ambiente, assciurare un’alimentazione più sana e disponibile sono alcuni dei progetti di HortiVeS.Il progetto di ricerca, promosso e coordinato dall’Associazione Filiderba, vuole valorizzare la conoscenza delle varietà orticole locali ed antiche. L’Orto dai Sapori Antichi ricerca semi di varietà (o meglio, “accessioni”) locali antiche per riscoprirle, studiarle, farle conoscere e tutelarle grazie alla conservazione del germoplasma fatta in laboratori e strutture di ricerca tecnologicamente moderni.

In pratica, iscrivendosi al progetto si accettano le sue regole e si piantano ogni anno 5 varietà di semi che l’Associazione ci assegna per far crescere questi ortaggi, gustarli, farli conoscere e preservare a nostra volta parte di questi preziosi semi.

hortives

4- Kokedama, erbe da compagnia. Al centro del giardino, nei pressi della fontana, in una zona all’ombra, mi sono fermata ad ammirare i kokedama di kokedma&co, queste perle di muschio sospese nell’aria. Sono legate all’arte giapponese e alla cerimonia del tè, ma quello che mi ha colpito sono le loro fluttuazioni nell’aria. Accanto ai vasi ci sono delle campanelle che si muovono al vento, accompagnando le piante in un momento di relax e poesia. Non ci si allontanerebbe più, tanta è la grazia e la tranquillità che si trova…

kokedama

E poi, passiamo alla parte fashion, modaiola, da centro città che si respira qui ad Orticola.

5- Arrosoir & Persil. Ogni anno sono affascinata da questi accessori da giardino. Arrosoir&Persil creano fiori, papaveri, margherite, fiori blu da mettere come decorazione nel giardino, sul balcone, sul terrazzo. Sono oggetti creati da materiale metallico di recupero e di riciclo e il loro progetto include lo sviluppo sostenibile in zone dello Zimbabwe. Ci sono anche gli animali: rondini e martin pescatore, farfalle e formiche, gatti e pavoni. Ogni anno trovo delle new-entry: il coccodrillo, gli scarabei e una gigantesca mantide religiosa sono quelle di questo 2017.

papaveri

E per concludere, mi piace molto riscoprire la parte dei tessuti e degli oggetti in vetro di All’Origine Si tratta di oggetti di antiquariato, in stoffa, in ceramica, in vetro e in altri materiali. È bella l’idea che possano tornare a vivere, da una casa che è stata svuotata, verso un’altra da arredare. Non amo lo spreco e il consumismo e apprezzo sempre questi oggetti bellissimi di seconda mano.

vetrietessuti

Non c’è Orticola senza cappellini e anche quest’anno c’è stato un ampio sfoggio di queste fantastiche creazioni di Federica Davoli (su Instagram @federicadavol1). Orticola, da questo punto di vista, non ha nulla da invidiare alle corse di cavalli inglesi, dove le dame sfoggiano eccentrici cappelli e decorazioni. Anzi, qui non si hanno animali da far correre, ma solo piante bellissime da ammirare.

cappellini

Se volete saperne di più su questa edizione di Orticola, cercate le mie foto Instagram @curiosa_di_natura. A breve qualche mini-racconto su Steller. Qui i miei post delle edizioni del 2013 , 2014 e 2015. Orticola 2017 prevede anche molti altri eventi del “fuori Orticola”. Sul sito, potete trovare tutte le informazioni. Buona visita :-)

 

Fontane da giardino: quale scegliere?

La primavera è il periodo dei giardini e delle fontane coi loro bellissimi colori e giochi d’acqua. In questo guest-post Marco ci racconta quali tipi di fontane è meglio scegliere per i nostri giardini.

Arredare il proprio giardino con una bellissima fontana capace di dare movimento e musica con i suoi giochi d’acqua significa renderlo un vero e proprio spazio di relax, utile anche per avere a disposizione un punto d’acqua.

Scegliere la fontana giusta non è poi così difficile: per prima cosa, vi consiglio di decidere a cosa vi serve (arredo o utilità), poi valutare lo spazio a disposizione e infine il budget che volete utilizzare.

Esistono vari tipi di fontane che potete trovare sul nostro sito alla pagina fontane da giardino. Qui le classifichiamo in 3 gruppi principali:

Fontane a muro
Fontane moderne
Fontane da giardino

Fontane a muro

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Esempio di fontana a muro

Dal nome riusciamo a capire che è preferibile installarle appoggiate ad un muro o a un muretto. Sono ideali per arredare il proprio giardino in modo poco appariscente e in bello stile, ma soprattutto sono utili grazie alla possibilità di avere un punto acqua a disposizione. Si può inoltre collegare un tubo, fondamentale per uno spazio esterno. Sono realizzate in cemento e polvere di marmo con aggiunta di rete elettrosaldata per aumentare la resistenza e per evitare che si creino delle spaccature e predisposte per lo scarico e per il rubinetto.

Fontane moderne

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Esempio di fontana moderna

Molto simili alle precedenti per la loro utilità, progettate e realizzate per minimizzare il design, grazie alla loro forma è possibile installarle anche al centro del proprio giardino. Fantastiche per arredare il proprio spazio esterno in modo moderno e pratico. Anche l’ installazione di questo tipo di prodotto è molto semplice e veloce da eseguire.
Realizzate in acciaio zincato a caldo, che garantisce la durata nel tempo e la resistenza agli agenti atmosferici; anche la verniciatura con polveri poliesteri termoindurenti lo rendono un elemento estetico e duraturo per l’esterno.

Fontane da giardino

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Esempio di fontana da giardino

Grazie a questa tipologia di fontane, possiamo creare il nostro giardino come una vera e propria villa da sogno. Ne esistono diversi tipi: con corona ad ugelli, con uno zampillo o con più di uno, ad acqua continua o stagnate, ma tutte estremamente di grande effetto. Grazie alle ultime tecnologie, anche l’illuminazione è stupenda mediante i led, ma sono gli artigiani Italiani a renderle uniche. Sono interamente realizzate con cemento amalgamato e polvere di marmo, con una struttura interna di rete metallica e ferri per dare ancora più sostegno.

Ricordiamo che sul nostro sito arredocemento potete trovare diverse tipologie di fontane per i vostri giardini e non solo: tutto ciò che serve ad arredare il vostro giardino, esclusivamente Made in Italy.

Grazie a Marco per questo suo guest-post. Spero abbiate avuto qualche idea in più per arredare il vostro giardino.

Il mio Tempo di Libri a Milano

Negli scorsi giorni a Milano si è svolta la prima edizione di Tempo di Libri. Sono stata a fare un giro e ho partecipato anche un incontro interessante sulle piante. Per non parlare di incontri reali. Ecco come è andata.

Dal 19 al 23 aprile a Milano, presso Rho Fiera, si è svolta la prima edizione di Tempo di Libri, fiera dell’editoria italiana. Sono stata a visitarla e mi è sembrata interessante. Due padiglioni con molti stand di case editrici note a livello nazionale (e internazionale) e altre piccole realtà dell’editoria indipendente. A mio parere, questa fiera non è da vedere in competizione con il Salone del Libro di Torino che è diverso, molto più grande e più noto e con trent’anni di vita alle spalle. Semplicemente sono contenta che a Milano ci sia una settimana dedicata al libro, oltre che quelle dedicate alla moda, al mobile, alla musica e all’architettura (dal prossimo giugno).

tempodilibri17

L’alfabeto degli incontri a Tempo di Libri Milano #TdL17

Ho girato per stand in cerca di titoli da leggere nel futuro, ho preso qualche contatto, sperando in qualche collaborazione. Ho trovato molte idee per le prossime letture, anche da raccontare qui nel blog. Se volete avere qualche suggerimento di lettura, su ambiente, animali e non solo, lo riceverete nella newsletter ai primi di maggio, il tempo di organizzarla (se non siete iscritti, potete farlo a questo link). Intanto qui c’è anche il mio mini-racconto fotografico.

A Tempo di Libri ho incontrato Noemi e sono ancora molto felice ed emozionata. Il suo blog di libri, Tazzina di caffè, è uno dei primi che ho seguito e che seguo tuttora e che mi ha ispirato ad aprire questo blog (anche il nome ha una certa assonanza, forse). Grazie per l’incontro, per la foto, e per le chiacchiere. Dunque, se volete un parere un po’ più autorevole su questa fiera, vi rimando senz’altro a questo post di Noemi e vi invito a seguire le sue proposte di lettura, sempre molto attuali e interessanti.

Durante Tempo di Libri ci sono stati numerosi incontri con gli autori che hanno firmato anche copie delle loro ulite opere letterarie. Io ho partecipato all’incontro dedicato al nuovo libro di Stefano Mancuso: Plant Revolution. Perché è un argomento che mi incuriosisce sempre.

Di questo autore avevo già letto Biodiversi (ma anche “Uomini che amano le piante“) e mi era piaciuto molto. In tre quarti d’ora circa ha raccontato come mai le piante sono rivoluzionarie, rispondendo ad alcune domande che lui e il suo staff di ricerca sulle piante si sono posti durante i loro esperimenti.

1- Come fa il fagiolo a trovare il supporto? Quando la pianta cresce, le viene messo alla destra o alla sinistra, un supporto in legno e lei lo trova e ci si aggrappa. Perché le piante hanno una coscienza, intesa come consapevolezza di loro e del mondo che le circonda. Non solo, ma le piante di fagiolo competono (di brutto) per trovare per prime il supporto e assicurarsi una buona crescita.

2 – Perché la mimosa pudica chiude le foglie a volte sì, altre no? È una tecnica per tenere lontani gli insetti, ma questa tecnica costa energia e va dosata bene. Un esperimento interessante rivela la coscienza delle piante: se faccio cadere per terra un vaso di mimosa, questa chiude le foglie. Se lo faccio cadere per altre 2,3,4,5, volte, la pianta si ricorda e non le chiude più perché ha capito che non si tratta di un pericolo.

3- Dove e come conservano le informazioni se non hanno un cervello? I neuroni sono le cellule animali in grado di produrre e trasmettere segnali elettrici. Nelle piante, ogni cellula è in grado di fare questo.

“La pianta è un grande cervello”

Le piante hanno scelto di non avere organi perché, stando ferme, è meno pericoloso per loro. D’altra parte, per gli animali è essenziale avere gli organi, ma allo stesso tempo molto rischioso: se ti si rompe il cuore o il cervello non ne hai un altro per sostituirlo, mentre le piante possono perdere gran parte del loro corpo e vivere lo stesso.

4- Le piante sono moderne, non sono antiche come pensiamo noi. Le piante con fiore, se guardiamo l’età della Terra, sono organismi moderni che hanno sviluppato relazioni sociali con altre piante e con gli insetti impollinatori.

5- Le piante sono abili comunicatori. Hanno tipi di comunicazione universali e altri legati al clan, alla cerchia delle piante vicine. Le piante percepiscono suoni e frequenze. Ad esempio la frequenza 200 Hz è quella dell’acqua che scorre e le piante sanno riconoscere bene questo suono.

Dunque, le piante sono esseri dotati di intelligenza e coscienza di sé e dell’ambiente circostante. Sono esseri sofisticati, in grado di mettere in atto delle strategie.

In biologia, dice Stefano Mancuso, non c’è stata ancora una rivoluzione come quella copernicana, che ha portato a scoprire che è il Sole al centro del Sistema Solare, non la Terra. L’uomo mette ancora sé stesso al centro dell’Universo e considera e valuta tutto secondo una propria visione antropocentrica. E questa è una follia, dice Mancuso. Le piante sanno quello che serve loro per vivere, così come accade agli animali.

In conclusione, sono davvero felice di questa fiera milanese e mi preparo a seguire il suo sviluppo negli anni futuri :-) E voi, ci siete stati? Cosa ne pensate?

In Marcia per la Scienza

Domani, nella Giornata Mondiale della Terra, Earth Day 2017, il mondo scientifico si mobiliterà a sostegno della ricerca e in difesa del metodo scientifico contro interferenze esterne, in primo luogo rispetto al cambiamento climatico: in Marcia per la Scienza.

Ho ricevuto questo comunicato stampa che vi ripropongo e che racconta della “March for Science”, una marcia che si svolgerà domani in tutto il mondo, contemporaneamente. A Roma verrà ricordata anche la figura di Danilo Mainardi, etologo e ricercatore.

Credo che sia giusto partecipare e sostenere la scienza e gli scienziati, soprattutto per la salvaguardia del nostro Pianeta e per la pace.

Banner ufficiale della manifestazione March for Science

Sabato 22 aprile, in occasione della Giornata Mondiale della Terra (Earth Day), il centro di Roma sarà teatro della “Marcia per la Scienza” organizzata da diverse associazioni riunite nel Comitato Marcia per la Scienza. La manifestazione è inserita in un calendario internazionale di mobilitazioni simili che si terranno, nello stesso giorno, in numerose città del mondo.

L’evento più importante si svolgerà lungo il Mall di Washington, il lungo viale presso la Casa Bianca già teatro in passato di manifestazioni epocali per i diritti civili. La “March for Science” è stata ideata come presa di posizione del mondo scientifico per richiamare i cittadini del mondo a supportare e tutelare i metodi scientifici e chi opera nell’ambito della ricerca.

La comunità scientifica statunitense è particolarmente impegnata nella  protesta contro la crescente interferenza della politica e di interessi economici su questioni di enorme interesse sociale, come il clima, la salute, l’inquinamento, ecc. I risultati delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti sono una vittoria per coloro che sostengono il negazionismo riguardo ai cambiamenti climatici, minacciando seriamente di influenzare le politiche energetiche e ambientali degli Stati Uniti. Le dichiarazioni negazioniste di Donald Trump, prima e dopo la sua ascesa alla Presidenza, i consistenti tagli alle politiche ambientali, e in particolare al Climate Action Plan, alla ricerca e all’istruzione, e la concreta possibilità che il neo Presidente venga meno anche agli Accordi di Parigi, firmati dal suo predecessore appena un anno fa, sono tra le motivazioni più forti che hanno spinto all’organizzazione della marcia.

La “Marcia per la Scienza” di Roma si inserisce in questo contesto globale, aggiungendo le tematiche della cronica arretratezza del nostro paese nei confronti riguardo alle politiche di istruzione superiore, ricerca e sostegno al mondo scientifico italiano.

Dal manifesto della Marcia per la Scienza: “Il tentativo tutt’ora in atto di caratterizzare i risultati delle ricerche scientifiche come una mera opinione di parte, che ha dato al Governo Federale statunitense la legittimità di rifiutare l’evidenza scientifica, è un problema urgente e critico. È arrivato il momento, per le persone che supportano la ricerca scientifica, di prendere posizione pubblicamente. Anche nel nostro Paese.

Il programma a Roma. La Marcia per la Scienza partirà dal Pantheon alle 16 di sabato 22 aprile, per terminare alle 17  in piazza Campo de’ Fiori, al cospetto della statua di Giordano Bruno, preso a simbolo della resistenza della ragione al cieco oscurantismo.
Successivamente, dalle 17 alle 19, il Villaggio per la Terra, la manifestazione di Earth Day Italia che riunirà dal 21 al 25 aprile gran parte del mondo ambientalista italiano in cinque giornate di dibattiti, focus e convegni a Villa Borghese, offrirà ai partecipanti alla marcia il suo palco per due ore di interventi di scienziati, ricercatori, divulgatori e artisti, a sostegno della causa della scienza.

A Milano sarà possibile partecipare a March for Science Milano.

Potete seguire l’evento sui social attraverso gli hashtag: #ScienceMarchIT  #MarchforScience #EarthDay2017 #VillaggioperlaTerra

In questo post il punto di vista di Scienza in Rete. Qui il manifesto della Marcia per la Scienza

Koert van Mensvoort: natura e tecnologia

Ho seguito online l’incontro con Koert van Mensvoort al Museo Scienza di Milano, organizzato da Meet The Media Guru. Natura, tecnologia, uomo i temi trattati con nuovi progetti e sogni che condivido.

Non potendo essere presente in sala per motivi famigliari, ho deciso di seguire online l’intervento di Koert van Mensvoort al Museo della Scienza e Tecnologia di Milano. L’incontro è stato organizzato da Meet The Media Guru. Per dirla tutta, quella sera il collegamento internet non mi funzionava e mi sono presa una seconda serata per rivedere il video.

Koert è una persona che fa qualsiasi cosa ed è appassionata di qualsiasi cosa: architetto, blogger, designer, amante della natura, della tecnologia, dell’uomo. Anche lui mi ha incuriosito, così come John Thackara che ho seguito lo scorso anno.

Koert (d’ora in poi lo chiamerò solo col nome, visto il cognome complicato) inizia parlando di tecnologia: i dispositivi elettronici che sono attorno a noi sono davvero tanti. Koert ha raccontato cose che definire futuribili è forse poco. Piante che crescono in base ai dati numerici che forniamo loro. Vernice delle pareti interattiva che cambia colore a seconda del nostro umore. Lampada che viene ricaricata dalle alghe che ci vivono dentro.

Cosa mi ha colpito del discorso di Koert? Un punto è senz’altro il fatto che la tecnologia fa parte della nostra vita.

“L’essere umano è tecnologico per natura”

È come se ci fossero tre pianeti paralleli: quello geologico, quello dato dalla biosfera e quello dato dalla rete dei dati e dalla tecnologia.

Screenshot della presentazione di Koert van Mensvoort: la geosfera, la biosfera e la tecnosfera

Un secondo discorso interessante è quello della carne. L’Olanda, il Paese di Koert, sta producendo carne in laboratorio. Non so se in futuro si andrà in questa direzione e non mi interessa tanto la carne in sè. Quello che mi ha colpito del suo ragionamento è che produrre carne in laboratorio limita la sofferenza degli animali, elimina il problema etico del mangiare un altro essere umano. Un secondo esempio a questo proposito è quello di un acquario da tenere in casa che contiene degli ibridi tra piante ed animali, esseri creati in laboratorio. In questo modo i pesci non sono veri, non soffrono nello stare chiusi, non soffriamo noi umani per le loro condizioni.

“Next Nature. Nature changes along with us”

L’essere umano è nella natura. C’è una coevoluzione tra l’uomo e la natura. C’è una coevoluzione tra l’uomo e la tecnologia. Le api si evolvono assieme ai fiori che impollinano, così l’uomo si evolve assieme alla tecnologia che produce. Purtroppo, al momento, la biodiversità diminuisce e ci sono più brevetti che specie vegetali e animali. Ma il mondo non è perfetto, gli esseri umani non sono perfetti e insieme ai vantaggi dobbiamo anche saper affrontare i problemi che la tecnologia ci pone.

La piramide della tecnologia. Molto interessante il discorso sulla piramide della tecnologia. Una piramide fatta di sette scalini. Alla base c’è un’idea, un pensiero. Poi la tecnologia che usiamo (telefono, televisione…) e la tecnologia applicata (il petrolio, l’energia solare, l’energia eolica). Un gradino più sopra c’è la tecnologia “accettata”, quella che entara a far parte della nostra quotidianità: il cellulare, l’automobile, il GPS. Al quinto livello c’è la tecnologia vitale, quella di cui non possiamo fare a meno. Qui l’esempio di Koert è interessante: possiamo fare a meno delle fogne? Possiamo fare a meno di internet?

Al sesto livello arrivano le sorprese, cose alle quali, sinceramente, non avevo pensato: la tecnologia invisibile, come l’alfabeto, l’orologio. Impariamo da piccoli ad utilizzarli e poi sono così naturali che non ci sembrano nemmeno più tecnologia. Al livello più alto c’è la “tecnologia naturalizzata”, quella che è talmente parte di noi che se ci chiedessero degli esempi di tecnologia, chi nominerebbe l’agricoltura, l’abbigliamento, il cucinare? Sono tutte tecnologie ma ce ne siamo dimenticati, perché sono ormai parte della nostra vita.

Screenshot della presentazione di Koert van Mensvoort: la piramide della tecnologia

 

“Tu, che sogno hai?” Koert ha fatto questa domanda che è stata fatta anche a lui. Ognuno ha un sogno. Ascoltando questo discorso ci ho ritrovato uno dei miei sogni ecologici per questo mondo: quello della Eco-Coin

Dare valore alla natura: ne ho parlato anche nel mio ebook, è un tema che vorrei vedere realizzato nel futuro. Facciamo un esempio (potete trovarlo qui, nel sito Next Nature). Il signor Alberto ha una piccola fattoria nella Foresta Amazzonica. Arriva una grande azienda, spesso una multinazionale, e gli offre 10.000 $ per comprare il terreno, bruciare tutto, coltivare altro, ciò che il mercato richiede. Questa è una possibilità. La seconda è lasciar vivere la foresta, ma così Alberto guadagna 0$ e muore di fame.

Perché non ci può essere una terza possibilità? Quella della eco-moneta. Alberto decide di salvare la foresta, la foresta ha una valore ambientale, quindi economico, per lui e per il Pianeta e Alberto riceve 5.000 eco-monete (ma forse anche di più, a seconda del valore che diamo alla foresta)  per poter vivere e allo stesso tempo far vivere il Pianeta.

Ecco, signor Koert, questo è il mio sogno :-) Grazie per averlo fatto vivere in una bella serata di aprile a Milano. Spero di poterlo vedere realizzato nel futuro. Perché sì, è vero, noi

“Andiamo avanti verso la natura. Forward to Nature. Next Nature”