curiosa di natura

A COP 27 si parla di mari, foreste e biodiversità

COP27 ha aperto i lavori in Egitto a Sharm El-Sheikh. Quali principali temi legati alla natura e all’ambiente sono stati affrontati nel corso della prima settimana?

Loss and Damage e i messaggi dei capi di Stato

COP 27 è iniziata il 6 novembre in Egitto, a Sharm El-Sheikh, con i saluti di benvenuto del Ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry che ha messo in luce i principali temi che saranno al centro dei lavori di quest’anno: Loss and Damage, ovvero perdite e danni, i diritti umani e la giustizia climatica. 

Loss and Damage, le perdite e i danni, riguarda gli aiuti economici che i Paesi più industrializzati devono versare agli Stati che subiscono maggiormente i danni del cambiamento climatico. Infatti sono gli Stati che meno inquinano, spesso i più poveri, quelli che stanno già vivendo una grave crisi climatica e ambientale.

I capi delle Nazioni presenti a COP 27 hanno aperto i lavori del summit con un loro breve discorso. Il Presidente del Paese che ha ospitato COP 26 lo scorso anno, il britannico Alok Shamma ha evidenziato come nel 2021 sono stati raddoppiati i fondi per l’adattamento climatico. La prospettiva, ormai lontana, di contenere entro i 2°C l’aumento della temperatura globale entro fine secolo dovrà essere rivista. Nonostante tutto, COP 26 ha portato progressi e passi avanti sulla finanza climatica e sul tema del Loss and Damage.

I rappresentanti dei Paesi considerati tra i più grandi inquinatori al mondo, Russia, Cina e India, sono assenti e l’Ucraina non partecipa a causa del conflitto in corso. 

Il discorso della premier italiana Giorgia Meloni era molto atteso. Secondo il report degli inviati di Italian Climate network, l’Italia si impegna a portare avanti la decarbonizzazione e il Loss and Damage in linea con gli obiettivi degli altri Paesi europei. Per quanto riguarda l’energia, l’Italia intende diversificare il sistema energetico: così ha detto Giorgia Meloni incontrando vari leader africani. 

Paradossale è la parola usta per indicare il fatto che i Paesi che inquinano meno pagheranno i prezzi ambientali più alti. Ma la questione chiave di questa COP 27, il Loss and Damage, le perdite e i danni, non sono stati mai presi in considerazione nel suo discorso. La frase conclusiva e riassuntiva è stata: “L’Italia contribuirà per la sua parte”.

L’aumento del livello dei mari e lo scioglimento dei ghiacciai

Rober Kropp e Sarah Coley, autori dell’IPCC, hanno tenuto un intervento a COP 27 sui temi del surriscaldamento del Pianeta. La temperatura media globale aumenta, i ghiacciai si fondono e l’acqua di fusione va a contribuire all’innalzamento del livello di mari e oceani.

Secondo le proiezioni degli scienziati, il livello medio del mare si è alzato di circa 20 centimetri nell’ultimo secolo.

Rober Kropp e Sarah Coley, autori dell’IPCC

Gli autori hanno proposto due scenari futuri possibili: il primo, con le attuali alte emissioni di gas serra in atmosfera, e il secondo, riducendo il livello delle emissioni. I dati sono allarmanti in entrambi i casi.

Nel primo scenario, nel 2100 il mare aumenterebbe il suo livello di 60-90 centimetri, mentre nella seconda ipotesi, arriveremo a valori compresi tra i 30 e i 60 centimetri.

Se aggiungiamo una probabile maggiore fusione dei ghiacciai in Groenlandia e nell’Artico, per qualche evento estremo ed imprevisto, nel 2150 i mari sarebbero più alti di circa 1 metro, nella migliore ipotesi, fino ad arrivare al valore di cinque metri in quella peggiore.

Il professor Stefano Caserini, esperto di Mitigazione dei Cambiamenti Climatici, in un articolo per Italian Climate Network afferma che la soluzione è quella di ridurre rapidamente le emissioni di gas serra. 

Nonostante gli sforzi futuri, nel 2100 diverse isole e coste saranno scomparse e la geografia di molte città sul mare sarà molto diversa da quella attuale. L’aumento del livello dei mari e degli oceani è in corso ed è un fenomeno lento e irreversibile.

Transizione ecologica e protezione della biodiversità

Un altro interessante intervento raccontato dai reportage di Italian Climate Network è quello che riguarda i finanziamenti alla transizione ecologica per limitare la perdita di biodiversità.

Il Presidente della BEI, Banca Europea per gli Investimenti, Werner Hoyer ha affermato che:

Non c’è altra alternativa se non l’azione per il clima

Werner Hoyer, Presidente della BEI, Banca Europea per gli Investimenti

Nel 2021 sono state finanziate numerose opere in tutto mondo:

  • parchi eolici in Europa
  • energia solare in Africa
  • trasporti a basse emissioni in Asia
  • progetti di adattamento in America Latina.

Visto che sono ancora molti i passi da compiere verso una giusta transizione, verso un’economia climaticamente neutra nel mondo, collegare COP 27 a COP 15, l’incontro mondiale sulla biodiversità che avrà luogo a dicembre in Canada, a Montreal, è un ulteriore passo in avanti.

Negli incontri della scorsa settimana a COP 27 è stato proposto un nuovo piano strategico che prende il nome di Nuova Struttura per l’Ambiente e prevede di migliorare lo stato del bacino del Mediterraneo e valorizzare l’economia blu.

Intervenire per ridurre la perdita di biodiversità, ridurre l’inquinamento, promuovere l’economia circolare e l’economia blu, proteggere la salute e il benessere umano sono quattro punti fondamentali di collegamento tra COP 27 e COP 15.

Il degrado del suolo e la perdita di foreste

I Paesi dll’Unione europea insieme ad altri 26 Stati al mondo hanno aderito ad un accordo chiamato FCLP: Forest and Climate Leaders Partnership.

Si tratta di un aggiornamento degli impegni presi lo scorso anno a Glasgow. Abbiamo già dimezzato il numero di alberi che era presente su questo Pianeta diecimila anni fa . Oggi sappiamo che:

Le foreste ospitano l’80% di tutte le specie terrestri di animali e piante. Le attività agricole restano il principale fattore che causa la deforestazione: perdiamo il 90% delle foreste per fare posto a campi da coltivare

Il Brasile e la foresta amazzonica sono il più noto degli esempi, ma altre foreste al mondo subiscono gli stessi danni.

Alla COP 27 si è ribadito il principio secondo il quale se gli ecosistemi sono sani, anche l’economia e la società saranno in buona salute. Durante le discussioni si sono trattati alcuni principi che faranno parte del nuovo accordo FCLP, Forest and Climate Leaders Partnership:

  • verificare che i soldi promessi per tutelare le foreste siano veramente versati e utilizzati a questo scopo
  • non finanziare altri progetti che distruggono le foreste e aumentare i fondi per progetti nature-positive
  • essere di supporto alle popolazioni indigene che abitano nelle foreste
  • aiutare i Paesi ricchi in foreste a raggiungere i propri obiettivi climatici.

Gli stati africani, quali Kenya, Gabon e Tanzania hanno evidenziato come prendere decisioni importanti sui mercati del carbonio aiuterebbe loro e molti altri paesi africani e del mondo. Il Kenya sta facendo la sua parte e si è impegnato a piantare cinque miliardi di alberi entro il 2027.

I mercati di credito del carbonio tengono poco conto delle funzioni delle foreste come sequestro del carbonio: i Paesi poveri economicamente ma ricchi di alberi e foreste come la Tanzania, sono svantaggiati da questo punto di vista. L’Europa si è assunta le proprie responsabilità nelle azioni di deforestazione che il commercio europeo ha causato nel mondo e si impegna a promuovere la EU Deforestation Law.

I negoziati di COP 27 proseguono fino al 18 novembre. Nuovi aggiornamenti ci attendono a proposito di natura, ambiente e clima che cambia.

Fonte: I bollettini giornalieri del sito Italian Climate Network

Jane Goodall: esseri senzienti, le ragioni di una speranza

Il 27 ottobre 2022 è una giornata che non scorderò mai. Ho avuto la fortuna di poter assistere al convegno della dottoressa Jane Goodall a Milano. Un’emozione grande, un incontro bellissimo e un messaggio di speranza per tutta l’umanità.

Jane Goodall a Milano

La dottoressa Jane Goodall, etologa e ambientalista, fondatrice del Jane Goodall Institute e Messaggera di Pace dell’ONU è stata in Italia, a Milano e a Venezia, in questo mese di ottobre. Quando ho visto la locandina dell’evento mi sono precipitata a scrivere per riservare un posto in sala.

Da biologa, appassionata in particolare di zoologia, botanica ed ecologia, Jane Goodall è per me un mito. Non volevo assolutamente perdere questo incontro. Un convengo bellissimo ed emozionante, con un messaggio di pace e uguaglianza e una speranza per il futuro dell’umanità e del Pianeta.

Quando sono arrivata alla sede Cariplo di Milano ho capito subito che quello era il posto. L’ho capito dalla lunga coda di persone, fin dietro l’angolo. Mi sono messa in fila e sono stata premiata dal poter vedere la dottoressa Goodall al suo arrivo, scendere dall’auto ed entrare nel Palazzo della Cariplo, sede del convegno. Finalmente le coda ha iniziato a scorrere e sono entrata nella sala a occupare uno dei posti liberi.

Quando Jane Goodall è entrata nell’auditorium, è stata salutata da un lungo applauso. Ma non era un applauso qualunque: già da quel primo momento mi sono resa conto che quel giorno avrei respirato un’aria diversa, un’emozione grande, un brivido intenso che mi ha accompagnato per tutta la giornata, un’emozione condivisa con tutti i presenti.

Jane Goodall a Milano
Jane Goodall, Milano 27 ottobre 2022

Esseri senzienti

Il convegno è stato organizzato da Unione Buddhista Italiana e Jane Goodall Italia. A dare il primo saluto è stato Filippo Scianna, Presidente dell’Unione Buddhista Italiana. Ringraziando tutti i presenti e la dottoressa Goodall, la sua voce si è subito rotta dall’emozione e da quel momento le emozioni di ciascuno di noi sono state le emozioni di tutti.

Due parole mi hanno colpito ascoltando la visione di questa religione: compassione, desiderio sincero che nessun essere soffra e saggezza. Quello del buddhismo è “un pensiero rivoluzionario che muove dall’idea di un potenziale illimitato presente all’interno di ciascun essere vivente”.

Da quel momento ho respirato un’aria nuova, che difficilmente ho trovato altrove, ad iniziare dalle parole: gentilezza, armonia, emozioni, dialogo, compassione, empatia.

Con queste parole, Filippo Scianna ha dato inizio all’incontro, ricordandoci come gli esseri umani possono creare grandi cose, come per capire il linguaggio degli animali basta guardare il loro volto, osservare i loro gesti.

“Condividiamo l’idea di trasformare la visone antropocentrica di oggi in una di tipo eco-centrica. Lo spirito di una mente ecologica vede oltre la separazione: apparteniamo a qualcosa di più grande del nostro ristretto mondo personale e non c’è altra via che vivere collegati a tutto ciò che ci circonda”

Filippo Scianna, Presidente dell’Unione Buddhista Italiana
Locandina del convegno, Esseri senzienti. Le ragioni di una speranza

Come capire gli animali

Dopo i saluti di Filippo Scianna, all’incontro “Esseri senzienti. Le ragioni di una speranza” hanno partecipato Andrea Morello, Presidente di Sea Shepherd Italia e Angelo Vaira, etologo e zooantropologo.

La vita sott’acqua la conosciamo poco. Eppure negli oceani si trovano creature fantastiche e molto intelligenti come i polpi. Sea Shepherd Italia ha iniziato una campagna per liberare questi animali, importanti componenti della catena alimentare. Senza polpi, non ci sarebbero le foche monache e tante altre creature marine. Stiamo inquinando i mari e distruggendo gli habitat marini. Senza polpi, foche, balene e senza le creature del mare anche la nostra vita è in pericolo:

Ognuno di noi ha un impatto sul mare, anche chi vive distante dalle rive. Dobbiamo percorrere insieme una strada verso l’azione che fa la differenza

Andrea Morello, Presidente di Sea Shepherd Italia

Angelo Vaira, etologo e zooantropologo, è tornato a far respirare quell’aria nuova a tutti i presenti in sala con una parola semplice: dialogo, cioè incontro tra menti. Comunicare con gli animali non è così difficile: basta guardarli in volto. Basta dare a ciascuno di loro un nome. Basta adottare un cane o un gatto da un canile.

Noi siamo profondamente legati al mondo animale, è il nostro stesso mondo, sarà semplice comprenderlo:

Proprio come una madre protegge con la vita suo figlio, così, con amore sconfinato, dovremmo amare tutti gli esseri

Buddha – Metta Sutta – Suttanipata, 143-152

Daniela De Donno, Presidente del Jane Goodall Institute Italia, ha introdotto l’intervento della dottoressa Goodall con poche parole. Un grande senso di gratitudine. La certezza che ognuno di noi può fare la differenza. Serve agire, serve educare al rispetto per ogni essere vivente e per la sostenibilità.

Per questo Jane Goodall ha fatto visita all’Italia, per lasciare il suo messaggio di speranza al mondo e ai giovani in particolare, ma anche perché ha inviato al governo una proposta di legge per migliorare le condizioni di vita delle scimmie antropomorfe in cattività nel nostro Paese, per garantire loro un maggiore benessere fisico e psicologico.

Jane Goodall e le ragioni di una speranza

L’arrivo di Jane Goodall sul palco è stato accolto da un forte applauso e da tanta commozione. Quell’aria di compassione e condivisione che ha invaso ciascuno di noi nel profondo. Riassumere il suo intervento non è possibile: occorre ascoltare la sua voce, le sue parole, vedere la sua grande semplicità.

Una bambina che da sempre ha amato la natura: il faggio del suo giardino, osservare come le galline fanno le uova. Un grande amore che l’ha portata ad andare in Tanzania a studiare gli scimpanzé. Senza laurea, è stata poi invitata dal suo professore in Inghilterra per conseguire un dottorato e continuare il lavoro di ricerca.

Gli scimpanzé condividono con l’uomo circa il 99% del loro DNA. Sono simili a noi, hanno comportamenti di forte competizione e territorialità, ma sono anche capaci di grande altruismo e compassione.

Sono esseri senzienti ai quali dare un nome, sono nostri compagni di vita in questo mondo. Provano emozioni come noi: gioia, paura, curiosità. Dare un nome perché non siamo soli su questo Pianeta: ogni individuo ha il suo nome. Gli animali sono intelligenti: pensiamo ai polpi, ai delfini, alle balene ma anche ai cani, ai gatti e ai maiali. Per non parlare degli uccelli, dai corvi che portano regali e risolvono problemi, ai pappagalli che imparano migliaia di parole.

Se vivi nella foresta, ti rendi conto come tutto è interconnesso. Tutti gli esseri viventi sono interdipendenti tra loro. L’uomo dipende in tutto e per tutto dalla natura

Dr.ssa Jane Goodall

Nonostante questo, siamo stati capaci di inquinare il Pianeta, di uccidere gli animali e distruggere i loro habitat e stiamo portando il Pianeta al collasso. Occorre agire ora. Questa è una chiamata al risveglio per tutti noi. Nel mondo occidentale, tra i Paesi più ricchi, si sta facendo avanti una coscienza ambientale. Occorre ridurre la povertà e portare questo messaggio a tutti.

In un Pianeta con risorse naturali limitate non può esserci uno sviluppo economico illimitato. Siamo ad un bivio: continuare con le nostre scelte sbagliate oppure sviluppare una nuova relazione col mondo naturale?

Durante questo incontro ho respirato un’aria nuova: ricca di armonia, compassione, amore e rispetto per tutti gli esseri viventi. Un’aria che spero possa arrivare fino a te che stai leggendo questo post. Per questo ti invito ad agire e, come abbiamo fatto qui in sala, a pronunciare tutti insieme le parole con le quali Jane Goodall ha concluso il suo intervento:

We can, we will, we must!

Dr.ssa Jane Goodall

Puoi trovare informazioni e sostenere i progetti della dottoressa Jane Goodall, visitando il sito Jane Goodall Institute Italia e Roots and Shoots

Wildlife Photographer of The Year 2022

Da ottobre a dicembre 2022 torna a Milano Wildlife Photographer of the Year, la mostra di fotografie naturalistiche più prestigiosa al mondo. Per ammirare la bellezza della natura e del mondo animale e riflettrre sui comportamenti che l’uomo mette in atto verso l’ambiente.

La mostra e gli scatti premiati

Anche quest’anno non mi sono persa la bellissima esposizione Wildlife Photographer of the Year che a Palazzo Turati, in zona Cordusio, mette in mostra le 100 immagini premiate alla 57esima edizione del concorso fotografico indetto dal Natural History Museum di Londra. Una competizione che ha visto in gara oltre 50.000 scatti fotografici provenienti da 96 Paesi al mondo realizzati da fotografi professionisti e dilettanti, di diverse età.

La giuria di esperti ha selezionato i migliori 100 scatti, in base alla creatività, al valore artistico e alla complessità tecnica. Sono immagini meravigliose e preziose che ritraggono le specie animali e vegetali nei loro habitat naturali e ci fanno riflettere su temi sempre attuali quali l’estinzione delle specie, la perdita degli habitat e della biodiversità.

I due massimi riconoscimenti assegnati ogni anno sono il Wildlife Photographer of the Year 2021 e il Young Wildlife Photographer of the Year 2021, che premia le foto dei giovani a partire dai 10 anni di età.

La foto vincitrice del premio Wildlife Photographer of the Year 2021 è stata scelta dal Presidente della giuria come “foto sorprendente, intrigante, energica, una vera esplosione di vita”. Lo scatto di Laurent Ballesta, Creation, ritrae un branco di cernie che nuotano nella Polinesia Francese, nell’istante esatto della deposizione delle uova. È un momento unico e irripetibile, che si svolge una sola volta l’anno durante la luna piena di luglio. Un attimo che diventa sempre più raro da immortalare perché questi pesci sono in via di estinzione, minacciati dalla pesca intensiva.

Tra i giovani, lo scatto vincitore del Young Wildlife Photographer of the Year 2021 è quello di Vidyun R. Hebbar dal titolo Dome home. Un ragno trovato all’interno di una fessura di un muro mentre tesse la sua tela sullo sfondo di un ambiente che ha i colori dell’arcobaleno.

01 © Vidyun R Hebbar, Wildlife Photographer of the Year.
A spider is commuting in a TukTuk - A Tent spider captured with the moving TukTuk in the baground .
01 © Vidyun R Hebbar, Wildlife Photographer of the Year.
A spider is commuting in a TukTuk – A Tent spider captured with the moving TukTuk in the baground

Le meraviglie della natura

La mostra si articola in diverse sezioni dedicate al mondo animale e vegetale. Troviamo:

  • Ambiente, con le sezioni Animali nel loro ambiente e Natura urbana
  • Prospettive: Ritratti animali e L’arte della natura
  • Piante e Funghi
  • Mondi acquatici, con le sezioni dedicate a Oceani: la visione d’insieme e Subacquee
  • Comportamenti di Invertebrati, Anfibi, Rettili, Uccelli e Mammiferi e Zone umide: una visione d’insieme

Seguono tre sezioni per i giovani fotografi divisi per fasce d’età: fino a 10 anni, dagli 11 ai 14 anni e dai 15 ai 17 anni.

In queste sezioni dedicate agli animali in natura resto affascinata dai colori, dalle pose, dagli sguardi e dalle espressioni di ogni singolo individuo. Soffermandosi davanti alle foto non si può fare a meno di constatare che sono esseri viventi e senzienti al pari di ogni essere umano.

Mi ha colpito il fatto che quest’anno diverse foto premiate hanno uno sfondo o un animale dal colore nero. Il colore nero, che racchiude in sé tutti i colori, evidenzia molto i tratti degli animali come nel caso del bellissimo gorilla nello scatto dal titolo Riflesso. Anche la Volpe nella tormenta è una fotografia meravigliosa che mostra tutta la curiosità, la paura e l’incertezza di un animale che si muove nel buio in un territorio sconosciuto. Guardate la foto e ditemi se non è vero che riusciamo capire perfettamente le emozioni e le sensazioni provate da questo animale!

Anche lo scatto del giovane Emelin Dupieux, L’atterraggio dell’apollo, è una foto dal colore nero prevalente. Ritrae una farfalla Apollo nei suoi colori dal bianco, al grigio, al rosso che risaltano sul bianco e giallo dei petali di una margherita. Una farfalla vulnerabile che risente degli effetti dei cambiamenti climatici.

Un tocco delicato è lo scatto di Shane Kalyn che mostra il corteggiamento tra due corvi. Anche in questo caso, due animali dal piumaggio nero sullo sfondo bianco, una combinazione di colori che mostra tutta la bellezza e l’eleganza di questi uccelli.

Tra i vari scatti di questa sezione non mancano quelli che ci fanno riflettere sulla perdita di biodiversità, l’estinzione di molte specie animali e vegetali, i rifiuti che abbandoniamo in terra e per mare. Un tema molto recente è quello dell’estrazione delle terre rare e di molti metalli che utilizziamo per i dispositivi digitali ed elettronici, estrazioni che distruggono l’ambiente, gli animali e le popolazioni di molte aree del nostro Pianeta.

Fotogiornalismo e riflessioni sul comportamento umano

Nella mostra Wildlife Photographer of the Year non mancano mai le sezioni dedicate al fotogiornalismo e alle inchieste. Quest’anno sono state allestite quattro sezioni con relativi premi:

  • per il miglior portfolio
  • la storia fotogiornalistica
  • il portfolio astro nascente
  • fotogiornalismo.

Da diversi anni ormai le tematiche che riguardano il bracconaggio, i cambiamenti climatici, la pesca e la caccia eccessive e illegali fanno riflettere i visitatori della mostra sui comportamenti di molti esseri umani verso il paesaggio e la natura che ci circondano, ma soprattutto verso gli animali, gli esseri viventi che condividono con noi la vita sulla Terra.

Come sempre, sono rimasta molto impressionata dalle inchieste sul mondo animale. La storia fotogiornalistica dal titolo Comunità di cura racconta degli animali, dei medici e dei volontari all’interno di un centro di riabilitazione e recupero per scimpanzé. Sono soprattutto orfani del commercio di fauna selvatica. Spesso gli scimpanzé sono uccisi per la loro carne, altre volte vengono catturati per essere tenuti nelle case come animali da compagnia. Molto spesso sono utilizzati come attrazione in mercati e spettacoli all’aperto. Sono sempre vittime di sofferenze e malnutrizione tanto che i medici sono costretti ad amputare parti delle zampe per poterli tenere in vita.

Tra i portfolio premiati c’è anche Orsi polari in estate del giovane Martin Gregus che racconta la vita degli orsi minacciata dallo scioglimento dei ghiacciai dovuto ai cambiamenti climatici e all’innalzamento della temperatura globale terrestre. Nella didascalia allo scatto dei due orsi polari disposti a forma di cuore, Martin scrive: “L’amore che le persone devono al mondo naturale”.

L’elefante nella stanza di Adam Oswell ripropone il tema degli zoo e degli acquari. È davvero giusto rinchiudere animali che dovrebbero vivere in libertà? È davvero divertente o utile poterli osservare in queste condizioni innaturali?

Un’altra questione che sarà molto discussa nel futuro è quella che riguarda l’alimentazione umana e gli insetti. Nella storia fotogiornalistica in mostra, Saltatori celesti, si racconta della raccolta di grilli in Uganda. Attratti dalle luci artificiali di lampade alogene, sono rinchiusi in bidoni oleosi perché usati in precedenza per contenere benzina o petrolio. Gli insetti sono venduti vivi oppure già cotti e bolliti. Se in futuro ci nutriremo sempre più di insetti, è giusto catturarli in natura oppure occorrerà allevarli?

Tanta bellezza e tante domande. È difficile raccontare una mostra di fotografie: bisogna andare a vedere di persona. La mostra Wildlife Photographer of the Year è aperta ai visitatori anche con la possibilità di seguire visite guidate da fotografi naturalisti su prenotazione. L’Associazione culturale Radicediunopercento organizza serate dedicate alla natura, alla fotografia e alla presentazione di libri, oltre a corsi teorici e pratici workshop in natura.

L’azienda Patagonia e la svolta per il clima

Da qualche giorno sul sito di Patagonia, azienda che produce abbigliamento e attrezzature outdoor è comparso un messaggio molto particolare: “Il nostro unico azionista ora è il Pianeta”. 

Conosciamo insieme l’azienda Patagonia, il suo proprietario Yvon Chouinard e come ha deciso di salvare il Pianeta.

Patagonia, un’azienda dal business responsabile 

Patagonia è un’azienda nata in California cinquant’anni fa da un’idea di Yvon Chouinard, suo fondatore. Lui si definisce un artigiano e ha iniziato producendo attrezzatura per arrampicata per amici e conoscenti. In seguito è passato a produrre anche abbigliamento sportivo e ha fondato Patagonia. 

Fin dall’inizio Patagonia si è distinta per il suo tipo di business, un business responsabile. Da qualche giorno sul sito aziendale della società si legge una lettera del suo fondatore che contiene un’importante dichiarazione: 

“Il nostro unico azionista ora è il Pianeta”

Leggendo la lettera di Chouinard ho trovato una frase chiave davvero preziosa in questi anni nei quali la crisi climatica non ci dà altra scelta:

“Invece di estrarre valore dalla natura e trasformarlo in profitti, useremo la prosperità generata da Patagonia per proteggere la vera fonte di ogni ricchezza. Stiamo facendo della Terra il nostro unico azionista”

Le risorse che il Pianeta ci offre sono finite e limitate. Non estrarre valore dalla natura, ma al contrario utilizzare il denaro ricavato per ricostituire e salvare il nostro patrimonio naturale. Questo è il vero punto chiave della lettera scritta da Chouinard. Dare valore alla natura come sola possibilità per poter avere un futuro su un Pianeta sano. 

La famiglia Chouinard ha preso una decisione che ha pochi precedenti, ovvero quella di trasferire tutta la sua proprietà a due fondi: il Patagonia Purpose Trust e l’Holdfast Collective. Il ricavato delle vendite sarà reinvestito come dividendi per proteggere e salvaguardare il nostro Pianeta. Chouinard e i suoi eredi restano azionisti di controllo del Patagonia Purpose Trust in modo da poter eleggere e avere una supervisione sui membri del consiglio di amministrazione.

I danni che il riscaldamento globale ha prodotto e la distruzione degli ecosistemi oggi sono sotto gli occhi di tutti. Anche Patagonia come azienda ha cercato da sempre di impegnarsi al massimo e di fare la sua parte per il Pianeta. 

L’idea del suo fondatore, Yvon Chouinard, è stata chiara fin dall’inizio. Se con le vendite si riesce a far funzionare l’azienda, a pagare stipendi e bollette, con quello che si guadagna in più è possibile fare un business consapevole e aiutare il Pianeta. 

Ma non solo. Come si legge nella sua lettera,

“avremmo potuto influenzare positivamente i clienti e altre aziende, e forse cambiare il sistema”

L’azienda Patagonia e la svolta per il clima

Gli obiettivi climatici di Patagonia

Patagonia ha iniziato dall’interno il suo impegno per l’ambiente, producendo abbigliamento e attrezzature che utilizzano materiali e tessuti naturali, in modo responsabile e sostenibile.

Come azienda B Corp e Società Benefit certificata, Patagonia ha deciso negli anni di destinare l’1% proveniente dalle vendite a favore di associazioni ambientaliste non profit. Dal 2018 nello statuto aziendale si legge che Patagonia è nel business per salvare il nostro Pianeta. 

Ma tutto questo non era sufficiente, come ha scritto nella sua recente lettera Yvon Chouinard. D’altra parte una soluzione non la trovava e così la soluzione che Patagonia cercava l’ha inventata da solo.

L’idea innovativa è quella di trasferire il 100% delle azioni con diritto di voto al fondo Patagonia Purpose Trust che, come abbiamo visto, nasce per tutelare, controllare e proteggere i valori dei fondatori dell’azienda stessa. 

Il 100% delle azioni senza diritto di voto passano invece all’associazione Holdfast Collective. Si tratta di una no profit che si impegna a contrastare la crisi ambientale e a difendere la natura e il patrimonio naturale. 

I profitti dell’azienda Patagonia verranno reinvestiti e ridistribuiti come dividendi: in questo modo saranno tutti a disposizione per contenere la crisi climatica.

Il messaggio di Yvon Chouinard per il futuro

Patagonia nasce nel 1973 in California grazie a Yvon Chouinard, suo fondatore. Negli ultimi decenni, come si legge sul sito, è stato chiaro a tutta l’azienda che “la crisi climatica è affar nostro”.

Ridurre le emissioni di carbonio è un obiettivo fondamentale di questa B Corp, insieme agli sforzi per aiutare le comunità a liberarsi dai combustibili fossili e proteggere la natura

Ma compensare le emissioni per raggiungere la neutralità carbonica non è sufficiente secondo il parere dell’azienda. Infatti il 95% delle loro emissioni deriva dalla catena di approvvigionamento e dalla produzione dei materiali. 

Per questo motivo l’obiettivo principale di Patagonia e del suo fondatore è quello di essere da esempio per la società e per altre aziende. Influenzare in modo positivo il comportamento di un maggior numero possibile di persone, comunità, aziende. 

Come dice chiaramente il Ceo di Patagonia, Ryan Gellert, non basta ripulire dove abbiamo inquinato. Ogni business ha le sue responsabilità, è un esempio, ma è solo un elemento tra tanti. La crisi climatica è complessa e ha bisogno di molte soluzioni da applicare insieme:

“Dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione per garantire un futuro più sicuro e più giusto”

Il proprietario di Patagonia, Yvon Chouinard, compie 84 anni anni tra qualche mese. Nella sua lettera all’azienda ci lascia un forte messaggio per il presente e il futuro. La Terra ha finito le sue risorse, le abbiamo consumate in modo irresponsabile. Siamo arrivati ad un punto in cui non basta che un’azienda esista ancora tra cinquant’anni se il nostro Pianeta sarà distrutto. Le due cose vanno di pari passo. 

Il nostro Pianeta è resiliente e finora la natura è stata in grado di adattarsi al clima che cambia e ai danni che la maggior parte degli esseri umani ha prodotto. Per questo, se ci impegniamo al massimo, tutti noi e tutti insieme, possiamo ancora salvarlo.

Lucca, una smart city a contatto con gli animali

La città di Lucca fa parte del progetto Horizon 2020 insieme ad altre tre città europee per creare soluzioni basate sulla natura a partire dal contatto uomo-animale. Ti presento i percorsi Animabili di Lucca, prima città europea a misura di quattro zampe.

Il progetto europeo Horizon 2020

Il progetto europeo EU Horizon 2020 Project è noto anche come Inclusive Health and Wellbeing in small and medium size cities: da qui nasce l’abbreviazione In-habit 2020.

Ha come obiettivo quello di trovare soluzioni innovative per promuovere la salute e il benessere inclusivi, all’interno di città di piccole e medie dimensioni. Il progetto prende forma nel periodo che va dal 2020 al 2025.

Fanno parte del progetto 4 città pilota europee:

  • Riga in Lettonia
  • Cordoba in Spagna
  • Nitra in Slovacchia
  • Lucca in Italia.

Sono città accomunate dalle piccole – medie dimensioni, centri urbani che hanno deciso di sviluppare uno dei particolari aspetti all’interno del progetto Inhabit 2020. I punti di partenza per costruire una smart city sono numerosi: la cultura, il cibo, il legame uomo-animali, l’arte e l’ambiente stesso. Ciascuno di questi fattori – e tutti insieme – concorrono nel creare città vivibili a misura d’uomo, di natura e animali.

L’obiettivo del progetto europeo Horizon 2020 è quello di contribuire alla salute e al benessere degli abitanti delle città di medie e piccoli dimensioni, tenendo conto in ogni progetto di tre fattori fondamentali:

  • la diversità
  • l’equità
  • l’inclusività.

Si sono scelte città dalle dimensioni medio-piccole perché più dell’80% della popolazione europea vivrà in aree di questo tipo entro il 2030 e sarà necessario renderle innovative ma vivibili, rispettando l’ambiente e favorendo la transizione ecologica per un mondo sempre più sostenibile.

Quattro grandi aree tematiche sono alla base del progetto:

le innovazioni sociali, che permetteranno di integrare la mobilità sostenibile con il paesaggio, anche attraverso giochi e idee innovative

le innovazioni digitali e tecnologiche per permettere un migliore utilizzo a persone con disabilità, per monitorare e controllare diversi sistemi attraverso nuove app

le innovazioni culturali, festival e fiere creative, educazione al cibo e al gioco, promozione di eventi per contrastare il gender gap

le soluzioni basate sulla natura, dai giardini terapeutici alle infrastrutture verdi, dal contrasto ai cambiamenti climatici e all’inquinamento, al rapporto uomo-animali.

Lucca, una smart city a contatto con gli animali

Lucca e i percorsi Animabili

Lucca è una cittadina toscana con circa 88.000 abitanti. Il settore del turismo unito alla creatività è ciò che traina l’economia locale. Anche Lucca, come un po’ tutta l’Italia deve affrontare il problema dell’invecchiamento della popolazione, unito a quello della sostenibilità ambientale che spinge alla creazione di smart city verdi e tecnologiche.

Le sue dimensioni di piccola-media città l’hanno resa adatta per entrare a far parte del progetto europeo Horizon 2020. A Lucca sono state realizzate le Animabili, percorsi per pedoni e animali che comprendono camminamenti già esistenti e piste ciclabili. Un tracciato di circa 15 chilometri che si snoda dal centro storico, passando per le antiche mura, fino ad arrivare alle aree verdi più esterne, quelle circostanti la città.

L’obiettivo dei percorsi Animabili di Lucca è quello di essere accessibili a tutti: bambini e anziani, persone con disabilità e animali domestici.

Queste infrastrutture sono state realizzate tenendo conto delle caratteristiche del territorio e delle esigenze dei suoi abitanti e dei turisti. Le opere realizzate vengono animate da una serie di attività che si svolgono durante tutto l’anno. Attività sia di tipo sportivo che di intrattenimento, tutte a misura d’uomo e di bambini, adatte ai nostri animali domestici. In questo modo si vengono a creare dei servizi e dei luoghi amichevoli e innovativi.

Con la realizzazione dei percorsi Animabili Lucca diventa la prima città europea “a misura di amici a quattro zampe”. Le soluzioni basate sulla natura, nature based solutions, possono trovare applicazione anche nelle nostre smart city.

Quando parliamo di nature based solutions ci riferiamo principalmente a progetti che riguardano la flora e la fauna selvatiche. Uno di questi progetti riguarda la città di Venezia e le dune costiere.

I percorsi Animabili di Lucca sono un esempio di come le nature based solutions si possono applicare alle città e agli animali domestici.

All’interno dei percorsi possiamo trovare:

  • panchine adatte alla sosta di persone e cani,
  • fontane utili per rifornirsi di acqua e dar da bere ai nostri quattro zampe,
  • cartelloni che raccontano il percorso e le attività che si svolgono,
  • cestini porta rifiuti, anche quelli prodotti dai nostri cani.

Un progetto molto innovativo e interessante che unisce il concetto delle smart cities a quello delle soluzioni basate sulla natura. Un esempio di come il legame uomo-animale dovrà essere tenuto in considerazione da chi progetterà le nostre città del futuro. Oltre all’invecchiamento della popolazione, l’inclusione, la salvaguardia della biodiversità, insieme alla tecnologia e all’innovazione sono al nostro servizio per creare città verdi, sane e vivibili a misura d’uomo e di animale.

Economia circolare della vita: tornare a vivere in armonia con l’ambiente 

Si parla molto di economia lineare contrapposta all’economia circolare: hai mai pensato anche ad uno stile di vita nuovo, circolare, da vivere in sostituzione ad un uso del tempo lineare?

L’economia lineare ha caratterizzato gli ultimi secoli. Produrre di più e consumare di più. Una corsa contro il tempo che ha danneggiato l’uomo e l’ambiente oltre a consumare in modo eccessivo le risorse naturali che la Terra ci offre.

Hai mai pensato che anche il nostro stile di vita lineare è totalmente da rivedere per passare ad uno stile di vita che assomigli un po’ di più al concetto di circolarità?

Il tempo è la nostra risorsa più preziosa. E allora cosa ne facciamo? Cerchiamo di utilizzarla secondo il pensiero lineare: fare più cose nello stesso tempo, alla massima velocità. Perché pensiamo al tempo come risorsa lineare all’interno di un’economia lineare come qualcosa da utilizzare e sfruttare al massimo: fare più cose contemporaneamente e insieme per non sprecare nemmeno un minuto.

Tutto questo, a lungo andare, ha danneggiato la nostra salute, nel fisico e nella mente. Arriviamo a sera stanchi ed esausti, sempre frustrati, con l’idea di non aver finito quel lavoro, di non aver fatto abbastanza. E posticipiamo la nostra felicità ad un domani che non si sa quando arriverà.

Allo stesso modo abbiamo sfruttato oltre misura le risorse naturali che stanno per esaurirsi, senza pensarci, con l’idea che tutto è qui, oggi, a nostra disposizione.

Gli studi sul cambiamento climatico e sull’inquinamento ci dicono che siamo vicinissimi ad un punto di non ritorno per il Pianeta. Questa è molto probabilmente l’ultima occasione che abbiamo per cambiare stili di vita, tutti insieme. Per tornare a vivere in modo più sostenibile per noi e per le altre specie che condividono la vita sulla Terra.

Economia circolare della vita: tornare a vivere in armonia con l’ambiente 

Ma oltre che all’ambiente, l’economia circolare fa bene anche alla salute umana. Fare quello che ci fa stare bene per stare meglio e avere più tempo per noi, per gli altri, per il Pianeta. Allora perché non abbinare un’economia circolare ad uno stile di vita più circolare?

Tornare ad uno slow living o slow life e alla slow productivity. Vivere secondo i cicli della natura. Rispettare i suoi e i nostri tempi. Il tempo, risorsa preziosa da usare al meglio, non facendo di tutto e di più ma, al contrario, rallentando. 

Ecco che non è solo il PIL a dirci quanto è felice una persona, una comunità, una nazione, ma anche indicatori quali l’indice di sviluppo umano o il world happiness report.

Tornare ad un equilibrio ecologico, ad un modello di economia circolare anche nella nostra vita, con ritmi più lenti, a misura d’uomo e di natura, più vivibili. Troppe energie sprecate portano a malesseri, calo della produttività e dell’attenzione, perdita di concentrazione e di creatività: tutti problemi e malattie che si sono accentuate in questi ultimi anni. 

Lavorare meglio, produrre con più tempo e con maggiore qualità. Tornare ad un equilibrio ecologico, ad un modello di economia circolare anche nella vita con ritmi a misura di uomo e di natura, più vivibili. Forse è proprio questo il grande cambio di mentalità, il cambiamento di pensiero, azione e prospettiva che stiamo facendo per avere un mondo più bello, più verde e più equo per tutti.

Perché non iniziare adesso, nel mese di settembre che è per tutti una nuova partenza?! Perché non essere felici oggi, ogni giorno? 

Un post che è una breve riflessione di fine estate, uno spunto per ricominciare al meglio, per guardare al mondo e alla vita con meraviglia e sempre con occhi curiosi.

Questa riflessione mi ha fatto pensare anche al blog che è online da dieci anni e non è più scattante dal punto di vista tecnico e grafico: utilizzerò i prossimi mesi anche per pensare e valutare un suo restyling.

Intanto ti ricordo che in questi ultimi mesi ho scritto molti articoli e post per altri magazine, blog e siti online. Se vuoi ritrovare in un’unica mail tutti i miei post e scoprire le nuove collaborazioni, ti invito a iscriverti alla newsletter che arriva una volta al mese.

Buon mese di settembre!

[Questo post è stato ispirato dalla lettura di questo articolo]