curiosa di natura

La natura e Frida Kahlo

Ho visitato la bellissima mostra dedicata a Frida Khalo presso il Mudec di Milano. Una donna con una vita piena e interessante, ma anche molto dolorosa e sfortunata. Quali elementi della natura erano tra i suoi preferiti? Le scimmie, il colibrì e il cane messicano

Mi ha sempre interessato la personalità di Frida Khalo. Ho ammirato i suoi abiti, la sua pettinatura, la sua decisione di raffigurarsi con le folte sopracciglia, i baffi e la sigaretta in mano. Per questo ho deciso di visitare la mostra a lei dedicata presso il Mudec di Milano (fino al 3 giugno 2018)

La donna Frida è un’artista davvero interessante. Impegnata in politica, amante del suo paese, il Messico, una personalità molto moderna. Ha sempre desiderato la libertà per ogni donna, libertà di vestirsi, fumare, fare lotta politica. La mostra racconta bene tutti questi passaggi, compreso l’amore per Diego Rivera, con il quale si è sposata due volte.

Dipingo i fiori per non farli morire- Frida Khalo -

“Dipingo i fiori per non farli morire”- Frida Khalo

Il dolore e la sofferenza sono l’altra faccia della medaglia della vita di questa donna. A 18 anni è rimasta vittima di un grave incidente: l’autobus sul quale viaggiava si scontrò  con un tram. Lei ha avuto profonde ferite al bacino e alla colonna vertrebrale ed è stata costretta per lunghi mesi a letto, dopo molte operazioni. Ha portato un busto che le impediva di muoversi, tanto da dover dipingere sdraiata. Questo incidente ha condizionato anche il suo desiderio di maternità: dopo due aborti spontanei e uno terapeutico, ha dovuto rinunciare a questo sogno e si è molto affezionata alle figlie della sorella

Il rapporto con la Madre Terra. Tra tutti i temi molto interessanti di questa mostra mi hanno colpito quelli legati al rapporto con la Madre Terra e con la natura. Non ci sono barriere tra Frida e la Madre Terra, né confini. La terra è rappresentata attraverso i miti legati ad essa, ma anche nella sua concretezza di suolo, di frutta, di radici. Per Frida natura è spesso “tomba e decomposizione”, un simbolo legato alla politica del suo popolo e alla sua condizione di persona bloccata dal dolore, ferma in un letto.

Il dualismo della natura. Frida Khalo rappresenta spesso gli elementi che caratterizzano il dualismo nella natura: il giorno e la notte, il buio e la luce, lo spirito e la materia. Frida dipinge di frequente la dea della Terra Cihuacoati, madre che dà la vita, dal cui grembo nascono le piante, secondo la mitologia azteca.

Le amate scimmie. Le scimmie sono uno dei tre animali più raffigurati da Frida Khalo. Nel dipinto “Autoritratto con scimmia” – uno dei miei preferiti – questo animale è simbolo di lussuria, ma anche di “affetto soffocante”. In questo quadro, l’animale si mostra premuroso e tenero, protettivo nei confronti della donna. Un nastro verde lega la donna alla scimmia: il verde è il colore “simbolo di luce calda e buona”. Lo sfondo del quadro è un po’ claustrofobico, ricco di piante tipiche del Messico tra le quali il ricorrente “cactus del vecchio” (Caphaloceros senili).

Il colibrì è il secondo animale amato da Frida. Nel bellissimo dipinto “Autoritratto con collana di spine e colibrì” si ritrova questo animale molto comune in Messico. Il colibrì è in relazione con  il culto della divinità solare, secondo la cosmogonia azteca. Per la cultura locale è simbolo della reincarnazione, rappresentando l’anima dei guerrieri morti durante il combattimento. Il colibrì si collega anche al “culto di Xipe-Totec, divinità che presiedeva alla rinascita, al passaggio dalla morte alla vita e viceversa”

Autoritratto con collana di spine e colibrì

Frida Khalo – Autoritratto con collana di spine e colibrì

L’amato cane nudo messicano. Il cane nudo messicano è la razza di cani più amata da Frida. Il Senor Xolotl, così chiamava Frida il suo caro cane, l’animale domestico preferito dall’artista, una grande compagnia per lei. È proprio questo cane, secondo gli Aztechi, ad accompagnare il defunto dalla vita alla morte.

Il cane è presente anche nel dipinto “Autoritratto con scimmia”: la donna, la scimmia e il cane rappresentano una trilogia amata dall’artista che aveva un profondo rispetto e amore verso queste creature. Forse perché non raccontavano il suo dolore e sapevano custodire i suoi segreti

Se amate questa artista, se questi animali vi hanno incuriosito, potete vistare la mostra fino al 3 giugno 2018. Sul sito trovate tutte le info.

Orticola 2018: il sapore dei prati e della semplicità

Questa edizione di Orticola 2018 mi ha stupito per la sua semplicità. Protagonisti i prati, il fieno, i materiali della natura. Ve la racconto in cinque punti

Questo è stato il weekend di Orticola 2018, un appuntamento imperdibile per i milanesi che amano fiori, piante e giardinaggio. Anche una bella occasione mondana, nel centro della città, per esibire outfit alla moda e cappellini fioriti.

finestra

Orticola: una finestra su piante, fiori e giardinaggio

Orticola 2018 ha visto la presenza di 160 espositori che sono diventati i protagonisti della manifestazione. Dallo scorso anno alla stampa viene data in omaggio una rivista curata da loro, dal titolo “Al piacer mio”, con articoli nuovi e testimonianze d’archivio.

Cinque punti di Orticola 2018. Negli ultimi anni mi piace sintetizzare l’evento Orticola in cinque punti. Quello che mi ha colpito maggiormente, il sentimento che ho percepito girando tra i bellissimi stand di piante e fiori dei vivaisti, al bordo della fontana, tra gli alberi del parco.

Gli ingressi. Ogni anno gli ingressi di Orticola vengono curati in modo speciale e trattano dei temi in particolare. A Palazzo Dugnani, all’ingresso di via Manin, quest’anno è andata in scena “la Belle Époque”: kenzie, orchidee, felci antartiche, felci a nido d’uccello per creare l’atmosfera dei Giardini d’Inverno di fine Ottocento. All’entrata di piazza Cavour ci ha accolto una piccola serra da vivaio nel momento delle fioriture primaverili, creata appositamente per Orticola 2018. In via Palestro “morbide accoglienti sculture” realizzate con piante di gardenia (Gardenia augusta) in una composizione sobria ed essenziale, ingentilita dal gelsomino (Jasminum azoricum)

La fontana. Davanti a Palazzo Dugnani, la bellissima fontana è il centro della coreografia di ogni anno. Julia Artico l’ha allestita con “il sapore dei prati e della semplicità”. Cinque figure femminili, fatte di fieno, chiamate “le fate dell’acqua”, abbelliscono la grande fontana “come richiamo a un femminile ancestrale che sorregge il mondo della natura, con decisione e delicatezza, con amore e partecipazione”. Accanto alle figure femminili ci sono delle ceste a forma di arnie, fatte con segale intrecciata e sagome di api che volteggiano tra i fiori.

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La fontana al centro di Orticola con le figure femminili fatte col fieno

I materiali naturali. Il fieno è uno dei tanti materiali naturali che ho notato in questa edizione di Orticola. Grandi ceste di vimini intrecciato, vetro riciclato e arnesi in ferro riciclato sono gli altri materiali naturali presenti. Un richiamo alla natura, alle materie prime e alla possibilità di riciclarle.

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Tanti materiali naturali ad Orticola 2018: paglia, fieno, vimini, vetro, legno

Le api. Sono presenti in metallo accanto alle donne fatte col fieno. Un cesto richiama la loro arnia. Così l’artista Julia Artico ha voluto far conoscere il progetto ApiSophia. Le api sono importanti, sono animali con una notevole organizzazione sociale. Ci forniscono miele e prodotti derivati: propoli, polline e cere. Le api svolgono la funzione di impollinatori per molte delle piante che rientrano nella nostra alimentazione quotidiana: senza api, non c’è cibo per l’uomo. L’inquinamento e la scomparsa degli habitat nei quali vivono sono le principali cause di morte per questi insetti. Dobbiamo proteggere loro, per proteggere noi stessi e il nostro futuro. Per maggiori informazioni su questo progetto, visitate il sito ApiSophia.

Cerchietti e animali. Devo dire che quest’anno non ho notato le molte signore con cappellini che di solito popolano i giardini di Orticola. Forse sono capitata nel momento sbagliato. Invece mi hanno molto colpito i cerchietti floreali di Evelyne Aymon con i bellissimi conigli (finti) a fare da modelli al suo stand.

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I bellissimi cerchietti colorati e fioriti di Evelyne Aymon

Non solo fiori ma anche animali in metallo da posizionare come decorazione nei girdini. Ogni anno questo stand è presente in mostra con nuovi animali: lucertole e rane, insieme ad una gru e alle oche sono le novità di quest’anno. Bellissimo anche lo stand – la bottega di Betti – dedicato alle costruzioni in legno: nidi per scoiattoli e pipistrelli, ma anche bellissime cucce per cani e gatti.

Un altro anno in compagnia delle bellissime piante e dei fiori di Orticola. Un appuntamento imperdibile ogni maggio, sempre durante giornate calde e piene di sole. Un bell’anticipo di estate.

Animali nell’antichità: in visita al Museo Egizio di Torino

Qualche settimana fa sono stata a fare un giro al Museo Egizio di Torino dopo diversi anni e mi è piaciuto molto il nuovo allestimento con le aree dedicate agli animali

Ero stata al Museo Egizio di Torino diversi anni fa. Ho saputo che ora è tutto nuovo e ho voluto fare un giro per vedere. Devo dire che vale davvero la pena passare un pomeriggio immersi nel mondo degli Egizi.

Non sono molto esperta di storia e del popolo egizio perciò vi invito a trovare le informazioni che desiderate direttamente sul sito del Museo.

Quello di Torino è il Museo Egizio più antico al mondo: fondato nel 1824, raccoglie oltre 40.000 reperti. Statue, papiri, sarcofagi e oggetti della vita quotidiana che ci permettono di fare un salto indietro nella storia di oltre 4.000 anni.

Dal 2015 il Museo ha un nuovo allestimento: si sviluppa su quattro piani e comprende 15 sale. Si parte dall’Epoca Predinastica, passando dall’Antico, al Medio, al Nuovo Regno.

Gli animali nel mondo egizio erano tenuti in grande considerazione. Questo mi ha sempre appassionato nello studio di questo popolo. Qui al museo, nella galleria finale, si possono trovare le immense statute dei vari dei con testa e corpo di animali. Gli Egizi, popolo di navigatori e coltivatori, hanno sempre saputo apprezzare il mondo della natura e degli animali.

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Alcuni animali esposti al Museo Egizio di Torino

Un nome italiano, una divinità. All’interno del museo mi ha colpito un cartello che raccoglie tutti i nomi degli animali conosciuti e venerati dagli Egizi, con accanto il relativo simbolo e il nome inglese. Sono davvero tanti:

ariete, coccodrillo, elefante, toro, sciacallo, cavallo, ibis, babbuino, falco, serpente, scarabeo, pesce, toporagno, gazzella, gatto, leone, asino e lucertola.

La sala degli animali raccoglie tante statue e tanti animali imbalsamati. Qui si legge che gli dei egizi si manifestano in molte forme e sono spesso associati agli animali stessi. Per questo, fin dal 3.000 a.c, gli animali venivano sottoposti a processi di mummificazione, proprio come accadeva agli esseri umani.

Spesso un esemplare molto bello di un animale associato ad un dio veniva allevato apposta per essere poi mummificato e dedicato a quella divinità. Veniva inoltre inserito all’interno di un sarcofago. Molti altri animali venivano portati nel tempio proprio come oggi facciamo noi con gli ex voto: si trovano, ad esempio, l’ariete e il toro, i gatti, i cani e i pesci.

Una specie, una tecnica. La tecnica utilizzata per l’imbalsamazione cambiava a seconda del tipo di animale da imbalsamare. Alcuni venivano essiccati, ricoprendo il loro corpo col sale per 40 giorni. Per altri, i più grandi, come tori e arieti, si procedeva all’eviscerazione: i loro organi interni venivano tolti dal corpo e conservati in appositi vasi detti canopi.

C’era poi l’imbalsamazione, processo mediante il quale il corpo dell’animale era trattato con oli, unguenti e resine. Il corpo veniva poi avvolto nelle bende e spesso si aggiungevano degli amuleti. Molti animali esposti qui nel museo sono proprio ancora intatti nelle loro bende originarie.

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Una finestra sui laboratori del Museo con una mummia di gatto

Una finestra sul mondo egizio e sui gatti. Girando tra le sale del museo si arriva in un punto dove è stata creata una finestra in vetro che permette di vedere i laboratori interni alla struttura. Su questi tavoli si osservano le mummie di gatti che sono giunte fino ai nostri anni, resistendo per millenni.

Questi gatti sono davvero belli, le loro bende ricostruiscono e richiamano la forma dell’animale stesso e mostrano tutto l’affetto che questo popolo aveva per loro. Nei granai, nei magazzini, i gatti aiutavano a tenere lontani topi e altri roditori. Per questo venivano ricompensati dagli Egizi con l’imbalsamazione dei loro corpi e con una dea a loro dedicata.

Bastet, dea gatto-leonessa, era venerata inizialmente per la sua potenza, forza, bellezza e agilità. In seguito il suo culto venne associato a quello dei gatti e della luna.

Se siete a Torino vi consiglio di visitare il Museo Egizio. Grande, bello, ben organizzato, mi ha stupito vedere come, dopo migliaia di anni, i resti di oggetti, uomini e animali siano arrivati quasi intatti fino a noi a testimonianza della bravura di questo popolo e dell’affetto verso gli esseri umani e gli animali. Una cura che che hanno dimostrato anche nell’accompagnare persone e animali verso il loro viaggio oltre la vita.

Selvaggi, il rewilding del mondo

Ho quasi finito di leggere un libro molto interessante: Selvaggi. Sottotitolo: “Il rewilding della terra, del mare e della vita umana”. George Monbiot ci racconta come cambiare il mondo in uno migliore partendo dal rewilding

Ogni tanto scopro dei libri per caso. Perché qualche casa editrice mi propone la loro lettura, come è successo con questo testo che Piano B Edizioni ha pubblicato lo scorso gennaio. Un libro sull’ecologia, un libro che ci invita a lasciare che la natura segua il proprio corso.

Il titolo è “Selvaggi” e il sottotitolo “Il rewilding della terra, del mare e della vita umana”. L’autore è George Monbiot, ambientalista, scrittore e giornalista britannico che ha collaborato con la BBC e con Guardian. Sulla copertina si legge:

“È il libro sull’ambiente più positivo e audace che abbia mai letto: se davvero vogliamo cambiare il nostro mondo, dobbiamo essere capaci di immaginarne uno migliore” (Thom Yorke)

Mi sono messa a leggere il libro perché c’è bisogno di positività. Purtroppo le notizie negative nel mondo della natura e degli animali abbondano ogni giorno, togliendo visibilità a quello che c’è di buono e di bello. Trovo giusto denunciare e far conoscere cosa non funziona, ciò che non va bene, quello che occorre cambiare, ma a volte sembra anche a me di essere sommersa da troppe notizie brutte da non poterne più. Allora parto alla scoperta del buono e del bello – e se segui la pagina Facebook del blog avrai notato che cerco di dare ogni giorno una buona notizia che riguarda animali, piante e natura.

George Monbiot racconta le sue avventure in giro per il mondo e in ogni ecosistema ci fa vedere quello che non va, cosa e dove abbiamo sbagliato, ma ci suggerisce anche di provare a tornare alla natura selvaggia.

selvaggi

Selvaggi, “il libro sull’ambiente più positivo e audace che abbia mai letto” (Thom Yorke)

Si parte dal Brasile. Lì vive il popolo degli Yanomami: questa gente abitava una zona di foresta che quasi non esiste più, un’area ora occupata dalle miniere.

“In 6 mesi 1.700 minatori (su un totale di 40.000) sono stati uccisi e il 15% della popolazione Yanomami è morto per malattia”

Al posto della foresta, al posto di un’antica popolazione ci sono oggi le miniere e

“il fiume scorreva morto, arancione, soffocato dall’argilla della foresta stravolta dalle miniere”

Cosa è successo in queste zone? Come mai noi uomini siamo cambiati? La vita di tutti i giorni e la tecnologia ci hanno allontanato dalla natura. Ma il selvaggio è dentro di noi, è un nostro istinto che permane. Questo “selvaggio” cerca di riportarci ad una vita più naturale, ricca di istinti, di odori, di sensazioni.

Ma come si fa? L’autore stesso se lo chiede. Come posso conciliare il mio lavoro, la mia vita, la famiglia con il richiamo al selvaggio? Tutti desideriamo una vita più ricca e più naturale, senza troppi schemi e comportamenti prestabiliti, piena di emozioni, di sapori, di odori che quasi non siamo più in grado di riconoscere.

Il rewilding: ecco la soluzione. La soluzione è nel rewilding della terra, del mare e della vita umana. Come si legge nel libro, la parola inglese rewilding viene tradotta col termine rinaturalizzazione e appare nei dizionari dal 2011. All’inizio significava “liberare gli animali in cattività per reintrodurli nella selvaticità”. Poi il vocabolo è stato utilizzato per “descrivere la reintroduzione di specie animali e vegetali negli habitat da cui erano state eliminate”.

Ora si parla anche di rewilding degli ecosistemi per descrivere una “restaurazione del selvaggio”. Si tratta di permettere ai processi ecologici di rimettersi in moto. La natura è data da un insieme di specie in relazione tra loro e con l’ambiente:

“Rewilding è resistere alla pulsione di controllare la natura: è permettere alla natura di trovare la propria strada”

Gli ecosistemi non sono terra selvaggia ma bensì terra determinata, non governata dalla gestione umana ma da propri processi. Il rewilding non ha punti di arrivo: lascia che sia la natura a decidere.

La caccia selvaggia e gli sgombri: un primo esempio. Nei vari capitoli del libro si attraversano varie aree geografiche e si racconta la natura e la vita di questi luoghi. Com’erano, come sono cambiati, come potrebbero essere se solo lasciassimo la natura più libera di decidere per sé stessa, senza intervenire troppo per riportarla dentro certi schemi che sono i nostri, quelli dalla specie umana.

L’autore è un appassionato di kayak e pesca in una zona dell’Irlanda che confina col mare. La pesca è cambiata notevolmente anche nel corso di pochi decenni. Risalendo i fiumi fino al mare George Monbiot ama rilassarsi lì dove ci si sente vivi e liberi, in riva al mare. Lì, in quell’angolo, in un posto tutto suo, quasi come fosse un santuario, un’area di pace.

Solo qualche anno fa ogni pescatore con una barca riusciva a pescare anche 200 sgombri all’ora. Adesso, se ne peschi una decina al giorno puoi dirti fortunato. Monbiot va alla scoperta del fiume, fino al mare, per capire cosa sia successo ai pesci. Ognuno ha una propria spiegazione di ogni cosa, si sa, ma c’è un’evidenza. Molte grandi navi al largo del Mare d’Irlanda risucchiano masse di sgombri, interi branchi, utilizzando dei tubi a vuoto. In questo modo la popolazione degli sgombri è notevolmente diminuita.

Il paradosso: farina per animali. Ma il bello – meglio sarebbe dire, il brutto – della faccenda deve ancora arrivare. A cosa servono queste migliaia di sgombri pescati? Non all’alimentazione umana, come sarebbe logico, ma per produrre farina di pesce da usare come fertilizzante o cibo per animali. Un’eccesso che il nostro ecosistema non può permettersi. Ogni pesce pescato dovrebbe essere usato per l’alimentazione umana.

Una volta spariti gli sgombri, il loro spazio viene occupato dalle tracine, animali che possono anche pungere causando danni seri all’uomo. Perché in natura il vuoto non esiste. E succede che in una giornata si peschino più tracine che sgombri. La soluzione sta nel rewilding. Basta con la pesca eccessiva e lo spreco di noi umani, lasciamo che la natura si governi da sè.

Se siete curiosi di saperne di più sul rewilding, vi suggerisco di leggere questo interessante libro. Ci sono esempi e casi che mi stanno incuriosendo e che vi racconterò in altri post. Perché abbiamo molte opportunità di avere una natura bella e piacevole e spero proprio che queste opportunità non vengano sprecate.

George Monbiot – Selvaggi. Il rewilding della terra, del mare e della vita umana – Piano B Edizioni – 2018 – 304 pagine – prezzo di copertina 17,90€

La vita segreta delle mucche

“La vita segreta delle mucche” è un libro molto piacevole e interessante che racconta di una fattoria con delle regole davvero particolari: le mucche – e tutti gli animali – sono trattati come individui

Ho letto il libro di Rosamund Young dal titolo La vita segreta delle mucche. Racconta la storia di una fattoria dove gli animali – tutti e non solo le mucche – sono trattati come individui da molti anni, da molte generazioni di uomini. Loro possono scegliere liberamente se stare all’aperto o al coperto, se stare sveglie o dormire, cosa mangiare e dove andare. Una grande libertà se la confrontiamo con le condizioni di vita di molte mucche all’interno dei moderni allevamenti.

Un libro scorrevole, divertente da leggere, con molti aneddoti su mucche e vitelli, pecore e galline, che ci apre gli occhi sul mondo degli animali, ci fa scoprire che sono davvero individui diversi uno dall’altro.

In questo post ho scelto 15 punti che mi hanno colpito leggendo il libro, tratti da altrettante note che ho preso leggendo.

1 – Trattare gli animali come individui. Questa è la frase chiave del libro. Le mucche, i vitelli, le pecore, i maiali e le galline e tutti gli esseri viventi sono trattati come individui. Perché Rosamund e famiglia hanno capito che ogni animale è diverso dall’altro, ognuno ha un proprio carattere. Questo lo sa bene chi ha avuto un cane o un gatto in casa, ma vedere questa caratteristica nelle mucche, nei maiali, nelle pecore denota una grande attenzione e un grande rispetto verso tutti gli esseri viventi. Rosamund e la sua famiglia hanno imparato a distinguere le mucche, a dare loro un nome, a riconoscere la voce e il comportamento di ognuna.

2- Rendere la loro vita dignitosa e confortevole. Ogni animale può scegliere se stare al chiuso o all’aperto, cosa e quando mangiare, perfino quale acqua bere. Se c’è bisogno, ogni animale viene curato con i metodi più appropriati. Se se la cava da solo, viene lasciato in pace e in tranquillità.

3 – Dalle osservazioni fatte sul campo, Rosamund ha capito che gli animali rischiano di impazzire se vivono in condizioni innaturali o di affollamento. Proprio come noi uomini e donne. Questo ci fa riflettere, come dicevo, sugli allevamenti intensivi che non permettono all’individuo di muoversi come vorrebbe, lo costringono in spazi e in posizioni innaturali, spesso viene riempito di farmaci o antibiotici non necessari solo per prevenire altre malattie. Ma in queste condizioni vive male e il latte e la carne che ci fornisce sono poveri in qualità e nutrienti.

4- Ogni individuo conserva sempre il proprio tratto specifico. Così come noi uomini, anche gli animali, in condizioni di stress o di malattia, reagiscono ognuno in base al proprio carattere. Chi ha bisogno di più tempo, chi grida forte, chi sta in silenzio, chi si arrangia da solo e chi chiede aiuto.

5 – Rendere felici gli animali, permette loro di esprimersi in modo naturale. È quello che stiamo proibendo loro di fare, costringendoli a fare quello che vogliamo noi. Se lasciati liberi di gestire la propria vita e la propria giornata, gli animali vivono bene, sono più sani e necessitano di meno cure e meno medicine.

Le mucche

Alcune caratteristiche degli animali della fattoria tratte dal libro “La vita segreta delle mucche”

6 – L’allevamento intensivo è un luogo di negazione dell’individuo, un posto dove gli animali rischiano la pazzia, dove istinto e intuizione vengono soppressi a favore di una routine uguale per tutti.

7 – Le mucche e i vitelli imparano di chi fidarsi. Proprio come noi, hanno le loro simpatia e antipatie. O semplicemente hanno provato a fidarsi di una certa persone, è andata male e non ricadono più nello stesso errore con quella persona.

8 – Se hanno libertà di scelta, scelgono le piante medicinali necessarie e si organizzano giornate senza stress. Sanno perfettamente come vivere bene la vita, tanto che siamo noi a dover imparare da loro. I farmaci diventano quasi del tutto inutili – racconta Rosamund – se l’animale può curarsi da solo e gestire la propria giornata, i propri spazi, la compagnia di altri individui.

“Ho già menzionato il fatto che le mucche e le pecore, a volte, mangiano grandi qualità di salice, di ortica, di cardi e di foglie di frassino”

9 – Proprio come un ragazzo trascurato, malnutrito, solo e spaventato non sarà un adulto equilibrato, allo stesso modo si comportano le mucche e i vitelli degli allevamenti intensivi. Lasciati soli, nello sporco, in spazi ristretti e con poca luce e libertà di muoversi, non saranno animali felici e nemmeno sani. E tutto ciò incide sulla loro carne, quello che ci troviamo nel nostro piatto: il nostro cibo.

10 – L’importanza dell’alimentazione è essenziale per la salute degli animali. Se loro stanno bene, la loro carne, il loro latte sarà di qualità migliore.

11 – Le mucche fanno muu. Ma c’è muu e muu:

“Come ho detto le mucche fanno muu per molte ragioni: paura, incredulità, ansia, fame, difficoltà. Ognuna, inoltre, ha il suo modo di porre le domande: con uno sguardo oppure con uno strano, ma tranquillo muu”

12 – I bovini sanno prendere ottime decisioni da soli. “Gli animali sono senz’altro gli individui più adatti a decidere del loro stesso benessere”

13 – La sofferenza può portare alla luce il meglio di un individuo. Questo è vero per l’uomo, tutti lo riconosciamo, ma anche per i bovini. Gli animali soffrono e la sofferenza fa emergere le loro buone qualità, li rende più forti e resistenti, più amorevoli verso i loro simili.

14 – L’automedicazione nel regno animale è molto frequente anche se poco studiata dal punto di vista scientifico. Spesso nelle fattorie, per malesseri lievi, si usa la pratica omeopatica per le mucche. La diagnosi omeopatica riconosce e tratta gli animali come individui. Ad una mucca timida viene dato un medicinale diverso rispetto ad una più espansiva e piena di energie. Un fatto interessante che riporta alla scoperta dell’animale come individuo.

15 – Il cibo adeguato è la principale fonte di salute. Vale per l’uomo, anche se spesso ce lo dimentichiamo, e per gli animali. Più sano è il loro cibo, più sono in salute e non avranno bisogno di medicinali.

Libro: Rosamund Young – La vita segreta delle mucche – Garzanti – pagine 140, 15€ prezzo di copertina

Animals, animali a grandezza naturale

Animals. Conoscere gli animali, rispettandoli è la mostra itinerante di WWF Italia per far conoscere gli animali nelle loro dimensioni naturali. Sono 144 peluche, tutti costruiti con materiali riciclati al 100%. La prima tappa è in provincia di Milano

Se passate da La Corte Lombarda, un centro commerciale della provincia di Milano, potete trovarci – fino al 2 aprile – la mostra itinerante di WWF Italia dedicata agli animali che vivono in tutte le aree geografiche del mondo: “Animals. Conoscere gli animali, rispettandoli“.

Sono 144 peluche a grandezza naturale ed è davvero bello vedere quanto è alta la giraffa e quanto l’orso o il cervo, visto che – non so voi – io non ho mai avuto l’occasione di stare vicino a uno di loro in natura.

Sono tutti esemplari ecologici, in quanto la loro imbottitura è fatta al 100% da pet riciclato

I peluche sono davvero belli, così come l’ambientazione nella quale sono posti che racconta gli habitat nei quali vivono. Si incontrano animali dell’Oceania, dell’Artide e dell’Antartide. Poi la savana, la foresta, la giungla. Ci sono anche gli animali della fattoria, il gruppo dei rettili e quello dei volatili.

fattoria

“Animals. Conoscere gli animali, rispettandoli” è la mostra itinerante di WWF Italia

Coccodrilli, lucertole e varani ci fanno conoscere il mondo dei Rettili, animali che non suscitano in tutti grandi simpatie, ma che sono molto antichi e hanno degli adattamenti all’ambiente davvero interessanti. Più avanti, ecco il mondo dei volatili e dei pennuti con dei bellissimi fenicotteri.

L’Artide e l’Antartide creano sempre un po’ di confusione. Ecco allora uno spazio per orsi polari – tipici dell’Artide – e per i pinguini dell’Antartide assieme ad altri animali che riescono a vivere in un mondo di  basse temperature e ghiaccio.

Si incontrano poi le tigri della giungla e i leoni, del gruppo dei felini, animali che io amo particolarmente. Quindi si viaggia nella savana per scoprire quanto sia davvero alta una giraffa e si arriva in Oceania con la sua fauna caratteristica fatta non solo di canguri.

Per ogni habitat si trovano cartelloni e postazioni interattive che descrivono l’ambiente naturale nel quale ogni animale vive e anche gli animali stessi.

Ho scattato alcune foto: te le presento in questa gallery fotografica

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Un buon motivo per visitare un centro commerciale in queste vacanze pasquali.

La mostra è itinerante e le prossime tappe saranno:

dal 27 aprile al 16 maggio a Roma presso il Centro Commerciale Roma est

dal 15 al 28 ottobre a Teramo presso il Centro Commerciale Gran Sasso

dal 5 al 18 novembre a Campi Bisenzio (FI) presso il centro commerciale I Gigli