curiosa di natura

GreenPorn: quando il green arriva in radio

È andata proprio così, sono stata intervistata da Eloisa Dal Piai su NSL Radio Tv per raccontare il mio blog nella nuova trasmissione green: GreenPorn

Un primo maggio così non me lo sarei mai aspettato. Alcuni articoli del blog sono stati rintracciati da Eloisa Dal Piai – DJ e speaker di NSL Radio Tv – nelle sue ricerche di redazione per il nuovo programma green: GreenPorn. E così mi ha contattato e, da un giorno all’altro, mi ha intervistato in diretta. Mi sono divertita molto, anche se ero davvero emozionata per una cosa del tutto nuova per me: parlare in radio. Ma è andata bene :-)

Se mi seguite sui social sapete che il primo maggio sono stata ospite di GreenPorn in diretta. Ho raccontato del mio blog, dell’impegno e della passione per la natura, di come mai ho aperto il blog e da dove arriva questo nome e anche della rubrica Li abbiamo aiutati così, alla quale tengo molto. 

Chi mi ha ascoltato in diretta? Come sono andata? Fatemi sapere… perché sono curiosa ;-)

Gli studi di NSL Radio TV

Gli studi di NSL Radio TV (foto©mondospettacolo.com)

NSL Radio Tv. Vi presento NSL Radio Tv, “la prima emittente ibrida italiana dove televisione e visual radio si fondono in un unico palinsesto con nuovi linguaggi e contenuti di qualità”. Presentata a Roma lo scorso febbraio 2019, propone nuovi programmi, tutti interessanti ed è presente in radio, in televisione, sul web e sui social. Un nuovo canale che tratta temi importanti: difesa dell’ambiente e degli animali, diritti umani, arte, cultura, scienza e nuove tecnologie. Tutto ciò è bellissimo e spero di poter contribuire ancora a questo interessante progetto.

Ecco che scopro GreenPorn. No, non è un programma a luci rosse, ma direi a luci verdi. In onda tutti i giorni dalle ore 11 alle 13 con Eloisa Dal Piai e Valentina Correani per raccontare il mondo del green anche alla radio. GreenPorn parla di biologico, green style, sostenibilità, benessere e innovazione: molti dei temi trattati qui nel blog. Nel programma si racconta di come il cambiamento sia possibile e dipenda molto anche dalle azioni di ciascuno di noi. Una nuova cultura ecologica, raccontata attraverso notizie, curiosità, approfondimenti e interviste.

E poi ci sono anche i Veterinari in prima linea. Leggendo il palinsesto della radio ho scoperto un altro programma, molto carino, che parla di animali. Purtroppo parla dei veterinari del Regno Unito, ma spero possa essere ripensato anche per i nostri colleghi italiani, si chiama Veterinari in prima linea.

I guerrieri degli oceani. Tra le varie trasmissioni ho trovato anche quella del mercoledì sera dedicata ai guerrieri di Sea Shepherd che ho incontrato qualche anno fa – leggi il post – e che sono anche i promotori della Giornata Mondiale dedicata ai Delfini. Uomini e donne che si battono per la salvaguardia delle specie animali che vivono negli oceani

Il logo di GreenPorn trasmissione di NSL Radio Tv
foto©nslradiotv.it

Insomma, il mese di maggio è iniziato con una bella sorpresa radiofonica per me. Continuerò a seguire i più possibile GreenPorn e NSL Radio TV e invito tutti voi a fare lo stesso. Per un mondo più green per tutti.

Capire il cambiamento climatico

290 scatti realizzati dai fotografi del National Geographic, montati di seguito in bellissimi video per rendersi conto, sentire, capire il cambiamento climatico

Esperienza, consapevolezza e azione sono le tre tappe della mostra Capire il cambiamento climatico in corso al museo di Storia Naturale di Milano fino al 26 maggio 2019. Si tratta di una Experience exhibition, una mostra fatta di fotografie e filmati.

Per raccontare il cambiamento climatico non servono molte parole: bastano le immagini, i suoni e alcuni dati. Questo è quello che si scopre visitando la mostra. Se avete un po’ di tempo libero – anche in pausa pranzo – e siete interessati all’argomento, vi consiglio di andarci. Per la sua struttura a video e immagini è adatta a tutti e permette di osservare, sentire, percepire cosa sta succedendo nel mondo attorno a noi, senza bisogno di leggere lunghi cartelli ed didascalie.

© Brian J. Skerry Capire il cambiamento climatico

(foto © Brian J. Skerry Capire il cambiamento climatico) Gli ecosistemi marini di tutto il mondo sono vittime di grave inquinamento da rifiuti di ogni genere: plastica, rottami, mercurio e altri metalli pesanti… fino ai veleni rilasciati da migliaia di bombe inesplose nelle zone di guerra, che giungono a noi propagandosi attraverso le catene alimentari. Qui un gobbio giallo (Gobiodon okinawae) scruta attraverso la finestra della sua casa-lattina (Penisola di Izu, Honshu, Giappone).

La prima sala racconta il nostro pianeta e i suoi abitanti prima del cambiamento climatico. I filmati e le musiche, proiettati tutto attorno alla stanza, ci svelano la bellezza dei fondali marini, ricchi di flora e fauna, delle montagne e dei ghiacciai, dei boschi e delle nuove piante che nascono. Tutto è perfetto, un paradiso. Cervi che corrono liberi, cascate d’acqua cristallina, orsi polari tra il bianco dei ghiacciai, tartarughe e uccelli marini, tutta la meravigliosa bellezza del nostro pianeta e dei suoi abitanti.

Nella seconda sala le immagini seguono la stessa linea di racconto della sala precedente. Ma ora tutto è cambiato: il cambiamento climatico è in atto, anche la musica non è più la stessa. Gli orsi polari sono ridotti ad uno scheletro, i ghiacciai si sciolgono, i boschi si diradano. Gli alberi sono marci e cadono al suolo. Il mare è pieno di plastica, la terra di rifiuti e l’inquinamento è nell’aria. 

Nella sala sono presenti anche tre installazioni totem con le immagini stilizzate di animali simbolo dei danni causati dal cambiamento climatico: l’orso polare, la tartaruga marina, l’elefante asiatico. Sono tre specie la cui popolazione è in declino, classificati come vulnerabili o in pericolo di estinzione. Avvicinandosi ai totem, si accende una luce e una voce narra la storia di animali un tempo fieri che ora sono in difficoltà nei loro rispettivi habitat a causa delle reti e della plastica (tartaruga marina), della deforestazione e della caccia (elefante asiatico) e delle trivellazioni e fusione dei ghiacciai (orso polare).

Consapevolezza La terza sala della mostra è quella della consapevolezza. Ora sappiamo, abbiamo visto le foto e i video con i nostri occhi, abbiamo sentito il verso degli animali che si lamentano, i rumori sordi dell’inquinamento acustico causato dall’uomo. 

Cosa possiamo fare? Nella terza sala troviamo tante indicazioni per sprecare meno risorse possibili e tanti giochi interattivi che rendono la mostra molto consigliata anche ai bambini e ai ragazzi.

foto © James Balog Capire il cambiamento climatico

(foto © James Balog Capire il cambiamento climatico) Il grande ghiacciaio Bridge (British Columbia, Canada occidentale) soffre le estati sempre più calde: si è ritirato di ben 3 chilometri in appena 12 anni tra il 2004 e il 2016, circa 250 m all’anno. La sua contrazione farà diminuire il deflusso d’acqua verso gli impianti idroelettrici del fiume Bridge, che oggi soddisfano la domanda elettrica di circa 350.000 abitanti.

Le risorse e i dati La mostra è adatta a tutti. Nelle prime due sale dei filmati, ciascuno di noi, a seconda dell’età e della sensibilità, può farsi un’idea della natura che cambia sotto i nostri occhi. 

Le immagini che qui vedete sono quelle del volantino che accompagna la mostra. Purtroppo non è possibile divulgare altre immagini, occorre visitare la mostra, vedere con i propri occhi.

Girando nell’ultima sala mi sono annotata alcuni dati, drammatici, che fanno riflettere. Per chi ha bisogno di sapere qualcosa di concreto.

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La mostra Capire il cambiamento climatico è aperta fino al 26 maggio 2019. Qui trovate tutte le informazioni per una visita. Un momento di riflessione adatto a tutta la famiglia, ma anche un’occasione per immergersi nelle bellissime fotografie e filmati del National Geographic.

“La Terra non morirà. Soffrirà, cambierà, muterà, ma non scomparirà. A scomparire potrebbero essere le condizioni per la vita”

(Capire il cambiamento climatico)

Tre esempi di sostenibilità alla Milano Design WeeK

L’Università degli Studi di Milano ha ospitato alcune installazioni della Design Week 2019 che parlano di sostenibilità e del grido di allarme del nostro Pianeta: Help!

La Milano Design Week è una settimana ricca di eventi: tra il Salone del Mobile, l’esposizione di Rho Fiera e il Fuorisalone in città bisognerebbe avere molto tempo per essere dappertutto. Quest’anno ho pensato di fare un giro nel cortile della Statale perché ero incuriosita dall’installazione Help! 

Help the Planet, Help the Humans Si tratta della scritta help creata utilizzando milioni di tappi di plastica delle bottiglie riuniti all’interno di una rete. Realizzata da Maria Cristina Finucci e Alessia Crivelli con One Ocean Foundation è l’ennesimo grido di allarme del nostro Pianeta. 

“La Terra che, ferita, sanguina plastica dalle sue viscere formando le quattro lettere della parola help”. 

Una scritta che s’illuminava durante la notte come lava incandescente. Un’installazione che ci fa riflettere, ancora una volta, sui gravi danni che la plastica provoca al pianeta e all’umanità. 

Help the Planet, Help the Humans

Help the Planet, Help the Humans

Regeneration e e Recharge Regeneration racconta com’è possibile dare nuova vita alla plastica tramite il riuso e il riciclo. I moduli che compongono la struttura alta sette metri sono tutti creati in plastica rigenerata. Raffaello Galliotto ha ideato uno spazio di benessere per rigenerarsi, una stanza a cielo aperto circondata dai moduli di plastica riciclata. 

Dopo esserti rilassato puoi anche approfittare per ricaricare a mano il tuo smartphone. Attraverso una manovella, ogni due minuti di lavoro fisico, una tacca di energia in più sulla batteria. Un modo per unire l’utile al dilettevole.

 

La foresta dei violini. La natura spezzata dal maltempo: mi ha molto colpito trovare appesi in aria due grossi abeti rossi sradicati. Leggendo la descrizione dell’installazione ho visto che si trattava di abeti della val di Fiemme. Lo scorso mese di novembre il maltempo ha distrutto 700.000 metri cubi di legname pari a circa 12 milioni di alberi. Tutti noi ricordiamo le immagini al telegiornale degli alberi caduti galleggianti sul fango. Questa installazione, la foresta dei violini, realizzata da Nemo Monti e dalla Provincia Autonoma di Trento, ci ricorda quanto tempo occorre perché un albero cresca e come dobbiamo fare di più per preservare e conservare la natura.

la foresta dei violini

la foresta dei violini

Il mio giro si è concluso in piazza Duomo. Avrai sentito parlare dell’installazione dedicata alla violenza sulle donne – Maestà sofferente di Gaetano Pesce. Questa installazione era circondata dalla ricostruzione di teste di animali a simboleggiare la violenza dell’uomo. Non concordo molto su questa visione: l’uomo deve comportarsi da essere umano e la sua violenza non si può paragonare a quella degli animali che hanno intelligenza e istinti diversi.

E tu, sei stato in giro per il Fuorisalone? Qualcosa in particolare ti ha fatto riflettere?

Addio plastica: nuove leggi e considerazioni alimentari

Da pochi giorni la Commissione Europea ha approvato la direttiva che elimina i dieci prodotti in plastica più abbondanti in mare e sulle spiagge. L’inquinamento da plastica danneggia l’ambiente, la flora e la fauna e l’uomo: qualche considerazioni su quello che mangiamo.

Dal 2021 saranno vietati dieci prodotti in plastica che la Commissione Europea ha ritenuto tra i più abbondanti sulle coste, quelli che troviamo di più in mare e lungo le spiagge. Posate, piatti, cannucce, bastoncini cotonati, bastoncini per palloncini, plastiche degradabili, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso. 

Non solo divieti, ma anche incentivi alla raccolta differenziata con l’obiettivo del 90% della raccolta di bottiglie in plastica entro il 2029.

Attenzione anche ai mozziconi di sigaretta che contengono plastica: le riduzioni sono previste dal 50% entro il 2025 per arrivare all’80% nel 2030.

Scatole monouso per panini e contenitori alimentari per frutta, verdura, dessert sono un’altra importante fonte di inquinamento da plastica se non vengono correttamente gettate nei contenitori della raccolta differenziata e occorrerà studiare delle soluzioni alternative.

Addio plastica: nuove leggi e considerazioni alimentari

Addio plastica: nuove leggi e considerazioni alimentari

Da molti anni mi sono resa conto che la plastica ha purtroppo invaso i nostri mari. Nell’estate del 2016 ho proposto qui sul blog una serie di post che già preannunciavano un problema che poi sarebbe esploso in questi anni. Presto vi racconterò anche di altre idee e organizzazioni che stanno agendo in modo pratico e stanno facendo sensibilizzazione sul problema.

L’inquinamento da plastica mi ha fatto riflettere per i danni che causa alla natura, agli animali, alle piante e all’ecosistema in generale. È di pochi giorni fa la notizia di un capodoglio trovato morto lungo le coste della Sardegna con 22 chilogrammi di plastica nella pancia. E non è l’unica notizia, ne abbiamo lette molte altre simili, purtroppo. Questo grave problema se ne porta dietro un altro altrettanto grave: la plastica nel cibo.

Quello che mangiamo non è più il cibo di una volta. Se gli allevamenti sono intensivi e la carne è ormai troppo piena di antibiotici e ormoni per la crescita, anche il pesce e alimenti impensabili sono più dannosi che nutrienti proprio per la presenza di microplastica e metalli pesanti.

I molluschi e il pesce dei nostri mari è pieno di plastica e metalli pesanti come raccontano molti articoli e questo video che mi è capitato di rivedere di recente.

Se da piccola mi dicevano di mangiare pesce per gli omega tre e i nutrienti che conteneva ora mi pongo molte domande: saranno più dannosi gli inquinanti presenti o più utili le sostanze nutritive? Oggi come oggi, da quale lato pende la bilancia? Quali alimenti sono immuni da plastiche, metalli pesanti, erbicidi e pesticidi? Cosa si può davvero mangiare in sicurezza?

Dal sale al miele: la plastica è dove non te l’aspetti. Leggendo alcuni articoli (che trovi al termine del post) mi sono resa conto di quanto il problema della plastica sia ormai – per così dire – ubiquitario. Davvero, c’è plastica dappertutto. 

Nel sale marino, quello che poi usiamo per cucinare, sono state trovate tre microplastiche in 5 grammi – dose giornaliera raccomandata (sembra poco, ma poi corrisponde a 600 particelle per chilogrammo di sale). 

Microplastiche sono presenti anche nell’acqua in bottiglia: gli studi ci dicono da 2 a 240 pezzetti per litro).

Che ci fosse plastica anche nel miele e nella birra non lo avrei detto ma gli insetti impollinatori veicolano questa sostanza artificiale e nociva.

Purtroppo sono domande alle quali è difficile rispondere. Certo sarebbe bene coltivare della propria frutta e verdura e affidarsi a rivenditori di carne e pesce fresco, ma la sicurezza alimentare non è del tutto certa. 

Cosa ne pensi? Ti poni anche tu queste domande?

Iniziamo, dunque, col ridurre la plastica nell’ambiente e salvare la natura, pensando che tutto quello che abbandoniamo in giro, come sempre, torna in circolo e arriva prima o poi sulle nostre tavole. 

Alcuni degli articoli che ho letto per il post: IlSole24OreWeForum.orgeHabitat

Il meraviglioso mondo della natura

Una favola tra arte, mito e scienza è la mostra dedicata al Ciclo di Orfeo, un gioiello dell’arte del Seicento a Palazzo Reale Milano, un modo per conoscere la flora e la fauna del nostro paese.

Il meraviglioso mondo della natura. Una favola tra arte, mito e scienza è la mostra da poco inaugurata a Palazzo Reale a Milano, aperta fino al 14 luglio 2019. È uno degli appuntamenti pensato in occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, uno sguardo sulla rappresentazione artistica della natura dal Quattrocento al Seicento nella Regione Lombardia.

Il progetto espositivo è promosso dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale, 24 Ore Cultura per parlare di arte e scienza, della natura, rappresentata nelle sue centinaia di varietà animali e vegetali. Ho partecipato all’inaugurazione della mostra, un evento importante per la nostra città, per parlare di natura, animali e vegetali e ricordare le opere di Leonardo da Vinci.

Il meraviglioso mondo della natura

Il meraviglioso mondo della natura. Una favola tra arte, mito e scienza

La mostra – curata dagli storici dell’arte Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa e con le scenografie di Margherita Palli – si apre con un’installazione luminosa e con il codice lombardo Historia plantarum della Biblioteca Casanatense di Roma, ricco di illustrazioni del mondo vegetale e animale. Un trattato che rappresentava le piante usate come medicinali e suggeriva le varie cure e i rimedi per la salute dell’uomo.

Leonardo da Vinci (1452-1519) Studio sull’equivalenza di superfici e disegno di un gatto che si lava- 1513-1515 circa- penna, tracce di matita nera – Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Pinacoteca, Codice Atlantico, f. 268r (ex 98r-a) © Veneranda Biblioteca Ambrosiana /Mondadori Portfolio

Evviva i gatti! In una pagina aperta del codice Plantarum un gatto si avvicina ad una forma di formaggio. Nel periodo che va dal Quattrocento al Seicento non era facile dipingere gli animali. Poco si conosceva della loro anatomia. Le possibilità erano praticamente due. Come in questo caso, si usava -purtroppo- un gatto morto, messo in posa. 

Al contrario Leonardo da Vinci preferiva osservare e dipingere gli animali dal vivo, la seconda possibilità. Ecco che si vede una pagina del suo Codice Atlantico. Mentre studiava l’equivalenza geometrica di alcune superfici, Leonardo si sofferma ad osservare e a dipingere un gatto mentre si lava. 

Natura viva, natura morta. Tutta la natura, sia il mondo vegetale che quello animale, veniva rappresentata in questo modo, osservando dei soggetti morti messi in posa. Forse anche grazie a Leonardo, ad un certo punto si preferì osservare vegetali e animali dal vivo e rappresentarli così, seppure con molte difficoltà.

Ecco che in mostra si trova un secondo confronto – tra natura dal vivo e modello morto – tra la Canestra di frutta del Caravaggio e il Piatto metallico con pesche di Giovanni Ambrogio Figino.

Il Ciclo di Orfeo è il centro di questa esposizione. È un complesso figurativo del Seicento italiano, commissionato da Alessandro Visconti per il proprio palazzo a Milano e poi ospitato a Palazzo Sormani dal 1877 in poi. Il palazzo che lo ospitava in origine ora non esiste più – si tratta di Palazzo Verri, tra via Monte Napoleone e via Pietro Verri. 

Il mito di Orfeo. Orfeo era un cantore della Tracia che, con la sua celestiale musica, incantava gli animali, persino i più feroci col suo canto disperato per la morte dell’amata Euridice. Il Ciclo di Orfeo comprende 23 tele con poche figure umane: solo Orfeo e un piccolo Bacco. Il paesaggio è solo natura, ricco di piante, fiori e animali.  Entrando nella Sala occorre guardare in alto perché le tele sono collocate nella parte alte della stanza così come erano posti in origine, ma si rimane incantati dalla bellezza delle raffigurazioni e dalla melodia che invade la sala, ricca di uccelli che cantano tra il fruscio del vento e delle foglie

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Anonimo olandese, Pandolfo Reschi (1640-1696), Livio Mehus (1627-1691) Ciclo di Orfeo (dettaglio) -1675-1680 circa – olio su tela – Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco (in deposito a Palazzo Sormani, sala del Grechetto e sala dei Putti) © Comune di Milano-Tutti i diritti riservati

Dall’arte alla natura. Un grande studio è stato fatto dagli esperti del Museo di Storia Naturale di Milano: studiando il Ciclo di Orfeo hanno riconosciuto e classificato 160 esemplari tra mammiferi, uccelli, pesci, rettili e invertebrati. E proprio questi 160 animali, provenienti dal Museo di Storia Naturale di Milano, dall’Acquario Civico di Milano e dal MUSE di Trento, sono stati collocati nella Sala successiva per essere ammirati, in una sorta di “sala delle meraviglie”

Una mostra che mette insieme vari Musei e Biblioteche della città di Milano. Una mostra che racconta com’era difficile per i pittori del Rinascimento rappresentare esseri viventi e animati e quali tecniche venivano utilizzate: modelli vivi o morti, disegni, animali veri o ricavati dai dipinti dei bestiari, numerosi all’epoca. 

Il Ciclo di Orfeo: il restauro e sua collocazione futura. Questa mostra è una bella opportunità per ammirare le opere del Ciclo di Orfeo ricollocate nella loro posizione originaria. Come già detto, nel Novecento le tele sono state ospitate in una sala di Palazzo Sormani – che le vorrebbe di nuovo vedere collocate lì, al loro posto. 

Ma prima di decidere dove ricollocarle, le tele necessitano di un restauro. L’intervento mostrerà ancor meglio la qualità artistica di questo “atlante” seicentesco della fauna e della flora. Per questo, dopo la visita, mi sono fermata al bookshop per acquistare la cartolina – che vedete a destra nella prima foto – e aiutare così il restauro di questa bellissima opera pittorica. 

Il meraviglioso mondo della natura. Una favola tra arte, mito e scienza è una mostra aperta presso Palazzo Reale a Milano fino al 14 luglio 2019.

 

“I Greci dicevano che la meraviglia è l’inizio

del sapere e allorché cessiamo di meravigliarci corriamo

il rischio di cessare di sapere” (Ernst H. Gombrich)

Animals – Steve McCurry

Il genio e la sensibilità del grande fotografo, Steve McCurry, in un viaggio globale alla scoperta della contiguità tra noi e il mondo animale

Mudec Photo è il nuovo spazio espositivo dedicato alla fotografia d’autore nato da poco di fronte al Museo delle Culture di Milano.

Animals è il primo progetto espositivo che viene ospitato in questi nuovi spazi, appositamente pensato e creato per il Mudec di Milano. Sono 60 scatti del grande fotografo esploratore del genere umano, Steve McCurry.

Una foto racconta una storia. Questa esposizione ci racconta del rapporto tra uomo e animali. Animali da compagnia, da lavoro, animali usati per il nostro divertimento, animali feriti e uccisi dal comportamento umano, dalle guerre e dal cambiamento climatico.

Animals - Steve McCurry - Mudec Milano

Locandina della mostra Animals – Steve McCurry – Mudec Milano

Un progetto che nasce nel 1992. In quegli anni Steve McCurry decise di lasciare il suo lavoro da fotografo freelance negli Stati Uniti per un viaggio in India accompagnato solo da uno zaino pieno di vestiti e rullini fotografici. Quel viaggio lo ha portato fino in Afghanistan negli Anni della Guerra del Golfo. Dopo quell’esperienza, McCurry decise di dedicare parte dei suoi scatti al rapporto uomo-animali.

Un uomo – un animale. Le foto esposte in questa bellissima mostra ci raccontano di un rapporto particolare tra uomo e animale. Spesso sono animali domestici – cani, gatti, cavalli, mucche, asini – che condividono con noi la vita quotidiana, il lavoro nei campi, e ci forniscono cibo. Ma anche animali che l’uomo ferisce e uccide durante i combattimenti tra animali, le guerre e con i disastri dovuti al cambiamento climatico.

Il percorso della mostra è libero. Tranne per alcune eccezioni, non ci sono didascalie sotto le fotografie. È indicato solo il luogo e l’anno dello scatto.

Quattro foto mi hanno incuriosito più delle altre.

1983, India. Un cane nero fissa la porta bianca di una casa rossa. Vorrebbe entrare perché l’acqua ha invaso la strada e non può più camminare. Bellissimo il contrasto tra i colori e lo sguardo del cane. La foto testimonia l’impatto che i monsoni hanno sulla vita delle popolazioni, sull’uomo e sugli animali nel Sudest asiatico (come McCurry racconta nel suo volume Monsoon).

INDIA-10221© Steve McCurry

Steve McCurry
Porbandar, India
Anno: 1983
Credito fotografico: © Steve McCurry

1991, Kuwait. I cammelli camminano in una terra desolata, un campo infuocato dalle esplosioni di più di 600 pozzi petroliferi. Queste foto hanno fatto il giro del mondo durante la Guerra del Golfo. Hanno testimoniato il danno che la guerra fa a tutti: uomini, animali, ambiente naturale. Ecco che la fotografia diventa testimone di un disastro ecologico, rappresentato anche da altri scatti di McCurry che ritraggono gli uccelli migratori ricoperti dal petrolio.

KUWAIT-10001_web© Steve McCurry

Steve McCurry
Al Ahmadi, Kuwait
Anno: 1991
Credito fotografico: © Steve McCurry

2002 Kabul. Un cane sulla bicicletta. È un cane pastore Kuchi, sembra tranquillo col suo padrone, in bicicletta, in giro per il paese. In realtà è sabato e come ogni sabato al mercato rionale si svolgono combattimenti tra cani ed è proprio lì che il suo padrone lo sta portando.

AFGHN-10198_web© Steve McCurry

Steve McCurry
Kabul, Afghanistan
Anno: 2002
Credito fotografico: © Steve McCurry

2010 Thailandia. Nel centro di ripopolamento per elefanti un ragazzo legge un libro in un prato, appoggiato ad una roccia. Dall’altra parte della roccia c’è un elefante. Sembrano amici, compagni. In realtà, come ci svela McCurry, l’elefante è arrivato da poco e si sta solo strofinando sul masso per grattarsi. Non conosce affatto il ragazzo che legge.

THAILAND-10033_web© Steve McCurry

Steve McCurry
Chiang Mai, Thailandia
Anno: 2010
Credito fotografico: © Steve McCurry

Magia della fotografia, potere delle storie. Quest’ultima foto rivela la magia della fotografia: quella di lasciar libero l’osservatore di inventare la propria storia personale guardando l’immagine. Io me ne sono raccontate tante durante la visita alla mostra Animals e vi suggerisco di visistarla e di fare altrettanto.

Gli sguardi (anche ad occhi chiusi). Le fotografie sono eccezionali per i loro colori, le inquadrature, le luci – niente di nuovo per uno dei grandi fotografi della nostra epoca.

Quello che più mi ha colpito di questa meravigliosa mostra sono gli sguardi. Spesso uomo e animale hanno lo stesso sguardo. Uno stesso sguardo che si ritrova nel ragazzo biondo col suo cane o in quello indiano cona la sua mucca o nella famiglia francese e in quella asiatica. Gli sguardi degli animali sono intensi, espressivi tanto quanto quelli dell’uomo.

Alcune foto ritraggono uomo e animali che dormono. Un anziano dorme su una panchina all’aperto e il suo cane dorme sotto di essa. Un bambino dorme per strada appoggiato alla sua mucca, anch’essa dormiente. Una mamma dorme con la bambina, dondolandosi sull’amaca, e sotto dorme un serpente.

In tutti questi scatti ad occhi chiusi si percepisce come uomo e animali condividono gli stessi sguardi, anche mentre stanno dormendo. Calma, tranquillità, fiducia, accomunano l’uomo che dorme in compagnia del proprio animale. Immagini bellissime che ci ricordano che non siamo soli in questo mondo, ma condividiamo il pianeta con tutte le altre creature viventi attorno a noi.

Animals – Steve McCurry – presso Mudec, Museo delle Culture a Milano

prorogata fino al 14 aprile 2109