curiosa di natura

I ghiacciai ci parlano. Intervista a Angaangaq Angakkorsuaq

I ghiacciai ci parlano, ma noi esseri umani sappiamo ascoltarli? Ecco la mia intervista ad Angaangaq Angakkorsuaq, sciamano e cantastorie, anziano eschimese Kallallit che vive nel nord della Groenlandia, profondo conoscitore della natura, ci racconta il rapporto dell’uomo col clima

Ice Wisdom, la saggezza del ghiaccio. I ghiacciai della Groenlandia, del Nord del mondo ci parlano da sempre. Raccontano il nostro rapporto con le piante, con gli animali, e anche col clima. E tutti questi fattori sono cambiati nel tempo. Ma i ghiacci continuano a parlarci. E noi, esseri umani, sappiamo ascoltarli?

Angaangaq Angakkorsuaq è uno sciamano, un guaritore e un cantastorie. È un Anziano degli eschimesi Kalaallit nell’alto nord della Groenlandia – Kalaallit Nunaat. Parla in congressi e convegni su temi inerenti all’ambiente, al cambiamento del clima e ai problemi degli indigeni. Il suo impegno per l’armonia interculturale è largamente riconosciuto.

Sono molto interessata ai popoli nativi delle zone più diverse e difficili del mondo. Loro conoscono la natura, le piante, la vera essenza dei luoghi. Che siano i nativi americani, le popolazione delle grandi foreste oppure delle zone più fredde del mondo, come Angaangaq Angakkorsuaq, credo che queste persone abbiamo una grande saggezza che deriva dal contatto stretto con la natura.

Perciò, quando ho avuto questa possibilità, sono stata felice di poter rivolgere tre domande a questa grande personalità.

Grazie a Greta La Rocca che ha permesso l’intervista. L’attività e l’impegno di Angaangaq nel mondo è sostenuta e organizzata da Icewisdom International LCC, una società internazionale nata per portare nel mondo il messaggio e gli insegnamenti dello sciamano. La sede principale è in Florida, negli Stati Uniti, mentre in Europa è attiva la società gemella Icewisdom Germany, con sede a Monaco di Baviera

Angaangaq Angakkorsuaq

Angaangaq Angakkorsuaq (foto © dal sito IceWisdom.com)

Ecco dunque la mia intervista: INTERVISTA di Sabrina Lorenzoni.

1) Come sono cambiati la natura e il paesaggio nell’Artico?
Tutto è cambiato: il sole si alza prima perché il Grande Ghiaccio è più basso. A causa del cambiamento climatico gli alberi hanno cominciato a stare in piedi. Lo scioglimento del permafrost nel suolo ha dato vita a nuovi insetti che non abbiamo mai visto prima. Sono arrivati nuovi animali e, siccome il mare è più caldo, anche nuovi pesci. Nello stesso tempo, il mare non ghiaccia più, il che influisce su tutto il ciclo di vita. Sono nati anche fiori nuovi, piante nuove. Non conosciamo i loro nomi, non sappiamo se possiamo usarli come medicine, se possiamo mangiarli… però ce ne sono tantissimi, molti più di prima.

E con l’aiuto della tecnologia moderna possiamo avere l’agricoltura nel sud della Groenlandia. Inoltre, il terreno si sta alzando, perché non c’è più il grande peso del ghiaccio. Perciò si può dire letteralmente che, mentre il ghiaccio si sta sciogliendo, il terreno si sta alzando.

Gli eschimesi in Groenlandia riescono ad adattarsi a questo nuovo mondo, a differenza di quello che accade in altre parti del mondo dove adattarsi ai cambiamenti è più difficile.

2) Quali evidenze ci sono di un cambiamento climatico? Quale ruolo ha l’uomo all’interno di questo cambiamento?
I venti sono diventati più forti, anche le piogge sono aumentate, c’è più siccità, più calore, ma anche più freddo… le onde del mare sono diventate più alte, le correnti stanno cambiando, l’acqua si sta espandendo. E l’uomo, che ruolo ha? Non sapeva che cosa stavano accadendo… se avessimo capito prima, forse saremmo stati molto più prudenti nell’utilizzo delle nostre risorse. Da secoli sappiamo che gli alberi creano ossigeno per noi, ma cosa facciamo? Li tagliamo!

Groenlandia

Groenlandia (foto © dal sito IceWisdom.com)

3) Come dovrebbe essere il rapporto uomo-natura?
L’uomo dovrebbe conoscere la natura così come la conosceva un tempo. … ma è diventato sempre più difficile, perché la maggior parte di noi vive nelle grandi città, in Paesi tutti sviluppati. La natura selvatica non esiste quasi più. Nell’Europa occidentale non ci sono zone incontaminate; il nostro rapporto con Madre Natura non è come dovrebbe essere… pensiamo ai nostri parchi, estinguiamo molte specie di animali. E ciò accade anche per il mondo delle piante: per esempio vi sono molte specie di mele diverse, ma nei negozi troviamo solo quelle economicamente più vantaggiose.

Come possiamo ritrovare l’armonia? Usciamo all’aperto e rendiamoci conto di ciò che abbiamo perso. Molte persone però non riescono neanche più a immaginarsi la bellezza della natura, perché non l’hanno mai vista. Quando penso agli Stati Uniti… è un Paese incredibile, ma molti americani non hanno mai visto la vera natura perché hanno sempre e soltanto vissuto nelle grandi città. Una volta ho tenuto un discorso in una scuola a Philadelphia e ho chiesto da dove vengono le galline. Un ragazzino di dieci anni mi rispose: “Dal Kentucky Fried Chicken”. Dobbiamo recuperare il rapporto con Madre Natura.

Parole vere, parole sagge. Quella saggezza semplice e diretta che solo chi conosce profondamente la natura e il mondo può avere. Sono molto contenta di avere avuto questa opportunità e condivido le parole di Angaangaq Angakkorsuaq.

E voi, cosa ne pensate? Il ghiaccio ci parla da sempre. E noi, sappiamo ascoltarlo?

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Piero Angela, 90 anni con la scienza

In questi giorni estivi ho letto il libro di Piero Angela “Il mio lungo viaggio. 90 anni di storie vissute” nel quale “il mitico Piero” racconta la sua vita avventurosa in giro per il mondo e sui set televisivi. Vi parlo della parte che riguarda la scienza e i documentari, quella che mi ha appassionato di più

“Una vita spericolata” quella di Piero Angela, ricca di progetti pensati e poi realizzati e di tante avventure. Altro che Steve McQueen, caro Vasco ;-) Anche nel libro “Il mio lungo viaggio. 90 anni di storie vissute” le avventure non mancano!

Nato a Torino, Angela ha vissuto gli anni della Guerra, dei bombardamenti. Ha lasciato la città per le zone di campagna, più sicure e riparate. Poi si è trasferito a Roma a lavorare per la Rai e ha fatto anche due importanti esperienze all’estero: a Parigi e a Bruxelles.  Con la moglie Margherita e i figli Christine e Alberto, ha viaggiato molto negli Stati Uniti, in Africa, in Australia, ovunque.

La parte che più mi ha interessato del libro è quella che racconta il come e il perché del suo dedicarsi alla scienza e alla divulgazione scientifica. Come mai Piero Angela ha deciso di lasciare il telegiornale per fare divulgazione? Come sono nati i suoi documentari? Ecco qualche chicca per voi.

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Una frase dal libro di Piero Angela “Il mio lungo viaggio. 90 anni di storie vissute”

Dal telegiornale alla divulgazione scientifica. Angela ha lavorato per anni al telegiornale della Rai. Alla fine degli Anni Sessanta, visitando negli Stati Uniti i laboratori della NASA impegnati in importanti studi per le missioni spaziali, si trova all’Ames Center di San Francisco. Questo centro cattura la sua attenzione per le ricerche avanzate nell’ambito della biologia, della fisica, della geologia e delle comunicazioni:

“… ed era sorprendente che nessuno, nei servizi giornalistici, si dedicasse a tempo pieno a raccontare tutto questo…”

Una visita tanto coinvolgente da fargli cambiare un intero percorso professionale. Infatti, nel settembre del 1969 lascia il telegiornale perché

“… avevo capito che mi interessava occuparmi non di dieci notizie al giorno, ma di una all’anno!”

I documentari. I primi documentari di Piero Angela furono quattro programmi di scienza, dedicati all’esplorazione dello spazio. Da subito non ebbe perplessità nello scegliere la sigla. Sarebbe stata l’ Aria sulla quarta corda di J.S.Bach nell’interpretazione degli Swingle Singers, un gruppo che aveva sentito a Bruxelles, sigla che rimane tuttora nei suoi programmi

Negli Anni Settanta, Piero Angela e la sua troupe produssero 50 documentari televisivi in 10 anni: era la serie “Destinazione Uomo”, 10 puntate per parlare di biologia e del cervello:

“In Italia, gli scienziati erano meno abituati a usare un linguaggio adatto al grande pubblico”

Documentari sulla natura. I primi documentari a tema natura furono una serie composta da dieci puntate. Erano tutti di origine anglosassone. Perché? La BBC era in grado di investire molto denaro nei suoi prodotti, creando documentari bellissimi e di grande valore scientifico che, venduti a prezzi elevati, garantivano alti ascolti.

Si pensi che 6 documentari della BBC possono costare dai 5 ai 10 milioni di euro.

La nascita di Quark. Quark nasce di mercoledì, il 18 marzo 1981 come prima puntata di una rubrica settimanale nata con l’intento di portare più scienza in TV. Ogni puntata durava 55 minuti e comprendeva 4-5 servizi, sia italiani che esteri. La prima serie era composta da 18 puntate, seguita da altre 10 di carattere naturalistico. Per dare un’idea, la prima puntata di Quark fece 9 milioni di ascolto. Portobello, trasmissione molto seguita in quegli anni, superava i 20 milioni a serata.

Perché il titolo Quark? Fu scelto tra tanti per il suo significato di “andare dentro le cose: i quark, infatti, sono minuscole particelle nel nucleo degli atomi.

Nel 1982 inizia “Il mondo di Quark” e va in onda ogni giorno alle ore 14, seguito da moltissimi studenti. Il 4 giugno 1999 ha festeggiato la puntata numero duemila!

“Trovare un linguaggio adatto era importante, e fu forse questa l’innovazione principale che ci permise di parlare di qualunque argomento usando persino i cartoni animati. Sin dalla prima puntata, infatti, cominciò a collaborare al programma il celebre Bruno Bozzetto”

I numeri di Quark. Quark era basato anche sui cartoni animati disegnati da Bozzetto. Ce ne furono ben 45, di circa 10 minuti ciascuno, per un totale di sette ore. Ogni fotogramma veniva colorato a mano e in 1 secondo si contavano 25 fotogrammi!

“Il viaggio nel corpo umano” è un altro programma di grande successo firmato Piero Angela. Diventando piccolo come un microbo, Angela ci faceva scoprire tutte le parti del nostro corpo. L’idea venne, racconta Piero Angela, osservando le immagini del nostro organismo riprese col microscopio elettronico a scansione (immagini in bianco e nero che furono poi colorate una ad una con ore e ore di lavoro).

Il successo di SuperQuark continua ancora oggi. La Rai chiese di passare da un programma di un’ora ad uno che durasse il doppio. Fu inserito, all’inizio, un documentario naturalistico della durata media di 60 minuti. I servizi erano più brevi e numerosi, con rubriche, ospiti, esperimenti.

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Una frase dal libro di Piero Angela “Il mio lungo viaggio. 90 anni di storie vissute”

Anche i problemi ecologici sono stati affrontati da Piero Angela a partire dagli Anni Settanta. Gli squilibri dovuti alla crescita fuori controllo, l’inquinamento, la deforestazione, l’esplosione demografica, lo sfruttamento delle risorse sono problemi nati in questo decennio (ai quali Angela ha dedicato il libro “La vasca di Archimede” per chi volesse approfondire l’argomento).

In TV andarono in onda cinque puntate dal titolo “Dove va il mondo?” e due serie dal titolo “Nel buio degli anni luce”. Angela organizzò anche una Conferenza a Salisburgo alla quale parteciparono undici capi di Stato.

“Questo è il punto dolente. Si tratta di problematiche che richiedono misure di medio-lungo termine, mentre la politica si muove sul breve o brevissimo termine. Non conviene investire sul futuro, non porta voti…”

“I problemi ambientali sono un tipico esempio di questa difficoltà ad agire in tempo per prevenire. Gli esseri umani reagiscono solitamente solo quando si trovano di fronte a un’emergenza, ma fanno fatica ad attivarsi quando l’eventuale emergenza futura devono ancora “immaginarsela””

L’ecologia oggi. Oggi c’è più sensibilità verso l’ambiente, ma viviamo in un mondo poco naturale, un mondo che possiamo definire “ecosistema artificiale”

“Viviamo in un “ecosistema artificiale”, un diverso ambiente che ha bisogno di comportamenti culturali adeguati per essere mantenuto in equilibrio. A guardare bene, infatti, intorno a noi, la natura è in gran parte scomparsa”

“Viviamo insomma in un ambiente che è molto più tecnologico che naturale”

Un libro interessante, ricco di avvenimenti e di vicende storiche, non solo di questa parte legata alla natura e alla divulgazione scientifica che ho voluto raccontarvi. Alcune delle frasi di Piero Angela in questo libro sono davvero da incorniciare! :-)

Settimana di orsi e di foche

La settimana è iniziata con una buona notizia per gli orsi in Vietnam e una meno bella per un orso in Italia. E poi si parla anche del ritorno delle foche e della crisi idrica del nostro Paese.

Chiuse le fattorie della bile in Vietnam. La crudele pratica di allevare orsi per estrarre la loro bile sembra avere i giorni contati in Vietnam. Gli allevamenti erano considerati illegali già dal 1992, ma sembra che solo ora il divieto sarà fatto rispettare anche nella pratica, non solo in teoria. La situazione resta tragica in altri paesi, quali la Cina, che conta ancora 10.000 esemplari in gabbia per un’assurda antica tradizione, come si legge in questo articolo. Se invece volete leggere un bel romanzo che ne parla e che mi ha fatto scoprire un mondo così crudele – purtroppo – ecco il mio suggerimento di lettura.

Torna la foca monaca alle Isole Egadi. Una buona notizia per le bellissime Isole Egadi. Dopo molti anni di assenza è stata avvistata nuovamente la foca monaca. Il Progetto Rio Mare ha dato tanti buoni risultati: pesca a strascico illegale ridotta dell’85% e 21 tartarughe marine salvate. La foca monaca è stata nuovamente avvistata nelle grotte di queste isole. È una delle specie più protette al mondo e ne resterebbero solo 400 esemplari circa nel nostro Mar Mediterraneo. Maggiori dettagli in questo articolo. 

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Chiuse in Vietnam le fattorie della bile, mentre in Italia si cerca l’orso del Trentino che ha ferito un uomo

And the winner is… Essen. Essen è la European Green Capital 2017. Dal carbone e dall’acciaio, antiche industrie di quest’area, al premio di capitale green per l’ambiente. Grazie ad un progetto di rigenerazione e riqualificazione urbana, questa cittadina della Germania si è classificata al primo posto tra le città green – come potete approfondire qui. Piste ciclabili lungo i vecchi tracciati della ferrovia, bonifiche delle acque e del suolo, riconversione delle aree industriali, partecipazione della popolazione. Tutto questo ha permesso a Essen di vincere per questo 2017 l’ambito premio.

#NessunoTocchiOrso. Questo è l’hasthtag che gira online in queste ore e che ci riporta al caso dell’orsa Daniza. In Trentino, un orso ha attaccato e ferito un uomo, non gravemente. L’orso è stato subito classificato come “pericoloso” e ognuno ha preso la sua posizione pro o contro. Associazioni e privati esprimono la loro opinione, come si può leggere qui. Le indagini proseguono. Staremo a vedere. Sarà necessario abbattere l’orso (forse di tratta di una mamma con cuccioli)? Speriamo sia possibile salvare quest’animale già molto minacciato dal cambiamento climatico, dalle leggi e dal comportamento dell’uomo.

Italia, tra siccità e razionamento dell’acqua. Intanto nel nostro Paese, ben 10 Regioni su 20 hanno chiesto lo stato di calamità a causa della siccità, come potete leggere qui Tutto ciò mi fa tornare in mente alcuni anni in vacanza nel Sud quando occorreva risparmiare e fare la doccia velocemente e solo in certi orari. Poche piogge, siccità, e anche i grandi fiumi del nord, come il Po, si ritrovano quasi a secco. Una situazione difficile, con tanti danni per agricoltura e allevamento e per la popolazione. Un nuovo problema peri il nostro Paese e per altri che si trovano a combattere con i danni causati dal cambiamento climatico.

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Maryam, gatti e incendi in Italia

In queste giornate di luglio, leggendo le notizie, ne ho trovate alcune green che mi hanno colpito. Ecco qualche curiosità green della settimana

Addio Maryam. Qualche giorno fa ho letto della morte, a soli 40 anni per una malattia, della matematica Maryam Mirzakhani. L’unica donna ad ever vinto l’equivalente del Premio Nobel per la matematica: la Fields Medal. Nata in Iran è riuscita a realizzare molti sogni, quasi impensabili per una donna in quell’area geografiche del nostro Pianeta. Tra le prime ragazze a partecipare, al liceo, alle olimpiadi della matematica e a vincere la medaglia d’oro nel 1994. Si laurea e poi si trasferisce ad Harvard negli Stati Uniti.
Mi hanno colpito alcune sue parole in questo articolo:

Maryam si definiva una pensatrice lenta

Non sempre occorre essere veloci e arrivare per primi per avere successo o essere felici. A volte vale la tecnica della maratona: muoversi a passo costante, ma muoversi, e arrivare al traguardo.

Condannato a 16 anni per aver ucciso 21 gatti. Anche questa notizia mi ha fatto pensare. Robert Roy Farmer, un uomo di 26 anni che vive in California, Stati Uniti, è stato condannato a 16 anni di prigione per aver sottratto dalle abitazioni, torturato e ucciso 21 gatti. Condannato per crudeltà verso gli animali (compresi abusi sessuali) e per aver agito sotto l’azione di droghe, si è dichiarato colpevole.
Una pena troppo severa? Oppure giusta? Chissà, tutto dipende dall’insieme delle Leggi di un Paese. E in Italia, per il maltrattamento di animali, cosa si rischia? Una notizia che ci fa riflettere.

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L’italia di questi giorni colpita da siccità e gravi incendi

Incendi e alluvioni in Italia. L’Italia in questo mese di luglio è stata colpita da numerosi incendi: Sardegna, Sicilia, Campania e infine Toscana. Dopo gli incendi, in Sicilia, è arrivato anche il maltempo nelle isole Eolie e verso la Calabria, con alluvioni e allagamenti. Ad Ostia (ma anche in altre zone) ho letto di una tromba d’aria, evento davvero raro nel nostro Paese prima degli anni duemila.

I danni sono numerosi per l’uomo, ma anche per l’ambiente. Molti ettari di bosco, alberi, prato, arbusti, andati distrutti. Per non parlare della morte di tanti animali e dei molti costretti a fuggire e a invadere nuovi habitat con conseguenze per la flora e la fauna già esistente nel nuovo areale.

Purtroppo la colpa va all’azione dei piromani, ma è anche il clima che cambia, è già cambiato, come molti studiosi e scienziati ci fanno notare da parecchi anni ormai. E lo vediamo dai gravi problemi di siccità che colpiscono, non solo il Sud, ma anche il Nord, e dal verificarsi di eventi estremi come alluvioni, trombe d’aria, grandinate.

Forse serviva questo per rendercene conto. Anche se, di questi estremismi e del clima tropicale, faremo volentieri a meno. Speriamo di essere ancora in tempo per invertire la rotta

L’orto attivo ci salverà. Il clima cambia e l’agricoltura si adegua e promette di essere la nostra salvezza. Ecco allora l’orto attivo e la rivoluzione dell’agricoltura bioenergetica come è spiegato in questo articolo.

I metodi tradizionali di coltivazione e lavorazione del terreno impoveriscono il suolo. I concimi chimici distruggono la terra e non permettono la sua rigenerazione. Nell’orto bioattivo il terreno non si compatta, è aerato, e la copertura organica in superficie lo rende fertile e si crea l’habitat ideale per ogni organismo vivente, non solo per gli ortaggi che andiamo a coltivare.

Ecco qualche curiosità green di questa settimana di luglio. Se ti fa piacere, lascia un tuo commento al post. Buona estate :-)

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Virna, la “figlia del vento” salvata dalle corse in Irlanda

Per la rubrica “Li abbiamo aiutati così” Valentina ci racconta le sue avventure con Virna e ci fa conoscere il GACI – Greyhound Adopt Center Italy. Una storia d’amore a sei zampe.

“Che bel cane, è un levriero da corsa, vero?” – “Sì, è un levriero, però a dire il vero l’ho salvato dalle corse.” – “Salvato? Perché?”.
Questa conversazione-tipo è un disco rotto delle passeggiate insieme alla Virna: quante volte l’ho vissuta, quante volte ho risposto a quel “perché?” dovendo scegliere le parole giuste per il mio interlocutore. A volte è un signore anziano che ha voglia di scambiare qualche parola con qualcuno, allora gli dico soltanto che in Irlanda, il posto da dove arriva la Virna, i levrieri non sono trattati molto bene e invece sono tanto buoni e dolci. A volte è un esperto cinofilo, che però non capisce granché di levrieri (in primis che non esiste la categoria del cane “da corsa” e che i levrieri sono quasi tutti cani da caccia). A volte è una ragazza che li adora per la loro eleganza e che non sapeva si potessero adottare. Mentre io rispondo, la Virna sta lì ferma e ascolta con aria indifferente, come si conviene al carattere riservato dei levrieri. A volte, invece, si avvicina scodinzolando e con la testa protesa per dare dei bacini: allora capisco che il mio interlocutore ama i cani, perché i levrieri hanno una sensibilità fuori dal comune e leggono nel cuore di chi hanno di fronte.

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Con questo sguardo come avrei potuto non ritrovare il sorriso?

Perché dico di avere salvato la Virna?
La Virna è un greyhound (levriero inglese a pelo raso) proveniente dall’Irlanda: è uno dei circa 30.000 levrieri allevati per le corse. Lassù l’industria delle corse è come il calcio da noi: una tradizione senza cui gli Irlandesi non potrebbero concepire il loro Paese, disseminato di cinodromi, dove i levrieri vengono costretti a correre davanti agli occhi di migliaia di persone che hanno scommesso su di loro.
I levrieri in Irlanda servono soltanto a questo: a correre e fare guadagnare soldi ai proprietari. Se vincono, corrono fino a 4 anni, poi la loro carriera finisce. Quando sono poco più che cuccioli vengono testati in pista e lì si decide il loro destino. Se non vincono, vengono scartati. Se si infortunano, vengono scartati. Se finiscono la carriera, vengono scartati. Diventano cani inutili, una spesa che per i proprietari non ha senso sostenere: per un grey scartato, ce ne sono centinaia, migliaia pronti a rimpiazzarlo. Il destino di uno scarto è uguale per tutti: finire nella spazzatura. I greyhound scartati vengono uccisi, soltanto i più fortunati con un’iniezione.

Una simile barbarie non poteva lasciare indifferente la civilissima Europa, dove sono nate numerose associazioni che si occupano di dare in adozione i greyhound scartati. Io mi sono rivolta al GACI – Greyhound Adopt Center Italy , la prima associazione nata in Italia: alla chiusura del cinodromo di Roma nel 2002, un gruppo di volontari si è battuto, anche contro le difficoltà burocratiche, per salvare i 370 greyhound del cinodromo. Da allora più di tremila levrieri (greyhound e galgo) grazie al GACI hanno trovato una famiglia che li ha accolti e amati.

La Virna è arrivata nel dicembre 2014, in un momento in cui essere felice mi sembrava una utopia. Avere il cane è sempre stato il mio sogno fin da bambina, quando passavo ore guardando i documentari in televisione (per me Piero Angela è quasi una figura paterna) e il weekend tra fattorie e maneggi. Non ho mai avuto l’album delle figurine Panini: io avevo l’album delle figurine del WWF.
Non l’ho mai avuto, il cane, però sapevo che prima o poi avrei realizzato il mio sogno. E così è arrivata la Virna nel giorno di Santa Lucia, a riportare la luce nella mia vita. Che da quel giorno non è più stata la stessa e di questo ringrazio ogni giorno lei, per avermi fatto rinascere, e il GACI, per avermi affidato il cane perfetto per me: io e lei siamo uguali in moltissimi aspetti e con il passare del tempo diventiamo sempre più simili. Non soltanto perché entrambe siamo alte e magre (anche se lei è molto più magra e muscolosa di me)

Siamo riservate con gli estranei, ma affettuose con chi consideriamo la nostra famiglia. Siamo testarde, non amiamo le imposizioni, a volte siamo capricciose. Ci piacciono le coccole, le passeggiate e le dormite. Ci piace stare in compagnia, ma siamo anche gelose dei nostri spazi. E poi siamo golose, curiose, un po’ matte. Ci piacciono le novità, i cambiamenti non ci spaventano…ma ammetto che la Virna è molto più coraggiosa di me! Fin dal suo arrivo ha sempre affrontato tutto con coraggio e con la voglia di conoscere tutto quello che faceva parte della sua nuova vita. Quando è arrivata non conosceva le scale, non aveva mai visto altri cani oltre ai suoi simili, non conosceva le strade e i rumori della città, non scendeva dalla macchina. Dopo qualche giorno si era già ambientata e mi ha spinto a crescere come individuo. Mi ha messo alla prova su tutto: soltanto quando sono cambiata e le ho dimostrato che poteva affidarsi a me perché ero in grado di essere la sua guida, il nostro rapporto è diventato davvero simbiotico.

E così ho deciso di aprire un blog in cui parlo di noi due, di levrieri e delle nostre piccole avventure quotidiane. L’ho chiamato I diari di ViVa : ViVa sono le iniziali dei nostri nomi e “viva” è una parola che ha un bel significato ed è esattamente come mi fa sentire la Virna da quando ha fatto irruzione nella mia vita. Ogni giorno insieme a un levriero rescue riserva delle sorprese ed è un’avventura, un viaggio meraviglioso che si fa a sei zampe.
La Virna mi insegna ogni giorno a essere migliore e dopo due anni e mezzo mi stupisce ancora mostrandomi un lato della sua personalità che ancora non mi aveva fatto conoscere.
Io l’ho salvata dall’Irlanda, ma lei mi salva ogni giorno.

Ti è piaciuta la storia di Vale e Virna? Hai salvato anche tu una specie animale o vegetale? Sei un’azienda che cerca di recuperare il buono, il bello ed il sano che la natura può donare? Partecipa alla rubrica “Li abbiamo aiutati così” col tuo racconto. Leggi qui come fare. Aspetto nuove storie :-)

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Vacanze a quattro zampe

Siamo in estate e per chi ha un cane o un gatto si ripresenta il problema di trovare la giusta struttura turistica. Un sguardo sulla situazione italiana, secondo i dati del portale Vacanze Animali

L’Italia non rientra nella top ten dei 10 Paesi pet-friendly. Ho raccontato la situazione degli animali domestici in Italia e in Europa in questo post.

L’ambito turistico. Se guardiamo all’Italia dal punto di vista del turismo, per chi viaggia col proprio animale domestico la situazione è migliore rispetto alla classifica generale. Sul sito Airbnb, per esempio, sono presenti più di 100.000 annunci di alloggi nei quali gli animali di famiglia sono i benvenuti. Accanto a questo dato favorevole, ENPA ci ricorda che anche gli abbandoni estivi degli animali domestici sono diminuiti, confrontando i dati del 2016 con quelli del 2015.

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Estate, tempo di vacanze. Com’è la situazione in Italia per chi viaggia col proprio pet?

Il turismo a quattro zampe nel 2017. Da una ricerca fatta da Aidaa ci sono 10.000 strutture pet-friendly in montagna (soprattutto in Trentino Alto-Adige) Questo dato è positivo, ma non tutte le regioni italiane si trovano nella stessa situazione. I trend delle ricerche su Google ci dicono che chi vive in alcune regioni è molto attivo nella ricerca online di strutture che accolgono animali.

In queste regioni si trova tra l’altro il maggior numero di strutture ricettive che accettano animali:

Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Lazio

Purtroppo la situazione di gran parte delle regioni del centro-sud Italia non è così positiva. Peccato, perché le regioni del centro-sud sono tra le più ambite per trascorrere periodi di vacanza al mare. Spesso, però, non trovando strutture adatte ad accogliere il proprio animale di famiglia, i proprietari sono disposti anche a cambiare regione o destinazione, a scegliere la montagna al posto del mare, o il Nord al posto del Centro-Sud.

Viaggiare con gli animali. Cani e gatti possono viaggiare in treno e in aereo, a patto che siano in regola con le normative vigenti. Le regole per i Paesi dell’Unione Europea sono diverse da quelle dei Paesi Extra-Europei: informatevi bene prima di affrontare qualsiasi viaggio all’estero.

Le spiagge italiane. In Italia non c’è una regolamentazione valida a livello nazionale per quel che riguarda l’accesso dei quattro zampe alle spiagge. La competenza spetta ai singoli Comuni. Recentemente QuattroZampe ha proposto un proprio approfondimento che segnala agriturismi adatti ai nostri amici animali. Anche questo post dà alcuni consigli per chi sta cercando una spiaggia che accolga i cani.

Cosa ne pensano le strutture ricettive? Il sito VacanzeAnimali ha somministrato ai propri iscritti (150 strutture) un questionario. Le strutture registrate sul sito si trovano per il 47% al Nord, il 37% al centro e il 16% al Sud Italia. Il 28% di queste strutture ha una clientela con animali che incide per il 20-50% del totale dei propri clienti, mentre per il 19% delle strutture le famiglie con animali ospitate incidono oltre il 50% sul totale.

Quali sono le richieste più comuni di chi viaggia con il proprio animale domestico? Una camera con balcone o giardino privato, l’accesso anche per gli animali alle zone comuni (ristorante, strutture per lo sport…), la vicinanza di spiagge accessibili ai cani.

E i problemi più comuni? Le lamentele dei clienti senza animali, i danni causati dagli animali a persone o cose, i costi aggiuntivi.

Il 50% di queste strutture ha un regolamento interno da far rispettare a chi è col proprio cane o gatto che prevede l’utilizzo della museruola e del guinzaglio per i cani e la certificazione delle vaccinazioni fatte.

Alla domanda: “Raccontaci la tua esperienza”, domanda posta alle 150 strutture ricettive che hanno compilato il questionario, il 90% delle strutture ha dichiarato che:

“il vero problema da affrontare non sono gli animali, ma le persone”

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(foto©VacanzeAnimali.it) Una frase un po’ provocatoria, tratta dalla presentazione fatta da Vacanze Animali alla BIT Milano

Per concludere, non è ancora facile viaggiare e fare vacanza con cani e gatti in Italia. Ci sono ancora molte differenze tra le varie zone geografiche, ma tanto è stato fatto. Sono molte le strutture che ospitano animali e i proprietari dei quattro zampe sono molto soddisfatti dell’accoglienza e del soggiorno tanto da diventare clienti abituali.

E tu, viaggi con un cane o con un gatto? Qual è la tua esperienza, in Italia o all’estero?

*nota* I dati di questo post sono tratti dalla presentazione (gentilmente concessa da VacanzeAnimali) “Strutture ricettive a prova di zampa” che ho seguito lo scorso aprile presso BIT Milano, presentata dallo staff del sito Vacanze Animali 

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