COP 26: obiettivi e risultati raggiunti

Si è appena conclusa a Glasgow COP26: di cosa si tratta, quali erano gli obiettivi di partenza e quali i risultati raggiunti? Trovi un riassunto in questo post.

Cos’è COP 26?

Con la sigla COP 26 si intende la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Il numero ventisei indica la ventiseiesima edizione annuale che si è da poco conclusa a Glasgow, nel Regno Unito. Con il termine COP si indica un vertice globale sul clima. CO sta per Conferenza e P per parti: Conferenza delle parti sul clima.

Questa edizione di COP 26 ha avuto un carattere straordinario e urgente mai visto prima. I cambiamenti climatici sono ormai in atto e non c’è più tempo da perdere: occorre intervenire subito per salvare il Pianeta, la biodiversità, ma soprattutto noi stessi. A Glasgow si sono riunite più di 30.000 persone provenienti da oltre 196 Paesi al mondo: leader mondiali, negoziatori, rappresentanti dei governi e delle imprese, delle associazioni, dei cittadini.

La prima Conferenza delle Parti si è tenuta nel 1995. Ma è solo nel 2015 con la COP 21, dopo gli incontri di Parigi, che si parla di “primo patto sul clima globale e condiviso”. Nel 2015 si sono riuniti nella capitale francese numerosi rappresentanti di diversi Stati del mondo per sottoscrivere un accordo di collaborazione per contenere l’innalzamento della temperatura globale al di sotto degli 1,5°C: da questo incontro è stato firmato l’Accordo di Parigi.

Ogni Stato presente si era impegnato a creare un proprio piano nazionale, chiamato Nationally Determined Contribution, ovvero contributo determinato a livello nazionale. Da qui la sigla NDC che abbiamo spesso sentito nominare a Glasgow 2021.

L’impegno era quello di aggiornare i piani nazionali ogni cinque anni e presentarli alle commissioni, indicando il lavoro fatto per contenere la temperatura e le immissioni in atmosfera dei gas serra, con tanto di tabelle Excel contenenti i dati precisi.

Lo scorso 31 ottobre 2021 si è aperta a Glasgow COP26, la ventiseiesima Conferenza delle Parti.

Siamo arrivati a questo appuntamento con quattro obiettivi generali di COP 26 da raggiungere e da discutere:

  • mitigazione
  • adattamento
  • finanza
  • collaborazione

Partendo da queste quattro macro aree di confronto, vediamo nel dettaglio gli obiettivi e gli sviluppi ottenuti alla conclusione del vertice COP26.

COP 26: obiettivi e risultati raggiunti

Quali erano gli obiettivi di COP 26?

Alla Conferenza di Glasgow 2021 siamo arrivati con quattro obiettivi e quattro grandi aree di discussione.

Il primo obiettivo di COP26 parla di mitigazione: azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050 e puntare a limitare l’aumento della temperatura entro 1,5°C.

La proposta era quella di dimezzare le emissioni nei prossimi dieci anni e azzerare le emissioni nette di carbonio entro il 2050. Ogni Paese dovrebbe impegnarsi ad aggiornare il proprio piano nazionale, NDC, e allinearlo rispetto a questo valore di temperatura.

Ad ogni Paese era richiesto di:

  • accelerare il processo verso l’abbandono del carbone
  • ridurre la deforestazione
  • accelerare la transizione verso i veicoli elettrici
  • incoraggiare gli investimenti nelle energie rinnovabili.

Come secondo obiettivo di COP 26 c’è l’adattamento: adattarsi per salvaguardare le comunità e gli habitat naturali. Il clima cambia con gravi effetti sulle persone e sul mondo animale e vegetale.

Occorre proteggere e ripristinare gli ecosistemi e costruire difese, barriere, sistemi di allerta e infrastrutture, sviluppare agricolture resilienti per contrastare la perdita di strade, abitazioni, vite umane.

Nell’ambito dell’adattamento, molto importante è il sostegno alle popolazioni più vulnerabili, quelle che stanno già perdendo habitat, biodiversità e risorse e ripristinare gli habitat, utilizzando maggiori fondi e adeguate strategie. Importante per il raggiungimento di questo obiettivo è anche la “comunicazione sull’adattamento”: apprendere, comunicare e condividere le migliori pratiche.

Terzo obiettivo della COP 26 riguarda la finanza, ovvero mobilitare i fondi. Si partiva dal presupposto che servivano 100 miliardi di dollari l’anno in finanziamenti per il clima entro il 2020. Agli Stati veniva richiesto di sbloccare i fondi e tutti i finanziamenti. Un maggiore investimento, sia da parte degli enti pubblici che da quelli privati, per un’economia sempre più verde e resiliente al clima, puntando su tecnologia e innovazione. Importante era anche il nodo del sostegno ai Paesi in via di sviluppo con 100 miliardi di dollari l’anno per il clima.

Il quarto obiettivo di partenza per COP 26 è la collaborazione: collaborare per ottenere risultati. In particolare si poneva l’accento sul portare a conclusione “il libro delle regole di Parigi” ovvero:

  • trovare una soluzione sui mercati del carbonio
  • essere trasparenti
  • raggiungere un accordo che alimenti l’ambizione dei Governi a limitare l’aumento delle temperature
  • trasformare l’ambizione in azione.

Quali risultati ha raggiunto COP 26?

La ventiseiesima Conferenza delle Parti di Glasgow si è conclusa in ritardo sabato 14 novembre. Non è facile mettere d’accordo così tanti Stati diversi, ognuno con i suoi ritmi di sviluppo e le proprie necessità. I risultati non sono mai quelli desiderati, non accontentano mai tutti: questo per le riunioni in generale, a maggior ragione se parliamo di clima. Leggendo i bollettini di Italian Climate Network e gli articoli degli esperti online, mi sono segnata i punti principali di questa Conferenza delle Parti.

“Se rispettiamo gli accordi possiamo salvarci”

è senz’altro la frase emblema di questa COP 26. Sicuramente sarebbe stato meglio agire prima, dieci o quindici anni fa, ma almeno si riconosce la gravità della situazione.

Molti punti postivi, punti a favore di un accordo e una linea comune sono usciti da questa COP 26. È stato trovato un accordo ed è stato condiviso da 196 Paesi. Si è stabilito di aggiornare il proprio piano nazionale, NDC, ogni anno e non più ogni cinque anni come in precedenza. Visto che le Conferenze delle Parti si svolgeranno ogni anno, almeno ci arriveremo con dati più precisi e aggiornati.

Si è parlato di abbandono del carbone, almeno per quanto riguarda lo stop ai finanziamenti pubblici che prevedono l’uso dei combustibili fossili. Uno degli obiettivi chiari raggiunti riguarda la diminuzione di emissioni di gas serra del 45% rispetto al 2010 entro il 2030. Inoltre, entro il 2024, ogni Stato dovrà conteggiare le proprie emissioni di gas serra.

Un altro punto a favore della conferenza: USA e Cina collaboreranno per ridurre i cambiamenti climatici. Per la prima volta in queste conferenze delle parti si parla di un modello globale con surriscaldamento al di sotto dei 2°C, numero che indica una soglia critica per l’ambiente e gli esseri viventi.

Alcuni punti che hanno soddisfatto solo in parte i partecipanti riguardano il “mercato del carbone“: i Paesi inquinanti devono compensare le loro emissioni finanziando progetti con emissioni negative verso altri Paesi. Questo accordo non è stato approvato da tutte le parti. Allo stesso modo la proposta rimasta un po’ vaga del raddoppio dell’aiuto ai Paesi in via sviluppo da parte delle Nazioni più ricche. Non si parla di date, termini, numeri ma solo della promessa fatta a Parigi di fornire almeno cento miliardi l’anno.

Alcuni propositi sono stati accettati da buona parte delle nazioni, ma non da tutte. Ad esempio, il fermare la deforestazione entro il 2030: punto che è stato approvato solo da 100 Paesi, quelli che ospitano l’85% delle foreste del mondo. Queste Nazioni si sono impegnate a ridurre il disboscamento, ad aumentare la rigenerazione e a proteggere le popolazioni locali.

Il tema dell’inquinamento dei dei mari e degli oceani, della perdita della biodiversità, dell’innalzamento delle acque con gravi danni per le popolazioni costiere è stato trattato troppo marginalmente. Abbiamo visto la situazione allarmante di alcuni Paesi come il rappresentante delle isole di Tuvalu che ha inviato un suo video immerso nell’acqua del mare.

Ridurre il metano del 30% entro il 2030 è l’opzione approvata solo da un centinaio di Stati, ma non da tutti. Limitare l’uso del metano, controllarne gli sprechi e le perdite sono impegni presi solo da alcuni Paesi partecipanti. Allo stesso modo, non si è affrontato il tema degli allevamenti intensivi che meritava più attenzione.

Sappiamo che l’India, quasi a chiusura dei lavori, ha parlato di ridurre le emissioni di gas serra entro il 2070, una data troppo lontana nel tempo, modificando gli accordi finali generali.

I punti negativi, a sfavore o poco trattati in questa COP 26 sono numerosi. A partire dall’assenza di leader mondiali quali quelli di Cina, Russia, Brasile, Australia. Le risoluzioni sulle emissioni di gas serra sono ritenute troppo deboli, visto che le emissioni sono aumentate nel corso del 2021 (+5% circa rispetto al 2020).

Non si è arrivati a definire di restare a tutti i costi al di sotto degli 1,5°C di aumento della temperatura in atmosfera. Europa e Stati Uniti si sono rivelati poco concreti nell’aiutare coloro che stanno vivendo crisi climatiche enormi. Non si è arrivati all’abbandono del carbone, ma solo alla sua riduzione graduale, proposta dall’India.

Questi gli obiettivi generali e i risultati ottenuti dalla recente COP26 che d’ora in poi sarà chiamata Glasgow Climate Pact.. L’appuntamento è il prossimo autunno in Egitto.

*fonti* Per parlare di COP 26 e dei suoi obiettivi mi sono riferita ai dati del sito ufficiale ukcop26.org, mentre per i risultati ho preso spunto dalle newsletter “Il colore verde” di Nicolas Lozito e dai bollettini ufficiali di Italian Climate Network.

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