Pandemia e cambiamento climatico

“La pandemia è la prova generale di quello che ci aspetta con il cambiamento climatico“: partendo da questa frase cerchiamo di capire che relazione c’è tra pandemia e cambiamento climatico, qual è lo stato attuale dell’ambiente e le possibili soluzioni che la pandemia stessa ci suggerisce per il nostro futuro e per quello del Pianeta.

Che relazione c’è tra pandemie e cambiamenti climatici 

La pandemia ha colpito popoli e nazioni in tutto il mondo. Si stima che un terzo della popolazione mondiale abbia vissuto mesi di isolamento, quarantena, lockdown. 

Durante questi mesi di chiusura nelle nostre case abbiamo avuto più tempo e possibilità di soffermarci ad osservare la natura attorno a noi. Molte foto sono state postate sui social: animali più tranquilli, meno disturbati dalla presenza dell’uomo con i suoi rumori e pericoli, si sono avvicinati alle nostre città, alle abitazioni. 

Le buone pratiche, le leggi adeguate stavano già facendo molto per gli animali e l’ambiente in tante zone della Terra. Non dobbiamo commettere l’errore di considerare la natura e gli animali come altro dagli esseri umani: siamo animali anche noi e facciamo parte degli stessi ecosistemi. 

Dobbiamo trovare il modo per vivere insieme in armonia e rispettarci a vicenda

La natura ha una grande capacità di reagire e di rigenerarsi. Lo abbiamo visto in questi mesi con la primavera che sbocciava con i suoi fiori, i profumi, i nuovi nati.

In questi mesi di stop abbiamo registrato un minor inquinamento atmosferico. Ma è solo un fatto temporaneo che non deve farci dimenticare che il problema esiste e persiste. Durante le crisi economiche del passato si è verificato lo stesso fenomeno e l’inquinamento è tornato simile a quello pre-crisi: la pandemia non risolve il problema dell’inquinamento atmosferico e del cambiamento climatico.

La pandemia ci ha aperto gli occhi, ci ha fatto vivere in pochi mesi quello che ci aspetta: il cambiamento climatico è in atto e continua ad agire nel presente e sarà un tema del futuro. Entrambi i fenomeni sono la conseguenza dei danni agli ecosistemi e dell’inquinamento ambientale ma si manifestano i tempi diversi. 

È importante ricordare che crisi climatiche e pandemia hanno molti elementi in comune:

  • sono fenomeni che danneggiano profondamente l’uomo e l’ambiente
  • sono dovute all’intervento dell’uomo sugli ecosistemi
  • spesso sono state previste dagli scienziati, che hanno ammonito il mondo anche decenni fa sullo sviluppo di malattie dette zoonosi
Pandemia e cambiamento climatico

L’azione dell’uomo sull’ambiente provoca danni anche alla salute umana.  Le epidemie negli ultimi decenni sono eventi che si sono verificati con una maggiore frequenza rispetto al passato. Ricerche scientifiche sembrano dimostrare che i primi coronavirus sarebbero nati circa 10.000 anni fa e i progenitori del covid19 risalgono a 150 anni fa. Niente di nuovo, dunque.

Lo stato attuale del clima e dell’ambiente

Studi scientifici pubblicati sulla rivista The Lancet ci dicono che:

Il 60% delle malattie infettive e il 75% di quelle nuove che colpiscono l’uomo sono zoonosi. I due terzi di queste malattie provengono dalla fauna selvatica”

La fauna selvatica esiste da sempre. Come mai sono aumentate le zoonosi? La riduzione e la frammentazione delle foreste rende più probabile l’incontro tra specie selvatiche e specie di allevamento:

“Qualsisai malattia infettiva emergente negli ultimi 30-40 anni è stata causata dall’invasione da parte dell’uomo di aree selvatiche e dai cambiamenti demografici” (Peter Daszak, zoologo e consulente OMS)

Un altro fattore da tenere presente è che gli ecosistemi sono sempre più poveri, immagazzinano sempre meno carbonio: questi fattori determinano le condizioni per la diffusione di patogeni.

Il cambiamento climatico favorisce la sopravvivenza di molti microbi nell’ambiente. Con il clima più caldo, molti animali allargano il proprio areale: pensiamo alla diffusione della zanzara tigre in Europa.

Gli agenti patogeni sono in grado di mutare e diventano resistenti agli antibiotici e a molte altre categorie di medicinali che spesso usiamo con troppa frequenza e leggerezza. 

Spesso le malattie provengono dai pipistrelli, animali molto utili all’ambiente: la soluzione non è di certo quella di sterminarli, anzi occorre proteggerli e controllare il loro areale. 

L’esempio del virus nipah è molto simile a quello che è accaduto per il covid19. In Malesia una particolare specie di pipistrello si nutre di frutta, lasciando cadere a terra i resti del pranzo impregnati di saliva. Non è successo mai nulla fino a che gli uomini hanno deciso di costruire un allevamento di suini proprio sotto gli alberi impollinati da questi pipistrelli. Pezzi di frutta con il virus sono stati mangiati dai maiali che si sono infettati e hanno trasmesso il contagio ai loro allevatori. Risultato: per limitare l’epidemia sono stati uccisi 1 milione di maiali e sono morti 100 allevatori 

Soluzioni possibili: cosa abbiamo imparato da questa pandemia

La pandemia ci ha mostrato quello che potrebbe accadere. Il cambiamento climatico e i problemi ambientali sono sempre presenti e sempre più urgenti. La pandemia ci ha aperto gli occhi.

Abbiamo capito che siamo fragili e viviamo in ecosistemi fragili.

Cosa possiamo fare, allora? Cambiare prospettiva. Pensare che l’uomo è parte della natura, degli ecosistemi non è altro da essi. Vivere in equilibrio con la natura.

Le malattie di origine animale, le zoonosi, saranno, probabilmente, sempre più frequenti. Molte, come abbiamo visto, hanno origine dai pipistrelli. La soluzione non è sterminare i pipistrelli. Sono animali importanti nelle reti ecologiche, sono bioindicatori e impollinatori di numerose specie vegetali. 

Occorre sensibilizzare le persone, soprattutto nelle zone più povere e più a rischio per spingerle verso comportamenti più sostenibili e responsabili. 

Tutti dobbiamo cambiare il nostro stile di vita:

  • più responsabilità verso quello che acquistiamo e negli spostamenti,
  • un’alimentazione sempre più a base vegetale,
  • ripensare agli allevamenti intensivi, a come trattiamo gli altri animali, all’inquinamento e ai pericoli che derivano da queste strutture.

Il nostro modo di interagire con gli animali selvatici e con la flora deve cambiare. Occorre rispettare il loro habitat, lasciare loro gli spazi necessari alla vita. Invadere le aree ove vivono animali selvatici può essere dannoso.

Bisognerebbe invece:

  • limitare l’urbanizzazione e la crescita demografica eccessiva, 
  • diminuire lo sfruttamento delle risorse naturali, 
  • limitare la distruzione dell’ambiente e degli ecosistemi terrestri e marini

I virus convivono con gli animali e con l’uomo da millenni. Quello che oggi è cambiato è il rapporto tra gli habitat umani e quelli selvatici. 

Le malattie umane hanno un aspetto ecologico

L’ambiente urbano e l’ambiente selvatico oggi sono troppo a contatto e questo favorisce le zoonosi.

Occorre investire nella ricerca scientifica per conoscere meglio gli animali e prevenire le malattie che potrebbero trasmetterci. Ho letto che gli scienziati stanno pensando di andare nelle zone più remote della Terra – grotte, deserti, ghiacciai – per identificare le specie che potrebbero causare malattie, studiare queste categorie di virus e fare prevenzione.

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