Estinzioni: vertebrati in allarme rosso

“Estinzioni biodiversità dei vertebrati in allarme rosso” è una mostra visitabile fino al 14 febbraio a Torino. Ecco perché quello delle estinzioni è un tema molto importante

Se siete a Torino nei prossimi giorni, vi consiglio di visitare la mostraEstinzioni biodiversità dei vertebrati in allarme rosso” aperta fino al 14 febbraio 2018 presso la Sala Mostre Regione Piemonte in Piazza Castello a Tornio.

Quali criteri ci dicono se un animale è a rischio estinzione? La IUCN, Unione Mondiale per la conservazione della Natura, ha definito alcuni parametri per classificare le specie più a rischio di estinzione. Come si vede nella foto, due sigle contraddistinguono una specie estinta: EX, estinta, e EW, estinta in ambiente selvatico. Tre sigle indicano le specie da tenere sotto controllo: CR, in pericolo critico, EN, in pericolo e VU, vulnerabile. Altre quattro sigle indicano un livello di rischio minore: NT, quasi minacciata, LC, minor preoccupazione, DD, carente di dati e NE, non valutata.

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Le sigle IUCN che indicano il rischio di estinzione

Anche i vertebrati sono in pericolo. Un quinto dei Vertebrati è a rischio estinzione. L’uomo stesso appartiene ai Vertebrati e dovrebbe bastare questo a metterci in allarme. I musei naturali delle nostre città svolgono compiti importanti, quali conservare e salvaguardare le specie animali e vegetali e farci conoscere meglio il mondo nel quale viviamo.

Secondo l’ecologo Edward O. Wilson per invertire la tendenza attuale che porta alla scomparsa di intere comunità animali e vegetali

“occorre mettere in sicurezza una porzione significativa degli ambienti naturali, pari almeno al 50% dell’area originale” 

Il Progetto Estinzione è uno studio finanziato dal Ministero dell’Istruzione, in collaborazione con il Museo di Scienze Naturali di Torino, il MUSE di Trento, il Museo di Zoologia di Padova, il Laboratorio FEM2 di Milano Bicocca. Lo studio prevede un censimento dei reperti di vertebrati estinti e in via di estinzione conservati nelle varie istituzioni scientifiche italiane. Inoltre, come per tutti i musei, anche queste istituzioni si occupano dello studio, della divulgazione e della comunicazione scientifica.

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Locandina e libretto della mostra “Estinzioni”

La mostra“Estinzioni biodiversità dei vertebrati in allarme rosso” presenta i risultati del Progetto Estinzioni e racconta storie di vertebrati estinti, suggerendo come intervenire per conservarli. Alcuni di questi interessanti racconti riguardano animali estinti per sempre: l’alca impone, l’emù nero, l’huice, il leone berbero, il quagga, lo scinco gigante di Capo verde e il tilacino – dei quali vi racconterò nel prossimo post.

La biosfera, ai nostri giorni, ci mostra la scomparsa di specie animali e vegetali. L’uomo contribuisce ad alterare e frantumare gli habitat terrestri. Per questo il nostro secolo è stato definito come “secolo delle estinzioni”. In particolare, la sesta estinzione, quella in atto in questi decenni, è l’unica dovuta all’azione dell’uomo (a differenza delle cinque precedenti dovute a cause naturali).

“L’uomo è una specie invasiva, violenta ed egoista”

L’uomo è la principale causa di estinzioni:

“Si stima che dal 1500 ad oggi siano scomparse almeno 300 specie di vertebrati e ogni anno il nostro impatto ne porta all’oblio oltre 300”

L’estinzione è per sempre. Indietro non si torna. Quelli che scompaiono sono i nostri compagni di viaggio su questo Pianeta. Noi siamo l’unica specie che distrugge l’habitat nel quale vive:

“L’alterazione degli ecosistemi, il cambio climatico e l’inquinamento incidono pesantemente sul futuro di una specie davvero a rischio: Homo sapiens”

Come un’opera d’arte è unica e irripetibile, allo stesso tempo i capolavori della natura che estinguiamo non torneranno mai più

*nota* I dati e le citazioni di questo post sono tratte dal libretto guida della mostra Estinzioni biodiversità dei vertebrati in allarme rosso realizzato dal Museo Regionale di Scienze Naturale dalla Regione Piemonte

3 Comments on “Estinzioni: vertebrati in allarme rosso

  1. Pingback: Quanti animali ci siamo persi? | curiosa di natura

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