One Ocean Forum: la sostenibilità degli oceani

La scorsa settimana si è svolto a Milano One Ocean Forum, un momento d’incontro per parlare della sostenibilità degli oceani. Ho partecipato alla prima giornata di lavori e vi racconto come stanno i nostri mari e i buoni esempi da seguire.

One Ocean Forum è il primo evento in Italia di rilievo internazionale dedicato alla sostenibilità degli oceani. Si è svolto a Milano, al Teatro Franco Parenti, organizzato da Yacht Club Costa Smeralda, voluto dalla Principessa Zahra Aga Khan.

Un forum dedicato ai progetti innovativi di salvaguardia dell’ambiente marino e alla promozione di azioni pratiche volte alla sua tutela. Si è parlato dello stato degli oceani e delle conseguenze che inquinamento e riscaldamento globale hanno sugli ecosistemi marini.

“Nel 2050 si stima che il rapporto palstica-pesci sarà di 1:1  (Report Ellen MacArthur Foundation, 2016)

Ad oggi 3 miliardi di persone dipendono dalla biodiversità marina e costiera per la loro sussistenza (Sustainable Development Goals, United Nations)”

Quattro temi principali sono quelli dei quali si è parlato ad One Ocean Forum:

1 – Marine Litter and Pollution, gli enormi quantitativi di rifiuti presenti in tutti i mari del Pianeta. Ogni anno finiscono in mare 8 milioni di tonnellate di plastica che, oltre a recare seri danni alla fauna marina, si inseriscono nella catena alimentare sotto forma di microplastiche, frammenti dai 2 ai 5 millimetri, ingeriti dai pesci.

2 – Climate and Global Changes, i cambiamenti climatici, responsabili dell’acidificazione delle acque e degli effetti sulla conservazione degli habitat oceanici.

3 – Blue Technologies, le tecnologie legate al mare, ovvero le opportunità di sviluppo dell’economia marittima, utilizzando innovazione e ricerca.

4 – Ocean Literacy, la diffusione di una cultura che permetta di capire quanto l’oceano influenza la nostra vita e le nostre scelte, e a loro volta come le nostre azioni hanno effetti sugli oceani.

one ocean

Alcuni dati One Ocean Forum – A marine environment preservation program

Come stanno gli oceani? Ce lo ha spiegato Vladimir Ryabinin (Segretario Esecutivo della Commisisone Ocenaografica) nel suo intervento al forum:

“La perdita di biodiversità, così come i cambiamenti cliamtici e l’acidificazione degli oceani, stanno sfuggendo al nostro controllo”

Negli obiettivi dell’Agenda Sostenibile 2030 è stato introdotto un punto che riguarda il mare, gli oceani, la flora e la fauna, il loro stato di salute.

“L’economia degli oceani, la Blue Economy, è la settima al mondo per giro d’affari”

Nei mari e negli oceani c’è ancora tanta flora e tanta fauna da scoprire. Molti di questi esseri viventi ci forniscono sostanze utili alla cura e prevenzione di diverse malattie.

Anche l’inquinamento da plastica è un problema serio: occorre conoscerlo, studiarlo e combatterlo. Finora, però, siamo in grado di monitorare solo il 30-50% degli oceani e dei mari del mondo.

Arte e bellezza per comunicare i problemi. Molto bello e interessante il discorso della fotografa ambientalista Anne da Carbuccia:

“Il mare e le spiagge di tutto il mondo sono piene di plastica. Abbiamo perso più del 60% dei coralli. Non abbiamo ancora molto tempo per agire”

Anne si immerge nei mari di tutto il mondo. Per far conoscere quanto le acque siano inquinate crea delle opere d’arte introducendo “un altare del tempo” per invitare tutti ad agire al più presto.

Chi gestisce gli oceani? François Bailet (Senoir Legal Officer, Divisione Affari Marini e Diritto del Mare presso ONU) ci ha spiegato chi gestisce gli oceani. Tutti noi, cittadini, ma anche gli Stati, le organizzazioni, in base alla distanza dalla costa. Una questione complicata.

Cosa ne sappiamo degli oceani? C’è ancora tanto da scoprire. Anche la stessa plastica negli oceani, sappiamo che è una sostanza estranea a questo ecosistema, sappiamo che è dannosa, ma gli studi di oggi ci svelaranno di più domani, nel futuro. È importante creare aree marine protette, così come è importante non inquinare, per non danneggiare gli abitanti del mare e noi stessi con le microplastiche che finiscono nella catena alimentare e nei nostri piatti.

L’acidificazione degli oceani è stato uno degli argomenti trattati da Sam Dupont (ricercatore in Ecofisiologia marina, Università di Gothenburg). L’anidride carbonica nell’aria è troppa: questa finisce negli oceani e, interagendo con l’acqua, forma acido carbonico che rende più acidi mari e oceani, ne abbassa il pH. Studi scientifici mostrano come per milioni di anni il pH delle nostre zone marine è stato misurato tra 8.2-8.0. Oggi i valori misurati sono tutti inferiori ad 8.

Sappiamo che gli oceani sono più acidi rispetto al passato, occorre rendere gli ecosistemi più resilienti, ridurre lo stress dei mari, utilizzare e selezionare ceppi giusti di piante e invertebrati. Ma come comunicare tutto ciò per essere capiti? Dupont e collaboratori hanno allevato gamberetti in acque acide e li hanno fatti assaggiare alle persone. Le persone coinvolte hanno notato che il gusto di questi alimenti era peggiore rispetto al solito: da qui sono partiti per spiegare che il problema è l’acidificazione degli oceani e che tutti possiamo fare qualcosa.

Buone pratiche, buoni esempi. Durante la giornata del 3 ottobre ho scoperto cose che non sapevo sul mondo del mare e del riciclo e ne sono rimasta affascinata. Buone pratiche da seguire per rispettare il mare e riciclare. Ad esempio, c’è chi ricava del filo simile al nylon dalle reti da pesca usate,

“Una rete da pesca può restare in mare fino a 500 anni. Ne abbiamo recuperate 200.000 tonnellate”

evitando seri danni agli animali marini e anche a noi. Quando compriamo un oggetto, infatti, oltre al rapporto qualità-prezzo, dovremmo chiederci: “Dopo, cosa ne faccio? Posso riutilizzarlo?”

Nella zona di Como c’è una ditta del settore tessile che fabbrica tessuti a partire dal chitosano presente nel guscio dei gamberetti. La qualità del prodotto resta costante, si risparmiano il 95% dell’acqua e dell’energia normalmente usata per la lavorazione.

In Sardegna si costruiscono biomateriali per l’edilizia a partire dalla lana di pecora, utilizzando leganti vegetali che assorbono 230 chilogrammi di anidride carbonica per metro cubo. Visto che il 25% degli inquinamenti in mare è dato da piccoli svernamenti quotidiani, una striscia di tessuto naturale mangia-petrolio può salvare un intero porto.

Lungo le coste dell’Africa si raccolgono migliaia e migliaia di scarpe infradito in plastica. Sono fatte di materiale scadente e si rompono subito, ma costano solo 1 dollaro e molte persone possono permettersi solo questo tipo di scarpe. C’è chi li raccoglie, lavora la plastica – riciclandone fino a 400.000 l’anno – e crea bellissimi oggetti a forma di animali e vere e proprie opere d’arte.

E per concludere, qualche riflessione con Davide Carrera. La giornata qui a One Ocean Forum è stata molto ricca di informazioni e di incontri. Tutti – scienziati, artisti, sportivi, studiosi – sono concordi nel dire che bisogna rispettare mari e oceani, inquinare meno, riciclare di più, per fare del bene alla natura e a noi stessi. Il mio post è già davvero molto lungo, ma mi hanno colpito molto le semplici parole di Davide Carrera, campione mondiale di apnea:

“Cosa ci attrae del mare? La paura dell’ignoto e dell’infinito.

Il mare insegna la pazienza, saper aspettare il momento giusto, l’equilibrio.

Il mare insegna ad essere umili e curiosi, a cadere e a rialzarsi.

Prima di ogni immersione chiedo sempre al mare di accogliermi e di proteggermi.

Il mare ha bisogno di rispetto.

L’ecologia è il pensare a noi stessi, è avere cura di noi stessi e del mondo”

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