Perché guardiamo gli animali?

“Perché guardiamo gli animali?” è il libro di John Berger che ci fa riflettere sull’uomo e sulla natura attraverso dodici racconti che parlano di diverse specie animali.

Perché guardiamo gli animali? è un libro scritto da John Berger che ha come sottotitolo “Dodici inviti a riscoprire l’uomo attraverso le altre specie viventi”. Dodici racconti che ci fanno riflettere sugli animali e ci fanno pensare all’uomo attraverso il confronto con le altre specie viventi.
Vi racconto, in sei punti, i pensieri e le riflessioni principali che mi sono venute in mente leggendo il libro.

Perché guardiamo gli animali?

Perché guardiamo gli animali? Il libro di John Berger

1 . Trappola e libertà è il titolo di un racconto. Un uomo vuole catturare dei topi che entrano nella sua casa e decidere di utilizzare una trappola col formaggio, una di quelle classiche trappole per topi. Ma succede un fatto che lascia l’uomo perplesso: quando il topo entra nella trappola e questa si chiude, quando l’animale capisce di essere imprigionato in una scatola senza via d’uscita, non ha più fame. Il formaggio resta sempre intatto. Prevale nel topo il senso della prigionia. L’uomo ne rimane colpito e decide di non uccidere i vari topi che ha catturato in casa con questo sistema ma di liberarli in un campo vicino. L’uomo si immedesima nel topo, ed è come

“Un prigioniero che realizza un sogno di felicità”

2. La bellezza ci commuove. Nel racconto “L’uccello bianco” si tratta il tema della bellezza. Viviamo in un mondo di sofferenza, il male dilaga, bisogna resistere e trovare la speranza. Ma dove? Nella bellezza. La bellezza è un’eccezione, perciò ci commuove.
Il concetto di bellezza dipende dal periodo storico nel quale viviamo e dalla cultura, ma ci sono delle eccezioni, delle cose che tutti, in ogni parte del mondo e in ogni epoca storica, trovano belle: il mare, la luna, i fiori, gli animali.

“L’emozione che proviamo di fronte a un oggetto creato dall’uomo è un derivato dell’emozione che proviamo davanti alla natura”

3. Il rapporto uomo – natura Se ne parla nel racconto “Aprire un cancello”. Gli animali, all’origine, erano il primo cerchio attorno all’uomo e gli uomini dipendevano dagli animali. Nei secoli questo rapporto si è perso, è cambiato e l’uomo ha costretto gli animali dentro delle categorie, a proprio piacimento. Oggi ci sono animali addomesticabili, specie alimentari e specie magiche.

4. Perchè guardiamo gli animali? È il racconto che dà il titolo al libro e che ispira molte riflessioni sullo sguardo, su come ci guardiamo a vicenda, noi e gli animali.
Gli animali non ci guardano con occhi diversi rispetto a come si guardano tra di loro. Però sono vigili e diffidenti verso l’uomo. Manca un linguaggio comune tra uomo e animali.

L’uomo si distingue dagli animali perché sa pensare per simboli e perché ha sviluppato un linguaggio, anche se i primi simboli usati dal linguaggio umano erano proprio degli animali.

La storia ci racconta che l’uomo viveva in armonia con la natura e con gli animali fino all’epoca di Cartesio e dell’animale-macchina. Poi gli animali sono stati considerati materia prima per il lavoro, per la compagnia, per l’alimentazione. Ora sono un prodotto industriale. Le tecniche di condizionamento sociale si basano su esperimenti fatti sugli animali.

Gli animali erano presenti in ogni famiglia. Da sempre, però, l’ideologia era una sola: ad essere osservati erano solo gli animali. L’ uomo non pensa che viene a sua volta ossservato dagli animali stessi. Riconosciamo che la natura è un valore, ma questo è proprio all’opposto del pensiero delle istituzuoni sociali. Oggi gli animali sono come il popolo minuto: stanno scomparendo.

5. Gli zoo. Se ne parla all’interno del racconto “Perchè guardiamo gli animali?”. Gli zoo nascono nelle capitali europee attorno alla fine del 1700 (uno dei primi zoo nati in Europa è il Jardin des Plantes di Parigi del 1793) per dare prestigio alla città e alla nazione stessa.

Oggi tutti sappiamo che gli animali negli zoo non sono liberi, ma si trovano in uno stato di reclusione totale. Vivono la dipendenza e l’isolamento. Non si interessano più a quello che accade attorno a loro, ma assumo un atteggiamento che è esclusivo dell’uomo: l’indifferenza.
Come ci insegna Desmond Morris nei suoi libri, il comportamento innaturale degli animali in cattività ci aiuta a comprendere, accettare e superare lo stress di vivere nelle società consumistiche.

6. Lo sguardo. Quello che ci rende consapevoli che anche gli animali sono esseri viventi come noi, che provano le nostre stesse emozioni, è il loro sguardo.

Allo sguardo degli animali è dedicata la poesia “Loro sono le ultime” che recita, tra gli altri versi:

“… Ora che non ci sono più
è la loro resistenza a mancarci.
A differenza dell’albero
del fiume o della nuvola
gli animali avevano occhi
e nel loro sguardo
c’era permanenza…”

Libro: John Berger – Perché guardiamo gli animali? Dodici inviti a riscoprire l’uomo attraverso le altre specie viventi – Il Saggiatore – 2016 – pagine 120 – prezzo di copertina 16€

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