Il nonno, il cane e il motorino

Ho scritto questo racconto per la rubrica #liabbiamoaiutaticosì. Purtroppo questa rubrica è stata chiusa, ma ho deciso di pubblicare il racconto ora sul mio blog perché proprio qualche giorno fa sarebbe stato il compleanno del mio nonno. E magari, potrebbe nascere qui una nuova rubrica su come abbiamo aiutato gli animali (e noi stessi)

Il nonno, il cane e il motorino

Questa storia risale a qualche estate fa, quando ero piccola. Abitando a Milano, finite le scuole, andavo coi nonni per qualche settimana in una casa in affitto in montagna nelle valli bergamasche, sempre nell’attesa del sabato e dell’arrivo dei miei genitori. Volevo un cane, ma l’appartamento in città e i genitori che lavoravano tutto il giorno non mi permettevano di averlo.
D’estate però c’era Doghi, ed era anche un po’ mia. Doghi era una cagnolina simile ad un volpino, bianca con le orecchie marroncine. Non era di nessuno e allo stesso tempo era di tutti. Quando glielo chiedevo, il nonno mi rispondeva che era dei “villeggianti”. E se chiedevo chi le dava da mangiare d’inverno, il nonno mi diceva di non fare troppe domande.

doghi

Non ho trovato una foto di Doghi e ho scelto questo cane perché anche il suo sguardo era così espressivo

Al mattino Doghi veniva vicino al mio letto e mi svegliava, leccandomi la faccia. Allora mi alzavo e mi preparavo per il giro col nonno al torrente. Lui, intanto, gridava ai bambini della casa di preparasi alla svelta.
Poi si partiva. Passavamo sempre davanti al motorino Ciao, quello del nonno, color arancione sbiadito. Doghi si sedeva davanti e aspettava. Se il nonno alzava il bastone e diceva: “No, Doghi, andiamo a piedi!” lei capiva e s’incamminava.
Andavamo così, tutti in gruppo, attraversando il prato, verso il bosco, fino al torrente con l’acqua ghiacciata. Il nonno diceva di berla, che era buona e fresca e io lo ascoltavo, anche se poi mi si ghiacciavano i denti.
Quella mattina, nel prato, abbiamo incontrato un gruppo di pecore. Ad un certo momento, una pecora si è messa a correre verso di me e io sono scappata, correndo. Non sapevo cosa fare. Ho chiesto al nonno, che era solo a pochi metri, ma a me sembrava fosse lontano chilometri:
“Nonno, aiuto! La pecora mi segue! Cosa faccio?”
“Buttati a terra, vedrai che non ti farà niente!” rispose il nonno.
Io ero titubante e continuavo a correre. Allora il nonno disse una cosa strana.

Disse: “Ti fidi della pecora? Buttati a terra e lei si fermerà”
Ora, io non sapevo proprio se fidarmi della pecora. Era il caso di fidarsi di questo animale mai visto? Stanca di correre – non sono mai stata portata per la corsa – pensai che quella pecora, da ferma, sembrava tanto tranquilla, e, sfinita dallo sforzo e dai pensieri, mi buttai a terra. Di colpo la pecora si fermò, mi annusò e se ne andò.
Da quel giorno decisi che ci si poteva fidare di tutti gli animali, compresa la pecora. Io già li amavo, gli animali, ma da quella volta li ho amati sempre di più.

E il motorino Ciao? Quello lo usavamo il pomeriggio per andare verso il parco giochi. Devo dire che infrangevamo un po’ la legge. Io ero a piedi con Doghi e il nonno guidava il motorino. Appena fuori dalla vista della nonna, il nonno si fermava e mi caricava dietro, facendomi sollevare bene le gambe. E poi caricava anche lei, Doghi, sulla pedana davanti e andavamo piano verso il parco giochi a mangiare il gelato.

scooter_ciao

Il motorino Ciao era così, un po’ più sbiadito però (foto©PiaggioCiaoAmatori)

Questo mio racconto per la rubrica “li abbiamo aiutati così” è dedicato al cane Doghi e alla pecora perché ci siamo aiutati a vicenda. Soprattutto a Doghi, che era la cagnolina che avrei voluto avere da bambina. Con un pensiero speciale al mio caro nonno.
Per quanto riguarda il motorino Ciao, è l’unico che sono mai riuscita a guidare. Ma se siete bravi autisti di moto, verrò con voi a fare un giro. Sì, mi fido: del nonno, delle pecore, dei cani, degli animali e della maggior parte degli esseri umani.

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