Il cerchio dell’anno

Per concludere questo 2016, ho letto un articolo che mi ha ispirato questo post, così come l’augurio di conoscenti: “che la ruota giri anche per te!” Perché tutto è un cerchio: non c’è inizio, né fine, ma tutto è collegato.

Le stagioni segnano il ciclo della natura, degli animali e anche dell’uomo. Spesso parlo del fatto che, in natura, tutto è collegato. Non solo la nostra civiltà, ma anche le civiltà antiche lo avevano capito e avevano previsto una serie di festività per festeggiare i cicli della natura. Il popolo dei Celti, ad esempio, celebrava otto passaggi ogni anno, che corrispondono poi alle quattro stagioni.

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Le quattro stagioni (immagine reperita nel web)

L’inverno è iniziato da poco con il solstizio dello scorso 21 dicembre, quando giorno e notte hanno avuto la stessa durata. I Celti celebravano questo stesso giorno chiamandolo Yule. L’inverno è freddo, lungo e buio, è un periodo difficile da superare, anche con le comodità moderne. Forse è proprio per questo che dicembre ci porta le ricorrenze di Santa Lucia e del Natale, feste di luce, di gioia e rinascita. Il nuovo anno inizierà nel freddo e i primi accenni di primavera arriveranno solo a febbraio con la festa della Candelora e con il primo febbraio che per i Celti era Imbolc. Anche in questa occasione, le candele portano la luce e la speranza che la primavera sarà vicina.

La primavera è la mia stagione preferita. Tutto rinasce. Tornano le giornate lunghe, piene di luce. L’equinozio di primavera era per il popolo celtico la festa di Oestara. Ci si avvicina alla Pasqua e tornano a nascere gli agnelli. Nel mese di maggio si festeggiava Beltane, la festa del calendimaggio. Maggio è il mese della fioritura delle rose, dei giardini, della vita all’aria aperta.

L’estate arriva con il solstizio e con Litha il 21 giugno. La terra, rinata a primavera, produce i suoi frutti. Le giornate sono luminose e calde, sboccia la vita e si festeggia la festa del raccolto, Lunghnasadh, il primo di agosto.

Pian piano ci si avvicina all’equinozio di autunno e alla festa di Mabon. Dopo aver goduto dei favori dell’estate, si mette da parte il raccolto per l’inverno. Per il popolo celtico il capodanno coincideva con il 31 ottobre, con la festa di Samhain, festa che ricorda la nostra ricorrenza dei defunti. Nel tardo autunno, e poi nell’inverno, il freddo e il buio ci portano a leggere, a pensare, a fermarsi e a riflettere.

Oggi, come per i popoli antichi, la natura ci insegna che tutto è collegato, che tutto gira, come una ruota. Il cerchio dell’anno, il cerchio della vita, che non ha inizio, né fine, ma solo punti di arrivo e di partenza. In questi giorni di festa molti conoscenti mi hanno augurato: “che la ruota giri anche per te nel nuovo anno!” e anche questo mi ha spinto a scrivere questo post di fine anno.

cerchio

Il cerchio indica un ciclo infinito

Con questo post di fine anno, che ricorda le stagioni, i ritmi del mondo vegetale e animale, che sono poi i nostri stessi ritmi, vorrei augurare a tutti voi un felice anno nuovo, ricco di natura, di punti di arrivo e di nuove ripartenze. Vorrei ringraziare ciascuno di voi lettori per la vostra presenza, per i vostri commenti che mi incoraggiano a proesguire con questa mia attività di blogger anche nei momenti più difficili.

Grazie di cuore a tutti voi e spero di ritrovarvi numerosi nel nuovo anno.

Buon 2017 a tutti :-)

*nota* Questo post è stato ispirato dall’articolo “La ruota dell’anno celtica” pubblicato sul numero di dicembre di BioMagazine.

4 Comments on “Il cerchio dell’anno

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