Economia circolare nel fashion

Anche nel settore della moda ci si muove verso la sostenibilità, verso un tipo di economia sempre più circolare. Due esempi incontrati al Fashion Camp 2016: scarpe per vegani e fibre biodegradabili.

A settembre, il 16 e il 17, sono stata al Fashion Camp 2016 a Milano. L’idea iniziale era appunto questa: capire se esiste un’economia circolare anche nel campo della moda. Poi ho divagato e mi sono occupata anche di molto altro. Di come rendere bello il blog, di come riprovare a far partire la newsletter, di come usare meglio i social network.

Tornando al mondo della moda, il tema della sostenibilità è sempre più sentito, sia dai produttori, che dai consumatori. Due esempi di economia circolare nella moda mi hanno molto colpito.

Fera Libens è un nome bellissimo che dà già l’idea di animali liberi e felici. Federico e Francesco si sono posti il problema di molti vegetariani e vegani, perché il loro è uno stile di vita, una questione di etica che riguarda tutto, non solo l’alimentazione. Che vestiti comprare? Quali scarpe sono create senza l’utilizzo di materiali di origine animale?

Fera Libens ha creato una gamma di scarpe da uomo e da donna che non utilizza prodotti di origine animale. Perché si possono fare scarpe anche senza pelle. Per la tomaia utilizzano l’alcantara, certificata 100% carbon neutral. Per la scarpa, la microfibra. Alcantara e microfibra insieme danno origine ad una scarpa che ha tutte le caratteristiche di quella in pelle, ma assolutamente “animal free”. Questo prodotto è stato certificato con il massimo del rating animal free (VVV+) dalla LAV.

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Esempio di scarpe “animal free” prodotte da Fera Libens (foto ©Fera Libens)

Anche per i capi di abbigliamento ci sono importanti novità. Emana è un tipo di filato “intelligente” che agisce sul corpo favorendo la micro-circolazione. La pelle risulta più elastica, più morbida e appare più giovane. Anche per chi pratica sport, questi capi sono molto comodi, confortevoli e migliorano i rendimenti, accelerando il recupero muscolare e riducendo l’affaticamento.

Inoltre, sempre parlando di ecologia, tutte le sedi produttive del gruppo Fulgar utilizzano processi a basso consumo energetico. Oltre il 60% dei materiali utilizzati nel ciclo produttivo sono riciclati e molta dell’energia utilizzata deriva da fonti rinnovabili.

Ma ciò che mi ha colpito sono le considerazioni sul ciclo di vita di un prodotto (LCA). Perché una fibra non di origine naturale? Perché la fibra che noi consideriamo la più naturale, il cotone, non è la più sostenibile.

Per produrre 1 chilogrammo di cotone occorrono 7.000 litri d’acqua. Per produrre 1 chilogrammo di fibra sintetica ne occorrono 170.

Si ma poi, alla fine del ciclo di vita del prodotto, che succede? A tale proposito, si aprono nuove e interessanti prospettive. Alla Fulgar stanno studiando fibre che contengono microrganismi (innocui per la salute umana) che, posti in un contenitore al buio e in assenza di ossigeno, sono in grado di degradare completamente la fibra sintetica. In pratica: se la mangiano, e non restano scarti nell’ambiente. Già mi immagino moderni contenitori per la raccolta degli abiti usati pieni di queste nuove fibre che al buio si degradano senza lasciare traccia :-)

Durante la tavola rotonda sull’economia circolare si è parlato anche di vintage e della Milano Vintage Week che ho più volte visitato. Il vintage è bello, è alla moda, è ecologico.

Una bella iniziativa è anche quella di Drexcode che propone il noleggio di abiti da sposa, eleganti e da cerimonia. Ho potuto osservare due abiti “dal vivo”, alla presentazione, e sono davvero bellissimi. Tra l’altro ce ne sono molti che richiamano la natura, come questo per esempio (non direste che fa tanto “curiosa di natura style”! ;-))

Sono stata molto bene al Fashion Camp e sono felice che anche nel mondo della moda si cominci a pensare all’ambiente, alla natura, al riuso e al riciclo. E anche a noi stessi, in fondo.

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