Dalle tracce alle particelle

“Extreme. Alla ricerca delle particelle” è la nuova esposizione permanente inaugurata al Museo Scienza di Milano per gettare uno sguardo nelle componenti infinitesimali della materia. Un viaggio che comincia dalle tracce.

La sala era piena al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano per l’inaugurazione della sezione Extreme. Alla ricerca delle particelle. Sarà perché erano presenti il Direttore Generale del CERN, Fabiola Gianotti e anche il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi e il Ministro Stefania Giannini. Sarà perché la sala era piena per la scienza, in generale, e per il ruolo dei musei.

Il percorso espositivo parte dalle tracce, mostra poi gli strumenti che i fisici utilizzano per trovare queste tracce, cioè acceleratori e rivelatori, per raccontare infine la quotidianità di donne e uomini che fanno ricerca. Le tracce, il silenzio cosmico e il racconto orale sono tre parti della mostra che hanno catturato la mia attenzione.

coralli

Tracce. Lo scheletro dei coralli rivela la temperatura dell’acqua in cui sono cresciuti

Le tracce, per cominciare. Sono stata affascinata dalla parte dell’esposizione che parla delle tracce. Tutto lascia traccia, tutto l’ha lasciata in passato e la lascerà nel futuro. Si osservano le tracce per riconoscere e ricostruire gli eventi. Le tracce sono ciò che resta di un fatto accaduto. Le tracce sono quello che abbiamo a disposizione di un evento che si è già svolto o che è troppo veloce per essere osservato dai nostri occhi. Le tracce sono studiate in diverse discipline della scienza: zoologia, botanica, climatologia, paleontologia, geologia. Le tracce sono alla base di indagini forensi nel caso di delitti o eventi estremi. Ogni giorno lasciamo traccia di noi stessi e dei nostri spostamenti attraverso i nostri smartphone e i nostri computer.

Il silenzio cosmico. Un’altra parte molto interessante di questa esposizione riguarda il “silenzio cosmico”. Molti esperimenti connessi alla fisica delle particelle devono essere condotti in luoghi particolari, del tutto isolati, senza elementi di disturbo. Per questo motivo i laboratori sono sottoterra, all’interno di caverne, sott’acqua o nello spazio. Eliminando il rumore di fondo si raggiunge la condizione di silenzio cosmico, rappresentato nella mostra come spazio incolore e insonorizzato.

Un progetto interessante è anche quello della documentazione orale. Raccontare storie. Entrare nel vivo della vita di laboratorio e scoprire come si impara dallo studio e dalle pubblicazioni, ma anche dall’esperienza altrui. Come anche nella ricerca sono importanti la capacità di immaginare, il senso estetico, la creatività e l’improvvisazione. Tramandare storie a voce è una delle prime forme di racconto storico e conservazione della memoria. In ogni forma di cultura c’è una componente che non può essere scritta e la cultura scientifica non fa eccezione.

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Per studiare l’inquinamento atmosferico si possono utilizzare acceleratori di particelle

Ma non voglio raccontare tutto: la mostra è aperta e tutta da vedere. Anche se, durante la presentazione, il tempo per parlare era ridotto per tutti, è stato davvero un piacere ascoltare le parole di Fabiola Gianotti: la sua passione per la scienza e per la condivisone sono contagiose :-)

“Condividere valori è importante. Sono importanti la conoscenza e la passione. Il desiderio, il dovere e il piacere di condividere il sapere con tutti.

La fisica è semplice e facile. Le equazioni dell’Universo sono semplici, essenziali ed eleganti”

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