Brandalism dalla COP21 a Milano

Si possono combattere le grandi aziende che inducono al consumismo, quelle che inquinano l’ambiente, con la street-art? È quello che ha fatto il progetto Brandalism alla COP21 di Parigi. Raccontato da un protagonista, con lo slogan: “chi uccide il clima uccide anche te, digli di smettere”

Brandalism è una campagna anti-advertising. Un progetto che recupera lo spirito originario della street art, con interventi non autorizzati e spiazzanti, per opporsi al consumismo e ai falsi bisogni che brand, advertising, pubblicità e mass media generano quotidianamente.

Brandalism

Definizione di Brandalism
(immagine reperita nel web)

Due giorni prima del lancio della COP21, la Conferenza delle Parti sul Clima del dicembre 2015, seicento manifesti sono stati installati in spazi multimediali esterni di tutta Parigi. Ottantadue artisti provenienti da diciannove Paesi diversi hanno realizzato delle opere d’arte per protestare contro il controllo esercitato dalle multinazionali, per rivelare al pubblico le connessioni tra la pubblicità, la promozione del consumismo e il cambiamento climatico. Una denuncia sull’influenza delle multinazionali nei negoziati sul clima.

Dal 10 al 20 marzo 2016, una selezione composta da 30 di queste seicento opere complessive saranno in mostra presso Cascina Cuccagna a Milano. Il progetto è realizzato da Cascina Cuccagna e Giacimenti Urbani con la collaborazione di Terre di Mezzo.

Cascina Cuccagna ha deciso di invitare uno degli esponenti di Brandalism: Robert Marcuse. Questi artisti, con una vera azione di guerrilla-art, hanno appeso nelle pensiline della città di Parigi una serie di opere simili a pubblicità che denunciano i grandi finanziatori, che spesso sono anche i maggiori inquinatori del Pianeta.

Visitare la mostra significa riflettere sui messaggi, sull’incoerenza tra gli slogan pubblicitari e i cambiamneti climatici. La gente crede di essere presa in giro: le persone si impegnano con adeguati stili di vita, ma i soggetti che possono fare di più vanno da tutt’altra parte. Può un’azienda lavarsi le mani con un marchio green e promuovere uso di combustibili fossili o eccessivi sprechi?

Cascina Cuccagna sa che spesso l’azione delle persone non coincide con le scelte politiche, come si è visto nella grande marcia sul clima che ha preceduto la conferenza. Il cambiamento degli stili di vita è reale tra la gente.

Brandalism_1

The last selfie – Vinz Feel Free – Parigi

Ecco allora che Robert ha risposto ad alcune domande e ci ha raccontato come è nato il movimento Brandalism.

Robert, come è nato Brandalism?

Il progetto è nato nel luglio del 2012 in cinque città. Ha cominciato ad agire prima dei giochi olimpici a Londra. Disordini e proteste sono cresciute in Inghilterra a causa delle scelte del Governo, in particolare per i tagli alla spesa sanitaria. La gente ha cominciato a protestare violentemente, rompeva le vetrine e rubava i prodotti tecnologici visti nella pubblicità, prodotti di lusso. Perché hanno preso questi prodotti? Perché la protesta era  rivolta ai messaggi pubblicitari? Queste sono state le domande che hanno fatto nascere la riflessione di Brandalism e poi l’azione che ne è seguita.

Quindi il progetto vuol capire come la propensione al consumo è legata alla ineguaglianza sociale. Abbiamo chiesto agli artisti di sviluppare opere su diversi temi: il primo ad essere stato analizzato è come il corpo umano viene usato nelle pubblicità. In secondo luogo, si voleva studiare quel che la pubblicità trasmette: potere, soldi, ricchezza e non valori culturali, idee, pensieri ragionati.

A questo punto la domanda è diventata: quale ruolo hanno questi messaggi sul cambiamento climatico? Come la promozione del consumismo ha implicazioni con gli impatti ambientali?

Il progetto ha utilizzato i manifesti – nel loro formato “grande” – che sono stati appesi nelle città e nel 2012 è diventato molto popolare grazie al favore della gente. Così si è esteso in dieci città inglesi e poi è arrivato a Parigi insieme a COP21.

Robert, come avete messo queste pubblicità in giro?

Grazie alla globalizzazione, i modelli delle pensiline per la pubblicità alle fermate dei bus e nelle metropolitane sono quasi uguali in tutto il mondo. È bastato procurarsi una chiave per aprire tutti gli stand… E poi, durante l’azione, indossiamo giacche arancioni come le uniformi di quelli della ditta che affigge le pubblicità.

Quando siamo arrivati a Parigi, però, la situazione era diversa da quel che pensavamo: gli attacchi terroristici che sono avvenuti pochi giorni prima della COP21 al Bataclan hanno cambiato la città e i cittadini. Un momento di paralisi, di stallo, di paura ha fatto seguito a quegli attentati. Alcuni artisti hanno sviluppato poster connessi con Holland e lo stato di emergenza e terrore che, secondo loro, è stato provocato dai politici francesi. In questo stato di emergenza la conferenza sul clima non doveva essere lasciata solo nelle mani di gruppi politici ed economici…

E, nonostante tutto, siamo riusciti a metter seicento posters in giro per la città con l’aiuto di settanta volontari. Nonostante il clima di allarme e di arresti, il progetto ha avuto successo tra le gente e anche per i mass media. Ha stimolato il dibattito tra le ONG riunite a Parigi in quei giorni.

Robert: state progettando qualche azione contro il TTIP?

No, finora non è stato previsto nulla. Il movimento anti-cracking in Inghilterra (dove questa pratica è stata autorizzata, anche se molto impattante per l’ambiente) è già al lavoro. Questo  gruppo – il movimento anti-cracking – ha fatto delle azioni contro il TTIP.

Robert, c’è un progetto per Italia?

Alcuni artisti sono italiani: Millo, ad esempio. Le sue opere si possono vedere anche nel Giardino delle Culture a Milano, ma per ora non ci sono campagne in progetto specifiche per l’Italia.

Il movimento potrà preparare qualcosa contro i grandi gruppi che controllano le affissioni di pubblicita. Tre filoni principali sono quelli che seguiamo: l’affissione dei manifesti, le attività artistiche sui manifesti esistenti e il contatto con le autorità per far sì che non concedano gli spazi pubblicitari a certe multinazionali.

Noi non attacchiamo i singoli individui, ma il lavoro delle compagnie, e nemmeno vogliamo colpevolizzare i cittadini, le persone, ma solo i responsabili delle politiche che danneggiano l’ambiente.

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Thirst – Joe Webb – Parigi

Alla serata inaugurale era presente anche Barbara Meggeto di Legambiente Lombardia:

La mostra è bellissima, le immagini parlano di più e meglio di qualsiasi pensiero. Oggi possiamo dire che c’è una sensibilità diffusa verso i problemi ambientali, i cittadini sono molto sensibili. Non si fidano di ciò che ci viene detto, anche se positivo. Il green-washing ci condiziona. Non si potranno spazzar via tutte le aziende che inquinano, ma dobbiamo incoraggiare il cambiamento. Molte si stanno riconvertendo verso uno stile sostenibile. Si cambia e c’è una nuova prospettiva: occorre riconoscere il cambiamento che c’è e trasmetterlo ai cittadini.

I 30 manifesti di Brandalism saranno visibili in Cascina Cuccagna dal 10 al 20 marzo 2016.

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