National Geographic: 150 foto a Milano

Anche stavolta sono in ritardo, ma siete ancora in tempo per visitare la mostra che racconta la storia del National Geographic, a Milano, al Museo di Storia Naturale.

Se parliamo di geografia, esplorazioni, natura, a molti verrà in mente la rivista National Geographic. Le sue bellissime fotografie documentano i passi avanti fatti dagli esploratori nei luoghi più inospitali del mondo. Ho visitato questa mostra per curiosità, per conoscere posti lontani e vedere stupende fotografie, trascinata dalla garanzia di un nome quale quello di National Geographic.
I fotografi mi lasciano sempre a bocca aperta. Un solo scatto può contenere le emozioni di anni di studio, di appostamenti nell’ambiente naturale, la fatica dell’esplorare luoghi impervi. Un solo scatto, imprigiona mille emozioni.

NationalGeographic

Due famose copertine della rivista National Geographic: a sinistra, Dian Fossey e a destra Jane Goodall

Qualche notizia in generale. La mostra, aperta fino al 14 febbraio 2016, si trova negli stessi spazi che hanno ospitato Food, al Museo di Storia Naturale di Milano. Si divide in 9 sezioni: la storia, gli esploratori, le esplorazioni di terra, le esplorazioni del mare, la terra violenta, la natura, la scienza, il viaggio e gli scatti epici.

La storia della rivista del National Geographic nasce il 13 gennaio 1888 a Washington. Qui, 33 intellettuali, molti dei quali interessati alle scienze, si riuniscono per dare vita ad una rivista che promuova la cultura geografica. Bastano pochi giorni e gli studiosi sono già 165 e tra di essi (cosa strana) non c’è nemmeno un fotografo professionista. Tra questi intellettuali ci sono anche donne: la più influente (a detta di tutti) si chiama Eliza Scidnar e scrive libri di viaggio. In questa sezione della mostra si vedono molte fotografie in bianco e nero che ripercorrono la storia della rivista, nata come Società, National Geographic Society (NSC).

Nel 1906 è stata scattata la prima immagine notturna di animali con flash, nel 1914 compaiono le prime foto a colori e nel 1926 le prime immagini subacquee. In particolare, la prima foto di natura in esterno è del luglio 1890 quando, dal ponte di una nave, il fotografo J.Q. Lovell immortalò l’isola russa di Herald.

La sezione degli esploratori racconta i primi viaggi fatti dai sostenitori della National Geographic Society. Nel 1912 alla scoperta del Machu Picchu in Perù, poi in Alaska nel 1918. Nel 1957 la bandiera della NGS arriva al Polo Sud e nel 1966 sul Karakorum, nella catena montuosa dell’Himalaya. Nel 1979 è una donna, Sylvia Earle, il primo essere umano a camminare sul fondo oceanico a 366 metri di profondità, dentro un’apposita capsula: anche in questa esplorazione, la bandiera della NGS è presente.

In questa sezione, due foto mi hanno emozionato, due foto che (per me) valgono tutta la visita alla mostra. Jane Goodall con lo scimpanzé neonato Flint in Tanzania (1964) e Dian Fossey con i gorilla in Ruanda (1969). Stupende anche le farfalle monarca nei boschi del Messico (1976).

Per quanto riguarda le esplorazioni in terra, la mia attenzione viene catturata dal piccolo di mammut trovato in Siberia dopo aver passato 40.000 anni sepolto nel fango. Bellissima la foto dell’orso nelle foreste del Canada: è un orso bianco, anche se appartiene ad una sottospecie di orso nero, ne nascono 1 su 10 di questo colore. C’è anche il bellissimo leopardo delle nevi, uno degli animali meno conosciuti e maggiormente a rischio di estinzione. Stupendo lo sguardo del maschio di tigre tra le foglie in India e i leoni del Botswana: ci ricordano che molte specie sono a rischio e occorre rispettare la natura e proteggerla.

Nella sezione delle esplorazioni marine, ritrovo molti progetti dell’oceanografo Jacques-Yves Cousteau. Ci sono i primi due uomini a scendere alla profondità di 923 metri sotto il livello del mare, grazie ad una capsula di acciaio, alle Bermuda, nel 1943. C’è anche il regista James Cameron immortalato nell’atto di realizzare il record mondiale di immersione solitaria più profonda: 11.000 metri sotto il livello del mare, presso la Fossa delle Marianne.
Molto interessante è lo scatto di David Littschwager presso il fiume Duck in Tennessee, U.S.A.: un pesce persico, in un cubo di 28.000 centimetri cubi, viene immerso nel fiume per scoprire quanta biodiversità c’è in quelle acque.

La sezione Terra violenta mostra fotografie di eventi disastrosi, soprattutto terremoti. I primi scatti risalgono al 1902, in Martinica, fino al terremoto di Haiti del 2010 e alle eruzioni dell’Etna.

Le due sezioni che mi hanno maggiormente incuriosito sono Natura e Scienza. La sezione Natura racconta la bellezza e la fragilità di molti animali. Stupenda la luna e la volpe artica, la mantide a caccia sui fiori di orchidea, lo squalo bianco, il colibrì. Bellissimi il cobra reale, l’alligatore e la tartaruga alligatore. Selvaggi, i cavalli spagnoli e gli albatro. Molto particolare la foto di del leone, mamma e cucciolo, nel Serengeti: era il 1986 e molte donne americane scrissero alla rivista per avere una copia della foto che ricordava un abbraccio tra esseri umani.

La sezione Scienza vuole raccontare, attraverso gli scatti fotografici, scoperte e studi fatti durante gli anni della rivista. Si va dal 1915 quando il Bureau of Standard decise di bruciare diversi strumenti di peso e misura consideranti inadeguati. Nel 1939 gli scienziati usavano raggi UV per rendere più tenera la carne nei macelli. Nel 1963 si studia la propulsione umana in vista delle missioni spaziali. Nel 1966 una bobina di Tesla illumina un albero di Natale. Fino ad arrivare ai giorni nostri con lo studio del geco, dei legami molecolari deboli (2008), la mano bionica e gli impulsi nervosi, l’elettroencefalogramma per studiare le ore di sonno necessarie ad uno studente universitario, l’immagine termica di New York (2009) per gli studi sul risparmio energetico: in giallo e rosso si vedono le zone che consumano maggior energia

La mostra si conclude con la sezione sul Viaggio. In canoa tra le ninfee, tra fiordi norvegesi, a Parigi, in Egitto e anche tra le colline toscane. Seguono poi gli Scatti Epici. La ragazza dagli occhi verdi immortalata in Afghanistan nel 1984 da Steve McCurry e il circo con animali che arriva in America negli Anni Trenta.

Una mostra bellissima, con scatti indimenticabili che mi fanno riflettere sulla fragilità della natura, gioire della sua bellezza e anche, un poco, invidiare (ma in senso positivo) la bravura di questi uomini e donne nell’osservare il mondo da dietro un obiettivo fotografico e nel saperlo riprorre così bene attraverso un solo un scatto, un solo istante.

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