Oceani, plastica e nuove nicchie ecologiche

Ho letto con preoccupazione molti articoli recenti che denunciano un aumento vertiginoso della plastica nei nostri oceani. Una situazione che diventa sempre più insostenibile.

La scorsa settimana nella pagina Facebook del blog ho segnalato un articolo del Correire.it, ma anche altri quotidiani e magazine ne hanno parlato. Nel 2050 nei mari ci sarà più plastica che pesci. Un titolo inquietante, nonostante questo la situazione non va affatto sottovalutata. Si tratta di una previsione, basata sul comportamento attuale e su dati scientifici: se i nostri comportamenti non cambieranno, nel 2050 nei mari ci sarà più plastica che pesci.

Attualmente, nei nostri oceani, riversiamo

8 milioni di tonnellate all’anno di plastica, una quantità enorme.

La plastica nei mari e negli oceani (foto Plastic bag floating underwater at Pulau Bunaken)

La plastica nei mari e negli oceani
(foto Plastic bag floating underwater at Pulau Bunaken)

Il riciclo della plastica in Italia raggiunge ottimi numeri, anche se non tutte le zone sono ugualmente virtuose. Ma guardando al mondo intero si vede che non è così per tutti i Paesi. Gli oggetti in plastica monouso sono quelli che causano più danni, perché vengono lasciati nell’ambiente.
Il 60% della plastica che finisce nei mari e negli oceani proviene da cinque Stati: Cina, Filippine, Thailandia, Indonesia e Vietnam.

Oggi solo il 5% della plastica mondiale viene riciclato correttamente

e un buon 30% viene abbandonato sulle rive di fiumi, mari e oceani o direttamente in acqua. Tutta questa plastica in mare è pericolosa. Oltre all’inquinamento, danneggia la flora e la fauna.

I pezzi di plastica più grandi possono arenarsi in certe zone, formare barrirete impreviste e danneggiare piante, pesci e l’uomo stesso. Molti rifiuti, soprattutto i sacchetti di plastica con i loro manici, creano dei veri e propri cappi e uccidono diverse specie marine, come le tartarughe, ma anche gli squali, che ci finiscono dentro per caso e rimangono impigliati, non riuscendo più a liberarsi dal sacchetto.

Minuscoli pezzi di plastica sono ingeriti involontariamente dai pesci e dai molluschi marini. Una volta finiti nel corpo dell’animale, passano nella catena alimentare. Un pesce più grande, che mangia quello più piccolo, assorbe anche la plastica che questo aveva ingerito.
Non solo. La catena alimentare riguarda anche l’uomo: anche noi, quando mangiamo pesci e molluschi, incorporiamo la plastica che questi avevano accumulato (nel fenomeno del bioaccumulo). Spesso non succede nulla, ma possono anche esserci problemi di modificazioni endocrine, di allergie o di intossicazioni ben più gravi.

L’ecosistema marino è fragile e delicato. Nel mio e-book ho dedicato un capitolo alla fragilità delle isole. Il cambiamento climatico, certi comportamenti errati dell’uomo, stanno minacciando questi ecosistemi, non solo le piante e gli animali che lì vivono, ma anche (e soprattutto) le popolazioni.

plastic_ vortex

Il Pacific Trash Vortex, la più grande isola di plastica galleggiante sugli oceani

Le isole di plastica. Se molte isole, fatte di terra, di sabbia e di roccia, rischiano di essere sommerse dalle acque a causa dell’innalzamento del livello di mari e oceani, nuove isole si stanno formando, ma purtroppo sono isole di plastica.
La più nota è il Pacific Trash Vortex, ma ormai se ne contano anche altre. Le correnti marine e i venti fanno sì che la plastica che si trova in mare in una certa regione venga tutta convogliata verso una particolare zona: si crea così una specie di isola, fatta di rifiuti vari, soprattutto plastica. Queste isole galleggianti sono molto studiate per cercare di prevenire la loro formazione, per capire come si originano e per vedere quale direzione prenderanno nel futuro. Studiando queste isole in plastica si è fatta una scoperta importante.

La plastisfera: una nuova nicchia ecologica.

“Una nicchia ecologica è lo spazio occupato da una specie o da una popolazione

all’interno del suo habitat” (definizione Enciclopedia Treccani)

La nicchia ecologica è lo spazio fisico nel quale una specie o una popolazione vivono, ma anche il ruolo e le funzioni che le specie svolgono in quell’ecosistema.

Negli ultimi anni si è formata una nuova nicchia ecologica che è stata chiamata plastisferaLa plastisfera è una comunità di microrganismi che vivono sulla plastica marina.

La plastica galleggiante nei mari e negli oceani fornisce l’habitat a particolari microrganismi. Oltre mille tipi di microrganismi sono già stati identificati. Molti di loro sono anche “super-colonizzatori” ovvero riescono ad occupare spazi vuoti in tempi molto rapidi. La maggior parte di questi microrganismi non è dannosa, ma vi sono alcune specie nocive per gli animali e per l’uomo.

Il passaggio digestivo. Come abbiamo detto, piccoli pezzetti di plastica (ovvero la micro-plastica) sono ingeriti involontariamente dai pesci, che, dopo la digestione, espellono ciò che è indigeribile con i loro escrementi. Ebbene, questi escrementi contengono alcuni microrganismi che ora sono più “forti” perché hanno superato anche il passaggio della digestione.

Gli studi sulla plastisfera sono agli inizi. Si studia come si formano le isole galleggianti di plastica, come si muovono, quali tipi di organismi ospitano e qual è la plastica che preferiscono abitare.

Nel futuro dovremmo cambiare i nostri comportamenti, meglio sarebbe partire dal presente. È importante che anche i Paesi maggiormente coinvolti (quelli indonesiani, in questo caso) vengano informati su come fare un corretto uso e smaltimento della plastica.

La plastica soffoca il mare e i suoi abitanti. Ma non dobbiamo sottovalutare questo problema perché, come sempre accade in natura, tutto, prima o poi riguarda anche l’essere umano.

*Fonti e articoli di approfondimento*:

Nel 2050 nei mari ci sarà più plastica che pesci

La “plastisfera” nuova nicchia ecologica marina

One Comment on “Oceani, plastica e nuove nicchie ecologiche

  1. Pingback: Un mare di plastica | curiosa di natura

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