COP21, noi e loro

A Parigi è in corso il summit internazionale COP21. WWF Italia (ma anche molte altre associazioni) concordano nel proporre alcuni  punti sui quali impegnarsi davvero tutti, privati e Governi. Perché non abbiamo più tempo. Noi lo abbiamo capito: lo avranno capito anche loro?

A Parigi si sta svolgendo la COP, Conferenza delle Parti, la ventunesima, a partire da quella svoltasi a Berlino nel 1995 e per questo viene indicata con la sigla COP21. L’argomento è il cambiamento climatico, perché, come ha detto giustamente il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama:

“Siamo la prima generazione a sentire l’impatto del cambiamento climatico e l’ultima generazione che può fare qualcosa per combatterlo”

WWF Italia propone cinque punti sui quali impegnarsi, pur sapendo che non sarà per nulla facile raggiungere un accordo globale sul clima. Ma è dovere di tutti i cittadini far notare i problemi, portarli a chi governa, far sentire la propria voce e insistere perché qualcosa venga fatto.

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La campagna di WWF Italia per COP21: come sarà Milano (foto ©WWF Italia, ©CinziaMacis)

I cinque punti sui quali impegnarsi secondo WWF Italia (puoi trovarli qui):
1. Proteggere Paesi e persone vulnerabili. Proteggere le foreste, le piante e gli animali come ricchezza di biodiversità in sé, ma anche come luogo nel quale vivono e dal quale traggono sostentamento molte popolazioni. Utilizzare un accordo (chiamato Loss&Damage) per compensare perdite e danni.

2. Eliminare in modo equo le emissioni di gas serra. Il documento intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) ci dice che bisogna stabilire un budget globale di carbonio. È necessario fissare obiettivi a medio e lungo termine e portarli avanti. Dobbiamo arrivare al 2050 eliminando del tutto i combustibili fossili per passare ad una energia che sia al 100% rinnovabile.

3. Fare tutti qualcosa, in modo equo e continuativo. Ci servono linee guida internazionali per impostare gli impegni da prendere nel futuro. L’accordo deve tener conto del tipo di Paese che si impegna. Tenere traccia di ciò che si fa, dei risultati e delle sconfitte, sarà un punto essenziale per poter pianificare meglio in futuro. Gli impegni da decidere sono a lungo termine: serve fissare delle scadenze, dei momenti per discutere i dati, per adattarli in vista degli obiettivi da raggiungere.

4. Gli impegni presi finora sono da rivedere. Una buona cosa è rendersi conto che molti degli impegni presi non sono stati rispettati e tenerlo presente per le previsioni future. Per quanto riguarda le energie rinnovabili, l’efficienza energetica e l’uso del suolo e del territorio, serve identificare i problemi e formulare soluzioni adeguate. Gli aiuti e gli sforzi dovranno essere distribuiti in modo equo. Seconod WWF occorrerebbe stanziare ogni anno 100 miliardi di dollari, da qui al 2020, per gli interventi sul clima.

5. Solide basi per le risorse finanziarie. Tutti dovremmo essere d’accordo sul voler spostare gli investimenti dei combustibili fossili verso soluzioni alternative, sostenibili e a basso quantitativo di carbonio. Pianificare in modo chiaro il budget destinato al clima da parte del pubblico e del privato serve anche per tenere il conto e vedere che ognuno si impegni veramente nel versare le somme dovute.

Quello che si chiede è l’impegno di tutti per cambiare il clima. Partecipando ad incontri e dibattiti mi accorgo quanto le persone, la gente comune, e le associazioni che si impegnano a favore dell’ambiente e del sociale siano d’accordo, già da molti anni, su cosa fare e non fare. Supportate dai dati che ogni anno vengono raccolti sul clima e dai report che gli scienziati ci forniscono, sappiamo che è necessario intervenire al più presto. Anzi, molte persone singolarmente e all’interno delle associazioni lo stanno già facendo da anni.

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La campagna di WWF Italia per COP21: come sarà Roma
(foto ©WWF Italia, ©CinziaMacis)

La domada è: l’avranno capito anche loro? L’avranno capito i leader mondiali e i Governi degli Stati partecipanti a COP21 che è necessario agire? Noi, comuni cittadini, da soli o assieme alle associazioni con le quali ci impegniamo a far conoscere quello che sappiamo, quello che succede nel mondo, lo abbiamo capito. Alla fine di questa COP21 ne riparleremo e vedremo se anche loro lo avranno capito.

Avremo ragione noi? O loro? Ecco che mi viene in mente l’intervista a Naomi Klein che ho letto su un noto quotidiano. Naomi presenta, insieme al marito, Avi Lewis, il documentario ambientalista This changes everything, tratto dal suo libro omonimo.

La giornalista racconta di aver incontrato molte persone che si rendono conto della necessità di salvare la Terra e salvare loro stesse. Queste persone lottano per i loro diritti, in Canada per salvare le foreste, in India contro l’uso indiscriminato del carbone e in molte altre parti del mondo.

Sono i Governi che “spesso parlano bene, ma poi agiscono male” nelle parole di Naomi Klein e del marito. Siamo sulla buona strada, ma molto spesso, occorre scontrarsi con i Governi e le multinazionali, come ci dicono nell’intervista:
“Non è possibile che comitati di presunti esperti non eletti dalle popolazioni possano poi decidere in favore delle multinazionali e dei loro guadagni invece che della tutela delle persone e dell’ambiente”

Tutto torna. Anche nel caso della COP21 di Parigi. Attendiamo. Seguo attraverso la stampa e i canali social gli eventi della COP21 di Parigi, le associazioni che si occupano di clima, ambiente, natura e società, in particolare grazie agli aggiornamenti di Italian Climate Network e WWF.

Attendiamo e poi sapremo se abbiamo ragione noi. O se (ancora, fino all’ultimo, anche nel 2015) avranno ragione loro. Io sono fiduciosa e mi auguro che le richieste dei cittadini, delle popolazioni e di coloro che danno voce a chi non ce l’ha (gli animali, gli alberi, la natura, l’ambiente) verranno finalmente ascoltate perché ora abbiamo tutti capito che non c’è altro tempo da perdere.

One Comment on “COP21, noi e loro

  1. Pingback: Brandalism dalla COP21 a Milano | curiosa di natura

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