Vita da leoni, da fennec e l’uomo

Il leone è il protagonista dell’edizione di quest’anno di Wildlife Photographer of The Year. La foto vincitrice lo raffigura, così come la speciale denuncia della caccia illegale di leoni in cattività.

C’è una sezione della mostra Wildlife Photographer of The Year che mi ha fatto riflettere più delle altre: è quella chiamata Documentario. Scrivo questo post per far sapere (documentare, appunto) quello che succede nel mondo, ma anche vicino a casa nostra.

Succede che lo spazio a disposizione degli animali è sempre di meno a causa del comportamento dell’uomo. Così un puma vaga per la collina della città del cinema e viene fotografato con la celebre scritta luminosa “Hollywood” alle sue spalle. E poi succede che i gorilla del Rwanda vedono il loro territorio minacciato dall’avanzare dei campi coltivati e nella zona vivono ormai meno di 500 gorilla di montagna. E ancora, succede che a Hong Kong si catturino squali per vendere le pinne che sono messe ad asciugare sui tetti delle case per cercare di sfuggire ai controlli: il massacro degli squali, noto come shark finning, ha raggiunto il numero di 100 milioni di animali uccisi all’anno.

Nel Mare del Messico, invece, capita di fotografare un grande squalo che sta per morire soffocato, ucciso da un palamito, un attrezzo per la pesca, più o meno legale. Ci sono anche le iene maculate dell’Etiopia che arrivano a nutrirsi nelle discariche. In Perù, si danneggia la natura (e l’uomo stesso) con l’estrazione illegale di oro nella foresta amazzonica che ha già perso per questo 6.000 ettari di alberi all’anno. Per estrarre l’oro serve il mercurio che poi finisce nei fiumi e nei mari e si accumula nei pesci dei quali ci nutriamo.

Molto triste, ma anche molto interessante, questa sezione della mostra chiamata “Documentario”. Perché vedere le foto che documentano questi massacri è certo diverso dal leggere e dal sentito dire.

73 Bruno D’Amicis_Il prezzo che pagano

© Bruno D’Amicis (Italia) – The price they pay – Il prezzo che pagano – Wildlife Photographer of the Year 2014 – Categoria Il Mondo nelle nostre mani – Vincitore

La foto vincitrice di questa sezione è del fotografo italiano Bruno D’Amicis: “Il prezzo che pagano” e ritrae un bellissimo esemplare di fennec di soli 3 mesi, sottratto alla sua tana in modo illegale per essere venduto ai turisti e finire in una città occidentale come animale da compagnia o più probabilmente da spettacolo. La foto ci fa riflettere sul commercio illegale e sullo sfruttamento di animali selvatici, non solo in Tunisia (dov’è stata scattata) ma in tutto il mondo.
Ecco la didascalia della foto:

Bruno D’Amicis (Italia) – Il prezzo che pagano – Un fennec di tre mesi è offerto in vendita, sottratto in modo illegale alla sua tana nel deserto del Sahara. Bruno si guadagnò, parlando con loro, la confidenza degli abitanti del villaggio e scoprì un diffuso sfruttamento di animali selvatici, insieme a una serie di cause che lo determinano, come una forte disoccupazione, una scarsa educazione, una mancanza di controlli e turisti ignoranti. Bruno spera che le sue immagini provocatorie aiutino a fare crescere la consapevolezza di questa situazione. Il piccolo fennec è perfettamente adattato alla vita nel deserto. Ha evoluto grandi orecchie che agiscono come radiatori, dissipando il calore del corpo.
Tuttavia queste grandi orecchie lo hanno fatto apprezzare dai turisti. Per quanto il fennec abbia un’ampia diffusione nel nord Africa, la maggiore causa di pericolo per la sua conservazione è rappresentata dall’essere catturato dall’uomo per l’industria degli animali da compagnia o per essere usato in spettacoli locali.”

Il leone, il re della foresta è protagonista della foto che ha vinto il concorso del cinquantesimo anno. Michael Nichols ne “L’ultima grande fotografia” è riuscito a immortalare un branco di cinque leonesse coi cuccioli a riposo sulle rocce dopo aver allontanato due maschi dal branco. Scattata in Tanzania, verso sera, con uno sfondo molto suggestivo.

l'ultima grande foto

© Michael ‘Nick’ Nichols (Stati Uniti) –
The last great picture – L’ultima grande foto –
Wildlife Photographer of the Year 2014 – Categoria Bianco e Nero – Vincitore
Premio Wildlife Photographer of the Year

Di leoni si parla anche nel premio Special Award vinto da Brent Stirton. In una serie di 5-6 fotografie racconta la vita e la morte dei leoni in cattività in Africa. In certe zone, i leoni sono allevati in recinti per essere prede di caccia. Quando raggiungono una certa età e dimensione, entrano nell’industria dei trofei di caccia. Cacciatori illegali pagano da 20.000 a 40.000 dollari per poter uccidere un esemplare di leone. Il leone viene ucciso e la sua testa diventa un trofeo di caccia, mentre le ossa sono l’elemento principale di questo commercio illegale. In Africa ci sono (anche) leoni liberi, ma sono sempre più una specie a rischio. Un programma di conservazione chiamato “I guardiani dei leoni” coinvolge anche le popolazioni Masai nel controllare gli esemplari dotati di radio-collare. Inoltre, è della scorsa estate l’uccisione del leone Cecil nello Zimbabwe.

Questo è quello che mi ha fatto conoscere la mostra Wildlife Photographer of The Year. Questo è quello che ho voluto raccontare. Invito tutti a visitare questa bellissima mostra fotografica: c’è tempo fino al 23 dicembre 2015!

Sperando in un futuro migliore per tutte le specie viventi su questa terra, compresi i fennec e i leoni, e non solo per la specie umana.

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