La natura secondo Meg Webster

Villa Panza a Varese, villa del FAI, ospita fino al 28 febbraio 2016 la mostra “Natura naturans”. E con un titolo così, non potevo perdermela. Questo post è dedicato alla prima dei due artisti che vi hanno partecipato: Meg Webster.

Natura naturans

Locandina della mostra “Natura naturans” – Villa Panza – Varese

Era tanto tempo che volevo visitare questa bellissima villa con parco: Villa Panza a Varese. Ora la villa è un bene tutelato dal FAI e la visita è davvero consigliata. Una giornata nel grande parco e tra le bellissime esposizioni, permanenti e temporanee che questo luogo ospita.

La villa è immersa in un meraviglioso parco dell’ottocento, edificata nel XVIII secolo su una casa preesistente. Dopo essere passata a diversi proprietari, fu acquistata dalla famiglia milanese dei Panza. Il signor Giuseppe Panza è un collezionista conosciuto in tutto il mondo per la sua raccolta di arte contemporanea americana. Nel 1996 decise di donare la villa e il parco al FAI che riaprirono al pubblico, dopo lavori di restauro, nel 2000.

Adesso è in corso la mostra “Natura naturans” e con questo titolo ha immediatamente attirato la mia attenzione. Gli artisti protagonisti sono due americani, Meg Webster e Roxy Paine. Questo post è dedicato a Meg, nel prossimo parlerò di Roxy (precedenza alle signore).

Meg Webster è un’artista che non conoscevo, ma che ha subito incontrato il mio gusto. Utilizza elementi della natura, come il sale, l’acqua, l’argilla, ma anche il rame, la cera, il vetro, e soprattutto la terra.

La terra è il materiale preferito da Meg. Parte della sua opera è dedicata alla produzione di strutture minimaliste, fatte di natura, da collocare in ambienti interni o esterni. Ama, infatti, riempire contenitori di vetro, di rame, di legno con materiali naturali come il sale, l’acqua o la sabbia. Ma è la terra il suo materiale preferito, soprattutto i cumuli di terra. Per lei la terra richiama la fertilità, la madre generatrice e una sua opera ha la forma della pancia di una donna incinta.

Nel giardino della Villa, all’ingresso si trova la sua prima opera – Cone of Water – che è stata creata proprio per questo luogo. Un contenitore di ferro colmo d’acqua. Un esempio di come l’ambiente naturale e quello artificiale possono interagire: la parete e gli archi della villa si rispecchiano nell’acqua e non si vede il confine tra il reale e ciò che l’acqua riflette. L’opera diventa un’ecosistema. C’è l’ambiente intorno e quello riflesso nell’acqua, ma ci sono anche gli organismi viventi che abitano quell’acqua. Un’ opera davvero bellissima, una delle mie preferite.

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Meg Webster – Cone of Water, 2015 – Ferro, acqua. Courtesy of the artist, Paula Cooper Gallery, New York and Anne Mosseri-Marlio Galerie, Basel

L’amore per la terra. Molte sono le opere fatte di terra. Cone with Flat Top è un cumulo di terra a forma di cono che lo stesso Giuseppe Panza ha installato nella sua villa. Secondo il signor Panza, infatti, Meg Webster ama talmente la terra da ringraziarla con le sue opere, tanto da costruire dei monumenti che Panza chiama “Arte di terra”

La terra si unisce al muschio in Moss Bed and Send Bed. Sono installazioni di sabbia e terra ricoperti muschio. Sono dei “letti naturali” che richiamano alla mente il piacere e la fertilità, ma anche il silenzio e il riposo. Sono opere d’arte, ma fatte con materiale vivo e fertile e spesso questo fa pensare ad una certa incongruenza che viviamo ogni giorno, tra la natura all’esterno delle case e la natura che noi ci portiamo all’interno.

Anche Volume for Lying on Flat è una massa di materiale organico (la torba) ricoperta di muschio. Il bello è che si tratta di “opere vive” che richiedono continue cure, luce e acqua. Sono dei veri e propri ecosistemi e lo si avverte con tutti sensi. Si vedono i colori e si sente l’odore della terra e del muschio quando ci si avvicina.

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Meg Webster – Volume for Lying on Flat, 1989 Torba, muschio e filo di ferro. Panza Collection, Mendrisio

L’arte di Meg Webster è fatta soprattutto di odori e profumi. Material Drawings sono una serie di fogli di carta colorati appesi alle pareti della villa. Avvicinandosi si possono ancora percepire i profumi perché il colore è dato da sostanze naturali. L’artista ha utilizzato le spezie, cannella, curcuma e cumino, il burro, il cacao, l’argilla, la cera d’api e altre sostanze che danno colore e profumo ai dipinti.

La mia opera preferita è Stick Spiral. Un’opera creata sul luogo, una spirale fatta di rami, di foglie e di frutti. Appena si entra nella stanza, si sente forte il profumo del legno, delle foglie verdi e di quelle secche, un profumo bello e avvolgente che continua mentre si cammina all’interno di questa spirale. Bello è anche il fatto che l’opera viene ricreata di volta in volta con rami di stagione e i rami sono materiale recuperato dalla pulizia di parchi e giardini, sia pubblici che privati. Perché l’artista ha deciso così, ha deciso di non scarificare piante alla sua creatività

Meg Webster Stick Spiral, 1986 Rami Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Panza Collection, Gift, 1992

Meg Webster – Stick Spiral, 1986 – Rami. Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Panza Collection, Gift, 1992

E anche qui ci trovo Expo. Il successo di Expo 2015 continua. Anche in questa esposizione gli artisti hanno voluto affrontare il tema dell’alimentazione e del nutrire il Pianeta. Meg Webster ha proposto l’opera Solar Piece. Una serra con pannelli solari e luci led con 4 vasche nelle quali le coltivazioni si alternano in base alla stagione. Un vero ecosistema, in continuo cambiamento, un sistema aperto. A settembre, ho trovato un prato misto, il riso, le zucche e i girasoli.

Meg Webster Solar Piece, 2015 Installazione interattiva. Pannelli solari, lampade LED da coltivazione, vasche con terra, piante. Courtesy of the artist, Paula Cooper Gallery, New York and Anne Mosseri-Marlio Galerie, Basel

Meg Webster – Solar Piece, 2015 -Installazione interattiva. Pannelli solari, lampade LED da coltivazione, vasche con terra, piante. Courtesy of the artist, Paula Cooper Gallery, New York and Anne Mosseri-Marlio Galerie, Basel

Una riflessione finale. Una delle opere di Meg Webster è su un pendio del parco. Si chiama Cement Bench for Hillside (2015) ed è una panca ondulata, fatta di sabbia e cemento, incastrata nella terra della collina. Un invito al riposo e alla contemplazione della natura.

E con questo mi fermo anche io e vi dò appuntamento al prossimo post. Non siete curiosi di scoprire come Roxy Paine ha affrontato il tema “Natura naturans”, la natura che genera natura? Spero di sì :-) Vi aspetto numerosi sul blog.

One Comment on “La natura secondo Meg Webster

  1. Pingback: Roxy Paine: funghi e papaveri | curiosa di natura

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