Il vecchio, i romanzi d’amore e la foresta

“Leggeva con l’aiuto della lente d’ingrandimento, il secondo suo più caro avere. Il primo era la dentiera”. La storia di un vecchio, dei suoi romanzi d’amore, degli animali e della foresta. Un grande romanzo, commovente ed emozionante.

Uno dei libri che ho letto durante questa estate è “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” di Luis Sepúlveda. L’ho scelto tra i 24 titoli di #ioleggoperché, l’ho scelto perché ho già letto (e apprezzato) molti libri di questo autore.

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“Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” di Luis Sepúlveda

Un inizio inquietante: il dentista! L’inizio del libro è stato terribile: un dentista, nella foresta amazzonica, estrae denti a tutto spiano e fa provare dentiere di varie misure, già confezionate. Soffrendo di una malattia ai denti che negli ultimi anni mi ha costretta a lunghe e dolorose cure, il dentista è diventato per me una figura inquietante! Ma, ho stretto i denti (frase che mi è venuta di getto, azzeccata come non mai) e sono andata avanti nella lettura. E subito la storia mi ha conquistato.

Il vecchio protagonista del romanzo si chiama Antonio José Bolívar Proaño. Come avete letto, i suoi più cari averi sono una dentiera e una lente d’ingrandimento. Antonio vive da solo, in una povera capanna nel cuore della foresta amazzonica. Non è nato lì: è un colono, emigrato assieme a molti altri, con la speranza di poter avere fortuna nella coltivazione di nuove terre.

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La foresta amazzonica

Qui incontra la popolazione indios degli shuar che mette tutti sull’avviso: queste terre non sono coltivabili e per sopravvivere non resta che cacciare e pescare, ma sempre seguendo le regole del rispetto per la foresta:

“Nonostante le parole degli indigeni, piantarono le prime sementi, ma presto capirono che la terra era sfibrata.”

“Erano gli shuar che, impietositi, si avvicinavano per dare una mano. Da loro impararono a cacciare, a pescare, a innalzare capanne stabili e resistenti agli uragani, a riconoscere i frutti commestibili e quelli velenosi, ma soprattutto, da loro impararono l’arte di convivere con la foresta”

L’amore perduto. Antonio arriva nella foresta con la giovane moglie Dolores (che in realtà ha un nome lungo e impronunciabile, Dolores Encarnación del Santísimo Sacramento Estupiñán Otavalo) che resiste solo pochi anni al difficile clima della foresta: muore, infatti, a cause della febbre alta. Così Antonio si trova solo, nella sua capanna, con un ritratto che lo raffigura con la donna amata.

Una scoperta incredibile. Sarà questa grave perdita, sarà la dura vita nella foresta, ad un certo punto l’uomo si trova davanti alla più grande scoperta della sua vita:

“Sapeva leggere. Fu la scoperta più importante di tutta la sua vita. Sapeva leggere. Possedeva l’antidoto contro il terribile veleno della vecchiaia. Sapeva leggere”

Da quel momento, grazie ai libri che il dentista gli porta due volte l’anno, il vecchio si dedica alla lettura dei suoi libri preferiti, i romanzi d’amore:

“Leggeva lentamente, mettendo insieme le sillabe, mormorandole a mezza voce come se le assaporasse, e quando dominava tutta quanta la parola, la ripeteva di seguito. Poi faceva lo stesso con la frase completa, e così si impadroniva dei sentimenti e delle idee plasmati sulle pagine”

I gringos, gli shuar e i tigrilli. Non solo libri e lettura, ma anche (e soprattutto) un grande amore per la natura sono i protagonisti di questo romanzo. Da un lato gli indios shuar che vivono nella natura, conoscono le sue leggi e le rispettano. Dall’altro i bianchi, i gringos, che arrivano in cerca di trofei di caccia. Cacciano animali semplici, evitano prede vere, degne di questo nome, perché non ne sono all’altezza:

“Li hai visti ubriacarsi accanto a mucchi di pelli per dissimulare la paura che ispira loro la certezza che un nemico degno di questo nome li ha scorti, ha sentito il loro odore e li ha disprezzati nell’immensità della foresta”

tigrillo

Esemplare di tigrillo

Un giorno, un gringo uccide dei cuccioli di tigrillo e forse anche il maschio. Da quel momento, la femmina impazzisce e comincia a vendicarsi, verso ogni uomo che incontra:

“Ha già ucciso un uomo. Ha già assaggiato e conosciuto il sapore del sangue umano, e per il piccolo cervello della bestia tutti noi uomini siamo gli assassini della sua figliata, per lei abbiamo tutti lo stesso odore […]”

Solo un uomo come Antonio José Bolívar Proaño sarebbe in grado di addentrarsi nella foresta e uccidere la terribile belva, senza commettere altre imprudenze:

“Tanto i coloni come i cercatori d’oro commettevano ogni tipo di stupidaggine nella foresta. La depredavano sconsideratamente, e questo faceva sì che alcune bestie diventassero feroci”

E anche lui sa che nessun gringo, nessun cercatore d’oro e nemmeno il sindaco potrebbero uscire vivi da questa impresa.

Il vecchio si addentra nella foresta e trova il tigrillo maschio ferito a morte da colpi di fucile e la femmina che lo implora di porre fine a quella sofferenza:

“Volevi questo? Che gli dessi il colpo di grazia?” gridò il vecchio verso l’altura, e la femmina si nascose tra le piante.

Una grande storia. Un libro semplice ma profondo. La storia d’amore di un uomo per la lettura e per la natura. Una grande lezione di pietà e umanità che tutti gli animali ci trasmettono a modo loro, in questo caso con la “voce” della femmina di tigrillo.

Mi ha molto commosso leggere di un animale, una bestia, che chiede clemenza e pietà e di un vecchio che “pianse di vergogna, sentendosi indegno, umiliato, in nessun caso vincitore di quella battaglia”
Un breve e intenso romanzo che commuove con la storia, ma anche con la scelta di ogni singola parola e la cui forza si racchiude nella frase finale:

“Antonio José Bolívar Proaño si tolse la dentiera, l’avvolse nel fazzoletto, e senza smettere di maledire il gringo primo artefice della tragedia, il sindaco, i cercatori d’oro, tutti coloro che corrompono la verginità della sua Amazzonia, tagliò con un colpo di machete un ramo robusto, e appoggiandovisi si avviò verso El Idilio, verso la sua capanna, e verso i suoi romanzi, che parlavano d’amore con parole così belle che a volte gli facevano dimenticare la barbarie umana”

Luis Sepúlveda – Il vecchio che leggeva romanzi d’amore – Guanda Editore – 140 pagine

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