Cioccolato? Si può fare.

La mia dolce esperienza con il ChocoAtelier presso il padiglione della Svizzera ad Expo 2015.

Se vi piace il cioccolato, se siete ad Expo 2015, concedetevi un’ora di relax e mettetevi alla prova con l’arte del fare il cioccolato. Il programma del ChocoAtelier prevede alcuni laboratori dedicati alla preparazione del cioccolato, vicino al bar del padiglione svizzero. Presentatevi mezz’ora prima e ritirate il braccialetto per partecipare: i posti sono limitati (25 per turno)

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Tutto pronto sul tavolo del ChocoAtelier per iniziare il laboratorio del cioccolato

L’organizzazione svizzera è sempre impeccabile: per prima cosa occorre indossare il grembiule e il cappello di carta e poi i guanti in latice. Sul tavolo sono già pronte una teglia, le formine, cucchiai e fruste da cucina. Poi gli ingredienti: le fave di cacao, il burro di cacao, il latte in polvere e lo zucchero.
Le fave di cacao vanno sbucciate e pestate nel mortaio fino ad ottenere una consistenza simile a quella della Nutella (sì, le ragazze che gestiscono l’atelier hanno detto proprio così). Al mio tavolo eravamo quattro donne e un uomo alle prese con due mortai. Abbiamo “sfruttato” la forza bruta maschile e abbiamo lasciato a lui gran parte (non tutto, sia chiaro) del lavoro più duro.

A questo punto abbiamo acceso la piastra elettrica e vi abbiamo messo un pentolino con il burro di cacao da scaldare. Si è sciolto velocemente, assumendo la forma e la consistenza dell’olio. Quindi abbiamo tolto il pentolino dal fuoco e lo abbiamo lasciato raffreddare. Abbiamo unito poi la crema ottenuta (con grande sacrificio!) dalle fave di cacao, il latte in polvere e lo zucchero e li abbiamo amalgamati con le fruste. Quindi abbiamo versato il composto negli stampini e consegnato la teglia alle ragazze che l’hanno messa in frigorifero per circa mezz’ora.

Nella mezz’ora di pausa abbiamo conversato di cioccolato. Abbiamo guardato un filmato che racconta la storia del cioccolato. Il botanico Linneo ha chiamato la pianta del cacao Theobroma cacao L., cioè “nettare degli dei” (e credo che mai nome botanico fu più azzeccato). La pianta del cacao è originaria dell’America Centrale e veniva coltivata dai popoli Toltechi, Maya e Aztechi per produrre una scura bevanda calda: la cioccolata. Non solo, i semi di cacao erano usati anche come moneta di scambio. L’albero del cacao produce i frutti direttamente sul tronco, due volte l’anno. Ogni frutto contiene 20-30 fave di cacao. Le fave devono fermentare e poi, quando sono asciutte, vengono caricate sulle navi e distribuite in tutto il mondo.

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Tavola sul cacao di Eliza K. Jewett

Il cacao arriva in Europa grazie al navigatore Hernán Cortés e la calda bevanda incontra subito il gusto dei nobili austriaci e francesi. Poi la cioccolata arriva in Svizzera e qui inizia il suo grande successo.

In Svizzera, nel 1819, nasce la prima manifattura meccanizzata di cioccolato. Il cacao era usato solamente per fare la cioccolata calda, una bevanda, quindi. Non si utilizzava per fare cioccolatini.
Il grande successo del cioccolato, sotto forma di cioccolatini, si deve al signor Rudolph Lindt che inventò nel 1879 un metodo per lavorare le fave di cacao, chiamato “conchieren”. Invece di lavorare a mano le fave di cacao (come abbiamo fatto noi nel laboratorio), la macchina le schiaccia e le muove in continuazione, ottenendo una crema che resta sempre in movimento, quindi amalgamata e pronta all’uso. Nascono così il cioccolato e i cioccolatini fondenti. Il cioccolato al latte, invece, fu scoperto da Daniel Peter nel 1867 che aggiunse il latte nella preparazione.

Per fare il cioccolato, come avrete capito, il lavoro più duro è quello del pestare le fave di cacao, lavoro che oggi viene fatto da macchine. Così i maestri del cioccolato sono liberi nel creare nuove forme e nuovi sapori per rendere il cioccolato sempre più buono, nuovo e vario.

La qualità del cacao si determina utilizzando tutti i sensi: spezzando una tavoletta, il suono deve essere duro e croccante. L’odore deve deve essere fine e il sapore delicato. Il cioccolato si conserva circa un anno, al buio e in un luogo asciutto, ad una temperatura tra i 10°C e i 18°C. Contiene proteine, sostanze minerali e vitamine.

E dopo questa storia sulla pianta del cacao e sulla produzione del cioccolato, ecco arrivare le nostre teglie dal frigorifero. La forma non è perfetta e si sentono alcuni grumi, ma per noi è davvero buonissimo, il nostro cioccolato! Tanto buono, da sparire in cinque minuti :-)

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Ecco il risultato finale del ChocoAtelier :-)

E se leggendo questo post vi è venuta voglia di cioccolato, cercate un cioccolatino in casa e pensate che potete partecipare anche voi a questa dolce esperienza del ChocoAtelier.

Sarà forse perché la sua bontà è universale che la parola “cioccolato” (che deriva da “Xocolatl”) ha la stessa radice in tutte le lingue del mondo. Allora, buona cioccolata a tutti 🍫

*Nota* I dati sul cioccolato sono tratti dalla pubblicazione “Cioccolato svizzero” di ChocoSuisse. Per maggiori informazioni, consulatate il sito 

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