L’uomo Van Gogh, la natura e la terra

La bellissima mostra a Palazzo Reale a Milano mi ha fatto conoscere meglio un grande artista, Vincent van Gogh, ma soprattutto un uomo che ha sempre amato la terra e la natura, “un uomo tormentato, intelligente e curioso”.

La mostra “Van Gogh – l’uomo e la terra” sta per concludersi qui a Milano a Palazzo Reale (prorogata fino al 15 marzo!) Sono veramente felice di aver avuto l’opportunità di vedere le opere di questo grande artista direttamente nella mia città. Una mostra bella e interessante perché ci conduce verso Expo 2015 con il tema della terra che produce i frutti che costituiscono il nostro cibo, ma sopratutto perché mi ha fatto scoprire il profondo amore che quest’uomo ha sempre avuto per la terra e la natura.

Un uomo nella natura. La curatrice della mostra, Kathleen Adler, dice di van Gogh: “un uomo vero e genuino”. In occasione dei 125 anni dalla sua morte, questa mostra mi ha emozionato nello scoprire l’uomo che sta dietro l’artista.

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La locandina della mostra (a destra). Cartoline raffiguranti Paesaggio con covoni e luna che sorge (in alto, a sinistra) e Starry night (in basso, a sinistra)

La mostra si svolge in sei sezioni (compresa quella iniziale della biografia e autoritratto) che vi voglio raccontare. Il bello è che le didascalie dei dipinti sono frasi di van Gogh, che ho scoperto essere anche un amante della scrittura.

Vita nei campi è la prima sezione della mostra, piena di disegni e dipinti. I più rappresentati da van Gogh sono il seminatore e lo zappatore. L’artista ha vissuto per circa due anni a Nuenen per stare nei campi, osservare la natura e la vita dei coltivatori della terra. In paese era considerato un tipo “strambo”, uno che cammina molto, col suo cavalletto e i colori, per poi fermarsi all’improvviso ad osservare a e dipingere contadini e zappatori al lavoro. Vincent ama passeggiare immerso nella natura perché crede che solo così si possa creare un legame davvero forte con la natura stessa.

Van Gogh riesce a farci vedere la bellezza dei campi, ma anche la dura vita dei contadini, negli sguardi stremati dalle avversità della vita reale. I colori usati sono scuri, sono i marroni, i toni della terra, quasi come se Vincent volesse dipingere con la terra e con il fango.
Come nella litografia di I mangiatori di patate, dove i contadini mangiano quelle stesse patate che hanno seminato, coltivato, raccolto e cucinato con le loro stesse mani.

Cosa vuol rappresentare van Gogh? Ce lo dice con le sue parole che ci accompagnano per tuta la mostra:

Riuscire a disegnare, non una mano, ma il gesto, non una testa matematicamente corretta, ma l’espressione complessiva. La vita, insomma.

Il ritratto moderno è la seconda sezione. Qui iniziano ad esplodere mille colori. L’importanza del volto e dell’espressione, del gesto, tornano protagoniste. Van Gogh ritrae soprattutto quelle (poche) persone che lo hanno aiutato, che hanno creduto in lui, che gli hanno offerto un alloggio e del cibo. Una dimostrazione di stima, attraverso quello che più amava fare: dipingere.

Con Nature morte entriamo nel tema caro a van Gogh. Da sempre ha amato la natura: passeggiare per campi e giardini, osservare il ciclo della vita e i suoi colori, il susseguirsi delle stagioni.
Le nature morte sono un’occasione per studiare nel dettaglio gli elementi della natura, come i nidi di uccelli. Ma lo sfondo di questi quadri è nero, per far capire che sono stati fatti in studio, non in natura. Spettacolare il quadro Rose e peonie. Bellisisme le nature morte che raffigurano cose semplici: un cappello, una pipa, del vino, le lettere o i libri, del cibo. Perché, come ci racconta la curatrice:

In tutta la sua vita è rimasto immutato il suo interesse per la terra e per le fondamentali necessità della vita: patate, cipolle e vino.

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“Van Gogh i colori dell’anima” cofanetto dell’artista curato da 24OreCultura

Le lettere costituiscono la quarta sezione, quella che mi ha davvero stupito perché non me l’aspettavo. Vincent amava scrivere, soprattutto lettere al fratello Theo, piene di pensieri, sentimenti, opinioni sull’arte. Ne scrisse più di 800. La sua scrittura è “elegante poetica”.

Nelle bacheche sono esposte molte lettere che mi immaginavo disordinate e piene di schizzi. Sono stata sorpresa nel vedere la cura e l’ordine che metteva in ogni sua pagina. Scrisse anche all’amico artista Jean François Millet per discutere con lui di vita pura e rurale, di arte, della terra e dei contadini. Dalle lettere emerge come Vincent è un uomo tormentato, ma pronto a mettersi in discussione e determinato “a fare la differenza”.

Colore e vita è la mia sezione preferita. I viaggi portano van Gogh per il mondo e gli offrono nuovi paesaggi da ammirare. La luce diventa importante, così come i colori complementari, giallo e blu o giallo e viola, che esprimono energia e vita. In questi quadri l’uomo è assente, ma c’è la natura ed è sufficiente, quella natura che è spesso ordinata dalle mani e dalla cura dell’uomo.
Rappresenta gli angoli di Montmartre a Parigi, le vedute di Arles, i parchi e le vigne.
La vigna verde sarà l’unico quadro che Vincent riuscirà a vendere durante tutta la sua vita, con grande rammarico e sofferenza per non poter aiutare sé stesso e la famiglia, pur sapendo che l’arte era tutto ciò che sapeva fare.

Il mio quadro preferito è l’ultimo della mostra: Paesaggio con covoni e luna che sorge. Pieno di colore ed energia, con una luna piena così gialla da sembrare un sole, con il grano e i cicli della natura (la semina, l’attesa e la cura, la raccolta).
Assieme a Notte stellata sanno rappresentare la parte più energica, viva e vera dell’artista, anche se i suoi periodi più bui della malattia e dei quadri dai colori cupi ci mostrano l’uomo e la vita nella sua pienezza d’essere.

Spero di poter vedere presto altre opere di questo grande artista. Concludo con una sua frase sulla bellezza, frase che ha scritto in una lettera, che mi ha molto colpito, che condivido, che vorrei potesse essere un po’ “il manifesto” di questo mio blog (e di me stessa):

“Trova cose belle più che puoi”, la maggior parte della gente trova “troppo poca bellezza”. Continua sempre a camminare e ad amare la natura, perché è questo il vero modo per imparare ad amare l’arte sempre meglio. I pittori comprendono la natura e la amano e “ci insegnano a vedere”.

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