2 – Wildlife Photographer of The Year

Fluff up – foto di John Marriott

Come promesso, ecco la seconda parte del post dedicata alla mia visita alla mostra “The Wildlife Photographer of The Year“, mostra aperta fino al 22 dicembre 2013 presso il Museo Minguzzi a Milano.

Vi racconto alcune delle mie fotografie preferite riguardo alle sezioni: Ritratti di Animali, Elogio alle piante, Natura in città, Natura in bianco e nero, Visioni creative della natura e Natura selvaggia; la specialità del Premio Durrel e alcune riflessioni finali.

“Ritratti di animali” è una sezione molto interessante ed espressiva. C’è l’alligatore a fior d’acqua, con gli occhi rossi, di un rosso che si riflette grazie alla presenza del “tapetum lucidum”, un tessuto della retina (Luci d’allarme nella notte di Larry Lynch). C’è il corvo nero (foto che vedete qui  in alto) in netto contrasto col fondo bianco: bellissima! (Batuffolo nero di John E. Marriott). C’è la leonessa, in Sud Africa, in una zona verde, che fiuta l’aria come solo i felini sanno fare (Alle prime luci dell’alba di Frits Hoogendiijk)

Anche il Regno di Piante e Funghi, nella sezione “Elogio alle piante” è sorprendente: ha vinto la foto “Dipingere con la neve” di Glenn Upton-Fletcher, una particolare inquadratura dei fiocchi di neve che cadono sulle querce nella Foresta di Bowland nel Regno Unito. Molto bella anche “Alberi in movimento”: dal treno, lo scatto coglie le betulle argentate che ondeggiano, col bianco dei loro tronchi e il giallo delle chiome. Sono una specie pioniera, una delle prime ad invadere una zona lasciata libera da altre piante.

Bumper life – Pal Hermansen

Natura in città è la sezione che mostra animali che hanno scelto di vivere in case e garage abbandonati: hanno colonizzato spazi lasciati liberi dall’uomo. Vince uno scatto molto bello di uno scoiattolo che ormai abita un cottage inabitato (Vite segrete di Kai Fagerstrom). E ancora uno scoiattolo nel paraurti di un vecchio deposito di auto in disuso (foto qui a destra)

Uno spazio è dato anche alla Natura in bianco e nero: un esempio è la foto, bellissima, dei due ghepardi, nel Parco del Serengeti, “Occhio ai leoni”, intitolata così perché stanno perlustrando la zona per evitare i loro nemici (foto sotto, a sinistra)

Per Visioni creative della natura, spettacolare il fiume di fenicotteri, nello Yucatan, ritratto dall’alto di un elicottero (Turbinio di fenicotteri di Klaus Nigge)

Nella sezione Natura selvaggia si trovano foto scattate in zone impervie e difficili: raffigurano l’aurora boreale, un pino su una roccia con alle spalle la luna piena, le nuvole e sferzato dal vento, la foresta della Lapponia attorno al Circolo Polare Artico

Lookout for lions – Charlie Hamilton James

Credo di essermi dilungata abbastanza, anzi, probabilmente, molto. Lascio le altre sezioni e la sezione junior alla vostra visita. Aggiungo solo la nota negativa che sempre è presente, il rovescio della medaglia, rovescio dovuto, in questo caso, all’opera dell’uomo.

Tra i tanti premi assegnati, il Premio Durrell è stato destinato a foto che ritraggono specie in via di estinzione, inserite nella lista rossa IUNC. Giorni da cane, un licaone, nello Zimbabwe, appena nato, già lotta tra zolle desertiche per sopravvivere. L’ultima foto da selvagge, ritrae cuccioli di tigre del Bengala, in India: queste tigri sono definite “assassine” perché hanno ucciso tre persone e sono state trasportate in una zona, in isolamento (foto qui sotto).

Ma la foto che mi ha colpito negativamente è Lo show del delfino: in un delfinario del Giappone, gli operai puliscono la vasca del delfino. La vasca è asciutta e contiene il delfino che soffre, in silenzio, con una pinna già ferita e gli operai sembrano non vederlo nemmeno.

Last wild picture – Steve Winter

Concludo con alcuni pensieri e riflessioni fatti dopo aver visitato la mostra

La natura è uno spettacolo fantastico, il più bello al mondo. Gli animali sono esseri con anima e provano emozioni come le proviamo noi: paura, gioia, sofferenza. Non riesco a pensare ad un futuro senza alcune specie, non riesco a immaginare che la tigre o la tartaruga o l’orso polare non possano esistere tra qualche decennio. L’uomo non è il centro dell’universo, non possiamo permettere che questo accada.

Grazie a tutti coloro che hanno scattato queste foto: nelle didascalie si legge il lungo lavoro di attesa, al buio, in acqua, sotto sole e pioggia e, quando sembra che nessun animale appaia all’orizzonte, allora, proprio in quel momento, ecco gli scatti più belli e inaspettati. La natura ci ripaga del nostro tempo e ci rispetta. Rispettiamola anche noi. Buona visita a tutti

2 Comments on “2 – Wildlife Photographer of The Year

  1. “Se tutti gli animali scomparissero, gli uomini morirebbero di profonda solitudine dello spirito, perché qualunque cosa accade agli animali, accade anche agli uomini. Tutte le cose sono collegate tra loro. Siamo tutti figli della stessa Terra”
    Non mi ricordo chi lo disse, ma mi pare appropriato…

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  2. Mi hai reso curiosa e penso proprio di andare a vedere questa mostra. L’attesa fa parte della costanza… Ottima per raggiungere al proprio obiettivo sia esso una foto o qualunque altro fine. Grazie di questa condivisione e buona giornata. :)

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