Siria I Care

Eccomi qua al mio secondo blogging day dall’apertura del blog, circa un anno fa. Il bello dei blogging day è il poter essere uniti, il condividere una causa comune, il mettere in pratica l’espressione “fare rete”. Il brutto, purtroppo, è che l’appello riguarda sempre una causa umanitaria.

Oggi molti blogger (io mi metto in mezzo a loro, anche se da “neo-nata”) vogliono ricordare insieme la guerra, il massacro, l’emergenza della Siria. Storia e politica non sono il mio campo, credo però che non serva essere degli esperti per partecipare, basta avere un po’ di umanità.

L’invito è partito da Sabrina Anacarola e dal suo post alcuni giorni fa. L’ho letto e riletto, ho cercato di conoscere la storia di questo Paese, ma alla fine mi hanno colpito particolarmente poche, semplici cose in particolare e di queste vorrei parlare brevemente.

I numeri. Si parla di circa 36000 morti in 19 mesi, cioè 165 morti ogni giorno dal primo agosto 2012 ad oggi. Di questi, più di 3300 donne e più di 3100 bambini. Numeri impressionanti. Ogni giorno che passa, mentre noi lavoriamo, studiamo, ci occupiamo delle nostre case e dei nostri famigliari, in Siria più di 165 persone non vedranno una nuova alba. Penso che già i numeri di per sé facciano riflettere.

Una foto. Questo bambino con un’espressione indefinibile a cui è stato probabilmente messo in mano questo cartello. Un bambino, seduto per terra, vicino a un muro, pensando chissà cosa, con la stanchezza e quasi l’impossibilità di agire, di pensare, di muoversi scritte negli occhi.

Il silenzio. Nel post si legge “rompere il muro del silenzio”, nel cartello “il silenzio è un crimine di guerra” e questo mi ha ricordato uno spot televisivo fatto per promuovere la lettura. Il testo è il seguente:

Per te un muro era solo un insieme di mattoni, poi, in edicola hai letto che il muro è un fondamentale della pallavolo, e che il crollo di un muro ha fatto finire una guerra fredda.

Incuriosito sei andato in libreria e hai letto di un muro che divide due amanti. Per saperne di più sei andato in biblioteca e hai letto di un aereo che rompe il muro del suono e di un muro lungo oltre ottomila chilometri. Vai oltre: più leggi, più sai leggere la realtà

Condivido il cartello del bambino: occorre parlarne tutti insieme. Condivido le parole dello spot: ognuno deve avere la possibilità di uscire da un muro di silenzio.

Parliamo della Siria, parliamo della guerra, dei morti, dei feriti, dei rifugiati. Diamo voce a coloro che non ne hanno: ai bambini, come lui, alle donne siriane, ai più indifesi. Le guerre sono sempre guerre e coinvolgono tutti i popoli, vicini e lontani, soprattutto nel nostro millennio globalizzato. Non restiamo indifferenti, fermiamoci un attimo a pensare agli altri, come ci invita a fare la mia omonima nel suo post.

Un progetto. Una cartolina di solidarietà per i bambini siriani. Un disegno colorato, allegro, gioioso e pieno di vita. Mandiamo una cartolina con un nostro pensiero, io l’ho fatto è il minimo che si possa fare e, se possibile, anche un aiuto.

Se avete partecipato al blogging day di oggi, fatemelo sapere, leggerò con curiosità e interesse i vostri post.

Abbattiamo tutti insieme il muro del silenzio, diciamo anche noi che siamo preoccupati per il dramma della Siria, diciamo #SiriaICare.

2 Comments on “Siria I Care

    • Ti ringrazio, ma credo di essere una persona singolare, come dice la mia tagline, con il suo modo di vivere e di raccontare, come ce ne sono tante altre. A presto.

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