Una boccata d’ossigeno

Domenica sono andata a prendere una boccata d’ossigeno all’Acquario in occasione di BiodiversaMente. La visita guidata era condotta da Alberto, naturalista paleontologo e seguita da un gruppo di ragazze e da alcune famiglie. Abbiamo ripercorso il cammino del fiume, dalla sorgente alla foce, per poi tuffarci in mare. Io mi sono divisa in due. Da una parte, l’osservazione e qualche appunto preso sui nomi dei pesci presenti nelle vasche. Dall’altra, lo stupore infantile davanti agli esemplari più colorati e alle domande di Alberto ai bambini, come se anch’io non avessi mai sentito parlare di quei pesci.

Partiamo dalla sorgente, dove la corrente è veloce e l’acqua è fredda e ricca di ossigeno, habitat ideale dei Salmonidi, famiglia di pesci molto esigenti, qui rappresentata dalle trote e dal temolo che vive nei laghetti alpini.

Man mano che seguiamo il corso del fiume verso valle, i Salmonidi lasciano il posto a pesci della famiglia dei Ciprinidi. Questi pesci sono meno esigenti, vivono in acque con una quantità minore di ossigeno disciolto, dove la corrente è meno forte. Troviamo le carpe, i triotti, i persici, i barbi, fino ad arrivare ai cavedani, comuni anche nelle acque dei navigli.

Sempre nella zona a carpe del fiume, si incontra il luccio, Esox lucius (Linnaeus 1758), carnivoro al vertice della catena alimentare, grande predatore di altri pesci con i suoi innumerevoli denti affilati.

Alla foce del fiume, l’acqua si mischia con quella del mare e diventa salmastra. Nell’Acquario è rappresentata la foce del Po, abitata dallo storione cobice, Acipenser naccarii (Bonaparte 1834-1841), pesce primitivo, del quale gustiamo le uova, che costituiscono il caviale.

E così siamo arrivati al mare. Possiamo tuffarci a fare snorkeling in una zona a fondale roccioso. Osserveremo pesci della famiglia degli Sparidi, come i saraghi e le occhiate, le coloratissime donzelle pavonine e i pesci balestra. Tra gli scogli può nascondersi una murena, animale pericoloso per i suoi morsi. Anche lo scorfano è da tenere lontano perché la sua pinna dorsale può rilasciare una sostanza velenosa.

Nel fondale sabbioso, invece, incontreremo le salpe e le mormore, sempre della famiglia degli Sparidi, e le stelle marine, che non sono pesci, ma echinodermi asteroidei, a simmetria raggiata.

C’è poi il polpo, mollusco cefalopode con otto tentacoli, dotato di grande intelligenza, che può cambiare colore, per mimetizzarsi o rilasciare un liquido nero, l’inchiostro, se viene attaccato da un predatore.

Con l’arrivo alla vasca del mare aperto, abitata da branzini e ricciole, si è quasi concluso il nostro giro. Non ci resta che osservare la vasca dedicata al Mar Rosso che rappresenta il mare tropicale. Tra pochi anni anche il nostro Mar Mediterraneo ospiterà molti di questi pesci, perché si sta tropicalizzando, come conseguenza del cambiamento climatico e dell’innalzamento della temperatura.

Dopo un’ora la nostra visita guidata è terminata e io ringrazio Alberto e lo saluto. Grazie alle bellissime vasche dell’Acquario. Una visita all’Acquario è sempre un’avventura affascinante.

Se siete interessati a conoscere meglio questi pesci, vi segnalo il sito dell’Istituto Italiano di Idrobiologia, che mi ha aiutato molto nello studio dell’ecologia delle acque interne. Nella sezione “laghi e scienza” troverete un ipertesto sui laghi e sui pesci delle acque italiane.

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