CURIOSA DI NATURA

Intervista a Francesca Guiotto, visual artist tra curiosità e natura

Durante la presentazione della mostra La visione di Leonardo ho incontrato un’opera che mi ha colpito in particolare già dal titolo. Curioso: d’assai pensieri. Poi mi sono ritrovata nella foresta realizza da Francesca Guiotto. Quando l’ho sentita parlare di natura e curiosità, ho capito subito che avevamo diversi interessi in comune. In questa intervista Francesca ci racconta come la natura e la curiosità in Leonardo da Vinci possono essere raccontate oggi con l’utilizzo del digitale.

Una delle opere digitali che mi ha più incuriosito durante la visita alla mostra La visione di Leonardo parla di natura e curiosità. Mi sono immersa in una foresta di carta, ho camminato tra alti alberi, con farfalle che volavano attorno a me. Quando ho sentito l’autrice dell’opera, Francesca Guiotto, raccontare della curiosità e della natura ho pensato subito che avevamo qualcosa in comune. Io e Francesca, ma un po’ anche noi due con Leonardo Da Vinci.

Francesca Guiotto è una visual artist che lavora coi pennelli e col mondo digitale. Le ho fatto tre domande per farci raccontare da lei la sua opera all’interno del percorso La visione di Leonardo.

Francesca Guiotto visual artist

Francesca Guiotto e l’opera Curioso: d’assai pensieri

Come mai hai scelto per la tua opera questo titolo: Curioso, d’assai pensieri?

“Il titolo deriva da un appunto che troviamo in uno dei manoscritti di Leonardo, nel Codice Trivulziano. In una delle sue liste di vocaboli che Leonardo scriveva come note per sé stesso. Quindi Leonardo è curioso per cercare una sorta di ordine agli infiniti pensieri che lo attraversano oppure è così ricco di idee proprio perché nutre la sua curiosità per ogni cosa? Forse entrambe o forse nessuna. Mi piace molto l’idea di mettere nei titoli dei miei lavori delle riflessioni aperte e questo piccolo appunto mi è sembrato perfetto per riassumere quello che per me è Leonardo: un Curioso. Ricco di idee e pensieri.”

Francesca, la Natura per Leonardo è “un grande libro da cui attingere”, la Natura è stupore e meraviglia. Come hai scelto gli elementi naturali che compaiono nella tua opera: le piume di uccelli, il gabbiano, gli alberi, le farfalle?

“Quando parto con l’ideazione di un progetto mi piace raccogliere molto materiale in una sorta di piscina mentale per poi tuffarmici dentro e vedere con quali idee riemergo dall’apnea. Con Leonardo Da Vinci c’è talmente tanto materiale, specialmente nei suoi manoscritti, che ho dovuto un po’ setacciare a priori provando a privarmi momentaneamente dell’idea del: “c’è tanto, da dove comincio?” Superato lo zoccolo iniziale ho avuto la sensazione che la mente, la scrivania e i manoscritti di Leonardo fossero un unico luogo dove Natura e disegno dialogavano intimamente in un equilibrio fatto di tratti, macchie, sfumati, chiaroscuri e parole specchiate. Quindi è stato spontaneo immaginarmi in un bosco dove questi elementi potessero essere esplorati.

La scelta degli elementi all’interno di questo bosco è stata dettata da diversi fattori: sicuramente volevo mettere dei riferimenti ai disegni naturali che troviamo nei suoi manoscritti come alberi, fogliame, rocce, gabbiani, farfalle, parti anatomiche. Però volevo che ci fosse un dialogo con ciò che probabilmente avremmo trovato nella sua scrivania: libri, pennelli, pennini e inchiostri, ma anche conchiglie che gli servivano per contenere i pigmenti ricavati da rocce e minerali, e poi fusaggini e sanguigne. Volevo che lo spettatore fosse catapultato dentro a questo mondo, e si sentisse come dentro ad un disegno di Leonardo Da Vinci.”

Curioso: d’assai pensieri, opera di Francesca Guiotto, La visione di Leonardo

La curiosità e la natura per Francesca Guiotto

Curiosità e natura sono due parole chiave comuni alla tua opera, a questo blog e anche a Leonardo Da Vinci. E guardare le cose da punti di vista diversi. Francesca, come ti ha ispirato in questo Leonardo Da Vinci e nella tua opera digitale “Curioso: d’assai pensieri”?

“Diciamo che la miccia che ha dato origine al tutto è forse racchiusa in uno degli aneddoti che ci ha raccontato il curatore, Claudio Giorgione. Nel racconto c’era un Leonardo Da Vinci all’entrata di una grotta buia e profonda. In quel momento lui descrive che prova due sensazioni distinte e contrapposte: curiosità di entrare e scoprire cosa nasconde la grotta, mescolata con la paura per i pericoli che può celare. Questo per me è stato il link di connessione con Leonardo: la curiosità indomabile di fronte alla Natura.

Sono nata in una valle tra i boschi in Veneto e la Natura è sempre stata con me nella mia infanzia e finora. Non potrei mai farne a meno. Specialmente nei miei viaggi mi sono spesso trovata in una situazione analoga a quella di Leonardo, dove, di fronte a una Natura selvaggia ed imponente, nel senso più primordiale del termine, ho avuto paura, uno specifico tipo di paura, cellulare ed antica.

Ora, io sono una persona molto curiosa, non dico sempre, ma quasi sempre la curiosità su di me ha la meglio. Quindi quando ho trovato questo punto d’accordo con Leonardo è stata la nota d’inizio per la mia ricerca.”

Bozza per l’opera Curioso: d’assai pensieri di Francesca Guiotto

Il digitale e la tecnologia per raccontare la natura e la sostenibilità

La tecnologia come evoluzione del disegno: come potranno, secondo te, essere d’aiuto a raccontare la Natura, l’ambiente e la sostenibilità? Hai trattato questi temi in qualche tua opera? Ce la racconti in breve?

Il racconto della Natura è uno degli argomenti che mi affascinano di più, non solo in Leonardo. Credo che l’essere umano spesso si dimentichi che fa parte della Natura.

La Natura è ovunque, può essere confinata in un’aiuola, in un piccolo parco. Lei comunque avrà la meglio in qualche modo, romperà l’asfalto con le sue radici, le formiche invaderanno i pic-nic di allegre famiglie la domenica e quella che chiamiamo erbaccia prima o poi ricrescerà nonostante tutti gli erbicidi.

Quello che voglio dire è che alla Natura non piace che le si dica dove stare, come stare e di essere perfetta. Lei ha un suo modo di essere perfetta, lei segue le sue regole. Credo che queste sue regole vadano riconosciute, ascoltate, osservate e capite per poter collaborare con lei. E questo, secondo me, Leonardo Da Vinci lo aveva capito bene.

Il suo modo di indagare attraverso il disegno con enorme rispetto ed armonia, mi fa intendere che lui abbia sempre cercato di remare con la Natura e non contro di lei.

Disegnare per me è sempre stato un modo per annotare, capire e farmi capire, immaginare e condensare. Amo approcciarmi al disegno e ai miei lavori come un bambino: cerco di usare le più svariate tecniche e amo mescolare anche nei miei progetti questo aspetto più ludico e sperimentale del mio lavoro.

Spesso la Natura è all’interno dell’equazione sia come tema che nell’utilizzo di elementi di riciclo, di scarto e usando materiali eco-compatibili e green. Non amo fossilizzarmi su un solo tipo di medium perché credo che ogni idea abbia bisogno di una sua tecnica e non il contrario.

Più lavoro in progetti che hanno come tema la Natura, più imparo a capire il mio punto di vista su di lei, sperimentando con tematiche, aspetti dell‘ecologia, ma anche tecniche e tecnologie che uso. Ci sono lavori come Parole Liquide che esplorano la natura più dal punto di vista tecnico dove ogni materiale utilizzato è un materiale di scarto che ho riciclato e a cui ho dato nuova vita all’interno del cortometraggio.

In Good Night, Sleep Bright! invece volevo trattare l’importanza delle idee, dell’arte e dei sogni, parallelamente rappresentati dall’albero e dalle stelle. Volevo creare un riferimento alla deforestazione e al fatto che per respirare ci serve ossigeno tanto quanto ci servono sogni, arte ed idee nuove.

L’acqua è un altro dei temi naturali che mi preme molto raccontare: in Mezzaluna, che si trova a Milano, Hydra Embrace o nella serie di foto Senz’acqua che relazionano la solitudine con l’assenza d’acqua in una piscina che, nonostante questa assenza, mostra comunque una sua memoria nelle tracce del suo passaggio e nella vita che rinasce attraverso i detriti.

Ora sto lavorando ad un altro progetto in fase di pre-produzione: Lune. Parlerà di una Natura più selvaggia ed ancestrale, quasi archetipica, relazionata con i ritmi della Luna e della Donna. Il mio intento con questi progetti è raccontare le molteplici sfaccettature che mi rivela la Natura e l’urgenza di agire nel nostro piccolo per ritornare a lei quanto più possiamo.

Grazie Francesca per averci raccontato la tua opera e la tua partecipazione a La visione di Leonardo. Per vedere le opere di Francesca visitate il suo sito e il suo portfolio.

La visione di Leonardo

La visione di Leonardo è la mostra diffusa inaugurata a Milano lo scorso 29 giugno. Nasce per raccontare in mondo nuovo Leonardo da Vinci e il suo rapporto con la città attraverso il punto di vista di otto artisti che utilizzano la tecnologia digitale e la realtà aumentata.

Come nasce la mostra diffusa La visione di Leonardo

Il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano è partner scientifico nella mostra diffusa permanente La visione di Leonardo. Leonardo da Vinci ha vissuto a lungo a Milano alla corte degli Sforza e la città è molto legata a questo artista inventore. Dall’Ultima Cena agli studi sui Navigli, Leonardo è presente in diversi luoghi della città.

Al Museo Scienza troviamo numerose sue opere e le recenti Gallerie dedicate a questo artista inventore sono il punto di partenza di questa nuova esposizione digitale collocata in giro per la città. Oltre a raccontare Leonardo da Vinci con le opere che il museo custodisce, com’è possibile raccontarlo in chiave moderna attraverso il digitale? 

A partire da questa domanda, il Museo della Scienza ha lanciato un bando finanziato da InnovaMusei di Regione Lombardia che ha portato alla scelta finale degli otto artisti che si sono ritrovati a vivere insieme per alcuni mesi e a progettare le loro opere digitali con animazioni tridimensionali.

Non è un caso se tutto parte dal Museo Scienza, un’eccellenza tecnologica e una voce autorevole: è stato il primo museo in Italia a creare nel 1997 un proprio sito web con un ufficio dedicato allo sviluppo delle strategie e dei linguaggi digitali. Oggi è l’unico museo in Italia ad avere nel proprio staff un game specialist, esperto di game design.

Il sapere è unico, ma tutti i saperi sono tra loro collegati: scienza e arte, tecnica e disegno, innovazione digitale. La visione di Leonardo mette insieme queste diverse esperienze per raccontare Leonardo da Vinci e Milano attraverso gli occhi di artisti digitali.

La visione di Leonardo, mostra diffusa a Milano

Come funziona La visione di Leonardo

Questa nuova esperienza digitale è di facile utilizzo e molto immediata. Per conoscere le zone della città attraverso l’occhio dell’artista che racconta un suo personale punto di vista su Leonardo da Vinci basta avere uno smartphone adatto e trovarsi fisicamente sul luogo.

Gli otto luoghi della città che ricordano Leonardo da Vinci e che sono stai scelti per le loro opere dagli artisti contemporanei sono: Piazza Gae Aulenti, Parco Sempione e Castello Sforzesco, Piazza della Scala e Palazzo Reale, Conca del Naviglio e Darsena e il Museo stesso della Scienza e Tecnologia di Milano.

Tutto funziona attraverso un app scaricabile su smartphone. L’applicazione è stata progettata da Bepart, società cooperativa impresa sociale, che ha realizzato l’app ImaginAR. Con questa app potrai vivere la tua esperienza phygital: essere sul luogo e vedere la creazione dell’artista nel tuo smartphone. Aerarium chain ha contribuito alla scannerizzazione di oggetti e ambienti.

Tutto questo è possibile grazie all’unione della tecnologia delle applicazioni che incontra quella del GPS. Ecco che ogni persona può interagire con l’opera, muovendosi e spostando il proprio telefono in diverse direzioni. Con la possibilità di fare screenshot, l’opera che vedrai potrà essere condivisa sui social, ma sarà anche la tua opera, quella che hai voluto fermare come immagine nel tuo telefono e nei tuoi ricordi.

La città diventa così uno spazio espositivo diffuso, con opere d’arte virtuali e presenti come e quando lo spettatore sceglie di vederle. La creatività e la tecnologia si uniscono e danno vita ad “una interazione con lo spazio gentile e sostenibile”, come l’ha descritta l’Amministratore Delegato di Bepart, Giovanni Franchina.

Oltre allo spazio dedicato alla vista, il progetto include anche una parte pensata  come audio, realizzata da eArs. Ogni progetto digitale è accompagnato da un breve file audio che racconta come è nato e quale opera, pensiero, idea di Leonardo è stata presa come punto di partenza dall’artista che ha creato la nuova opera. 

Non resta che partire insieme per conoscere in breve gli otto artisti e i luoghi del tour.

foto ©Giulia Roncucci – Tu sei il messaggio

Gli otto artisti e i luoghi del tour La visione di Leonardo

La visione di Leonardo è una mostra itinerante permanente. Ognuno può decidere come e quando visitarle e farsi il suo personale percorso. Basta conoscere i luoghi e aver scaricato sul proprio smartphone la app Imagin AR. Il Museo propone anche visite guidate che da settembre saranno utilizzabili da gruppi, famiglie, scuole.

In questo tour sulla carta, partiamo dal Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. Al suo interno, nelle Gallerie dedicate a Leonardo da Vinci, e in altre stanze del Museo troviamo numerose opere dell’artista inventore. L’opera digitale di Lorenzo Fonda dal titolo “Viaggio di un’idea” si può ammirare nei pressi del sottomarino Toti e racconta una reazione a catena in una macchina visionaria, Rube Goldberg Machine, pensata guardando i numerosi modelli leonardeschi creati per stupire e meravigliare nelle feste in onore degli Sforza.

Dal Museo, ci muoviamo verso il Castello Sforzesco e il Parco Sempione. Qui troviamo altre due opere del percorso La visione di Leonardo.

Al Parco Sempione ci appare la “Macchina di levitazione” creata da David Szauder. Il grande Parco milanese che vediamo oggi, creato nell’Ottocento da Emilio Alemagna, all’epoca di Leonardo da Vinci non c’era. Qui si poteva trovare la tenuta di caccia della famiglia Sforza, chiamata Barcho Ducale. Leonardo frequentava questa tenuta nel verde e nella natura e proprio qui Szauder ha ideato una macchina impossibile che prende spunto dai disegni di Leonardo, elaboarati in chiave moderna.

Il Castello Sforzesco ospitava la famiglia di Ludovico il Moro. Qui Leonardo ha vissuto e ha creato numerose macchine per feste ed eventi proprio in onore della nobile famiglia milanese. Nel Cortile delle Armi troviamo l’opera digitale di Davide Capuano dal titolo “L’ombra si figura”, una riflessione sul corpo umano che nasce dall’uomo vitruviano di Leonardo.

Spostandoci nel centro della città, tra Piazza della Scala e Piazzetta Reale troviamo altri due luoghi di Leonardo da Vinci raccontati in chiave digitale moderna.

Piazza della Scala ci ricorda Leonardo da Vinci attraverso la sua statua. Monumento inaugurato nel 1872 e realizzato dal milanese Pietro Magni. Pensando a questo monumento, l’artista Luca Pozzi ha creato la sua opera “Third Eye Prophecy”. Un esempio di come arte e fisica quantistica possono incontrare il mondo moderno degli oggetti in levitazione e delle sculture magnetiche.

Dove oggi vediamo Palazzo Reale, al tempo di Leonardo da Vinci c’era la Corte dei Visconti e degli Sforza. Qui Leonardo aveva il suo laboratorio e lavorava alle sue numerose opere. Il cortile ha ospitato il grande cavallo che celebrava la potenza e lo sfarzo della famiglia milanese degli Sforza. L’opera digitale moderna si affaccia verso il Duomo e prende spunto dalle geometrie del pavimento per fare una riflessione sul tempo e sulla condizione umana, partendo dagli elementi naturali che si trasformano in oggetti interattivi: “Tu sei il messaggio” di Giulia Roncucci.

La moderna Piazza Gae Aulenti è il luogo nel quale Leonardo trovava le strade a doppio livello che disegnavano la sua città ideale. Qui, ai suoi tempi, era piena campagna e oggi l’artista Francesca Guiotto ha creato “Curioso: d’assai pensieri”. Un ritorno alla natura, con la possibilità di camminare in una foresta di carta che spinge alla curiosità del trovare i tesori che vi sono nascosti.

Spostandosi verso la zona della Darsena, incontriamo altre due installazioni digitali del percorso La visione di Leonardo. I Navigli sono da sempre collegati a Leonardo da Vinci e un’importante via d’acqua per la città. Su questa via d’acqua l’artista digitale Claudio Vittori ha realizzato “Dio è natura”, un braccio che crea un disegno sull’acqua, l’acqua elemento vitale per tutti e oggetto di numerose ricerche da parte di Leonardo.

Siamo giunti alla Conca del Naviglio. Il Duca Ludovico il Moro volle ricostruire questa conca nel 1479. Le conche permettevano alle imbarcazioni di superare i dislivelli d’acqua e arrivare in città. Questo meccanismo ha permesso la costruzione del Duomo di Milano: da questa via d’acqua sono arrivati i marmi di Candoglia. In questo spazio verde , l’artista digitale Livia Ribichini ha pensato la sua opra “Urbs”, una città ideale, visionaria e utopistica.

Questo è in breve il tour di otto tappe che racconta Leonardo da Vinci attraverso le opere degli artisti digitali. Sul sito del Museo Scienza troverai le informazioni per i tour guidati e da settembre nuove proposte anche per gruppi e scuole. 

Per conoscere Leonardo da Vinci e la città, come e quando vuoi: basta uno smartphone, un’app e la voglia di girare per la città di Milano.

Festival per l’Ambiente 2022

Il 5 e 6 giugno a Milano si è svolta la prima edizione del Festival per l’Ambiente organizzato da Green and Blue. Una vera e propria festa, con musica, mostre, laboratori e dibattiti per tutti.

Climate Changers è il nome dato al concorso fotografico che Green and Blue ha lanciato per raccontare il cambiamento climatico attraverso gli scatti fotografici delle persone comuni, interessate ai temi ambientali. Climate Chargers è anche il titolo dell’evento: storie, idee e persone che salvano il mondo.

Come green blogger, creatirce di contenuti, ecobiologa e appassionata di ecologia e ambiente, non potevo perdermi questo appuntamento. Si sa che in questi eventi gli incontri e i panel sono sempre molto numerosi e non avrei potuto seguirli tutti. In questo post te ne racconto due in particolare: il punto di vista delle associazioni che in Italia si occupano di ambiente e la spinta della crisi vista da Jeremy Rifkin.

L’ambiente in Italia: il punto di vista delle Associazioni 

La tavola rotonda con le maggiori associazioni che si occupano di natura, ambiente e territorio in Italia si è svolta appena dopo l’intervento del Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani. Come potete immaginare, una voce si è alzata unanime: ci vogliono scelte immediate e più coraggiose.

Al dibattito hanno preso parte rappresentanti delle associazioni Legambiente, WWF,  Greenpeace, Kyoto Club, LifeGate, Asvis, Italia Nostra e Fondazione Sviluppo Sostenibile.

Quella dell’ambiente e del clima è una sfida importante, ma se ne parla ancora troppo poco in televisione e nei media: tutti concordano con questa affermazione. Se facciamo un confronto con la Germania, dobbiamo essere più coraggiosi, crederci di più nel cambiamento. Si tratta di un cambiamento epocale, di cambiare un modello di vita, ecologico ed economico.

Consumiamo ancora troppi materiali, le risorse sono sempre più scarse, la distruzione della biodiversità e degli habitat procede a ritmo troppo veloce . È urgente cambiare il nostro modello economico da lineare a circolare.

Le associazioni fanno notare che siamo l’unico Paese europeo a non avere una legge per il clima, a vivere una grande incertezza che deriva da non avere punti di riferimento legislativi. Difendere il paesaggio urbano e rurale è fondamentale, così come ridare importanza alle ARPA e a chi si occupa di monitorare il territorio.

Cambiare la Costituzione italiana con riferimento al futuro e agli ecosistemi è stato un passaggio importante. Occuparsi del sociale e del gender gap ancora troppo evidente è in linea con una visione del mondo basata sull’ecologia integrale.

Secondo LifeGate, il 75% delle persone è molto interessata alla sostenibilità: le persone vogliono fare la propria parte, c’è consapevolezza e volontà di agire. Le società benefit sono importanti per evitare il massacro sociale. 

Quello che ancora non c’è è un vero dibattito sulla natura e sugli habitat. Nel mondo ci sono numerose guerre: una cruciale per il futuro sarà la guerra dell’acqua. I servizi ecosistemici sono fondamentali: ogni ettaro sottratto alla natura incide sul cambiamento climatico.

Partire da un cambio di prospettiva: le persone devono avere un nuovo approccio, di tipo culturale, al problema dell’ambiente. Le associazioni chiedono al governo di istituire un garante per la natura: c’è troppa frammentazione nel trattare la protezione della natura, anche solo tra regione e regione. Altro punto molto discusso è quello del combattere le lobby di gas e petrolio e tutta la burocrazia che rallenta la transizione ecologica.

In conclusione ecco cosa serve:

  • Poche regole chiare e tempi certi 
  • Definire insieme gli obiettivi
  • Allargare la visione dei problemi
  • Mobilitare i cittadini, essere attivi e partecipare
  • Massima trasparenza
  • Correggere le fake news
Festival dell’Ambiente 2022 (foto dal sito ©GreenandBlue)

Jeremy Rifkin: la spinta della crisi

Quando ho letto della presenza dell’economista americano Jeremy Rifkin, ho voluto ascoltare il suo intervento con curiosità. Qualche anno fa ho preso parte ad un bellissimo progetto, Soultrotters, e mi sono immedesimata il lui per un racconto che parlasse di ambiente, economia ed ecologia.

In collegamento dagli Stati Uniti, Rifkin ha dato un’immagine precisa e puntuale della situazione italiana. Il mondo vive un periodo di calo del PIL, disoccupazione, bassa crescita. 

Dopo due rivoluzioni industriali, stiamo già vivendo quella che sarà la terza. La prima è stata la rivoluzione industriale inglese con l’uso dei combustibili fossili: da qui sono nati il motore a vapore e il telgrafo.

La seconda rivoluzione industriale è stata quella delle comunicazioni, dell’energia, della mobilità e della logistica. Nella terza rivoluzione industriale assisteremo all’abbandono del motore a scoppio e alla globalizzazione

In Europa, il digitale e il Green Deal ci porteranno verso un periodo che sarà chiamato età della resilienza. La rivoluzione di internet va di pari passo con la rivoluzione solare ed energetica. Una rete intelligente per scambio di energia, insieme ad internet dei trasporti e internet delle cose. Ogni edificio sarà riadattato per l’efficienza energetica e la comunicazione interna, insieme a solare ed eolico.

Ma serve un cambiamento totale: economico ed ecologico. Ancora oggi il 45% degli uomini sulla Terra vive con meno di 5 dollari al giorno e vive male. Le 8 persone più ricche al mondo detengono la ricchezza di metà della popolazione mondiale. La crisi è seria.

Il cambiamento climatico influisce sul ciclo idrico: per ogni grado centigrado di aumento della temperatura dell’acqua, sono più frequenti gli eventi meteo estremi. I prossimi anni saranno anni di resilienza: il clima peggiorerà, ci sarà un mondo nuovo e diverso. Ci muoviamo verso la sesta estinzione di massa, ma non se ne parla. Non siamo preparati: d’altra parte, l’ultima estinzione risale a 65 milioni di anni fa.

L’Italia ha ricevuto molti soldi per questo cambiamento ecologico: 200 miliardi di dollari. Ma non siamo pronti: non abbiamo un piano vero e proprio, abbiamo quattro anni per creare piani concreti. 

Il costo dell’energia solare ed eolica oggi è minore rispetto ai combustibili fossili e non ha senso tornare al nucleare, più costoso e con problemi di scorie, incidenti e un elevato consumo di  acqua. Basti pensare che il 40% dell’acqua in Francia serve per raffreddare i reattori nucleari.

Il mercato chiede solare ed eolico, seguiamo il mercato, non gli interessi politici che vanno verso nucleare e carburanti fossili. 

Occorre condividere, anche nel campo dell’energia, perché sole e acqua e vento sono di tutti, a rotazione. Consumare meno cibo, meno carne, per un mondo più sano.

Quello che l’uomo fa ha effetto su tutto il Pianeta. La natura si riadatta continuamente. Dobbiamo avere più cura del Pianeta, la razza umana deve salvare se stessa e tutti gli ecosistemi. Parlare meno e fare di più.

Serve una politica della biosfera per tornare a fiorire

Jeremy Rifkin

Il futuro raccontato dalle piante

“Il futuro raccontato dalle piante” è l’ultimo libro di Barbara Mazzolai, biologa e coordinatrice della linea di ricerca sulla robotica bioispirata. Attraverso tre parole chiave ci racconta come il regno vegetale ci aiuta a fare rete, a comprendere il concetto di energia e a proteggere la biodiversità.

Come fare rete

Uno degli insegnamenti delle piante è: fare rete. In primo luogo grazie alla fitta estensione di radici sotterranee che sono in grado di creare. Parlando di rete, ci viene in mente il web, un’invenzione di noi umani che prende spunto dalle piante. Il world wide web, il nostro internet, non è niente di nuovo: si ispira ad una fitta rete di connessioni che osserviamo in natura. Il Wood Wide Web è la rete sotterranea che le radici delle piante e le ife dei funghi creano crescendo nel sottosuolo.

Le piante si aiutano tramite la rete delle radici sotterranee. Non solo, grazie a questa fitta rete, gli alberi possono avere una maggiore percezione ed elaborare le informazioni in modo molto più potenziato. Le radici connettono le piante che così possono comunicare tra loro la presenza di un pericolo, come l’attacco da parte di insetti.

Un altro insegnamento che questi vegetali ci offrono è la capacità di creare simbiosi. In biologia, la simbiosi è una convivenza tra organismi di specie diversa, sia animali che vegetali. Famosa è la simbiosi che si crea attorno alle radici delle Leguminose.

Anche le micorrize sono un esempio di simbiosi nel Regno Vegetale. Si tratta di una simbiosi tra fungo e pianta che si origina nella zona delle radici. Grazie a questa cooperazione, funghi e piante si aiutano a vicenda. Le piante cercano fosforo e i funghi cercano carboidrati: quello che produce l’una, l’utilizza l’altra anche perché spesso non è in grado di produrlo in modo autonomo. Il terreno è migliore, più areato e più fertile, dove sono presenti le micorrize.

Le reti di micorrize sono importanti reti ecologiche in grado di regolare i fattori climatici. Sappiamo che queste reti sono diffuse in particolari zone del nostro Pianeta. Entro il 2070, a causa dei cambiamenti climatici, la loro distribuzione potrebbe variare in seguito all’aumento della temperatura del Pianeta.

Gli scienziati dicono che se le micorrize si riducono, si ridurrà del 10% anche la biomassa delle specie di alberi a loro associate. In questo modo, dato che il suolo è un serbatoio di carbonio, aumenterà il carbonio presente in atmosfera e quindi anche la temperatura del Pianeta. Ecco una chiara dimostrazione del fatto che in natura è tutto collegato.

Le piante e la natura ci insegnano la capacità di cooperare attraverso le simbiosi mutualistiche, un modo con cui il mondo della natura tiene insieme interi ecosistemi

Barbara Mazzolai – Il futuro raccontato dalle piante

Le simbiosi esistono anche in mare. Il corallo e le alghe zooxantelle ne sono un esempio. Il corallo è un animale, un invertebrato marino del phylum degli Cnidari: con le sue ramificazioni, crea una zona protetta per le alghe e fornisce loro delle sostanze utili per fare fotosintesi. Le alghe sono al sicuro e in cambio producono ossigeno e tengono pulito il corallo dai rifiuti che potrebbero dare fastidio.

Si formano così le barriere coralline, un ecosistema pieno di vita, una tra le zone più ricche di biodiversità al mondo al pari delle foreste tropicali. Sono zone molto delicate che risentono dell’innalzamento della temperatura e dell’inquinamento.

Mi ha colpito molto questo dato, citato nel libro: un corallo, per crescere in altezza di soli quattro centimetri, impiega in media 20 anni! E purtroppo gli uomini, spesso in poche ore durante le loro immersioni subacquee, distruggono questi esempi di armonia e di equilibrio.

Il primo insegnamento delle piante è quello di fare rete. Insegnamento accolto anche dalla robotica che si ispira alle piante e che si muoverà verso lo studio di reti di robot in grado di comunicare tra loro con nuove strategie basate sul funzionamento delle reti naturali.

Il libro di Barbara Mazzolai – Il futuro raccontato dalle piante
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Giornata Mondiale della Terra 2022: investi nel nostro Pianeta

Proteggere la Terra vuol dire proteggere la nostra salute, le nostre famiglie, la nostra vita. Il tema della Giornata Mondiale della Terra 2022 è: “insieme dobbiamo investire sul nostro Pianeta”.

Il 22 aprile 2022 si celebra la Giornata Mondiale della Terra, in inglese Earth Day. Quest’anno saranno principalmente tre le azioni previste per l’appuntamento con il nostro Pianeta:

  • Agire con coraggio
  • Innovare ampiamente
  • Mettere in pratica azioni equamente.

Proprio così, quest’anno siamo tutti coinvolti, tutti insieme: cittadini, governi, imprese. Tutti siamo responsabili. Per la prima volta in diversi anni, le azioni da mettere in pratica sono così urgenti che ognuno è chiamato a fare la propria parte. 

Il tempo è poco, occorre agire subito per:

  • Risolvere la crisi climatica
  • Andare verso un futuro equo e sostenibile
  • Ripristinare la natura
  • Costruire un Pianeta sano per tutti.

Investire nel nostro Pianeta è importante per costruire un futuro equo e prospero. Le ricerche sono concordi nel dire che le aziende che sviluppano chiare politiche di sostenibilità ottengono in cambio una migliore redditività, una solidità finanziaria maggiore e dipendenti più felici. 

La sostenibilità è la strada verso la prosperità

Earth Day 2022

Investire nel nostro Pianeta significa costruire città, paesi ed economie sane. I governi hanno i mezzi finanziari per sostenere un’economia verde. Oltre alle rivoluzioni informatiche e industriali, è importante favorire le pratiche commerciali verdi. I sussidi verso le fonti energetiche fossili dovranno lasciare il posto ad incentivi per le energie rinnovabili. 

Investire nel nostro Pianeta perché è l’unico che abbiamo. Ognuno di noi può far sentire la propria voce, scegliere e agire nel rispetto delle persone e dell’ambiente. La sostenibilità e l’etica entrano a far parte della nostra vita e delle nostre scelte, a partire da quello che mangiamo fino a scegliere cosa indossare. 

Ogni momento è un’opportunità organizzativa, ogni persona un potenziale attivista, ogni minuto un’opportunità per cambiare il mondo

Dolores Huerta
Earth Day 2022: invest in our planet

Giornata Mondiale della Terra: cos’è e come è nata

La Giornata Mondiale della Terra è la più grande manifestazione ambientale che riguarda il nostro Pianeta. In tutto il mondo, persone, organizzazioni, governi si uniscono per ricordare l’importanza del pianeta sul quale viviamo. Perché lo sappiamo che non c’è un pianeta B, un pianeta di riserva sul quale la vita sia possibile così come lo è sulla Terra. 

La data del 22 aprile è stata scelta dalle Nazioni Unite. Cade esattamente un mese e un giorno dopo l’equinozio di primavera. 

Il 22 aprile 1970 si è festeggiata la prima Giornata Mondiale della Terra, in inglese Earth Day, riconosciuta a livello internazionale. La Giornata Mondiale della Terra è legata al nome di John McConnell, attivista americano che propose per primo di istituire questa giornata. McConnell fondò The Earth Society Foundation per diffondere la cura e la passione per il nostro Pianeta.

Da quel giorno in poi, ogni anno è un’occasione per coinvolgere tutti attorno ad un particolare tema di riflessione sulla natura e sul pianeta in generale. Ogni anno il tema cambia per farci riflettere sulle diverse problematiche che riguardano la Terra.

Temi importanti: dall’inquinamento di aria e acqua, alla plastica nell’ambiente, dalla distruzione degli ecosistemi alla necessità di utilizzare energie pulite e rinnovabili.

L’idea di una giornata dedicata alla Terra nasce nel 1962 negli Stati Uniti quando il senatore Nelson organizzò un’assemblea per discutere di questioni ambientali. Assieme a Robert Kennedy, l’anno successivo l’evento toccò 11 Stati dell’America, tutti coinvolti in assemblee e raduni per parlare di temi legati all’ambiente.

Nel 1969 un importante disastro ambientale riporta l’attenzione verso la nostra Terra: la fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oil al largo della California. Da questo drammatico episodio nasce la necessità di dedicare una giornata mondiale ai temi della Terra e dell’ambiente. 

Gli italiani prevedono un Pianeta e un futuro più green

Quanto sarà green il nostro futuro? Secondo una recente indagine sul clima realizzata dalla BEI, Banca Europea degli Investimenti, il 75% degli italiani crede che le politiche in atto per contrastare i cambiamenti climatici saranno in grado di portare ad un futuro più green (puoi leggere i dati della ricerca a questo link)

La stessa percentuale di persone vede la qualità della propria vita migliorata, con miglioramenti sul mondo del lavoro e sulla qualità della vita in generale. Siamo più ottimisti rispetto alla media dei Paesi Europei (56%).

Secondo il 75% degli italiani la transizione ecologica avrà un’impatto positivo sull’occupazione. Ma come vedono il futuro in ambito green gli italiani?

Tra venti anni il 30% delle persone non avrà un’autovettura di proprietà, ma la maggior parte si sposterà noleggiando automobili e altri veicoli. Un’ aumento del car sharing e del bike sharing che viene visto come protagonista nelle nostre città.

Anche il mondo del lavoro cambierà in modo radicale. Secondo gli italiani, il 64% dei lavoratori lavorerà da casa, in smart working, e questo avrà un impatto positivo sulla diminuzione del traffico dovuto agli spostamenti da casa a lavoro e viceversa.

La tavola degli italiani subirà una svolta green: oltre il 40% delle persone avrà adottato una dieta vegetariana. Per motivi di salute, per motivi etici e perché gli allevamenti intensivi sono molto inquinanti e non più sostenibili dal punto di vista ambientale. Tutte buone ragioni per muoversi verso una dieta a base vegetale.

L’energia è un altro punto di fondamentale importanza per il futuro. Secondo questa statistica, nei prossimi venti anni ad ogni cittadino italiano sarà assegnata una quota prestabilita di energia da dover consumare: lo pensa circa il 54% degli intervistati.

I cambiamenti climatici avranno cambiato la nostra geografia e le nostre abitudini. Il 30% degli intervistati pensa che dovrà trasferirsi in un’altra regione italiana o anche in un Paese diverso a causa del cambiamento climatico.

In attesa di arrivare a conoscere il nostro futuro, ricordiamoci di agire per noi e per il Pianeta ogni giorno. Questa giornata mondiale ci aiuterà a riflettere e a scambiare opinioni sulla nostra Terra e sul futuro che stiamo costruendo insieme. Buona Giornata della Terra 2022!

Desertificazione: cause e conseguenze sull’ambiente

Le desertificazione è sotto ai nostri occhi per noi che abitiamo nella Pianura Padana. Chi è nato lungo le rive del Po e chi abita ancora là dice di non aver mai visto il fiume così in secca in inverno da trenta, forse cinquant’anni.

La siccità è l’anticamera della desertificazione e ci ricorda che il cambiamento climatico corre veloce ed è quasi inarrestabile. In questo post ti parlo in breve delle cause della desertificazione, le conseguenze e la situazione in Italia.

Cause della desertificazione

Nella Pianura Padana non piove da mesi e la siccità ha segnato il primo record climatico negativo dell’anno. Il 2022 ha il record dell’anno con l’inverno più secco. Il fiume più lungo e ricco di acque, il Po, sta soffrendo di una siccità invernale che chi vive lungo le sue rive non ricorda da trenta o forse anche cinquant’anni.

Quando parliamo di siccità sappiamo che è la porta d’ingresso verso la desertificazione. Nel mondo abbiamo superato i 7 miliardi di abitanti e oltre 3 miliardi vivono già in zone aride. Le zone aride oggi ricoprono il 45% delle terre emerse. Le Nazioni Unite hanno dato una definizione di desertificazione:

La desertificazione è il degrado nelle terre aride, semi-aride e sub-umide secche, dovuto a varie cause, inclusi i cambiamenti climatici e le attività umane.

Definizione di desertificazione secondo le Nazioni Unite

Si è da poco concluso, nel 2020, il Decennio che l’Onu ha dedicato ai deserti e alla lotta contro la desertificazione ma la situazione mondiale non è migliorata. Gli hotspot climatici (dall’inglese punti caldi) sono zone che hanno subito un calo di produttività della vegetazione: ricoprono il 9% delle aree globali aride e sono zone nelle quali vive mezzo miliardo di persone.

Le attività umane e soprattutto i cambiamenti climatici innescano un circolo che fa sì che le cause e le conseguenze della desertificazione sono quasi le stesse.

Le principali cause della desertificazione sono:

  • la cattiva gestione del suolo e il suo sfruttamento intensivo
  • la deforestazione
  • le monocolture con l’uso di prodotti chimici e gli allevamenti intensivi
  • i cambiamenti climatici.

Il suolo è un nostro prezioso alleato ma lo stiamo distruggendo. In primo luogo con la deforestazione: il taglio delle foreste e dei boschi danneggia in vari modi la natura, l’ambiente e la vita dell’uomo. Gli alberi producono ossigeno e mitigano la quantità di anidride carbonica che troviamo in atmosfera. Il suolo è un serbatoio di anidride carbonica: trattiene al suo interno questo composto. Il risultato di tutto ciò è molta più anidride carbonica in atmosfera, che fa alzare la temperatura e provoca il surriscaldamento climatico. Le piante regolano anche il ciclo dell’acqua: tagliandole si favorisce l’instaurarsi di un clima sempre più secco e arido.

Spesso gli alberi vengono tagliati per lasciare il posto a monocolture, cioè colture di una sola specie vegetale e allevamenti intensivi, pratiche che impoveriscono il suolo, aumentano la temperatura del Pianeta e portano con sé altri gravi problemi quali la perdita della varietà dei semi e dei vegetali e lo sfruttamento animale.

I cambiamenti climatici sono causa della desertificazione: meno piogge significa meno umidità e più siccità che porta presto alla desertificazione. Oltre il 75% del suolo globale è degradato e si stima che si arrivi al 90% entro il 2050.

Desertificazione: cause e conseguenze sull’ambiente

Conseguenze della desertificazione

Le conseguenze della desertificazione sull’ambiente e sulla vita dell’uomo sono principalmente:

  • perdita di suolo e biodiversità
  • minore disponibilità di acqua dolce
  • crescita dei centri urbani
  • migrazioni forzate di popolazioni

Il degrado del suolo lo rende più povero: meno alberi, meno specie animali e vegetali. Le specie che possono, emigrano verso altre zone. Le piante e altri microrganismi si estinguono. La perdita di biodiversità ha conseguenze anche sull’uomo: meno varietà di semi di specie coltivate come cibo e quindi una dieta meno ricca, più povera e meno varia. La siccità e la desertificazione rendono i suoli inadeguati alla coltivazione e all’agricoltura, un danno ambientale, ma anche sociale, economico e umano.

Se piove meno, se fa più caldo, non sono a rischio solo i bacini di acqua dolce come fiumi e laghi, ma anche i ghiacciai. Sono queste le nostre riserve di acqua dolce e con la desertificazione e le scarse precipitazioni rischiamo di perderle per sempre. L’acqua dolce è una risorsa preziosa e non è inesauribile.

Con l’inaridirsi delle campagne, le persone tendono a migrare verso le città. Le città diventano sempre più popolate ed è sempre più complicato viverci. Più persone in città significa più traffico di mezzi di trasporto, più inquinamento dell’aria dovuto al riscaldamento e tutto ciò torna ad intensificare il problema dei cambiamenti climatici.

Le migrazioni forzate di persone portano al problema delle città che diventano sempre più sovraffollate. Le persone che migrano sono disperate, spesso con seri problemi sociali ed economici. Anche queste sono conseguenze indirette della desertificazione. La povertà, la fame e la sete, portano disagi sociali, ribellioni, rivolte.

Senza contare che la desertificazione ha un enorme costo economico stimato pari a 15 mila miliardi di dollari l’anno. Per questo le Nazioni Unite hanno come obiettivo la neutralità del degrado del suolo (LDN, Land Degradation Neutrality). Significa rendere stabili o migliorare la qualità e la quantità delle risorse del suolo degli ecosistemi, grazie a pratiche virtuose che migliorano la produzione di cibo, fibre, energia, senza impoverire il suolo.

La neutralità climatica o carbon neutralty è l’equilibrio tra emissioni in atmosfera di gas serra che alterano il clima e quelle assorbite da foreste, oceani e suolo. Diventa sempre più un obiettivo prioritario per Europa, Nuova Zelanda, Cina, Regno Unito, Giappone e Sud Corea, stati che si sono impegnati a raggiungerla.

Desertificazione in Italia. Gennaio 2022 tra gli inverni più secchi della storia recente

Desertificazione in Italia

Come abbiamo visto, la desertificazione è un problema mondiale, che riguarda anche l’Europa e l’Italia. Africa, Asia, Medio Oriente ed Europa sono tra le zone più a rischio desertificazione nel mondo. In Spagna è a rischio desertificazione il 74% del territorio, comprese le Isole Canarie. In Italia le regioni a rischio siccità sono la Sicilia, il Molise e la Basilicata.

In Italia il 10% del territorio è classificato come molto vulnerabile e circa il 50% come mediamente vulnerabile.

Secondo il Ministero della Transizione Ecologica, MiTe, il 30% del territorio italiano ha caratteristiche tali da essere predisposto a rischio desertificazione

Ministero della Transizione Ecologica, MiTe

Il gennaio 2022 sarà ricordato come uno degli inverni più secchi della storia. Nell’Italia del Nord Ovest non piove da mesi e si conta il 78% di piogge in meno rispetto agli scorsi anni. In media in tutta Italia si registrano il 28% di precipitazioni piovose in meno.

l fiume Po è in secca come fosse agosto. Nelle zone del cremonese sono registrati livelli pari a meno sei metri sotto lo zero idrometrico. Le coltivazioni del mais e del grano sono a rischio, ancor più quelle del riso, tipiche della zone, che richiedono continui allagamenti.

La situazione è grave e occorre trovare soluzioni appropriate a breve e a lungo termine. Alcune delle possibili soluzioni per prevenire il problema della desertificazione o almeno per mitigarlo:

  • migliorare la gestione del suolo e delle risorse che ci fornisce
  • utilizzare meglio le risorse idriche con opportuni e moderni metodi di irrigazione
  • favorire la rigenerazione degli alberi
  • rispettare la stagionalità dei prodotti della terra
  • non forzare i tempi di crescita della natura
  • andare verso una carbon neutrality

Nel mondo esistono diverse buone pratiche per mitigare e prevenire il problema della desertificazione. Ad esempio, in Cile si adattano le tecniche agricole al suolo insieme ad un’adeguata selezione dei semi: questo ha portato ad un miglioramento delle condizioni del terreno. In Africa si è realizzata una grande muraglia verde di alberi. In diverse zone del mondo si pratica un tipo di agricoltura conservativa e si va verso una agroecologia.