curiosa di natura

I cinque sensi in giardino

Il giardino è la natura a portata di mano. Leggendo il libro “Effetto biofilia” sono rimasta affascinata dal potere terapeutico dei nostri orti e giardini e da come possiamo allenare i nostri cinque sensi tra fiori e piante.

Ho letto da poco il bellissimo libro di Clemens G. arvay dal titolo Effetto biofilia. Un libro scorrevole e interessante, scritto da un biologo e basato su dati scientifici che ci racconta “il potere di guarigione degli alberi e delle piante”.

Il bosco è il luogo dove praticare l’effetto biofilia. Ne ho parlato in due post sul blog della casa editrice Gruppo Macro, raccontando come Potenziare il nostro sistema immunitario nel bosco e Passeggiare nel bosco: i benefici.

Se vuoi sapere cosa significa “effetto biofilia”, ho creato questo breve video

Nel libro, oltre alla natura selvaggia e al bosco, si parla della natura più a portata di mano: quella degli orti e dei giardini. Gli orti e i giardini sono da millenni zone create e curate dall’uomo per avere a disposizione cibo fresco e sano – come diciamo oggi, a chilometro zero.

Prendersi cura di orti e giardini fa bene alla nostra salute. Stare all’aria aperta, sistemare foglie e fiori, seminare e raccogliere, sono tutte attività salutari. Il sole e la luce, anche in inverno, hanno la caratteristica di far produrre al nostro organismo serotonina e vitamina D, sostanze che aiutano a ridurre lo stress e ad aumentare la concentrazione e l’attenzione.

Orti e giardini ci ricordano la ciclicità della vita, il susseguirsi delle stagioni. In inverno, attendiamo che il gelo e la neve passino e che arrivi la primavera che si preannuncia con i primi verdi germogli, per poi sbocciare con nuove foglie e fori colorati. L’estate ci fornisce i suoi frutti, è tempo di raccolta, di mettere via i semi per il nuovo anno, di preparare il terreno per nuove future coltivazioni.

Le piante ci affascinano,

“le piante sono esseri di luce”

sono in grado di utilizzare la luce solare per produrre nutrienti ed energia, sono alla base di ogni altro tipo di alimentazione.

Da sempre l’uomo ha coltivato piante e modificato il loro genoma facendo incroci favorevoli alle coltivazioni, incroci per avere più frutti, per ottenere piante più resistenti. Ne sono un esempio il pomodoro, le zucche, le mele e le pere che hanno subìto una loro evoluzione aggiunta a quella portata avanti dall’uomo.

Quello che più mi affascina del giardino è la riscoperta dei cinque sensi.

La vista nei giardini ci fa immergere in un mondo pieno di verde, del giallo, del rosso e del marrone delle foglie nelle varie stagioni. I colori dei fiori e dei frutti, le loro mille sfumature sono un piacere da non perdere. Il giardino ci fa scoprire anche simmetrie e asimmetrie, forme e perfezione, ma anche la bellezza delle imperfezioni e della diversità.

L’olfatto trova il suo mondo nel giardino. I profumi che indossiamo ogni giorno provengono da essenze ricavate dal mondo vegetale. L’erba appena tagliata, il muschio, la corteccia del legno sono odori che ognuno ha sperimentato passeggiando per boschi e giardini.

Una curiosità che ho letto in questo libro riguarda uno dei profumi più amati: la rosa. La rosa è uno dei fiori più belli e più amati anche per il suo profumo: sapete perché? Perché ci riporta alla nostra infanzia, alla vita nel grembo materno. Il profumo dell’indolo, presente nelle rose, è simile a quello dell’indolo che abbiamo respirato come sostanza di scarto del liquido amniotico nel quale siamo stati immersi per i primi nove mesi della nostra vita. Nella sua forma pura, infatti, l’indolo sa di frutta troppo matura. Il nostro cervello però sa riconoscerlo nella rosa, dove assume la sua caratteristica fragranza trovandosi assieme ad altri elementi.

Forse è proprio per questo che la rosa ci piace tanto – a me per prima, è il mio fiore preferito – perché la associamo alle sensazioni di calore, protezione, amore, nutrimento.

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Il profumo dell’indolo, presente nelle rose, è simile a quello dell’indolo che abbiamo respirato come sostanza di scarto del liquido amniotico nel quale siamo stati immersi per i primi nove mesi della nostra vita

Anche il gusto trova ampio spazio nell’orto. Frutta e verdura sono il dono che ci offre tutto l’anno. Le radici e i tuberi dei quali ci nutriamo hanno sapori diversi dalle foglie, dai fiori, dai germogli.

Il tatto è un senso tutto da provare nei nostri giardini e nell’orto. È bello fermarsi a toccare le foglie, i rami, i tronchi, le cortecce e poi i fiori e i frutti. Chi non è in grado di vedere, nell’orto e nel giardino può allenare il tatto a riconoscere quello che trova sul suo cammino.

Anche l’udito trova spazio negli orti e nei giardini. Nel libro Effetto biofilia si parla del movimento che fanno le radici delle piante. Si tratta di uno schiocco che non viene percepito dall’udito umano, ma che le orecchie di altri animali sono in grado di riconoscere. E poi il vento, la pioggia, il canto degli uccelli, i suoni prodotti dagli animali sono tutti parte dell’ecosistema dell’orto e del giardino che ospitiamo sotto casa.

Negli orti e nei giardini possiamo ritrovare molti simboli. Il simbolo è un disegno che viene percepito dall’inconscio umano e che spesso rimanda allo stesso significato in culture diverse, in popoli lontani migliaia di chilometri. Il verde è simbolo di vita, di speranza, di giovinezza, è la primavera, il germoglio, un nuovo inizio, è la crescita e lo sviluppo.

Il potere terapeutico di orti è giardini è sotto gli occhi di tutti noi. Curare un giardino o un orto è come prendersi cura di un animale domestico: richiede responsabilità e amore.

Il giardino ci aiuta a porre la nostra attenzione all’altro, al diverso da noi, ai bisogni degli altri esseri viventi. Quando arrivano buoni risultati, poi, la nostra autostima ne ricava grandi benefici e fiori e frutti ci ripagano del lavoro fatto e dell’attesa.

Insomma il giardino è per tutti. I suoi stimoli sensoriali sono lì a nostra disposizione. Il giardino, come gli animali e la natura, non discriminano e ci amano per come siamo. Chi ha una disabilità, chi non può utilizzare appieno i cinque sensi, trova nell’orto e nel giardino un luogo ideale, dove può essere sé stesso, senza essere giudicato, né discriminato, perché:

“… lì nessuno riceve meno degli altri, la natura offre qualcosa a tutti”

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Wildlife Photographer of the Year 2017

Anche quest’anno a Milano presso Fondazione Luciana Matalon torna Wildlife Photographer of The Year 2017, la mostra di fotografie naturalistiche più prestigiosa al mondo.

Non me la sono persa nemmeno quest’anno. Sono stata a visitare Wildlife Photographer of The Year 2017 la mia mostra fotografica preferita. Ci sono stata anche gli scorsi anni: nel 2016, nel 2015 e anche nel 2014 (quando ho scritto ben due, post: il primo e il secondo).

La mostra è organizzata dall’Associazione Culturale Radicediunopercento con il patrocinio del Comune di Milano e resta in città fino al 10 dicembre (segnatevi le date, perché è una mostra da non perdere!) alla Fondazione Matalon.

Siamo alla 52esima edizione, 50.000 scatti realizzati da fotografi provenienti da 95 Paesi del mondo e selezionati da una giuria internazionale di esperti in base alla creatività, al valore artistico e alla complessità. Questa edizione è particolarmente fortunata per i fotografi italiani: otto premiati, tra vincitori di categoria e finalisti.

Amo la fotografia, amo la natura e questa mostra mi emoziona e mi incuriosisce sempre di più. Il perché è riassunto in questa frase della mostra:

“L’acclamata esposizione mostra straordinarie immagini della Terra che riflettono la bellezza e la diversità della natura e evidenziano la fragilità della fauna selvatica sul nostro pianeta. I paesaggi, il regno botanico e quello animale, immortalati dai fotografi, regalano uno sguardo emozionante ma altresì consapevole quale testimonianza visiva di un ambiente da salvaguardare e preservare”

Manifesto della mostra Wildlife Photographer of the Year 2017

Manifesto della mostra Wildlife Photographer of the Year 2017

Il percorso della mostra inizia con i due vincitori: Tim Laman e Gideon Knight. Vite intrecciate ritrae un orangutan nel Borneo. La foresta pluviale indonesiana, gli orangutan, le piante e gli animali che la abitano sono a rischio estinzione a causa della perdita degli habitat e del commercio illegale di animali selvatici. Questo premio ci fa riflettere sui nostri comportamenti nei confronti della natura e del Pianeta.

La foto di Gideon – un ragazzo di soli 16 anni – La luna e il corvo, è un esempio di come la natura non sia solo scienza ma anche poesia. Il corvo sui rami di un sicomoro con la Luna alle spalle mi ha fatto subito pensare all’aspetto poetico della natura e a quanto sia bello raccontarla anche da questo punto di vista.

Si continua poi con la sezione Documentari che indaga la relazione tra uomo e natura, sia in positivo, che in negativo. Le foto trattano problemi attuali: gli animali nei circhi e sul palcoscenico, il commercio illegale, gli avvelenamenti da parte dei bracconieri. Mi ha colpito molto la fotografia che ritrae 4.00 pangolini congelati assieme ai pesci, una delle più grandi confische fatte nella zona tra Cina e Vietnam. Anche il gabbiano che vola sul fiume portando nel becco una gruccia di plastica ci invita a riflettere sul mondo attuale.

La sezione Diversità sulla Terra comprende le categorie Invertebrati, Anfibi e Rettili, Piante, Uccelli, Mammiferi. Comportamenti bizzarri e nuovi punti di vista sul mondo animale e vegetale.

Invertebrati. Un bellissimo mondo tutto da scoprire quello dei granchi, del polpo, degli opilioni e degli efemerotteri sul fiume Danubio.

Nella sezione dedicata ad Anfibi e Rettili ha vinto lo scatto di Marco Colombo – Testuggine. Le rane, i pesci selene che si mimetizzano con le loro scaglie argentee, i tritoni e le tartarughe raccontano di questi animali che sembrano essere un po’ più primitivi ma dal comportamento affascinante.

Le Piante mi colpiscono sempre per le loro forme e colori: il rosa e il giallo di una specie erbacea presente nelle praterie e i baccelli a forma di cuore sui vecchi muri della nostra Europa.

Nella sezione Uccelli colpisce molto la foto scelta per il volantino di questa edizione: un parrocchetto dal collare che tira la coda del varano intento a guardare in un tronco cavo. Bellissimo anche il bucero dal becco giallo che cattura un insetto e la sula che vola sul mare blu, pieno di nebbia e illuminato dal pallido riflesso del sole. Il barbagianni che caccia il topo nel fienile ci ricorda che si può andare A caccia con l’udito. Ci fanno pensare, invece, le aquile del Sud Africa con la loro apertura alare di 2,6 metri, minacciate dalla perdita di habitat e dagli avvelenamenti.

Tra i Mammiferi, le iene maculate si cibano delle carcasse di gnu morti durante la migrazione in Kenya. È un Soffio notturno bellissimo quello dell’orca marina nella nebbia della Norvegia. Molta delicatezza si vede nella mamma di marà della Patagonia con suoi tre cuccioli nelle tane comuni, luoghi molto simili ai nostri asili nido. Un nuovo inizio per il bisonte ci ricorda che il bisonte europeo si è estinto in natura nel 1927 e che è tornato ad essere presente in Europa in cattività con 5.000 esemplari. Si tratta di uno dei più grandi mammiferi terrestri che svolge un ruolo importante nella catena ecologica.

96-2_© Tim Laman (USA)_Quando la mamma ne sa di più

96-2_© Tim Laman (USA)_Quando la mamma ne sa di più

La sezione Ambienti terrestri racconta la diversità degli habitat presenti in natura attraverso le categorie Natura in città, Mondo subacqueo e Paesaggi.

Natura in città è una sezione che mi piace sempre molto. Il felino randagio ci narra della coesistenza dell’uomo col leopardo a Mumbai. Bellissima l’immagine de Il vicino ficcanaso, una volpe con un’occhio lacrimante che si affaccia ad un muretto in città a Bristol. Il rifugio raffineria, purtroppo, ci mostra dei nidi di cicogne sui pali alti nei pressi di una raffineria in Spagna.

Il mondo subacqueo premia la foto Il party dei lutiani a Palau, in Sardegna. Pesci lutiani rossi che cambiano colore nel periodo degli accoppiamenti. Affascinanti cubomeduse, megattere, delfini, sule e sardine ci portano nel mondo sommerso. Le orate della False Bay in Sud Africa ci ricordano che i mari sono un ecosistema unico, spesso troppo sfruttato. Molto impressionante lo scatto Il killer del gigante, che ritrae la lotta tra un leone marino e un pesce luna, il più grande tra i pesci ossei.

I paesaggi della Terra sono tutti diversi, attraenti e incredibili. Spirito delle montagne è una foto che sembra un intarsio nel legno: larici, rocce, avvoltoi si incontrano tra cielo e terra nel Parco italiano del Gran Paradiso. Ghiacciai, fiumi, monti e oceani raccontano la diversità degli habitat sulla Terra.

Nella sezione Design della Terra possiamo cogliere la prospettiva artistica della natura raccontata nelle categorie Dettagli, Impressioni e Bianco e nero.

I Dettagli che la natura ci offre sono incedibili. Ritratto di pellicano, un primissimo piano tra il becco e le piume di questo uccello, il giallo, il rosa e il blu che si intrecciano. La lava rossa che contrasta con le rocce nere delle isole Hawaii. L’iguana verde, addormentata, con la sua cresta di spine che disegna dei picchi lunghi 1,7 metri.

Impressioni, come quelle di Una spirale di passeri in volo sulle mangiatoie in cerca di cibo. Oppure la Star Player, il cucciolo di leone marino che gioca con la stella marina. Che romantica la natura, con Un desiderio a forma di cuore, una coppia di urie, uccelli marini posti uno di fronte all’altro a disegnare nell’aria un cuore.

Bianco e nero è un’altra sezione che amo molto. È vero che la natura ci incanta per la ricchezza dei suoi colori, ma spesso il bianco e nero ci fa vedere meglio dei dettagli, ci fa concentrare su dei particolari. Come Il pangolino appallottolato tra gli artigli di un leone, o La foresta delle fiabe, dei funghi mazza di tamburo fotografati in Grecia, come folletti nei boschi. Una foto di questa sezione mi ha colpito molto: Requiem per una civetta. Una civetta, in Svezia, posata su ramo di un albero, piange il compagno morto con la Luna sullo sfondo. È incredibile come si legga il dolore e la tristezza negli occhi semichiusi di questo uccello, nella posizione che assume col corpo. Queste civette nane cacciano di giorno e nella didascalia si legge che anche lei, purtroppo, è stata trovata morta alcuni giorni dopo. Forse non ha resistito al dolore, chissà…

55_© Hugo Wassermann (Italia)_Rifugio alpino

55_© Hugo Wassermann (Italia)_Rifugio alpino

Per concludere, ma sicuramente non di minore importanza, la sezione dedicata ai Primi scatti, quelli realizzati da fotografi con meno di 17 anni. Anche questa sezione, come tutta la mostra, è da vedere di persona. Come si possono descrivere questi scatti di giovani e pazienti fotografi? Il luì piccolo nel canneto, il voltapietre in cerca di cibo, le scimmie dell’India, il picchio nero, gli stambecchi, il gipeto in volo, la femmina di orso bruno sulla neve mentre caccia un orso imperiale

Insomma, anche quest’anno una mostra bellissima nella sua semplicità. Ho trovato gli scatti davvero semplici e belli, lineari, puri: senza bisogno di fronzoli o effetti speciali, la natura ha tutte le carte in regola per stupirci con la sua semplicità. Se ne avete l’occasione, non perdete questa bellissima mostra di fotografia e natura, dedicate un paio d’ora a questa visita. Ne uscirete amando ancora di più le piante e gli animali di questo nostro bellissimo Pianeta :-)

Maggiori info sul sito della mostra

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Ottobre salute, consigli per uno stile di vita più sano

Ottobre è il mese dedicato alla salute e alla prevenzione. Alcune blogger del gruppo Progetto Blog hanno deciso di dedicare un loro post a questo argomento. Quindi ho pensato a qualche semplice suggerimento per uno stile di vita più sano

Ottobre è il mese dedicato alla salute e alla prevenzione. Da anni in questo mese è consigliato fare dei controlli medici e molti sono anche gratuiti proprio per sensibilizzare e incoraggiare i cittadini a non sottovalutare i controlli medici periodici. Questo blog non parla di medicina, dunque vi invito innanzitutto a rivolgervi ai medici e alle associazioni che si occupano di salute.

L’idea di dedicare un post ad ottobre, al mese della salute, nasce dal blog di Maria Chiara, Wonna be wondergirl. Chiara, io e ad altre blogger del gruppo Facebook Progetto Blog abbiamo deciso di dare un nostro piccolo contributo, parlando di un argomento che conosciamo correlato ad ottobre, mese della salute e della prevenzione.

Occupandomi di natura, ambiente, animali, ho pensato a qualche semplice consiglio per vivere meglio e stare bene. Per i problemi di salute, ripeto, vi invito a rivolgervi ai medici competenti. Qui vi racconto i benefici della natura per proteggerci e stare meglio.

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Il contatto con la natura aiuta a star bene

Come stare meglio nella natura? Qualche  semplice consiglio

Passeggia nel verde. Passeggiare nei boschi, nei giardini, nelle zone verdi ci permette di respirare le molecole che le piante producono – soprattuto i terpeni – che rafforzano le nostre difese immunitarie. Ti consiglio di leggere questo mio post nel quale racconto proprio  del libro Effetto Biofilia. L’uomo è attratto della natura perché ne fa parte, perché lì ha sempre vissuto per milioni e milioni di anni. E tutto questo è rimasto nel nostro patrimonio genetico. Anche la scienza oggi ci dimostra che è vero: camminare nella natura fa bene.

Programma una visita in un’oasi naturale. Ogni tanto, in ogni stagione, sarebbe bene programmare qualche passeggiata in un’oasi naturale. Oltre a beneficiare della camminata nel verde, come abbiamo detto prima, potremmo anche incontrare animali selvatici, fermarci negli agriturismi per provare cibi sani fatti in casa o prodotti raccolti nelle oasi stesse, come miele, marmellata, frutta.

Fermati e medita. Non solo è bello camminare nella natura, ma anche fermarsi ad osservare e respirare è davvero consigliato e fa bene alla nostra salute. Fermatevi e guardatevi attorno, fermatevi ad ascoltare un po’ di musica a basso volume, fermatevi a leggere qualche pagina del vostro libro preferito. Per chi ama queste attività, è bello fare yoga o meditazione in un ambiente naturale. Oppure praticare anche Feldenkrais, un’attività che ho provato con Antonia e che mi ha fatto davvero stare bene.

Adotta un animale o vai nelle cascine. Si sa che cani e gatti fanno bene alla salute umana. Chi vive con un animale domestico ottiene dagli animali molti benefici. Se puoi, se ti piacciono gli animali, adotta anche tu un cane o un gatto da un canile o da un’associazione di volontari. Se non puoi, vai nelle cascine per stare a contatto con cani e gatti, ma anche asini, cavalli, galline, mucche: dei momenti di animal-teraphy fanno senz’altro bene alla nostra salute e al nostro umore.

Adotta uno stile di vita sano. Cosa significa? Se sei in buona salute, fai qualche scala in più invece di prendere l’ascensore. Passeggia, corri o dedica qualche ora allo sport. Scegli un’alimentazione sana, basata sulla dieta mediterranea. Mangia soprattuto frutta, verdura, cereali e riduci il consumo di carne, dolci, insaccati.

Sono semplici consigli, forse li conosci già. Allora puoi fare passaparola, farli conoscere ad un amico. Soprattutto, ricorda che in questo mese è possibile fare dei controlli medici, anche gratuiti: approfittane e cerca quali strutture aderiscono all’iniziativa.

I post delle blogger. Come ho detto, questo è un lavoro di gruppo. Ecco dunque i post delle altre blogger. Buona lettura e buona salute a tutti :-)

Wannabe Wondergirl

In cucina con Sissi

Fragiacomo Alessandra

Il tuo benessere

Cooking beauty

Alchimie alimentari

My Sweet Ohana

Sara Alessandrini

Cucinare le stagioni

Foodie Translator

One Ocean Forum: la sostenibilità degli oceani

La scorsa settimana si è svolto a Milano One Ocean Forum, un momento d’incontro per parlare della sostenibilità degli oceani. Ho partecipato alla prima giornata di lavori e vi racconto come stanno i nostri mari e i buoni esempi da seguire.

One Ocean Forum è il primo evento in Italia di rilievo internazionale dedicato alla sostenibilità degli oceani. Si è svolto a Milano, al Teatro Franco Parenti, organizzato da Yacht Club Costa Smeralda, voluto dalla Principessa Zahra Aga Khan.

Un forum dedicato ai progetti innovativi di salvaguardia dell’ambiente marino e alla promozione di azioni pratiche volte alla sua tutela. Si è parlato dello stato degli oceani e delle conseguenze che inquinamento e riscaldamento globale hanno sugli ecosistemi marini.

“Nel 2050 si stima che il rapporto palstica-pesci sarà di 1:1  (Report Ellen MacArthur Foundation, 2016)

Ad oggi 3 miliardi di persone dipendono dalla biodiversità marina e costiera per la loro sussistenza (Sustainable Development Goals, United Nations)”

Quattro temi principali sono quelli dei quali si è parlato ad One Ocean Forum:

1 – Marine Litter and Pollution, gli enormi quantitativi di rifiuti presenti in tutti i mari del Pianeta. Ogni anno finiscono in mare 8 milioni di tonnellate di plastica che, oltre a recare seri danni alla fauna marina, si inseriscono nella catena alimentare sotto forma di microplastiche, frammenti dai 2 ai 5 millimetri, ingeriti dai pesci.

2 – Climate and Global Changes, i cambiamenti climatici, responsabili dell’acidificazione delle acque e degli effetti sulla conservazione degli habitat oceanici.

3 – Blue Technologies, le tecnologie legate al mare, ovvero le opportunità di sviluppo dell’economia marittima, utilizzando innovazione e ricerca.

4 – Ocean Literacy, la diffusione di una cultura che permetta di capire quanto l’oceano influenza la nostra vita e le nostre scelte, e a loro volta come le nostre azioni hanno effetti sugli oceani.

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Alcuni dati One Ocean Forum – A marine environment preservation program

Come stanno gli oceani? Ce lo ha spiegato Vladimir Ryabinin (Segretario Esecutivo della Commisisone Ocenaografica) nel suo intervento al forum:

“La perdita di biodiversità, così come i cambiamenti cliamtici e l’acidificazione degli oceani, stanno sfuggendo al nostro controllo”

Negli obiettivi dell’Agenda Sostenibile 2030 è stato introdotto un punto che riguarda il mare, gli oceani, la flora e la fauna, il loro stato di salute.

“L’economia degli oceani, la Blue Economy, è la settima al mondo per giro d’affari”

Nei mari e negli oceani c’è ancora tanta flora e tanta fauna da scoprire. Molti di questi esseri viventi ci forniscono sostanze utili alla cura e prevenzione di diverse malattie.

Anche l’inquinamento da plastica è un problema serio: occorre conoscerlo, studiarlo e combatterlo. Finora, però, siamo in grado di monitorare solo il 30-50% degli oceani e dei mari del mondo.

Arte e bellezza per comunicare i problemi. Molto bello e interessante il discorso della fotografa ambientalista Anne da Carbuccia:

“Il mare e le spiagge di tutto il mondo sono piene di plastica. Abbiamo perso più del 60% dei coralli. Non abbiamo ancora molto tempo per agire”

Anne si immerge nei mari di tutto il mondo. Per far conoscere quanto le acque siano inquinate crea delle opere d’arte introducendo “un altare del tempo” per invitare tutti ad agire al più presto.

Chi gestisce gli oceani? François Bailet (Senoir Legal Officer, Divisione Affari Marini e Diritto del Mare presso ONU) ci ha spiegato chi gestisce gli oceani. Tutti noi, cittadini, ma anche gli Stati, le organizzazioni, in base alla distanza dalla costa. Una questione complicata.

Cosa ne sappiamo degli oceani? C’è ancora tanto da scoprire. Anche la stessa plastica negli oceani, sappiamo che è una sostanza estranea a questo ecosistema, sappiamo che è dannosa, ma gli studi di oggi ci svelaranno di più domani, nel futuro. È importante creare aree marine protette, così come è importante non inquinare, per non danneggiare gli abitanti del mare e noi stessi con le microplastiche che finiscono nella catena alimentare e nei nostri piatti.

L’acidificazione degli oceani è stato uno degli argomenti trattati da Sam Dupont (ricercatore in Ecofisiologia marina, Università di Gothenburg). L’anidride carbonica nell’aria è troppa: questa finisce negli oceani e, interagendo con l’acqua, forma acido carbonico che rende più acidi mari e oceani, ne abbassa il pH. Studi scientifici mostrano come per milioni di anni il pH delle nostre zone marine è stato misurato tra 8.2-8.0. Oggi i valori misurati sono tutti inferiori ad 8.

Sappiamo che gli oceani sono più acidi rispetto al passato, occorre rendere gli ecosistemi più resilienti, ridurre lo stress dei mari, utilizzare e selezionare ceppi giusti di piante e invertebrati. Ma come comunicare tutto ciò per essere capiti? Dupont e collaboratori hanno allevato gamberetti in acque acide e li hanno fatti assaggiare alle persone. Le persone coinvolte hanno notato che il gusto di questi alimenti era peggiore rispetto al solito: da qui sono partiti per spiegare che il problema è l’acidificazione degli oceani e che tutti possiamo fare qualcosa.

Buone pratiche, buoni esempi. Durante la giornata del 3 ottobre ho scoperto cose che non sapevo sul mondo del mare e del riciclo e ne sono rimasta affascinata. Buone pratiche da seguire per rispettare il mare e riciclare. Ad esempio, c’è chi ricava del filo simile al nylon dalle reti da pesca usate,

“Una rete da pesca può restare in mare fino a 500 anni. Ne abbiamo recuperate 200.000 tonnellate”

evitando seri danni agli animali marini e anche a noi. Quando compriamo un oggetto, infatti, oltre al rapporto qualità-prezzo, dovremmo chiederci: “Dopo, cosa ne faccio? Posso riutilizzarlo?”

Nella zona di Como c’è una ditta del settore tessile che fabbrica tessuti a partire dal chitosano presente nel guscio dei gamberetti. La qualità del prodotto resta costante, si risparmiano il 95% dell’acqua e dell’energia normalmente usata per la lavorazione.

In Sardegna si costruiscono biomateriali per l’edilizia a partire dalla lana di pecora, utilizzando leganti vegetali che assorbono 230 chilogrammi di anidride carbonica per metro cubo. Visto che il 25% degli inquinamenti in mare è dato da piccoli svernamenti quotidiani, una striscia di tessuto naturale mangia-petrolio può salvare un intero porto.

Lungo le coste dell’Africa si raccolgono migliaia e migliaia di scarpe infradito in plastica. Sono fatte di materiale scadente e si rompono subito, ma costano solo 1 dollaro e molte persone possono permettersi solo questo tipo di scarpe. C’è chi li raccoglie, lavora la plastica – riciclandone fino a 400.000 l’anno – e crea bellissimi oggetti a forma di animali e vere e proprie opere d’arte.

E per concludere, qualche riflessione con Davide Carrera. La giornata qui a One Ocean Forum è stata molto ricca di informazioni e di incontri. Tutti – scienziati, artisti, sportivi, studiosi – sono concordi nel dire che bisogna rispettare mari e oceani, inquinare meno, riciclare di più, per fare del bene alla natura e a noi stessi. Il mio post è già davvero molto lungo, ma mi hanno colpito molto le semplici parole di Davide Carrera, campione mondiale di apnea:

“Cosa ci attrae del mare? La paura dell’ignoto e dell’infinito.

Il mare insegna la pazienza, saper aspettare il momento giusto, l’equilibrio.

Il mare insegna ad essere umili e curiosi, a cadere e a rialzarsi.

Prima di ogni immersione chiedo sempre al mare di accogliermi e di proteggermi.

Il mare ha bisogno di rispetto.

L’ecologia è il pensare a noi stessi, è avere cura di noi stessi e del mondo”

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Il merlo e la mamma improvvisata

Per la rubrica “Li abbiamo aiutati così”, Lisa ci racconta la bellissima avventura della Fra, un piccolo merlo caduto dal nido, una storia d’amore, di mamme e del saper lasciare andare.

Era circa fine maggio. Giornate con venti molto turbolenti. Mia figlia e gli amichetti portano a casa un pulcino di merlo, caduto di certo dal suo nido. Lei, mia figlia, mi guarda supplichevole; giura che se ne sarebbe occupata lei in persona; salta per strapparmi il permesso di tenere questo merlo. Non vorrei ma mi convince. Grazie ad un amichetto della mia bambina otteniamo in 10 minuti una gabbia e del mangime adatto a questo pulcino.

Qualcuno ha un’idea di come si alleva un pulcino di merlo? E’ facile accoglierli in casa nel momento in cui ci si fa trasportare dall’essenza della crocerossina, ma crescerli facendoli stare bene è tutto un altro paio di maniche. Volevo che crescesse in salute e sereno, tranquillo in questa casa di umani. Volevo che imparasse a nutrirsi da solo e a volare, ottenendo la propria indipendenza e libertà; ottenendo un futuro. Lo volevo “salvo” in tutto e per tutto. Sapevo di non avere la minima idea di come fare.

La Fra, pulcino di merlo femmina nella sua gabbietta (foto di Lisa Bortolotti)

Ho dovuto imparare presto. Abbiamo appreso che il pulcino era una femmina (dal colore del piumaggio) e subito è arrivato il nome giusto: Fragolina. Lo ha scelto mia figlia. Per me è diventata “la Fra”.
Presto mi sono dovuta occupare quasi in esclusiva della Fra, ad eccezione dei vermi: mia figlia si è defilata in pochi giorni. La Fra ed io eravamo spesso sole in casa: ho dovuto capire subito quando pigolava disperata per la fame, ho preso l’abitudine a tenere d’occhio l’orologio per nutrirla nei tempi giusti con una precisione quasi svizzera, ero quella che capiva il suono della sua soddisfazione da pancia piena, dovevo immaginare quando fosse opportuno darle da bere, le davo la buona notte alla sera.

Due o tre cose sui merli me le ha spiegate lui, l’amichetto “animalista” di mia figlia, quello della gabbietta: come darle da bere, come pulire la gabbia, che doveva fare il bagnetto (un bisogno essenziale per gli uccellini e di cui ho privato la Fra, per ignoranza, per diversi giorni).

Poi c’è stato internet, al quale ho chiesto consulto: ho scoperto che avrei dovuto insegnarle a trovare il cibo e poi a volare. Io???? A volare??????
La Fra aveva solo me come mamma. Una inespertissima e insicura mamma adottiva. Dovevo fare del mio meglio e in qualche modo riuscire nell’impresa.

Dopo pochi giorni, Fra cresciuta e molto più sicura di sé, si è fatta forte l’esigenza di farla uscire dalla gabbia. Ma in quale stanza? L’abbiamo liberata in cucina e ha iniziato il suo percorso per imparare a volare. Saltellava ovunque nella stanza: dapprima sul pavimento, poi, con balzi più grandi, sulle sedie e nei vasi delle piante.

Ha sporcato ovunque, abbiamo tenuto fuori il gatto (super contrariato di non essere più il re della casa), ha monopolizzato l’uso della cucina … Insomma, è stato bellissimo. Dico davvero!

Cinguettava, saltava, ci veniva in braccio e soprattutto chiedeva il cibo, frutta compresa, con quel suo sbattere l’aluccia sul bancone della cucina!!! Ah, quando ha scoperto la frutta!! Fragole, ciliegie erano le sue preferite. E come cinguettava felice!!! A pancia piena, poi, il sonnellino.

La Fra, comodamente seduta sulla spalliera della sedia (foto di Lisa Bortolotti)

In poco tempo l’abbiamo introdotta all’esterno, per farle prendere confidenza con il giardino e vegliando costantemente sulla sua sicurezza per evitare l’attacco di altri uccelli o di gatti, il nostro compreso. Le porte erano costantemente aperte per consentirle una fuga d’emergenza. Lei ha imparato presto a nascondersi sotto le piante, privilegiando il rosmarino: le gazze erano il suo più grande terrore. Nello stesso periodo ha anche imparato a procacciarsi il cibo da sola anche se preferiva comunque essere imboccata da noi come le migliori delle principesse viziate: ti guardava, inclinava la testa e faceva quel “cip” inequivocabile accompagnato dal gesto dell’ala. Ruffiana di prim’ordine!

Ci capivamo noi. Ero un po’ la sua mamma.
Sapevo che lei sapeva che ero solo la sua mamma adottiva, temporanea.
Ero io quella che non l’aveva ben chiaro. La temporaneità della cosa intendo. Per noi umani quando diventi mamma lo sei per sempre …

E’ stata un po’ una magia l’imparare a capirsi. Guardarsi, ascoltarsi e non parlare.
Comunicare. Senza le parole.
E’ stato straordinario: la facilità, la velocità e l’efficacia con cui tutto questo è avvenuto!
Mi chiedevo come avrei mai potuto fare a capire le esigenze di un pulcino. Non sapevo neppure se avrebbe saputo chiedermi la cosa giusta. Sciocchezze da umani!

Si è creato un legame. La guardavo e capivo. E lei ci osservava, capiva come funzionava il mondo (retrogrado) degli umani e imparava come dirci le cose. C’è in loro un’intelligenza superiore.

Le parole non sono sufficienti per descrivere questo fenomeno. Credo che diventiamo tanto più comunicativi quanto più abbandoniamo la parola per lasciare spazio alle sensazioni interiori.

La Fra mi ha insegnato così tanto in questo senso! E’ come se mi avesse catapultata in una dimensione superiore e ora sentissi tutto il peso limitativo del modo umano di comunicare, fatto di parole e filtri.

Ancora di più mi ha insegnato cosa vuol dire “lasciare andare”. Mi sono sempre considerata una mamma che sa creare il giusto distacco con i suoi piccoli, che crescono e devono prendere la loro strada. Non sono espansiva e nemmeno mielosa. Lei mi ha mostrato che così non sono.

Ormai La Fra volava in giardino per brevi tratti e ogni giorno di più prendeva sicurezza e forza. Alla sera la riportavamo in casa, ma al tramonto si agitava parecchio: nella gabbia, pronta per la notte, si calmava solo con un panno a coprirle la visuale. La cosa non mi piaceva affatto ma era necessaria per evitare che si rompesse il becco contro il ferro della gabbia, svolazzando all’impazzata come fosse posseduta.

Quella sera in particolare era molto agitata e, appollaiata al mio dito, l’ho portata fuori, con l’intento di farla sfogare un po’ prima di metterla nella gabbia per la notte. La notte, la pericolosa notte.
Fra era diversa. Era agitata quella sera. Ma soprattutto vedevo che pensava qualcosa, qualcosa di impellente e necessario, qualcosa che era più forte di lei. Qualcosa, ora lo so, che si chiama “istinto”.

La Fra

La Fra davanti alla finestra. Sarà ora di lasciare il nido, la casa?! (foto di Lisa Bortolotti)

E’ successo velocemente. E’ volata via. In due salti è volata su un albero dei vicini.

Ormai era quasi buio e non rispondeva ai miei richiami. Non voleva tornare.
Ha passato la notte fuori. La pericolosissima notte. Io mi sono sentita malissimo. Mi sono sentita una pessima madre, preoccupata, sola e abbandonata.

Il mattino dopo La Fra si è presentata puntuale. Questo è stato solo l’inizio perché nel giro di qualche giorno ha preso sempre di più le distanze da noi finché non è più tornata in modo definitivo.

Tre giorni. In tre giorni è cambiato tutto. Ha smesso di farsi toccare e sempre di più ha messo metri tra noi e lei. Ha smesso di chiedere vermi e poi di beccarli una volta stanati. Ha smesso di presentarsi sotto il portico.
Mio marito ha raccontato che una mattina, l’ultima dei tre giorni, La Fra si è presentata in volo in giardino ed è stato come se dicesse “addio”. L’ultimo saluto. Come se fosse finito un tempo, fosse suonata una campana o una sveglia. Non l’abbiamo più vista.

Non sappiamo se viva ancora qui attorno o sia andata più lontano e non so se riusciremmo a riconoscerla adesso che il suo becco sarà di certo guarito, ma io osservo sempre i merli qui attorno nella speranza di incontrarla.

Il suo istinto l’ha portata a “prendere il volo”.  Però, dice mio marito, ci è venuta a salutare. A ringraziare. Già …

Il mio istinto umano mi fa dire “poteva comunque rimanere qui in zona, le avremmo dato cibo, soprattutto in inverno, e anche un riparo esterno se fosse stato necessario. Avrebbe potuto … portare i suoi pulcini … “.

Ma io sono un essere umano e di certo ho un’immagine dell’amore diversa da quella dei merli. So che La Fra ci ha amati. Lo so. Ma poi la Vita doveva andare avanti e lei è un merlo, selvaggio e fiero. Lo dico con le lacrime, perché mi manca tanto: manca la grandezza dei sentimenti che ha suscitato in me, della comunicazione così forte al di là delle parole, degli insegnamenti che un esserino così piccolo mi ha dato. Mi manca quella dimensione “ulteriore” nella quale riuscivamo a relazionarci.

Dice il detto che il battito di ali di una farfalla produce uragani dall’altro lato del mondo. Noi abbiamo salvato addirittura un merlo e chissà, mi chiedo, in proporzione, come cambierà il destino del mondo per questo.

“Fra, non so dove sei. Racconta agli altri merli la tua esperienza, tramandala ai tuoi pulcini, tutti quanti. Dì loro che sì, noi umani nel complesso, come specie, siamo un disastro, una grande tragedia naturale, ma che presi uno a uno, talvolta, non siamo poi così male, non siamo così da buttare. Non è facile ma da qualche parte, dentro di noi, sappiamo essere buoni. Dì loro di perdonarci tante colpe: siamo stupidi, andremmo educati, trasformati, evoluti. Non perdete le speranze. Dì loro che possiamo anche far qualcosa di buono. Talvolta.”

Sono Lisa Bortolotti, economista e systems thinker: significa che mi occupo di sistemi (naturali e non) e di pensiero sistemico applicato alle aziende.  Ho un blog, Cappuccetto Bianco, in cui tratto i temi a me cari.
L’incontro con il mondo animale è sempre una scoperta: convinta che gli animali non vadano umanizzati nè antropizzati, l’occasione di vita insieme mi regala sempre opportunità di crescita.
La Fra è entrata nella mia vita per caso e sempre per caso mi ha toccato il cuore: se rimaniamo aperti a ricevere scopriremo che il mondo animale (e quello vegetale e minerale) hanno molto da insegnarci e, ne sono certa, siano sistemi evolutivamente molto avanzati.

Vi è piaciuta la storia di Lisa e della Fra? Ne avete una da raccontare anche voi? Leggete qui e partecipate :-)

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Plastica e oceani: due appuntamenti da non perdere

Ocean Plastics Lab è una mostra itinerante che passa anche dall’Italia. One Ocean Forum è un nuovo appuntamento per parlare di oceani e inquinamento da plastica. Due appuntamenti da non perdere per salvare i mari, gli oceani e i loro abitanti.

Ocean Plastics Lab è una mostra itinerante che ci ricorda il grave problema dei mari e degli oceani inquinati dalla plastica.

Nell’estate del 2016 ho raccontato questo grave problema in una serie di post qui sul blog (questo il primo), prendendo spunto dalla lettura del libro “Come è profondo il mare“.

Il tema dell’inquinamento da plastica di mari e oceani resta, purtroppo, di grande attualità. La  mostra Ocean Plastics Lab è promossa dal Ministero Federale dell’Educazione e della Ricerca della Germania, in collaborazione con il Consorzio Tedesco per la Ricerca Marina (Konsortium Deutsche Meeresforschung, KDM) e con il supporto della Commissione Europea con l’obiettivo non solo di sensibilizzare la popolazione sugli effetti dell’inquinamento provocato dalla plastica dispersa nei mari ma anche con la volontà di creare un dialogo tra scienza e società.

La mostra farà tappa a Torino dal 27 settembre al 7 ottobre in Piazza Solferino. Toccherà in seguito altre quattro città: Parigi, Bruxelles, Washington D.C. e Berlino.

Tutti i nostri avanzi di plastica – dalle bottiglie ai bicchieri di caffè, dai giocattoli ai sacchetti di plastica abbandonati sulle spiagge che arrivano nei mari – creano un grande danno alla flora e fauna marina, ma non solo, pur essendo immagini di questo tipo sotto gli occhi di tutti quotidianamente sembrano però passare inosservate.

Nonostante ciò quel che vediamo è una piccolissima parte della plastica che annualmente finisce nei mari e negli oceani. Buona parte dei rifiuti di plastica non è infatti riconoscibile a occhio nudo, la plastica si riduce in piccole particelle che vengono disgregate dai raggi UV e dalle onde. Una volta assunta questa forma, non dovrebbe stupire che la plastica arrivi in ogni dove, fermandosi per centinaia di anni per essere totalmente decomposta.

“The Garbage Patch State” foto ©unive.it

Un secondo appuntamento per parlare dell’inquinamento da plastica che colpisce mari e oceani è One Ocean Forum. Evento ideato da Yacht Club Costa Smeralda come momento di condivisione e sensibilizzazione al tema della sostenibilità ambientale. L’incontro nasce dall’idea di mostrare i progetti innovativi di salvaguardia dell’ambiente marino e promuovere azioni pratiche rivolte alla tutela del mare e dei suoi abitanti.

Gli incontri del forum si svolgeranno a Milano, presso il Teatro Franco Parenti, il 3 e il 4 ottobre 2017. Trovate altre informazioni sul sito. Sui social, potete seguire gli hashtag #nobottle4theocean e #oneoceanforum.

Due appuntamenti da seguire per non dimenticare il mare, gli oceani, la flora e la fauna che ci vivono e li abitano. E per non dimenticare che in natura è sempre tutto collegato.

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