CURIOSA DI NATURA

COP 26: obiettivi e risultati raggiunti

Si è appena conclusa a Glasgow COP26: di cosa si tratta, quali erano gli obiettivi di partenza e quali i risultati raggiunti? Trovi un riassunto in questo post.

Cos’è COP 26?

Con la sigla COP 26 si intende la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Il numero ventisei indica la ventiseiesima edizione annuale che si è da poco conclusa a Glasgow, nel Regno Unito. Con il termine COP si indica un vertice globale sul clima. CO sta per Conferenza e P per parti: Conferenza delle parti sul clima.

Questa edizione di COP 26 ha avuto un carattere straordinario e urgente mai visto prima. I cambiamenti climatici sono ormai in atto e non c’è più tempo da perdere: occorre intervenire subito per salvare il Pianeta, la biodiversità, ma soprattutto noi stessi. A Glasgow si sono riunite più di 30.000 persone provenienti da oltre 196 Paesi al mondo: leader mondiali, negoziatori, rappresentanti dei governi e delle imprese, delle associazioni, dei cittadini.

La prima Conferenza delle Parti si è tenuta nel 1995. Ma è solo nel 2015 con la COP 21, dopo gli incontri di Parigi, che si parla di “primo patto sul clima globale e condiviso”. Nel 2015 si sono riuniti nella capitale francese numerosi rappresentanti di diversi Stati del mondo per sottoscrivere un accordo di collaborazione per contenere l’innalzamento della temperatura globale al di sotto degli 1,5°C: da questo incontro è stato firmato l’Accordo di Parigi.

Ogni Stato presente si era impegnato a creare un proprio piano nazionale, chiamato Nationally Determined Contribution, ovvero contributo determinato a livello nazionale. Da qui la sigla NDC che abbiamo spesso sentito nominare a Glasgow 2021.

L’impegno era quello di aggiornare i piani nazionali ogni cinque anni e presentarli alle commissioni, indicando il lavoro fatto per contenere la temperatura e le immissioni in atmosfera dei gas serra, con tanto di tabelle Excel contenenti i dati precisi.

Lo scorso 31 ottobre 2021 si è aperta a Glasgow COP26, la ventiseiesima Conferenza delle Parti.

Siamo arrivati a questo appuntamento con quattro obiettivi generali di COP 26 da raggiungere e da discutere:

  • mitigazione
  • adattamento
  • finanza
  • collaborazione

Partendo da queste quattro macro aree di confronto, vediamo nel dettaglio gli obiettivi e gli sviluppi ottenuti alla conclusione del vertice COP26.

COP 26: obiettivi e risultati raggiunti

Quali erano gli obiettivi di COP 26?

Alla Conferenza di Glasgow 2021 siamo arrivati con quattro obiettivi e quattro grandi aree di discussione.

Il primo obiettivo di COP26 parla di mitigazione: azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050 e puntare a limitare l’aumento della temperatura entro 1,5°C.

La proposta era quella di dimezzare le emissioni nei prossimi dieci anni e azzerare le emissioni nette di carbonio entro il 2050. Ogni Paese dovrebbe impegnarsi ad aggiornare il proprio piano nazionale, NDC, e allinearlo rispetto a questo valore di temperatura.

Ad ogni Paese era richiesto di:

  • accelerare il processo verso l’abbandono del carbone
  • ridurre la deforestazione
  • accelerare la transizione verso i veicoli elettrici
  • incoraggiare gli investimenti nelle energie rinnovabili.

Come secondo obiettivo di COP 26 c’è l’adattamento: adattarsi per salvaguardare le comunità e gli habitat naturali. Il clima cambia con gravi effetti sulle persone e sul mondo animale e vegetale.

Occorre proteggere e ripristinare gli ecosistemi e costruire difese, barriere, sistemi di allerta e infrastrutture, sviluppare agricolture resilienti per contrastare la perdita di strade, abitazioni, vite umane.

Nell’ambito dell’adattamento, molto importante è il sostegno alle popolazioni più vulnerabili, quelle che stanno già perdendo habitat, biodiversità e risorse e ripristinare gli habitat, utilizzando maggiori fondi e adeguate strategie. Importante per il raggiungimento di questo obiettivo è anche la “comunicazione sull’adattamento”: apprendere, comunicare e condividere le migliori pratiche.

Terzo obiettivo della COP 26 riguarda la finanza, ovvero mobilitare i fondi. Si partiva dal presupposto che servivano 100 miliardi di dollari l’anno in finanziamenti per il clima entro il 2020. Agli Stati veniva richiesto di sbloccare i fondi e tutti i finanziamenti. Un maggiore investimento, sia da parte degli enti pubblici che da quelli privati, per un’economia sempre più verde e resiliente al clima, puntando su tecnologia e innovazione. Importante era anche il nodo del sostegno ai Paesi in via di sviluppo con 100 miliardi di dollari l’anno per il clima.

Il quarto obiettivo di partenza per COP 26 è la collaborazione: collaborare per ottenere risultati. In particolare si poneva l’accento sul portare a conclusione “il libro delle regole di Parigi” ovvero:

  • trovare una soluzione sui mercati del carbonio
  • essere trasparenti
  • raggiungere un accordo che alimenti l’ambizione dei Governi a limitare l’aumento delle temperature
  • trasformare l’ambizione in azione.

Quali risultati ha raggiunto COP 26?

La ventiseiesima Conferenza delle Parti di Glasgow si è conclusa in ritardo sabato 14 novembre. Non è facile mettere d’accordo così tanti Stati diversi, ognuno con i suoi ritmi di sviluppo e le proprie necessità. I risultati non sono mai quelli desiderati, non accontentano mai tutti: questo per le riunioni in generale, a maggior ragione se parliamo di clima. Leggendo i bollettini di Italian Climate Network e gli articoli degli esperti online, mi sono segnata i punti principali di questa Conferenza delle Parti.

“Se rispettiamo gli accordi possiamo salvarci”

è senz’altro la frase emblema di questa COP 26. Sicuramente sarebbe stato meglio agire prima, dieci o quindici anni fa, ma almeno si riconosce la gravità della situazione.

Molti punti postivi, punti a favore di un accordo e una linea comune sono usciti da questa COP 26. È stato trovato un accordo ed è stato condiviso da 196 Paesi. Si è stabilito di aggiornare il proprio piano nazionale, NDC, ogni anno e non più ogni cinque anni come in precedenza. Visto che le Conferenze delle Parti si svolgeranno ogni anno, almeno ci arriveremo con dati più precisi e aggiornati.

Si è parlato di abbandono del carbone, almeno per quanto riguarda lo stop ai finanziamenti pubblici che prevedono l’uso dei combustibili fossili. Uno degli obiettivi chiari raggiunti riguarda la diminuzione di emissioni di gas serra del 45% rispetto al 2010 entro il 2030. Inoltre, entro il 2024, ogni Stato dovrà conteggiare le proprie emissioni di gas serra.

Un altro punto a favore della conferenza: USA e Cina collaboreranno per ridurre i cambiamenti climatici. Per la prima volta in queste conferenze delle parti si parla di un modello globale con surriscaldamento al di sotto dei 2°C, numero che indica una soglia critica per l’ambiente e gli esseri viventi.

Alcuni punti che hanno soddisfatto solo in parte i partecipanti riguardano il “mercato del carbone“: i Paesi inquinanti devono compensare le loro emissioni finanziando progetti con emissioni negative verso altri Paesi. Questo accordo non è stato approvato da tutte le parti. Allo stesso modo la proposta rimasta un po’ vaga del raddoppio dell’aiuto ai Paesi in via sviluppo da parte delle Nazioni più ricche. Non si parla di date, termini, numeri ma solo della promessa fatta a Parigi di fornire almeno cento miliardi l’anno.

Alcuni propositi sono stati accettati da buona parte delle nazioni, ma non da tutte. Ad esempio, il fermare la deforestazione entro il 2030: punto che è stato approvato solo da 100 Paesi, quelli che ospitano l’85% delle foreste del mondo. Queste Nazioni si sono impegnate a ridurre il disboscamento, ad aumentare la rigenerazione e a proteggere le popolazioni locali.

Il tema dell’inquinamento dei dei mari e degli oceani, della perdita della biodiversità, dell’innalzamento delle acque con gravi danni per le popolazioni costiere è stato trattato troppo marginalmente. Abbiamo visto la situazione allarmante di alcuni Paesi come il rappresentante delle isole di Tuvalu che ha inviato un suo video immerso nell’acqua del mare.

Ridurre il metano del 30% entro il 2030 è l’opzione approvata solo da un centinaio di Stati, ma non da tutti. Limitare l’uso del metano, controllarne gli sprechi e le perdite sono impegni presi solo da alcuni Paesi partecipanti. Allo stesso modo, non si è affrontato il tema degli allevamenti intensivi che meritava più attenzione.

Sappiamo che l’India, quasi a chiusura dei lavori, ha parlato di ridurre le emissioni di gas serra entro il 2070, una data troppo lontana nel tempo, modificando gli accordi finali generali.

I punti negativi, a sfavore o poco trattati in questa COP 26 sono numerosi. A partire dall’assenza di leader mondiali quali quelli di Cina, Russia, Brasile, Australia. Le risoluzioni sulle emissioni di gas serra sono ritenute troppo deboli, visto che le emissioni sono aumentate nel corso del 2021 (+5% circa rispetto al 2020).

Non si è arrivati a definire di restare a tutti i costi al di sotto degli 1,5°C di aumento della temperatura in atmosfera. Europa e Stati Uniti si sono rivelati poco concreti nell’aiutare coloro che stanno vivendo crisi climatiche enormi. Non si è arrivati all’abbandono del carbone, ma solo alla sua riduzione graduale, proposta dall’India.

Questi gli obiettivi generali e i risultati ottenuti dalla recente COP26 che d’ora in poi sarà chiamata Glasgow Climate Pact.. L’appuntamento è il prossimo autunno in Egitto.

*fonti* Per parlare di COP 26 e dei suoi obiettivi mi sono riferita ai dati del sito ufficiale ukcop26.org, mentre per i risultati ho preso spunto dalle newsletter “Il colore verde” di Nicolas Lozito e dai bollettini ufficiali di Italian Climate Network.

Cos’è il Decennio del Mare

Il Decennio del Mare è stato istituito dalle Nazioni Unite per dare vita ad un programma comune di tutela e salvaguardia del mare. Obiettivo: far conoscere meraviglie, problematiche e soluzioni per i mari e gli oceani, anche grazie alla mostra Ocean and Climate Village che si è tenuta a Milano.

I 7 obiettivi del Decennio del Mare

Le Nazioni Unite hanno istituito il Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile. Dal 2021 al 2030 la Decade of Ocean Science for Sustainable Development si occuperà di riunire la comunità scientifica, i governi, la società e i privati in un grande comune programma di ricerca e innovazione tecnologica.

Il Decennio del Mare sarà un periodo nel quale dare spazio alla scienza che aiuta ad avere mari e oceani come li vogliamo:

la scienza di cui abbiamo bisogno per l’oceano che vogliamo

Dieci anni per promuovere azioni di sviluppo sostenibile per raggiungere gli Obiettivi dell’Agenda 2030. In particolare, l’obiettivo 14 che prevede di ridurre in modo significativo, entro il 2025, tutti i tipi di inquinamento e ridurre al minimo l’acidificazione degli oceani e dei mari.

The Ocean we want, l’oceano che vogliamo, è la frase chiave della campagna del Decennio del Mare. Per avere un mare pulito e ricco di biodiversità, le Nazioni Unite si sono date sette obiettivi.

I sette risultati concreti per la società che il Decennio del Mare punta a raggiungere, rispondono alla domanda vogliamo un mare che sia:

  1. pulito, con un inquinamento ridotto al minimo o assente
  2. sano, mari ed oceani con ecosistemi marini protetti e studiati
  3. predicibile, ovvero una società in grado di comprendere l’ecosistema marino e i suoi bisogni presenti e futuri
  4. sicuro, per le persone
  5. sostenibile, che garantisca cibo per il futuro
  6. trasparente, con dati e informazioni accessibili a tutti
  7. ispirazionale, che dà spunti, idee e coinvolge.

Perché occuparsi del mare e degli oceani? Parliamo sempre della salvaguardia della Terra sopratutto degli ecosistemi terrestri, dell’aria e delle acque dolci. Ma il nostro Pianeta è composto per il 77% da acqua salata e dobbiamo tenerne conto.

Alcuni dati significativi che ho trovato alla mostra Ocean and Climate Village ci dicono che:

  • nel mondo ci sono 777.655 chilometri di coste
  • 181 Stati al mondo su un totale di 208 si affacciano sul mare o sull’oceano
  • il 71% della superficie terrestre è coperto dall’acqua
  • l’oceano contiene il 96.5 %di tutta l’acqua della Terra.
Cos’è il Decennio del Mare

La mostra Ocean and Climate Village

Dall’1 al 3 ottobre si è svolta a Milano presso La Triennale la mostra Ocean and Climate Village. Ispirata al Decennio delle Scienze del Mare e dello Sviluppo Sostenibile, è stata la prima mostra itinerante con focus su oceano e clima.

Un’esperienza multisensoriale e formativa per parlare del rapporto che c’è tra il clima e le acque dei mari e degli oceani. Il nostro Pianeta è fortemente influenzato dai mari e dagli oceani che ne cambiano le condizioni climatiche. La mostra ha raccontato il rapporto tra clima ed oceani attraverso otto zone e sei punti di vista:

  • climatologia
  • specie ed habitat
  • alimentazione
  • cultura
  • protezione ambientale
  • sfide che l’oceano affronta oggi.

Una mostra interessante, che mi ha fatto pensare al fatto che si sente parlare così poco di alcuni temi e tanto di altri. Ad esempio, sappiamo tutti che la plastica è uno dei principali problemi per mari e oceani e anche per la terraferma. Mentre si parla poco del fatto che nel mare e negli oceani l’ossigeno sta diminuendo.

Si tratta della deossigenazione dell’oceano. Attività umane come la combustione dei combustibili fossili e gli scarichi di agricoltura e rifiuti, assieme all’aumento di temperatura e nutrienti nelle acque sono responsabili del fenomeno della deossigenazione degli oceani. Si contano oltre 500 siti a basso contenuto di ossigeno. Questa perdita di ossigeno danneggia gli organismi marini, che devono lavorare di più per ricavarlo.

Il nostro mare è il Mar Mediterraneo e nella mostra Ocean and Climate Village ho trovato numerosi dati che ci confermano la sua importanza.

Il Mar Mediterraneo:

  • occupa lo 0.82% della superficie dell’oceano mondiale
  • ospita il 7% della biodiversità marina mondiale
  • bagna 21 Paesi in 3 continenti
  • la sua profondità media è di circa 1430 metri

Dell’Italia è emersa la sua estrema fragilità. Tredici dei suoi siti culturali costieri dichiarati Patrimonio Unesco rischiano di essere sommersi e quattordici sono quelli a rischio di erosione futura. Le zone più fragili sono Venezia e la laguna, Ferrara, il Delta del Po e la Basilica di Aquileia.

Allo stesso tempo, l’Italia ha una grande bellezza legata al suo patrimonio naturale ed artistico. Il Mediterraneo ospita tra le sue acque specie ed ecosistemi unici al mondo. Alcune di queste aree sono state riconosciute dall’Unesco come Riserve della biodiversità. Queste Riserve della Biosfera sono luoghi di grande importanza per la sostenibilità. L’Italia conta 17 riserve della biosfera, zone studiate e protette per comprendere i cambiamenti climatici e le interazioni tra sistemi naturali e sociali.

Alla mostra Ocean and Climate Village è stato promosso un concorso dedicato alle donne e al mare. Si chiama Premio Donna di Mare 2022 e si rivolge a giovani donne che hanno a cuore l’ambiente marino. Imprenditrici femminili che tutelano l’ambiente, nel rispetto delle pari opportunità e della tutela del patrimonio e delle persone. È possibile partecipare con contributi multimediali, grafici e fotografici e con progetti educativi e di ricerca.

L’obiettivo del Premio Donna di Mare 2022 è quello di mettere al centro la relazione tra le donne e il mare e creare un modello di organizzazione capace di affrontare le sfide ambientali e sociali verso uno sviluppo sostenibile e in accordo con gli obiettivi delle Nazioni Unite. I tre macro temi di ricerca riguardano il mare e la donna e il fondamentale ruolo delle donne e del mare.

I dati che trovi in questo post sono tratti dal sito ufficiale del Decennio del Mare

Wildlife Photographer of The Year 2021

Il Wildlife Photographer of The Year è la mostra di fotografie naturalistiche più prestigiosa al mondo: scatti che ci mostrano la bellezza e la fragilità della natura. Non una semplice mostra, ma un modo per osservare e conoscere animali e ambiente attraverso la fotografia e riflettere sul nostro destino comune.

Il Wildlife Photographer of The Year è una delle mostre di fotografia naturalistica più conosciute ed apprezzate al mondo. Torna quest’anno a Milano, in una nuova sede, presso Palazzo Francesco Turati (ex spazio Forma) in via Meravigli, nel centro di Milano, fino al 31 dicembre 2021. La mostra è organizzata dall’Associazione culturale Radicediunopercento con il patrocinio del Comune di Milano.

La mostra Wildlife Photographer of The Year

Non solo una mostra, ma un grande evento dedicato alla natura: ecco cos’è il Wildlife Photographer of The Year. Un modo per conoscere gli animali, le piante e l’ambiente attraverso gli scatti dei fotografi naturalisti, persone che hanno girato il mondo, stazionato per giorni e giorni in condizioni estreme, per fotografare un particolare animale, un momento di vita selvatica, una zona della Terra.

Wildlife Photographer of The Year è un prestigioso concorso, nato a Londra nel 1965 grazie al Natural History Museum. Lo scorso anno la competizione ha accolto 45.000 scatti fotografici provenienti da oltre 95 Paesi del mondo, realizzati da fotografi professionisti e dilettanti di ogni età.

Alla fine dello scorso anno, una giuria internazionale di esperti ha selezionato i 100 scatti che sono in mostra a Milano presso Wildlife Photographer of The Year. Gli scatti sono stati scelti in base alla creatività, al valore artistico, alla complessità tecnica. Possiamo osservare animali rari nei loro habitat, comportamenti insoliti e paesaggi straordinari.

Ogni anno la mostra mi colpisce con le sue meravigliose immagini che mostrano la bellezza e la fragilità della natura, degli animali e dei loro habitat. Durante il percorso della mostra Wildlife Photographer of The Year, incontriamo diverse sezioni:

  • i vincitori di categoria
  • le sezioni sul comportamento di Invertebrati, Mammiferi, Uccelli, Anfibi e Rettili
  • i ritratti animali
  • il mondo subacqueo
  • la fauna selvatica urbana
  • le piante e i funghi.

Molto interessanti sono anche le sezioni dedicati ai portfolio dei ragazzi e dei giovani e storie di fotoreporter e fotogiornalismo.

All’ingresso troviamo ad accoglierci gli scatti dei vincitori. Meravigliosa l’immagine della tigre dell’Amur in Siberia, un felino raro, in via d’estinzione, che abbraccia un albero antico, un abete della Manciuria, per marcare il territorio. C’è voluto quasi un anno di lavoro, appostamenti e autoscatti per realizzare questa fotografia.

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Biova Project, la birra che nasce dal pane recuperato

Si chiama Biova Project, la start up che trasforma il pane invenduto in birra premium artigianale. Dalla scorsa estate è nata una nuova partnership con Eataly, presentata oggi a Torino, e presto un nuovo prodotto: il Ri-Snack. Scopri nel post la storia di questo esempio di economia circolare nel settore del cibo. Perché il pane non si spreca, si beve.

L’economia circolare di Biova: il pane non si spreca, si beve

Biova Project è una start up nata a Torino nel novembre del 2019: il suo nome, biova, è quello dalla classica pagnotta piemontese. Il pane è il punto di partenza del progetto che vuole creare un esempio virtuoso di economia circolare reale nel settore del cibo.

Ogni giorno in Italia 13.000 quintali di pane restano invenduti sugli scaffali

Uno spreco alimentare, un danno economico e sociale.

Cosa possiamo fare? Si sono chiesti Franco, Emanuela, Simone e Martina, i fondatori di Biova project. Generare nuovo valore dagli scarti. Hanno pensato di utilizzare una filiera corta locale per poter recuperare gli avanzi del pane invenduto. La start up Biova Project si rivolge alle panetterie, alle piccole aziende, ai ristoranti e ai distributori di pane, a tutte quelle realtà locali che la sera si ritrovano con del pane invenduto.

L’idea si sviluppa su tre livelli, seguendo tre linee guida:

  • trasformare il pane in birra
  • fare responsabilità sociale d’impresa
  • creare birra in co-branding.

I ragazzi di Biova Project hanno iniziato da Torino e dal Piemonte, individuando panifici e negozi con avanzi di pane da donare ai birrifici artigianali della zona per produrre birra secondo un modello di economia circolare a chilometro zero.

Biova Project: noi lo spreco ce lo beviamo

Il pane invenduto viene tostato e sbriciolato. Seguono poi i processi di macinatura e fermentazione. Infine viene utilizzato e trasformato dai birrifici locali in birra artigianale premium.

I vantaggi ecologici, sociali ed economici del Biova Project si possono riassumere nei dati seguenti. Ogni 150 chilogrammi di pane recuperato:

  • si producono 2.500 litri di birra premium
  • si risparmia il 30% di malto d’orzo, ovvero di materie prime necessarie
  • si risparmia energia e si immettono 1365 chilogrammi di CO2 in meno nell’ambiente.

In un anno di utilizzo del progetto, la start up Biova Project ha raggiunto questi importanti risultati:

I risultati raggiunti in un anno dalla start up Biova Project

Generare valore da uno scarto è possibile. Il pane invenduto è recuperato e questo va senza dubbio a favore dell’ambiente e dell’economia, aiutando anche dal punto di vista sociale.

Le birre artigianali, la partnership con Eataly e il nuovo Ri-Snack

Le birre artigianali che si trovano sul sito di Biova Project sono le classiche artigianali, le birre del territorio e quelle nate da una partnership.

Tra le birre artigianali troviamo birre a gradazione medio bassa, con sapore diverso a seconda del tipo di pane utilizzato, ma sempre dal gusto leggermente salato caratteristico di questo alimento. La birra classica Biova permette di risparmiare fino al 30% di malto d’orzo, mentre la birra leggera ha una gradazione alcolica pari a 3,7%, leggera ma dal gusto deciso. C’è poi la birra che deriva dal pane integrale, scura, ad alta fermentazione con un risparmio di malto d’orzo pari al 15%

Un circolo virtuoso positivo che fa del bene, un progetto che aiuta l’ambiente e le persone. Un nuovo prodotto, una birra artigianale prodotta localmente, che deriva da un alimento che resta invenduto a fine giornata e considerato, a torto, uno scarto.

Le birre artigianali Biova Project si possono trovare in molte città del Piemonte e dell’Italia. A Milano, ad esempio, le troviamo presso il Consorzio Stoppani, la Cascina Santa Brera, le catene alimentari Unes e Coop.

Quest’estate è nata una nuova birra, una partnership tra Biova Project e Eataly Lingotto a Torino: la birra Biova Eataly, fresca, estiva e leggera. Dal forno a legna del Lingotto sono stati recuperati 150 chilogrammi di pane invenduto: il pane è stato trasformato in 2.500 litri di birra artigianale.

Il progetto di economia circolare in abito alimentare di Biova Project vedrà presto un nuovo prodotto: il Ri-Snack. Il Ri-Snack sarà il primo snack italiano che combatte lo spreco alimentare.

Uno spuntino a base di malto d’orzo, quel malto che rimane dalla produzione della birra, chiamato anche “trebbia”: questo impasto permette di risparmiare il 40% di nuove materie prime.

Dal malto d’orzo germinato e tostato si crea un mosto base per la produzione della birra. Una volta estratta la parte liquida della bevanda, ciò che resta nella botte può prendere tre diverse strade:

  • essere utilizzato nell’alimentazione degli animali
  • produrre compost
  • venire gettato in discarica.

Biova Project utilizzerà questo malto per produrre il nuovo Ri-Snack a base di malto d’orzo, trasformando ancora una volta uno scarto alimentare in un nuovo prodotto da utilizzare sulle nostre tavole o nei momenti di pausa.

Una start up innovativa quella di Biova Project che sta mettendo in pratica i principi dell’economia circolare, evitando lo spreco di un alimento prezioso e antico come il pane, aiutando il Pianeta a risparmiare energia e materie prime. Perché ormai il pane non si spreca, ma si beve.

3 eventi green del FuoriSalone Milano 2021

Anche quest’anno al FuoriSalone Milano i designer, gli artisti e gli architetti hanno affrontato il tema del green e della sostenibilità. Ecco i tre spazi più green di questa edizione 2021.

Natural Capital all’Orto Botanico di Brera e Creative Connections presso l’Università degli Studi di Milano sono due tra gli spazi che hanno parlato di natura, piante, animali. Al Museo della Scienza e della Tecnica il focus è stato il riciclo e la plastica.

dOT, design Outdoor Taste ha trasformato il quartiere di Brera in un giardino fiorito a cielo aperto. Per concludere, all’ADI Museum il lancio del nuovo progetto di Vaia sono tra gli eventi più green di questo FuoriSalone. Ripercorriamoli insieme in questo post.

Natural Capital e Creative Connection

L’Orto Botanico di Brera ha ospitato un’interessante mostra in occasione del FuoriSalone Milano 2021. Natural Capital è il titolo di questa esposizione, un progetto dello studio design e innovazione Carlo Ratti Associati in collaborazione con Eni.

Una serie di sfere, delle bolle, hanno accolto i visitatori all’interno dell’Orto. Un modo originale per visualizzare i dati relativi al ruolo fondamentale delle piante nel ridurre le emissioni di anidride carbonica in atmosfera. Questo concept racconta di un futuro più sostenibile, un futuro da costruire grazie a progetti di conservazione delle foreste e tutela della biodiversità.

I numeri sono difficili da visualizzare: questa esposizione li ha resi visibili al pubblico grazie alla dimensione di una sfera. Ciascuna sfera rappresenta una delle 34 specie dell’Orto prese in considerazione per questa prima parte dello studio. Il volume di ogni sfera esprime il volume di anidride carbonica catturata e stoccata dalla pianta in un anno.

I dati raccolti riguardano:

  • 34 specie di alberi studiati
  • 41.000 chilogrammi di anidride carbonica già stoccata da questi alberi nel corso della loro vita
  • 500 metri quadrati di superficie dell’Orto dedicati alla data visualization

Lo studio ha valutato che:

“Una persona nella sua vita (media di 85 anni) rilascia in media in atmosfera 28.145,88 chilogrammi di CO2

Ad esempio, l’albero dei cachi, il Diòspero (Diospyros kaki) in un anno mette da parte 61 kg/CO2 e la sfera associata ha un diametro pari a 175 centimetri, mentre il pino mugo (Pinus mugo) compatta meno di 1 kg/CO2 all’anno e la sua sfera è più piccola: ha un diametro di 35 centimetri.

Ogni chilogrammo stoccato da ciascuna pianta va poi a compensare quello che noi emettiamo in atmosfera.

[dati tratti dal sito del progetto: eni.com/naturalcapital]

Nel cortile dell’Università degli Studi di Milano la mostra Creative Connections, patrocinata dal Comune di Milano (in collaborazione con Eni e Audi) ha raccontato la volontà di ripresa e rigenerazione che passa attraverso la cura delle cose e delle risorse naturali. Un nuovo orizzonte creativo che tiene in considerazione la natura e i luoghi.

Al centro del cortile dominava la scultura Qeeboo, un gruppo di animali per rappresentare l’immagine biblica del salvataggio delle specie. Il surriscaldamento globale e la pandemia ci hanno fatto riflettere sulla nostra sopravvivenza e sulla volontà di ricominciare con una nuova umanità e un nuovo rapporto con la natura.

Le numerose installazioni presenti nel cortile hanno raccontato, grazie al design, come la plastica delle nostre bottiglie si può trasformare da rifiuto in risorsa, come il legno può essere alla base di progetti di architettura e di interazione con lo spazio che ci circonda e come allenarsi per progettare un futuro sulle basi del passato.

3 eventi green del FuoriSalone Milano 2021

Ro GuiltlessPlastic 2021

Il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano, ha ospitato la terza edizione del premio RoGuiltlessplastic. Una performance curata dall’artista Rossana Orlandi e Nicoletta Orlandi Brugnoni.

Un progetto che ha coinvolto artisti di ogni età in tutto il mondo a realizzare opere per dare un effettivo contributo ad un reale problema ambientale.

Il premio RoGuiltlessPlastic si articola in tre categorie:

  • arredi urbani
  • progetti innovativi
  • emozioni e comunicazione

Gli arredi urbani sono sempre più comunemente realizzati con plastica di riciclo. In questa categoria si trovano oggetti di arredo come panchine e sedie, ma anche materiali per costruire strade, parchi gioco per i bambini, ospedali e stazioni ferroviarie. Per queste opere è importante la sicurezza, il design, la durabilità dell’oggetto stesso.

Nella categoria progetti innovativi si punta a realizzare prodotti utili alla salute a partire da prodotti di rifiuto per ridisegnare il rapporto dell’uomo con la natura che ci circonda. Sono progetti di ampio respiro che migliorano la qualità della vita dell’uomo nel rispetto delle piante e degli animali.

Nella categoria comunicare con le emozioni, si vuole mettere in evidenza come la sostenibilità passa dalle nostre emozioni, dagli stati d’animo. Parlare ai giovani, agli adulti, agli anziani con i loro linguaggi e con l’intento comune di raccontare un mondo possibile di coesistenza e rispetto della natura.

Un’esposizione davvero interessante, ricca di idee sul riciclo della plastica. Mi ha molto colpito l’attenzione ai materiali naturali: ho scoperto che è possibile riutilizzare i capelli tagliati per fare un filato con il quale realizzare dei tappeti veramente naturali.

Parlando di arredo e design, gli architetti progettano ambienti nuovi, ricchi di piante e di verde, spazi all’aperto per chi oggi lavora utilizzando un computer. Un modo per essere a contatto con la natura, lavorare all’interno di un cortile ricco di piante e vasi che rendono l’atmosfera più serena e naturale.

dOT, design Outdoor Taste

Nel quartiere di Brera, davanti alla chiesa in Piazza San Marco esperti di design, arredo e green hanno ricreato una piccola isola verde. La chiesa è stata circondata di piante verdi e fiori in occasione della settimana del FuoriSalone di Milano.

Quest’anno il tema del viaggio era il focus dell’allestimento. Il viaggio come esperienza di vita, capacità di adattamento e desiderio di esplorazione. Nel presente e nel futuro sentiamo forte le esigenze di vivere nel verde, tra il profumo e il colore dei fiori, a stretto contatto con la natura.

Nello spazio dOT, designer ed architetti hanno proposto soluzioni innovative, colorate, in linea con il riciclo, l’ecologia e la sostenibilità. Il verde è vivo: le piante e i fiori sono protagonisti.

Il concetto del viaggio è stato proposto per la città, la campagna, il mare e la montagna. Erano presenti specie botaniche rare, provenienti da tuto il mondo, come l’acero campestre, l’olivo cipressino, il vitigno secolare, l’acero saccarino e la ginkgo biloba.

Un percorso lento, tra i corridoi dell’installazione, per viaggiare tra mari e monti, tra campagna e città

Questi i tre eventi green più ricchi e interessanti della settimana del FuoriSalone Milano 2021.

Il mio giro al FuoriSalone si è concluso al l’ADI Design Museum per visitare l’installazione di Vaia. Vaia nasce dall’amara esperienza della tempesta che ha colpito il nord dell’Italia nell’ottobre 2018. Attraverso un visore mi sono immersa nei boschi e ho ascoltato il rumore della tempesta che si abbatte sugli alberi.

Vaia ha riutilizzato il legno di queste foreste per realizzare il suo amplificatore di suoni e ad ottobre lancerà un nuovo amplificatore per la vista. Lo spazio espositivo è stato realizzato con materiali di riciclo smontabili e riutilizzabili.

Hai partecipato ad uno di questi eventi? Sei un’azienda che era presente? Ti è piaciuto il mio articolo sull’angolo green del FuoriSalone Milano 2021? Contattami

Konobooks, cancelleria ecosostenibile

Konobooks è un nuovo brand made in Italy di cancelleria ecologica ed ecosostenibile. Nasce in uno studio di design in Sardegna dalla passione di Stefano Figus per i dettagli, il colore e la sostenibilità.

Scopriamo insieme i quaderni e i block notes Konobooks, il loro progetto di riforestazione KonoGarden e il nuovissimo quaderno nato dalla lavorazione degli scarti dei kiwi.

Perché le grandi idee hanno bisogno di posti speciali.

Quaderni e block notes ecologici

In Sardegna, Stefano Figus e collaboratori hanno dato vita ad un nuovo marchio e ad uno shop online di cancelleria ecologica. Si chiama Konobooks e propone quaderni, block notes e taccuini nati dalla passione per il design ed il colore unite al rispetto per l’ambiente.

La bellezza del colore, la rifinitura della carta, l’uso di materiali made in Italy sono alla base del progetto. Ma Konobooks è un marchio attento all’ambiente e alla sostenibilità: perché la bellezza da sola non basta. Occorre un impegno maggiore per l’ambiente ed il sociale in accordo con gli obiettivi dell’Agenda 2030.

Konobooks nasce dalla passione per il design, con grande energia e con un pizzico di follia

Stefano Figus

I quaderni e i block notes Konobooks sono tutti made in Italy, in carta riciclata e certificata FSC. Li trovi nei formati puntinati, a righe e da disegno. Perché Konobooks progetta la copertina, la carta e gli interni ma ognuno di noi li riempie con le proprie idee, i progetti, i disegni, la creatività rendendoli unici e autentici.

I quaderni della linea Konobooks sono colorati ed ecologici: troverai di sicuro il prodotto più adatto ai tuoi gusti e alle tue esigenze tra le varie proposte della loro cancelleria ecosostenibile.

Ad esempio, Lemonade è un quaderno dalla copertina gialla, dal design minimale, per dare un tocco di colore e originalità ai tuoi appunti. Se sei un fan del look total black, Konobooks ha un quaderno anche per te: il Basic Black. Se invece hai un’energia colorata da mostrare al mondo, scegli il rosso e il viola del modello Red Wave.

Tra i quaderni Konobooks più originali troviamo il Pink Pearl Basic, con una copertina rosa polvere perlata e il Blue Scrapes Sketch book, un quaderno da disegno con il dorso rosa e la copertina blu e nera. Tutti i quaderni sono ecologici e prodotti in Italia nel rispetto della natura e dell’ambiente.

Konobooks ti offre anche i suoi block notes tascabili, nati per prendere appunti in modo veloce e per essere sempre a portata di mano. Con le sue cinquanta pagine in formato to do list, è possibile organizzare impegni di lavoro e personali tramite un elenco adatto alla lista con spunta.

Un progetto concreto di impegno ecosostenibile per seguire una filosofia di vita a sostegno dall’ambiente e del sociale. Qual è l’impegno di Konobboks per l’ambiente?

Il progetto KonoGardens: l’impegno ecosostenibile

I quaderni Konobooks sono tutti in carta ecologica. L’impegno dell’azienda nasce dalla grande ricerca per una carta e una stampa sempre migliori per dare vita ad un prodotto unico e autentico.

Per Konobooks, la sostenibilità è un impegno, un progetto, ma prima di tutto è uno stile di vita concreta a sostegno del Pianeta e dell’ambiente.

Stefano Figus

Una filosofia di vita che amo, che condivido e che vivo ogni giorno, raccontando come la bellezza è legata alla natura e al rispetto per tutti gli individui.

Nasce così KonoGardens, il progetto di riforestazione di Konobooks. Il 10% del ricavato dalla vendite online viene investito nella riforestazione, un impegno nato seguendo i principi dell’economia circolare e della sostenibilità.

Il primo obiettivo è quello di creare la KonoGardens, un’area di rimboschimento in tre tappe:

  • lo sviluppo e il rimboschimento di aree sensibili
  • la creazione di una prima foresta con 100 alberi entro il 2022
  • i 100 alberi forniranno 30 tonnellate di CO2 in 15 anni

La sostenibilità di Konobooks riguarda anche il settore sociale: le famiglie di contadini e lavoratori addetti al mantenimento degli alberi saranno finanziate tramite il progetto stesso.

Tutto lo shop Konobooks è pensato come un processo di economia circolare per un progetto di cancelleria ecologica:

  • acquisti ecosostenibili
  • design e materiali made in Italy
  • materiali di riciclo
  • spedizioni smart e convenienti
  • pagamenti sicuri e certificati SSL

Tra tutti i prodotti di cancelleria ecosostenibile che offre Konobooks, ho provato il nuovo quaderno KW1 nato dagli scarti dei Kiwi: un ottimo esempio di sostenibilità, economia circolare e amore per il Pianeta.

KW1, il quaderno ecologico dagli scarti dei kiwi

Il quaderno KW1 è una grande idea di Konobooks. Si tratta di un quaderno nato dalla lavorazione degli scarti dei kiwi. Perché proprio i kiwi?

La pianta del kiwi è originaria della Cina. Il suo frutto è una bacca che deriva da diverse specie del genere Actinidia. In Cina il kiwi era un frutto destinato agli imperatori, arrivato in Europa nel Novecento dove si è diffuso grazie al clima ideale. Ricco di vitamina C e potassio è stato subito consigliato agli sportivi e a chi ha bisogno di fibre. Per questo la coltivazione del kiwi e la sua vendita hanno avuto un grande successo in Italia.

In Italia vengono prodotte 400 tonnellate di kiwi e l’Italia è il primo produttore in Europa.

Come per la maggior parte della frutta, il kiwi viene sbucciato per realizzare sottoprodotti come succhi di frutta e marmellate. La buccia viene gettata nell’umido e inutilizzata.

Ma Konobooks, insieme ad una delle più importanti cartiere italiane di carta ecologica ha pensato di lavorare le bucce dei kiwi e realizzare un particolare impasto per la carta dei quaderni.

I quaderni KW1 di Konobooks sono realizzati con carta mista costituita da:

  • 15% scarti delle lavorazioni industriali di kiwi
  • 40% cellulosa da riciclo
  • la restante parte di cellulosa certificata FSC.

Lo scarto che diventa una nuova materia prima da reinventare e riutilizzare per dei quaderni originali ed ecologici. Il design semplice e naturale, la carta di un colore verde pistacchio rendono il quaderno in carta di kiwi di Konobooks un ottimo compagno per le idee di lavoro, personali, in viaggio.

Per produrre la carta ecologica è stata utilizzata energia verde certificata e per la stampa un impianto tipografico a basso impatto ambientale: per un prodotto finale ecologico ed ecosostenibile.

Le idee nuove che uniscono la bellezza del design, il rispetto della natura e i principi della sostenibilità sono da conoscere, provare e valorizzare. Vi suggerisco di visitare il sito di Konobooks e provare la loro cancelleria ecosostenibile e made in Italy, adatta anche come idea regalo.

Perché le grandi idee hanno bisogno di posti speciali