curiosa di natura

Ci sono animali… e animali

I libri ci fanno riflettere sul nostro rapporto con gli animali, le piante e la natura. Perché magari non ne siamo coscienti, ma spesso per noi uomini ci sono uomini e uomini, ma anche animali e animali

Il mese scorso ho letto un libro interessante che mi ha lasciato molti spunti sui quali riflettere. Allora ho ripreso in mano le note e le frasi tratte da questo testo che racconta le piante e gli animali, ma che ci fa pensare anche a come mai, spesso noi uomini, forse inconsciamente, consideriamo in modo diverso gli animali.

Avevo parlato così di questo libro:

“Due diversità che si incontrano, si rispettano, si amano. Un libro che ci fa riflettere su quanto gli animali amano l’uomo qualunque sia la sua condizione. Per i cani non conta come sei e come vivi, conta solo quanto affetto sei disposto a offrire.”

Nella mia recensione di “fiore, frutto, foglia, fango” di Sara Baume per Exlibris20 ho raccontato la storia in generale, quella di un uomo diverso, ai margini della società, che trova in un cane diverso, senza un occhio e dal pelo arruffato, un amico, un compagno di vita.

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“fiore frutto foglia fango” il libro di Sara Baume

L’amore per i fiori e le piante. Il libro è molto di più. È ricco di natura e ci racconta come chiunque, ogni semplice persona, può fermarsi ad osservare una pianta, poi cercarla su un libro per vedere di che specie si tratta e poi andare ancora in giro per vedere se la si ritrova:

“… Guarda, credo che questi germogli diventeranno margherite. E queste sono le foglie dei garofani. Conosco i nomi di quasi tutti gli alberi e i fiori, ma li ho imparati molto lentamente. Non c’era nessuno a guidarmi e tutto ciò che so è stato laborioso e pieno di errori. Adesso imparo i fiori selvatici solo trovandoli, uno per uno, e cercandone il nome nel mio libro sulla natura, e poi ritrovandoli di nuovo e chiamandoli per nome, finché non li so bene e me li ricordo…”

Perché in fondo le piante hanno una loro intelligenza, fatta di ricordi e sensazioni semplici, di base, senza troppi interrogativi e domande che caratterizzano noi esseri umani:

“… Con un cambio di stagione annunciato da così pochi segnali, come fanno le piante a sapere quand’è ora di fiorire? Perché le piante sono più intelligenti delle persone e non mettono mai in discussione le cose che sanno né cercano di confutarle in ogni modo…”

Ci sono animali e animali. Alcuni passaggi di questo libro – soprattutto quello con cui termina il post – mi hanno fatto riflettere ancor di più su quanto spesso trattiamo male e ingiustamente gli animali.

A partire dagli zoo:

“… Non c’è nulla di più triste di uno zoo, o di uno zoosafari, sotto la pioggia. Le creature sembravano tutte vagamente avvilite o vagamente impazzite. Quelle grandi camminavano avanti e indietro nei loro settori. Quelle piccole si accucciavano sotto qualcosa e non si capiva se per proteggersi dall’acquazzone o per nascondersi. Io mi spostavo riluttante da un recinto all’altro. Volevo restare per sempre tra quegli animali tristi…”

Ma soprattutto alle differenze tra persona e persona e dunque anche tra animale e animale che, più o meno inconsciamente, creiamo ogni giorno. 

Perché il ragno è brutto e la coccinella è bella? Perché trattiamo così male i maiali, tra i più intelligenti e sensibili animali della fattoria? Perché ci fermiamo a soccorrere un cigno ferito e lasciamo morire dissanguata una povera taccola? 

Roy, il protagonista del libro, ci dà il suo punto di vista. Che poi non è così tanto sbagliato, in fondo. Cosa ne pensate?

“… Penso a tutte le altre creature che abbiamo visto da quando siamo partiti. Penso al ratto, alla volpe, al gattino, al tasso. Penso alla taccola, l’hai vista la taccola? Le siamo passati vicino in coda per superare il cigno. Il becco era spalancato, il cervello spremuto fuori.

Perché nessuno si è fermato per la taccola? Perché il cigno sembra un abito da sposa, ecco perché. Mentre la taccola sembra un sacco della spazzatura. Perché è questo il valore che la gente dà alla vita…”

taccola cigno

Perché il cigno sì e la taccola no?

Wildlife Photographer Of The Year 2018

A Milano fino al 9 dicembre 2018 presso Fondazione Luciana Matalon le 100 fotografie naturalistiche vincitrici del concorso più prestigioso al mondo. Una mostra da non perdere.

Anche quest’anno sono stata a visitare la più bella mostra di fotografie naturalistiche. Wildlife Photographer of the Year 2018 è davvero incantevole e ogni anno le immagini degli animali, delle piante, della natura mi lasciano senza fiato. È sempre un’occasione per ammirare la bellezza che ci circonda, ma anche per riflettere sul danno che noi esseri umani stiamo provocando all’ambiente e ai nostri simili. 

Esplorare la biodiversità, interrogarsi sul nostro impatto sull’ambiente e costruire un futuro sostenibile sono gli intenti di questa mostra che ogni anno porta in città il nostro intero pianeta in tutta la sua bellezza. Quest’anno mi sono soffermata molto sulle descrizioni delle fotografie e mi hanno davvero colpito le frasi usate dai fotografi. Così ho pensato di riproporvene qualcuna.

La foto vincitrice. È una foto impressionante: la foto di Brent Stirton, Memorie di una specie, ritrae un rinoceronte nero dilaniato da una ferita alla testa. Ucciso dai bracconieri per il commercio del corno di rinoceronte, un commercio vietato ormai da 40 anni, ma ancora in atto oggi dove, sul mercato nero, l’avorio è il terzo bene commerciato al mondo dopo l’oro e la cocaina. 

“… se proviamo disgusto è per la nostra stessa specie…”

Memorial to a species © Brent Stirton - Wildlife Photographer of the Year 2017

Memorial to a species © Brent Stirton – Wildlife Photographer of the Year 2017

Una delle sezioni che preferisco è Ritratti animali, perché mostra, attraverso i loro sguardi, l’intelligenza e la capacità di sentire che accomuna tutti gli animali.

La foto di Peter Delaney, Contemplazione, ritrae la bellezza di uno scimpanzé che si rilassa sdraiato a terra, guardando il cielo, dopo aver provato a conquistare una femmina senza successo. Bellissimi i ritratti dell’aquila di mare testa bianca, del rospo che si atteggia, della volpe artica che ha rubato un uovo di oca.

L’elefantessa del Kenya ha 

“… uno sguardo pieno di rispetto e intelligenza, essenza di un essere senziente…”

Anche nella foto Lo sguardo della balena il fotografo ha cercato di fissare

“… l’intensità dello sguardo, la sua intelligenza…”

quella di un grande mammifero che può vivere fino a 70 anni in natura.

The power of the matriarch © David Lloyd_Portraits_Wildlife Photographer of the Year 2017

The power of the matriarch © David Lloyd_Portraits_Wildlife Photographer of the Year 2017

La sezione Mondo subacqueo ci racconta della vita sott’acqua. La bellissima bocca spalancata dello squalo filtratore, le tecniche di pesca dei pesci palla e le loro strategie di difesa.

Molto bella la foto utilizzata nel volantino della mostra: Gli intrusi di King Lin con tre pesci pagliaccio in primo piano ognuno con un piccolo isopode parassita nella bocca. 

Affascinante anche la sezione dedicata a Piante e funghi. La foto vincitrice è L’arazzo della vita di Dorin Bofan che racconta la roccia metamorfica coperta di muschi in un bosco di betulle. Il mondo vegetale è davvero sorprendente, come nella foto Paradiso di acqua dolce del Brasile:

“… più a lungo osservi e più vedi…”

La sezione Documentario di quest’anno ci porta a un problema non ancora risolto: l’olio di palma. In questa parte della mostra mi ha molto impressionato la foto vincitrice: Sopravvissuti all’olio di palma. Tre elefanti adulti e un cucciolo si riuniscono ai bordi di una desolata piantagione di palma da olio:

“… si erano radunati, resi minuscoli da un paesaggio desolato e ormai profanato…”

Palm-oil survivors © Aaron Gekoski - Wildlife Photographer of the Year 2017

Palm-oil survivors © Aaron Gekoski – Wildlife Photographer of the Year 2017

Bellissime le foto delle piccole iguane giamaicane, lucertole rare, per le quali sono in atto campagne di protezione, così come l’immagine dell’uomo che si prende cura del pangolino. 

La foto della tigre in gabbia mi ha fatto sentire davvero molto a disagio, sempre per il suo sguardo in grado di comunicare. Finita nella trappola di un bracconiere, ha perso una zampa anteriore e ora grida dalla sua gabbia in un’immagine che comunica:

“…volevo catturare l’espressione di questa giovane tigre per evidenziare il suo dolore, la sua paura e sofferenza…”

Purtroppo anche il mondo degli uccelli paga un prezzo molto alto, come si vede nello scatto Il tormento degli uccelli: per un piatto tradizionale di Cipro, vengono catturati migliaia di piccoli animali, mettendo della colla sui rami dove si appoggiano e lasciandoli lì ad agonizzare.

I gruppi animali. Mammiferi. Bellissima la foto vincitrice, Il raduno dei giganti, capodogli che si incontrano nelle acque dello Sri Lanka. Lo scatto delle antilopi all’arrivo del coccodrillo, la caccia ai salmoni dell’orso bruno, la ginnastica in acqua delle foche di Weddel, l’incredibile attacco del leone alla giraffa. Nel fotografare Le tattiche del killer, un branco di orche a caccia di aringhe, il fotografo racconta:

“…È stato il più incredibile comportamento animale a cui ho assistito, un momento intenso e una straordinaria esperienza…”

Invertebrati. La mostra dedica una sezione anche a questi animali forse meno conosciuti. A vincere è lo scatto Granchi a sorpresa: un polpo si ritrova a cacciare tra un numeroso gruppo di granchi, 

“… come un bambino felice in un negozio di caramelle…”

Molluschi, mosconi blu, ragni saltanti, falene, cicale e formiche sono tutte rappresentate in questa sezione fotografica.

Uccelli. L’uccello incubatore dell’Australia, il bellissimo quetzal dai colori vivaci, i casuari australiani, le migrazioni degli gnu delle zebre che incontrano i marabù, animali opportunisti, rappresentano un mondo di animali che affascinano per la loro capacità di volare.

Rettili e anfibi. A vincere la sezione è la foto della tartaruga liuto e dell’antico rituale della deposizione delle uova che si ripete puntuale ogni anno. Il combattimento tra due coccodrilli sott’acqua, la raganella che combatte il tonchio e di nuovo la notte delle tartarughe. 

Altre due sezioni che amo particolarmente sono Bianco e nero e Natura in città.

Le fotografie in bianco e nero hanno sempre qualcosa di affascinante, nonostante la mancanza del colore. Forse è proprio per questo che catturano la nostra attenzione, fermandola su dei particolari.

La foto vincitrice, Passo a due polare, mostra le zampe di una mamma di orso polare col suo cucciolo, ferme ad annusare e ad assaggiare quello strano liquido che fuoriesce da una nave. In questo caso il contrasto tra il bianco della neve e del mantello degli animali e il nero della pozza di sostanze inquinanti è davvero allucinante. Molto bella la foto dello scoiattolo rosso che chiude gli occhi “come fosse in preghiera”, così come quella del combattimento di due lepri di montagna tra la neve e dei licaoni che si spartiscono la carcassa di una preda. Nel fotografare una spirale di squali grigi, il fotografo “ha provato non terrore, ma ammirazione”.

Polar pas de deux © Eilo Elvinger_Black and White_Wildlife Photographer of the Year 2017

La Natura in città ci fa riflettere sugli animali che si avvicinano sempre più ai luoghi abitati in cerca di cibo e protezione. Il succiacapre, un uccello dal piumaggio criptico, ha fatto il nido dentro un copertone di automobile. In Spagna, stormi di aironi guardabuoi si ritrovano in una baia industriale per trovare rifugio per la notte e volare via all’alba. Le motacille bianche sono uccelli che nidificano in luoghi molto strani, come ad esempio la mensola di una cucina in una casa abbandonata. Molto bella anche la foto del gatto che infastidisce un nido di falchi grillai.

Arrivati a questo punto della mostra, dovete concedervi ancora del tempo per le fotografie dei giovani. Ve ne racconto solo qualcuna per non togliervi il piacere della visita. Bellissimo lo scatto vincitore, Incastrato: una volpe rossa che ficca la testa nella neve a caccia di topi.

Stuck in © Ashleigh Scully_Wildlife Photographer of the Year 2017

Amo molto i lupi e la foto, Lo sguardo del lupo,  che ritrae questo bellissimo animale in Finlandia è una delle mie preferite così come L’abbraccio dell’orso, tra una mamma di orso bruno e il suo cucciolo.

Bear Hug © Ashleigh Scully _ Wildlife Photographer of the Year 2017

Bear Hug © Ashleigh Scully _ Wildlife Photographer of the Year 2017

Raccontare delle fotografie non è facile: occorre guardare con i propri occhi. Vi consiglio di visitare questa bellissima mostra per vedere di persona e provare tutte quelle fantastiche sensazioni che il mondo degli animali e della natura sanno regalarci ogni giorno. Forse così impareremo ad amarli e a rispettarli di più.

Gli scienziati dell’ONU e il clima

Negli scorsi giorni in Corea del Sud si sono riuniti 91 scienziati da tutto il mondo per fare il punto della situazione del clima. I risultati sono preoccupanti

Il riscaldamento globale è già in atto e ce accorgiamo dal clima più caldo e dall’aumentare degli eventi estremi quali inondazioni, incendi, calamità. 

Durante l’Accordo di Parigi, solo tre anni fa, si era deciso di non superare di 2 gradi l’aumento della temperatura media a livello globale, ma occorre già rivedere le decisioni e scendere a 1,5 gradi centigradi. 

Con il livello attuale di emissioni in atmosfera l’aumento della temperatura media globale sarà superiore a 1,5 gradi centigradi già nel 2040

91 scienziati provenienti da oltre 40 Paesi al mondo si sono riuniti in Corea del Sud per analizzare le differenza che ci sarebbero tra un mondo con la temperatura media globale aumentata di 2°C e uno con un aumento di 1,5°C. Sembra una sciocchezza, ma è sufficiente una differenza di mezzo grado centigrado per cambiare lo scenario naturale globale.

Lo studio si intitola “Global Warming of 1,5°C e mostra scenari futuri preoccupanti. Forse non ce ne rendiamo conto. Forse pensiamo che tutto questo accadrà tra cent’anni e non sarà più un nostro problema. Non è così. Gli studi ci dicono che la situazione potrebbe essere molto compromessa già tra vent’anni.

In un mondo a +2 gradi, i rischi economici e sociali sarebbero enormi. Gli eventi estremi sempre meno estremi e sempre più frequenti. Il mare si innalzerebbe di 0,1 metri, sparirebbero le Maldive ma anche Venezia, molto probabilmente. 

Un grande allarme generale è quello che gli scienziati ci rimandano come risposta al summit in Corea del Sud. Dopo due anni abbastanza tranquilli, il 2015 e il 2016, nel 2017 le emissioni di gas serra in atmosfera sono di nuovo aumentate. Secondo i 91 scienziati, gli Accordi di Parigi sono troppo ottimistici. Molte zone del pianeta sono davvero molto fragili: le coste dell’Oceano Pacifico, le barriere coralline, le zone costiere della nostra bella Italia. 

“Global warming of 1,5°C” è lo studio dell’IPCC che mostra come sarebbe il mondo se la temperatura media globale aumentasse di 1,5°C

Cosa occorre fare? Le proposte fatte dagli scienziati sono:

– tagliare del 45% le emissioni di anidride carbonica, CO2, in atmosfera entro il 2030

– abbandonare il carbone come fonte energetica

– aumentare la quota delle fonti energetiche rinnovabili fino quasi al 70%

Un’ulteriore proposta per incoraggiare questi difficili cambiamenti è quella di introdurre una tassa sull’anidride carbonica emessa in atmosfera – variabile tra i 135 e i 5.500 dollari per tonnellata – tassa che molto difficilmente verrà approvata a livello globale. 

Questo post è solo un breve riassunto di una situazione complessa. Vi invito a leggere articoli, a informarvi, ad agire. A me sembra che gli scienziati parlino chiaro: la situazione è grave, non abbiamo più tempo per cambiare le nostre abitudini e salvare il clima, la natura e anche noi stessi. Eppure il mondo non sembra prendere troppo sul serio queste considerazioni e questi allarmi. 

Zanna Bianca e la Giornata degli Animali

Il 6 e 7 ottobre, ENPA festeggia in Italia la Giornata degli Animali. Quest’anno ci sarà anche la presentazione del film Zanna Bianca ad aiutare il progetto di reinserimento dei pitbull ex combattenti

Nelle sale cinematografiche è in uscita il film di animazione Zanna Bianca diretto da Alexandre Espigares. Nella versione italiana, la voce narrante è quella di Toni Servillo.

Protagonista del film è un lupo con un quarto di sangue di cane, un animale fiero e coraggioso che sarà vittima della cattiveria dell’essere umano. Cresce nelle terre innevate del Grande Nord e viene accolto dalla tribù di nativi americani di Castoro Grigio. Zanna Bianca combatterà per farsi accettare dagli altri cani finché Castoro Grigio lo venderà a uomo crudele che farà di lui un cane da combattimento. Dopo numerose lotte, in fin di vita, Zanna Bianca sarà salvato da una coppia amorevole e diventerà il loro migliore amico.

Zanna Bianca e Il richiamo della foresta sono i primi due romanzi per ragazzi che ho letto da bambina adolescente. La storia dei cani, della natura selvaggia, della crudeltà dell’uomo mi ha fatto versare molte lacrime ma credo che il mio amore per la natura sia nato anche da queste due bellissime letture.

Buck, protagonista de Il richiamo della foresta, strappato alla sua cara famiglia, viene venduto ai crudeli cercatori d’oro che lo rendono un cane dal carattere aspro e selvaggio. Zanna Bianca, da selvaggio, passa attraverso la crudeltà umana per poi trovare una famiglia che lo ama.

ENPA e le Giornate degli Animali. Come ogni anno, il 6 e 7 ottobre sono le giornate dedicate agli animali. Anche quest’anno ENPA sarà nelle piazze italiane in queste giornate per raccogliere fondi a favore dei numerosi animali in difficoltà nei canili e nei gattini.

Ma quest’anno sarà presente anche la mascotte Zanna Bianca, proprio quella del film in uscita nelle sale cinematografiche con un bellissimo zainetto che riporta l’immagine del lupo protagonista del film.

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Zanna Bianca e ENPA nelle Giornate degli Animali (foto©EnpaMonzaeBrianza)

Dal 2002, in particolare, ENPA porta avanti un progetto che riguarda la rieducazione di cani pitbull ex combattenti. Questi animali, salvati dai combattimenti selvaggi ai quali sono stati obbligati per anni, devono essere curati e rieducati prima di poter essere inseriti in una famiglia adottiva.

Ecco allora che la storia di Zanna Bianca si unisce al progetto di inserimento dei pitbull, presentandosi insieme nelle Giornate degli Animali:

 “Dall’inizio del progetto ad oggi sono parecchi i cani che, dopo aver terminato un positivo ciclo di rieducazione, sono stati affidati a famiglie selezionate”.

L’attuale obiettivo di ENPA è quello di poter continuare questo percorso, forti del fatto che “per ogni criminale che trasforma i cani in belve da combattimento, ci sono persone che li fanno tornare cani”.

Quest’anno vi invito a fare un giro nelle piazze e a fare un offerta a favore di questi animali. Preciso che questo post non è retribuito e non ricevo nessun compenso per la sua pubblicazione.

Si tratta di un invito personale alla visione del film e a informarsi su questo progetto che non conoscevo e che mi sembra molto interessante.  Aiutiamo questi cani che sono stati vittime della crudeltà di alcuni esseri umani senza scrupoli a tornare a vivere una vita serena e senza violenza.

Parte il progetto The Ocean Cleanup

The Ocean Cleanup è il progetto di un giovane ragazzo olandese, Boyan Slat, che vuole ripulire gli oceani dalla plastica che li inquina con un traguardo ambizioso: “entro il 2040 via il 90% della plastica dagli oceani”

Da molti anni tratto nel blog il problema dell’inquinamento di mari e oceani. L’anno scorso ho partecipato al convegno One Ocean Forum dal quale è emerso che mari e oceani sono gravemente danneggiati dall’eccesso di plastica. Qualche anno fa mi aveva molto colpito la lettura del libro “Come è profondo il mare” al quale ho dedicato una serie di post qui sul blog.

Questa estate molte persone si sono accorte dai gravi danni che la plastica porta ai nostri fiumi, ai laghi, ai mari e agli oceani. In molti gruppi di discussione, tante persone hanno iniziato a fare qualcosa in prima persona, come pulire un tratto di costa marina o aderire ad associazioni che lavorano a favore della salvaguardia dei mari. Eliminare il più possibile la plastica usa e getta dalle nostre vite è il primo passo da fare. Poi ci sono diversi progetti interessanti, tra i quali quello del giovane Boyan Slat.

Come funziona The Ocean Cleanup. Si tratta di una serie di tubi galleggianti posti sulla superficie dell’oceano, a forma di U, in modo da convogliare tutta la plastica al centro di questa figura. Senza l’utilizzo di motori, né l’intervento dell’uomo. Questa invenzione “inserita tra le migliori del 2015 da Time gli è valsa un posto nella lista di Forbes degli Under 30 più brillanti al mondo”

Il progetto. Dopo aver dato vita alla fondazione The Ocean Cleanup, Slat ha raccolto denaro da privati e tramite una raccolta fondi online, ha messo insieme un team di scienziati e dopo numerose prove fatte in laboratorio, ora il suo progetto è pronto per partire nell’Oceano Pacifico.

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Il progetto The Ocean Cleanup (foto©TheOceancleanup)

Il primo passo prevede di trascorrere un mese su di una barca al largo di San Francisco per osservare il funzionamento del tubo galleggiante. Un tubo galleggiante lungo 600 metri al quale è ancorato uno schermo galleggiante profondo sei metri – e non una rete che danneggerebbe gli animali marini. Questo sistema crea una zona di mare calmo nella quale dovrebbe fermarsi tutta la plastica che verrebbe poi raccolta dagli operatori e avviata alle corrette procedure di riciclo.

Un sistema da replicare. Il lungo tubo galleggiante, una volta appurato il suo funzionamento, verrà riproposto in almeno altre cinque zone degli oceani nelle quali la plastica si accumula e forma delle proprie isole di plastica, come il Great Garbage Patch. Si prevede di posizionare oltre sessanta tubi in tutto l’Oceano.

Un progetto interessante, proposto da un ragazzo molto giovane che si è posto come obiettivo quello di rendere la Terra e le sue acque un posto meno inquinato. Di certo non è la soluzione al problema dell’inquinamento da plastica ma speriamo possa funzionare per dare maggiore ossigeno ai nostri oceani.

Photo Ark: la scomparsa delle specie animali

Sabato scorso ho visitato la mostra fotografica di Joel Sartore dedicata agli animali in pericolo di estinzione. Anche se il suo lavoro si basa su specie che vivono negli zoo e negli acquari, credo sia comunque utile per sensibilizzare le persone verso la scomparsa delle specie animali.

“La metà delle specie potrebbe scomparire entro il 2100”. Questo cartellone è il primo che ho visto visitando la mostra Photo Ark presso il City Life Shopping District a Milano. Una mostra fotografica che vuole raccontare gli animali che rischiano l’estinzione. E a quanto pare sono molti.

La perdita di una specie animale o vegetale è per sempre e può danneggiare un intero ecosistema. Secondo le stime della IUCN – Unione mondiale per la conservazione della natura – le specie in pericolo sono migliaia al mondo, dalle rane ai gorilla di montagna, dalle farfalle agli elefanti. Le cause principali di queste scomparse sono la perdita dell’habitat, il cambiamento climatico e l’inquinamento.

Cosa succede ad una specie. Tutte le specie a rischio estinzione hanno in comune il calo delle loro popolazioni, come si legge sui cartelloni che raccontano la mostra fotografica. La specie minacciata entra in un vortice di estinzione: i pochi individui superstiti con la loro bassa variabilità genetica non bastano a tenere in vita la specie.

Il fotografo: Joel Sartore. Joel Sartore ha fotografato animali per anni per conto del National Geographic, interessandosi soprattutto ai problemi della salvaguardia della natura.

“Il progetto nasce dal disperato desiderio di fermare, o almeno rallentare, la biodiversità a livello globale”

Sartore ha realizzato dei ritratti in studio delle specie che stanno scomparendo, per sensibilizzare il pubblico, prima che sia troppo tardi. Sono oltre 12.000 le specie del globo terrestre che vivono in cattività, negli zoo e negli acquari del mondo.

Le foto creano un legame visivo tra gli animali minacciati e il pubblico che può così conoscere quanti individui restano di ogni singola specie allo stato naturale e negli zoo e acquari. Ogni ritratto descrive l’animale e indica il pericolo di estinzione al quale è sottoposto, con i dati della IUCN.

Perché una mostra su animali in cattività? Ho visitato la mostra cercando di rispondere a questa domanda. Vale la pena fare ritratti di animali che vivono chiusi in uno zoo o in un’acquario? All’inizio ero un po’ scettica, ma poi mi sono ricreduta. Sensibilizzare sul problema dell’estinzione degli animali è sempre una cosa importante. Certo sarebbe meglio salvaguardare le popolazioni di piante e animali che vivono in natura, ma anche gli animali che vivono negli zoo e negli acquari meritano la nostra attenzione. Molto spesso l’unico esemplare di una specie ancora in vita è proprio quello che vive in uno zoo o in un acquario del mondo.

Zoo e acquari: sì e no. In linea genrale credo che gli animali debbano vivere in natura, liberi, nel loro habitat. Dunque non sono favorevole agli zoo e agli acquari. D’altra parte siamo spesso noi uomini a danneggiare il loro habitat, ad invaderlo o peggio a ferire e uccidere questi animali. E allora, se serve a salvare queste creature rimaste sole che non potrebbero più essere riimmesse nella loro area, ma che hanno come unica possibilità di vita quella di stare in un ambiente protetto, allora posso ammettere l’esistenza di queste strutture. Solo come ricovero, come ospedale, come unico estremo rimedio alla morte degli individui.

La reazione delle persone. Mi sono spesso soffermata a fotografare, come potete vedere da queste immagini e a osservare le persone. Ho visto molti bambini avvicinarsi alle foto degli animali e molti adulti fermarsi a leggere, a scambiare qualche parola sull’argomento, a cercare di capire. Sarà pure poco, ma se serve a far conoscere, a sensibilizzare sul mondo della natura e degli animali che stiamo irrimediabilmente perdendo e danneggiando, allora credo che ne valga comunque la pena.

“Ogni animale ha una storia di importanza cruciale da raccontare. Noi non dobbiamo fare altro che ascoltarla”

*nota* Le foto delle due gallery sono state scattate da me ai cartelloni espositivi della mostra. Le foto originali degli animali sono tutte realizzate da ©Joel Sartore.