curiosa di natura

Orticola 2019 tra piante amiche e Leonardo 500

La mostra mercato milanese Orticola 2019 racconta le piante amiche, buone associazioni botaniche che rispettano la biodiversità e festeggia l’anniversario di Leonardo 500

Anche quest’anno ho fatto un bel giro ad Orticola 2019, la più importante vetrina italiana per il vivaismo nazionale e internazionale, nel centro di Milano presso i Giardini Indro Montanelli.

Purtroppo il clima di questo maggio è un po’ simile a quello di ottobre qui a Milano e non ho respirato quell’aria d’estate che Orticola ci aveva quasi abituato gli scorsi anni. Ho passeggiato con più calma, ho fotografato con la luce a volte un po’ offuscata da qualche nuvola e mi sono mancati i vestiti leggeri ed estivi e i numerosi cappellini colorati e floreali.

Il tema del 2019. Il tema di Orticola 2019 era “Piante amiche: le buone associazioni botaniche” ovvero come combinare tra loro piante con stesse esigenze – e su questo c’è sempre da imparare:

“Il territorio italiano, per conformazione idrogeologica e posizione, offre una molteplicità di climi, ambienti e flora e le piante crescono combinandosi tra loro, secondo le proprie esigenze e comportamenti. Queste caratteristiche devono essere rispettate per fare del buon giardinaggio, favorendo accostamenti, non basati solo su forma, colore e fioritura, ma soprattutto sulle necessità delle piante e sul modo di convivere tra loro.”

Cerchiamo, dunque, nei nostri giardini di accostare piante con esigenze simili per temperatura, umidità, qualità del suolo: in questo modo favoriremo anche la biodiversità.

Orticola 2019

Tema Orticola 2019: piante amiche, le buone associazioni botaniche

L’immagine di Orticola 2019,  rispecchiava il tema dell’anno. Creata da Sofia Paravicini, rappresenta due fiori in grado di vivere in armonia: una peonia e un tulipano, accostate per creare un mazzo di fiori molto semplice e naturale, in cui convivono anche alcuni insetti, come una piccola formica e un’ape entrambi estremamente fondamentali all’intero ecosistema.

“Le piante particolari” di Orticola 2019 Questa edizione di Orticola ha fatto conoscere alcune piante particolari:

l’Epipactis di Baradel, chiamata elleborina, un genere che raggruppa diverse specie di orchidee spontanee italiane 

la collezione di Fargesia di Central Park, un genere di bambù non invadente e non infestante

la Grewia occidentalis, una malvacea arbustiva di origine sud africana, così adattabile da essere coltivata nei giardini italiani

la Castilleja coccinea di Plantula, un emiparassita che completa la sua nutrizione attaccandosi alla radice della pianta come fa il vischio

la Scorzonera hispanica, chiamata scorzonera di Spagna, diffusa dall’Europa Meridionale alla Siberia ed è conosciuta per la presunta efficacia contro il morso dei serpenti

la Gardenia jasminoides ‘Kleim’s Hardy’ particolarmente interessante per le sue grandi doti di resistenza al freddo (sopporta temperature fino a – 17°C)

Premio alla biodiversità L’edizione di Orticola 2019 ha premiato la biodiversità con il Premio Nord/Sud che celebra la collaborazione tra Orticola di Lombardia e l’Orto Botanico di Palermo, un’importante istituzione scientifica fondata nel 1789, un giardino storico di grande importanza e bellezza. Durante la mostra mercato Orticola sono stati esposti esemplari di cicadacee provenienti da questo prestigioso Orto Botanico.

La fontana e il “bosco e giardino” Ognuno dei quattro ingressi ad Orticola è diverso e particolare. Mi hanno colpito la fontana che è stata allestita con piante adatte al clima mediterraneo, proponendo un’interpretazione del giardino produttivo che era il tema del festival Radicepura organizzato in Sicilia e il “bosco e giardino” con un bosco di giovani alberi dai 2 ai 3 metri e mezzo, un invito ai visitatori a comperare alberi nuovi, sani e robusti per aiutare il paesaggio italiano a rigenerarsi dopo le conseguenze della tragica tempesta che lo scorso autunno ha abbattuto milioni di alberi in diversi parti del paese.

orticola2019

Orticola 2019: ingresso con tunnel di rose

Orticola e Leonardo da Vinci. Se segui il blog saprai che sto seguendo gli eventi legati a Leonardo 500 qui a Milano (e presto te ne racconterò un altro molto interessante).

Al Castello Sforzesco è stata da poco riaperta la Sala delle Asse di Leonardo. Nel cortile del Castello sarà possibile visitare – e lo farò presto – la Pergola dei Gelsi, riproduzione in scala 1:50 della gigantesca decorazione che il Maestro progettò sulle pareti e il soffitto della Sala nel 1498. 

“L’allestimento prevede una struttura in legno che riproduce in scala l’esatta forma della Sala. Attorno a questa saranno fatti crescere i 16 gelsi (Morus alba), come quelli rappresentati da Leonardo, preparati con le giuste potature per adattarsi alla struttura sulla quale dovranno crescere. Nel corso del tempo i rami della nuova crescita saranno fissati al telaio della copertura, così da ‘guidarli’ nella direzione voluta. Nell’arco di due o tre stagioni, i rami avranno raggiunto l’intera copertura, dando modo ai visitatori di vedere crescere e sperimentare dal vivo un pergolato realizzato secondo le antiche tecniche: frondoso nella bella stagione per dare riparo dal sole e spoglio in inverno, a mostrare la sua preziosa struttura.”

Orticola e Arte con Pao. Pao ha disegnato e realizzato una scultura che è ospitata in Orticola durante i giorni di mostra e che troverà spazio definitivo successivamente in città, grazie all’impegno del Comune di Milano. La scultura si chiama Primo giorno di primavera e rappresenta un fiore fucsia con una coccinella sopra, realizzato con materiali di riciclo (a questo interessante progetto dedicherò un altro post)

Pao a Orticola 2019

Pao a Orticola 2019: primo giorno di primavera

Grazie ad Orticola che anche quest’anno ha portato la gioia, il colore, l’amore per la bellezza di piante e giardini al centro della nostra città. 

Stiamo perdendo biodiversità

Una specie su otto di quelle che popolano il pianeta potrebbe sparire nei prossimi anni secondo l’ultimo studio IPBES sulla biodiversità promosso dall’ONU

Ieri ho letto molti articoli e ho visto molti servizi televisivi su questa notizia che mi rattrista molto: stiamo perdendo biodiversità.

Lo studio dell’IPBES A Parigi si sono riuniti esperti di 50 Paesi del mondo per analizzare i dati raccolti. La ricerca è stata effettuata dalla IPBES, una piattaforma intergovernativa che studia la biodiversità e gli ecosistemi. Un lavoro che ha coinvolto 145 autori provenienti da 50 Paesi affiancati da altri 310 Paesi detti contributor. Il rapporto conclusivo è un libro di 1800 pagine, nato da censimenti fatti negli ultimi tre anni.

Un milione tra animali e vegetali è destinato ad estinguersi in breve tempo

Questo studio ha valutato i cambiamenti avvenuti negli ultimi 50 anni nell’ambiente, nella flora e nella fauna del nostro Pianeta. I dati sono abbastanza seri e preoccupanti soprattutto per molte specie animali.

allodola

L’allodola: negli ultimi 40 anni ne vive il 40% in meno

 

Le specie più colpite in Europa sono:

l’allodola – negli ultimi 40 anni ne vive il 40% in meno, 

la piccola farfalla blu – in diminuzione del 38% dagli Anni Settanta 

un terzo delle api e degli insetti è a rischio estinzione.

Altre specie che destano allarme sono lo scoiattolo rosso, il pipistrello e il riccio.

Negli ultimi secoli sono già scomparse 680 specie di vertebrati, in gran parte dovute all’azione dell’uomo. 

Secondo molti scienziati stiamo vivendo la sesta estinzione di massa nella storia del nostro Pianeta

La causa di questo declino è principalmente l’uomo. In particolare si è visto che le popolazioni indigene e le comunità locali sono state le uniche ad aver mantenuto una maggiore biodiversità nel loro ambiente di vita. Sono popolazioni povere ma autosufficienti e, molto spesso, le multinazionali hanno tolto loro terreni, promettendo maggior benessere e maggiori guadagni, col risultato che le loro condizioni di vita, al contrario, sono notevolmente peggiorate e anche la biodiversità ha subito un crollo.

Un terzo delle api e degli insetti è a rischio estinzione

un terzo delle api e degli insetti è a rischio estinzione

Occorre agire al più presto Bisogna porre fine allo sfruttamento intensivo degli ecosistemi per le attività umane. Le principali cause della perdita di biodiversità sono i comportamenti umani e il riscaldamento globale. Servono interventi legislativi e politici per regolamentare lo sfruttamento delle terre, delle acque e delle risorse naturali

Siamo ancora in tempo, serve limitare l’uso dei pesticidi, inquinare meno, cambiare atteggiamento nei confronti della natura e della biodiversità. Le attività antropiche hanno alterato i tre quarti della superficie terrestre e il 40% degli ecosistemi acquatici, marini e di acqua dolce.

La perdita di biodiversità riguarda ognuno di noi

e ha ripercussioni sul cibo, sull’energia, sull’acqua potabile, sull’atmosfera.

Ad esempio, il 75% delle medicine naturali, che curano 4 miliardi di persone, si ottengono grazie al lavoro degli insetti impollinatori.

Alcune opinioni degli esperti 

“Stiamo erodendo i pilastri stessi delle nostre economie, i nostri mezzi di sostentamento, la sicurezza alimentare, la salute e la qualità di vita del mondo intero” – Robert Watson, presidente dell’IPBES – “Ma non è troppo tardi per agire.”

“Quanto emerge da questo rapporto è devastante. Nonostante il ruolo fondamentale della biodiversità nella conservazione della vita sul Pianeta, il prevalere degli interessi economici ha portato ad un tale sfruttamento delle risorse naturali da rischiare ora conseguenze irreversibili. Per mantenere le temperature globali sotto il grado e mezzo ed uscire dalla crisi climatica che stiamo attraversando è urgente combinare una drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica con la conservazione della biodiversità, prestando particolare attenzione agli ecosistemi naturalmente capaci di immagazzinare grandi quantità di carbonio, come le foreste torbiere” – Martina Borghi, Greenpeace Italia.

[Alcuni articoli letti per questo post:

Nature’s dangerous decline Unprecedented

Un milione di specie viventi estinte nei prossimi decenni

Allarme ONU: una specie su otto sarà estinta a breve]

GreenPorn: quando il green arriva in radio

È andata proprio così, sono stata intervistata da Eloisa Dal Piai su NSL Radio Tv per raccontare il mio blog nella nuova trasmissione green: GreenPorn

Un primo maggio così non me lo sarei mai aspettato. Alcuni articoli del blog sono stati rintracciati da Eloisa Dal Piai – DJ e speaker di NSL Radio Tv – nelle sue ricerche di redazione per il nuovo programma green: GreenPorn. E così mi ha contattato e, da un giorno all’altro, mi ha intervistato in diretta. Mi sono divertita molto, anche se ero davvero emozionata per una cosa del tutto nuova per me: parlare in radio. Ma è andata bene :-)

Se mi seguite sui social sapete che il primo maggio sono stata ospite di GreenPorn in diretta. Ho raccontato del mio blog, dell’impegno e della passione per la natura, di come mai ho aperto il blog e da dove arriva questo nome e anche della rubrica Li abbiamo aiutati così, alla quale tengo molto. 

Chi mi ha ascoltato in diretta? Come sono andata? Fatemi sapere… perché sono curiosa ;-)

Gli studi di NSL Radio TV

Gli studi di NSL Radio TV (foto©mondospettacolo.com)

NSL Radio Tv. Vi presento NSL Radio Tv, “la prima emittente ibrida italiana dove televisione e visual radio si fondono in un unico palinsesto con nuovi linguaggi e contenuti di qualità”. Presentata a Roma lo scorso febbraio 2019, propone nuovi programmi, tutti interessanti ed è presente in radio, in televisione, sul web e sui social. Un nuovo canale che tratta temi importanti: difesa dell’ambiente e degli animali, diritti umani, arte, cultura, scienza e nuove tecnologie. Tutto ciò è bellissimo e spero di poter contribuire ancora a questo interessante progetto.

Ecco che scopro GreenPorn. No, non è un programma a luci rosse, ma direi a luci verdi. In onda tutti i giorni dalle ore 11 alle 13 con Eloisa Dal Piai e Valentina Correani per raccontare il mondo del green anche alla radio. GreenPorn parla di biologico, green style, sostenibilità, benessere e innovazione: molti dei temi trattati qui nel blog. Nel programma si racconta di come il cambiamento sia possibile e dipenda molto anche dalle azioni di ciascuno di noi. Una nuova cultura ecologica, raccontata attraverso notizie, curiosità, approfondimenti e interviste.

E poi ci sono anche i Veterinari in prima linea. Leggendo il palinsesto della radio ho scoperto un altro programma, molto carino, che parla di animali. Purtroppo parla dei veterinari del Regno Unito, ma spero possa essere ripensato anche per i nostri colleghi italiani, si chiama Veterinari in prima linea.

I guerrieri degli oceani. Tra le varie trasmissioni ho trovato anche quella del mercoledì sera dedicata ai guerrieri di Sea Shepherd che ho incontrato qualche anno fa – leggi il post – e che sono anche i promotori della Giornata Mondiale dedicata ai Delfini. Uomini e donne che si battono per la salvaguardia delle specie animali che vivono negli oceani

Il logo di GreenPorn trasmissione di NSL Radio Tv
foto©nslradiotv.it

Insomma, il mese di maggio è iniziato con una bella sorpresa radiofonica per me. Continuerò a seguire i più possibile GreenPorn e NSL Radio TV e invito tutti voi a fare lo stesso. Per un mondo più green per tutti.

Capire il cambiamento climatico

290 scatti realizzati dai fotografi del National Geographic, montati di seguito in bellissimi video per rendersi conto, sentire, capire il cambiamento climatico

Esperienza, consapevolezza e azione sono le tre tappe della mostra Capire il cambiamento climatico in corso al museo di Storia Naturale di Milano fino al 26 maggio 2019. Si tratta di una Experience exhibition, una mostra fatta di fotografie e filmati.

Per raccontare il cambiamento climatico non servono molte parole: bastano le immagini, i suoni e alcuni dati. Questo è quello che si scopre visitando la mostra. Se avete un po’ di tempo libero – anche in pausa pranzo – e siete interessati all’argomento, vi consiglio di andarci. Per la sua struttura a video e immagini è adatta a tutti e permette di osservare, sentire, percepire cosa sta succedendo nel mondo attorno a noi, senza bisogno di leggere lunghi cartelli ed didascalie.

© Brian J. Skerry Capire il cambiamento climatico

(foto © Brian J. Skerry Capire il cambiamento climatico) Gli ecosistemi marini di tutto il mondo sono vittime di grave inquinamento da rifiuti di ogni genere: plastica, rottami, mercurio e altri metalli pesanti… fino ai veleni rilasciati da migliaia di bombe inesplose nelle zone di guerra, che giungono a noi propagandosi attraverso le catene alimentari. Qui un gobbio giallo (Gobiodon okinawae) scruta attraverso la finestra della sua casa-lattina (Penisola di Izu, Honshu, Giappone).

La prima sala racconta il nostro pianeta e i suoi abitanti prima del cambiamento climatico. I filmati e le musiche, proiettati tutto attorno alla stanza, ci svelano la bellezza dei fondali marini, ricchi di flora e fauna, delle montagne e dei ghiacciai, dei boschi e delle nuove piante che nascono. Tutto è perfetto, un paradiso. Cervi che corrono liberi, cascate d’acqua cristallina, orsi polari tra il bianco dei ghiacciai, tartarughe e uccelli marini, tutta la meravigliosa bellezza del nostro pianeta e dei suoi abitanti.

Nella seconda sala le immagini seguono la stessa linea di racconto della sala precedente. Ma ora tutto è cambiato: il cambiamento climatico è in atto, anche la musica non è più la stessa. Gli orsi polari sono ridotti ad uno scheletro, i ghiacciai si sciolgono, i boschi si diradano. Gli alberi sono marci e cadono al suolo. Il mare è pieno di plastica, la terra di rifiuti e l’inquinamento è nell’aria. 

Nella sala sono presenti anche tre installazioni totem con le immagini stilizzate di animali simbolo dei danni causati dal cambiamento climatico: l’orso polare, la tartaruga marina, l’elefante asiatico. Sono tre specie la cui popolazione è in declino, classificati come vulnerabili o in pericolo di estinzione. Avvicinandosi ai totem, si accende una luce e una voce narra la storia di animali un tempo fieri che ora sono in difficoltà nei loro rispettivi habitat a causa delle reti e della plastica (tartaruga marina), della deforestazione e della caccia (elefante asiatico) e delle trivellazioni e fusione dei ghiacciai (orso polare).

Consapevolezza La terza sala della mostra è quella della consapevolezza. Ora sappiamo, abbiamo visto le foto e i video con i nostri occhi, abbiamo sentito il verso degli animali che si lamentano, i rumori sordi dell’inquinamento acustico causato dall’uomo. 

Cosa possiamo fare? Nella terza sala troviamo tante indicazioni per sprecare meno risorse possibili e tanti giochi interattivi che rendono la mostra molto consigliata anche ai bambini e ai ragazzi.

foto © James Balog Capire il cambiamento climatico

(foto © James Balog Capire il cambiamento climatico) Il grande ghiacciaio Bridge (British Columbia, Canada occidentale) soffre le estati sempre più calde: si è ritirato di ben 3 chilometri in appena 12 anni tra il 2004 e il 2016, circa 250 m all’anno. La sua contrazione farà diminuire il deflusso d’acqua verso gli impianti idroelettrici del fiume Bridge, che oggi soddisfano la domanda elettrica di circa 350.000 abitanti.

Le risorse e i dati La mostra è adatta a tutti. Nelle prime due sale dei filmati, ciascuno di noi, a seconda dell’età e della sensibilità, può farsi un’idea della natura che cambia sotto i nostri occhi. 

Le immagini che qui vedete sono quelle del volantino che accompagna la mostra. Purtroppo non è possibile divulgare altre immagini, occorre visitare la mostra, vedere con i propri occhi.

Girando nell’ultima sala mi sono annotata alcuni dati, drammatici, che fanno riflettere. Per chi ha bisogno di sapere qualcosa di concreto.

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La mostra Capire il cambiamento climatico è aperta fino al 26 maggio 2019. Qui trovate tutte le informazioni per una visita. Un momento di riflessione adatto a tutta la famiglia, ma anche un’occasione per immergersi nelle bellissime fotografie e filmati del National Geographic.

“La Terra non morirà. Soffrirà, cambierà, muterà, ma non scomparirà. A scomparire potrebbero essere le condizioni per la vita”

(Capire il cambiamento climatico)

Tre esempi di sostenibilità alla Milano Design WeeK

L’Università degli Studi di Milano ha ospitato alcune installazioni della Design Week 2019 che parlano di sostenibilità e del grido di allarme del nostro Pianeta: Help!

La Milano Design Week è una settimana ricca di eventi: tra il Salone del Mobile, l’esposizione di Rho Fiera e il Fuorisalone in città bisognerebbe avere molto tempo per essere dappertutto. Quest’anno ho pensato di fare un giro nel cortile della Statale perché ero incuriosita dall’installazione Help! 

Help the Planet, Help the Humans Si tratta della scritta help creata utilizzando milioni di tappi di plastica delle bottiglie riuniti all’interno di una rete. Realizzata da Maria Cristina Finucci e Alessia Crivelli con One Ocean Foundation è l’ennesimo grido di allarme del nostro Pianeta. 

“La Terra che, ferita, sanguina plastica dalle sue viscere formando le quattro lettere della parola help”. 

Una scritta che s’illuminava durante la notte come lava incandescente. Un’installazione che ci fa riflettere, ancora una volta, sui gravi danni che la plastica provoca al pianeta e all’umanità. 

Help the Planet, Help the Humans

Help the Planet, Help the Humans

Regeneration e e Recharge Regeneration racconta com’è possibile dare nuova vita alla plastica tramite il riuso e il riciclo. I moduli che compongono la struttura alta sette metri sono tutti creati in plastica rigenerata. Raffaello Galliotto ha ideato uno spazio di benessere per rigenerarsi, una stanza a cielo aperto circondata dai moduli di plastica riciclata. 

Dopo esserti rilassato puoi anche approfittare per ricaricare a mano il tuo smartphone. Attraverso una manovella, ogni due minuti di lavoro fisico, una tacca di energia in più sulla batteria. Un modo per unire l’utile al dilettevole.

 

La foresta dei violini. La natura spezzata dal maltempo: mi ha molto colpito trovare appesi in aria due grossi abeti rossi sradicati. Leggendo la descrizione dell’installazione ho visto che si trattava di abeti della val di Fiemme. Lo scorso mese di novembre il maltempo ha distrutto 700.000 metri cubi di legname pari a circa 12 milioni di alberi. Tutti noi ricordiamo le immagini al telegiornale degli alberi caduti galleggianti sul fango. Questa installazione, la foresta dei violini, realizzata da Nemo Monti e dalla Provincia Autonoma di Trento, ci ricorda quanto tempo occorre perché un albero cresca e come dobbiamo fare di più per preservare e conservare la natura.

la foresta dei violini

la foresta dei violini

Il mio giro si è concluso in piazza Duomo. Avrai sentito parlare dell’installazione dedicata alla violenza sulle donne – Maestà sofferente di Gaetano Pesce. Questa installazione era circondata dalla ricostruzione di teste di animali a simboleggiare la violenza dell’uomo. Non concordo molto su questa visione: l’uomo deve comportarsi da essere umano e la sua violenza non si può paragonare a quella degli animali che hanno intelligenza e istinti diversi.

E tu, sei stato in giro per il Fuorisalone? Qualcosa in particolare ti ha fatto riflettere?

Addio plastica: nuove leggi e considerazioni alimentari

Da pochi giorni la Commissione Europea ha approvato la direttiva che elimina i dieci prodotti in plastica più abbondanti in mare e sulle spiagge. L’inquinamento da plastica danneggia l’ambiente, la flora e la fauna e l’uomo: qualche considerazioni su quello che mangiamo.

Dal 2021 saranno vietati dieci prodotti in plastica che la Commissione Europea ha ritenuto tra i più abbondanti sulle coste, quelli che troviamo di più in mare e lungo le spiagge. Posate, piatti, cannucce, bastoncini cotonati, bastoncini per palloncini, plastiche degradabili, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso. 

Non solo divieti, ma anche incentivi alla raccolta differenziata con l’obiettivo del 90% della raccolta di bottiglie in plastica entro il 2029.

Attenzione anche ai mozziconi di sigaretta che contengono plastica: le riduzioni sono previste dal 50% entro il 2025 per arrivare all’80% nel 2030.

Scatole monouso per panini e contenitori alimentari per frutta, verdura, dessert sono un’altra importante fonte di inquinamento da plastica se non vengono correttamente gettate nei contenitori della raccolta differenziata e occorrerà studiare delle soluzioni alternative.

Addio plastica: nuove leggi e considerazioni alimentari

Addio plastica: nuove leggi e considerazioni alimentari

Da molti anni mi sono resa conto che la plastica ha purtroppo invaso i nostri mari. Nell’estate del 2016 ho proposto qui sul blog una serie di post che già preannunciavano un problema che poi sarebbe esploso in questi anni. Presto vi racconterò anche di altre idee e organizzazioni che stanno agendo in modo pratico e stanno facendo sensibilizzazione sul problema.

L’inquinamento da plastica mi ha fatto riflettere per i danni che causa alla natura, agli animali, alle piante e all’ecosistema in generale. È di pochi giorni fa la notizia di un capodoglio trovato morto lungo le coste della Sardegna con 22 chilogrammi di plastica nella pancia. E non è l’unica notizia, ne abbiamo lette molte altre simili, purtroppo. Questo grave problema se ne porta dietro un altro altrettanto grave: la plastica nel cibo.

Quello che mangiamo non è più il cibo di una volta. Se gli allevamenti sono intensivi e la carne è ormai troppo piena di antibiotici e ormoni per la crescita, anche il pesce e alimenti impensabili sono più dannosi che nutrienti proprio per la presenza di microplastica e metalli pesanti.

I molluschi e il pesce dei nostri mari è pieno di plastica e metalli pesanti come raccontano molti articoli e questo video che mi è capitato di rivedere di recente.

Se da piccola mi dicevano di mangiare pesce per gli omega tre e i nutrienti che conteneva ora mi pongo molte domande: saranno più dannosi gli inquinanti presenti o più utili le sostanze nutritive? Oggi come oggi, da quale lato pende la bilancia? Quali alimenti sono immuni da plastiche, metalli pesanti, erbicidi e pesticidi? Cosa si può davvero mangiare in sicurezza?

Dal sale al miele: la plastica è dove non te l’aspetti. Leggendo alcuni articoli (che trovi al termine del post) mi sono resa conto di quanto il problema della plastica sia ormai – per così dire – ubiquitario. Davvero, c’è plastica dappertutto. 

Nel sale marino, quello che poi usiamo per cucinare, sono state trovate tre microplastiche in 5 grammi – dose giornaliera raccomandata (sembra poco, ma poi corrisponde a 600 particelle per chilogrammo di sale). 

Microplastiche sono presenti anche nell’acqua in bottiglia: gli studi ci dicono da 2 a 240 pezzetti per litro).

Che ci fosse plastica anche nel miele e nella birra non lo avrei detto ma gli insetti impollinatori veicolano questa sostanza artificiale e nociva.

Purtroppo sono domande alle quali è difficile rispondere. Certo sarebbe bene coltivare della propria frutta e verdura e affidarsi a rivenditori di carne e pesce fresco, ma la sicurezza alimentare non è del tutto certa. 

Cosa ne pensi? Ti poni anche tu queste domande?

Iniziamo, dunque, col ridurre la plastica nell’ambiente e salvare la natura, pensando che tutto quello che abbandoniamo in giro, come sempre, torna in circolo e arriva prima o poi sulle nostre tavole. 

Alcuni degli articoli che ho letto per il post: IlSole24OreWeForum.orgeHabitat