curiosa di natura

Il meraviglioso mondo della natura

Una favola tra arte, mito e scienza è la mostra dedicata al Ciclo di Orfeo, un gioiello dell’arte del Seicento a Palazzo Reale Milano, un modo per conoscere la flora e la fauna del nostro paese.

Il meraviglioso mondo della natura. Una favola tra arte, mito e scienza è la mostra da poco inaugurata a Palazzo Reale a Milano, aperta fino al 14 luglio 2019. È uno degli appuntamenti pensato in occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, uno sguardo sulla rappresentazione artistica della natura dal Quattrocento al Seicento nella Regione Lombardia.

Il progetto espositivo è promosso dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale, 24 Ore Cultura per parlare di arte e scienza, della natura, rappresentata nelle sue centinaia di varietà animali e vegetali. Ho partecipato all’inaugurazione della mostra, un evento importante per la nostra città, per parlare di natura, animali e vegetali e ricordare le opere di Leonardo da Vinci.

Il meraviglioso mondo della natura

Il meraviglioso mondo della natura. Una favola tra arte, mito e scienza

La mostra – curata dagli storici dell’arte Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa e con le scenografie di Margherita Palli – si apre con un’installazione luminosa e con il codice lombardo Historia plantarum della Biblioteca Casanatense di Roma, ricco di illustrazioni del mondo vegetale e animale. Un trattato che rappresentava le piante usate come medicinali e suggeriva le varie cure e i rimedi per la salute dell’uomo.

Leonardo da Vinci (1452-1519) Studio sull’equivalenza di superfici e disegno di un gatto che si lava- 1513-1515 circa- penna, tracce di matita nera – Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Pinacoteca, Codice Atlantico, f. 268r (ex 98r-a) © Veneranda Biblioteca Ambrosiana /Mondadori Portfolio

Evviva i gatti! In una pagina aperta del codice Plantarum un gatto si avvicina ad una forma di formaggio. Nel periodo che va dal Quattrocento al Seicento non era facile dipingere gli animali. Poco si conosceva della loro anatomia. Le possibilità erano praticamente due. Come in questo caso, si usava -purtroppo- un gatto morto, messo in posa. 

Al contrario Leonardo da Vinci preferiva osservare e dipingere gli animali dal vivo, la seconda possibilità. Ecco che si vede una pagina del suo Codice Atlantico. Mentre studiava l’equivalenza geometrica di alcune superfici, Leonardo si sofferma ad osservare e a dipingere un gatto mentre si lava. 

Natura viva, natura morta. Tutta la natura, sia il mondo vegetale che quello animale, veniva rappresentata in questo modo, osservando dei soggetti morti messi in posa. Forse anche grazie a Leonardo, ad un certo punto si preferì osservare vegetali e animali dal vivo e rappresentarli così, seppure con molte difficoltà.

Ecco che in mostra si trova un secondo confronto – tra natura dal vivo e modello morto – tra la Canestra di frutta del Caravaggio e il Piatto metallico con pesche di Giovanni Ambrogio Figino.

Il Ciclo di Orfeo è il centro di questa esposizione. È un complesso figurativo del Seicento italiano, commissionato da Alessandro Visconti per il proprio palazzo a Milano e poi ospitato a Palazzo Sormani dal 1877 in poi. Il palazzo che lo ospitava in origine ora non esiste più – si tratta di Palazzo Verri, tra via Monte Napoleone e via Pietro Verri. 

Il mito di Orfeo. Orfeo era un cantore della Tracia che, con la sua celestiale musica, incantava gli animali, persino i più feroci col suo canto disperato per la morte dell’amata Euridice. Il Ciclo di Orfeo comprende 23 tele con poche figure umane: solo Orfeo e un piccolo Bacco. Il paesaggio è solo natura, ricco di piante, fiori e animali.  Entrando nella Sala occorre guardare in alto perché le tele sono collocate nella parte alte della stanza così come erano posti in origine, ma si rimane incantati dalla bellezza delle raffigurazioni e dalla melodia che invade la sala, ricca di uccelli che cantano tra il fruscio del vento e delle foglie

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Anonimo olandese, Pandolfo Reschi (1640-1696), Livio Mehus (1627-1691) Ciclo di Orfeo (dettaglio) -1675-1680 circa – olio su tela – Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco (in deposito a Palazzo Sormani, sala del Grechetto e sala dei Putti) © Comune di Milano-Tutti i diritti riservati

Dall’arte alla natura. Un grande studio è stato fatto dagli esperti del Museo di Storia Naturale di Milano: studiando il Ciclo di Orfeo hanno riconosciuto e classificato 160 esemplari tra mammiferi, uccelli, pesci, rettili e invertebrati. E proprio questi 160 animali, provenienti dal Museo di Storia Naturale di Milano, dall’Acquario Civico di Milano e dal MUSE di Trento, sono stati collocati nella Sala successiva per essere ammirati, in una sorta di “sala delle meraviglie”

Una mostra che mette insieme vari Musei e Biblioteche della città di Milano. Una mostra che racconta com’era difficile per i pittori del Rinascimento rappresentare esseri viventi e animati e quali tecniche venivano utilizzate: modelli vivi o morti, disegni, animali veri o ricavati dai dipinti dei bestiari, numerosi all’epoca. 

Il Ciclo di Orfeo: il restauro e sua collocazione futura. Questa mostra è una bella opportunità per ammirare le opere del Ciclo di Orfeo ricollocate nella loro posizione originaria. Come già detto, nel Novecento le tele sono state ospitate in una sala di Palazzo Sormani – che le vorrebbe di nuovo vedere collocate lì, al loro posto. 

Ma prima di decidere dove ricollocarle, le tele necessitano di un restauro. L’intervento mostrerà ancor meglio la qualità artistica di questo “atlante” seicentesco della fauna e della flora. Per questo, dopo la visita, mi sono fermata al bookshop per acquistare la cartolina – che vedete a destra nella prima foto – e aiutare così il restauro di questa bellissima opera pittorica. 

Il meraviglioso mondo della natura. Una favola tra arte, mito e scienza è una mostra aperta presso Palazzo Reale a Milano fino al 14 luglio 2019.

 

“I Greci dicevano che la meraviglia è l’inizio

del sapere e allorché cessiamo di meravigliarci corriamo

il rischio di cessare di sapere” (Ernst H. Gombrich)

Animals – Steve McCurry

Il genio e la sensibilità del grande fotografo, Steve McCurry, in un viaggio globale alla scoperta della contiguità tra noi e il mondo animale

Mudec Photo è il nuovo spazio espositivo dedicato alla fotografia d’autore nato da poco di fronte al Museo delle Culture di Milano.

Animals è il primo progetto espositivo che viene ospitato in questi nuovi spazi, appositamente pensato e creato per il Mudec di Milano. Sono 60 scatti del grande fotografo esploratore del genere umano, Steve McCurry.

Una foto racconta una storia. Questa esposizione ci racconta del rapporto tra uomo e animali. Animali da compagnia, da lavoro, animali usati per il nostro divertimento, animali feriti e uccisi dal comportamento umano, dalle guerre e dal cambiamento climatico.

Animals - Steve McCurry - Mudec Milano

Locandina della mostra Animals – Steve McCurry – Mudec Milano

Un progetto che nasce nel 1992. In quegli anni Steve McCurry decise di lasciare il suo lavoro da fotografo freelance negli Stati Uniti per un viaggio in India accompagnato solo da uno zaino pieno di vestiti e rullini fotografici. Quel viaggio lo ha portato fino in Afghanistan negli Anni della Guerra del Golfo. Dopo quell’esperienza, McCurry decise di dedicare parte dei suoi scatti al rapporto uomo-animali.

Un uomo – un animale. Le foto esposte in questa bellissima mostra ci raccontano di un rapporto particolare tra uomo e animale. Spesso sono animali domestici – cani, gatti, cavalli, mucche, asini – che condividono con noi la vita quotidiana, il lavoro nei campi, e ci forniscono cibo. Ma anche animali che l’uomo ferisce e uccide durante i combattimenti tra animali, le guerre e con i disastri dovuti al cambiamento climatico.

Il percorso della mostra è libero. Tranne per alcune eccezioni, non ci sono didascalie sotto le fotografie. È indicato solo il luogo e l’anno dello scatto.

Quattro foto mi hanno incuriosito più delle altre.

1983, India. Un cane nero fissa la porta bianca di una casa rossa. Vorrebbe entrare perché l’acqua ha invaso la strada e non può più camminare. Bellissimo il contrasto tra i colori e lo sguardo del cane. La foto testimonia l’impatto che i monsoni hanno sulla vita delle popolazioni, sull’uomo e sugli animali nel Sudest asiatico (come McCurry racconta nel suo volume Monsoon).

INDIA-10221© Steve McCurry

Steve McCurry
Porbandar, India
Anno: 1983
Credito fotografico: © Steve McCurry

1991, Kuwait. I cammelli camminano in una terra desolata, un campo infuocato dalle esplosioni di più di 600 pozzi petroliferi. Queste foto hanno fatto il giro del mondo durante la Guerra del Golfo. Hanno testimoniato il danno che la guerra fa a tutti: uomini, animali, ambiente naturale. Ecco che la fotografia diventa testimone di un disastro ecologico, rappresentato anche da altri scatti di McCurry che ritraggono gli uccelli migratori ricoperti dal petrolio.

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Steve McCurry
Al Ahmadi, Kuwait
Anno: 1991
Credito fotografico: © Steve McCurry

2002 Kabul. Un cane sulla bicicletta. È un cane pastore Kuchi, sembra tranquillo col suo padrone, in bicicletta, in giro per il paese. In realtà è sabato e come ogni sabato al mercato rionale si svolgono combattimenti tra cani ed è proprio lì che il suo padrone lo sta portando.

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Steve McCurry
Kabul, Afghanistan
Anno: 2002
Credito fotografico: © Steve McCurry

2010 Thailandia. Nel centro di ripopolamento per elefanti un ragazzo legge un libro in un prato, appoggiato ad una roccia. Dall’altra parte della roccia c’è un elefante. Sembrano amici, compagni. In realtà, come ci svela McCurry, l’elefante è arrivato da poco e si sta solo strofinando sul masso per grattarsi. Non conosce affatto il ragazzo che legge.

THAILAND-10033_web© Steve McCurry

Steve McCurry
Chiang Mai, Thailandia
Anno: 2010
Credito fotografico: © Steve McCurry

Magia della fotografia, potere delle storie. Quest’ultima foto rivela la magia della fotografia: quella di lasciar libero l’osservatore di inventare la propria storia personale guardando l’immagine. Io me ne sono raccontate tante durante la visita alla mostra Animals e vi suggerisco di visistarla e di fare altrettanto.

Gli sguardi (anche ad occhi chiusi). Le fotografie sono eccezionali per i loro colori, le inquadrature, le luci – niente di nuovo per uno dei grandi fotografi della nostra epoca.

Quello che più mi ha colpito di questa meravigliosa mostra sono gli sguardi. Spesso uomo e animale hanno lo stesso sguardo. Uno stesso sguardo che si ritrova nel ragazzo biondo col suo cane o in quello indiano cona la sua mucca o nella famiglia francese e in quella asiatica. Gli sguardi degli animali sono intensi, espressivi tanto quanto quelli dell’uomo.

Alcune foto ritraggono uomo e animali che dormono. Un anziano dorme su una panchina all’aperto e il suo cane dorme sotto di essa. Un bambino dorme per strada appoggiato alla sua mucca, anch’essa dormiente. Una mamma dorme con la bambina, dondolandosi sull’amaca, e sotto dorme un serpente.

In tutti questi scatti ad occhi chiusi si percepisce come uomo e animali condividono gli stessi sguardi, anche mentre stanno dormendo. Calma, tranquillità, fiducia, accomunano l’uomo che dorme in compagnia del proprio animale. Immagini bellissime che ci ricordano che non siamo soli in questo mondo, ma condividiamo il pianeta con tutte le altre creature viventi attorno a noi.

Animals – Steve McCurry – presso Mudec, Museo delle Culture a Milano

prorogata fino al 14 aprile 2109

 

My Plant and Garden 2019

Una giornata a My Plant & Garden 2019: tre novità e tre fiori di questa edizione

Anche quest’anno ho visitato My Plant & Garden 2019, la Fiera Internazionale del florovivaismo, del garden e del paesaggio che si svolge alla fine del mese di febbraio presso gli stand di Rho Fiera Milano.

myplant2019

My Plant and Garden 2019: buttarsi a capofitto nel giardinaggio :D

Ogni anno rimango affascinata dalla bellezza, dai colori, dalle sfumature e dal profumo delle numerosissime piante in esposizione. Girando tra gli stand, trascorro molto tempo ad ammirare l’abilità di chi sa realizzare meravigliose composizioni floreali, decori per abiti da sposa, acconciature per capelli con fiori veri e materiali naturali.

Le aree della fiera sono sempre tutte interessanti. È stimolante muoversi tra le piante e i fiori dei vivai, passeggiare tra gli stand di arredo per interni ed esterni, vedere tutto ciò che circonda il mondo dei fiori, delle piante e del giardinaggio.

Nelle passate edizioni ho raccontato le mie visite, quello che mi ha colpito di volta in volta:

curiosità tra piante e giardini

My Plant & Garden, terza edizione

My Plant & Garden 2018

Visitando questa interessante esposizione nel 2017 ho trovato un esempio naturale di economia circolare dal basso: Il Museo della Merda.

Edizione 2019. Per il 2019 l’area wedding era davvero ricca di bellissime composizioni, con una carrozza piena di fiori da fare invidia a quella della bella Cenerentola.

Colorate, moderne, intriganti come ogni anno le composizioni floreali delle gallery, dei cappellini, degli abiti delle sfilate.

Da non perdere “la vetrina delle eccellenze”, l’area della fiera nella quale vengono esposti e premiati i progetti e i materiali più innovativi per il settore gardening.

Molto spazio è riservato al verde nel settore dello sport e anche in questa edizione sono stati premiati “I giardini di My Plant”, realizzati per favorire le attività legate all’orticoltura, al gioco e alle comunità per adulti e bambini.

Da quest’anno il tema dell’Urban Green Management è stato introdotto nella fiera con un convegno organizzato da coloro che si occupano di gestione e di realizzazione del verde urbano e naturalistico.

Tre novità di My Plant and Garden 2019. Ogni anno giro tra gli stand in cerca di novità, di elementi che mi colpiscono perché presenti in più stand o di cose rare.

Come prima novità di quest’anno, presente in molti stand, il ritorno ai materiali naturali e le candele. Molti cestini in legno, in vimini, elementi in bambù hanno sostituito la palstica green degli scorsi anni. Le candele, i profumi, i diffusori per ambiente sono stati una novità tra gli stand della fiera a ricordarci che dei fiori possiamo apprezzare anche il profumo attraverso vari metodi di diffusione nell’ambiente.

La seconda novità, presente in alcuni stand, sono i vasi in plastica green colorata che si incastrano al balcone. Non servono più ganci e ferretti per far aderire il vaso al balcone, ma è il vaso stesso che si sdoppia per collocarsi meglio sulle ringhiere dei nostri balconi e terrazzi.

La terza novità, che ho trovato in un unico stand, è il distributore di fiori e piante. Si tratta di un box simile a quello che distribuisce acqua minerale o snack nei bar o nelle stazioni della metropolitana. Potrebbe essere una buona idea per i centri storici delle città, nei pressi di catene di distribuzione oppure all’ingresso di piccoli cimiteri di paese, spesso sprovvisti di ogni tipo di fiore. All’estero – mi dicono- è già diffuso: in Italia non mi è ancora capitato di vederne uno.

Tre fiori per il 2019. Anche quest’anno ho cercato tre fiori, diversi da quelli degli scorsi anni, presenti un po’ più diffusamente nei vivai. Qui ogni specie è presente in tante tonalità e varietà e non è facile capire quali saranno le nuove tendenze per la prossima primavera/estate. Diciamo che ho scelto i tre fiori che mi hanno più colpito:

la dipladenia, è un fiore soprattutto da esterno, ma nella zona di Milano non è tanto facile da coltivare. Vuole pieno sole e un’area ben riparata. Spesso si arrampica su muretti e recinzioni. I suoi fiori sono di molti colori, tutti vivaci: bianchi, rosa, rossi.

l’anthurium, pianta tropicale di appartamento, caratterizzata da uno spadice e da una spata, una foglia modificata di colore bianco, rosso o rosa nelle nuove varietà

le rose inglesi, simili a peonie, presenti in numerose composizioni floreali, sono bellissime e dai colori delicati, molto graziose ed eleganti.

Anche quest’anno My Plant & Garden mi ha fatto respirare un’anticipo di primavera. Mi sono già messa a pensare a quali fiori acquistare per il mio balcone nelle prossime settimane.

E tu? Ami piante, fiori, giardini? Hai già piantato o seminato qualcosa? Raccontami nei commenti, se ti fa piacere. Appuntamento alla prossima edizione del 2020 con My Plant & Garden.

 

500 anni di Leonardo da Vinci a Milano 

Il 2 maggio 1519 moriva Leonardo da Vinci. Ecco come si prepara Milano, una delle città dove ha vissuto più a lungo, a ricordare il grande scienziato, artista, inventore a 500 anni dalla morte

Leonardo da Vinci ha vissuto e lavorato circa 20 anni nel capoluogo milanese. Qui è di casa. Il Museo della Scienza, che porta il suo nome, è stato il primo ad avviare mostre ed eventi (come ho raccontato in questo post) per ricordare i 500 anni dalla sua morte.

Il sistema di navigazione dei Navigli lombardi, Il Cenacolo nel refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie (monumento conosciuto e visitato da turisti provenienti da ogni parte del mondo), il Ritratto del musico, la Sala delle Asse al Castello Sforzesco sono le principali opere che questo Maestro ha lasciato in città, oltre alla bellissima Vigna di Leonardo.

Le iniziative a Milano. Da maggio 2019 a gennaio 2020 la città di Milano si prepara a ricordare il grande Leonardo da Vinci. Il centro principale degli eventi sarà il Castello Sforzesco, abitazione della famiglia Sforza, in particolare del duca Ludovico Sforza che accolse l’artista-scienziato dal 1482. 

Logo Palinsesto Leonardo 500

Logo Palinsesto Leonardo 500

Riapre la Sala delle Asse al Castello Sforzesco. Il 2 maggio 2019 sarà aperta al pubblico la Sala delle Asse al Castello Sforzesco di Milano. Si potrà ammirare “il Monocromo leonardesco, la possente radice che si insinua tra le rocce disegnata sulla parete est della Sala, già stata oggetto di un accurato restauro.” Solo i restauratori hanno potuto osservare i tronchi, i paesaggi, i rami e le foglie dipinti da Leonardo in quella Sala. Proprio nella Sala, Leonardo ha voluto ricreare un sottobosco con case, colline, alberi secondo la sua idea di imitazione della natura.

Aprirà la mostra “Leonardo e la Sala delle Asse tra Natura, Arte e Scienza” (dal 16 maggio al 18 agosto 2019) nella Cappella Ducale del Castello Sforzesco. Saranno esposti una selezione di disegni originali di Leonardo da Vinci e di altri artisti del Rinascimento.

Un percorso nella Milano di Leonardo si potrà fare nella Sala delle Armi del Castello Sforzesco (dal 2 maggio 2019 al 2 gennaio 2020) attraverso una mappatura visiva che ci riporterà negli anni dei soggiorni di Leonardo a Milano: 1482 e 1512. Sarà davvero impressionante poter passeggiare nella Milano che vedeva Leonardo, i luoghi, le strade, le atmosfere della sua epoca. 

La mostra “Il meraviglioso mondo della natura prima e dopo Leonardo” a Palazzo Reale (dal 4 marzo al 23 giugno 2019). Quello che oggi è per noi Palazzo Reale a Milano era per Leonardo e i suoi concittadini il Palazzo Ducale. All’inizio del Cinquecento il Castello Sforzesco decadde e Palazzo Ducale acquistò importanza. 

La mostra ci racconterà come Leonardo “è stato in grado di modificare la percezione e la rappresentazione della natura nella Lombardia del Cinquecento” e sarà collegata al Museo della Scienza di Milano: “qui si trovano animali impagliati, fossili e minerali che daranno senso alla comprensione delle opere d’arte presenti nella mostra”.

Leonardo da Vinci parade è la prima iniziativa per i 500 anni della morte di Leonardo a Milano. Presso il Museo della Scienza e della Tecnologia (fino al 13 ottobre 2019) permette di vedere “modelli e affreschi in un accostamento inconsueto di arte e scienza”, un modo per attraversare i diversi campi di interesse e di studio di Leonardo da Vinci, dall’ingegneria alla tecnica. Con questi elementi, tra l’altro, nel 1953 apriva al pubblico il Museo milanese, proprio per far conoscere le opere di Leonardo a Milano e al mondo.

Il Codice Atlantico alla Biblioteca Ambrosiana. Da marzo 2019 sarà possibile vedere una mostra dedicata al Codice Atlantico: “23 tra i fogli più significativi della raccolta, dagli studi di ingegneria, a quelli militari, dai progetti architettonici, agli studi per la macchina volante”. La mostra si compone di più eventi, da marzo a settembre, sempre incentrati sul tema del Codice Atlantico.

“L’ultima cena dopo Leonardo” è la mostra che aprirà alla Fondazione Stelline tra aprile e giugno 2019 “per sottolineare come Leonardo da Vinci sia stato fonte di ispirazione per artisti di diversa tradizione culturale”

Questi sono solo gli eventi principali dedicati all’anniversario della morte di Leonardo. Anche altre associazioni e teatri milanesi dedicheranno spazio a questo artista. Non solo a Milano, gli eventi saranno numerosi in tutta Italia, nelle zone dove ha abitato e lavorato Leonardo da Vinci.

Le indicazioni di questo post sono tratte dalla presentazione fatta dal  Comune di Milano per illustrare gli aventi in città. Visiterò molte di queste mostre ed esposizioni – perché Leonardo è stato un grande scienziato e artista, amo molto le sue opere, i disegni, la curiosità che lo ha spinto a lavorare in diversi campi del sapere – e ve le racconterò: seguite il blog e i canali social.

Prepariamoci ad un anno ricco di belle cose da vedere nei campi della natura, della tecnologia, dell’arte, tutti esplorati dal grande “genio” toscano.

Chi siamo e cosa mangiamo. Rapporto Eurispes 2019

Anche quest’anno è stato pubblicato il Rapporto Eurispes che fotografa i comportamenti degli italiani. Mi sono soffermata a leggere qualche dato su animali domestici e alimentazione

Cosa mangiamo: vegetariani e vegani. I vegetariani in Italia sono il 5,4% della popolazione. Un dato un po’ basso, ma l’interesse verso questa scelta alimentare è in aumento anche se un 32% di persone dichiara di aver provato e di aver abbandonato questo tipo di dieta.

I vegani sono l’1,9% della popolazione. Anche questo dato mi ha sorpreso. Si parla molto -critiche comprese – di questa scelta etica e alimentare che interessa ancora una vera minoranza delle persone. Ma se suscita un così grande clamore e interesse ci sarà un motivo…

“Insieme, vegetariani e vegani, sono circa il 7,3% della popolazione italiana”

Per un quarto di coloro che hanno scelto la dieta vegetariana o vegana (25%) questa scelta fa parte di uno stile di vita che comprende anche la moda, gli accessori, i viaggi e tanto altro. Tre su dieci, invece, scelgono questo tipo di alimentazione perché ritengono abbia buoni effetti sulla salute.

I prodotti speciali sono per tutti? Un altro paragrafo che mi ha colpito è quello che riguarda i prodotti alimentari speciali: prodotti senza glutine, senza lievito, senza lattosio. Sono una grande conquista per chi ha problemi di intolleranze alimentari e trovarli quasi in ogni catena alimentare ha di certo migliorato la vita di molte persone non più costrette a cercarli sono in alcuni posti, magari spendendo molto di più. 

I dati però fanno pensare perché questi prodotti si stanno diffondendo anche tra persone che non hanno problemi di intolleranze alimentari. Come mai? Sarà “una moda”? Non so rispondere.

Un italiano su quattro (19%) acquista prodotti senza glutine (gli intolleranti  al glutine risultano il 6,4% della popolazione). Quindi circa il 13% delle persone assume prodotti senza glutine anche se non è intollerante a questa sostanza.

Il 18,6% degli italiani compra prodotti senza lievito (ma solo il 4,6% è intollerante)

Un quarto dei consumatori (26%) acquista prodotti senza lattosio (gli intolleranti sono l’8,5%)

Una parentesi medica: gli antibiotici. Dal Rapporto Eurispes 2019 il dato sull’assunzione di antibiotici viene definito “allarmante”: 4 italiani su 10 ammettono di prendere antibiotici anche senza la prescrizione medica. Il 33% afferma di averli presi “qualche volta” senza il parere del medico e quasi il 5% della popolazione si comporta “spesso” così.

L’uso – e spesso l’abuso – di antibiotici da parte dell’uomo non è di certo da sottovalutare: da questi comportamenti nascono le resistenze dei microrganismi che questi medicinali combattono. Ci saranno sempre più organismi resistenti e saranno necessarie nuove cure, nuovi antibiotici.

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“Il 76,8% degli italiani considera i propri animali membri effettivi della famiglia” (foto©Unsplash)

Gli italiani e gli animali: una grande amicizia. Dalla ricerca Eurispes 2019 emerge che gli italiani amano molto gli animali domestici. 

“Un terzo degli italiani ha almeno un animale in casa”

Il 33,6% degli italiani ha un animale domestico, con un incremento dell’1,1% rispetto al 2018 (32,4%).

Crescono anche le famiglie che hanno più animali: due animali domestici nell’8,1% delle famiglie, tre animali domestici (4,7%) e più di tre animali domestici (3,8%)

Quali sono i nostri compagni animali? Cani e gatti, ma non solo.

Il 40,6% delle famiglie ha un cane e il 30,3% ha un gatto. Ci sono poi:

uccelli (6,7%)

pesci (4,9%)

tartarughe (4,3%)

conigli (2,5%)

criceti (2%)

Gli animali esotici sono il 2%, mentre i cavalli l’1,3%. I rettili l’1,1% e gli asini lo 0,4%.

La spesa media dedicata alla cura degli animali domestici è tra i 50 e i 100 euro per il 33% delle famiglie (purtroppo non è ben specificato, ma presumo si intenda spesa mensile).

Quale rapporto hanno gli italiani con i loro animali domestici? Il rapporto è molto buono, tanto che:

“Il 76,8% degli italiani considera i propri animali membri effettivi della famiglia”

Questo è un dato davvero bello e importante.

Altri dati, però, fanno un po’ riflettere: 6 italiani su 10 (60%) ritengono il loro animale domestico anche il loro migliore amico e un terzo degli italiani li tratta come figli (32,9%).

Solo il 20,5% degli italiani ritiene un impegno gravoso tenere in casa un animale.

Animali domestici e problemi quotidiani. I possessori di animali dichiarano di riscontrare ancora oggi molti problemi nel frequentare ristoranti, alberghi, negozi e spiagge in compagnia del proprio cane (o gatto):

4 italiani su 10 dichiarano di aver trovato “molte difficoltà”

Il 33% circa degli italiani dice di scegliere solo alberghi e strutture che accettano animali. Il 37% degli italiani porta sempre con sé il proprio pet in vacanza e solo 1 italiano su 3 (29,5%) lo lascia da conoscenti o in una pensione per animali.

Questi i dati che raffigurano il rapporto degli italiani con il cibo e con gli animali domestici per il 2019. Cosa ne pensi? Cosa avresti risposto al sondaggio?

Due anni fa, Il Rapporto Assalco – Zoomark 2017 (una ricerca simile a quella dell’Eurispes)  ci raccontava gli animali da compagnia in Europa e in Italia: puoi leggere questo post a riguardo.

*nota* I dati utilizzati per il post sono tratti da questo articolo sul sito dell’Eurispes

Comunicare con gli animali

“Comunicare con gli animali significa ascoltare la parte più pura di sé”, così racconta Andrea Contri nel suo libro dal quale ho tratto molti insegnamenti e spunti di riflessione sul mondo di oggi, sugli animali, sui sogni.

Ho letto il libro La comunicazione intuitiva con gli animali di Andrea Contri per curiosità. Il sottotitolo dice: “Ascolta i loro messaggi e comprendi te stesso”.

Ho sempre pensato – e lo penso tuttora – che gli animali abbiano un’intelligenza intuitiva che permette loro di sapere quello di cui hanno bisogno per vivere. In natura, gli animali conoscono il loro habitat, sanno cosa mangiare e cosa no, sanno dove vivono i loro predatori e come evitarli.

Anche gli animali domestici imparano a conoscere le loro case, chi ci vive, le abitudini e i luoghi. Sono anche convinta che gli animali provano i nostri stessi sentimenti di gioia, rabbia, dolore, sofferenza e riescono benissimo a comunicarceli.

Questo libro mi ha incuriosito perché sappiamo tutti che i nostri animali domestici capiscono le nostre parole, anche perché abbinate a dei gesti, a delle nostre espressioni o posture, al tono della voce. Ma poter parlare con gli animali, domestici e selvatici, anche a distanza, questo non me lo sarei mai aspettato. Invece ora penso che sia possibile come tutte quelle cose che crediamo impossibili e poi avvengono davvero.

Andrea riesce ad instaurare una comunicazione intuitiva con gli animali. Non solo, dice che ognuno di noi ha la possibilità di farlo, ma non siamo abituati, non siamo allenati.

la comunicazione intuitiva con gli animali

la comunicazione intuitiva con gli animali (foto©Unsplash)

Il mondo di oggi. Oggi viviamo in un mondo che pone l’uomo al di sopra della natura e degli animali. Forse anche per questo ci sembra impossibile poter comunicare con loro. Il consumismo esagerato ci ha portato alla povertà di valori e all’individualismo. La vita nelle grandi città ci allontana sempre più dalla natura, gli animali e le piante sono spesso organismi distanti da noi.

Invece loro, piante e animali, ci aiutano ogni giorno, a respirare meglio, ci invitano a guardare gli altri, ad essere sensibili. Senza parlare del grande servizio che i nostri amici a quattro zampe svolgono in caso di incidenti, di terremoti, di calamità. Pensiamo al loro aiuto per persone disabili, ipovedenti, malate o anziane. E quante volte leggiamo di cani che salvano i padroni da un’incendio o da un malore.

Molte persone aiutano gli animali, li rispettano, ricambiano il loro amore, ma molte altre li maltrattano, li torturano, li uccidono. Gli animali ci stanno sempre vicino e ci proteggono nonostante tutto questo. Gli animali sono in armonia con i loro simili e con l’uomo, noi non più.

La nostra società, forse un po’ troppo tecnologica, lascia poco spazio alla natura e agli animali. Trascorriamo molte ore chiusi negli uffici, senza contatto con gli elementi naturali e con la natura.

Il nostro approccio al mondo è sempre più egocentrico. L’uomo è superiore alla natura, ma nel mondo di oggi, spesso, anche alla donna e ai suoi simili di altre razze o religioni. Tutto questo ci allontana dalla natura, ci toglie il contatto con lei.

Cambiare prospettiva. Occorre cambiare prospettiva, abbandonare le leggi del nostro mondo, ritrovare noi stessi e questo nuovo atteggiamento ci permetterà di comunicare con gli animali.

La comunicazione intuitiva con gli animali avviene attraverso le emozioni e l’amore. Tutti noi, uomini e animali, emaniamo nell’ambiente emozioni tramite sensazioni e pensieri. Gl animali sono in grado di percepirli e si comportano di conseguenza.

Possiamo cominciare a ritrovare un contatto più vero con i nostri animali domestici, come ci suggerisce Andrea nel suo libro. Parliamo con loro, salutiamoli quando usciamo e entriamo in casa, comunichiamo cosa faremo, dove andremo, tranquillizziamoli. Questo è un inizio per instaurare una nuova comunicazione.

Quattro punti importanti per comunicare con gli animali. Consiglio a tutti la lettura del libro di Andrea Contri. La sua storia, i luoghi che ha visitato, gli incontri e i messaggi che gli animali ci portano sono numerosissimi, tutti belli, interessanti, degni di nota e di rispetto.

A breve potrete leggere un mio articolo per il blog di Gruppo Macro Editoriale.

“Lo stato di quiete, di ascolto, di stupore e di gioia di vivere è quello che occorre ricercare per vivere appieno la comunione con la natura”

Per non togliervi il piacere della lettura, vorrei indicarvi questi punti di partenza per comunicare meglio con il mondo animale.

  1. tornare alla natura, avvicinarsi di nuovo al mondo delle piante e degli animali faciliterà la comunicazione. Gli alberi sono portatori di saggezza. Gli animali ci comunicano stati d’animo, modi di essere e di affrontare il mondo, ci rivelano caratteristiche che spesso non pensiamo di avere (e qui apro una piccola parentesi perché se ti interessa questo argomento, lo approfondirò dal mese prossimo nella newsletter)
  2. rispetto e armonia. Trattiamo gli animali con rispetto, avviciniamoci ai loro habitat con rispetto. Viviamo in armonia con le piante, la natura e gli animali. Siamo qui, tutti insieme, a condividere lo stesso mondo, la stessa acqua, terra, aria.
  3. fidiamoci dell’intuito. Per comunicare con gli animali non serve la nostra parte razionale, la mente, non serve la logica. Occorre fidarsi di quello che sentiamo, percepiamo, dell’istinto. E soprattutto:
  4. trasmettiamo amore e gentilezza. L’amore è un’emozione che può essere trasmessa ad un altro essere vivente.  La frequenza dell’amore è universale, è comune all’uomo, è comune per tutti gli esseri viventi.

E, infine, Andrea ci ricorda nel suo libro La comunicazione intuitiva con gli animali che tutto è nato dal sogno di poter parlare con gli animali e ci invita a non smettere mai di sognare, a credere nei nostri sogni e a muoversi nella direzione giusta per realizzarli.

“I sogni sono delle vie parallele, sono un’estensione del nostro essere, richiedono costanza e dedizione”