CURIOSA DI NATURA

Frida Kahlo, il caos dentro

Il caos dentro è la mostra dedicata all’artista Frida Kahlo, presso la Fabbrica del Vapore a Milano: dipinti, lettere e fotografie di una donna che ha amato tanto la vita. Amante delle piante e della natura, Frida si circondava di oggetti colorati di artigianato che le ricordavano ogni istante la bellezza della vita.

La mostra si svolge su due piani: sono esposti abiti e gioielli, lettere e fotografie, busti e oggetti appartenuti all’artista. Frida viene raccontata anche attraverso i ritratti fotografici del fotografo Leo Matiz e i dipinti del marito Diego Rivera.

Alla fine del percorso, un filmato di oltre trenta minuti racconta la vita e gli amori di Frida Kahlo. Da non perdere anche l’esperienza nella sala della realtà multimediale che ci porta a camminare sulle strade messicane di terra battuta e sul tram dell’incidente.

Quanto è fragile e preziosa la vita? Come possiamo volare e liberarci da un corpo a pezzi che ci fa soffrire attraverso i colori, l’arte, la natura? Questo è il viaggio che ho percorso con Frida Kahlo.

La donna e l’artista Frida Kahlo

Frida Kahlo nasce vicino a città del Messico, a Coyocán, il 6 luglio 1907. Il padre è un fotografo tedesco e la madre una donna messicana benestante. Da piccola è colpita dalla poliomelite che le causa problemi al piede e alla gamba. Frida è molto affezionata al padre: saranno i colori appoggiati in un angolo del suo studio fotografico ad aiutarla nei periodi della malattia e a farle scoprire il mondo della pittura.

Frida intraprende gli studi per diventare medico e le arti figurative sono solo un gioco e un passatempo per lei. Il 25 settembre 1925 è una data fatidica nella vita di Frida Kahlo. Era sul bus, stava tornando a casa da scuola insieme al suo fidanzato, quando un tram schiacciò il bus contro un muro. Ci furono morti e feriti e Frida, a soli 18 anni, subì un grave danno alla colonna vertebrale che le cambiò per sempre la vita.

Dopo anni di cure, Frida inizia a dipingere e incontra il famoso pittore Diego Rivera. Si innamora di lui e i due si sposano nel 1929: Frida ha solo 22 anni, Diego ne ha 43. Nel 1930 si trasferiscono negli Stati Uniti, a Detroit e poi a New York. In questi anni Frida ha il suo secondo aborto per problemi di salute legati al suo incidente.

La vita con Diego non procede più come prima e i due si separano nel 1935: Frida torna in Messico, Diego resta in America. In questi anni Frida vive nella sua casa, Casa Azul, che sarà uno dei luoghi più cari per lei. Ora è una pittrice famosa: la sua prima mostra personale è a New York nel 1938 e l’anno seguente espone a Parigi.

Nel 1940 è costretta a tornare a San Francisco per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute e a subire sette interventi alla colonna vertebrale. Resterà in ospedale per più di nove mesi. Vicino a lei ci sarà ancora Diego Rivera che ha sposato per la seconda volta proprio nel 1940. Nel 1953 subirà l’amputazione di una gamba, ma potrà camminare grazie all’uso di una protesi. Quest’ultima operazione la fa cadere in uno stato di profonda depressione e dipendenza dall’alcol, dai farmaci, dall’oppio e della morfina. Muore il 13 luglio 1954 a soli 47 anni in seguito ad una polmonite.

Chi ha conosciuto Frida Kahlo la descrive come una donna molto intelligente e sensibile, ma anche dal carattere difficile, molto gelosa e con una forza straordinaria. Amava dedicare del tempo a vestirsi, pettinare i capelli, indossare i gioielli. Una donna libera, indipendente, amante della vita, della natura, dei fiori.

Nei suoi ritratti emerge il suo sguardo curioso e vivo, l’amore per la quotidianità. Sdraiarsi sul prato, festeggiare e ridere con gli amici, accarezzare i cani: gesti semplici e genuini di una donna che colpisce per la sua particolarità di essere un’opera d’arte vivente.

Non vale la pena andarsene senza aver goduto un po’ la vita

Frida Kahlo
Frida Kahlo, la mostra Il caos dentro
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Goccia su Goccia di Moscardi: l’ecologia in musica

Goccia su Goccia è la canzone di Moscardi che parla di cambiamento climatico ed ecologia. Come la musica ci aiuta a salvare noi stessi e il Pianeta

Qualche giorno fa ho ricevuto la mail di Lorenza dall’ufficio stampa del cantautore Moscardi. La mail parlava del comune interesse per l’ecologia e la salvaguardia degli oceani e dell’ecosistema marino.

Sono andata subito a curiosare perché la musica mi piace molto e perché ci sono mille modi per parlare di ambiente ed ecologia.

Goccia su goccia la canzone di Moscardi

La canzone Goccia su goccia è il nuovo singolo di Moscardi. Il brano è un monito per chi abita questo Pianeta. Una canzone ironica e seria allo stesso tempo. Racconta una realtà che, alle volte, può essere amara. Di sicuro ci spinge a rivedere i nostri comportamenti. Giorno dopo giorno, goccia dopo goccia, il Pianeta si scioglie insieme alle certezze degli uomini moderni.

“Se mi guardo intorno vedo due cose: un Pianeta che da tempo chiede aiuto e l’Uomo che fa finta di non sentire”

Moscardi

Ascolta la canzone di Moscardi Goccia su goccia su YouTube o Spotify

Una canzone che tratta con ironia un tema molto serio. Proietta immagini surreali su uno sfondo realistico e allarmante. Il messaggio di Moscardi a tutti noi: non c’è tempo da perdere, ogni goccia di questo Pianeta vale quanto la nostra vita.

Questa sensibile ballad è Goccia su goccia di Moscardi. Con questa canzone, l’autore attraversa l’oceano per arrivare al Polo Nord, in un viaggio surreale ma autentico che affronta il problema dei cambiamenti climatici e della salvaguardia degli oceani.

Per arrivare alla canzone, Moscardi ha raccontato le sue tre tappe del viaggio sui social

Prima tappa: il riscaldamento globale, i cambiamenti climatici e il rischio per la biodiversità. Anche se spesso li nominiamo in quest’ordine, secondo gli scienziati alla base di tutto il processo c’è la perdita di biodiversità. Invadiamo e riduciamo gli habitat delle specie animali e vegetali. Tagliamo foreste e boschi, inquiniamo gli oceani e l’aria. In questo modo aumenta la temperatura della terra e del mare. Seguono danni ambientali, disastri climatici, eventi meteo sempre più estremi.

Seconda tappa: i ghiacciai e le foreste. Due ambienti che sono profondamente cambiati negli ultimi decenni ad opera dell’uomo. Sia le foreste, che i mari e gli oceani, sono i polmoni della terra, il nostro ossigeno vitale.

Terza tappa: le città, con il traffico e lo smog. Città che non sono più a misura d’uomo, ambienti troppo antropizzati che ci fanno perdere il contatto con la natura. Anche se negli ultimi decenni stiamo notando un’inversione di rotta: nelle città torna il verde, si affronta il problema del traffico per ridurre lo smog.

Goccia su goccia, il singolo di Moscardi che unisce musica e ecologia

Chi è Francesco Moscardi

Francesco Moscardi, in arte Moscardi, è un giovane 27enne che ho scoperto in questi mesi grazie alla sua canzone Goccia su goccia.

Diplomato in Batteria e Percussioni al Roma Contemporary Music College e laureato in Cooperazione Internazionale e sviluppo, ha frequentato il corso di Composizione presso il CET di Mogol.

Laureato in composizione Pop/Rock al conservatorio di Pescara ,con Pierfrancesco Speziale e Umberto Matera fonda l’etichetta iSugo Records.

Il suo EP di debutto si intitiola Rosso Moscardi. Della canzone Goccia su goccia esiste anche la versione CD, un pop up in carta con certificazione ambientale. Un modo nuovo e giovane di parlare di ecologia e ambiente.

L’ecologia e la musica non sono un abbinamento facile e nemmeno comune. Sicuramente esistono altre canzoni che parlano di ambiente e natura. La canzone, Goccia su goccia, mi ricorda una delle prime canzoni che hanno affrontato i temi ecologici: quella di Adriano Celentano, Il ragazzo della via Gluck.

Anche se non ero nata negli Anni Sessanta, immagino come fosse la mia città, Milano: circondata dal verde, dai prati e dalla campagna. Poi è arrivata l’industria e tutti si sono spostati in città, verso nuovi lavori, con condizioni di vita migliori: prima l’acqua in casa, poi l’elettricità e i primi elettrodomestici.

Le città sono state snaturate per anni. La campagna e la natura sono state allontanate e quasi confinate fuori dalle mura urbane. Ma la natura è parte di noi e oggi le città stanno ristabilendo un nuovo rapporto col verde urbano, con i parchi, con le periferie.

Allo stesso modo, la salvaguardia dei mari e degli oceani riguarda tutti, anche chi abita lontano dalle coste. Perché la natura, entro certi limiti, è in grado di rigenerarsi. Invece l’uomo, senza ossigeno, senza natura, senza cibo, è destinato all’estinzione. Ripensiamo a noi, al mondo della natura, all’ecologia. Con le parole, con le azioni. E anche con la musica.

Goccia su Goccia di Moscardi: scritto da Francesco Moscardi e Pierfrancesco Speziale (a.k.a Labbè), prodotto da Labbè, registrata presso Bar 44 Home Studio e Bess Recording – Montesilvano (PE), etichetta iSugo Records, distribuito da Artist First

Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile

Siamo a metà strada tra il 2030 e il 2015, anni importanti per l’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile: come vivere in un mondo migliore seguendo le tre dimensioni della sostenibilità.

Il 2015 è la data nella quale è stato firmato l’accordo dell’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile. 193 Paesi al mondo si sono impegnati a raggiungere 17 obiettivi comuni entro il 2030 al fine di arrivare al traguardo di un mondo più green, più equo e sostenibile per tutti. Ma per fare questo occorre seguire le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile.

Nel post ti racconto quali sono le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile e i 17 obiettivi previsti dall’Agenda 2030 dell’ONU.

Le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile

La data degli Anni Settanta è importante dal punto di vista ecologico. In quegli anni ci si rende conto, per la prima volta nella storia, di come le risorse energetiche che il nostro Pianeta ci mette a disposizione non sono infinite.

Come mettere d’accordo la necessità di una crescita economica con le risorse limitate del nostro Pianeta? Come possiamo crescere pensando non solo al presente, ma anche al futuro? Consumando risorse in eccesso oggi, non ne avremo più per domani. Proprio negli Anni Settanta, partendo da queste domande, gli studiosi di ecologia ed economia iniziano a pensare allo sviluppo non solo in termini di crescita economica, ma tenendo anche conto che:

  • la popolazione mondiale aumenta
  • l’economia è in crescita
  • le risorse della Terra sono limitate.

Nel 1987 la Commissione Indipendente sull’Ambiente e lo Sviluppo dà la prima definizione di sviluppo sostenibile (Rapporto Brundtland, 1987):

“Lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere quelli delle generazioni future”

Così, dagli Anni Settanta in poi, il termine sviluppo sostenibile è stato sempre più utilizzato e conosciuto. Quando parliamo di sviluppo sostenibile, prima di conoscere i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 ONU è importante fermarsi a riflettere sulle tre dimensioni che lo compongono.

Le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile sono fondamentali e indivisibili e comprendono la dimensione:

  • economica
  • sociale
  • ambientale.

La dimensione economica dello sviluppo sostenibile considera il capitale economico come la capacità di generare reddito e lavoro da parte di ciascun individuo. Sono il lavoro e l’occupazione a produrre la crescita economica di un Paese e di un territorio. Sappiamo che la crescita economica si misura attraverso degli indicatori: il più noto è il PIL, Prodotto Interno Lordo. Ma questo indice, da solo, non descrive in modo preciso e completo lo sviluppo di una popolazione: dobbiamo considerare anche di altri fattori, quello sociale e quello ambientale.

Lo sviluppo sostenibile ha anche una dimensione sociale, cioè si deve tenere conto del benessere umano. Per benessere umano intendiamo la salute, l’istruzione, la giustizia, la sicurezza. Per parlare di sviluppo equo e sostenibile sarà importante considerare il benessere di ogni individuo, in ogni parte del mondo, evitando le discriminazioni legate alla religione, all’età, al sesso.

La terza dimensione dello sviluppo sostenibile è la dimensione ambientale. La capacità di mantenere in buone condizioni gli ecosistemi terrestri e marini e preservare le risorse naturali del Pianeta sono alla base di questo punto. Il benessere degli uomini dal punto di vista economico e sociale non basta: la vita dev’essere in armonia con le esigenze della natura e della biodiversità del mondo nel quel insieme viviamo.

Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile
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Intervista a Rita Palazzi, blogger di Not Only Twenty

Ho incontrato Rita Palazzi, blogger di Not Only Twenty, nel mio percorso Bloginrete: in questa intervista Rita si racconta in un’ottica diversa, partendo dal suo rapporto con la natura e l’ambiente.

Leggendo che la moda è il terzo settore per inquinamento ambientale, mi sono fatta qualche domanda e ho deciso di chiedere a chi è nel mondo della moda da sempre. Rita Palazzi ha accolto il mio invito a parlare del suo progetto per le donne over 50, il blog Not Only Twenty, e di come è possibile sentirsi bene con sé stessi e seguire la moda rispettando il prossimo e il Pianeta.

Scopriamo insieme una donna forte e intraprendente, affettuosa e comprensiva, ma anche rispettosa del prossimo e della natura.

Chi è Rita Palazzi

  • Ciao Rita, presentati ai lettori di curiosa di natura

Ciao Sabrina, grazie per questa bella opportunità.

Sono una fashion blogger over 50. Utilizzo la moda per fare aumentare l’autostima delle donne imperfette. Quelle donne che arrivate alla fatidica soglia dei 50 anni, hanno aumentato il loro peso, hanno visto il girovita allargarsi e le rughe attraversare impietose i loro volti. Credo nella bellezza delle donne a tutte le età e a tutte le taglie e questo è quello che vorrei trasmettere a chi mi segue.

Rita Palazzi, blogger di Not Only Twenty
Rita Palazzi, blogger di Not Only Twenty

Rita Palazzi e il suo blog Not Only Twenty

  • Quando è nato il tuo blog Not Only Twenty e come mai hai scelto questo nome?

Il mio blog Not Only Twenty è nato sette anni fa, quando ho realizzato che non era il caso di rimandare, quello era il momento buono di dare voce alla mia passione, era quello il momento di realizzare il sogno.

Quando ho iniziato il blog, quelli più famosi avevano nomi in lingua inglese, da qui il nome Not Only Twenty. Per me ha il significato che non solo a 20 (anni) si può avere sogni, ci si può vedere belle e si può amare la moda. 

  • Ti rivolgi alle donne over 50: quali messaggi vuoi trasmettere alle donne attraverso la moda che racconti?

Prima di tutto vorrei trasmettere l’importanza che ha la loro persona. Troppo spesso noi donne tendiamo ad annullarci per soddisfare le esigenze del lavoro e della famiglia. Scardinare gli stereotipi che vedono le donne over 50 “finite” dal punto di vista della bellezza e della sensualità e non ultimo il rispetto dell’ambiente con la scelta dell’abbigliamento.

  • Secondo te, quando si può parlare di moda etica e sostenibile? Come ne parli nel tuo blog?

Questa Sabrina è la domanda più difficile che potevi farmi. 

La moda è il terzo settore per inquinamento dell’ambiente e tanto ci sarebbe da fare. Come i tuoi lettori sanno le monocolture sono terribili per l’ambiente. Se pianto soltanto cotone, quei terreni non avranno la capacità di difendersi in modo naturale dagli attacchi dei parassiti e saranno sfruttati al massimo. Questo richiederà l’utilizzo di antiparassitari e di diserbanti che troveremo nelle acque.

Le colorazioni dei tessuti sono un altro aspetto dell’inquinamento: sembra che ormai tutti i fiumi della Cina siano inquinati a causa della moda. Il fast fashion con le sovrapproduzioni che non vengono vendute, causano inquinamento con il loro smaltimento.

Non ultimo lo sfruttamento delle persone che lavorano in questo settore. Potrei stare qui tutto il giorno a elencarti gli aspetti negativi. 

Per fortuna le cose stanno lentamente cambiando. L’utilizzo e la ricerca di nuovi materiali per la produzione di abiti e accessori sta andando avanti e potrebbe essere un aspetto molto positivo, anche in considerazione del riciclo di sostanze e materie di scarto. Per le colorazioni dei tessuti è possibile utilizzare materiali non tossici e non inquinanti.

Una cosa che mi piace moltissimo e di cui parlo spesso nel mio blog è la vendita e l’acquisto di abbigliamento e accessori di seconda mano. Un grande aiuto all’ambiente, visto che ogni capo ha una vita media di pochi mesi invece che di due anni, come dovrebbe essere per non distruggere l’ambiente. 

Inoltre, l’altro consiglio che cerco di dare a chi mi segue è quello di cambiare i propri outfit facendo girare in modo creativo tutto quello che trovano nel loro armadio, con l’aggiunta di pochi pezzi di qualità che possano durare nel tempo.  

  • Ci sono colori e tessuti che possono aiutarci a ristabilire un contatto con la natura?

Assolutamente! Ho una casa in campagna da 10 anni e non si può immaginare la varietà di colori e sfumature che la natura sa offrirci. Per questo direi che tutti i colori immaginabili in un abbigliamento ci riportano alla natura.

I tessuti cotone, lino, canapa sono in stretto rapporto con la natura. Scarpe prodotte con la buccia della mela, per fare un esempio, ci mettono strettamente in contatto con la bellezza dell’ambiente e con il suo utilizzo in modo etico.   

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Robot, The human project

Una mostra originale, Robot The human project al Mudec di Milano per scoprire il mondo dei robot, come ci aiutano, prendendo esempio anche dalla natura.

Dall’antichità ad oggi, ogni epoca storica si è confrontata con i robot: questa mostra racconta come si sono evolute le macchine dai tempi antichi ad oggi, con una sezione interessante dedicata ai robot ispirati alla natura e a quelli che ci aiutano a monitorare l’ambiente.

Una visita consigliata ai bambini ai ragazzi di ogni età per la bellissima collezione dedicata ai robot dei cartoni animati. In questo post voglio approfondire il rapporto tra robot e natura e la loro utilità per gli studi dell’ambiente e in caso di eventi naturali imprevisti.

locandina della mostra Robot The human project presso Mudec Milano

La mostra Robot, The human project

Da sempre l’uomo ha cercato di suscitare meraviglia e stupore creando degli automi e dei robot. Nell’antichità e nel Medioevo erano macchine di metallo o di legno con effetti scenici che generavano stupore e meraviglia. Con lo sviluppo della scienza e della tecnologia, sono nati i primi veri robot e automi, in grado di aiutare l’uomo nel suo lavoro, a casa, nell’ambiente esterno. Una parte della robotica, la bionica, si è evoluta per sostituire gli arti mancanti in seguito a malattie o ad incidenti. Dunque: i robot ci aiutano in mille modi.

La mostra Robot, The human project è diretta agli adulti e ai bambini, alle scuole, alle famiglie. Nel percorso espositivo il tema dei robot è affrontata da tre diversi punti di vista:

  • tecnico- scientifico
  • antropologico
  • artistico

I primi automi, quelli dell’antichità e del Medioevo, erano macchine con particolari ingranaggi create per affascinare e stupire il pubblico durante le feste e i banchetti. Leonardo Da Vinci, nel 1509 a Milano aveva creato un bellissimo leone in legno, in grado di muoversi, per far divertire il pubblico. Dal suo petto uscivano gigli e fiori che volavano nell’aria deliziando le signore che assistevano alle rappresentazioni.

Con la nascita della meccanica di precisone, si sono costruiti gli zooidi, automi che simulano la forma di un animale. Qui alla mostra Robot, the human project c’è un bellissimo bruco in grado di compiere gli stessi movimenti di un bruco vero, in natura. Molti orologi da tasca e da tavolo erano vere opere d’arte nelle quali comparivano soggetti della natura, come un cane che beve al ruscello.

L’arrivo dell’era dell’elettronica porta a concentrarsi sul calcolo matematico. Più che ai robot si pensa a macchine calcolatrici. In Italia uno dei nomi di spicco è quello di Olivetti che nella seconda metà degli Anni Cinquanta produce calcolatori meccanici a funzionamento elettronico, che porteranno alla nascita dei personal computer della nostra era digitale.

La mostra Robot, the human project prosegue con le sale dedicate alla robotica applicata alla medicina e alle neuroscienze: la bionica e i robot umanioidi

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Una giornata mondiale delle api per proteggerle tutti i giorni

Il 20 maggio si è celebrata la Giornata mondiale delle api. Una ricorrenza nata per ricordare quanto questi preziosi insetti, come altri impollinatori, siano fondamentali per la nostra sopravvivenza. 

Istituito nel 2017 per volontà dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, quest’anno il World Bee Day è giunto alla sua quarta edizione. Una giornata che rappresenta un’opportunità per sensibilizzare le persone sul ruolo fondamentale che ricoprono le api per lo sviluppo sostenibile e sulla necessità quindi di proteggerle il più possibile.   

Il ruolo delle api

Le api, come altri impollinatori, come farfalle, pipistrelli e colibrì, trasferendo di fiore in fiore il nettare e il polline, aiutano molte piante e colture alimentari a fertilizzarsi e riprodursi. Assicurando la biodiversità alimentare di un intero ecosistema. 

Secondo la FAO infatti oltre il 75% delle colture alimentari mondiali si riproducono grazie al lavoro di impollinazione svolto dalle api. Esse possono raggiungere e impollinare più di 170.000 specie vegetali. 

Banalmente senza il loro prezioso lavoro la produzione della frutta e degli ortaggi che mangiamo sarebbe molto più lenta, se non inesistente. 

LA SCOMPARSA DELLE API E LE RELATIVE CONSEGUENZE

Eppure nonostante la loro importanza vitale la loro sopravvivenza è messa seriamente a rischio. Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, dal 1980 al 2010 la popolazione di api si è ridotta del 36%. E ancora una volta la minaccia principale è rappresentata dalle attività umane e dai loro effetti devastanti sul Pianeta.  

I principali nemici sono infatti pesticidi e insetticidi, deforestazione e distruzione di suolo fertile, la scomparsa di biodiversità e non ultimi l’inquinamento e i cambiamenti climatici. 

Se le api continueranno a diminuire, saranno a serio rischio alimenti come castagne, mele, pesche e mandorle. Ma anche tantissimi ortaggi, tra cui ad esempio zucchine e pomodori. 

Giornata Mondiale delle Api – World Bee Day

La Slovenia e la tutela delle api

La Slovenia è in prima linea per la salvaguardia della specie. Nel Paese è da sempre largamente diffusa una cultura di rispetto e tutela delle api. Pensate ad esempio che su una popolazione di 10 mila persone, ben 200 sloveni hanno un’attività di apicoltura. 

La Slovenia inoltre è stata la prima nel 2011 a vietare l’uso di pesticidi a danno delle api sul territorio nazionale. E nel 2017 è stata lei a spingere fortemente per l’istituzione del World Bee Day, che ricordasse al mondo l’urgenza di proteggere e salvaguardare questa specie. 

Sarà forse merito anche dell’eredità lasciata da Anton Janša (1734 – 1773), pioniere delle tecniche di apicoltura moderne proprio in Slovenia, suo paese di origine. In onore del quale è stato scelto per la Giornata mondiale delle api proprio il 20 maggio, suo giorno di nascita.  

Cosa possiamo fare per le api?

Tutti e tutte noi possiamo fare qualcosa per proteggere questi insetti così preziosi. Ognuno in base alle proprie possibilità. 

Angelina Jolie ad esempio il 20 maggio ha deciso di posare per il National Geographic interamente ricoperta di api. Ovviamente con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle terribili conseguenze di una loro estinzione. Questo è efficace se lo fa lei, con la sua visibilità e notorietà. Se lo facessimo noi probabilmente i risultati sarebbero molto diversi. Io morirei sicuramente di paura prima dello scatto del fotografo. 

Però possiamo fare tanto altro. In primis sicuramente dichiarare guerra all’inquinamento facendo nostro uno stile di vita più sostenibile. In secondo luogo riempire il balcone di fiori che possano fornire nettare e polline alle api. Creando così dei veri e proprio corridoi verdi per aumentare il numero di insetti impollinatori, anche nelle nostre città. A questo scopo potete piantare piante aromatiche come timo, rosmarino, malva, verbena, ma anche camomilla, borragine e lavanda. E tra i fiori scegliere gerani, ortensie, azalee e margherite.

Insomma che le api siano fondamentali per la vita ormai è chiaro. E che sia nostro dovere aiutarle e proteggerle lo è ancora di più. Ognuno con i propri mezzi, possiamo tutti fare la differenza. 

Quest guest post è stato scritto da Eloisa Dal Piai (Green-tosa e appassionatamente eco femminista per il magazine digitale di Distanti ma Unite)