curiosa di natura

Capire il cambiamento climatico

290 scatti realizzati dai fotografi del National Geographic, montati di seguito in bellissimi video per rendersi conto, sentire, capire il cambiamento climatico

Esperienza, consapevolezza e azione sono le tre tappe della mostra Capire il cambiamento climatico in corso al museo di Storia Naturale di Milano fino al 26 maggio 2019. Si tratta di una Experience exhibition, una mostra fatta di fotografie e filmati.

Per raccontare il cambiamento climatico non servono molte parole: bastano le immagini, i suoni e alcuni dati. Questo è quello che si scopre visitando la mostra. Se avete un po’ di tempo libero – anche in pausa pranzo – e siete interessati all’argomento, vi consiglio di andarci. Per la sua struttura a video e immagini è adatta a tutti e permette di osservare, sentire, percepire cosa sta succedendo nel mondo attorno a noi, senza bisogno di leggere lunghi cartelli ed didascalie.

© Brian J. Skerry Capire il cambiamento climatico

(foto © Brian J. Skerry Capire il cambiamento climatico) Gli ecosistemi marini di tutto il mondo sono vittime di grave inquinamento da rifiuti di ogni genere: plastica, rottami, mercurio e altri metalli pesanti… fino ai veleni rilasciati da migliaia di bombe inesplose nelle zone di guerra, che giungono a noi propagandosi attraverso le catene alimentari. Qui un gobbio giallo (Gobiodon okinawae) scruta attraverso la finestra della sua casa-lattina (Penisola di Izu, Honshu, Giappone).

La prima sala racconta il nostro pianeta e i suoi abitanti prima del cambiamento climatico. I filmati e le musiche, proiettati tutto attorno alla stanza, ci svelano la bellezza dei fondali marini, ricchi di flora e fauna, delle montagne e dei ghiacciai, dei boschi e delle nuove piante che nascono. Tutto è perfetto, un paradiso. Cervi che corrono liberi, cascate d’acqua cristallina, orsi polari tra il bianco dei ghiacciai, tartarughe e uccelli marini, tutta la meravigliosa bellezza del nostro pianeta e dei suoi abitanti.

Nella seconda sala le immagini seguono la stessa linea di racconto della sala precedente. Ma ora tutto è cambiato: il cambiamento climatico è in atto, anche la musica non è più la stessa. Gli orsi polari sono ridotti ad uno scheletro, i ghiacciai si sciolgono, i boschi si diradano. Gli alberi sono marci e cadono al suolo. Il mare è pieno di plastica, la terra di rifiuti e l’inquinamento è nell’aria. 

Nella sala sono presenti anche tre installazioni totem con le immagini stilizzate di animali simbolo dei danni causati dal cambiamento climatico: l’orso polare, la tartaruga marina, l’elefante asiatico. Sono tre specie la cui popolazione è in declino, classificati come vulnerabili o in pericolo di estinzione. Avvicinandosi ai totem, si accende una luce e una voce narra la storia di animali un tempo fieri che ora sono in difficoltà nei loro rispettivi habitat a causa delle reti e della plastica (tartaruga marina), della deforestazione e della caccia (elefante asiatico) e delle trivellazioni e fusione dei ghiacciai (orso polare).

Consapevolezza La terza sala della mostra è quella della consapevolezza. Ora sappiamo, abbiamo visto le foto e i video con i nostri occhi, abbiamo sentito il verso degli animali che si lamentano, i rumori sordi dell’inquinamento acustico causato dall’uomo. 

Cosa possiamo fare? Nella terza sala troviamo tante indicazioni per sprecare meno risorse possibili e tanti giochi interattivi che rendono la mostra molto consigliata anche ai bambini e ai ragazzi.

foto © James Balog Capire il cambiamento climatico

(foto © James Balog Capire il cambiamento climatico) Il grande ghiacciaio Bridge (British Columbia, Canada occidentale) soffre le estati sempre più calde: si è ritirato di ben 3 chilometri in appena 12 anni tra il 2004 e il 2016, circa 250 m all’anno. La sua contrazione farà diminuire il deflusso d’acqua verso gli impianti idroelettrici del fiume Bridge, che oggi soddisfano la domanda elettrica di circa 350.000 abitanti.

Le risorse e i dati La mostra è adatta a tutti. Nelle prime due sale dei filmati, ciascuno di noi, a seconda dell’età e della sensibilità, può farsi un’idea della natura che cambia sotto i nostri occhi. 

Le immagini che qui vedete sono quelle del volantino che accompagna la mostra. Purtroppo non è possibile divulgare altre immagini, occorre visitare la mostra, vedere con i propri occhi.

Girando nell’ultima sala mi sono annotata alcuni dati, drammatici, che fanno riflettere. Per chi ha bisogno di sapere qualcosa di concreto.

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La mostra Capire il cambiamento climatico è aperta fino al 26 maggio 2019. Qui trovate tutte le informazioni per una visita. Un momento di riflessione adatto a tutta la famiglia, ma anche un’occasione per immergersi nelle bellissime fotografie e filmati del National Geographic.

“La Terra non morirà. Soffrirà, cambierà, muterà, ma non scomparirà. A scomparire potrebbero essere le condizioni per la vita”

(Capire il cambiamento climatico)

Tre esempi di sostenibilità alla Milano Design WeeK

L’Università degli Studi di Milano ha ospitato alcune installazioni della Design Week 2019 che parlano di sostenibilità e del grido di allarme del nostro Pianeta: Help!

La Milano Design Week è una settimana ricca di eventi: tra il Salone del Mobile, l’esposizione di Rho Fiera e il Fuorisalone in città bisognerebbe avere molto tempo per essere dappertutto. Quest’anno ho pensato di fare un giro nel cortile della Statale perché ero incuriosita dall’installazione Help! 

Help the Planet, Help the Humans Si tratta della scritta help creata utilizzando milioni di tappi di plastica delle bottiglie riuniti all’interno di una rete. Realizzata da Maria Cristina Finucci e Alessia Crivelli con One Ocean Foundation è l’ennesimo grido di allarme del nostro Pianeta. 

“La Terra che, ferita, sanguina plastica dalle sue viscere formando le quattro lettere della parola help”. 

Una scritta che s’illuminava durante la notte come lava incandescente. Un’installazione che ci fa riflettere, ancora una volta, sui gravi danni che la plastica provoca al pianeta e all’umanità. 

Help the Planet, Help the Humans

Help the Planet, Help the Humans

Regeneration e e Recharge Regeneration racconta com’è possibile dare nuova vita alla plastica tramite il riuso e il riciclo. I moduli che compongono la struttura alta sette metri sono tutti creati in plastica rigenerata. Raffaello Galliotto ha ideato uno spazio di benessere per rigenerarsi, una stanza a cielo aperto circondata dai moduli di plastica riciclata. 

Dopo esserti rilassato puoi anche approfittare per ricaricare a mano il tuo smartphone. Attraverso una manovella, ogni due minuti di lavoro fisico, una tacca di energia in più sulla batteria. Un modo per unire l’utile al dilettevole.

 

La foresta dei violini. La natura spezzata dal maltempo: mi ha molto colpito trovare appesi in aria due grossi abeti rossi sradicati. Leggendo la descrizione dell’installazione ho visto che si trattava di abeti della val di Fiemme. Lo scorso mese di novembre il maltempo ha distrutto 700.000 metri cubi di legname pari a circa 12 milioni di alberi. Tutti noi ricordiamo le immagini al telegiornale degli alberi caduti galleggianti sul fango. Questa installazione, la foresta dei violini, realizzata da Nemo Monti e dalla Provincia Autonoma di Trento, ci ricorda quanto tempo occorre perché un albero cresca e come dobbiamo fare di più per preservare e conservare la natura.

la foresta dei violini

la foresta dei violini

Il mio giro si è concluso in piazza Duomo. Avrai sentito parlare dell’installazione dedicata alla violenza sulle donne – Maestà sofferente di Gaetano Pesce. Questa installazione era circondata dalla ricostruzione di teste di animali a simboleggiare la violenza dell’uomo. Non concordo molto su questa visione: l’uomo deve comportarsi da essere umano e la sua violenza non si può paragonare a quella degli animali che hanno intelligenza e istinti diversi.

E tu, sei stato in giro per il Fuorisalone? Qualcosa in particolare ti ha fatto riflettere?

Addio plastica: nuove leggi e considerazioni alimentari

Da pochi giorni la Commissione Europea ha approvato la direttiva che elimina i dieci prodotti in plastica più abbondanti in mare e sulle spiagge. L’inquinamento da plastica danneggia l’ambiente, la flora e la fauna e l’uomo: qualche considerazioni su quello che mangiamo.

Dal 2021 saranno vietati dieci prodotti in plastica che la Commissione Europea ha ritenuto tra i più abbondanti sulle coste, quelli che troviamo di più in mare e lungo le spiagge. Posate, piatti, cannucce, bastoncini cotonati, bastoncini per palloncini, plastiche degradabili, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso. 

Non solo divieti, ma anche incentivi alla raccolta differenziata con l’obiettivo del 90% della raccolta di bottiglie in plastica entro il 2029.

Attenzione anche ai mozziconi di sigaretta che contengono plastica: le riduzioni sono previste dal 50% entro il 2025 per arrivare all’80% nel 2030.

Scatole monouso per panini e contenitori alimentari per frutta, verdura, dessert sono un’altra importante fonte di inquinamento da plastica se non vengono correttamente gettate nei contenitori della raccolta differenziata e occorrerà studiare delle soluzioni alternative.

Addio plastica: nuove leggi e considerazioni alimentari

Addio plastica: nuove leggi e considerazioni alimentari

Da molti anni mi sono resa conto che la plastica ha purtroppo invaso i nostri mari. Nell’estate del 2016 ho proposto qui sul blog una serie di post che già preannunciavano un problema che poi sarebbe esploso in questi anni. Presto vi racconterò anche di altre idee e organizzazioni che stanno agendo in modo pratico e stanno facendo sensibilizzazione sul problema.

L’inquinamento da plastica mi ha fatto riflettere per i danni che causa alla natura, agli animali, alle piante e all’ecosistema in generale. È di pochi giorni fa la notizia di un capodoglio trovato morto lungo le coste della Sardegna con 22 chilogrammi di plastica nella pancia. E non è l’unica notizia, ne abbiamo lette molte altre simili, purtroppo. Questo grave problema se ne porta dietro un altro altrettanto grave: la plastica nel cibo.

Quello che mangiamo non è più il cibo di una volta. Se gli allevamenti sono intensivi e la carne è ormai troppo piena di antibiotici e ormoni per la crescita, anche il pesce e alimenti impensabili sono più dannosi che nutrienti proprio per la presenza di microplastica e metalli pesanti.

I molluschi e il pesce dei nostri mari è pieno di plastica e metalli pesanti come raccontano molti articoli e questo video che mi è capitato di rivedere di recente.

Se da piccola mi dicevano di mangiare pesce per gli omega tre e i nutrienti che conteneva ora mi pongo molte domande: saranno più dannosi gli inquinanti presenti o più utili le sostanze nutritive? Oggi come oggi, da quale lato pende la bilancia? Quali alimenti sono immuni da plastiche, metalli pesanti, erbicidi e pesticidi? Cosa si può davvero mangiare in sicurezza?

Dal sale al miele: la plastica è dove non te l’aspetti. Leggendo alcuni articoli (che trovi al termine del post) mi sono resa conto di quanto il problema della plastica sia ormai – per così dire – ubiquitario. Davvero, c’è plastica dappertutto. 

Nel sale marino, quello che poi usiamo per cucinare, sono state trovate tre microplastiche in 5 grammi – dose giornaliera raccomandata (sembra poco, ma poi corrisponde a 600 particelle per chilogrammo di sale). 

Microplastiche sono presenti anche nell’acqua in bottiglia: gli studi ci dicono da 2 a 240 pezzetti per litro).

Che ci fosse plastica anche nel miele e nella birra non lo avrei detto ma gli insetti impollinatori veicolano questa sostanza artificiale e nociva.

Purtroppo sono domande alle quali è difficile rispondere. Certo sarebbe bene coltivare della propria frutta e verdura e affidarsi a rivenditori di carne e pesce fresco, ma la sicurezza alimentare non è del tutto certa. 

Cosa ne pensi? Ti poni anche tu queste domande?

Iniziamo, dunque, col ridurre la plastica nell’ambiente e salvare la natura, pensando che tutto quello che abbandoniamo in giro, come sempre, torna in circolo e arriva prima o poi sulle nostre tavole. 

Alcuni degli articoli che ho letto per il post: IlSole24OreWeForum.orgeHabitat

Il meraviglioso mondo della natura

Una favola tra arte, mito e scienza è la mostra dedicata al Ciclo di Orfeo, un gioiello dell’arte del Seicento a Palazzo Reale Milano, un modo per conoscere la flora e la fauna del nostro paese.

Il meraviglioso mondo della natura. Una favola tra arte, mito e scienza è la mostra da poco inaugurata a Palazzo Reale a Milano, aperta fino al 14 luglio 2019. È uno degli appuntamenti pensato in occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, uno sguardo sulla rappresentazione artistica della natura dal Quattrocento al Seicento nella Regione Lombardia.

Il progetto espositivo è promosso dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale, 24 Ore Cultura per parlare di arte e scienza, della natura, rappresentata nelle sue centinaia di varietà animali e vegetali. Ho partecipato all’inaugurazione della mostra, un evento importante per la nostra città, per parlare di natura, animali e vegetali e ricordare le opere di Leonardo da Vinci.

Il meraviglioso mondo della natura

Il meraviglioso mondo della natura. Una favola tra arte, mito e scienza

La mostra – curata dagli storici dell’arte Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa e con le scenografie di Margherita Palli – si apre con un’installazione luminosa e con il codice lombardo Historia plantarum della Biblioteca Casanatense di Roma, ricco di illustrazioni del mondo vegetale e animale. Un trattato che rappresentava le piante usate come medicinali e suggeriva le varie cure e i rimedi per la salute dell’uomo.

Leonardo da Vinci (1452-1519) Studio sull’equivalenza di superfici e disegno di un gatto che si lava- 1513-1515 circa- penna, tracce di matita nera – Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Pinacoteca, Codice Atlantico, f. 268r (ex 98r-a) © Veneranda Biblioteca Ambrosiana /Mondadori Portfolio

Evviva i gatti! In una pagina aperta del codice Plantarum un gatto si avvicina ad una forma di formaggio. Nel periodo che va dal Quattrocento al Seicento non era facile dipingere gli animali. Poco si conosceva della loro anatomia. Le possibilità erano praticamente due. Come in questo caso, si usava -purtroppo- un gatto morto, messo in posa. 

Al contrario Leonardo da Vinci preferiva osservare e dipingere gli animali dal vivo, la seconda possibilità. Ecco che si vede una pagina del suo Codice Atlantico. Mentre studiava l’equivalenza geometrica di alcune superfici, Leonardo si sofferma ad osservare e a dipingere un gatto mentre si lava. 

Natura viva, natura morta. Tutta la natura, sia il mondo vegetale che quello animale, veniva rappresentata in questo modo, osservando dei soggetti morti messi in posa. Forse anche grazie a Leonardo, ad un certo punto si preferì osservare vegetali e animali dal vivo e rappresentarli così, seppure con molte difficoltà.

Ecco che in mostra si trova un secondo confronto – tra natura dal vivo e modello morto – tra la Canestra di frutta del Caravaggio e il Piatto metallico con pesche di Giovanni Ambrogio Figino.

Il Ciclo di Orfeo è il centro di questa esposizione. È un complesso figurativo del Seicento italiano, commissionato da Alessandro Visconti per il proprio palazzo a Milano e poi ospitato a Palazzo Sormani dal 1877 in poi. Il palazzo che lo ospitava in origine ora non esiste più – si tratta di Palazzo Verri, tra via Monte Napoleone e via Pietro Verri. 

Il mito di Orfeo. Orfeo era un cantore della Tracia che, con la sua celestiale musica, incantava gli animali, persino i più feroci col suo canto disperato per la morte dell’amata Euridice. Il Ciclo di Orfeo comprende 23 tele con poche figure umane: solo Orfeo e un piccolo Bacco. Il paesaggio è solo natura, ricco di piante, fiori e animali.  Entrando nella Sala occorre guardare in alto perché le tele sono collocate nella parte alte della stanza così come erano posti in origine, ma si rimane incantati dalla bellezza delle raffigurazioni e dalla melodia che invade la sala, ricca di uccelli che cantano tra il fruscio del vento e delle foglie

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Anonimo olandese, Pandolfo Reschi (1640-1696), Livio Mehus (1627-1691) Ciclo di Orfeo (dettaglio) -1675-1680 circa – olio su tela – Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco (in deposito a Palazzo Sormani, sala del Grechetto e sala dei Putti) © Comune di Milano-Tutti i diritti riservati

Dall’arte alla natura. Un grande studio è stato fatto dagli esperti del Museo di Storia Naturale di Milano: studiando il Ciclo di Orfeo hanno riconosciuto e classificato 160 esemplari tra mammiferi, uccelli, pesci, rettili e invertebrati. E proprio questi 160 animali, provenienti dal Museo di Storia Naturale di Milano, dall’Acquario Civico di Milano e dal MUSE di Trento, sono stati collocati nella Sala successiva per essere ammirati, in una sorta di “sala delle meraviglie”

Una mostra che mette insieme vari Musei e Biblioteche della città di Milano. Una mostra che racconta com’era difficile per i pittori del Rinascimento rappresentare esseri viventi e animati e quali tecniche venivano utilizzate: modelli vivi o morti, disegni, animali veri o ricavati dai dipinti dei bestiari, numerosi all’epoca. 

Il Ciclo di Orfeo: il restauro e sua collocazione futura. Questa mostra è una bella opportunità per ammirare le opere del Ciclo di Orfeo ricollocate nella loro posizione originaria. Come già detto, nel Novecento le tele sono state ospitate in una sala di Palazzo Sormani – che le vorrebbe di nuovo vedere collocate lì, al loro posto. 

Ma prima di decidere dove ricollocarle, le tele necessitano di un restauro. L’intervento mostrerà ancor meglio la qualità artistica di questo “atlante” seicentesco della fauna e della flora. Per questo, dopo la visita, mi sono fermata al bookshop per acquistare la cartolina – che vedete a destra nella prima foto – e aiutare così il restauro di questa bellissima opera pittorica. 

Il meraviglioso mondo della natura. Una favola tra arte, mito e scienza è una mostra aperta presso Palazzo Reale a Milano fino al 14 luglio 2019.

 

“I Greci dicevano che la meraviglia è l’inizio

del sapere e allorché cessiamo di meravigliarci corriamo

il rischio di cessare di sapere” (Ernst H. Gombrich)

Animals – Steve McCurry

Il genio e la sensibilità del grande fotografo, Steve McCurry, in un viaggio globale alla scoperta della contiguità tra noi e il mondo animale

Mudec Photo è il nuovo spazio espositivo dedicato alla fotografia d’autore nato da poco di fronte al Museo delle Culture di Milano.

Animals è il primo progetto espositivo che viene ospitato in questi nuovi spazi, appositamente pensato e creato per il Mudec di Milano. Sono 60 scatti del grande fotografo esploratore del genere umano, Steve McCurry.

Una foto racconta una storia. Questa esposizione ci racconta del rapporto tra uomo e animali. Animali da compagnia, da lavoro, animali usati per il nostro divertimento, animali feriti e uccisi dal comportamento umano, dalle guerre e dal cambiamento climatico.

Animals - Steve McCurry - Mudec Milano

Locandina della mostra Animals – Steve McCurry – Mudec Milano

Un progetto che nasce nel 1992. In quegli anni Steve McCurry decise di lasciare il suo lavoro da fotografo freelance negli Stati Uniti per un viaggio in India accompagnato solo da uno zaino pieno di vestiti e rullini fotografici. Quel viaggio lo ha portato fino in Afghanistan negli Anni della Guerra del Golfo. Dopo quell’esperienza, McCurry decise di dedicare parte dei suoi scatti al rapporto uomo-animali.

Un uomo – un animale. Le foto esposte in questa bellissima mostra ci raccontano di un rapporto particolare tra uomo e animale. Spesso sono animali domestici – cani, gatti, cavalli, mucche, asini – che condividono con noi la vita quotidiana, il lavoro nei campi, e ci forniscono cibo. Ma anche animali che l’uomo ferisce e uccide durante i combattimenti tra animali, le guerre e con i disastri dovuti al cambiamento climatico.

Il percorso della mostra è libero. Tranne per alcune eccezioni, non ci sono didascalie sotto le fotografie. È indicato solo il luogo e l’anno dello scatto.

Quattro foto mi hanno incuriosito più delle altre.

1983, India. Un cane nero fissa la porta bianca di una casa rossa. Vorrebbe entrare perché l’acqua ha invaso la strada e non può più camminare. Bellissimo il contrasto tra i colori e lo sguardo del cane. La foto testimonia l’impatto che i monsoni hanno sulla vita delle popolazioni, sull’uomo e sugli animali nel Sudest asiatico (come McCurry racconta nel suo volume Monsoon).

INDIA-10221© Steve McCurry

Steve McCurry
Porbandar, India
Anno: 1983
Credito fotografico: © Steve McCurry

1991, Kuwait. I cammelli camminano in una terra desolata, un campo infuocato dalle esplosioni di più di 600 pozzi petroliferi. Queste foto hanno fatto il giro del mondo durante la Guerra del Golfo. Hanno testimoniato il danno che la guerra fa a tutti: uomini, animali, ambiente naturale. Ecco che la fotografia diventa testimone di un disastro ecologico, rappresentato anche da altri scatti di McCurry che ritraggono gli uccelli migratori ricoperti dal petrolio.

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Steve McCurry
Al Ahmadi, Kuwait
Anno: 1991
Credito fotografico: © Steve McCurry

2002 Kabul. Un cane sulla bicicletta. È un cane pastore Kuchi, sembra tranquillo col suo padrone, in bicicletta, in giro per il paese. In realtà è sabato e come ogni sabato al mercato rionale si svolgono combattimenti tra cani ed è proprio lì che il suo padrone lo sta portando.

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Steve McCurry
Kabul, Afghanistan
Anno: 2002
Credito fotografico: © Steve McCurry

2010 Thailandia. Nel centro di ripopolamento per elefanti un ragazzo legge un libro in un prato, appoggiato ad una roccia. Dall’altra parte della roccia c’è un elefante. Sembrano amici, compagni. In realtà, come ci svela McCurry, l’elefante è arrivato da poco e si sta solo strofinando sul masso per grattarsi. Non conosce affatto il ragazzo che legge.

THAILAND-10033_web© Steve McCurry

Steve McCurry
Chiang Mai, Thailandia
Anno: 2010
Credito fotografico: © Steve McCurry

Magia della fotografia, potere delle storie. Quest’ultima foto rivela la magia della fotografia: quella di lasciar libero l’osservatore di inventare la propria storia personale guardando l’immagine. Io me ne sono raccontate tante durante la visita alla mostra Animals e vi suggerisco di visistarla e di fare altrettanto.

Gli sguardi (anche ad occhi chiusi). Le fotografie sono eccezionali per i loro colori, le inquadrature, le luci – niente di nuovo per uno dei grandi fotografi della nostra epoca.

Quello che più mi ha colpito di questa meravigliosa mostra sono gli sguardi. Spesso uomo e animale hanno lo stesso sguardo. Uno stesso sguardo che si ritrova nel ragazzo biondo col suo cane o in quello indiano cona la sua mucca o nella famiglia francese e in quella asiatica. Gli sguardi degli animali sono intensi, espressivi tanto quanto quelli dell’uomo.

Alcune foto ritraggono uomo e animali che dormono. Un anziano dorme su una panchina all’aperto e il suo cane dorme sotto di essa. Un bambino dorme per strada appoggiato alla sua mucca, anch’essa dormiente. Una mamma dorme con la bambina, dondolandosi sull’amaca, e sotto dorme un serpente.

In tutti questi scatti ad occhi chiusi si percepisce come uomo e animali condividono gli stessi sguardi, anche mentre stanno dormendo. Calma, tranquillità, fiducia, accomunano l’uomo che dorme in compagnia del proprio animale. Immagini bellissime che ci ricordano che non siamo soli in questo mondo, ma condividiamo il pianeta con tutte le altre creature viventi attorno a noi.

Animals – Steve McCurry – presso Mudec, Museo delle Culture a Milano

prorogata fino al 14 aprile 2109

 

My Plant and Garden 2019

Una giornata a My Plant & Garden 2019: tre novità e tre fiori di questa edizione

Anche quest’anno ho visitato My Plant & Garden 2019, la Fiera Internazionale del florovivaismo, del garden e del paesaggio che si svolge alla fine del mese di febbraio presso gli stand di Rho Fiera Milano.

myplant2019

My Plant and Garden 2019: buttarsi a capofitto nel giardinaggio :D

Ogni anno rimango affascinata dalla bellezza, dai colori, dalle sfumature e dal profumo delle numerosissime piante in esposizione. Girando tra gli stand, trascorro molto tempo ad ammirare l’abilità di chi sa realizzare meravigliose composizioni floreali, decori per abiti da sposa, acconciature per capelli con fiori veri e materiali naturali.

Le aree della fiera sono sempre tutte interessanti. È stimolante muoversi tra le piante e i fiori dei vivai, passeggiare tra gli stand di arredo per interni ed esterni, vedere tutto ciò che circonda il mondo dei fiori, delle piante e del giardinaggio.

Nelle passate edizioni ho raccontato le mie visite, quello che mi ha colpito di volta in volta:

curiosità tra piante e giardini

My Plant & Garden, terza edizione

My Plant & Garden 2018

Visitando questa interessante esposizione nel 2017 ho trovato un esempio naturale di economia circolare dal basso: Il Museo della Merda.

Edizione 2019. Per il 2019 l’area wedding era davvero ricca di bellissime composizioni, con una carrozza piena di fiori da fare invidia a quella della bella Cenerentola.

Colorate, moderne, intriganti come ogni anno le composizioni floreali delle gallery, dei cappellini, degli abiti delle sfilate.

Da non perdere “la vetrina delle eccellenze”, l’area della fiera nella quale vengono esposti e premiati i progetti e i materiali più innovativi per il settore gardening.

Molto spazio è riservato al verde nel settore dello sport e anche in questa edizione sono stati premiati “I giardini di My Plant”, realizzati per favorire le attività legate all’orticoltura, al gioco e alle comunità per adulti e bambini.

Da quest’anno il tema dell’Urban Green Management è stato introdotto nella fiera con un convegno organizzato da coloro che si occupano di gestione e di realizzazione del verde urbano e naturalistico.

Tre novità di My Plant and Garden 2019. Ogni anno giro tra gli stand in cerca di novità, di elementi che mi colpiscono perché presenti in più stand o di cose rare.

Come prima novità di quest’anno, presente in molti stand, il ritorno ai materiali naturali e le candele. Molti cestini in legno, in vimini, elementi in bambù hanno sostituito la palstica green degli scorsi anni. Le candele, i profumi, i diffusori per ambiente sono stati una novità tra gli stand della fiera a ricordarci che dei fiori possiamo apprezzare anche il profumo attraverso vari metodi di diffusione nell’ambiente.

La seconda novità, presente in alcuni stand, sono i vasi in plastica green colorata che si incastrano al balcone. Non servono più ganci e ferretti per far aderire il vaso al balcone, ma è il vaso stesso che si sdoppia per collocarsi meglio sulle ringhiere dei nostri balconi e terrazzi.

La terza novità, che ho trovato in un unico stand, è il distributore di fiori e piante. Si tratta di un box simile a quello che distribuisce acqua minerale o snack nei bar o nelle stazioni della metropolitana. Potrebbe essere una buona idea per i centri storici delle città, nei pressi di catene di distribuzione oppure all’ingresso di piccoli cimiteri di paese, spesso sprovvisti di ogni tipo di fiore. All’estero – mi dicono- è già diffuso: in Italia non mi è ancora capitato di vederne uno.

Tre fiori per il 2019. Anche quest’anno ho cercato tre fiori, diversi da quelli degli scorsi anni, presenti un po’ più diffusamente nei vivai. Qui ogni specie è presente in tante tonalità e varietà e non è facile capire quali saranno le nuove tendenze per la prossima primavera/estate. Diciamo che ho scelto i tre fiori che mi hanno più colpito:

la dipladenia, è un fiore soprattutto da esterno, ma nella zona di Milano non è tanto facile da coltivare. Vuole pieno sole e un’area ben riparata. Spesso si arrampica su muretti e recinzioni. I suoi fiori sono di molti colori, tutti vivaci: bianchi, rosa, rossi.

l’anthurium, pianta tropicale di appartamento, caratterizzata da uno spadice e da una spata, una foglia modificata di colore bianco, rosso o rosa nelle nuove varietà

le rose inglesi, simili a peonie, presenti in numerose composizioni floreali, sono bellissime e dai colori delicati, molto graziose ed eleganti.

Anche quest’anno My Plant & Garden mi ha fatto respirare un’anticipo di primavera. Mi sono già messa a pensare a quali fiori acquistare per il mio balcone nelle prossime settimane.

E tu? Ami piante, fiori, giardini? Hai già piantato o seminato qualcosa? Raccontami nei commenti, se ti fa piacere. Appuntamento alla prossima edizione del 2020 con My Plant & Garden.