CURIOSA DI NATURA

Il futuro raccontato dalle piante

“Il futuro raccontato dalle piante” è l’ultimo libro di Barbara Mazzolai, biologa e coordinatrice della linea di ricerca sulla robotica bioispirata. Attraverso tre parole chiave ci racconta come il regno vegetale ci aiuta a fare rete, a comprendere il concetto di energia e a proteggere la biodiversità.

Come fare rete

Uno degli insegnamenti delle piante è: fare rete. In primo luogo grazie alla fitta estensione di radici sotterranee che sono in grado di creare. Parlando di rete, ci viene in mente il web, un’invenzione di noi umani che prende spunto dalle piante. Il world wide web, il nostro internet, non è niente di nuovo: si ispira ad una fitta rete di connessioni che osserviamo in natura. Il Wood Wide Web è la rete sotterranea che le radici delle piante e le ife dei funghi creano crescendo nel sottosuolo.

Le piante si aiutano tramite la rete delle radici sotterranee. Non solo, grazie a questa fitta rete, gli alberi possono avere una maggiore percezione ed elaborare le informazioni in modo molto più potenziato. Le radici connettono le piante che così possono comunicare tra loro la presenza di un pericolo, come l’attacco da parte di insetti.

Un altro insegnamento che questi vegetali ci offrono è la capacità di creare simbiosi. In biologia, la simbiosi è una convivenza tra organismi di specie diversa, sia animali che vegetali. Famosa è la simbiosi che si crea attorno alle radici delle Leguminose.

Anche le micorrize sono un esempio di simbiosi nel Regno Vegetale. Si tratta di una simbiosi tra fungo e pianta che si origina nella zona delle radici. Grazie a questa cooperazione, funghi e piante si aiutano a vicenda. Le piante cercano fosforo e i funghi cercano carboidrati: quello che produce l’una, l’utilizza l’altra anche perché spesso non è in grado di produrlo in modo autonomo. Il terreno è migliore, più areato e più fertile, dove sono presenti le micorrize.

Le reti di micorrize sono importanti reti ecologiche in grado di regolare i fattori climatici. Sappiamo che queste reti sono diffuse in particolari zone del nostro Pianeta. Entro il 2070, a causa dei cambiamenti climatici, la loro distribuzione potrebbe variare in seguito all’aumento della temperatura del Pianeta.

Gli scienziati dicono che se le micorrize si riducono, si ridurrà del 10% anche la biomassa delle specie di alberi a loro associate. In questo modo, dato che il suolo è un serbatoio di carbonio, aumenterà il carbonio presente in atmosfera e quindi anche la temperatura del Pianeta. Ecco una chiara dimostrazione del fatto che in natura è tutto collegato.

Le piante e la natura ci insegnano la capacità di cooperare attraverso le simbiosi mutualistiche, un modo con cui il mondo della natura tiene insieme interi ecosistemi

Barbara Mazzolai – Il futuro raccontato dalle piante

Le simbiosi esistono anche in mare. Il corallo e le alghe zooxantelle ne sono un esempio. Il corallo è un animale, un invertebrato marino del phylum degli Cnidari: con le sue ramificazioni, crea una zona protetta per le alghe e fornisce loro delle sostanze utili per fare fotosintesi. Le alghe sono al sicuro e in cambio producono ossigeno e tengono pulito il corallo dai rifiuti che potrebbero dare fastidio.

Si formano così le barriere coralline, un ecosistema pieno di vita, una tra le zone più ricche di biodiversità al mondo al pari delle foreste tropicali. Sono zone molto delicate che risentono dell’innalzamento della temperatura e dell’inquinamento.

Mi ha colpito molto questo dato, citato nel libro: un corallo, per crescere in altezza di soli quattro centimetri, impiega in media 20 anni! E purtroppo gli uomini, spesso in poche ore durante le loro immersioni subacquee, distruggono questi esempi di armonia e di equilibrio.

Il primo insegnamento delle piante è quello di fare rete. Insegnamento accolto anche dalla robotica che si ispira alle piante e che si muoverà verso lo studio di reti di robot in grado di comunicare tra loro con nuove strategie basate sul funzionamento delle reti naturali.

Il libro di Barbara Mazzolai – Il futuro raccontato dalle piante
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Giornata Mondiale della Terra 2022: investi nel nostro Pianeta

Proteggere la Terra vuol dire proteggere la nostra salute, le nostre famiglie, la nostra vita. Il tema della Giornata Mondiale della Terra 2022 è: “insieme dobbiamo investire sul nostro Pianeta”.

Il 22 aprile 2022 si celebra la Giornata Mondiale della Terra, in inglese Earth Day. Quest’anno saranno principalmente tre le azioni previste per l’appuntamento con il nostro Pianeta:

  • Agire con coraggio
  • Innovare ampiamente
  • Mettere in pratica azioni equamente.

Proprio così, quest’anno siamo tutti coinvolti, tutti insieme: cittadini, governi, imprese. Tutti siamo responsabili. Per la prima volta in diversi anni, le azioni da mettere in pratica sono così urgenti che ognuno è chiamato a fare la propria parte. 

Il tempo è poco, occorre agire subito per:

  • Risolvere la crisi climatica
  • Andare verso un futuro equo e sostenibile
  • Ripristinare la natura
  • Costruire un Pianeta sano per tutti.

Investire nel nostro Pianeta è importante per costruire un futuro equo e prospero. Le ricerche sono concordi nel dire che le aziende che sviluppano chiare politiche di sostenibilità ottengono in cambio una migliore redditività, una solidità finanziaria maggiore e dipendenti più felici. 

La sostenibilità è la strada verso la prosperità

Earth Day 2022

Investire nel nostro Pianeta significa costruire città, paesi ed economie sane. I governi hanno i mezzi finanziari per sostenere un’economia verde. Oltre alle rivoluzioni informatiche e industriali, è importante favorire le pratiche commerciali verdi. I sussidi verso le fonti energetiche fossili dovranno lasciare il posto ad incentivi per le energie rinnovabili. 

Investire nel nostro Pianeta perché è l’unico che abbiamo. Ognuno di noi può far sentire la propria voce, scegliere e agire nel rispetto delle persone e dell’ambiente. La sostenibilità e l’etica entrano a far parte della nostra vita e delle nostre scelte, a partire da quello che mangiamo fino a scegliere cosa indossare. 

Ogni momento è un’opportunità organizzativa, ogni persona un potenziale attivista, ogni minuto un’opportunità per cambiare il mondo

Dolores Huerta
Earth Day 2022: invest in our planet

Giornata Mondiale della Terra: cos’è e come è nata

La Giornata Mondiale della Terra è la più grande manifestazione ambientale che riguarda il nostro Pianeta. In tutto il mondo, persone, organizzazioni, governi si uniscono per ricordare l’importanza del pianeta sul quale viviamo. Perché lo sappiamo che non c’è un pianeta B, un pianeta di riserva sul quale la vita sia possibile così come lo è sulla Terra. 

La data del 22 aprile è stata scelta dalle Nazioni Unite. Cade esattamente un mese e un giorno dopo l’equinozio di primavera. 

Il 22 aprile 1970 si è festeggiata la prima Giornata Mondiale della Terra, in inglese Earth Day, riconosciuta a livello internazionale. La Giornata Mondiale della Terra è legata al nome di John McConnell, attivista americano che propose per primo di istituire questa giornata. McConnell fondò The Earth Society Foundation per diffondere la cura e la passione per il nostro Pianeta.

Da quel giorno in poi, ogni anno è un’occasione per coinvolgere tutti attorno ad un particolare tema di riflessione sulla natura e sul pianeta in generale. Ogni anno il tema cambia per farci riflettere sulle diverse problematiche che riguardano la Terra.

Temi importanti: dall’inquinamento di aria e acqua, alla plastica nell’ambiente, dalla distruzione degli ecosistemi alla necessità di utilizzare energie pulite e rinnovabili.

L’idea di una giornata dedicata alla Terra nasce nel 1962 negli Stati Uniti quando il senatore Nelson organizzò un’assemblea per discutere di questioni ambientali. Assieme a Robert Kennedy, l’anno successivo l’evento toccò 11 Stati dell’America, tutti coinvolti in assemblee e raduni per parlare di temi legati all’ambiente.

Nel 1969 un importante disastro ambientale riporta l’attenzione verso la nostra Terra: la fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oil al largo della California. Da questo drammatico episodio nasce la necessità di dedicare una giornata mondiale ai temi della Terra e dell’ambiente. 

Gli italiani prevedono un Pianeta e un futuro più green

Quanto sarà green il nostro futuro? Secondo una recente indagine sul clima realizzata dalla BEI, Banca Europea degli Investimenti, il 75% degli italiani crede che le politiche in atto per contrastare i cambiamenti climatici saranno in grado di portare ad un futuro più green (puoi leggere i dati della ricerca a questo link)

La stessa percentuale di persone vede la qualità della propria vita migliorata, con miglioramenti sul mondo del lavoro e sulla qualità della vita in generale. Siamo più ottimisti rispetto alla media dei Paesi Europei (56%).

Secondo il 75% degli italiani la transizione ecologica avrà un’impatto positivo sull’occupazione. Ma come vedono il futuro in ambito green gli italiani?

Tra venti anni il 30% delle persone non avrà un’autovettura di proprietà, ma la maggior parte si sposterà noleggiando automobili e altri veicoli. Un’ aumento del car sharing e del bike sharing che viene visto come protagonista nelle nostre città.

Anche il mondo del lavoro cambierà in modo radicale. Secondo gli italiani, il 64% dei lavoratori lavorerà da casa, in smart working, e questo avrà un impatto positivo sulla diminuzione del traffico dovuto agli spostamenti da casa a lavoro e viceversa.

La tavola degli italiani subirà una svolta green: oltre il 40% delle persone avrà adottato una dieta vegetariana. Per motivi di salute, per motivi etici e perché gli allevamenti intensivi sono molto inquinanti e non più sostenibili dal punto di vista ambientale. Tutte buone ragioni per muoversi verso una dieta a base vegetale.

L’energia è un altro punto di fondamentale importanza per il futuro. Secondo questa statistica, nei prossimi venti anni ad ogni cittadino italiano sarà assegnata una quota prestabilita di energia da dover consumare: lo pensa circa il 54% degli intervistati.

I cambiamenti climatici avranno cambiato la nostra geografia e le nostre abitudini. Il 30% degli intervistati pensa che dovrà trasferirsi in un’altra regione italiana o anche in un Paese diverso a causa del cambiamento climatico.

In attesa di arrivare a conoscere il nostro futuro, ricordiamoci di agire per noi e per il Pianeta ogni giorno. Questa giornata mondiale ci aiuterà a riflettere e a scambiare opinioni sulla nostra Terra e sul futuro che stiamo costruendo insieme. Buona Giornata della Terra 2022!

Desertificazione: cause e conseguenze sull’ambiente

Le desertificazione è sotto ai nostri occhi per noi che abitiamo nella Pianura Padana. Chi è nato lungo le rive del Po e chi abita ancora là dice di non aver mai visto il fiume così in secca in inverno da trenta, forse cinquant’anni.

La siccità è l’anticamera della desertificazione e ci ricorda che il cambiamento climatico corre veloce ed è quasi inarrestabile. In questo post ti parlo in breve delle cause della desertificazione, le conseguenze e la situazione in Italia.

Cause della desertificazione

Nella Pianura Padana non piove da mesi e la siccità ha segnato il primo record climatico negativo dell’anno. Il 2022 ha il record dell’anno con l’inverno più secco. Il fiume più lungo e ricco di acque, il Po, sta soffrendo di una siccità invernale che chi vive lungo le sue rive non ricorda da trenta o forse anche cinquant’anni.

Quando parliamo di siccità sappiamo che è la porta d’ingresso verso la desertificazione. Nel mondo abbiamo superato i 7 miliardi di abitanti e oltre 3 miliardi vivono già in zone aride. Le zone aride oggi ricoprono il 45% delle terre emerse. Le Nazioni Unite hanno dato una definizione di desertificazione:

La desertificazione è il degrado nelle terre aride, semi-aride e sub-umide secche, dovuto a varie cause, inclusi i cambiamenti climatici e le attività umane.

Definizione di desertificazione secondo le Nazioni Unite

Si è da poco concluso, nel 2020, il Decennio che l’Onu ha dedicato ai deserti e alla lotta contro la desertificazione ma la situazione mondiale non è migliorata. Gli hotspot climatici (dall’inglese punti caldi) sono zone che hanno subito un calo di produttività della vegetazione: ricoprono il 9% delle aree globali aride e sono zone nelle quali vive mezzo miliardo di persone.

Le attività umane e soprattutto i cambiamenti climatici innescano un circolo che fa sì che le cause e le conseguenze della desertificazione sono quasi le stesse.

Le principali cause della desertificazione sono:

  • la cattiva gestione del suolo e il suo sfruttamento intensivo
  • la deforestazione
  • le monocolture con l’uso di prodotti chimici e gli allevamenti intensivi
  • i cambiamenti climatici.

Il suolo è un nostro prezioso alleato ma lo stiamo distruggendo. In primo luogo con la deforestazione: il taglio delle foreste e dei boschi danneggia in vari modi la natura, l’ambiente e la vita dell’uomo. Gli alberi producono ossigeno e mitigano la quantità di anidride carbonica che troviamo in atmosfera. Il suolo è un serbatoio di anidride carbonica: trattiene al suo interno questo composto. Il risultato di tutto ciò è molta più anidride carbonica in atmosfera, che fa alzare la temperatura e provoca il surriscaldamento climatico. Le piante regolano anche il ciclo dell’acqua: tagliandole si favorisce l’instaurarsi di un clima sempre più secco e arido.

Spesso gli alberi vengono tagliati per lasciare il posto a monocolture, cioè colture di una sola specie vegetale e allevamenti intensivi, pratiche che impoveriscono il suolo, aumentano la temperatura del Pianeta e portano con sé altri gravi problemi quali la perdita della varietà dei semi e dei vegetali e lo sfruttamento animale.

I cambiamenti climatici sono causa della desertificazione: meno piogge significa meno umidità e più siccità che porta presto alla desertificazione. Oltre il 75% del suolo globale è degradato e si stima che si arrivi al 90% entro il 2050.

Desertificazione: cause e conseguenze sull’ambiente

Conseguenze della desertificazione

Le conseguenze della desertificazione sull’ambiente e sulla vita dell’uomo sono principalmente:

  • perdita di suolo e biodiversità
  • minore disponibilità di acqua dolce
  • crescita dei centri urbani
  • migrazioni forzate di popolazioni

Il degrado del suolo lo rende più povero: meno alberi, meno specie animali e vegetali. Le specie che possono, emigrano verso altre zone. Le piante e altri microrganismi si estinguono. La perdita di biodiversità ha conseguenze anche sull’uomo: meno varietà di semi di specie coltivate come cibo e quindi una dieta meno ricca, più povera e meno varia. La siccità e la desertificazione rendono i suoli inadeguati alla coltivazione e all’agricoltura, un danno ambientale, ma anche sociale, economico e umano.

Se piove meno, se fa più caldo, non sono a rischio solo i bacini di acqua dolce come fiumi e laghi, ma anche i ghiacciai. Sono queste le nostre riserve di acqua dolce e con la desertificazione e le scarse precipitazioni rischiamo di perderle per sempre. L’acqua dolce è una risorsa preziosa e non è inesauribile.

Con l’inaridirsi delle campagne, le persone tendono a migrare verso le città. Le città diventano sempre più popolate ed è sempre più complicato viverci. Più persone in città significa più traffico di mezzi di trasporto, più inquinamento dell’aria dovuto al riscaldamento e tutto ciò torna ad intensificare il problema dei cambiamenti climatici.

Le migrazioni forzate di persone portano al problema delle città che diventano sempre più sovraffollate. Le persone che migrano sono disperate, spesso con seri problemi sociali ed economici. Anche queste sono conseguenze indirette della desertificazione. La povertà, la fame e la sete, portano disagi sociali, ribellioni, rivolte.

Senza contare che la desertificazione ha un enorme costo economico stimato pari a 15 mila miliardi di dollari l’anno. Per questo le Nazioni Unite hanno come obiettivo la neutralità del degrado del suolo (LDN, Land Degradation Neutrality). Significa rendere stabili o migliorare la qualità e la quantità delle risorse del suolo degli ecosistemi, grazie a pratiche virtuose che migliorano la produzione di cibo, fibre, energia, senza impoverire il suolo.

La neutralità climatica o carbon neutralty è l’equilibrio tra emissioni in atmosfera di gas serra che alterano il clima e quelle assorbite da foreste, oceani e suolo. Diventa sempre più un obiettivo prioritario per Europa, Nuova Zelanda, Cina, Regno Unito, Giappone e Sud Corea, stati che si sono impegnati a raggiungerla.

Desertificazione in Italia. Gennaio 2022 tra gli inverni più secchi della storia recente

Desertificazione in Italia

Come abbiamo visto, la desertificazione è un problema mondiale, che riguarda anche l’Europa e l’Italia. Africa, Asia, Medio Oriente ed Europa sono tra le zone più a rischio desertificazione nel mondo. In Spagna è a rischio desertificazione il 74% del territorio, comprese le Isole Canarie. In Italia le regioni a rischio siccità sono la Sicilia, il Molise e la Basilicata.

In Italia il 10% del territorio è classificato come molto vulnerabile e circa il 50% come mediamente vulnerabile.

Secondo il Ministero della Transizione Ecologica, MiTe, il 30% del territorio italiano ha caratteristiche tali da essere predisposto a rischio desertificazione

Ministero della Transizione Ecologica, MiTe

Il gennaio 2022 sarà ricordato come uno degli inverni più secchi della storia. Nell’Italia del Nord Ovest non piove da mesi e si conta il 78% di piogge in meno rispetto agli scorsi anni. In media in tutta Italia si registrano il 28% di precipitazioni piovose in meno.

l fiume Po è in secca come fosse agosto. Nelle zone del cremonese sono registrati livelli pari a meno sei metri sotto lo zero idrometrico. Le coltivazioni del mais e del grano sono a rischio, ancor più quelle del riso, tipiche della zone, che richiedono continui allagamenti.

La situazione è grave e occorre trovare soluzioni appropriate a breve e a lungo termine. Alcune delle possibili soluzioni per prevenire il problema della desertificazione o almeno per mitigarlo:

  • migliorare la gestione del suolo e delle risorse che ci fornisce
  • utilizzare meglio le risorse idriche con opportuni e moderni metodi di irrigazione
  • favorire la rigenerazione degli alberi
  • rispettare la stagionalità dei prodotti della terra
  • non forzare i tempi di crescita della natura
  • andare verso una carbon neutrality

Nel mondo esistono diverse buone pratiche per mitigare e prevenire il problema della desertificazione. Ad esempio, in Cile si adattano le tecniche agricole al suolo insieme ad un’adeguata selezione dei semi: questo ha portato ad un miglioramento delle condizioni del terreno. In Africa si è realizzata una grande muraglia verde di alberi. In diverse zone del mondo si pratica un tipo di agricoltura conservativa e si va verso una agroecologia.

Rapporto IPCC: Europa, Mediterraneo, Italia

È stato pubblicato il Secondo Volume, WG2, del Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC sui cambiamenti climatici. Com’è la situazione italiana e quella del Mediterraneo? Quali rischi corre l’Europa e cosa può aiutarci a rallentare il clima che cambia.

Cos’è l’IPCC

La sigla inglese IPCC indica l’Intergovernmental Panel on Climate Change. Si tratta di un gruppo di studiosi, un foro scientifico nato nel 1988 grazie all’ Organizzazione Meteorologica Mondiale e al Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente allo scopo di studiare il riscaldamento globale. Il 28 febbraio 2022 è stato pubblicato il secondo volume, WG2, del Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC, la più aggiornata e completa rassegna scientifica sui cambiamenti climatici.

Dell’IPCC fanno parte un gruppo di scienziati incaricati di studiare come cambia il clima, come possiamo contrastare e rallentare il più possibile questo cambiamento. Gli studi vengono fatti basandosi su temi generali.

I temi generali dell’ IPCC sono quattro e riassumono il lavoro che è stato fatto dagli scienziati:

  • analizzare gli impatti dei cambiamenti climatici a scala globale e regionale e valutare gli effetti sugli ecosistemi, la società, le infrastrutture, i settori produttivi, le città e gli insediamenti
  • valutare la vulnerabilità e i rischi futuri basandosi su differenti scenari di sviluppo socio-economico chiamati in italiano percorsi e in inglese SSP, Shared Socioeconomic Pathways
  • valutare le opzioni di adattamento in atto e quelle future
  • mostrare come il successo dell’adattamento sia legato al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, SDGs, Sustainable Development Goals

Tre sono le novità assolute rispetto alle precedenti edizioni dell’IPCC:

  • un maggiore sforzo di integrazione tra le scienze naturali, sociali ed economiche
  • l’unione delle conoscenze possedute dalle popolazioni indigene e dalle comunità locali alla tecnologia e all’innovazione
  • la grande importanza che viene riservata alla giustizia sociale.

Nonostante questo, la situazione del clima globale resta preoccupante: se l’aumento della temperatura rispetto ai valori dell’epoca preindustriale supererà 1,5°C, la capacità di adattamento del pianeta sarà molto limitata. L’adattamento e la riduzione dei rischi sono strettamente collegate alla mitigazione del cambiamento climatico:

“Maggiore sarà il riscaldamento del pianeta, più limitata e costosa sarà la capacità di adattamento”

(Piero Lionello, Università del Salento, CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici)
Rapporto IPCC: Europa, Mediterraneo, Italia
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4 tendenze nel green da Myplant and Garden 2022

MyPlant and Garden è la fiera internazionale del verde professionale. Ogni febbraio porta aria di primavera e idee per la stagione estiva con attenzione alla biodiversità e sostenibilità. La fiera e le quattro tendenze per il mondo del verde e del giardinaggio: te le racconto in questo post.

Cos’è MyPlant and Garden

È tornato in presenza My Plant and Garden, la fiera del green e del verde professionale che si svolge a Milano ogni mese di febbraio per introdurre le tendenze in giardino della stagione primaverile estiva. Negli ultimi due anni la scoperta del giardinaggio, dei balconi fioriti e degli orti sul terrazzo ha coinvolto moltissime persone.

Il mondo delle piante, dei vivai, dei garden center è già sensibile alla salvaguardia del verde in generale. La riforestazione, la valorizzazione degli spazi aperti, le piante come grande aiuto al contrasto ai cambiamenti climatici sono argomenti conosciuti a chi ama e lavora nel settore del giardinaggio e del florovivaismo.

L’attenzione per il verde è aumentata da parte di tutti, sia per la propria casa o ufficio, che nella consapevolezza di ogni acquisto. Il living green è quel fenomeno per cui tantissime persone si dedicano alle microcoltivazioni, agli orti e ai giardini. Il verde è legato alla voglia di stare nella natura, ma è anche la bellezza e il profumo dei fiori e la consapevolezza che i giardini ci curano, aiutano al nostra salute a livello fisico e mentale.

Ecco alcuni dati per capire meglio il settore delle piante e dei giardini. Il giardinaggio è un settore in crescita:

  • + 27% vendite globali annue nel 2019/2021
  • + 24% acquisto di piante fiorite
  • +20% acquisto di piante stagionali

Gli amanti del giardinaggio hanno acquistato soprattutto:

  • vasi da esterno (+46%)
  • sementi e bulbi (+18%)
  • curativi e nutritivi (+28%)

In Italia ci sono circa 24.000 aziende che producono varietà vegetali principalmente in quattro regioni: Liguria, Toscana, Lombardia, Campania. Il 60% delle nostre esportazioni è diretto in Francia, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito.

Per questo la fiera My Plant and Garden è un momento di verifica, di valutazione e di proposta delle novità del settore. Anche quest’anno nei tre padiglioni della fiera espositiva ho trovato aree dedicate al verde sportivo, al paesaggio, al fashion, al wedding e alle creazioni floreali, al design e all’edilizia, alle innovazioni.

Un viaggio sensoriale tra i colori e profumi dei fiori, delle fragranze di essenze e candele, sempre con una grande attenzione hai temi della sostenibilità e dell’economia circolare.

Ma ecco i quattro trend per la prossima primavera (e oltre) in giardino:

  1. il suolo e la tutela della biodiversità
  2. la tecnologa nel settore del green
  3. lo stile naturale nel giardino e nella casa
  4. Pantone e il Metaverso
My Plant and Garden 2022

Il suolo e la tutela della biodiversità

Il suolo è importante come base per le nostre coltivazioni, ma anche come habitat. Nel suolo vivono milioni di microrganismi che circondano le radici delle piante, insieme a numerosi animali di ogni genere. Un vero e proprio ecosistema fragile da preservare. Quest’anno l’attenzione di molti espositori è stata rivolta all’importanza del suolo, alla biodiversità che contiene, all’acqua. L’acqua è una risorsa essenziale e i suoli si stanno danneggiando per la sua mancanza. Anche in giardino occorre trovare il giusto equilibrio nelle innaffiature, senza esagerare con lo spreco di acqua e senza ricadere nel fenomeno opposto: lo stress idrico e la siccità.

Numerosi prodotti e tecnologie in mostra a My Plant and Garden sono rivolti all’irrigazione e alla cura del suolo. I prodotti curativi e nutritivi per il terreno e per i vasi dal giardino e balconi sono tra i prodotti più venduti gli scorsi anni. Intere linee di prodotti naturali, senza sostanza chimiche, stabilizzanti dei terreni sono nate per dare ai nostri fiori le giuste quantità di nutrienti per avere fiori e frutti buoni e sani.

Il risparmio idrico e la tutela del suolo è entrato a far parte degli impegni di molte aziende che sono consapevoli del fatto che si possono avere coltivazioni di ortaggi e fiori seguendo la sostenibilità e l’economia circolare.

Tutela della biodiversità

My Plant Tech: la tecnologia nel green

Tra le novità di questa edizione di My PLant and Garden c’è una sezione e una serie di incontri dedicati all‘innovazione e al tech nel green. My Plant Tech ha riunito esperti e aziende che stanno studiando e progettando tecnologie in linea con le norme della Transizione Ecologica. Una strada nuova da percorrere anche nei settori della coltivazione, del giardinaggio e del paesaggio. La tecnologia e la scienza vanno di pari passo, si aiutano e completano a vicenda.

Oltre alle tecnologie per il risparmio idrico come contrasto ai cambiamenti climatici e alla tutela del terreno, nuove tecnologie stanno entrando in diversi settori del green. Le attrezzature sono ideate per essere sempre più autonome con studi e applicazioni sulla carbon free energy.

L’agricoltura diventa sempre più un’agricoltura di precisione con prodotti che si applicano in modo specifico con quantità dosate e misurate esattamente. I fertilizzanti sono biofertilizzanti, nati dalla ricerca che utilizza componenti vegetali. Anche la lotta alle polveri sottili e all’inquinamento diventa una lotta naturale seguendo i principi della sostenibilità ambientale.

La tutela della biodiversità nei giardini coinvolge numerose aziende che hanno creato semi specifici per attirare api e farfalle nei nostri giardini. Una tutela della biodiversità in giardino che nell’orto diventa ancor più importante e si trasforma in sicurezza alimentare.

Gl architetti del paesaggio e i designer che si occupano del verde nelle nostre città stanno andando verso un’architettura che è una bioarchitetettura e una costruzione degli edifici che diventa bioedilizia. Il verde è parte integrante delle nostre città, ci ossigena, ci dona respiro e spazi di relax e di divertimento. I giardini come luogo dell’anima, una cura per il corpo e la mente sono e saranno sempre più studiati in ogni singolo dettaglio.

Stile naturale nel giardinaggio

Lo stile naturale nel giardinaggio

I giardini diventano più naturali. Quest’anno a My Plant and Garden le composizioni e i colori in giardino richiamano molto quello che troviamo in natura in un prato. Erba e prati di un colore verde brillante insieme al bambù e al giallo delle canne. Bambù e canne sono presenti nelle recinzioni e nelle bordure dei giardini che diventano scosì naturali oltre che nei materiali anche nel colore.

Nuove ibridazione botaniche portano a nuovi colori, a piante più resistenti e studiate per ogni singolo tipo di giardino. Le produzioni sono biologiche e sostenibili.

Nella zona della fiera dedicata ai giardini e alle piante ho notato il ritorno delle piante grasse e delle piante carnivore. Un’altra novità di questa edizione di my Plant and Garden sono le piante idroponiche e aeroponiche. Le prime sono coltivate in acqua, le altre in aria: il suolo, il terreno è quasi del tutto assente. Per ricreare un piccolo microcosmo nelle abitazioni, tornano le composizioni verdi nelle bottiglie e nei barattoli di vetro. I terrari sono piccole sfere quasi autosufficienti, con terra, sabbia o sassi e diverse specie di piante che convivono e si sostengono tra loro. Un microhabitat che rinfresca le nostre case e i luoghi di lavoro con i suoi colori e con la serenità che infonde guadradolo.

Pantone 2022: Vey Peri palette

Pantone e la Metaverso palette

Anche in questa edizione di My Plant and Garden si è svolto il concorso creativo di progettazione, I giardini di My Plant, che ha premiato percorsi educativi e multisensoriali nei giardini. Le culture idroponiche e acquaponiche hanno dato un loro grande contributo all’interno del progetto vincitore.

Il verde e la sua progettazione aprono la strada verso nuovi lavori come quello dell’Urban Green Manger, colui che si occupa della gestione e realizzazione del patrimonio verde e naturalistico.

I fiori sono colori, profumi e bellezza che mi ha stupito, come sempre, nelle spettacolari composizioni degli esperti in decorazioni floreali e degli studenti delle scuole. Tutte le sfumature erano presenti, in particolare molto spazio è dedicato al giallo, arancione e rosso e al viola. Il viola è il colore dell’anno secondo Pantone. Very Peri è la tonalità del blu pervinca presente in molte composizioni. Pantone insieme a Metaverso hanno presentato la nuova palette di colori per la stagione primavera/estate 2023. Un viaggio nei colori del presente e del futuro seguendo le indicaizoni del Metaverso e delle realtà virtuali che andremo a creare.

Spero di averti dato nuovi spunti per il tuo balcone e giardino. Le novità in fiera sono sempre numerose e tutte interessanti, impossibile raccontarle in un unico post. Se vuoi approfondire l’argomento, se t interessa un tema green in particolare, contattami. Guardiamo insieme la natura con occhi curiosi

Cos’è la biodiversità

Biodiversità vuol dire diversità biologica. “La crisi ecologica comprende quella climatica e biologica”: quando ho letto questa frase mi sono resa conto che stiamo parlando tanto di cambiamenti climatici e di energia ma molto meno della diversità biologica. Il 2022 sarà un anno importante per la biodiversità perché è l’anno degli incontri di Kunming, in Cina, chiamati COP15. In Italia è stato raggiunto un grande traguardo: la biodiversità, gli animali e l’ambiente sono entrati nel testo della Costituzione italiana. Scopriamo insieme di cosa si tratta, in parole semplici.

Biodiversità: cos’è?

Quando parliamo di biodiversità, intendiamo la differenziazione biologica tra gli individui di una specie, in relazione alle condizioni ambientali. Se lo pensiamo riferito all’uomo ce ne facciamo subito un’idea: ogni essere umano appartiene alla stessa specie ma ogni essere umano è un individuo diverso. Allo stesso modo lo sono le querce, le margherite, i gatti o le balene. Diverse specie, ma anche diverse da individuo a individuo.

La definizione di biodiversità ci dice anche che sono importanti le condizioni ambientali. Sappiamo benissimo che ogni essere umano vive in un luogo particolare, in una propria casa e frequenta persone e ambienti diversi. Anche le specie, animali o vegetali, sono distribuite in diverse aree del mondo, vivono in condizioni ambientali differenti per la presenza di luce, di alberi, di piogge e di mille altri fattori che rendono unico ogni ecosistema.

Ma allora, cos’è la biodiversità? La biodiversità contiene nella sua definizione una seconda parte. La biodiversità è anche la coesistenza in uno stesso ecosistema di diverse specie animali e vegetali che crea un equilibrio grazie alle loro reciproche relazioni. Se torniamo a pensare agli esseri umani, sono sì degli individui, ma sociali. Ecco che un essere umano è diverso dall’altro non solo come individuo, ma anche in relazione agli altri esseri umani, in base alle reti e alle relazioni che crea.

Come per gli esseri umani, anche gli animali e i vegetali creano relazioni e reti che caratterizzano il loro habitat e definiscono un ecosistema. Ecco perché, quando parliamo dei popoli dell’Amazzonia che sono costretti a lasciare i loro territori diventati inospitali a causa del taglio degli alberi, dobbiamo pensare che in quel luogo abitano tantissime altre popolazioni di animali e di vegetali che stiamo distruggendo, sfrattando, costringendo all’estinzione.

La scienza ce lo dice chiaramente: se una specie scompare, scompare per sempre. Ecco che il periodo che stiamo vivendo viene spesso chiamato sesta estinzione di massa. Perché è vero che nel corso della millenaria storia del nostro Pianeta ci sono state molte estinzioni, ma ora il ritmo è troppo elevato e meno diluito nel tempo.

Pensiamo che l’allarme sul tasso di estinzione si basa sui dati: ci dicono che 1 milione di specie animali e vegetali sono a rischio su 1,8 milioni di specie censite e catalogate. Circa la metà, un po’ più della metà delle specie conosciute è a rischio estinzione.

Cos’è la biodiversità

La biodiversità nella Costituzione italiana

Oggi, 9 febbraio 2022, è un giorno importante per l’Italia, per la natura, per tutti coloro che da anni hanno chiesto questo cambiamento. La biodiversità entra a far parte della Costituzione italiana, insieme alla tutela degli ambienti e degli ecosistemi e alla tutela degli animali.

L’Articolo 9 della Costituzione italiana afferma:

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”

A questa frase è stata aggiunta la seguente parte:

“Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.

Oltre all’Articolo 9, anche l’Articolo 41 della Costituzione italiana è stato modificato:

“L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”

Sono state aggiunte le parole salute e ambiente nella parte finale del testo, per ribadire che le iniziative economiche private devono considerare anche questi importanti fattori. Inoltre, le attività economiche pubbliche e private devono tener conto del fine sociale e di quello ambientale.

La tutela degli ecosistemi e dell’ambiente, della biodiversità e degli animali è essenziale per il presente e il futuro del nostro Pianeta. Da notare che nell’Articolo 9 viene introdotto anche il riferimento all’interesse verso le future generazioni così come troviamo nei principi dello sviluppo sostenibile.

Perché è importante la biodiversità?

Alla domanda: perché è importante la biodiversità? Io risponderei perché ogni individuo è unico, speciale, bello. Così come diciamo di ogni persona, di ogni essere umano. Ma non sempre ce ne rendiamo conto per gli animali e i vegetali.

Allora possiamo pensare che la distruzione degli habitat, delle foreste, delle zone umide è un danno naturale per tutto il mondo, ma anche economico, sociale e sanitario. La recente pandemia ci ha messo in allarme sul fatto che stiamo invadendo troppo gli habitat e che le specie animali selvatiche devono vivere e restare nei loro territori.

La nostra tavola, con tutti i cibi di origine vegetale, la frutta, le verdure, i cereali che mangiamo non sarà più la stessa. La nostra alimentazione potrebbe ridursi a pochi alimenti e sarebbe più povera e meno varia. Questo sarebbe un danno anche dal punto di vista economico e sociale. Molto spesso le aziende e le imprese del settore alimentare sono quelle che hanno un grosso impatto sulla nostra biodiversità. Consumano suolo, distruggono habitat per far posto alle monocolture.

Senza contare che la perdita di specie animali e vegetali rende il nostro paesaggio più povero. A me non piace per niente pensare che tra molti anni diverse specie animali potrebbero non esistere. Che mondo sarebbe senza delfini, tigri, elefanti? Un mondo meno bello, meno vario e più povero. Anche i fiori e le piante che conosciamo potrebbero scomparire e non essere più così comuni, se non coltivate in modo artificiale.

Si sente parlare poco di biodiversità. Perché? Forse perché la biodiversità viene percepita a livello locale e meno a livello globale. Se nella zona dove vivo tagliano delle querce o scompare una specie di farfalle forse mi sento più responsabile io che non una persone anche vive a mille chilometri di distanza. Ma non è così: sappiamo che in natura tutto è collegato. Se una rete ecologica si spezza, i danni si possono vedere anche a distanza.

La recente modifica del testo della Costituzione italiana è un passo molto importante per la natura e l’ambiente. Speriamo che ogni altro Stato si adegui e metta nelle proprie leggi la salvaguardia della biodiversità, degli animali, dell’ambiente. Così come il clima non ha confini, neanche le specie vegetali e animali lo hanno e devono essere tutelate ovunque come un bene nazionale, ma anche universale e mondiale.