curiosa di natura

Sette libri per Natale

Nel mese di dicembre mi piace fare un giro in libreria per vedere le nuove uscite di libri che parlano di natura, animali e piante. Ecco i sette libri che mi hanno incuriosito: un’idea regalo per noi stessi e per gli amici

Cuore di riccio. Storia di una piccola maestra che mi ha insegnato il coraggio è il secondo libro di Massimo Vacchetta. Massimo ha già scritto un libro che parla di ricci e ora la sua storia continua per raccogliere fondi per il suo centro di aiuto a questi piccoli animali, il Centro Recupero Ricci La Ninna. I suoi libri sono molto piacevoli, raccontano storie vere vissute al centro di recupero con le grandi emozioni che Massimo è in grado di trasmettere.

Il misterioso mondo dei gatti è un libro che ha attirato subito la mia attenzione dallo scaffale sul quale stava posato. Scritto da Herbie Brennan, racconta di come i gatti sono parte della nostra cultura fin dall’antichità. Ci sono civiltà che li hanno amati – come gli antichi Egizi – e periodi storici – il Medioevo, ad esempio – durante i quali venivano messi al rogo. Cosa c’è di vero? Il libro sembra volerci svelare qualche segreto sui nostri felini domestici. Ma soprattutto sembra confermare quelle sensazioni che proviamo, quelle che ci dicono che i gatti leggono nel pensiero, praticano l’ipnosi, la telepatia e l’intuizione.

Piccola guida per chi ama le api. Le api sono in grave pericolo nel nostro ambiente. Sono insetti sociali fantastici, impollinano le nostre piante, ci permettono di cogliere i frutti e di nutrirci. Il mondo sarebbe molto diverso senza di loro. Questo piccolo libro, con delle belle illustrazioni, racconta come aiutare le api seminando fiori nei nostri giardini e sui balconi, insieme ad altre curiosità su come avere un alveare.

Il giro del mondo in 80 alberi è il libro scritto da Jonathan Drori. Gli alberi danno rifugio e ispirazione, vivono accanto a noi nei nostri giardini e nei parchi, ci forniscono materie prime e sostanze in grado di curarci – pensiamo all’acido acetilsalicilico. Una serie di racconti ci fa scoprire meglio il mondo degli alberi.

Lezioni di dogfulness. Paolo Valentino fornisce spunti di meditazione osservando i nostri amici cani: il sottotitolo del libro è La gioia di vivere insegnata da un cane.

“Noi cani amiamo incondizionatamente, non giudichiamo dalle razze, non siamo permalosi, mostriamo il nostro affetto e la nostra gratitudine”

Un piccolo libro, ma molto rilassante, che fa seguito al manuale dedicato ai gatti che tengo sempre sulla scrivania. Se ti interessa qualche spunto di meditazione sulla felicità della vita insegnata dai gatti, sulla pagina Facebook del blog, al sabato trovi un breve post che prende ispirazione proprio da questo libro.

Due Maestri, due nuovi libri. Due autori, o meglio due Maestri della letteratura, Luis Sepúlveda e Andrea Camilleri, hanno pubblicato da poco libri dedicati agli animali.

Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa è il libro di Luis Sepúlveda. Protagonista è una balena bianca, ricca di memorie e di saggezza. Dopo aver conosciuto l’immensa solitudine e l’immensa profondità degli abissi, ora è venuto il momento che sia lei a prendere la parola e chissà quali aneddoti racconterà. Amo molto questo autore, a sua volta amante della natura. Ho letto diversi suoi libri, ho raccontato nel blog Storia di un gatto e di un topo che diventò suo amico e Il vecchio che leggeva romanzi d’amore

I tacchini non ringraziano è il libro scritto da Andrea Camilleri dedicato al mondo degli animali. Uscito a fine novembre, richiama nel titolo la festa americana del Ringraziamento. Una specie di zoo personale, una serie di racconti dove sono protagonisti cani, gatti, cardellini, volpi, serpenti e tigri. Camilleri è sempre a favore della natura e degli animali.

Una rivista dedicata alla lettura presenta questo nuovo libro di Camilleri con una riflessione:

“Camilleri ci ricorda che forse il mondo è diventato tropo brutto perché la bellezza degli animali abbia diritto a esistere.

Ogni storia ci lascia con la consapevolezza dolceamara di tutto quello che rischiamo di perdere, ma anche con la quieta fiducia che sia ancora possibile un mondo in cui convivere e rispettarsi”

Spero che ci sia ancora posto per la bellezza della natura e degli animali nel mondo perché in  fondo questa è un po’ la mia “mission”

Cosa sto leggendo?  Sono sempre alle prese con una lettura su natura, piante o animali. Per il blog di Gruppo Macro sto leggendo il libro di Andrea Contri, La comunicazione intuitiva con gli animali e presto ve lo racconto. Andrea dice che tutti noi siamo in grado di stabilire una comunicazione intuitiva con gli animali, anche a distanza. Non ci ho ancora provato, ma i suoi racconti di viaggio in giro per il mondo e le sue chiacchierate con gli animali sono davvero piacevoli.

Cosa leggerò? In libreria mi ha colpito un libro, Buongiorno, piccole lezioni di felicità con gli animali. Sarà la mia prossima lettura, in linea con il mio prossimo progetto. Per ora posso dirti che avrà a che fare con la newsletter e gli animali guida.

Cosa ne pensi di questi libri? Ce n’è qualcuno che ti ispira o che ti sembra proprio adatto per un regalo? Fammi sapere nei commenti. Come sai, sono sempre molto curiosa di natura ;-)

Miomojo e gli orsi della luna di Animals Asia

Per la rubrica del blog “Li abbiamo aiutati così” Claudia ci racconta la storia di Miomojo e della collaborazione con Animals Asia. Passione, creatività e compassione per il mondo animale sono le parole chiave di questo marchio di borse e zaini cruelty free

Il marchio di borse e zaini Miomojo nasce in Italia, a Bergamo, cinque anni fa pensato da Claudia Pievani. Passione, arte e creatività sono le parole che hanno ispirato lei e il team di Miomojo nel produrre delle creazioni belle, italiane, uniche. Ma non solo – racconta Claudia – anche la compassione verso il mondo animale doveva essere presente nei nostri prodotti. Prodotti belli, ma con un’anima. Così sono nate le borse, gli zaini, i portafogli, i beauty case e tutti i prodotti Miomojo.

Unicità, bellezza e cruelty-free caratterizzano il nostro marchio. Borse e zaini sono prodotti senza l’utilizzo di animali, né di loro parti: non c’è pelle, né lana, tutto è di origine vegetale. I tessuti sono bellissimi, diversi nei colori e nella consistenza. Alcuni sono molto simili al cotone e alla canapa, altri richiamano la pelle nella morbidezza e nella forma. 

Per questo soddisfano le esigenze di tutti coloro che vogliono un prodotto unico, di qualità, stiloso e italiano, ma soprattutto sono ideali per chi ama e rispetta gli animali e perciò non vuole indossare prodotti che li contengano.

Lo studio dei materiali di riciclo. Oltre a contenere solo elementi di origine vegetale, molte delle creazioni di Miomojo sono fatte in materiale riciclato. Alcune borse, ad esempio, sono interamente derivate da bottiglie di plastica: riciclando circa 40 bottiglie si può ottenere una borsa capiente. Un ulteriore aiuto alla natura e al nostro pianeta.

L’impegno verso il mondo animale. Claudia mi racconta che fin dalla nascita di Miomojo, l’idea era quella di aiutare gli animali, non solo escludendoli del tutto dalla produzione dei loro capi, ma anche sostenendo e finanziando progetti specifici.

Animals Asia e gli orsi della luna: la prima collaborazione di Miomojo. Animals Asia è un’associazione internazionale cha aiuta a liberare gli orsi della luna tenuti in condizioni di vita terribili nelle cosiddette “fattorie della bile”. Questi animali sono chiamati orsi della luna perché hanno sul petto un particolare segno che richiama una mezzaluna.

Gli orsi della luna. Nelle zone della Cina e del Vietnam molti orsi vengono tenuti rinchiusi in gabbie delle loro stesse dimensioni. Questo significa che non possono muoversi, nemmeno per girarsi su sé stessi. Viene fatto loro un buco in pancia, nella cistifellea, dove si accumula la bile. Questa sostanza viene così estratta man mano che viene prodotta dall’organismo. 

La bile degli orsi è utilizzata per produrre sostanze antinfiammatorie impiegate nella medicina tradizionale cinese. Si tratta di un’usanza antica, medioevale e retrograda, da combattere per le condizioni di vita di questi poveri animali: inoltre la bile oggi può essere tranquillamente sintetizzata in sicurezza in laboratorio.

Le condizioni di vita degli orsi della bile. Agli orsi della bile tenuti nelle gabbie vengono spesso tolti i denti, le unghie o amputate parti delle zampe per evitare che si facciano del male. Per gli orsi, come per qualsiasi altro animale, stare in queste condizioni è una continua tortura dal punto di vista fisico e psicologico. Spesso gli orsi sbattono la testa contro le sbarre, cercano di morsicarle, hanno comportamenti ripetitivi e autolesionistici. 

Ma, nonostante questo, sono animali forti e resilienti e in queste condizioni di non-vita possono resistere da 10 a 30 anni, con gli antibiotici e le altre medicine che vengono loro somministrate per tenerli vivi al solo scopo di utilizzare la bile da loro prodotta. 

La liberazione degli orsi e i centri di recupero. Animals Asia è una delle più importanti associazioni che si occupa della liberazione degli orsi della bile. Hanno due centri di recupero, due grandi riserve naturali nelle quali liberano gli orsi tenuti nelle gabbie per permettere loro di vivere gli ultimi anni della loro vita liberi, tranquilli, senza costrizioni, senza dolore né paura, in serenità.

La consapevolezza di questa atroce tortura cresce nelle persone in tutto il mondo. I governi cinese e vietnamita si sono dimostrati disposti a collaborare con i centri di recupero per ridare la libertà agli orsi finora tenuti in cattività.

Molto spesso le persone che acquistano bile di orso non conoscono l’“industria” che c’è dietro la loro produzione tanto che, una volta informate, smettono di acquistarla.

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Gli orsi della luna liberi nei centri di recupero di Animals Asia grazie a Miomojo

Claudia e lo staff di Miomojo hanno visitato più volte questi centri di recupero. Sono luoghi belli, nei quali il personale è molto preparato e professionale e gli orsi sono al centro dell’attenzione. Sembra strano ma, dopo anni di torture, questi animali si dimostrano docili verso gli uomini, non sono per nulla aggressivi e si fidano, mostrando una sorta di perdono verso la nostra specie, spesso così crudele. 

miomojo

Claudia e io durante la mia visita ai loro uffici

Miomojo: il marchio e la vision. Questo è Miomojo, un marchio di borse e accessori naturali, ecologici e cruelty-free. Un’alternativa bella, una serie di oggetti che fanno stare bene chi li indossa. Infatti, oltre al materiale naturale e alla ricerca della bellezza e della comodità, il 10% del ricavato netto della vendita dei prodotti Miomojo viene interamente devoluto per finanziare i progetti di Animals Asia e delle altre associazioni con le quali lo staff ha deciso di collaborare: Animals Asia, PETA, Essere Animali.

Perché – come dice Claudia – siamo tutti esseri viventi, condividiamo questo mondo, la stessa natura e lo stesso ambiente. Proviamo tutti dolore, paura, felicità allo stesso modo. Spesso però ci dimentichiamo che anche gli animali sono esseri che provano le stesse sensazioni che proviamo noi. Vi invitiamo, dunque, a riconsiderare il mondo animale, scegliendo accessori naturali al 100%, ma anche riflettendo sulla vostra alimentazione.

Grazie a Miomojo possiamo essere alla moda, una moda bella, alla portata di tutti, senza crudeltà verso i nostri amici animali e rispettosa del pianeta. Prodotti belli, con un’anima.

La foresta degli animali

Treedom, il sito che permette di piantare e adottare un albero a distanza, ora propone La Foresta degli Animali, tutta dedicata ai nostri amici cani e gatti

Treedom è una piattaforma web che permette di piantare alberi a distanza e seguirli online. È nata nel 2010 a Firenze e da allora sono stati piantati più di 400.000 alberi in tutto il mondo, in particolare in Africa, America Latina, Asia e Italia. Ogni albero viene pianto da un contadino del luogo che ne segue la crescita, arricchendo di verde la zona e permettendo lo sviluppo economico dell’intera comunità locale.

Ogni albero è visibile online grazie alla geolocalizzazione e alle fotografie. Piantare un albero vuol dire credere nel futuro e vivere un presente migliore. Ogni pianta, infatti, produce ossigeno e assorbe anidride carbonica rendendo più pulita l’aria che respiriamo. Ogni albero è un essere vivente sotto il quale ripararsi nelle giornate di sole, è un essere vivente del quale bisogna prendersi cura annaffiandolo, potandolo, dando il nutrimento necessario. Proprio come accade per i nostri animali domestici. Da qui l’idea della Foresta degli Animali

La Foresta degli Animali permette di dedicare un albero al nostro cane o gatto domestico. Un modo simpatico per ricordare che per noi è importante. Così si potrà avere un albero in più al mondo e il mondo sarà un posto migliore.

Gli alberi scelti per questa foresta ideale sono due: la Guava e l’Anacardo.

La guava o guaiava, Psidium guava L., 1753, significa bellezza ed è l’albero scelto per i gatti. Fa parte delle Mirtacee, è originaria dell’America centrale, produce un frutto che è considerato il più ricco di antiossidanti al mondo. Contiene molto potassio, ferro, zinco, magnesio e quasi tutte le vitamine del gruppo B, la vitamina A, C ed E.

L’anacardo, Anacardium occidentale, è l’albero scelto per i cani. Il nome di questa pianta deriva dal greco e significa “cuore”, dunque amore per il nostro cane. Questo albero è originario del Brasile e diffuso in Africa e India. Il suo frutto è a forma di noce e dal guscio si ricava un inchiostro indelebile come il nostro amore per i fedeli amici dell’uomo.

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Treedom e La foresta degli Animali: come dedicare un albero al nostro cane o gatto

Come funziona in pratica. Basta andare sul sito e scegliere l’albero per il nostro cane o il nostro gatto. Con un click, versando il contributo previsto, l’albero verrà piantato.

Gli alberi della Foresta degli Animali si trovano in America centrale e in Africa. Un contadino se ne prenderà cura, lo annaffierà, gli darà i giusti nutrimenti e raccoglierà i suoi frutti.

Noi, da casa, vedremo le foto della crescita dell’albero, leggeremo del suo stato di salute, sapremo quanti frutti ha prodotto.

Due community sono tra le prime ad aver dato vita a questa foresta: Amici di Chicco, appassionati di gatti, promuovono l’adozione di gatti adulti e anziani e Think Dog, scuola cinofila fondata da Angelo Vaira, promuove un approccio empatico tra uomo e animale.

In occasione del Natale mi sembra una bella idea per fare un regalo utile ai nostri amici animali, un regalo che aiuta il nostro pianeta ad avere un’aria migliore. Come si dice: io ci faccio un pensierino, e voi? Fatemi sapere.

Ci sono animali… e animali

I libri ci fanno riflettere sul nostro rapporto con gli animali, le piante e la natura. Perché magari non ne siamo coscienti, ma spesso per noi uomini ci sono uomini e uomini, ma anche animali e animali

Il mese scorso ho letto un libro interessante che mi ha lasciato molti spunti sui quali riflettere. Allora ho ripreso in mano le note e le frasi tratte da questo testo che racconta le piante e gli animali, ma che ci fa pensare anche a come mai, spesso noi uomini, forse inconsciamente, consideriamo in modo diverso gli animali.

Avevo parlato così di questo libro:

“Due diversità che si incontrano, si rispettano, si amano. Un libro che ci fa riflettere su quanto gli animali amano l’uomo qualunque sia la sua condizione. Per i cani non conta come sei e come vivi, conta solo quanto affetto sei disposto a offrire.”

Nella mia recensione di “fiore, frutto, foglia, fango” di Sara Baume per Exlibris20 ho raccontato la storia in generale, quella di un uomo diverso, ai margini della società, che trova in un cane diverso, senza un occhio e dal pelo arruffato, un amico, un compagno di vita.

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“fiore frutto foglia fango” il libro di Sara Baume

L’amore per i fiori e le piante. Il libro è molto di più. È ricco di natura e ci racconta come chiunque, ogni semplice persona, può fermarsi ad osservare una pianta, poi cercarla su un libro per vedere di che specie si tratta e poi andare ancora in giro per vedere se la si ritrova:

“… Guarda, credo che questi germogli diventeranno margherite. E queste sono le foglie dei garofani. Conosco i nomi di quasi tutti gli alberi e i fiori, ma li ho imparati molto lentamente. Non c’era nessuno a guidarmi e tutto ciò che so è stato laborioso e pieno di errori. Adesso imparo i fiori selvatici solo trovandoli, uno per uno, e cercandone il nome nel mio libro sulla natura, e poi ritrovandoli di nuovo e chiamandoli per nome, finché non li so bene e me li ricordo…”

Perché in fondo le piante hanno una loro intelligenza, fatta di ricordi e sensazioni semplici, di base, senza troppi interrogativi e domande che caratterizzano noi esseri umani:

“… Con un cambio di stagione annunciato da così pochi segnali, come fanno le piante a sapere quand’è ora di fiorire? Perché le piante sono più intelligenti delle persone e non mettono mai in discussione le cose che sanno né cercano di confutarle in ogni modo…”

Ci sono animali e animali. Alcuni passaggi di questo libro – soprattutto quello con cui termina il post – mi hanno fatto riflettere ancor di più su quanto spesso trattiamo male e ingiustamente gli animali.

A partire dagli zoo:

“… Non c’è nulla di più triste di uno zoo, o di uno zoosafari, sotto la pioggia. Le creature sembravano tutte vagamente avvilite o vagamente impazzite. Quelle grandi camminavano avanti e indietro nei loro settori. Quelle piccole si accucciavano sotto qualcosa e non si capiva se per proteggersi dall’acquazzone o per nascondersi. Io mi spostavo riluttante da un recinto all’altro. Volevo restare per sempre tra quegli animali tristi…”

Ma soprattutto alle differenze tra persona e persona e dunque anche tra animale e animale che, più o meno inconsciamente, creiamo ogni giorno. 

Perché il ragno è brutto e la coccinella è bella? Perché trattiamo così male i maiali, tra i più intelligenti e sensibili animali della fattoria? Perché ci fermiamo a soccorrere un cigno ferito e lasciamo morire dissanguata una povera taccola? 

Roy, il protagonista del libro, ci dà il suo punto di vista. Che poi non è così tanto sbagliato, in fondo. Cosa ne pensate?

“… Penso a tutte le altre creature che abbiamo visto da quando siamo partiti. Penso al ratto, alla volpe, al gattino, al tasso. Penso alla taccola, l’hai vista la taccola? Le siamo passati vicino in coda per superare il cigno. Il becco era spalancato, il cervello spremuto fuori.

Perché nessuno si è fermato per la taccola? Perché il cigno sembra un abito da sposa, ecco perché. Mentre la taccola sembra un sacco della spazzatura. Perché è questo il valore che la gente dà alla vita…”

taccola cigno

Perché il cigno sì e la taccola no?

Wildlife Photographer Of The Year 2018

A Milano fino al 9 dicembre 2018 presso Fondazione Luciana Matalon le 100 fotografie naturalistiche vincitrici del concorso più prestigioso al mondo. Una mostra da non perdere.

Anche quest’anno sono stata a visitare la più bella mostra di fotografie naturalistiche. Wildlife Photographer of the Year 2018 è davvero incantevole e ogni anno le immagini degli animali, delle piante, della natura mi lasciano senza fiato. È sempre un’occasione per ammirare la bellezza che ci circonda, ma anche per riflettere sul danno che noi esseri umani stiamo provocando all’ambiente e ai nostri simili. 

Esplorare la biodiversità, interrogarsi sul nostro impatto sull’ambiente e costruire un futuro sostenibile sono gli intenti di questa mostra che ogni anno porta in città il nostro intero pianeta in tutta la sua bellezza. Quest’anno mi sono soffermata molto sulle descrizioni delle fotografie e mi hanno davvero colpito le frasi usate dai fotografi. Così ho pensato di riproporvene qualcuna.

La foto vincitrice. È una foto impressionante: la foto di Brent Stirton, Memorie di una specie, ritrae un rinoceronte nero dilaniato da una ferita alla testa. Ucciso dai bracconieri per il commercio del corno di rinoceronte, un commercio vietato ormai da 40 anni, ma ancora in atto oggi dove, sul mercato nero, l’avorio è il terzo bene commerciato al mondo dopo l’oro e la cocaina. 

“… se proviamo disgusto è per la nostra stessa specie…”

Memorial to a species © Brent Stirton - Wildlife Photographer of the Year 2017

Memorial to a species © Brent Stirton – Wildlife Photographer of the Year 2017

Una delle sezioni che preferisco è Ritratti animali, perché mostra, attraverso i loro sguardi, l’intelligenza e la capacità di sentire che accomuna tutti gli animali.

La foto di Peter Delaney, Contemplazione, ritrae la bellezza di uno scimpanzé che si rilassa sdraiato a terra, guardando il cielo, dopo aver provato a conquistare una femmina senza successo. Bellissimi i ritratti dell’aquila di mare testa bianca, del rospo che si atteggia, della volpe artica che ha rubato un uovo di oca.

L’elefantessa del Kenya ha 

“… uno sguardo pieno di rispetto e intelligenza, essenza di un essere senziente…”

Anche nella foto Lo sguardo della balena il fotografo ha cercato di fissare

“… l’intensità dello sguardo, la sua intelligenza…”

quella di un grande mammifero che può vivere fino a 70 anni in natura.

The power of the matriarch © David Lloyd_Portraits_Wildlife Photographer of the Year 2017

The power of the matriarch © David Lloyd_Portraits_Wildlife Photographer of the Year 2017

La sezione Mondo subacqueo ci racconta della vita sott’acqua. La bellissima bocca spalancata dello squalo filtratore, le tecniche di pesca dei pesci palla e le loro strategie di difesa.

Molto bella la foto utilizzata nel volantino della mostra: Gli intrusi di King Lin con tre pesci pagliaccio in primo piano ognuno con un piccolo isopode parassita nella bocca. 

Affascinante anche la sezione dedicata a Piante e funghi. La foto vincitrice è L’arazzo della vita di Dorin Bofan che racconta la roccia metamorfica coperta di muschi in un bosco di betulle. Il mondo vegetale è davvero sorprendente, come nella foto Paradiso di acqua dolce del Brasile:

“… più a lungo osservi e più vedi…”

La sezione Documentario di quest’anno ci porta a un problema non ancora risolto: l’olio di palma. In questa parte della mostra mi ha molto impressionato la foto vincitrice: Sopravvissuti all’olio di palma. Tre elefanti adulti e un cucciolo si riuniscono ai bordi di una desolata piantagione di palma da olio:

“… si erano radunati, resi minuscoli da un paesaggio desolato e ormai profanato…”

Palm-oil survivors © Aaron Gekoski - Wildlife Photographer of the Year 2017

Palm-oil survivors © Aaron Gekoski – Wildlife Photographer of the Year 2017

Bellissime le foto delle piccole iguane giamaicane, lucertole rare, per le quali sono in atto campagne di protezione, così come l’immagine dell’uomo che si prende cura del pangolino. 

La foto della tigre in gabbia mi ha fatto sentire davvero molto a disagio, sempre per il suo sguardo in grado di comunicare. Finita nella trappola di un bracconiere, ha perso una zampa anteriore e ora grida dalla sua gabbia in un’immagine che comunica:

“…volevo catturare l’espressione di questa giovane tigre per evidenziare il suo dolore, la sua paura e sofferenza…”

Purtroppo anche il mondo degli uccelli paga un prezzo molto alto, come si vede nello scatto Il tormento degli uccelli: per un piatto tradizionale di Cipro, vengono catturati migliaia di piccoli animali, mettendo della colla sui rami dove si appoggiano e lasciandoli lì ad agonizzare.

I gruppi animali. Mammiferi. Bellissima la foto vincitrice, Il raduno dei giganti, capodogli che si incontrano nelle acque dello Sri Lanka. Lo scatto delle antilopi all’arrivo del coccodrillo, la caccia ai salmoni dell’orso bruno, la ginnastica in acqua delle foche di Weddel, l’incredibile attacco del leone alla giraffa. Nel fotografare Le tattiche del killer, un branco di orche a caccia di aringhe, il fotografo racconta:

“…È stato il più incredibile comportamento animale a cui ho assistito, un momento intenso e una straordinaria esperienza…”

Invertebrati. La mostra dedica una sezione anche a questi animali forse meno conosciuti. A vincere è lo scatto Granchi a sorpresa: un polpo si ritrova a cacciare tra un numeroso gruppo di granchi, 

“… come un bambino felice in un negozio di caramelle…”

Molluschi, mosconi blu, ragni saltanti, falene, cicale e formiche sono tutte rappresentate in questa sezione fotografica.

Uccelli. L’uccello incubatore dell’Australia, il bellissimo quetzal dai colori vivaci, i casuari australiani, le migrazioni degli gnu delle zebre che incontrano i marabù, animali opportunisti, rappresentano un mondo di animali che affascinano per la loro capacità di volare.

Rettili e anfibi. A vincere la sezione è la foto della tartaruga liuto e dell’antico rituale della deposizione delle uova che si ripete puntuale ogni anno. Il combattimento tra due coccodrilli sott’acqua, la raganella che combatte il tonchio e di nuovo la notte delle tartarughe. 

Altre due sezioni che amo particolarmente sono Bianco e nero e Natura in città.

Le fotografie in bianco e nero hanno sempre qualcosa di affascinante, nonostante la mancanza del colore. Forse è proprio per questo che catturano la nostra attenzione, fermandola su dei particolari.

La foto vincitrice, Passo a due polare, mostra le zampe di una mamma di orso polare col suo cucciolo, ferme ad annusare e ad assaggiare quello strano liquido che fuoriesce da una nave. In questo caso il contrasto tra il bianco della neve e del mantello degli animali e il nero della pozza di sostanze inquinanti è davvero allucinante. Molto bella la foto dello scoiattolo rosso che chiude gli occhi “come fosse in preghiera”, così come quella del combattimento di due lepri di montagna tra la neve e dei licaoni che si spartiscono la carcassa di una preda. Nel fotografare una spirale di squali grigi, il fotografo “ha provato non terrore, ma ammirazione”.

Polar pas de deux © Eilo Elvinger_Black and White_Wildlife Photographer of the Year 2017

La Natura in città ci fa riflettere sugli animali che si avvicinano sempre più ai luoghi abitati in cerca di cibo e protezione. Il succiacapre, un uccello dal piumaggio criptico, ha fatto il nido dentro un copertone di automobile. In Spagna, stormi di aironi guardabuoi si ritrovano in una baia industriale per trovare rifugio per la notte e volare via all’alba. Le motacille bianche sono uccelli che nidificano in luoghi molto strani, come ad esempio la mensola di una cucina in una casa abbandonata. Molto bella anche la foto del gatto che infastidisce un nido di falchi grillai.

Arrivati a questo punto della mostra, dovete concedervi ancora del tempo per le fotografie dei giovani. Ve ne racconto solo qualcuna per non togliervi il piacere della visita. Bellissimo lo scatto vincitore, Incastrato: una volpe rossa che ficca la testa nella neve a caccia di topi.

Stuck in © Ashleigh Scully_Wildlife Photographer of the Year 2017

Amo molto i lupi e la foto, Lo sguardo del lupo,  che ritrae questo bellissimo animale in Finlandia è una delle mie preferite così come L’abbraccio dell’orso, tra una mamma di orso bruno e il suo cucciolo.

Bear Hug © Ashleigh Scully _ Wildlife Photographer of the Year 2017

Bear Hug © Ashleigh Scully _ Wildlife Photographer of the Year 2017

Raccontare delle fotografie non è facile: occorre guardare con i propri occhi. Vi consiglio di visitare questa bellissima mostra per vedere di persona e provare tutte quelle fantastiche sensazioni che il mondo degli animali e della natura sanno regalarci ogni giorno. Forse così impareremo ad amarli e a rispettarli di più.

Gli scienziati dell’ONU e il clima

Negli scorsi giorni in Corea del Sud si sono riuniti 91 scienziati da tutto il mondo per fare il punto della situazione del clima. I risultati sono preoccupanti

Il riscaldamento globale è già in atto e ce accorgiamo dal clima più caldo e dall’aumentare degli eventi estremi quali inondazioni, incendi, calamità. 

Durante l’Accordo di Parigi, solo tre anni fa, si era deciso di non superare di 2 gradi l’aumento della temperatura media a livello globale, ma occorre già rivedere le decisioni e scendere a 1,5 gradi centigradi. 

Con il livello attuale di emissioni in atmosfera l’aumento della temperatura media globale sarà superiore a 1,5 gradi centigradi già nel 2040

91 scienziati provenienti da oltre 40 Paesi al mondo si sono riuniti in Corea del Sud per analizzare le differenza che ci sarebbero tra un mondo con la temperatura media globale aumentata di 2°C e uno con un aumento di 1,5°C. Sembra una sciocchezza, ma è sufficiente una differenza di mezzo grado centigrado per cambiare lo scenario naturale globale.

Lo studio si intitola “Global Warming of 1,5°C e mostra scenari futuri preoccupanti. Forse non ce ne rendiamo conto. Forse pensiamo che tutto questo accadrà tra cent’anni e non sarà più un nostro problema. Non è così. Gli studi ci dicono che la situazione potrebbe essere molto compromessa già tra vent’anni.

In un mondo a +2 gradi, i rischi economici e sociali sarebbero enormi. Gli eventi estremi sempre meno estremi e sempre più frequenti. Il mare si innalzerebbe di 0,1 metri, sparirebbero le Maldive ma anche Venezia, molto probabilmente. 

Un grande allarme generale è quello che gli scienziati ci rimandano come risposta al summit in Corea del Sud. Dopo due anni abbastanza tranquilli, il 2015 e il 2016, nel 2017 le emissioni di gas serra in atmosfera sono di nuovo aumentate. Secondo i 91 scienziati, gli Accordi di Parigi sono troppo ottimistici. Molte zone del pianeta sono davvero molto fragili: le coste dell’Oceano Pacifico, le barriere coralline, le zone costiere della nostra bella Italia. 

“Global warming of 1,5°C” è lo studio dell’IPCC che mostra come sarebbe il mondo se la temperatura media globale aumentasse di 1,5°C

Cosa occorre fare? Le proposte fatte dagli scienziati sono:

– tagliare del 45% le emissioni di anidride carbonica, CO2, in atmosfera entro il 2030

– abbandonare il carbone come fonte energetica

– aumentare la quota delle fonti energetiche rinnovabili fino quasi al 70%

Un’ulteriore proposta per incoraggiare questi difficili cambiamenti è quella di introdurre una tassa sull’anidride carbonica emessa in atmosfera – variabile tra i 135 e i 5.500 dollari per tonnellata – tassa che molto difficilmente verrà approvata a livello globale. 

Questo post è solo un breve riassunto di una situazione complessa. Vi invito a leggere articoli, a informarvi, ad agire. A me sembra che gli scienziati parlino chiaro: la situazione è grave, non abbiamo più tempo per cambiare le nostre abitudini e salvare il clima, la natura e anche noi stessi. Eppure il mondo non sembra prendere troppo sul serio queste considerazioni e questi allarmi.