curiosa di natura

Blog in Rete: Scrittura per copywriter

Blog in Rete è il progetto per blogger che sto seguendo da ottobre scorso. A gennaio abbiamo parlato di scrittura per copywriter con Regina Moretto viaggiando nel tempo e nello spazio: dall’epica, alle favole fino ai fumetti e alle fake news.

Blog in Rete è un percorso per blogger pensato per migliorare la scrittura, la SEO, l’utilizzo dei social network: tutti strumenti che un blogger deve conoscere bene. Il progetto è stato ideato da Giulia Bezzi di Seospirito, Società Benefit srl, in collaborazione con &Love e Scoprirecosebelle. 

Siamo arrivate al terzo appuntamento che prevede un’immersione totale nella scrittura e nella creatività. Nei primi due incontri abbiamo pianificato il nostro Business Model Canvas con Fabiana Palù e a dicembre abbiamo affrontato il tema del Personal Branding con Salvatore Russo.

In questo post ti racconto cosa possiamo costruire con la scrittura, da dove partire e perché oggi più che mai è importante combattere la pigrizia e l’ignoranza nella rete.

Blog in Rete - Scrittura per copywriter con Regina Moretto

Blog in Rete – Scrittura per copywriter con Regina Moretto

Blog in rete: terzo incontro

Ogni mese aspetto con ansia di poter vedere il video della giornata. Seguendo da casa passa circa una settimana tra la data in aula e l’arrivo del video. Così leggo i post delle blogger che erano presenti e cerco di immaginare, di indovinare, di intuire quello che hanno fatto insieme. 

Poi il video arriva e mi immergo nella sua visione. Lo guardo un po’ per volta, prendendomi i tempi che hanno dato durante la giornata per fare gli esercizi e per lavorare sul tema proposto. 

A gennaio abbiamo parlato di scrittura per copywriter. Ho seguito diversi laboratori di scrittura creativa e mi piacciono sempre molto, come in questo caso, perché lasciano spazio alla creatività che nel mio blog non è così evidente. 

Raccontando di natura, animali, ambiente i miei post  hanno un taglio di tipo giornalistico e un linguaggio specifico. Ogni cosa ha il suo nome – come ci dicono in questi corsi – e anche le piante e gli animali hanno bisogno di rigore e precisione. Però cerco sempre di raccontare in modo allegro, divertente e colloquiale, come se fossimo seduti vicino e ti parlassi del libro che ho letto, della mostra che ho visitato, di quel che succede nel mondo animale e vegetale, utilizzando i termini corretti che la scienza prevede.

La giornata dedicata alla scrittura per copywriter ha richiesto una sua preparazione. Regina Moretto ci ha chiesto di ritagliare delle immagini dalle riviste, di portare alcune fotografie a noi care e degli oggetti che amiamo, ai quali siamo affezionati, che ci rappresentano. Con questo materiale Regina ci ha mostrato come la scrittura parta da dentro di noi, ispirata da tutto ciò che ci circonda.

Mentre leggete questo post sto continuando a lavorare agli esercizi di scrittura che Regina Moretto ci ha proposto. Perché la scrittura che parte dal proprio interno richiede tempo e io vorrei allenarmi a raccontare la natura e gli animali nel modo migliore, più semplice e coinvolgente possibile, per arrivare a tutti voi, per catturare la vostra attenzione e farvi fermare a pensare a tutto il bello che ci circonda. 

Scrittura per copywriter

Nella giornata con Regina Moretto abbiamo parlato di scrittura e di immagini. Spesso si dice che le immagini valgono più di mille parole: in alcuni casi è vero, in altri non lo è. 

Amo molto le fotografie ma quando leggo un libro, un racconto, la mia mente ha la possibilità di essere libera, di vagare, di immaginare quello che mi viene descritto.

Leggo di una persona, di un luogo, di un fiore e lo vedo nella mia mente, me lo configuro a modo mio e mi piace: per questo i grandi scrittori sono potenti, perché ti fanno fare viaggi immensi nel tempo e nello spazio.

I primi racconti scritti che abbiamo ricevuto dal passato sono quelli dei poemi, dei miti, degli eroi. Chi è un eroe? Quali caratteristiche ha? Regina Moretto ha raccolto le nostre impressioni e siamo tutti d’accordo nel dire che l’eroe 

  • fa cose che altri non fanno 
  • ha coraggio e paura, ma il coraggio supera la paura
  • affronta l’ignoto e supera i limiti
  • è vulnerabile e ha sempre almeno un punto debole 

Nelle fiabe e nelle favole ci sono gli eroi e gli antieroi. Questo tipo di racconto ci mostra come costruire il personaggio e ci dice che gli elementi fondamentali presenti in ogni narrazione sono cinque: il protagonista e il suo aiutante, l’eroe e il suo aiutante e l’oggetto del desiderio. 

Dalle fiabe ai fumetti, tutti riconosciamo Topolino come eroe e Paperino come antieroe. E lo stesso possiamo dire dei numerosi personaggi dei telefilm e dei film che abbiamo visto da bambini e da ragazzi e che guardiamo tuttora.

Come possiamo allora portare tutto questo nel presente, nei blog, nello storytelling aziendale? Durante l’incontro con Regina Moretto abbiamo provato a rispondere ad alcune domande: 

  • c’è un eroe nel tuo blog? 
  • l’autore e il narratore sono la stessa persona? 
  • il tuo blog piace solo a te o anche al tuo pubblico?
  • perché dovrebbero seguire il mio blog e leggere i miei post?

Domande impegnative alle quali non sono chiamata a rispondere solo io, ma anche tu, lettore, e mi piacerebbe molto conoscere le tue risposte, soprattutto alle ultime due domande. 

È vero che in alcuni blog c’è un alter ego che racconta: un personaggio inventato, un animale, una parte della persona stessa che si fa personaggio. Nel mio caso sono io stessa a raccontare. 

Però mi sento anche un piccolissimo eroe, molto modesto, perché Regina mi ha fatto riflettere. Siamo nella società delle immagini, del tutto e subito, del presto che non ho tempo da perdere. Da qui nascono le fake news, dal fatto che spesso si legge un titolo e si condivide senza aver letto quello che dice l’articolo, chi lo ha scritto, dove ha preso la notizia, quali sono le sue fonti.

Ecco perché mi sento un po’ un eroe. Perché cerco di informarmi molto prima di scrivere, perché segnalo i post che ho letto e quali fonti ho utilizzato. Perché, come dice Regina, nel mio piccolo, col mio blog voglio combattere la pigrizia e l’ignoranza della rete. Una battaglia che, lettori del blog, se vorrete seguirmi, combatteremo insieme :-)

Chi è Regina Moretto

Regina Moretto è un’esploratrice di scrittura potente. Aiuta le persone e le aziende a raccontarsi con una luce nuova, con la sua energia luminosa al servizio della comunicazione. Visitando il suo sito – Ariarosa – ho trovato un bellissimo articolo che racconta di quando viveva a Sao Tomé e Principe – posti che io ho visto ai padiglioni di Expo e che posso solo immaginare da lontano. 

In questo post si legge di come nelle diverse culture, anche nella nostra, ci sia una differenza tra animali d’affezione e animali da mangiare. E quello che vale per una cultura può non essere valido per un’altra. Regina e i suoi amici a Sao Tomé hanno salvato molti animali dalla pentola. Sono da leggere le avventure di Gino capretto clandestino, della belva Gaia, del coniglio Corniglio. 

Durante la giornata con Regina Moretto sono stati nominati molti animali e si è parlato anche degli archetipi. Questo mi ha ricordato il bellissimo lavoro che ho fatto con Eleonora e da cui prendo spunto per ritrovare un animale e una pianta in ciascun relatore.

Eccoci dunque a Regina. Lei è sicuramente un felino per come muove le sue braccia e le mani come fossero zampe dotate di artigli, pronta a catturare la sua preda, a conquistarti. Se fosse un animale sarebbe un giaguaro, colui che ti fa trovare senza cercare. Il giaguaro simboleggia la forza fisica, il coraggio e la profondità. Come Regina è espressione di libertà e di saggezza arcaica e ti fa viaggiare nel tempo e tra mondi diversi.

Se fosse un fiore, sarebbe un papavero dal colore rosso. Un fiore semplice ma presente in abbondanza nei campi. È spesso associato a persone importanti e autorevoli. Il papavero è simbolo di ritmo vitale, fornisce bellezza ai sensi, indica potenza e resistenza. 

Questo articolo fa parte di “Bloginrete” de LeROSA, progetto di SeoSpirito Società Benefit srl, in collaborazione con &Love e Scoprirecosebelle, che ha come obiettivo primario ascoltare le donne, collaborare con tutti coloro che voglio rendere concrete le molteplici iniziative proposte e sorridere dei risultati ottenuti. È un progetto PER le donne, ma non precluso agli uomini, è aperto a chiunque voglia contribuire al benessere femminile e alla valorizzazione del territorio, in cui vivere meglio sotto tutti i punti di vista.

Nel segno dell’anguilla

Nel segno dell’anguilla è il libro di Patrik Svensson definito “il caso editoriale della fiera di Londra 2019”. Racconta un animale così poco conosciuto tanto da creare tra gli scienziati un vero caso: il dilemma dell’anguilla.

Un libro originale non solo per il contenuto, ma anche per la forma. Racchiude in sé diversi generi letterari, dalla cronaca famigliare al memoir naturalistico. Dell’anguilla si è sempre saputo poco e la sua biologia non è tuttora conosciuta con esattezza. Ecco perché è in grave pericolo di estinzione e occorrono studi più approfonditi.

Mi ha molto interessato il fatto che l’anguilla è un pesce diverso dagli altri, con un ciclo vitale particolare, tanto da dare origine tra gli scienziati ad un vero e proprio dilemma: il dilemma dell’anguillaNel segno dell’anguilla narra del rapporto tra l’autore e il padre col quale andava a pescare le anguille. Tra un capitolo e l’altro della vicenda viene raccontata la storia degli studi di questo strano pesce che ha destato da sempre molta curiosità. 

L’anguilla è la curiosità stessa: “L’anguilla può dirci molto sulla curiosità, più di quanto , in effetti, la nostra curiosità possa dirci dell’anguilla” (Tom Crick)

Nel segno dell’anguilla, libro di Patrik Svensson

Breve storia dell’anguilla: la sua ambiguità

L’anguilla è uno strano pesce. Non ha una forma come quella dei suoi simili, striscia e assomiglia di più a un serpente o a un rettile marino. Vive in ambienti fangosi di fiume mentre per riprodursi deve compiere un lungo viaggio verso il Mar dei Sargassi.

I popoli antichi e gli studiosi hanno da sempre cercato di capire meglio questo particolare animale. Aristotele sosteneva che le anguille nascono dal fango, mentre secondo Plinio il Vecchio si riproducevano sfregandosi tra i sassi. Per gli antichi Egizi le anguille nascevano quando il sole scaldava le acque del Nilo. Atum, il potente dio creatore, padre degli dei e dei faraoni, era raffigurato con la testa di uomo, il collo del cobra e il corpo lungo e sottile di anguilla. Anche per i Romani, questo pesce era considerato sporco e ripugnante per il fatto di vivere all’ombra, strisciando nel fango come un serpente o un verme.

Nel periodo del Cristianesimo i pesci erano animali considerati portatori di fortuna e protagonisti di molte parabole. Ma non l’anguilla, pesce acquatico senza pinne e senza squame considerato abominevole e la cui carne era vietato consumare. Nei secoli successivi le anguille venivano pescate e ci si nutriva della loro carne. La loro origine restava sconosciuta e molti studiosi ritenevano nascessero per generazione spontanea come i vermi o le mosche dalla carne. 

Dell’anguilla non si sa come nasca e fin da sempre si è saputo poco dei suoi organi riproduttivi. Per questo motivo nell’arte e nella letteratura l’anguilla è stata sempre considerata come un essere viscido e spaventoso, una creatura del buio, associata alla parte più inconscia dell’uomo. Nell’antichità le anguille non sono state molto fortunate. Erano poco conosciute e venivano spesso evitate, ma la loro vita era tranquilla: gli uomini le pescavano per mangiare la loro carne ma in quantità limitate. 

Il dilemma dell’anguilla

Tra il 1700 e il 1800 lo studioso bolognese di antonima, Carlo Mondini, fu il primo a sezionare e a descrivere le ovaie delle anguille. Iniziò così lo studio scientifico di questi animali e anche il loro paradosso. 

Leggendo questo libro ho scoperto che Sigmund Freud, il padre della psicanalisi, studiò medicina e zoologia presso l’Università di Trieste, col professor Carl Claus e iniziò studiando le anguille. Questi animali, a differenza di molti altri, non si potevano allevare e far riprodurre il laboratorio. Occorreva pescare un certo numero di animali, lasciarli vivere finché si poteva e poi studiarli e sezionarli. Freud analizzò circa 500 anguille. 

La prima grande sconfitta di Freud nacque proprio dallo studio di questi pesci. Le anguille pescate erano tutte femmine, non si trovava nessun individuo maschio. A Freud pesò questo enorme insuccesso: non essere riuscito a vedere e a descrivere l’apparato riproduttivo maschile delle anguille. Forse da qui sono nati i suoi studi sulla psicanalisi, sul mondo della sessualità e dei sogni. 

Altri studiosi si trovarono ad affrontare il dilemma dell’anguilla, un problema che racchiudeva in sé tante domande: come mai le anguille sono solo femmine? Come nascono? Perché si riproducono solo nella zona del Mar dei Sargassi?     

Martin Rathke nel 1824 descrive la femmina di anguilla e permette a Freud di proseguire gli studi su questo animale. Nel 1904 Johannes Schmidt con il suo piroscafo fa rotta verso il Mar dei Sargassi per studiare le origini di questi pesci. Anche la biologa Rachel Carson si è dedicata allo studio delle anguille negli Anni Trenta. 

Nel ventesimo secolo si conosce meglio la biologia dell’anguilla europea (Anguilla anguilla, L.1758). L’anguilla vive in uno stadio che si può definire larvale per molti anni fino a che matura sessualmente e si trasforma in argentina. In autunno compie un lungo viaggio verso il mare: qui si trasforma per riprodursi e poi muore. Le giovani anguille appena nate dall’uovo sono simili a foglie e vengono chiamate leptocefali. In questo stadio tornano verso i fiumi e i laghi, in un viaggio che può durare anche tre anni. Durante tutta la loro vita sono allo stadio di cieche.

Nel segno dell’anguilla, libro di Patrik Svensson

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I gioielli di Van Cleef & Arpels: il Tempo, la Natura, l’Amore

I gioielli della Maison Van Cleef & Arpels raccontano il Tempo, la Natura e l’Amore nella bellissima esposizione a Palazzo Reale a Milano. Fino al 23 febbraio il percorso della mostra ci parla della bellezza della natura, della flora e della fauna, prendendo ispirazione da Italo Calvino e dalle sue Lezioni Americane.

L’alta gioielleria di Van Cleef & Arpels 

Se vi trovate nel centro di Milano a Palazzo Reale e avete un’ora libera, vi consiglio di visitare la bellissima mostra di gioielli dedicata alla maison di alta gioielleria Van Cleef & Arpels.

Il titolo della mostra mi ha incuriosito perché, come sapete, la natura è attorno a noi anche sotto forme diverse, come in questo caso. Devo dire che non avrei pensato di raccontare la natura attraverso i gioielli ma visitare questa mostra mi ha fatto cambiare idea.

Sono esposti oltre 500 gioielli, orologi, oggetti preziosi e documenti d’archivio raccolti a partire dal 1906, anno della fondazione della Van Cleef & Arpels.

Van Cleef & Arpels: il Tempo, la Natura, l’Amore in mostra a Palazzo Reale a Milano

La prima sala espositiva è dedicata a Parigi, una città che è stata la culla di movimenti letterari ed artistici che si sono diffusi in tutta Europa. Tra le sue vie, in place Vendôme 22, nel 1906 viene fondata la Maison Van Cleef & Arpels da Alfred Van Cleef, commerciante parigino, che sposò Esther Arpels, figlia dello zio Salomon Arpels che divenne suo suocero e socio in affari.

I luoghi simbolo della città, dai monumenti ai suoi giardini e cortili, ispirarono i gioiellieri e nacquero così le bellissime creazioni dedicate a Parigi.

Le sale della mostra prendono il loro nome dall’opera di Italo Calvino, Lezioni Americane. Il Tempo, la Natura e l’Amore sono tre concetti attorno ai quali si articola l’esposizione e sono i valori più rappresentati dalla Maison francese.

Subito dopo la sala dedicata a Parigi troviamo la sala dell’Esotismo. Nel XX secolo i francesi prendono ispirazione da luoghi lontani, considerati esotici: la Cina, il Giappone, l’Egitto. Colori nuovi, motivi e geometrie che ritroviamo in questa sala. Qui compaiono i primi gioielli ispirati al mondo animale. Sono l’antilope, il leone, l’ariete e l’elefante che vengono considerati animali esotici e visti con curiosità dai parigini e dagli europei.

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Balene e squali nel murales antismog a Milano

AnthropOceano è il murales dell’artista Iena Cruz in zona Lambrate a Milano. Realizzato con una speciale vernice antismog, racconta gli abitanti del mare e i pericoli che corrono a causa dell’inquinamento delle acque.

Si chiama AnthrpOceano il murales di 300 metri quadri creato da Iena Cruz, nome d’arte di Federico Massa. Federico è nato a Milano nel 1981, è laureato all’Accademia di Belle Arti di Brera e lavora come street artist. Si ispira ai murales di Santa Cruz, California, dai quali ha preso il nome d’arte.

Questo dipinto è stato realizzato lo scorso mese di novembre sulla facciata del palazzo di via Viotti a Milano, proprio a fianco della stazione ferroviaria di Lambrate. Sono andata a vederlo perché amo la street art, ancor più se parla di animali e riduce lo smog.

murales animali

AnthropOceano il murales di Iena Cruz a Lambrate, Milano

Da Antropocene a AnthropOceano

L’era geologica che stiamo vivendo è chiamata Antropocene. L’uomo è protagonista di quest’epoca anche se non sempre nel ruolo del buono. Mettere l’uomo al centro in modo esagerato ci ha portati a crederci i padroni del pianeta, a sfruttare in modo eccessivo la natura e le sue risorse. Partendo da questo concetto, l’artista ha realizzato la sua opera dedicata al mare.

Nel suo murales, Iena Cruz rappresenta una piattaforma petrolifera e diversi abitanti delle profondità marine. Tutto ha origine dal petrolio, che inquina i mari sia come materia prima che con uno dei suoi principali derivati: la plastica. Infatti attorno alla piattaforma è stato rappresentato un grande contenitore in plastica. Quella stessa plastica che galleggia nei mari e negli oceani e uccide gli animali che se ne nutrono, scambiandola per cibo. Alghe e piante acquatiche sono anch’esse intrappolate in questo mondo di plastica che ci circonda e ci soffoca.

Airlite, la vernice antismog

Il murales è stato realizzato utilizzando una speciale vernice, Airlite che è in grado di rendere il dipinto simile a un depuratore naturale di aria. Questa vernice nasce dagli studi fatti da Massimo Bernardoni, Antonio Cianci e Arun Jayadev ed è quindi un progetto italiano.

Alimentato dall’energia solare, il murales permette di depurare l’aria per quasi il 90% dall’inquinamento atmosferico circostante. Uno dei responsabili dell’inquinamento dell’aria è l’ossido di azoto, un gas che si produce nei processi di combustione: cottura dei cibi, riscaldamento delle case, fumo.

Airlite è una vernice in polvere. Occorre aggiungere acqua e con l’azione della luce solare si innesca una reazione che permette al biossido di titanio di trasformare gli agenti inquinanti in molecole di sale. Viene chiamata vernice in grado di mangiare lo sporco perché depura circa il 90% dell’inquinamento presente nell’aria con cui viene a contatto. Infatti la cattiva qualità dell’aria che respiriamo causa più del 15% delle malattie croniche secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

I vantaggi di questa pittura innovativa: oltre ad abbattere gli agenti inquinanti di quasi il 90%, questa speciale vernice elimina batteri e virus al 99% diminuendo l’incidenza di malattie gravi e allergie. La vernice riflette le radiazioni solari e in questo modo rende gli ambienti freschi in estate e caldi in inverno, permettendo un risparmio di energia elettrica tra il 15 e il 50%. Inoltre elimina dalle pareti lo sporco e gli odori.

Il progetto di Worldrise

Il murales di via Viotti è stato realizzato in collaborazione con Worldrise, una Onlus creata da giovani per sviluppare progetti di conservazione e valorizzazione dell’ambiente marino. Worldrise è nata nel 2013 grazie a Mariasole Bianco, specializzata in gestione delle aree Marine Protette in Australia. Mariasole ha deciso di occuparsi di mare e oceani anche in città molto distanti dalle acque come Milano. 

Proprio nel capoluogo lombardo nasce il progetto No Plastic More Fun che vuole riunire tutti i locali di Milano e del mondo in un grande network ecosostenibile. Molti famosi ristoranti e discoteche milanesi si sono già impegnate nel sostituire la plastica monouso con bicchieri, cannucce e posate di materiale organico, facilmente riciclabili nella frazione umida.

murales animali

AnthropOceano il murales di Iena Cruz a Lambrate, Milano – particolare: la balena

Balene e pesci cartilaginei

Nel bellissimo murales AnthropOceano troviamo dipinti un mammifero marino, la balena, e due pesci cartilaginei, lo squalo e la manta. Sono un gruppo di pesci che ha origini molto più antiche dei pesci ossei e anche per questo è da salvaguardare. 

Conosciamo le balene, grandi mammiferi marini, che fanno parte del gruppo dei cetacei assieme a capodogli, balenottere e megattere. Sono organismi molto grandi, ma si muovono tra le onde con grazia e leggerezza. Nonostante le loro dimensioni, si nutrono di krill, plancton e piccoli pesci. Possono vivere anche 30 anni e sono diffuse in tutti i mari del mondo. Sono animali omeotermi, mantengono una temperatura del corpo costante. Possono vedere sia sott’acqua che in aria, ma l’udito è il loro senso più sviluppato. Emettono suoni, una specie di canto, e sono in grado di percepire quelli trasmessi dall’acqua.

Conosciamo gli squali e le mante, due pesci cartilaginei

Lo scheletro di squali e mante non è fatto di ossa, ma di cartilagine, più leggero e flessibile di quello dei comuni pesci ossei. Gli squali sono predatori carnivori, al vertice della catena alimentare. Non hanno un organo del galleggiamento, la vescica natatoria, come i pesci ossei e galleggiano anche grazie ad una sostanza presente nel loro fegato, lo squalene. Hanno una temperatura interna più alta di quella dell’acqua circostante ma non sono dei veri omeotermi. Hanno un udito molto fine e un senso dell’olfatto molto sviluppato: mi ha sempre colpito il fatto che sono in grado di percepire un milionesimo di sangue presente nell’acqua marina che li circonda. Sono anche molto sensibili ai campi elettrici e magnetici. Le mante hanno una diversa forma del corpo, più appiattita e allungata. Vivono nei mari e negli oceani delle zone calde e temperate e si nutrono di plancton.

Grazie al coloratissimo murales di Iena Cruz possiamo ammirare questi bellissimi esemplari della fauna di mari e oceani. La plastica è un grave pericolo per le loro vite, così come le varie tradizioni popolari per le quali migliaia di squali vengono uccisi ogni anno. Conoscere la bellezza di questi animali, anche solo attraverso una loro rappresentazione, ci fa capire quanto sia importante proteggerli per salvaguardare la biodiversità marina.

Incendi in Australia e Germania: così inizia il 2020

Gli incendi in Australia e in Germania hanno segnato l’inizio di questo 2020. Dai gorilla morti nello zoo in Germania ai gravi danni causati dal fuoco e dalla siccità in Australia. Sono tutti incendi dolosi, appiccati dall’uomo, ma il clima che cambia gioca la sua parte, e non è una parte secondaria. E il clima che cambia è come un cane che si morde la coda: dopo gli incendi in Australia, cosa succederà al clima mondiale? C’è chi dice che siamo entrati in una nuova era geologica: il Pyrocene.

Scimmie e gorilla morti nell’incendio dello zoo in Germania

Il primo giorno del nuovo anno ho letto questa terribile notizia. In uno zoo in Germania a Krefeld, nei pressi di Düsseldorf sono morti trenta primati a causa di un incendio. Scimpanzé, oranghi, scimmie scoiattolo e cebidi erano ospitati in un edificio dedicato a loro all’interno dello zoo di Krefeld. Un incendio ha distrutto la struttura e ucciso circa trenta primati, oltre a pipistrelli e volpi. Solamente un gorilla di nome Kidogo e la sua famiglia si sono salvati perché in quelle ore si trovavano in un’altra parte della struttura. Kidogo è un gorilla maschio di 19 anni abile nel fare acrobazie sulla fune. 

I vigili del fuoco sono stati chiamati subito dopo la mezzanotte ma non sono riusciti a domare l’incendio, ormai troppo esteso, visto che la sorveglianza antincendio non era presente da molti anni perché troppo costosa. Sembra molto probabile che siano stati i fuochi d’artificio sparati per festeggiare il capodanno a danneggiare la struttura. In particolare le lanterne cinesi di carta che si sono posate sul tetto, innescando il fuoco che ha causato il grave incendio. 

Primati morti nell'inendio dello zoo di Krefeld, Germania

Primati morti nell’inendio dello zoo di Krefeld, Germania (foto©24zampe)

Gli ultimi aggiornamenti delle indagini indicano che tre donne si sono presentante alla Polizia dicendo di aver liberato in cielo cinque lanterne cinesi per festeggiare il nuovo anno, senza sapere che in Germania l’utilizzo di queste lanterne è vietato

Tra le vittime dello zoo c’è anche il gorilla di nome Massa, un maschio di 48 anni. Era un esemplare della sottospecie gorilla di pianura occidentale (Gorilla gorilla gorilla): questa sottospecie di animali è classificata come in pericolo critico di estinzione (codice CR) dalla lista rossa IUCN. Una grave perdita: era un maschio inserito nel programma europeo per le specie in pericolo (EEP)

La strage di animali causata dagli incendi in Australia

Sempre a cavallo del nuovo anno è arrivata la terribile notizia degli incendi che stanno devastando l’Australia. Sono iniziati già lo scorso settembre ma in queste giornate di caldo estremo e di secco – le temperature hanno raggiunto anche i 48°C – gli incendi si sono propagati a grande velocità facilitati dai forti venti che hanno raggiunto gli 80 chilometri orari. Molte zone sono state evacuate, le case distrutte, gli abitanti hanno perso tutto quello che avevano: case, negozi, terreni. Le vittime che si contano fino a oggi sono venticinque. 

Nel Galles del Sud si stima che siano bruciati più di 5 milioni di ettari di terreno. Una grave perdita per il polmone verde del nostro Pianeta già a rischio dopo gli incendi in Amazzonia. Il terreno che brucia e diventa arido è una conseguenza del clima che noi stiamo cambiando ad una velocità mai riscontrata prima nella storia.

In questo immenso disastro si contano mezzo miliardo di animali morti tra mammiferi, rettili e volatili: queste sono le prime terribili indicazioni sulla biodiversità che abbiamo perso in Australia in pochi mesi. Negli studi fatti dagli scienziati si stima che gli animali presenti in 1 ettaro (10.000 metri quadrati di terreno) siano circa: 

17,5 mammiferi

20,7 volatili

129,5 rettili

Moltiplicando gli ettari incendiati per il numero di animali si ha una stima di quelli morti, anche se i grandi mammiferi e i volatili si spera siano riusciti a lasciare per tempo la zona delle fiamme. 

incendi-australia-animali-morti (tpi.it)

I soccorritori australiani cercano di salvare i koala dalle fiamme (foto©tpi.it)

Gli esperti del WWF stimano che siano morti circa 8.000 koala tra le fiamme del Nuovo Galles del Sud, ovvero il 30% della popolazione di koala australiani. Un vero disastro ambientale. È stato molto doloroso vedere le immagini di questi poveri animali salvati dalle fiamme, cercare conforto nell’abbraccio dell’uomo, bere avidamente da bottiglie e borracce. 

La gravità della situazione è peggiorata dal fatto che:

“Circa 34 specie e sottospecie di mammiferi native australiane si sono estinte negli ultimi 200 anni, il più alto tasso di perdita di specie al mondo” 

(Chris Dickman, Università di Sidney)

Un danno che si va a collocare in un’area già danneggiata, un continente che ha perso molte specie animali che non rivedremo mai più.

Gli incendi sono di origine dolosa: nel Galles del Sud sono state arrestate 180 persone accusate di aver appiccato gli incendi. Questo è vero e vanno puniti gravemente coloro che, per gioco, per scherzo, hanno causato un così grave danno all’uomo e all’ambiente. Non dimentichiamo però che il cambiamento climatico gioca ugualmente un ruolo, non di secondo piano, in questa tragedia.

Il clima che cambia cambia il clima: cosa succederà adesso?

Il cambiamento climatico ha favorito il fenomeno degli incendi in Australia. È come la storia del cane che si morde la coda. L’azione dell’uomo cambia il clima. Il clima che cambia provoca un sempre maggior numero di eventi estremi quali incendi e inondazioni, come è accaduto in Australia. Anche se l’origine di entrambi gli incendi è dolosa, il clima che cambia ha giocato la sua parte in questi eventi. Il decennio che si è da poco concluso è stato il più caldo della storia, in particolare per l’Australia anche il più secco. 

In Australia, dopo questi enormi incendi, il clima cambierà di nuovo. E modificherà perfino il clima di zone distanti molti chilometri perché i fumi e i vapori si muovono in atmosfera fino a raggiungere luoghi molto lontani. 

C’è chi parla di una nuova aera geologica: il Pyrocene

“Abbiamo creato un’epoca equivalente alle ere glaciali, ma sul fronte opposto” (Steve Pyne, Arizona University)

Quando si bruciano combustibili fossili, i gas emessi restano in atmosfera per molto tempo ancora. Il calore generato dagli incendi crea un nuovo ecosistema climatico, fatto di tempeste di fulmini e uragani di fuoco, anche a centinaia di chilometri dal luogo di origine.

I due incendi, purtroppo, sono di origine dolosa. Appiccati dall’uomo per una sua stupidità, perché non siamo più in grado di prevedere cosa c’è dietro un gesto che può sembrare banale. Ma, nonostante questo, il cambiamento climatico facilita il verificarsi di eventi estremi e ora questi incendi australiani cambieranno il clima verso altre nuove direzioni. 

E si torna sempre allo stesso punto, quello che abbiamo perso di vista: nel mondo, tutto è collegato.

Fonti e suggerimenti di lettura:

Zoo di Krefeld, brucia la casa dei primati: 30 gli animali morti

Quanti animali sono morti negli incendi in Australia?

Gli incendi in Australia trasformano il clima: temporali e tempeste di fulmini 

Blog in Rete: Personal Branding con Salvatore Russo

Blog in Rete è il progetto per blogger che prevede una serie di incontri per migliorare la scrittura, la SEO e l’utilizzo dei social network. Nel terzo incontro abbiamo affrontato il tema del Personal Branding con Salvatore Russo: un argomento importante perché fai personal branding anche quando respiri…

Blog in Rete, il progetto ideato da Giulia Bezzi di SeoSpirito Società Benefit srl, in collaborazione con &Love e Scoprirecosebelle, è arrivato al terzo appuntamento.

Ti ho raccontato il primo incontro con Fabiana Palù e la difficoltà nel creare e lavorare al mio Business Model Canvas. Nel mese di novembre c’è stato un secondo incontro con Fabiana e abbiamo analizzato le idee personali e il blog di ciascuna partecipante.

A dicembre l’incontro è dedicato al tema del Personal Branding. Sicuramente avrai sentito questo termine: oggi se ne parla molto anche sul web. Non so tu, ma io non sono ancora sicura di aver ben capito di cosa si tratta. Se ti chiedessero: cos’è il Personal Branding? Sapresti cosa rispondere?

In questo post provo a raccontarti come fare meglio Personal Branding dopo la lezione di Salvatore Russo, grande esperto di questo argomento, “Digital Strategist, Web Marketing Manager, Copywriter decisamente creativo e ideatore di blog da milioni di visite.”

Blog in Rete: Personal Branding con Salvatore Russo

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