curiosa di natura

Orticola 2018: il sapore dei prati e della semplicità

Questa edizione di Orticola 2018 mi ha stupito per la sua semplicità. Protagonisti i prati, il fieno, i materiali della natura. Ve la racconto in cinque punti

Questo è stato il weekend di Orticola 2018, un appuntamento imperdibile per i milanesi che amano fiori, piante e giardinaggio. Anche una bella occasione mondana, nel centro della città, per esibire outfit alla moda e cappellini fioriti.

finestra

Orticola: una finestra su piante, fiori e giardinaggio

Orticola 2018 ha visto la presenza di 160 espositori che sono diventati i protagonisti della manifestazione. Dallo scorso anno alla stampa viene data in omaggio una rivista curata da loro, dal titolo “Al piacer mio”, con articoli nuovi e testimonianze d’archivio.

Cinque punti di Orticola 2018. Negli ultimi anni mi piace sintetizzare l’evento Orticola in cinque punti. Quello che mi ha colpito maggiormente, il sentimento che ho percepito girando tra i bellissimi stand di piante e fiori dei vivaisti, al bordo della fontana, tra gli alberi del parco.

Gli ingressi. Ogni anno gli ingressi di Orticola vengono curati in modo speciale e trattano dei temi in particolare. A Palazzo Dugnani, all’ingresso di via Manin, quest’anno è andata in scena “la Belle Époque”: kenzie, orchidee, felci antartiche, felci a nido d’uccello per creare l’atmosfera dei Giardini d’Inverno di fine Ottocento. All’entrata di piazza Cavour ci ha accolto una piccola serra da vivaio nel momento delle fioriture primaverili, creata appositamente per Orticola 2018. In via Palestro “morbide accoglienti sculture” realizzate con piante di gardenia (Gardenia augusta) in una composizione sobria ed essenziale, ingentilita dal gelsomino (Jasminum azoricum)

La fontana. Davanti a Palazzo Dugnani, la bellissima fontana è il centro della coreografia di ogni anno. Julia Artico l’ha allestita con “il sapore dei prati e della semplicità”. Cinque figure femminili, fatte di fieno, chiamate “le fate dell’acqua”, abbelliscono la grande fontana “come richiamo a un femminile ancestrale che sorregge il mondo della natura, con decisione e delicatezza, con amore e partecipazione”. Accanto alle figure femminili ci sono delle ceste a forma di arnie, fatte con segale intrecciata e sagome di api che volteggiano tra i fiori.

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La fontana al centro di Orticola con le figure femminili fatte col fieno

I materiali naturali. Il fieno è uno dei tanti materiali naturali che ho notato in questa edizione di Orticola. Grandi ceste di vimini intrecciato, vetro riciclato e arnesi in ferro riciclato sono gli altri materiali naturali presenti. Un richiamo alla natura, alle materie prime e alla possibilità di riciclarle.

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Tanti materiali naturali ad Orticola 2018: paglia, fieno, vimini, vetro, legno

Le api. Sono presenti in metallo accanto alle donne fatte col fieno. Un cesto richiama la loro arnia. Così l’artista Julia Artico ha voluto far conoscere il progetto ApiSophia. Le api sono importanti, sono animali con una notevole organizzazione sociale. Ci forniscono miele e prodotti derivati: propoli, polline e cere. Le api svolgono la funzione di impollinatori per molte delle piante che rientrano nella nostra alimentazione quotidiana: senza api, non c’è cibo per l’uomo. L’inquinamento e la scomparsa degli habitat nei quali vivono sono le principali cause di morte per questi insetti. Dobbiamo proteggere loro, per proteggere noi stessi e il nostro futuro. Per maggiori informazioni su questo progetto, visitate il sito ApiSophia.

Cerchietti e animali. Devo dire che quest’anno non ho notato le molte signore con cappellini che di solito popolano i giardini di Orticola. Forse sono capitata nel momento sbagliato. Invece mi hanno molto colpito i cerchietti floreali di Evelyne Aymon con i bellissimi conigli (finti) a fare da modelli al suo stand.

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I bellissimi cerchietti colorati e fioriti di Evelyne Aymon

Non solo fiori ma anche animali in metallo da posizionare come decorazione nei girdini. Ogni anno questo stand è presente in mostra con nuovi animali: lucertole e rane, insieme ad una gru e alle oche sono le novità di quest’anno. Bellissimo anche lo stand – la bottega di Betti – dedicato alle costruzioni in legno: nidi per scoiattoli e pipistrelli, ma anche bellissime cucce per cani e gatti.

Un altro anno in compagnia delle bellissime piante e dei fiori di Orticola. Un appuntamento imperdibile ogni maggio, sempre durante giornate calde e piene di sole. Un bell’anticipo di estate.

Animali nell’antichità: in visita al Museo Egizio di Torino

Qualche settimana fa sono stata a fare un giro al Museo Egizio di Torino dopo diversi anni e mi è piaciuto molto il nuovo allestimento con le aree dedicate agli animali

Ero stata al Museo Egizio di Torino diversi anni fa. Ho saputo che ora è tutto nuovo e ho voluto fare un giro per vedere. Devo dire che vale davvero la pena passare un pomeriggio immersi nel mondo degli Egizi.

Non sono molto esperta di storia e del popolo egizio perciò vi invito a trovare le informazioni che desiderate direttamente sul sito del Museo.

Quello di Torino è il Museo Egizio più antico al mondo: fondato nel 1824, raccoglie oltre 40.000 reperti. Statue, papiri, sarcofagi e oggetti della vita quotidiana che ci permettono di fare un salto indietro nella storia di oltre 4.000 anni.

Dal 2015 il Museo ha un nuovo allestimento: si sviluppa su quattro piani e comprende 15 sale. Si parte dall’Epoca Predinastica, passando dall’Antico, al Medio, al Nuovo Regno.

Gli animali nel mondo egizio erano tenuti in grande considerazione. Questo mi ha sempre appassionato nello studio di questo popolo. Qui al museo, nella galleria finale, si possono trovare le immense statute dei vari dei con testa e corpo di animali. Gli Egizi, popolo di navigatori e coltivatori, hanno sempre saputo apprezzare il mondo della natura e degli animali.

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Alcuni animali esposti al Museo Egizio di Torino

Un nome italiano, una divinità. All’interno del museo mi ha colpito un cartello che raccoglie tutti i nomi degli animali conosciuti e venerati dagli Egizi, con accanto il relativo simbolo e il nome inglese. Sono davvero tanti:

ariete, coccodrillo, elefante, toro, sciacallo, cavallo, ibis, babbuino, falco, serpente, scarabeo, pesce, toporagno, gazzella, gatto, leone, asino e lucertola.

La sala degli animali raccoglie tante statue e tanti animali imbalsamati. Qui si legge che gli dei egizi si manifestano in molte forme e sono spesso associati agli animali stessi. Per questo, fin dal 3.000 a.c, gli animali venivano sottoposti a processi di mummificazione, proprio come accadeva agli esseri umani.

Spesso un esemplare molto bello di un animale associato ad un dio veniva allevato apposta per essere poi mummificato e dedicato a quella divinità. Veniva inoltre inserito all’interno di un sarcofago. Molti altri animali venivano portati nel tempio proprio come oggi facciamo noi con gli ex voto: si trovano, ad esempio, l’ariete e il toro, i gatti, i cani e i pesci.

Una specie, una tecnica. La tecnica utilizzata per l’imbalsamazione cambiava a seconda del tipo di animale da imbalsamare. Alcuni venivano essiccati, ricoprendo il loro corpo col sale per 40 giorni. Per altri, i più grandi, come tori e arieti, si procedeva all’eviscerazione: i loro organi interni venivano tolti dal corpo e conservati in appositi vasi detti canopi.

C’era poi l’imbalsamazione, processo mediante il quale il corpo dell’animale era trattato con oli, unguenti e resine. Il corpo veniva poi avvolto nelle bende e spesso si aggiungevano degli amuleti. Molti animali esposti qui nel museo sono proprio ancora intatti nelle loro bende originarie.

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Una finestra sui laboratori del Museo con una mummia di gatto

Una finestra sul mondo egizio e sui gatti. Girando tra le sale del museo si arriva in un punto dove è stata creata una finestra in vetro che permette di vedere i laboratori interni alla struttura. Su questi tavoli si osservano le mummie di gatti che sono giunte fino ai nostri anni, resistendo per millenni.

Questi gatti sono davvero belli, le loro bende ricostruiscono e richiamano la forma dell’animale stesso e mostrano tutto l’affetto che questo popolo aveva per loro. Nei granai, nei magazzini, i gatti aiutavano a tenere lontani topi e altri roditori. Per questo venivano ricompensati dagli Egizi con l’imbalsamazione dei loro corpi e con una dea a loro dedicata.

Bastet, dea gatto-leonessa, era venerata inizialmente per la sua potenza, forza, bellezza e agilità. In seguito il suo culto venne associato a quello dei gatti e della luna.

Se siete a Torino vi consiglio di visitare il Museo Egizio. Grande, bello, ben organizzato, mi ha stupito vedere come, dopo migliaia di anni, i resti di oggetti, uomini e animali siano arrivati quasi intatti fino a noi a testimonianza della bravura di questo popolo e dell’affetto verso gli esseri umani e gli animali. Una cura che che hanno dimostrato anche nell’accompagnare persone e animali verso il loro viaggio oltre la vita.

Selvaggi, il rewilding del mondo

Ho quasi finito di leggere un libro molto interessante: Selvaggi. Sottotitolo: “Il rewilding della terra, del mare e della vita umana”. George Monbiot ci racconta come cambiare il mondo in uno migliore partendo dal rewilding

Ogni tanto scopro dei libri per caso. Perché qualche casa editrice mi propone la loro lettura, come è successo con questo testo che Piano B Edizioni ha pubblicato lo scorso gennaio. Un libro sull’ecologia, un libro che ci invita a lasciare che la natura segua il proprio corso.

Il titolo è “Selvaggi” e il sottotitolo “Il rewilding della terra, del mare e della vita umana”. L’autore è George Monbiot, ambientalista, scrittore e giornalista britannico che ha collaborato con la BBC e con Guardian. Sulla copertina si legge:

“È il libro sull’ambiente più positivo e audace che abbia mai letto: se davvero vogliamo cambiare il nostro mondo, dobbiamo essere capaci di immaginarne uno migliore” (Thom Yorke)

Mi sono messa a leggere il libro perché c’è bisogno di positività. Purtroppo le notizie negative nel mondo della natura e degli animali abbondano ogni giorno, togliendo visibilità a quello che c’è di buono e di bello. Trovo giusto denunciare e far conoscere cosa non funziona, ciò che non va bene, quello che occorre cambiare, ma a volte sembra anche a me di essere sommersa da troppe notizie brutte da non poterne più. Allora parto alla scoperta del buono e del bello – e se segui la pagina Facebook del blog avrai notato che cerco di dare ogni giorno una buona notizia che riguarda animali, piante e natura.

George Monbiot racconta le sue avventure in giro per il mondo e in ogni ecosistema ci fa vedere quello che non va, cosa e dove abbiamo sbagliato, ma ci suggerisce anche di provare a tornare alla natura selvaggia.

selvaggi

Selvaggi, “il libro sull’ambiente più positivo e audace che abbia mai letto” (Thom Yorke)

Si parte dal Brasile. Lì vive il popolo degli Yanomami: questa gente abitava una zona di foresta che quasi non esiste più, un’area ora occupata dalle miniere.

“In 6 mesi 1.700 minatori (su un totale di 40.000) sono stati uccisi e il 15% della popolazione Yanomami è morto per malattia”

Al posto della foresta, al posto di un’antica popolazione ci sono oggi le miniere e

“il fiume scorreva morto, arancione, soffocato dall’argilla della foresta stravolta dalle miniere”

Cosa è successo in queste zone? Come mai noi uomini siamo cambiati? La vita di tutti i giorni e la tecnologia ci hanno allontanato dalla natura. Ma il selvaggio è dentro di noi, è un nostro istinto che permane. Questo “selvaggio” cerca di riportarci ad una vita più naturale, ricca di istinti, di odori, di sensazioni.

Ma come si fa? L’autore stesso se lo chiede. Come posso conciliare il mio lavoro, la mia vita, la famiglia con il richiamo al selvaggio? Tutti desideriamo una vita più ricca e più naturale, senza troppi schemi e comportamenti prestabiliti, piena di emozioni, di sapori, di odori che quasi non siamo più in grado di riconoscere.

Il rewilding: ecco la soluzione. La soluzione è nel rewilding della terra, del mare e della vita umana. Come si legge nel libro, la parola inglese rewilding viene tradotta col termine rinaturalizzazione e appare nei dizionari dal 2011. All’inizio significava “liberare gli animali in cattività per reintrodurli nella selvaticità”. Poi il vocabolo è stato utilizzato per “descrivere la reintroduzione di specie animali e vegetali negli habitat da cui erano state eliminate”.

Ora si parla anche di rewilding degli ecosistemi per descrivere una “restaurazione del selvaggio”. Si tratta di permettere ai processi ecologici di rimettersi in moto. La natura è data da un insieme di specie in relazione tra loro e con l’ambiente:

“Rewilding è resistere alla pulsione di controllare la natura: è permettere alla natura di trovare la propria strada”

Gli ecosistemi non sono terra selvaggia ma bensì terra determinata, non governata dalla gestione umana ma da propri processi. Il rewilding non ha punti di arrivo: lascia che sia la natura a decidere.

La caccia selvaggia e gli sgombri: un primo esempio. Nei vari capitoli del libro si attraversano varie aree geografiche e si racconta la natura e la vita di questi luoghi. Com’erano, come sono cambiati, come potrebbero essere se solo lasciassimo la natura più libera di decidere per sé stessa, senza intervenire troppo per riportarla dentro certi schemi che sono i nostri, quelli dalla specie umana.

L’autore è un appassionato di kayak e pesca in una zona dell’Irlanda che confina col mare. La pesca è cambiata notevolmente anche nel corso di pochi decenni. Risalendo i fiumi fino al mare George Monbiot ama rilassarsi lì dove ci si sente vivi e liberi, in riva al mare. Lì, in quell’angolo, in un posto tutto suo, quasi come fosse un santuario, un’area di pace.

Solo qualche anno fa ogni pescatore con una barca riusciva a pescare anche 200 sgombri all’ora. Adesso, se ne peschi una decina al giorno puoi dirti fortunato. Monbiot va alla scoperta del fiume, fino al mare, per capire cosa sia successo ai pesci. Ognuno ha una propria spiegazione di ogni cosa, si sa, ma c’è un’evidenza. Molte grandi navi al largo del Mare d’Irlanda risucchiano masse di sgombri, interi branchi, utilizzando dei tubi a vuoto. In questo modo la popolazione degli sgombri è notevolmente diminuita.

Il paradosso: farina per animali. Ma il bello – meglio sarebbe dire, il brutto – della faccenda deve ancora arrivare. A cosa servono queste migliaia di sgombri pescati? Non all’alimentazione umana, come sarebbe logico, ma per produrre farina di pesce da usare come fertilizzante o cibo per animali. Un’eccesso che il nostro ecosistema non può permettersi. Ogni pesce pescato dovrebbe essere usato per l’alimentazione umana.

Una volta spariti gli sgombri, il loro spazio viene occupato dalle tracine, animali che possono anche pungere causando danni seri all’uomo. Perché in natura il vuoto non esiste. E succede che in una giornata si peschino più tracine che sgombri. La soluzione sta nel rewilding. Basta con la pesca eccessiva e lo spreco di noi umani, lasciamo che la natura si governi da sè.

Se siete curiosi di saperne di più sul rewilding, vi suggerisco di leggere questo interessante libro. Ci sono esempi e casi che mi stanno incuriosendo e che vi racconterò in altri post. Perché abbiamo molte opportunità di avere una natura bella e piacevole e spero proprio che queste opportunità non vengano sprecate.

George Monbiot – Selvaggi. Il rewilding della terra, del mare e della vita umana – Piano B Edizioni – 2018 – 304 pagine – prezzo di copertina 17,90€

La vita segreta delle mucche

“La vita segreta delle mucche” è un libro molto piacevole e interessante che racconta di una fattoria con delle regole davvero particolari: le mucche – e tutti gli animali – sono trattati come individui

Ho letto il libro di Rosamund Young dal titolo La vita segreta delle mucche. Racconta la storia di una fattoria dove gli animali – tutti e non solo le mucche – sono trattati come individui da molti anni, da molte generazioni di uomini. Loro possono scegliere liberamente se stare all’aperto o al coperto, se stare sveglie o dormire, cosa mangiare e dove andare. Una grande libertà se la confrontiamo con le condizioni di vita di molte mucche all’interno dei moderni allevamenti.

Un libro scorrevole, divertente da leggere, con molti aneddoti su mucche e vitelli, pecore e galline, che ci apre gli occhi sul mondo degli animali, ci fa scoprire che sono davvero individui diversi uno dall’altro.

In questo post ho scelto 15 punti che mi hanno colpito leggendo il libro, tratti da altrettante note che ho preso leggendo.

1 – Trattare gli animali come individui. Questa è la frase chiave del libro. Le mucche, i vitelli, le pecore, i maiali e le galline e tutti gli esseri viventi sono trattati come individui. Perché Rosamund e famiglia hanno capito che ogni animale è diverso dall’altro, ognuno ha un proprio carattere. Questo lo sa bene chi ha avuto un cane o un gatto in casa, ma vedere questa caratteristica nelle mucche, nei maiali, nelle pecore denota una grande attenzione e un grande rispetto verso tutti gli esseri viventi. Rosamund e la sua famiglia hanno imparato a distinguere le mucche, a dare loro un nome, a riconoscere la voce e il comportamento di ognuna.

2- Rendere la loro vita dignitosa e confortevole. Ogni animale può scegliere se stare al chiuso o all’aperto, cosa e quando mangiare, perfino quale acqua bere. Se c’è bisogno, ogni animale viene curato con i metodi più appropriati. Se se la cava da solo, viene lasciato in pace e in tranquillità.

3 – Dalle osservazioni fatte sul campo, Rosamund ha capito che gli animali rischiano di impazzire se vivono in condizioni innaturali o di affollamento. Proprio come noi uomini e donne. Questo ci fa riflettere, come dicevo, sugli allevamenti intensivi che non permettono all’individuo di muoversi come vorrebbe, lo costringono in spazi e in posizioni innaturali, spesso viene riempito di farmaci o antibiotici non necessari solo per prevenire altre malattie. Ma in queste condizioni vive male e il latte e la carne che ci fornisce sono poveri in qualità e nutrienti.

4- Ogni individuo conserva sempre il proprio tratto specifico. Così come noi uomini, anche gli animali, in condizioni di stress o di malattia, reagiscono ognuno in base al proprio carattere. Chi ha bisogno di più tempo, chi grida forte, chi sta in silenzio, chi si arrangia da solo e chi chiede aiuto.

5 – Rendere felici gli animali, permette loro di esprimersi in modo naturale. È quello che stiamo proibendo loro di fare, costringendoli a fare quello che vogliamo noi. Se lasciati liberi di gestire la propria vita e la propria giornata, gli animali vivono bene, sono più sani e necessitano di meno cure e meno medicine.

Le mucche

Alcune caratteristiche degli animali della fattoria tratte dal libro “La vita segreta delle mucche”

6 – L’allevamento intensivo è un luogo di negazione dell’individuo, un posto dove gli animali rischiano la pazzia, dove istinto e intuizione vengono soppressi a favore di una routine uguale per tutti.

7 – Le mucche e i vitelli imparano di chi fidarsi. Proprio come noi, hanno le loro simpatia e antipatie. O semplicemente hanno provato a fidarsi di una certa persone, è andata male e non ricadono più nello stesso errore con quella persona.

8 – Se hanno libertà di scelta, scelgono le piante medicinali necessarie e si organizzano giornate senza stress. Sanno perfettamente come vivere bene la vita, tanto che siamo noi a dover imparare da loro. I farmaci diventano quasi del tutto inutili – racconta Rosamund – se l’animale può curarsi da solo e gestire la propria giornata, i propri spazi, la compagnia di altri individui.

“Ho già menzionato il fatto che le mucche e le pecore, a volte, mangiano grandi qualità di salice, di ortica, di cardi e di foglie di frassino”

9 – Proprio come un ragazzo trascurato, malnutrito, solo e spaventato non sarà un adulto equilibrato, allo stesso modo si comportano le mucche e i vitelli degli allevamenti intensivi. Lasciati soli, nello sporco, in spazi ristretti e con poca luce e libertà di muoversi, non saranno animali felici e nemmeno sani. E tutto ciò incide sulla loro carne, quello che ci troviamo nel nostro piatto: il nostro cibo.

10 – L’importanza dell’alimentazione è essenziale per la salute degli animali. Se loro stanno bene, la loro carne, il loro latte sarà di qualità migliore.

11 – Le mucche fanno muu. Ma c’è muu e muu:

“Come ho detto le mucche fanno muu per molte ragioni: paura, incredulità, ansia, fame, difficoltà. Ognuna, inoltre, ha il suo modo di porre le domande: con uno sguardo oppure con uno strano, ma tranquillo muu”

12 – I bovini sanno prendere ottime decisioni da soli. “Gli animali sono senz’altro gli individui più adatti a decidere del loro stesso benessere”

13 – La sofferenza può portare alla luce il meglio di un individuo. Questo è vero per l’uomo, tutti lo riconosciamo, ma anche per i bovini. Gli animali soffrono e la sofferenza fa emergere le loro buone qualità, li rende più forti e resistenti, più amorevoli verso i loro simili.

14 – L’automedicazione nel regno animale è molto frequente anche se poco studiata dal punto di vista scientifico. Spesso nelle fattorie, per malesseri lievi, si usa la pratica omeopatica per le mucche. La diagnosi omeopatica riconosce e tratta gli animali come individui. Ad una mucca timida viene dato un medicinale diverso rispetto ad una più espansiva e piena di energie. Un fatto interessante che riporta alla scoperta dell’animale come individuo.

15 – Il cibo adeguato è la principale fonte di salute. Vale per l’uomo, anche se spesso ce lo dimentichiamo, e per gli animali. Più sano è il loro cibo, più sono in salute e non avranno bisogno di medicinali.

Libro: Rosamund Young – La vita segreta delle mucche – Garzanti – pagine 140, 15€ prezzo di copertina

Animals, animali a grandezza naturale

Animals. Conoscere gli animali, rispettandoli è la mostra itinerante di WWF Italia per far conoscere gli animali nelle loro dimensioni naturali. Sono 144 peluche, tutti costruiti con materiali riciclati al 100%. La prima tappa è in provincia di Milano

Se passate da La Corte Lombarda, un centro commerciale della provincia di Milano, potete trovarci – fino al 2 aprile – la mostra itinerante di WWF Italia dedicata agli animali che vivono in tutte le aree geografiche del mondo: “Animals. Conoscere gli animali, rispettandoli“.

Sono 144 peluche a grandezza naturale ed è davvero bello vedere quanto è alta la giraffa e quanto l’orso o il cervo, visto che – non so voi – io non ho mai avuto l’occasione di stare vicino a uno di loro in natura.

Sono tutti esemplari ecologici, in quanto la loro imbottitura è fatta al 100% da pet riciclato

I peluche sono davvero belli, così come l’ambientazione nella quale sono posti che racconta gli habitat nei quali vivono. Si incontrano animali dell’Oceania, dell’Artide e dell’Antartide. Poi la savana, la foresta, la giungla. Ci sono anche gli animali della fattoria, il gruppo dei rettili e quello dei volatili.

fattoria

“Animals. Conoscere gli animali, rispettandoli” è la mostra itinerante di WWF Italia

Coccodrilli, lucertole e varani ci fanno conoscere il mondo dei Rettili, animali che non suscitano in tutti grandi simpatie, ma che sono molto antichi e hanno degli adattamenti all’ambiente davvero interessanti. Più avanti, ecco il mondo dei volatili e dei pennuti con dei bellissimi fenicotteri.

L’Artide e l’Antartide creano sempre un po’ di confusione. Ecco allora uno spazio per orsi polari – tipici dell’Artide – e per i pinguini dell’Antartide assieme ad altri animali che riescono a vivere in un mondo di  basse temperature e ghiaccio.

Si incontrano poi le tigri della giungla e i leoni, del gruppo dei felini, animali che io amo particolarmente. Quindi si viaggia nella savana per scoprire quanto sia davvero alta una giraffa e si arriva in Oceania con la sua fauna caratteristica fatta non solo di canguri.

Per ogni habitat si trovano cartelloni e postazioni interattive che descrivono l’ambiente naturale nel quale ogni animale vive e anche gli animali stessi.

Ho scattato alcune foto: te le presento in questa gallery fotografica

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Un buon motivo per visitare un centro commerciale in queste vacanze pasquali.

La mostra è itinerante e le prossime tappe saranno:

dal 27 aprile al 16 maggio a Roma presso il Centro Commerciale Roma est

dal 15 al 28 ottobre a Teramo presso il Centro Commerciale Gran Sasso

dal 5 al 18 novembre a Campi Bisenzio (FI) presso il centro commerciale I Gigli

Climatizzatori, ecologia e sostenibilità

Se state pensando di acquistare un climatizzatore questa è la stagione giusta. Nel post trovate alcuni consigli su ecologia, sostenibilità e risparmio per indirizzarvi nella scelta del vostro nuovo impianto

Il climatizzatore è un apparecchio sempre più presente nelle nostre abitazioni. Le ultime estati ci hanno portato un caldo umido, spesso davvero insopportabile, che ci fa pensare di installare – o sostituire – un climatizzatore in vista della bella stagione che tutti stiamo aspettando.

Il climatizzatore è una macchina termica. Funziona in base allo stesso principio dei comuni frigoriferi. All’interno del climatizzatore si trova un gas refrigerante. Questo gas lavora ad una pressione superiore a quella atmosferica così da sottrarre calore e umidità all’aria dell’ambiente, rendendo le nostre stanze meno umide e più fresche.

In pratica, un liquido a bassa pressione e a bassa temperatura viene portato in circolo attraverso i tubi. Grazie all’evaporatore, il liquido evapora e passa dallo stato liquido a quello di gas. Durante questo processo assorbe calore e raffredda l’aria della stanza. Poi il gas torna all’unità esterna, sempre attraverso i tubi e il ciclo può ricominciare.

I climatizzatori e gli split. Nelle nostre abitazioni, i climatizzatori sono composti da un’unità esterna – quella che viene installata sul balcone o sul terrazzo – e da uno o più split. Lo split è l’apparecchio che viene posizionato all’interno della casa.

Se l’abitazione è di dimensioni normali, si utilizza comunemente un solo split e il climatizzatore è chiamato mono split. Per grandi case, per negozi o realtà commerciali può servire installare più di un apparecchio interno – in questo caso si parla di climatizzatori fissi multi split.

climatizzatori_ecologia

Quali climatizzatori sono tra i più ecologici e sostenibili?

Climatizzatori ed ecologia: il gas refrigerante. Per molti anni i climatizzatori sono stati penalizzati dal punto di vista ecologico per la presenza, al loro interno, di un gas refrigerante molto dannoso per la nostra atmosfera. Questo gas, necessario al loro funzionamento, era indicato con la sigla R410A. L’R410A sarà messo al bando definitivamente nel 2025 anche se la maggior parte dei climatizzati moderni lo ha già sostituito con un gas più ecologico: R32.

Il potenziale di riscaldamento globale, GWP, è un indice internazionale che misura il danno prodotto nell’atmosfera da un gas in termini di emissioni di molecole di anidride carbonica, che è il gas di riferimento, il cui indice è pari a 1. La sua sigla inglese è GWP, ovvero Global Warming Potential.

Questo parametro ci permette di vedere immediatamente i vantaggi di un gas come l’R32 rispetto all’R410A.

R32 :     GWP=650 – pari a 650 kg di CO2 emessi in atmosfera

R410A: GWP=2.088 – pari a 2.088 kg di CO2 emessi in atmosfera

Da questi dati capiamo come i moderni climatizzatori siano molto meno inquinanti rispetto a quelli più datati.

Un altro vantaggio dell’utilizzo di un gas come l’R32 è il miglioramento del 10% dell’efficienza dell’impianto di climatizzazione.

Climatizzatori ed ecologia: le classi energetiche. Quando acquistate un elettrodomestico fate attenzione alla sua etichetta energetica. Ogni tipo di elettrodomestico ne possiede una, anche i climatizzatori.

Per questo tipo di impianto è consigliabile tenere conto di quattro valori – che si trovano sull’etichetta:

  1. la potenza nominale per il raffreddamento, indicata in kW
  2. l’indice di efficienza energetica stagionale o SEER
  3. il consumo annuale in kWh per anno
  4. la rumorosità

Dal 2010, alla classe energetica migliore, la A+, quella che ci consente il massimo risparmio energetico, si sono aggiunte anche le classi A++ e A+++. Meglio acquistare un climatizzatore di classe A+++ perché consuma fino al 50% in meno di energia rispetto ad uno di classe A.

Climatizzatori e risparmio economico. Oltre ai dati sull’efficienza energetica, ad ogni nuovo acquisto tutti cerchiamo anche di risparmiare. Questi impianti rientrano nelle detrazioni fiscali conosciute come ecobonus.

Se unite le ristrutturazioni edilizie all’acquisto di un climatizzatore ad alta efficienza energetica potete detrarre fino al 65% della somma spesa. Se, invece, avete solo la necessità di sostituire il vostro climatizzatore con uno più moderno ed efficiente, potete detrarre fino al 50% del totale.

climatizzatori

Scegliere i climatizzatori migliori e gli esperti certificati per il nostro impianto domestico

Qualche consiglio finale. Se siete intenzionati ad acquistare un climatizzatore, ecco qualche suggerimento finale che vi farà risparmiare in termini economici, ma anche ecologici.

Posizionate in modo corretto l’unità esterna. Cercate una zona all’ombra, protetta dalla luce diretta del sole. In questo modo il vostro apparecchio sarà riparato dal surriscaldamento e dall’usura e funzionerà al meglio.

La temperatura giusta da mantenere nella propria abitazione in piena estate è di circa 26°C. In questo modo non avrete rischi per la vostra salute, dovuti ad un’eccessivo sbalzo termico tra la casa e l’esterno. Oltre alla temperatura, è importante tenere conto anche dell’umidità: ricordate che in estate la temperatura ideale è attorno ai 27°C con una percentuale di umidità compresa tra il 40 e il 60%. La differenza tra i gradi in casa e quelli esterni non dovrebbe mai superare i 7°

In questo modo il vostro climatizzatore lavorerà bene, assicurandovi un risparmio di denaro medio annuale di circa 90 euro e non correrete rischi per la vostra salute.