curiosa di natura

Ottobre salute, consigli per uno stile di vita più sano

Ottobre è il mese dedicato alla salute e alla prevenzione. Alcune blogger del gruppo Progetto Blog hanno deciso di dedicare un loro post a questo argomento. Quindi ho pensato a qualche semplice suggerimento per uno stile di vita più sano

Ottobre è il mese dedicato alla salute e alla prevenzione. Da anni in questo mese è consigliato fare dei controlli medici e molti sono anche gratuiti proprio per sensibilizzare e incoraggiare i cittadini a non sottovalutare i controlli medici periodici. Questo blog non parla di medicina, dunque vi invito innanzitutto a rivolgervi ai medici e alle associazioni che si occupano di salute.

L’idea di dedicare un post ad ottobre, al mese della salute, nasce dal blog di Maria Chiara, Wonna be wondergirl. Chiara, io e ad altre blogger del gruppo Facebook Progetto Blog abbiamo deciso di dare un nostro piccolo contributo, parlando di un argomento che conosciamo correlato ad ottobre, mese della salute e della prevenzione.

Occupandomi di natura, ambiente, animali, ho pensato a qualche semplice consiglio per vivere meglio e stare bene. Per i problemi di salute, ripeto, vi invito a rivolgervi ai medici competenti. Qui vi racconto i benefici della natura per proteggerci e stare meglio.

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Il contatto con la natura aiuta a star bene

Come stare meglio nella natura? Qualche  semplice consiglio

Passeggia nel verde. Passeggiare nei boschi, nei giardini, nelle zone verdi ci permette di respirare le molecole che le piante producono – soprattuto i terpeni – che rafforzano le nostre difese immunitarie. Ti consiglio di leggere questo mio post nel quale racconto proprio  del libro Effetto Biofilia. L’uomo è attratto della natura perché ne fa parte, perché lì ha sempre vissuto per milioni e milioni di anni. E tutto questo è rimasto nel nostro patrimonio genetico. Anche la scienza oggi ci dimostra che è vero: camminare nella natura fa bene.

Programma una visita in un’oasi naturale. Ogni tanto, in ogni stagione, sarebbe bene programmare qualche passeggiata in un’oasi naturale. Oltre a beneficiare della camminata nel verde, come abbiamo detto prima, potremmo anche incontrare animali selvatici, fermarci negli agriturismi per provare cibi sani fatti in casa o prodotti raccolti nelle oasi stesse, come miele, marmellata, frutta.

Fermati e medita. Non solo è bello camminare nella natura, ma anche fermarsi ad osservare e respirare è davvero consigliato e fa bene alla nostra salute. Fermatevi e guardatevi attorno, fermatevi ad ascoltare un po’ di musica a basso volume, fermatevi a leggere qualche pagina del vostro libro preferito. Per chi ama queste attività, è bello fare yoga o meditazione in un ambiente naturale. Oppure praticare anche Feldenkrais, un’attività che ho provato con Antonia e che mi ha fatto davvero stare bene.

Adotta un animale o vai nelle cascine. Si sa che cani e gatti fanno bene alla salute umana. Chi vive con un animale domestico ottiene dagli animali molti benefici. Se puoi, se ti piacciono gli animali, adotta anche tu un cane o un gatto da un canile o da un’associazione di volontari. Se non puoi, vai nelle cascine per stare a contatto con cani e gatti, ma anche asini, cavalli, galline, mucche: dei momenti di animal-teraphy fanno senz’altro bene alla nostra salute e al nostro umore.

Adotta uno stile di vita sano. Cosa significa? Se sei in buona salute, fai qualche scala in più invece di prendere l’ascensore. Passeggia, corri o dedica qualche ora allo sport. Scegli un’alimentazione sana, basata sulla dieta mediterranea. Mangia soprattuto frutta, verdura, cereali e riduci il consumo di carne, dolci, insaccati.

Sono semplici consigli, forse li conosci già. Allora puoi fare passaparola, farli conoscere ad un amico. Soprattutto, ricorda che in questo mese è possibile fare dei controlli medici, anche gratuiti: approfittane e cerca quali strutture aderiscono all’iniziativa.

I post delle blogger. Come ho detto, questo è un lavoro di gruppo. Ecco dunque i post delle altre blogger. Buona lettura e buona salute a tutti :-)

Wannabe Wondergirl

In cucina con Sissi

Fragiacomo Alessandra

Il tuo benessere

Cooking beauty

Alchimie alimentari

My Sweet Ohana

Sara Alessandrini

Cucinare le stagioni

Foodie Translator

One Ocean Forum: la sostenibilità degli oceani

La scorsa settimana si è svolto a Milano One Ocean Forum, un momento d’incontro per parlare della sostenibilità degli oceani. Ho partecipato alla prima giornata di lavori e vi racconto come stanno i nostri mari e i buoni esempi da seguire.

One Ocean Forum è il primo evento in Italia di rilievo internazionale dedicato alla sostenibilità degli oceani. Si è svolto a Milano, al Teatro Franco Parenti, organizzato da Yacht Club Costa Smeralda, voluto dalla Principessa Zahra Aga Khan.

Un forum dedicato ai progetti innovativi di salvaguardia dell’ambiente marino e alla promozione di azioni pratiche volte alla sua tutela. Si è parlato dello stato degli oceani e delle conseguenze che inquinamento e riscaldamento globale hanno sugli ecosistemi marini.

“Nel 2050 si stima che il rapporto palstica-pesci sarà di 1:1  (Report Ellen MacArthur Foundation, 2016)

Ad oggi 3 miliardi di persone dipendono dalla biodiversità marina e costiera per la loro sussistenza (Sustainable Development Goals, United Nations)”

Quattro temi principali sono quelli dei quali si è parlato ad One Ocean Forum:

1 – Marine Litter and Pollution, gli enormi quantitativi di rifiuti presenti in tutti i mari del Pianeta. Ogni anno finiscono in mare 8 milioni di tonnellate di plastica che, oltre a recare seri danni alla fauna marina, si inseriscono nella catena alimentare sotto forma di microplastiche, frammenti dai 2 ai 5 millimetri, ingeriti dai pesci.

2 – Climate and Global Changes, i cambiamenti climatici, responsabili dell’acidificazione delle acque e degli effetti sulla conservazione degli habitat oceanici.

3 – Blue Technologies, le tecnologie legate al mare, ovvero le opportunità di sviluppo dell’economia marittima, utilizzando innovazione e ricerca.

4 – Ocean Literacy, la diffusione di una cultura che permetta di capire quanto l’oceano influenza la nostra vita e le nostre scelte, e a loro volta come le nostre azioni hanno effetti sugli oceani.

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Alcuni dati One Ocean Forum – A marine environment preservation program

Come stanno gli oceani? Ce lo ha spiegato Vladimir Ryabinin (Segretario Esecutivo della Commisisone Ocenaografica) nel suo intervento al forum:

“La perdita di biodiversità, così come i cambiamenti cliamtici e l’acidificazione degli oceani, stanno sfuggendo al nostro controllo”

Negli obiettivi dell’Agenda Sostenibile 2030 è stato introdotto un punto che riguarda il mare, gli oceani, la flora e la fauna, il loro stato di salute.

“L’economia degli oceani, la Blue Economy, è la settima al mondo per giro d’affari”

Nei mari e negli oceani c’è ancora tanta flora e tanta fauna da scoprire. Molti di questi esseri viventi ci forniscono sostanze utili alla cura e prevenzione di diverse malattie.

Anche l’inquinamento da plastica è un problema serio: occorre conoscerlo, studiarlo e combatterlo. Finora, però, siamo in grado di monitorare solo il 30-50% degli oceani e dei mari del mondo.

Arte e bellezza per comunicare i problemi. Molto bello e interessante il discorso della fotografa ambientalista Anne da Carbuccia:

“Il mare e le spiagge di tutto il mondo sono piene di plastica. Abbiamo perso più del 60% dei coralli. Non abbiamo ancora molto tempo per agire”

Anne si immerge nei mari di tutto il mondo. Per far conoscere quanto le acque siano inquinate crea delle opere d’arte introducendo “un altare del tempo” per invitare tutti ad agire al più presto.

Chi gestisce gli oceani? François Bailet (Senoir Legal Officer, Divisione Affari Marini e Diritto del Mare presso ONU) ci ha spiegato chi gestisce gli oceani. Tutti noi, cittadini, ma anche gli Stati, le organizzazioni, in base alla distanza dalla costa. Una questione complicata.

Cosa ne sappiamo degli oceani? C’è ancora tanto da scoprire. Anche la stessa plastica negli oceani, sappiamo che è una sostanza estranea a questo ecosistema, sappiamo che è dannosa, ma gli studi di oggi ci svelaranno di più domani, nel futuro. È importante creare aree marine protette, così come è importante non inquinare, per non danneggiare gli abitanti del mare e noi stessi con le microplastiche che finiscono nella catena alimentare e nei nostri piatti.

L’acidificazione degli oceani è stato uno degli argomenti trattati da Sam Dupont (ricercatore in Ecofisiologia marina, Università di Gothenburg). L’anidride carbonica nell’aria è troppa: questa finisce negli oceani e, interagendo con l’acqua, forma acido carbonico che rende più acidi mari e oceani, ne abbassa il pH. Studi scientifici mostrano come per milioni di anni il pH delle nostre zone marine è stato misurato tra 8.2-8.0. Oggi i valori misurati sono tutti inferiori ad 8.

Sappiamo che gli oceani sono più acidi rispetto al passato, occorre rendere gli ecosistemi più resilienti, ridurre lo stress dei mari, utilizzare e selezionare ceppi giusti di piante e invertebrati. Ma come comunicare tutto ciò per essere capiti? Dupont e collaboratori hanno allevato gamberetti in acque acide e li hanno fatti assaggiare alle persone. Le persone coinvolte hanno notato che il gusto di questi alimenti era peggiore rispetto al solito: da qui sono partiti per spiegare che il problema è l’acidificazione degli oceani e che tutti possiamo fare qualcosa.

Buone pratiche, buoni esempi. Durante la giornata del 3 ottobre ho scoperto cose che non sapevo sul mondo del mare e del riciclo e ne sono rimasta affascinata. Buone pratiche da seguire per rispettare il mare e riciclare. Ad esempio, c’è chi ricava del filo simile al nylon dalle reti da pesca usate,

“Una rete da pesca può restare in mare fino a 500 anni. Ne abbiamo recuperate 200.000 tonnellate”

evitando seri danni agli animali marini e anche a noi. Quando compriamo un oggetto, infatti, oltre al rapporto qualità-prezzo, dovremmo chiederci: “Dopo, cosa ne faccio? Posso riutilizzarlo?”

Nella zona di Como c’è una ditta del settore tessile che fabbrica tessuti a partire dal chitosano presente nel guscio dei gamberetti. La qualità del prodotto resta costante, si risparmiano il 95% dell’acqua e dell’energia normalmente usata per la lavorazione.

In Sardegna si costruiscono biomateriali per l’edilizia a partire dalla lana di pecora, utilizzando leganti vegetali che assorbono 230 chilogrammi di anidride carbonica per metro cubo. Visto che il 25% degli inquinamenti in mare è dato da piccoli svernamenti quotidiani, una striscia di tessuto naturale mangia-petrolio può salvare un intero porto.

Lungo le coste dell’Africa si raccolgono migliaia e migliaia di scarpe infradito in plastica. Sono fatte di materiale scadente e si rompono subito, ma costano solo 1 dollaro e molte persone possono permettersi solo questo tipo di scarpe. C’è chi li raccoglie, lavora la plastica – riciclandone fino a 400.000 l’anno – e crea bellissimi oggetti a forma di animali e vere e proprie opere d’arte.

E per concludere, qualche riflessione con Davide Carrera. La giornata qui a One Ocean Forum è stata molto ricca di informazioni e di incontri. Tutti – scienziati, artisti, sportivi, studiosi – sono concordi nel dire che bisogna rispettare mari e oceani, inquinare meno, riciclare di più, per fare del bene alla natura e a noi stessi. Il mio post è già davvero molto lungo, ma mi hanno colpito molto le semplici parole di Davide Carrera, campione mondiale di apnea:

“Cosa ci attrae del mare? La paura dell’ignoto e dell’infinito.

Il mare insegna la pazienza, saper aspettare il momento giusto, l’equilibrio.

Il mare insegna ad essere umili e curiosi, a cadere e a rialzarsi.

Prima di ogni immersione chiedo sempre al mare di accogliermi e di proteggermi.

Il mare ha bisogno di rispetto.

L’ecologia è il pensare a noi stessi, è avere cura di noi stessi e del mondo”

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Il merlo e la mamma improvvisata

Per la rubrica “Li abbiamo aiutati così”, Lisa ci racconta la bellissima avventura della Fra, un piccolo merlo caduto dal nido, una storia d’amore, di mamme e del saper lasciare andare.

Era circa fine maggio. Giornate con venti molto turbolenti. Mia figlia e gli amichetti portano a casa un pulcino di merlo, caduto di certo dal suo nido. Lei, mia figlia, mi guarda supplichevole; giura che se ne sarebbe occupata lei in persona; salta per strapparmi il permesso di tenere questo merlo. Non vorrei ma mi convince. Grazie ad un amichetto della mia bambina otteniamo in 10 minuti una gabbia e del mangime adatto a questo pulcino.

Qualcuno ha un’idea di come si alleva un pulcino di merlo? E’ facile accoglierli in casa nel momento in cui ci si fa trasportare dall’essenza della crocerossina, ma crescerli facendoli stare bene è tutto un altro paio di maniche. Volevo che crescesse in salute e sereno, tranquillo in questa casa di umani. Volevo che imparasse a nutrirsi da solo e a volare, ottenendo la propria indipendenza e libertà; ottenendo un futuro. Lo volevo “salvo” in tutto e per tutto. Sapevo di non avere la minima idea di come fare.

La Fra, pulcino di merlo femmina nella sua gabbietta (foto di Lisa Bortolotti)

Ho dovuto imparare presto. Abbiamo appreso che il pulcino era una femmina (dal colore del piumaggio) e subito è arrivato il nome giusto: Fragolina. Lo ha scelto mia figlia. Per me è diventata “la Fra”.
Presto mi sono dovuta occupare quasi in esclusiva della Fra, ad eccezione dei vermi: mia figlia si è defilata in pochi giorni. La Fra ed io eravamo spesso sole in casa: ho dovuto capire subito quando pigolava disperata per la fame, ho preso l’abitudine a tenere d’occhio l’orologio per nutrirla nei tempi giusti con una precisione quasi svizzera, ero quella che capiva il suono della sua soddisfazione da pancia piena, dovevo immaginare quando fosse opportuno darle da bere, le davo la buona notte alla sera.

Due o tre cose sui merli me le ha spiegate lui, l’amichetto “animalista” di mia figlia, quello della gabbietta: come darle da bere, come pulire la gabbia, che doveva fare il bagnetto (un bisogno essenziale per gli uccellini e di cui ho privato la Fra, per ignoranza, per diversi giorni).

Poi c’è stato internet, al quale ho chiesto consulto: ho scoperto che avrei dovuto insegnarle a trovare il cibo e poi a volare. Io???? A volare??????
La Fra aveva solo me come mamma. Una inespertissima e insicura mamma adottiva. Dovevo fare del mio meglio e in qualche modo riuscire nell’impresa.

Dopo pochi giorni, Fra cresciuta e molto più sicura di sé, si è fatta forte l’esigenza di farla uscire dalla gabbia. Ma in quale stanza? L’abbiamo liberata in cucina e ha iniziato il suo percorso per imparare a volare. Saltellava ovunque nella stanza: dapprima sul pavimento, poi, con balzi più grandi, sulle sedie e nei vasi delle piante.

Ha sporcato ovunque, abbiamo tenuto fuori il gatto (super contrariato di non essere più il re della casa), ha monopolizzato l’uso della cucina … Insomma, è stato bellissimo. Dico davvero!

Cinguettava, saltava, ci veniva in braccio e soprattutto chiedeva il cibo, frutta compresa, con quel suo sbattere l’aluccia sul bancone della cucina!!! Ah, quando ha scoperto la frutta!! Fragole, ciliegie erano le sue preferite. E come cinguettava felice!!! A pancia piena, poi, il sonnellino.

La Fra, comodamente seduta sulla spalliera della sedia (foto di Lisa Bortolotti)

In poco tempo l’abbiamo introdotta all’esterno, per farle prendere confidenza con il giardino e vegliando costantemente sulla sua sicurezza per evitare l’attacco di altri uccelli o di gatti, il nostro compreso. Le porte erano costantemente aperte per consentirle una fuga d’emergenza. Lei ha imparato presto a nascondersi sotto le piante, privilegiando il rosmarino: le gazze erano il suo più grande terrore. Nello stesso periodo ha anche imparato a procacciarsi il cibo da sola anche se preferiva comunque essere imboccata da noi come le migliori delle principesse viziate: ti guardava, inclinava la testa e faceva quel “cip” inequivocabile accompagnato dal gesto dell’ala. Ruffiana di prim’ordine!

Ci capivamo noi. Ero un po’ la sua mamma.
Sapevo che lei sapeva che ero solo la sua mamma adottiva, temporanea.
Ero io quella che non l’aveva ben chiaro. La temporaneità della cosa intendo. Per noi umani quando diventi mamma lo sei per sempre …

E’ stata un po’ una magia l’imparare a capirsi. Guardarsi, ascoltarsi e non parlare.
Comunicare. Senza le parole.
E’ stato straordinario: la facilità, la velocità e l’efficacia con cui tutto questo è avvenuto!
Mi chiedevo come avrei mai potuto fare a capire le esigenze di un pulcino. Non sapevo neppure se avrebbe saputo chiedermi la cosa giusta. Sciocchezze da umani!

Si è creato un legame. La guardavo e capivo. E lei ci osservava, capiva come funzionava il mondo (retrogrado) degli umani e imparava come dirci le cose. C’è in loro un’intelligenza superiore.

Le parole non sono sufficienti per descrivere questo fenomeno. Credo che diventiamo tanto più comunicativi quanto più abbandoniamo la parola per lasciare spazio alle sensazioni interiori.

La Fra mi ha insegnato così tanto in questo senso! E’ come se mi avesse catapultata in una dimensione superiore e ora sentissi tutto il peso limitativo del modo umano di comunicare, fatto di parole e filtri.

Ancora di più mi ha insegnato cosa vuol dire “lasciare andare”. Mi sono sempre considerata una mamma che sa creare il giusto distacco con i suoi piccoli, che crescono e devono prendere la loro strada. Non sono espansiva e nemmeno mielosa. Lei mi ha mostrato che così non sono.

Ormai La Fra volava in giardino per brevi tratti e ogni giorno di più prendeva sicurezza e forza. Alla sera la riportavamo in casa, ma al tramonto si agitava parecchio: nella gabbia, pronta per la notte, si calmava solo con un panno a coprirle la visuale. La cosa non mi piaceva affatto ma era necessaria per evitare che si rompesse il becco contro il ferro della gabbia, svolazzando all’impazzata come fosse posseduta.

Quella sera in particolare era molto agitata e, appollaiata al mio dito, l’ho portata fuori, con l’intento di farla sfogare un po’ prima di metterla nella gabbia per la notte. La notte, la pericolosa notte.
Fra era diversa. Era agitata quella sera. Ma soprattutto vedevo che pensava qualcosa, qualcosa di impellente e necessario, qualcosa che era più forte di lei. Qualcosa, ora lo so, che si chiama “istinto”.

La Fra

La Fra davanti alla finestra. Sarà ora di lasciare il nido, la casa?! (foto di Lisa Bortolotti)

E’ successo velocemente. E’ volata via. In due salti è volata su un albero dei vicini.

Ormai era quasi buio e non rispondeva ai miei richiami. Non voleva tornare.
Ha passato la notte fuori. La pericolosissima notte. Io mi sono sentita malissimo. Mi sono sentita una pessima madre, preoccupata, sola e abbandonata.

Il mattino dopo La Fra si è presentata puntuale. Questo è stato solo l’inizio perché nel giro di qualche giorno ha preso sempre di più le distanze da noi finché non è più tornata in modo definitivo.

Tre giorni. In tre giorni è cambiato tutto. Ha smesso di farsi toccare e sempre di più ha messo metri tra noi e lei. Ha smesso di chiedere vermi e poi di beccarli una volta stanati. Ha smesso di presentarsi sotto il portico.
Mio marito ha raccontato che una mattina, l’ultima dei tre giorni, La Fra si è presentata in volo in giardino ed è stato come se dicesse “addio”. L’ultimo saluto. Come se fosse finito un tempo, fosse suonata una campana o una sveglia. Non l’abbiamo più vista.

Non sappiamo se viva ancora qui attorno o sia andata più lontano e non so se riusciremmo a riconoscerla adesso che il suo becco sarà di certo guarito, ma io osservo sempre i merli qui attorno nella speranza di incontrarla.

Il suo istinto l’ha portata a “prendere il volo”.  Però, dice mio marito, ci è venuta a salutare. A ringraziare. Già …

Il mio istinto umano mi fa dire “poteva comunque rimanere qui in zona, le avremmo dato cibo, soprattutto in inverno, e anche un riparo esterno se fosse stato necessario. Avrebbe potuto … portare i suoi pulcini … “.

Ma io sono un essere umano e di certo ho un’immagine dell’amore diversa da quella dei merli. So che La Fra ci ha amati. Lo so. Ma poi la Vita doveva andare avanti e lei è un merlo, selvaggio e fiero. Lo dico con le lacrime, perché mi manca tanto: manca la grandezza dei sentimenti che ha suscitato in me, della comunicazione così forte al di là delle parole, degli insegnamenti che un esserino così piccolo mi ha dato. Mi manca quella dimensione “ulteriore” nella quale riuscivamo a relazionarci.

Dice il detto che il battito di ali di una farfalla produce uragani dall’altro lato del mondo. Noi abbiamo salvato addirittura un merlo e chissà, mi chiedo, in proporzione, come cambierà il destino del mondo per questo.

“Fra, non so dove sei. Racconta agli altri merli la tua esperienza, tramandala ai tuoi pulcini, tutti quanti. Dì loro che sì, noi umani nel complesso, come specie, siamo un disastro, una grande tragedia naturale, ma che presi uno a uno, talvolta, non siamo poi così male, non siamo così da buttare. Non è facile ma da qualche parte, dentro di noi, sappiamo essere buoni. Dì loro di perdonarci tante colpe: siamo stupidi, andremmo educati, trasformati, evoluti. Non perdete le speranze. Dì loro che possiamo anche far qualcosa di buono. Talvolta.”

Sono Lisa Bortolotti, economista e systems thinker: significa che mi occupo di sistemi (naturali e non) e di pensiero sistemico applicato alle aziende.  Ho un blog, Cappuccetto Bianco, in cui tratto i temi a me cari.
L’incontro con il mondo animale è sempre una scoperta: convinta che gli animali non vadano umanizzati nè antropizzati, l’occasione di vita insieme mi regala sempre opportunità di crescita.
La Fra è entrata nella mia vita per caso e sempre per caso mi ha toccato il cuore: se rimaniamo aperti a ricevere scopriremo che il mondo animale (e quello vegetale e minerale) hanno molto da insegnarci e, ne sono certa, siano sistemi evolutivamente molto avanzati.

Vi è piaciuta la storia di Lisa e della Fra? Ne avete una da raccontare anche voi? Leggete qui e partecipate :-)

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Plastica e oceani: due appuntamenti da non perdere

Ocean Plastics Lab è una mostra itinerante che passa anche dall’Italia. One Ocean Forum è un nuovo appuntamento per parlare di oceani e inquinamento da plastica. Due appuntamenti da non perdere per salvare i mari, gli oceani e i loro abitanti.

Ocean Plastics Lab è una mostra itinerante che ci ricorda il grave problema dei mari e degli oceani inquinati dalla plastica.

Nell’estate del 2016 ho raccontato questo grave problema in una serie di post qui sul blog (questo il primo), prendendo spunto dalla lettura del libro “Come è profondo il mare“.

Il tema dell’inquinamento da plastica di mari e oceani resta, purtroppo, di grande attualità. La  mostra Ocean Plastics Lab è promossa dal Ministero Federale dell’Educazione e della Ricerca della Germania, in collaborazione con il Consorzio Tedesco per la Ricerca Marina (Konsortium Deutsche Meeresforschung, KDM) e con il supporto della Commissione Europea con l’obiettivo non solo di sensibilizzare la popolazione sugli effetti dell’inquinamento provocato dalla plastica dispersa nei mari ma anche con la volontà di creare un dialogo tra scienza e società.

La mostra farà tappa a Torino dal 27 settembre al 7 ottobre in Piazza Solferino. Toccherà in seguito altre quattro città: Parigi, Bruxelles, Washington D.C. e Berlino.

Tutti i nostri avanzi di plastica – dalle bottiglie ai bicchieri di caffè, dai giocattoli ai sacchetti di plastica abbandonati sulle spiagge che arrivano nei mari – creano un grande danno alla flora e fauna marina, ma non solo, pur essendo immagini di questo tipo sotto gli occhi di tutti quotidianamente sembrano però passare inosservate.

Nonostante ciò quel che vediamo è una piccolissima parte della plastica che annualmente finisce nei mari e negli oceani. Buona parte dei rifiuti di plastica non è infatti riconoscibile a occhio nudo, la plastica si riduce in piccole particelle che vengono disgregate dai raggi UV e dalle onde. Una volta assunta questa forma, non dovrebbe stupire che la plastica arrivi in ogni dove, fermandosi per centinaia di anni per essere totalmente decomposta.

“The Garbage Patch State” foto ©unive.it

Un secondo appuntamento per parlare dell’inquinamento da plastica che colpisce mari e oceani è One Ocean Forum. Evento ideato da Yacht Club Costa Smeralda come momento di condivisione e sensibilizzazione al tema della sostenibilità ambientale. L’incontro nasce dall’idea di mostrare i progetti innovativi di salvaguardia dell’ambiente marino e promuovere azioni pratiche rivolte alla tutela del mare e dei suoi abitanti.

Gli incontri del forum si svolgeranno a Milano, presso il Teatro Franco Parenti, il 3 e il 4 ottobre 2017. Trovate altre informazioni sul sito. Sui social, potete seguire gli hashtag #nobottle4theocean e #oneoceanforum.

Due appuntamenti da seguire per non dimenticare il mare, gli oceani, la flora e la fauna che ci vivono e li abitano. E per non dimenticare che in natura è sempre tutto collegato.

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Visitando l’Orto Botanico di Bologna

Sono stata un weekend a Bologna in occasione del SANA e ho visitato il bellissimo Orto Botanico presso l’Università della città. Vi racconto il mio percorso e vi consiglio di visitare l’Orto se passate da quelle parti.

L’Orto Botanico ed Erbario dell’Università di Bologna è uno tra i più antichi d’Europa (nasce nel XVI secolo). Amo molto la botanica, le piante, gli orti botanici e i giardini. Appena ho avuto la possibilità di trascorrere qualche giorno a Bologna ho subito pensato di farmi un giro in mezzo alla natura, tra il verde e gli alberi di questa zona dell’Università dedicata allo studio e alla ricerca, ma aperta anche alla conoscenza del pubblico, dei visitatori, delle famiglie.

L’Orto Botanico è davvero grande: una superficie di 2 ettari che arriva fino alle mura antiche della città. Raccoglie al suo interno collezioni tematiche di pregio e ricostruzioni di ambienti naturali. Sono presenti anche quattro serre: due tropicali, due di piante succulente e una piccola serra di piante insettivore.

L’ingresso è sulla via Irnerio, da dove si accede a numerose facoltà universitarie di carattere scientifico. Appena entrati, ci accoglie il giardino anteriore con piante arboree e gimnosperme. Caratteristico di questa zona un grande Ginkgo biloba, un’antica pianta a seme presente anche in molti giardini della mia città, Milano. Camminando nel verde si incontra poi una metasequoia, una conifera del periodo Terziario, che abitava la nostra Terra 600 milioni di anni fa e che si pensava fosse estinta. In questa zona anteriore ci si può fermare a sostare sulle numerose panchine attorno alla fontana che ospita piante delle zone rocciose.

Camminando oltre si arriva al vero e proprio ingresso dell’Orto Botanico: il giardino posteriore. Qui sono stati ricostruiti molti ambienti tipici della zona di Bologna, primo fra tutti il bosco di latifoglie. Proseguendo si incontrano poi le serre, l’orto dei semplici, le collezioni tematiche, note soprattutto per le rose, e il bosco-parco. Belle anche le vasche con piante acquatiche spontanee italiane, molte delle quali davvero rare, e le vasche con specie esotiche.

La serra delle piante succulente raccoglie tutte le principali famiglie di questo raggruppamento botanico. Sono disposte secondo la zona geografica di origine: America centro-meridionale, Africa, Madagascar, Canarie e secondo la loro fisiologia.

La serra tropicale, invece, è ricca di Bromeliacee ed orchidee, tipica vegetazione delle foreste pluviali. Raccoglie anche molte piante alimentari che provengono proprio da quelle zone: caffè, palma da cocco, datteri, spezie e piante medicinali.

La serra delle piante carnivore presenta diverse specie di piante molto particolari. Le carnivore sono in grado di catturare piccoli insetti con varie strategie molto elaborate ed efficaci. Questo per poter integrare la loro dieta di acqua e sali minerali con sostanze di origine animale.

La visita prosegue quindi con l’Orto dei semplici. Molti orti botanici sono nati come orti dei semplici: nel Medioevo venivano allestiti per coltivare e studiare le piante medicinali, quelle dalle quali si ricavano medicine e principi attivi usati in erboristeria. Il primo Orto Botanico di Bologna fu fondato nel 1568 proprio come orto dei semplici dal grande naturalista Ulisse Aldrovandi. Qui si possono trovare le piante aromatiche, la digitale, l’equiseto, la calendula, il peperoncino, il ricino, la cicuta, la belladonna.

Dopo la zona dell’orto dei semplici, si cammina verso il bosco golenale, una zona di boscaglia tipica della pianura emiliana. Qui crescono piante che amano l’umidità e alberi quali il pioppo bianco, i frassini e gli aceri.

Dopo la boscaglia si incontra lo stagno, specchio d’acqua dolce che raccoglie molte specie animali e vegetali tipiche di ecosistemi che in natura stanno scomparendo. Tritoni, coleotteri, girini, chiocciole e libellule sono tutti abitanti di questo stagno.

Alla fine del percorso troviamo il giardino roccioso. Una zona composta da blocchi di gesso tipici delle zone collinari bolognesi e romagnole. Si incontrano piante quali le felci, le Crassulacee, le opuntie, ma anche il timo e il cisto. Segue poi una zona con rocce diverse, rocce basiche con carbonati (calcari, dolomie, marne). Infine, la zona con rocce acide e suoli a pH acido chiude il giro del giardino roccioso.

Il bosco è l’ultima zona che si incontra durante il percorso di visita all’Orto. Si tratta di una ricostruzione dei boschi appenninici che si possono incontrare nelle zone collinari e montane dell’Emilia. Le piante qui sono distribuite in fasce di vegetazione fino ad arrivare ad una zona più asciutta e soleggiata che ospita piante del bosco sempreverde mediterraneo.

La mia visita si è conclusa qui. Purtroppo non sono riuscita ad accedere all’Erbario, ma mi sarebbe piaciuto molto visitarlo. È un’area chiusa al pubblico e aperta solo per motivi di studio e ricerca. L’erbario di questo Orto Botanico contiene 100.000 campioni e le collezioni di Ulisse Aldrovandi e Antonio Bertoloni

Se abitate in zona o se siete in viaggio a Bologna, se amate il verde, la natura e i giardini, vi consiglio di programmare qualche ora di visita a questo bellissimo giardino. Proseguendo poi la vostra camminata per via Zamboni, vi ritroverete proprio nel centro della città. Un modo per unire la storia e l’arte alla natura e al paesaggio in un’unica giornata.

*nota* Molti nomi di piante e i nomi delle varie zone del percorso sono tratti dal volantino guida fornito ai visitatori all’ingresso dell’Orto, curato dall’Orto Botanico ed Erbario, Sistema Museale di Ateneo, Bologna

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Il mio giro al Sana 2017

SANA, il Salone Internazionale del Biologico e del Naturale, si è appena concluso a Bologna. Quest’anno ci sono stata e vi racconto il mio tour e la nuova sezione Green Lifestyle

SANA è il Salone Internazionale del Biologico e del Naturale, che si svolge ogni anno a settembre a Bologna Fiera. Da venerdì 8 a lunedì 11, si sono trovati qui molti espositori e visitatori interessati al mondo del naturale. Quest’anno ci sono stata, per la prima volta, e vi racconto il mio tour.

Quello del biologico è un settore economico in costante crescita, grazie al cambiamento culturale di questi anni e al fatto che molte persone scelgono uno stile di vita più responsabile verso la persona e l’ambiente. I consumatori oggi sono davvero consapevoli e acquistano prodotti di qualità, che rispettano gli animali e l’ambiente, verso un maggiore benessere naturale.

Qualche numero su questa manifestazione. Il SANA si sviluppa su un’area di 22.000 metri quadrati, sono presenti 920 aziende (il 10% in più del 2016) con buyer provenienti da 30 Paesi del mondo. I settori trattati sono diversi. L’Alimentazione Biologica (2 padiglioni) e la Cura del corpo naturale e bio (2 padiglioni) sono i temi che caratterizzano da sempre il Salone.

La novità del Green Lifestyle. Ho trovato molto interessante la novità di quest’anno: il padiglione dedicato al Green Lifestyle, con diverse aree tematiche al suo interno. La zona Home & Office con soluzioni per la casa e l’ufficio all’insegna del legno biologico certificato e dei prodotti di origine vegetale. Mom & Kids, con mobili, abbigliamento, giocattoli, vestiti per bambini e neonati, tutti biologici e sicuri. Pet & Garden, l’area dedicata ai prodotti per gli animali domestici e per il giardino e il terrazzo di casa. Hobby & Sport con idee per il tempo libero e il fitness che rispettano l’ambiente e Travel & Wellness, viaggi e soggiorni green con particolare attenzione per il benessere naturale della persona.

I prodotti da votare. Appena entrati in Fiera, ci ha accolto una zona centrale dove erano esposti più di 700 prodotti in gara nella sezione SANA Novità. Il visitatore poteva votare i propri prodotti preferiti di ogni sezione espositiva. Il premio è in linea con i principi del Salone: l’adozione a distanza di un albero da frutta biologico, con la possibilità, da parte del vincitore, di ricevere il raccolto a casa.

Una giornata a SANA 2017

Una giornata a SANA 2017

Il mio giro per il Salone. Ho camminato in lungo e in largo tra i padiglione di questa interessante manifestazione. Mi hanno subito colpito i colori degli stand, che sono i colori della natura, dei fiori, della terra, dell’erba e del mare. Passeggiando vieni inondato da una serie di profumi, odori, fragranze che è difficile dimenticare.
Acqua di profumo, saponi, oli essenziali, prodotti biologici appena cotti e sfornati, tutto concorre a farti annusare l’aria in continuazione. Anche l’occhio vuole la sua parte, si dice, e ho notato con stupore dei bellissimi stand ricchi di prodotti esposti in ordine cromatico, in gradazioni dal giallo al rosso, dal verde al blu. Colori, odori e sapori sono quello che resta dentro dopo aver visitato il SANA.
Nei padiglioni dedicati al cibo biologico ho potuto assaggiare davvero di tutto: pane, pizza, dolci e biscotti, succhi di frutta e estratti di ogni tipo. Tutto buono, saporito, gustoso. Mille gusti e combinazioni. Farro, kamut, quinoa, cocco, anacardi, agrumi, frutti di bosco e poi menta, basilico, zenzero, curcuma e tanti altri sapori.

Qualche curiosità dal SANA 2017. Non sono molto esperta di biocosmesi ma qui ho incontrato tantissimi espositori coi loro interessanti prodotti, tutti naturali, tutti senza componenti di origine animale. Anche il settore food mi ha conquistato coi suoi mille assaggi e  le tantissime novità esposte.

In particolare, però, mi sono soffermata nel padiglione Green Lifestyle e ho scovato alcune curiosità sull’acqua. L’acqua ha un ruolo importante nella nostra vita, per la salute e per la bellezza. L’acqua alcalina, quella a pH superiore a 7, assicura una maggiore idratazione, è più energizzante e detossificante. Molti stand propongono appositi apparecchi per ottenere acqua alcalina direttamente dal rubinetto di casa. Sempre a proposito di acqua, mi sono soffermata allo stand di Flaska, una bottiglia in vetro che, tramite una procedura detta TPS, cambia la struttura vibrazionale dell’acqua, rendendola simile all’acqua di sorgente. Quello che mi ha davvero conquistato è Ulla, un sensore da mettere sulla borraccia o sulla bottiglia dell’acqua, che è in grado di registrare il movimento della bottiglia stessa e ti ricorda di bere. In questo modo si mantiene la giusta idratazione ogni giorno, in ufficio, al lavoro.

Attenzione al mondo degli animali. Gli animali da compagnia sono sempre più presenti nelle nostre famiglie e sempre più curati. Ho trovato molte varietà di cibo naturale, sia a base di carne, che vegetariano e vegano per cani e gatti. Molto interessante è l’utilizzo degli oli e delle essenze naturali per curare alcune patologie dei nostri animali. La paura di viaggiare e il mal d’auto, la paura dei botti di capodanno, l’aggressività eccessiva o l’estrema timidezza, sono tutte curabili tramite gocce a base vegetale.

Come avrete capito, sono stata molto felice di aver trascorso due giornate presso il SANA a Bologna. Sicuramente è una fiera da vedere, non solo per chi lavora nel settore, ma anche per chi è interessato ai temi del green, del naturale, del biologico. Appuntamento al prossimo anno, allora. Se non le avete ancora viste, vi rimando alle numerose fotografie che trovate sui miei canali social.

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