curiosa di natura

Verde e giardini condivisi a Milano

Milano è una città verde. Piena di parchi, giardini privati e condivisi. Ho letto alcuni articoli in questi giorni di primavera e fanno venire voglia di passeggiare nella natura di questa città.

Leggendo notizie sulla mia città e sul verde ho trovato otto esempi di giardini privati e condivisi che mi hanno incuriosito. Milano è una città che si sta trasformando e che lascia sempre più spazio al verde di terrazzi, balconi e cortili e al verde condiviso tra i palazzi e i condomini.

Le immagini più belle sono quelle dei fenicotteri che sono ospitati a Villa Invernizzi. Nel centro della città, questi animali trovano un loro spazio provvisorio e vengono accolti nella quiete di questo giardino privato. Non sono passata di persona ma è bello sapere che esiste una piccola oasi tutta per loro nel centro di una città come Milano.

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Fenicotteri a Villa Invernizzi a Milano (foto©LaRepubblica.Milano.it)

Un articolo apparso online qualche giorno fa racconta sette giardini condivisi a Milano, di cui uno in progettazione.

Un giardino condiviso nascerà in via San Faustino, in una zona tra Lambrate e l’Ortica. Secondo il progetto, sarà uno dei più grandi, occupando un’area di 18.000 metri quadrati. Il Comune di Milano ha messo online un bando per occuparsi di questa nuova struttura, sistemarla, coltivarla e organizzare attività didattiche e di giardinaggio.

L’Isola Pepe Verde è stata la prima zona nata come giardino condiviso nel 2012. In zona Garibaldi – Porta Nuova dove c’era un deposito di materiale edile, associazioni e abitanti della zona hanno dato vita a un bellissimo giardino condiviso.

È nato nel 2015 il Giardino delle Culture di via Morosini. Un privato cittadino ha contribuito a ristrutturare la zona e ha invitato il writer Millo a decorarla. Ora ospita diverse panchine ed è un punto di ritrovo per i ragazzi del quartiere.

Il Giardino Nascosto di via Bussola, via Andrea Ponti è un’area di 5.000 metri quadrati in zona Barona. Nato in una zona occupata da campi rom, è conosciuto e apprezzato dagli abitanti che lo praticano, utilizzato anche per corsi di yoga.

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Parco Segantini – GreenCity Milano
(foto©ComuneMilano GreenCity Milano)

In zona Bovisasca è presente un orto comunitario, gestito da oltre 50 ortisti volontari. Nato nel 2016 grazie ad un progetto del Politecnico è simile all’orto presente in via Esterle: la zona degli Orti di via Padova.

In viale Montello è nato il giardino dedicato a Lea Garofalo. Gestito dall’associazione Giardini in transito e dall’Associazione Libera, luogo di ritrovo per la popolazione del quartiere.

Anche in zona Giambellino nascerà presto una giardino condiviso grazie all’associazione Retake e alla scuola Nazario Sauro.

Trasformare aree abbandonate in zone abitabili, vivibili per i bambini, gli adulti e gli anziani del quartiere e anche per gli animali da compagnia. Questo è quello che il Comune di Milano sta promuovendo, in collaborazione con le associazioni, con gruppi e singoli cittadini. Il rispetto per l’ambiente e la valorizzazione del territorio stanno sempre più prendendo piede in questa città. Una città che si trasforma, ma che lascia spazio al verde, ai cittadini, alla condivisione degli spazi e degli eventi. Una Milano che amo sempre di più per gli spazi che dedica al verde.

Festa della donna al Resort La Francesca

Quest’anno ho festeggiato la festa della donna presso il Resort La Francesca a Bonassola, nei pressi delle Cinque Terre. Un weekend con giornaliste e blogger, un’immersione nella natura, che vi racconto in questo post.

Se avete seguito i miei post sulla pagina Facebook e sugli altri social, sapete già tutto. Sono stata invitata a trascorrere il weekend della festa della donna nel Resort La Francesca, a Bonassola, a due passi dalle Cinque Terre. Era la prima volta che partecipavo ad un evento di questo tipo, per più giorni, fuori città. Ed è stato un weekend bellissimo.

#lafrancescaresort

Scorci di mare e natura presso La Francesca Resort

Sono arrivata in treno a Levanto, venerdì pomeriggio. Col mio trolley ho precorso via Roma e mi sono ritrovata sul lungomare. Che bellezza rivederlo, dopo un lungo inverno! Quindi ho raggiunto i giardinetti, luogo fissato per l’arrivo della navetta che ci ha condotto al resort. Una strada tortuosa, tra le montagne liguri, ma ricca di panorami spettacolari. Com’è bella Levanto dall’alto!

Dopo una sosta nell’appartamento, appuntamento alle ore 20 per la cena al ristorante Rosadimare. Un menù interessante, a base di pesce: sedanini al sapore di mare, filetto di orata con patate al forno e semifreddo al croccante.

Il Resort La Francesca è un posto bellissimo, immerso nella natura, nei pressi di un mare meraviglioso. Gli appartamenti sono graziosi e il mio aveva proprio un bel terrazzo vista mare. All’arrivo, si passa dalla reception, su in alto, mentre il ristorante si trova nella parte bassa, verso il mare. Lungo la strada si affacciano gli appartamenti, il market, il bar, i campi sportivi. Un luogo per chi ama camminare e non disdegna le salite. Un villaggio a contatto con il mare e la natura, che fa di questa posizione e del clima mite il suoi punti di forza.

Sabato mattina sono scesa lungo il sentiero che porta alla pista ciclopedonale mare e monti. La mia idea era quella di trascorrere il weekend nel relax del mare e della natura, camminando, senza fretta di arrivare, fermandomi a prendere il sole, ad osservare il panorama a gustare le specialità della zona. Ed è andata proprio così. Dopo una camminata di 40 minuti (a passo normale, con i miei momenti di sosta per fotografare) sono arrivata a Levanto. Mi sono lasciata trasportare dai luoghi, dai particolari. Ho visitato alcuni monumenti caratteristici: la loggia medioevale, i giardini di piazza Staglieno, le mura medioevali e la Chiesa di Sant’Andrea (purtroppo ho trovato chiuso l’Oratorio di San Giacomo). Poi sono salita per caruggi, tra case signorili, giardini pieni di piante di agrumi, balconi decorati con vasi fioriti. All’ora di pranzo, ho scelto una delle focaccerie dalle quali usciva un’intenso profumo e ho provato alcune varietà di questo prodotto tipico. Con il mio sacchetto, mi sono recata sul lungomare e mi sono gustata queste bontà, sotto il sole.

Ho ripreso poi la pista ciclopedonale per tornare al Resort La Francesca. L’ex viadotto ferroviario è stato riconvertito, recuperando le gallerie dismesse tra Bonassola e Framura. È nato così un percorso in piano, adatto a tutti, anche a famiglie con bambini, da esplorare a piedi o in bicicletta. Il bello del tragitto è il passare dal tunnel delle gallerie alla luce del sole, vedere bellissimi scorci di panorama, a picco sul mare, sostare presso le numerose panchine a fare fotografie e a respirare l’aria di mare. Spero che, alla fine dei lavori, vengano messi dei punti di bike-sharing lungo il percorso, in modo da non essere obbligati a riportare la bici dove la si è noleggiata (per questo motivo, purtroppo, non sono riuscita a noleggiarne una).

A metà pomeriggio, al resort, ho partecipato alla lezione organizzata da Agata: Movimenti Naturali – metodo Feldenkrais. Passeggiando nella natura, abbiamo utilizzato le panchine e i teli per distenderci per provare alcuni movimenti che il metodo suggerisce. Sono stata subito bene. Mi ha molto colpito il fatto che basta un leggero tocco dell’insegnante per far capire al sistema nervoso cosa fare, come migliorare la postura, quale posizione scegliere e quale abbandonare. Leggerò qualcosa su questo metodo che mi incuriosisce e mi piacerebbe fare qualche altra lezione. Ve lo consiglio sinceramente.

Dopo la passeggiata, verso sera ci siamo ritrovate al ristorante per la presentazione del romanzo di Attilio Casavecchia “La Dote: amore e intrighi nelle Cinque Terre del ‘600”. Un lavoro lungo sei anni, fatto di ricerche negli archivi storici delle varie località attorno alle Cinque Terre, per ricostruire una storia d’amore e di intrighi. Un romanzo che nasce da fatti documentati e nel quale si sono ritrovate molte famiglie che tuttora abitano in zona. Dal romanzo siamo passati a parlare di vino, del cibo e del territorio.

Laura Canale, di Officine del Levante, ha poi esposto il suo interessante progetto: il Festival delle Geografie di Levanto. Un evento che si svolgerà dal 7 al 9 aprile nelle zone di Levanto, Bonassola e Framura. La geografia è dentro di noi, dice chi siamo, influenza la scelta dei nostri viaggi. Il festival si articola in quattro aree: geografia di mare, di terra, dello spazio e della mente. Le mattinate sono dedicate alle escursioni (a piedi, in bicicletta, in barca), mentre nei pomeriggi si svolgono le conferenze. La sera è riservata agli spettacoli. Per saperne di più, questa è la pagina.

L’ora di cena è arrivata anche per questo sabato e il menù del Ristorante Rosadimare ci ha proposto: lasagnette gamberi e zucchine, filetto di branzino in crosta di speck con piselli e bavarese ai fiori d’arancio. Nel resort i punti vista mare sono davvero numerosi e in queste sere i tramonti sono stati spettacolari, ricchi di luce e di colori.

Domenica mattina, dopo la colazione, il signor Marco ci ha accompagnato per una passeggiata lungo la collina a scoprire La Francesca dall’alto. In questo punto si trova la scultura in marmo di Carrara, La Deposizione, del 1947 accanto ad un ritratto giovanile della signora Gloria, mamma di Marco, che ha voluto comprare questi terreni. Si deve a lei, alla sua passione e al suo impegno, la nascita di questa struttura. Da qui la vista sul golfo di Levanto è davvero mozzafiato e dall’altro lato si vedono le case del resort distese lungo la collina.

Questo luogo sorge tutto esposto a sud e in ogni periodo dell’anno sono presenti delle fioriture. Timo, ginepro, lavanda, ruta, origano, orchidee mediterranee, cisto femmina, santolina, erica arborea, alaterno, ginestra, corbezzolo, lentisco, mirto, rosmarino, leccio, ulivo, pino marittimo, robinia, mimosa, oleandro, aranci, limoni, mandarini, melograno, avocado, agavi, aloe e piante succulente sono tutte specie presenti sul territorio del resort.

Dopo la passeggiata sono scesa di nuovo verso la pista ciclopedonale e sono stata a Bonassola. Ho girato tra le stradine strette, vicino ai giardini e ad alberi di limoni, ho visitato la bellissima Chiesa di Santa Caterina, i ruderi della Chiesa di San Giorgio. Poi, con il mio assaggio di focacce miste (sì, ho fatto una scorpacciata di focacce!) sono tornata al mare per gustarmi al sole tutti i sapori della Liguria.

Il tempo è trascorso velocemente. Tornata al resort mi aspettava la navetta per la stazione ferroviaria di Levanto e con lei il treno verso Milano.

Sono molto felice di aver trascorso questo fine settimana al mare. Ringrazio la signora Giovanna e il signor Marco per aver organizzato questa bella visita al loro resort. Grazie a tutte le partecipanti, giornaliste e blogger, che ho avuto il piacere di incontrare.

Se la salita non vi spaventa, se avete gusti semplici, se amate stare immersi nella natura, a due passi dal mare, vi consiglio un soggiorno al Resort La Francesca, un paradiso naturale vicino alle Cinque Terre. Per soggiorni lunghi è decisamente preferibile avere a disposizione un’automobile.

*nota* Nel post ho inserito dei link. Molti sono dei mini-racconti che ho creato partendo dalle mie fotografie. Se non li avete ancora visti, ecco i link per sfogliarli: La Francesca Resort,  Sunset Levanto Bonassola CinqueTerre, Ciclopedonale mare e monti, Una passeggiata a Levanto, Sea and Nature, Una passeggiata a Bonassola.

Identità Golose e Naturali (2)

Sabato scorso sono stata ospite di Identità Golose per l’intera giornata. Ho seguito in particolare Identità Naturali con Lisa Casali. Perché frutta e verdura sono un viaggio, un mondo tutto da scoprire. Ecco com’è andata la seconda parte della giornata.

Anche quest’anno ho partecipato a Identità Golose, The International Chef Congress che si tiene tutti gli anni a Milano all’inizio di marzo. Lo scorso anno mi sono divertita molto e ho seguito diversi interventi legati al mondo dei vegetali, assaggiando piatti buonissimi, provando cose nuove. Questo è il post che lo racconta.

Il tema di quest’anno era: “La Forza della Libertà. Il Viaggio”. Un viaggio nelle diverse cucine del mondo, ma anche un viaggio per raccontare un mondo. Quest’anno, come dicevo, ho voluto dedicare la mia giornata al mondo dei vegetali ed è stato un viaggio pieno di gusto, sapore e nuove scoperte.

Identità Naturali a Identità Golose. Una delle diverse sezioni nelle quali è suddivisa la manifestazione è quella che parla del mondo naturale. Le altre erano: formaggio, gelato, champagne, pasta nuova cucina italiana, il viaggio, montagna e mare e pizza. Tutte interessanti, ma purtroppo occorre scegliere e la mia scelta è andata nella direzione del naturale. La conduzione della giornata è stata affidata a Lisa Casali, brava e simpatica come sempre.

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Collage di assaggi a Identità Golose 2017

Enrico Bartolini – “Green taste“. Dopo essermi dilungata un po’ troppo tra gli stand e gli assaggi durante la pausa pranzo, sono tornata a seguire l’intervento di Bartolini. Una carrellata su diverse verdure e sulla frutta: la verza, il cavolo verza, il carciofo, la patata dolce, la mela gialla. Ricette brevi e molto interessanti. La verza raccolta dopo che ha preso la brina, il cavolo verza al cartoccio con salsa all’aceto, il dessert, la golden apple and whiskey sour.

Valeria Margherita Mosca ha presentato il suo interessante progetto, Wood*ing, di riqualificazione del territorio degli alpeggi in stato di abbandono. Una parte del progetto riguarda la raccolta dei semi selvatici, coltivati poi in una struttura idroponica e piantati di nuovo sugli alpeggi al momento opportuno. Il sistema di coltivazione idroponica funziona come ho visto ad Expo 2015.

Abbiamo anche assaggiato alcune piante utilizzate in cucina: la castalda (Aegopodium podagraria L.) e il dente di cane (Erythronium dens-canis L.). Come gradito omaggio da provare a casa per insaporire brodi e infusi ci è stata consegnata una bustina di lichene di muschio quercino (Evernia prunastri).

Antonio Polzella – “Radici etrusche” ci ha parlato di un alimento che non poteva mancare nella cucina naturale: la pizza. La pizza idrolisi è la sua novità, una pizza che lievita per fermentazione spontanea. Utilizza lievito madre, farina integrale e farina di fagioli borlotti per la sua pasta. Interessante la pizza “w la pappa al pomodoro” che unisce la pappa al pomodoro della cucina toscana con la pizza.

Simone Salvini – “Il glutine che fa bene“. Simone è un personaggio interessante. L’ho conosciuto a Fa’ la cosa giusta! e credo sia una persona che ama studiare e sperimentare, che cerca di proporre una cucina che faccia bene alla salute, collaborando con medici e ricercatori per sapere quali ingredienti sono da preferire ad altri. Qui ha preparato una sua pasta con glutine di grano e farina integrale.

Ogni malattia nasce da un processo infiammatorio. I grani antichi hanno meno potere infiammatorio e sono più ricchi di sostanza antinfiammatorie. Per questo sono da preferire ai grani moderni.

Purtroppo, per problemi di orario, ho potuto vedere solo il bellissimo filmato della Patagonia Argentina proposto da Mariana Müller – “Dalla Patagonia sottile acidità

Concludo con Matteo Aloe – “La trasmissione di conoscenze come processo di libertà, creatività e ricchezza culturale“. Il suo intervento è stato sposato (e anche io ho sbagliato la mia scaletta).  Matteo fa parte della catena Berberè una nuova pizza fatta al 90% con ingredienti biologici. Purtroppo ci sono ancora poche donne pizzaiole e speriamo di trovarne sempre più in futuro.

Il viaggio per Matteo Aloe è incontrare tutti i giorni persone che arrivano da ogni parte del mondo, libere di viaggiare e di creare la propria pizza

Con questo concludo la mia rassegna ad Identità Golose per il 2017. Spero di avervi dato spunti interessanti per una cucina sempre più vegetale, senza distinzioni tra chi predilige le verdure, chi è vegetariano e vegano, ma accomunata dall’amore per la natura :-)

Il mio viaggio nel mondo del cibo lo trovate qui.

Vi lascio  il mio mini-racconto su Steller.co —> Identità Naturali a Identità Golose

Identità Golose e Naturali (1)

Sabato scorso sono stata ospite di Identità Golose per l’intera giornata. Ho seguito in particolare Identità Naturali con Lisa Casali. Perché frutta e verdura sono un viaggio, un mondo tutto da scoprire.

Anche quest’anno ho partecipato a Identità Golose, The International Chef Congress che si tiene tutti gli anni a Milano all’inizio di marzo. Lo scorso anno mi sono divertita molto e ho seguito diversi interventi legati al mondo dei vegetali, assaggiando piatti buonissimi, provando cose nuove. Questo è il post che lo racconta.

Il tema di quest’anno era: “La Forza della Libertà. Il Viaggio. Un viaggio nelle diverse cucine del mondo, ma anche un viaggio per raccontare un mondo. Quest’anno, come dicevo, ho voluto dedicare la mia giornata al mondo dei vegetali ed è stato un viaggio pieno di gusto, sapore e nuove scoperte.

Il tema del viaggio lo racconta Paolo Marchi nella rivista dedicata all’edizione di quest’anno del congresso. Alcune parole del suo intervento mi hanno toccato particolarmente:

“… la forza che scaturisce dalla libertà di pensiero, della quale dovrebbero nutrirsi tutti […] La libertà di uscire dagli schemi noti per assaggiare le novità, per verificare la bontà di una nuova ricetta.”

“Si ragiona con il cuore e la memoria, a scapito della testa e del palato. Si deve invece essere in grado di alternare i ricordi alla curiosità, la pancia al cervello”

“Il viaggio come tema di Identità 2017 per ribadire che tutto quello che consumiamo è frutto di viaggi”

Identità Naturali a Identità Golose. Una delle diverse sezioni nelle quali è suddivisa la manifestazione è quella che parla del mondo naturale. Le altre erano: formaggio, gelato, champagne, pasta, nuova cucina italiana, il viaggio, montagna e mare e pizza. Tutte interessanti, ma purtroppo occorre scegliere e la mia scelta è andata nella direzione del naturale. La conduzione della giornata è stata affidata a Lisa Casali, brava e simpatica come sempre.

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Collage di assaggi a Identità Golose 2017

Daniela Cicioni – “Il dolce, il piccante e la meraviglia di un viaggio che non finisce mai“. Sono arrivata in tempo per vedere la preparazione di un tiramisù crudista (non avrei mai detto che si potesse fare, invece…). Farina di mandorle, cocco, alghe addensanti, anacardi, gli ingredienti di un dolce che ho potuto assaggiare e che mi ha davvero sorpreso, lasciandomi un gusto nuovo che mi sono portata dietro tutta la giornata. Daniela sperimenta la cucina crudista e l’avevo già incontrata la scorsa edizione.

Perché ci stiamo avvicinando al crudismo?

“Perché la nostra alimentazione è oggi troppo ricca, piena di alimenti di origine animale: abbiamo capito che occorre bilanciare questo fattore.”

Paolo Lopriore – “La nuova concezione ristorativa” Paolo ha chiamato il suo intervento “cucina conviviale”.

“Nessun viaggio mi ha ispirato, un viaggio è quello che voglio far fare a chi mangia nella mia cucina”

Patate, bitto, sciatt, noci, gli ingredienti dei suoi due piatti. Davvero strano l’affumicatore che usa in cucina. Mi ha molto colpito il voler utilizzare anche la buccia delle pere e il fatto di voler mantenere il colore delle bietole. Rispettare gli ingredienti, rispettare i colori e i sapori della natura.

Antonia Klugmann – “Viaggio qui e altrove“. Antonia ha parlato di “un mondo vegetale” Il viaggio è movimento, è legato al territorio, è contaminazione. Il suo viaggio è un po’ come quello di Salgari. A Trieste, la cucina è ricca di contaminazione. Il tartufo bianco e nero, il cavolo cappuccio, i crauti, le mele sono gli ingredienti che ha utilizzato. Mi è molto piaciuto il suo piatto a base di finocchio, cotto nella sua stessa acqua di cottura, aromatizzato coi suoi aromi e con anice stellato, liquirizia, cioccolato.

“Cucinando, rompiamo le verdure, le facciamo a pezzi, le dividiamo. Dobbiamo poi restituire integrità alle verdure”

A questo punto siamo arrivati all’ora di pranzo. Ho gustato varie specialità. Ottime focacce e pizze di Bistrot Autogrill Milano, le penne di Alce Nero con pesto vegano al tofu e scorzette di limone, gnocchetti con pane avanzato, caffè e dolci.

Per sapere com’è andata nel pomeriggio, dovrete aspettare il prossimo post :-) Il mio viaggio nel mondo del cibo, invece, lo trovate qui.

Intanto potete sfogliare il mio mini-racconto

su Steller.co —> Identità Naturali a Identità Golose

Fioriere da esterno

Oggi ospitiamo il guest-post di Antonio che ci racconta quali fioriere è meglio scegliere per il nostro giardino, per un balcone o per un condominio. Preziosi consigli da chi i vasi li produce artigianalmente.

Perché scegliere dei vasi e fioriere in cemento? Arricchire il proprio spazio esterno con i mille colori che la natura ci mette a disposizione è facile acquistando dei vasi e fioriere in cemento. È capitato sicuramente ad ognuno di noi di poter vedere all’interno di un giardino o fuori da un bar una bellissima composizione a cascata realizzata con delle ciotole da giardino di varie dimensioni poste l’una sull’altra e sicuramente avrete notato che, dopo parecchi anni, la struttura ancora si trova lì.

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Esempio di fioriera da esterno

Quale miglior prodotto per il giardino se non un manufatto in cemento? Robusto ed inalterabile nel tempo realizzato dai nostri artigiani, i vasi giardino che troverete in fioriere da esterno sono elementi ideali per chi vuole arredare il proprio spazio esterno in modo semipermanente.

Com’è costruita la fioriera prefabbricata in cemento? Costruire una fioriera in cemento non è cosa semplice: c’è chi si diletta nel realizzarla nel fai da te a casa ma il risultato non sempre è quello sperato. Innanzitutto si parte da un composto molto robusto e solido ottenuto amalgamando cemento 42,5, polvere di marmo e vari inerti. A fine impasto si versa l’amalgama all’interno di uno stampo realizzato su misura in base alla dimensione ed alla forma richiesta; in precedenza, all’interno dello stampo, avremo inserito una rete elettrosaldata finalizzata ad aumentare la resistenza delle fioriere in cemento in caso di urto accidentale. Si attende l’asciugatura ed in seguito si provvede al disarmo dallo stampo. Mani esperte di artigiani, che fanno da sempre questo tipo di lavoro, si occupano della rifinitura e pulitura del vaso.

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Il risultato finale: la fioriera è pronta!

Utilizzo. Le nostre fioriere possono essere utilizzate come fioriere per condominio, fioriere per parcheggi, fioriere per balconi. I vasi come portaombrelli, posacenere o gettacarte. Alcuni clienti hanno sfruttato la pesantezza del nostro prodotto (molto difficile da rubare) come deterrente per atti vandalici che si possono verificare a danno di attività commerciali.

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Esempio di utilizzo delle fioriere davanti ad un condominio

Vasi come decoro da esterno. La bellissima rifinitura e le scannellature, curate in ogni dettaglio, vengono evidenziate dalla colorazione scelta, generalmente sul patinato, un grigio molto chiaro che nasconde nel tempo il naturale invecchiamento dovuto dall’ambiente esterno.

Come pulire i vasi. Il calcestruzzo e i vari elementi che vengono utilizzati per realizzarli non contengono sostanze nutritive naturali per la generazione di muffa: è l’accumulo di sporcizia, residui di piante o escrementi di uccelli, che alimentano la muffa. Si può comunque porre rimedio alla comparsa di tali macchie utilizzando un tubo a gettito d’acqua forte e della candeggina diluita in acqua (utilizzare i guanti a protezione delle mani). Si consiglia il passaggio di un prodotto idrorepellente protettivo dopo averlo pulito e dopo aver atteso l’asciugatura.

Cosa posso piantare nei vasi in cemento? L’affiancamento di varie misure consente di realizzare in pochi minuti un importante muro di confine amovibile e, grazie alla loro capienza, possono ospitare siepi importanti o composizioni miste.

I vasi di grandi dimensioni possono essere posizionati ovunque. Ideali per piante di media grandezza come appunto limoni, aranci, mandarini.

Creare un piccolo orto in terrazzo o sul proprio balcone è semplicissimo e utile, come la possibilità di coltivare piante aromatiche ed averle a portata di mano sempre fresche. Consigliamo di inserire un po’ di argilla espansa per aumentare il drenaggio e migliorare la ratificazione delle piante.

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Le differenti misure consentono di utilizzare i vasi per fiori, piante aromatiche, piante importanti

In alternativa ai vasi in cemento, sul nostro sito Fioriere da esterno, potrete trovare anche delle fioriere in fibra di argilla: versatili e molto leggere sono realizzate con un impasto moderno e ricco di nuovi elementi naturali, risultano essere perfette per qualsiasi tipologia di arredo, dal contemporaneo al classico.

Tutti i prodotti sono realizzati in modo artigianale dai nostri vasai, pertanto, possono presentare lievi imperfezioni e/o porosità. Il colore di ogni elemento presenta sfumature uniche: con il passare del tempo si potrebbe presentare un naturale decremento di tonalità dovuto in particolare ai raggi solari UV.

Grazie al signor Antonio per questo guest-post. Per domande e informazioni, visitate il sito Fioriere da esterno e contattate lo staff.

Il Museo della Merda: economia circolare dal basso

Uno dei post del blog più letti in assoluto parla di come trasformare la cacca di elefante in carta. Restando in tema, ho scoperto di recente un esempio italiano di economia circolare del rifiuto per eccellenza: il Museo della Merda.

Non ci crederete ma questo post del 2013 è uno dei più letti in assoluto del blog. Racconta di come nello Sri Lanka hanno pensato di trasformare la cacca di elefante in carta. Un esempio di economia circolare, fatta in modo artigianale, che parte dal rifiuto per eccellenza.

Nel mio giro a Myplant & Garden ho scoperto un esempio tutto italiano: il Museo della Merda. Siamo a Castelbosco, una località nei pressi di Piacenza, precisamente a Gragnano Trebbiense. Gianantonio Locatelli ha un’azienda agricola con 3.500 bovini di razza selezionata che producono latte. Questo latte viene utilizzato per creare un noto formaggio della zona. Oltre a produrre 500 quintali di latte al giorno, questi animali producono, nell’arco di una giornata, anche 1.500 quintali di letame. Si pone il dilemma di come smaltirlo e del fatto che costituisce un problema di inquinamento ambientale. Alcuni studi attribuiscono ai bovini il 74% delle emissioni di gas serra.

Il primo passo: il biogas. L’azienda decide, come prima cosa, di dotarsi di un impianto che, partendo dal letame di bovino, produce elettricità. Oggi producono 3 megawatt di energia elettrica all’ora. Con questa energia riscaldano l’azienda e gli uffici. Un ottimo esempio di economia circolare. Ma resta ancora della cacca. Cosa fare?

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Merdacotta® – vasi prodotti dal letame di bovino e argilla

Il marchio Merdacotta®. Parte del letame ancora disponibile viene purificato e venduto come concime. La maggior parte del letame che esce dall’impianto di biogas viene portato ad un’azienda vicina che lavora la terracotta. Unendo il letame all’argilla, si ottiene un prodotto interessante, la Merdacotta®. Lavorando questo materiale si possono creare bellissimi vasi da fiori, mattonelle, ciotole, tazze e piatti. Un giardino all’insegna del riciclo. Li ho visti in fiera e sono davvero belli. Sono lisci e ruvidi allo stesso tempo, danno l’idea di un prodotto artigianale e naturale.

Se “dal letame nascono i fior”, come dice De Andrè nella sua canzone, quale idea migliore se non quella di utilizzare il letame stesso nell’impasto di questi vasi di terracotta.

Un vaso di letame nel quale seminare una nuova pianta. Un esempio di economia circolare, un’idea vincente alla quale ho fatto subito i miei complimenti. La ditta, infatti, ha ricevuto numerosi premi a livello nazionale e internazionale.

Il Museo della Merda. La natura e le sue risorse, la natura e le sue potenzialità all’interno di un’economia verde e sostenibile. Il museo nasce per raccontare il fenomeno della luce. È la luce a fornire alle piante l’energia che serve loro per crescere, la luce è presente nel fenomeno della bioluminescenza anche in quei batteri che trasformano il letame. La luce che racconta sé stessa anche attraverso la storia dalla lampadina ad incandescenza fino ai moderni LED.

Lo scarabeo, simbolo del Museo. Lo scarabeo, un coleottero, è stato scelto come simbolo del Museo. Delle 35.000 specie al mondo, più di 7.000 sono animali coprofagi, cioè si nutrono di sostanze di rifiuto, di letame e sterco. Già gli antichi Egizi consideravano questo animale una divinità, forse perché conoscevano il suo ruolo in natura, la capacità di usare una sostanza morta come lo sterco per produrre qualcosa di nuovo.

Un animale molto utile all’ecologia degli ecosistemi. Gli scarabei “roller” trasportano lo sterco sotto forma di una palla di cacca che rotola. Si nutrono dello sterco stesso e lo utilizzano anche per costruire i nidi nei quali depongono le uova. Ripulendo il terreno dal letame, evitano il formarsi di agenti parassitari, un ruolo importante nella rete ecologica.

Un museo da visitare, il Museo della Merda, un marchio, Merdacotta®, che sarà difficile dimenticare, un esempio di economia circolare che parte proprio dal rifiuto per eccellenza: il letame, la cacca o merda che dir si voglia.