CURIOSA DI NATURA

Blog in Rete: Facebook con Mery Greiss

Blog in Rete è il percorso per blogger della durata di un anno. In questo ottavo incontro abbiamo parlato di Facebook con Mery Greiss: dalla nuova versione del social network a Facebook Creator.

Il percorso Blog in Rete è iniziato lo scorso anno e proseguirà fino a settembre. Un progetto ideato da Giulia Bezzi per SeoSpirito srl società benefit insieme a &Love e Scoprirecosebelle.

Mery Greiss ci ha fatto scoprire cosa c’è dietro un social network come Facebook. Abbiamo parlato del mestiere di social media manager e di come un’analisi iniziale sia importante per chi ha o vuole aprire una pagina Facebook collegata al proprio blog. In questi ultimi mesi Facebook si sta rinnovando e ci propone una nuova versione. Anche per programmare i post le cose sono cambiate: ora occorre affidarsi a Facebook Creator.

Blog in Rete: ottavo incontro

Blog in Rete è arrivato all’ottavo incontro. Le giornate di formazione proseguono online e con Mery Greiss abbiamo dedicato molto tempo all’analisi dei nostri blog attraverso diversi esercizi pratici.

La figura professionale del social media manager è nata da pochi anni e forse non è ancora conosciuta. I social media manager si occupano di creare nuovi contenuti e organizzare le attività digitali per siti e blog. 

L’Italia è un Paese molto connesso e social. I dati del 2019 di wearesocial ci dicono che:

35 milioni di persone sono attive sui social. In media ogni utente trascorre su internet 6 ore al giorno, 2 delle quali dedicate ai social.

Parliamo sempre di social media e social network. Sono due termini che anch’io spesso ho confuso. In realtà ho scoperto che non sono la stessa cosa. Con il termine social media si intende un gruppo di applicazioni web per scambiare contenuti tra utenti, mentre con social network si indicano le reti sociali, ovvero il reticolo delle persone legate da interessi comuni.

Chi ha un blog, spesso ha anche una pagina Facebook collegata. Per queste pagine è importante fare un’analisi iniziale per vedere se c’è richiesta per il mio prodotto o servizio, chi è la mia concorrenza, di cosa si occupa e come posso distinguermi ed emergere. 

Anche in questo caso, come abbiamo visto negli altri incontri, occorre avere un obiettivo e domandarsi: 

  • Come e cosa voglio comunicare?
  • Qual è il mio pubblico?
  • A quale target mi rivolgo?
  • Quali canali è meglio utilizzare?

Nella giornata con Mery Greiss abbiamo lavorato partendo da uno schema chiamato analisi Swat Brand. In questo foglio occorre evidenziare i punti di forza e quelli di debolezza, le opportunità e le minacce relative al propio brand. Analisi non facile che mi sta ancora facendo pensare.

Una volta chiarito chi è il tuo pubblico, puoi passare ad un secondo schema molto importante: la mappa dell’empatia. In questa mappa si risponde a quattro domande molto precise che riguardano il pubblico del proprio blog:

  • Cosa pensa e come si sente?
  • Cosa vede?
  • Cosa sente?
  • Cosa dice e fa?

In pratica bisogna immaginare una persona tipo che rappresenti il nostro pubblico, dandogli anche un nome. Di questa persona si conosce tutto per poter offrire quello che sta cercando. Non è un’analisi facile: io sono sempre alle prese con questi schemi e sono ancora in fase di elaborazione. Se hai un blog anche tu capirai che è sicuramente un’analisi essenziale.

Blog in Rete: Facebook con Mery Greiss
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Il giardino che ci cura

Il giardino ci cura: con la garden therapy. Lavorare attivamente in giardino fa bene alla salute. Persone anziane e disabili possono trarre grande beneficio anche camminando passivamente nei giardini terapeutici.

Studi scientifici dimostrano la validità dei trattamenti in giardino: nascono così la garden therapy e gli healing garden, i giardini terapeutici. In questo post ti racconto i vantaggi della garden therapy: lavorare attivamente in giardino dà sollievo e cura numerose patologie. Anche solo osservare o camminare per chi non è in grado di occuparsene attivamente, può portare notevoli benefici e facilitare la guarigione attraverso i giardini terapeutici o healing garden. Se l’argomento ti appassiona, trovi nel post anche tre libri come suggerimento di lettura

I vantaggi della garden therapy

Il giardinaggio è un’attività che molti di noi praticano da sempre. Altri hanno riscoperto il piacere di curare i vasi sul balcone o il giardino di casa proprio durante queste giornate di quarantena.
Gesti semplici che ci fanno stare bene: preparare il terreno per la semina, cambiare la disposizione dei vasi, seminare, innaffiare, tagliare foglie e rami secchi. In questi giorni a casa abbiamo ripescato una bustina di semi abbandonata nell’armadio e abbiamo provato a seminarla oppure abbiamo messo a dimora i semi che già siamo soliti raccogliere e scambiare.

Praticare giardinaggio è vantaggioso da molti punti di vista. Gli studi scientifici lo confermano. È un’attività anti stress, insegna la pazienza, affina il gusto dell’attesa, regala gioia, sorpresa, emozioni quando nasce una nuova pianta o sboccia il primo fiore. Cura lo stress, l’ansia e la depressione. Per questo il giardinaggio è considerato una terapia e si parla di garden therapy.

I principali vantaggi della garden therapy:

  • Cura la depressione e patologie simili (ansia e attacchi di panico)
  • Favorisce il recupero dell’autostima
  • Migliora le capacità motorie
  • Combatte i pensieri negativi
  • Promuove la socialità
  • Permette di uscire dagli stati di passività

Mentre pratichiamo giardinaggio si stabilizzano il battito cardiaco e la pressione sanguigna. A livello scientifico il contatto con le piante del giardino fa rilasciare al nostro corpo le endorfine, sostanze chimiche prodotte dal cervello, che hanno potere analgesico ed eccitante. Di conseguenza l’ormone che il corpo produce per combattere lo stress, il cortisolo, risulta rilasciato in quantità minore.

Garden therapy e giardini terapeutici

Garden therapy e giardini terapeutici

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Intervista a Veronica Curvietto, blogger di Scoprire l’altro

Veronica Curvietto, blogger di Scoprire l’altro, partecipa al percorso Blog in Rete si racconta in questa intervista: la sua Torino, la passione per le altre culture e i viaggi, il cinema e la fotografia.

Veronica ama stare in mezzo alla gente, scoprire l’altro con le sue diverse sfumature. Ama la musica, il cinema e la fotografia e naturalmente la scrittura. Precisa e puntuale, in ogni cosa ci mette sempre grande impegno e professionalità. Il suo blog, Scoprire l’altro, vuole diventare un luogo confortevole per chi ama curiosare e conoscere la diversità che il mondo ci offre con le sue diverse culture.

Conosciamo meglio Veronica Curvietto e il suo blog Scoprire l’altro
Torino è la tua città: come ti trovi? Quale aspetto insolito di Torino racconteresti a chi non la conosce e vorrebbe visitarla?

Torino è la mia città da ben 44 anni: sono nata qui e ho sempre vissuto qui. Il mio rapporto è un po’ ambivalente perché in alcuni periodi dell’anno mi piace molto vivere qui e in altri periodi sono più propensa ad andar via. La soluzione ideale per me sarebbe vivere in un’altra città (estera più che in Italia) e tornare a Torino: hai presente chi vive sei mesi l’anno nella propria città e sei mesi l’anno lontano? Per me sarebbe l’ideale.

Torino è una delle città multietniche più vive d’Italia: in essa convivono molte culture ed è meraviglioso. L’aspetto più particolare è il suo paradosso: una città piuttosto austera e chiusa per certi versi, ma dove pulsa un cuore accogliente e anticonformista. Per conoscerla meglio consiglierei di visitare Porta Palazzo (il mercato multietnico) e il Balon, lo storico mercatino delle pulci dove ci sono anche banchetti di prodotti etnici.

Veronica Curvietto - foto di Barbara Oggero
Veronica Curvietto (foto di Barbara Oggero)
Il tuo blog, Scoprire l’altro: raccontaci come hai iniziato e qual è il tuo progetto

Scoprire l’altro è nato dal desiderio di raccontare la bellezza e la ricchezza del diverso da noi: culture lontane dalla nostra, ma anche modi di vivere e di esprimersi che possono sembrare difficili da comprendere. Nel blog parlo anche dei rapporti umani e di temi anche “scomodi”. Lo scopo del progetto è di portare il lettore ad avere meno paura e più voglia di conoscere il mondo.

L’idea è nata nel 2015 ma è solo nel 2018 che il blog ha visto la luce. All’inizio ero maggiormente interessata a parlare di temi legati alla cultura mediorientale; ne ho parlato però con la persona sbagliata, che l’ha “preso in prestito”. Ho impiegato del tempo per digerire la cosa e ho anche pensato di lasciar perdere. Il progetto però continuava a frullarmi in testa e ho deciso di aprire il blog, grazie anche al sostegno di persone molto vicine a me.

Hai frequentato diversi corsi di scrittura, SEO, copywriting: in che modo la scrittura ti permette di descrivere le diverse culture che incontri tra la gente, nella tua città?

Bella domanda! Io amo scrivere, e da qualche tempo mi piace anche scrivere di storie di vita e di persone. Credo che la ricchezza di una lingua (soprattutto quella italiana) ti dia la possibilità di calibrare molto il modo in cui parli agli altri e degli altri. 

Nelle interviste scritte fino a ora, ho cercato di soppesare tanto, sia per rispetto (valido per tutti), sia perché è facile non comprendersi bene e rischiare fraintendimenti. Dipende, e non poco, dalla sensibilità di ognuno di noi nel capire quanto e cosa puoi dire degli altri.

Nel tuo blog, Scoprire l’altro, ho letto la tua recensione al film sulla vita di Frida Khalo. Quali aspetti del suo carattere senti anche tuoi? Quali, invece, vorresti tanto poter avere anche tu?

Frida Khalo è un’artista che apprezzo e stimo soprattutto per la persona che era, per il fatto di essere stata sempre autentica e per il coraggio di aver vissuto la sua vita fino in fondo. L’aspetto che sento molto affine è il sentire tanto le emozioni e il bisogno di esprimere se stessi, il vivere intensamente i rapporti e le passioni culturali.

Ciò che le invidio, se possiamo dire così, è l’estrema sicurezza nel mostrarsi agli altri e il coraggio di sperimentare. Lei si è spinta oltre molti limiti: basti pensare all’incidente che l’ha costretta immobile e a letto per anni. Un’altra cosa che le invidio è la sopportazione del dolore fisico.

Sei appassionata di fotografia e racconti le persone, la ricchezza della diversità, anche attraverso le immagini. Una foto, cosa racconta di una persona? 

Una fotografia può raccontare tutto di una persona. Se prendi ad esempio i grandi fotografi, ma anche un fotografo non conosciuto ma che ama il suo lavoro e che ama le persone, può raccontarti addirittura una vita. Ti cito una frase di Henri Cartier-Bresson che mi piace tanto, perché descrive proprio il potere della fotografia:

“È un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa”. Ed è proprio così, secondo me.

Partecipi al percorso Blog in Rete e fai parte del gruppo LeROSA: come ti arricchiscono queste esperienze? 

Il percorso Blog in Rete è un bellissimo progetto, credo che il fatto di essere “al femminile” dia una forza diversa alla cosa. Mi piace molto il fatto che sia un lavoro di gruppo, dove ognuna sostiene le altre e propaga la luce. Questa cosa la trovo anche nella community de LeROSA e penso che sia tanto arricchente perché noi donne abbiamo la capacità forte di sostenerci. 

Spezzo una lancia a favore della parte maschile perché per il mio progetto il sostegno maggiore l’ho avuto da uomini, forse per la loro caratteristica nel fare le cose “dritto per dritto”. Noi donne cerchiamo di prendere le cose più con dolcezza, per gradi, pur essendo poi molto capaci e caparbie.

Veronica Curvietto e la natura
Veronica Curvietto e la natura

Veronica Curvietto e la natura

Sei curiosa di natura? Raccontaci un episodio che lo dimostra

Potrei citarti più episodi: tutte le volte che mi muovo da casa, in pratica, finisco sempre per chiacchierare con qualcuno. Mi piace molto il contatto con le persone, parlare di qualsiasi argomento, dalle frivolezze ad argomenti esistenziali. Il bello è che mi metto a parlare di me anche a persone che non conosco.

Ami viaggiare e conoscere luoghi e culture diverse. Quale meta consiglieresti a chi ama la natura?

Personalmente, amo di più visitare le capitali, i centri urbani; mi piace molto quando trovo posti ricchi anche di verde. Tra i luoghi che ho visitato e dove puoi trovare ancora della natura selvaggia e zone non contaminate, c’è la Camargue.

Qui in Italia, comunque, abbiamo molte zone belle: la campagna toscana ha dei colori e delle forme che non credo di aver trovato fuori dal nostro Paese. Le altre mete estere dove la natura può dare soddisfazioni sono l’Olanda, dai paesaggi molto suggestivi, il Portogallo e il Marocco. Mi piacerebbe molto vedere l’Islanda, i parchi nazionali americani e il deserto.

Sei appassionata di cinema: quale film che parla di natura, animali o ambiente dovrebbe vedere assolutamente un lettore di Curiosa di natura?

Un documentario bellissimo che consiglio assolutamente di vedere è Il sale della terra, diretto da Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado (2014). Un film, invece, che consiglio è Into the wild, diretto da Sean Penn (2007), adattamento del libro Nelle terre estreme. Consiglierei anche Wild, diretto da Jean-Marc Valleé (2014), analogo a quello di Penn ma al femminile. Per chi ama il deserto (come me), un film molto bello è Il tè nel deserto di Bernardo Bertolucci (1990), girato prevalentemente in Marocco.

L’ambiente e l’ecologia sono temi che fanno parte della tua vita?

Sì, certo. Cerco di essere più attenta che posso a rispettare l’ambiente che mi circonda, sia per quanto riguarda la flora che la fauna. Combatto ogni tipo di inquinamento, sotto diverse forme, anche quello acustico. Faccio del mio meglio per non sprecare il cibo, in rispetto anche a chi non ha da mangiare, e mi arrabbio parecchio se per caso vedo persone che sprecano acqua o alimenti. Non ho l’auto e cerco di spostarmi più che posso a piedi, o con il bus.Odio il circo: una volta sono stata costretta ad accompagnare una mia vecchia conoscenza e sono stata male tutto il tempo.

Grazie Veronica per il tuo tempo e i tuoi preziosi consigli. La diversità è bella e ci arricchisce: suggerisco a tutti voi di seguire il blog di Veronica Curvietto Scoprire l’altro e la sua pagina Facebook

La riscoperta della bicicletta

La bicicletta è uno dei mezzi più ecologici e in questo periodo al centro di una vera e propria riscoperta. Permette di muoversi all’aria aperta, in sicurezza, senza spendere. Grazie ai recenti incentivi statali, i negozi registrano un boom di richieste.

In questo post troverai: la bicicletta come mezzo ecologico, in cosa consiste il bonus biciclette e tre itinerari su due ruote tra Milano e provincia.

La bicicletta, mezzo ecologico

La bicicletta è da sempre uno dei mezzi di trasporto più ecologici. In questa seconda fase dopo il lockdown è stata riscoperta da molte famiglie. La primavera è arrivata e ci ha fatto sentire la voglia di tornare all’aria aperta, in mezzo alla natura. Molti di noi hanno approfittato dei giorni trascorsi a casa per recuperare dalle cantine e dai box le biciclette, pulirle, metterle a punto in vista della nuova ripartenza.

Il ciclismo è uno sport che tiene in forma, è economico, alla portata di tutti e si può praticare in mezzo alla natura. Acquistare una bicicletta è un investimento che ci permette poi di muoverci senza ulteriori spese. Basta l’energia fornita dai nostri muscoli e possiamo andare in giro risparmiando soldi e inquinando meno le nostre città. Le biciclette di nuova generazione sono molto belle esteticamente, sono leggere, dotate di marce e della possibilità di installare borse portaoggetti e seggiolini per il trasporto dei bambini.

In alcune città italiane ha fatto notizia la coda davanti ai negozi di biciclette nello scorso mese di maggio. Le vendite online di biciclette hanno avuto un buon incremento mai registrato negli scorsi anni. Un vero boom, una riscoperta per la bicicletta, un mezzo ecologico che io amo da sempre perché mi permette di fare belle escursioni nel verde in tranquillità.

In Italia l’uso della bicicletta in città non arriva al 30% come accade invece a Copenaghen, Amsterdam o Stoccolma: visti gli incrementi nelle vendite di queste ultime settimane possiamo dire che ci stiamo muovendo verso la giusta direzione nel settore della mobilità sostenibile in città.

La bicicletta elettrica, o e-bike, è al centro delle preferenze per i nuovi acquisti in questo settore. Gli studi stanno riprendendo anche per la produzione di biciclette ad idrogeno con l’idea di produrre questo combustibile durante la pedalata stessa.

Il nostro Paese ha una lunga storia in fatto di biciclette e molte aziende le producono da anni, di generazione in generazione. Il mercato estero della bicicletta è sempre più interessato ai nostri prodotti all’avanguardia per il design e la tecnologia. Un’occasione per una nuova ripartenza green nel segno della sostenibilità.

La riscoperta della bicicletta
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Pandemia e cambiamento climatico

“La pandemia è la prova generale di quello che ci aspetta con il cambiamento climatico“: partendo da questa frase cerchiamo di capire che relazione c’è tra pandemia e cambiamento climatico, qual è lo stato attuale dell’ambiente e le possibili soluzioni che la pandemia stessa ci suggerisce per il nostro futuro e per quello del Pianeta.

Che relazione c’è tra pandemie e cambiamenti climatici 

La pandemia ha colpito popoli e nazioni in tutto il mondo. Si stima che un terzo della popolazione mondiale abbia vissuto mesi di isolamento, quarantena, lockdown. 

Durante questi mesi di chiusura nelle nostre case abbiamo avuto più tempo e possibilità di soffermarci ad osservare la natura attorno a noi. Molte foto sono state postate sui social: animali più tranquilli, meno disturbati dalla presenza dell’uomo con i suoi rumori e pericoli, si sono avvicinati alle nostre città, alle abitazioni. 

Le buone pratiche, le leggi adeguate stavano già facendo molto per gli animali e l’ambiente in tante zone della Terra. Non dobbiamo commettere l’errore di considerare la natura e gli animali come altro dagli esseri umani: siamo animali anche noi e facciamo parte degli stessi ecosistemi. 

Dobbiamo trovare il modo per vivere insieme in armonia e rispettarci a vicenda

La natura ha una grande capacità di reagire e di rigenerarsi. Lo abbiamo visto in questi mesi con la primavera che sbocciava con i suoi fiori, i profumi, i nuovi nati.

In questi mesi di stop abbiamo registrato un minor inquinamento atmosferico. Ma è solo un fatto temporaneo che non deve farci dimenticare che il problema esiste e persiste. Durante le crisi economiche del passato si è verificato lo stesso fenomeno e l’inquinamento è tornato simile a quello pre-crisi: la pandemia non risolve il problema dell’inquinamento atmosferico e del cambiamento climatico.

La pandemia ci ha aperto gli occhi, ci ha fatto vivere in pochi mesi quello che ci aspetta: il cambiamento climatico è in atto e continua ad agire nel presente e sarà un tema del futuro. Entrambi i fenomeni sono la conseguenza dei danni agli ecosistemi e dell’inquinamento ambientale ma si manifestano i tempi diversi. 

È importante ricordare che crisi climatiche e pandemia hanno molti elementi in comune:

  • sono fenomeni che danneggiano profondamente l’uomo e l’ambiente
  • sono dovute all’intervento dell’uomo sugli ecosistemi
  • spesso sono state previste dagli scienziati, che hanno ammonito il mondo anche decenni fa sullo sviluppo di malattie dette zoonosi
Pandemia e cambiamento climatico
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Blog in Rete: advertising con Paolo Verdiani

Blog in Rete: il nostro percorso per blogger è arrivato all’incontro con Paolo Verdiani, esperto di advertising. Chi ha un blog o un sito web e vuole impostare una campagna pubblicitaria, come deve fare?

Siamo arrivate al nostro settimo incontro del percorso Blog in Rete, ideato da Giulia Bezzi per SeoSpirito srl società benefit, insieme &Love e Scoprirecosebelle. Nella giornata con Paolo Verdiani abbiamo parlato di advertising e di come impostare una campagna pubblicitaria per il nostro blog utilizzando gli strumenti di Google Ads e Facebook Ads. Ti racconto come è andata.

Blog in Rete: settimo incontro

Blog in Rete prosegue con gli incontri online. In questo settimo incontro abbiamo affrontato il tema della pubblicità per i nostri blog insieme a Paolo Verdiani.

La pubblicità esisteva già molti secoli fa e non è affatto un’invenzione recente, come potrebbe sembrare. Gli antichi Greci e Romani furono i primi ad inventare una sorta di promozione delle loro attività mettendo i nomi sulle botteghe per promuovere i loro prodotti: ecco come sono nate le insegne dei negozi.

Nel Medioevo i venditori strillavano in piazza, invitando ad acquistare da loro piuttosto che dal vicino concorrente. Con l’invenzione della stampa arrivarono i primi volantini distribuiti per le vie e per le piazze: quelli pubblicitari risalgono al 1632.

Nell’era moderna, la radio porta in onda con le canzoni i primi annunci pubblicitari e con l’avvento della televisione appaiono i primi video che reclamizzano prodotti. Ma è solo con l’arrivo di internet che siamo in grado di controllare la pubblicità, vedere se funziona, se le persone comprano il nostro prodotto o servizio. Un bel passo avanti per chi vende e vuole incrementare i propri guadagni.

Con internet abbiamo imparato a conoscere il Direct Rsponse Marketing, o marketing a risposta diretta, abbreviato in DRM, cioè la capacità del professionista di far compiere al cliente (target) una precisa azione come l’acquisto di un prodotto o l’iscrizione ad una newsletter.

Il Direct Response Marketing ha diversi vantaggi:

  • predilige il ROI (return on investment)
  • può essere monitorato in modo costante
  • permette di stabilire una buona comunicazione
  • ha un tono diretto e personale
  • ha costi più contenuti
  • utilizza campagne mirate.

Prima di lanciarci e di lanciare una campagna pubblicitaria online, occorre chiedersi: perché voglio fare una campagna pubblicitaria? Si tratta di una domanda importante alla quale dare una precisa risposta prima di investire il nostro denaro. Occorre avere le idee chiare su tre punti:

  1. qual è l’obiettivo della campagna pubblicitaria
  2. quale budget vogliamo destinare a questa campagna
  3. a quale target vogliamo rivolgerci.

Creare una campagna pubblicitaria online è un’operazione complessa. Se, come me, non siete esperti, rivolgetevi ad una persona esperta per evitare il rischio di perdere denaro inutilmente.

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