CURIOSA DI NATURA

I robot ispirati agli animali

Molti robot sono costruiti ispirandosi al mondo degli animali. I robot ispirati alla natura, gli animaloidi, utilizzano numerose caratteristiche del mondo animale a vantaggio dell’uomo.

La soft robotics è quel ramo della robotica che studia i materiali morbidi e deformabili presenti in natura. La pelle di alcuni animali, la capacità di movimento delle zampe, la crescita delle radici delle piante sono esempi di strutture soft che si possono riprodurre nei robot.

Essere morbidi e flessibili: sono queste le caratteristiche che mancano alle macchine ma che in futuro saranno indispensabili per avere robot in grado di aiutarci nel monitoraggio ambientale.

I robot si ispirano alla natura. Al mondo animale e a quello vegetale. In questo post esploriamo tre esempi di robot, chiamati animaloidi, che nascono da un modello preso dal mondo animale.

“Concepire la biologia come una fonte di ispirazione per sviluppare l’ingegno umano, questo è il fine della robotica bioispirata”

Barbara Mazzolai

Il polpo, il sistema nervoso più sviluppato tra gli Invertebrati

Gli animaloidi sono dei robot modellati sulle abilità degli animali. Sono fatti per muoversi e vivere in un particolare ambiente naturale.

Ogni Regno Animale ha fornito degli esempi che l’uomo ha imitato: insetti, polpi, ragni, salamandre, pesci, cani sono tutte specie che sono state prese come modello per creare robot funzionali.

Uno tra i primi robot ad essere stato creato nell’ambito della soft robotica è Octopus, una macchina ispirata al polpo. Un progetto tutto italiano, creato dal team di Cecilia Laschi.

Quali sono le caratteristiche del polpo in natura? Il polpo comune (Octopus vulgaris, Cuvier 1797) è un mollusco cefalopode e fa parte degli Invertebrati. 

Numerose sue caratteristiche sono state prese in considerazione per creare un robot a sua somiglianza.

  • Il polpo ha ottime capacità di manipolazione, locomozione, percezione dell’ambiente circostante
  • È un animale dotato di buona intelligenza
  • Ha milioni di neuroni, soprattutto nelle sue braccia
  • Ha il sistema nervoso più sviluppato tra gli Invertebrati

Sono rimasta molto colpita nel leggere che

“In quanto a scala di equipaggiamento neuronale il polpo è alla pari dei cani”

Il robot che imita il polpo, Octopus, è un robot fatto di silicone, con otto braccia, in grado di muoversi in acqua. Il suo braccio estensibile è la sua caratteristica peculiare, proprio come per il polpo in natura.

Questo tipo di robot può essere utilizzato per il monitoraggio ambientale, per arrivare in luoghi impervi e impraticabili. Octopus è un robot adatto per esplorare fondali marini, per recuperare oggetti dispersi e per numerose applicazioni in campo industriale.

Un’altra caratteristica interessante del polpo è la sua pelle. Scienziati e ingegneri si sono ispirati alla pelle del polpo per crearne una artificiale che è in grado di estendersi oltre cinque volte le proprie dimensioni.

Questa pelle che si ispira al polpo sarà utilizzata in futuro per creare display soffici per tablet e per smartphone. La sensibilità del display sarà tale da registrare i cambiamenti di colore e la pressione applicata sullo schermo.

Il geco, la biorobotica ispirata agli animali
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I cani, le emozioni e l’aromaterapia

Fiorenza Merati, educatrice cinofila ed esperta di aromaterapia per cani ci racconta per la rubrica del blog “li abbiamo aiutati così” come la sua passione per i cani è diventata il suo lavoro.

Fiorenza Merati e la natura

Prima di tutto voglio ringraziare Sabrina per l’opportunità di raccontare la mia storia. Si tratta di una storia semplice, fatta di amore e passione per l’ambiente, la natura e gli animali. E tra gli animali, ho sempre amato i cani in modo speciale.

Li amo così tanto da aver fatto del loro benessere il mio lavoro. In realtà da bambina sognavo di diventare ambientalista e come tale di salvare il mondo, non ce l’ho fatta, forse non era il mio destino.

Seguendo però il mio istinto e l’amore per la natura, ho intrapreso la strada per diventare educatrice cinofila prima e esperta di aromaterapia per cani poi. In questo meraviglioso lavoro mi sono particolarmente interessata e appassionata alla parte emotiva dei cani e a quella della relazione che possiamo instaurare con loro.

Sono una persona abbastanza chiusa e taciturna, ma attraverso il mio lavoro cerco di dare voce ai cani e aiutarli a farsi capire meglio dai loro proprietari, e contemporaneamente aiutare le persone a capire e comunicare correttamente con i loro cani.

Nel mio impegno di migliorare l’interazione tra proprietari e cani, ho sempre messo in primo piano la relazione, le emozioni e la corretta comunicazione. Comunicare correttamente è il primo passo per capirsi e viceversa capirsi è fondamentale per comunicare correttamente. Quando abbiamo a che fare con un essere vivente che comunica in modo diverso dal nostro, pur provando le stesse emozioni, a volte è facile cadere nell’errore di fraintendere i segnali che il cane ci manda.

Imparare a osservare, accettare le differenze, cercare di capire qual è il vero messaggio che il nostro cane ci vuole trasmettere, ci aiuta a essere persone migliori e più orientate verso l’altro e non egoisticamente verso noi stessi.

Fiorenza Merati durante una sessione di aromaterapia per cani
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I bambini vivono un deficit di natura

La sindrome da deficit di natura è un disturbo del comportamento che colpisce i bambini che vivono nelle grandi città. Il rischio per la loro salute è molto alto. Siamo parte della natura e ci stiamo estraniando sempre più da essa.

Cos’è il deficit di natura

La definizione “sindrome da deficit di natura” è stata creata da Richard Louv, giornalista e scrittore americano, che l’ha utilizzata per la prima volta nel 2005 nel suo libro Last child in the wood.

Nelle grandi città, nelle periferie urbane, piene di palazzi alti circondati dal cemento e da poco verde, i bambini soffrono sempre più di frequente della sindrome da deficit di natura.

Sono bambini che frequentano sempre meno gli spazi aperti. Giocano poco o per niente nel verde, esplorano sempre meno il mondo naturale. Vivono nelle loro case, nelle stanze, nelle aule delle scuole, nelle palestre. 

La loro routine quotidiana prevede pochissimo tempo da trascorrere nella natura: casa, automobile, aula scolastica, palestra, automobile e casa. Spesso la loro vita è compresa all’interno di questo cerchio ristretto dove la natura è praticamente assente, è esclusa.

Stare nella natura favorisce il movimento e l’apprendimento, allena la curiosità e il senso dell’esplorazione, aiuta la socializzazione. La vista di un panorama naturale è quello che manca ai bambini che vivono nelle grandi città, circondati solo da un panorama fatto di cemento e alti palazzi. 

Trascorrere del tempo in mezzo al verde aiuta l’equilibrio psicologico e fisico. La natura è la nostra terapia verde: è il giardino che ci cura.

I rumori e i suoni della natura sono estranei ai bambini delle città: l’acqua che scorre, il canto degli uccelli, il frinire delle cicale o anche solo il muggito della mucca e il raglio dell’asino sono sconosciuti ai bambini delle metropoli del mondo.

L’ambiente che ci circonda influisce sulla nostra vita presente e futura. Ha effetto sul nostro patrimonio genetico ed è in grado di influenzarlo. 

I bambini vivono un deficit di natura
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L’ecologia, Dante e la Divina Commedia

Ecologia, Dante Alighieri e la Divina Commedia: cos’hanno in comune? Come considerava Dante la natura e l’ambiente? Nella XX Settimana della Lingua Italiana nel Mondo lo scopriamo attraverso La Gallina Commedia, il libro di Debora Fabietti e uno studio della Società Dante Alighieri.

Questa è la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. Nel 2020 il tema della manifestazione è “L’italiano tra parola e immagine: graffiti, illustrazioni, fumetti”.

Quando si parla di lingua italiana, a tutti viene in mente Dante, il Sommo Poeta. Nel 2020 sono iniziate le celebrazioni per i 700 anni dalla sua morte. Celebrazioni che proseguiranno nel 2021 e spero che si potrà assistere a numerose mostre, incontri ed eventi per un grande poeta e autore.

Leggendo articoli e notizie dedicate a questo anniversario speciale mi sono chiesta: ma Dante si è occupato di ambiente ed ecologia? E ho scoperto cose interessanti.

A Dante e al suo rapporto con la natura si è ispirata Debora Fabietti per il suo libro La gallina Commedia. Uno studio più approfondito su Dante e la scienza è stato promosso dalla Società Dante Alighieri.

Seguimi alla scoperta di un Dante naturalista forse poco conosciuto che sorprenderà anche te.

La Gallina Commedia, il libro di Debora Fabietti

La Gallina Commedia è il libro di Debora Fabietti dedicato ai bambini e ai ragazzi, ma anche agli adulti.

Si ispira alla cantica dell’Inferno ed è composto da 21 capitoli. Ogni capitolo inizia con una parte in rima e contiene tre pagine, numero ricorrente nelle terzine di Dante.

Debora racconta di aver scritto il libro con l’intento di 

divertire, distrarre, educare

La GallinaCommedia, il libro di Debora Fabietti

Protagonista del racconto è un comune gallo. Questo povero gallo è vittima di un incidente in autobus mentre ritorna a casa. Si ritrova solo e si addentra in un bosco. Cammina cammina, come nelle favole, arriva davanti ad una porta misteriosa con delle strane scritte.

Ad aprire la porta è una chioccia con vestiti medioevali. Insieme si avviano lungo un percorso sotterraneo. Al primo livello del viaggio, incontrano delle volpi imprigionate da oggetti superflui. Cambiare abitudini e non accumulare troppo può essere un grande insegnamento. Camminando, camminando, i due si trovano a scendere nelle profondità e a percorrere diversi tipi di scale.

Nel secondo girone, ecco degli elefanti che hanno sperperato acqua durante la loro vita e ora corrono verso rubinetti in lontananza. Il terzo girone è il regno delle tartarughe marine: costrette a mangiare oggetti in plastica così come accade nella loro esistenza moderna.

Giunti nel quarto girone, troviamo pinguini che hanno reso l’aria irrespirabile e ora, come in tutti i più tipici contrappassi danteschi, sono costretti a respirare solo fumo e nel quinto girone, le scimmie che hanno abbattuto alberi per produrre legno e carta ora sono infilate nel terreno come strani alberi e danno riparo ad animali di ogni genere.

Nel sesto girone le api che per guadagno hanno manipolato il DNA delle piante ora fuggono da alberi mostruosi che le vogliono divorare, mentre nel settimo girone troviamo le mucche che hanno usato altri animali come fossero dei beni mobili e adesso sono costrette ad essere dei mobili nella sala della pannocchia.

In questo ambiente finale si sentono scosse simili ad un grande terremoto. Qui si sveglia il protagonista che si ritrova terrorizzato nel proprio letto. Ora gli manca la chioccia, che era diventata una grande amica e una guida. Il gallo decide di correre in spiaggia col rastrello e il secchiello e invita tutti a ripulire le coste dalla plastica.

Il libro di Debora Fabietti è davvero originale perché si ispira alla Commedia per trarre un insegnamento ecologico. Se Dante fosse vissuto ai nostri giorni di sicuro avrebbe dedicato parte dei suoi versi all’inquinamento dell’ambiente e alla natura.

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Biomimetica, la robotica che si ispira alla natura

La biomimetica o robotica bioispirata è una disciplina che studia e imita i processi biologici e della natura. Cosa possiamo apprendere dalla natura? Perché ispirarci alla natura per realizzare un robot?

L’uomo studia da sempre la natura. Per comprendere come sono fatti gli esseri viventi che ci circondano, come vivono, su quali meccanismi si basano la loro esistenza e le loro interazioni.

Con l’avvento della tecnologia anche il modo di guardare la natura è cambiato. Capire come vivono gli esseri viventi e come si relazionano può essere utile anche per costruire robot ecosostenibili, che siano in grado di aiutare l’uomo in diversi settori.

Finora non mi sono mai interessata al mondo dei robot e dell’intelligenza artificiale. Ora è arrivato il momento di farlo. I robot sono già nel nostro presente e faranno parte del nostro futuro.

Per il mio approccio al mondo della robotica ho deciso di farmi guidare da una collega molto illustre: la biologa Barbara Mazzolai. Leggendo il suo libro “La natura geniale” ho iniziato a vedere il mondo della robotica e quello della natura con occhi diversi.

In questo primo post ti racconto cos’è la biomimetica e perché utilizzarla renderà migliore il nostro futuro.

Cos’è la biomimetica

La biomimetica o biomimesi è una disciplina nata attorno al 1960. Si occupa di studiare la natura e i meccanismi biologici e fisiologici che la regolano per applicarli al mondo dei robot. Invece la parola robot è stata usata per la prima volta in un racconto del 1920.

Secondo le ricerche di Barbara Mazzolai fu Leonardo da Vinci nel 1495 a progettare e realizzare il primo robot simile all’uomo. Si chiamava Automa cavaliere ed era un umanoide in grado di muovere la testa, le braccia e le gambe.

Da allora sono passati millenni e ci sono state numerose rivoluzioni industriali, tanto che questa della robotica è indicata da molti studiosi come la quarta rivoluzione industriale. 

La robotica è quella parte della scienza che studia come costruire macchine che si muovono, che hanno una certa sensibilità e percezione dello spazio. Ci ispiriamo alla natura e agli animali perché ci sono azioni, comportamenti, modi di crescere che noi uomini non abbiamo – ma che vorremmo tanto avere.

Sarebbe molto utile correre veloce come un ghepardo, muoversi sicuri su tutte le superfici come un insetto o ancora crescere all’infinito senza invecchiare come una pianta. I robot ispirati alla natura potranno fare tutto questo. 

La robotica bioispirata ci viene in aiuto in caso di situazioni estreme: terremoti, catastrofi naturali, pericolo chimico. Invece di esporre un essere umano a un pericolo del genere, una macchina potrebbe fare il primo passo in questi territori e darci delle preziose informazioni su come agire.

L’esplorazione degli ambienti estremi e il monitoraggio ambientale sono altri due campi di applicazione per le macchine ispirate alla natura. Per costruire questi robot si cerca di impiegare materiali naturali ed ecologici in modo da creare un automa composto da parti perfettamente riciclabili quando saranno usurate.

Anche nel campo della medicina, degli apparecchi diagnostici, dell’endoscopia, i robot ispirati alla natura avranno un largo impiego e utilizzo.

Concepire la biologia come una fonte di ispirazione per sviluppare l’ingegno umano, questo è il fine della robotica bioispirata

– Barbara Mazzolai
Il polpo è uno degli animali modello per la creazione di robot ispirati alla natura
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Donne e ambiente: una vita dedicata alla Terra

Donne e ambiente : molte di loro hanno dedicato la vita alla salvaguardia di animali e piante. Tre donne, tre vite dedicate alla Terra: Vandana Shiva, Jane Goodall e Wangari Maathai potrebbero essere considerate “le nonne di Greta Thunberg”

Greta Thunberg è la ragazza svedese diciassettenne che tutti conosciamo per i suoi scioperi del venerdì a favore dell’ambiente. I Fridays for Future si sono diffusi in tutto il mondo e hanno portato nelle piazze migliaia di studenti con le loro famiglie, per protestare contro i Governi che non prendono decisioni serie a proposito dei cambiamenti climatici e della salvaguardia della natura.

Un ottimo esempio per le nuove generazioni, ma ci sono moltissime donne che da decenni dedicano la loro vita alla salvaguardia del Pianeta e dei suoi abitanti. Per questo motivo potrebbero essere considerate tutte come delle nonne di Greta.

Questa estate mi è capitato di leggere degli articoli dedicati a tre donne, tre vite dedicate alla Terra. Sono rimasta colpita dal loro grande impegno per la natura. In questo mese di settembre, ho deciso di partire da donne e ambiente, e raccontare la storia di tre donne straordinarie: Vandana Shiva, Jane Goodall e Wangari Maathai.

Donne e ambiente: una vita dedicata alla Terra

Vandana Shiva

Vandana Shiva è nata nel 1952 nell’Inghilterra del Nord. Ha studiato fino ad arrivare alla laurea, conseguendo un dottorato sulla meccanica quantistica. Nello stesso tempo, fin da giovane, ha iniziato la sua battaglia in favore del nostro Pianeta. Le sue lotte sono da sempre contro la ripartizione ingiusta delle risorse.

Ci sono zone del mondo, come l’India, nelle quali le foreste sono una fonte di sostentamento: offrono cibo, combustibile, legna, medicinali. In queste zone molto povere, distruggere le foreste significa danneggiare l’ecosistema e impedire la sopravvivenza di migliaia di persone. Le foreste vengono distrutte dalle multinazionali per far posto alle loro monocolture. Si tratta di colture di un unico prodotto che distruggono la biodiversità anche tramite l’utilizzo di pesticidi e erbicidi, spesso illegali.

Per combattere questa pratica profondamente ingiusta, per le popolazioni locali e per la biosfera, Vandana Shiva ha costituito la Fondazione per la Scienza, la Tecnologia e l’Ecologia, sfidando le multinazionali del settore agroalimentare. Una donna forte e determinata che ha dedicato la propria vita alla Terra.

Ho incontrato spesso il nome di Vandana Shiva in Expo Milano 2015: a lei si deve Navdanya, la banca dei semi che protegge e incoraggia la tradizione contadina di seminare, raccogliere, conservare e scambiare i semi delle diverse varietà di piante coltivate.

Un libro scritto da Vandna Shiva è Chi nutrirà il mondo? Nel libro si racconta l’agricoltura delle multinazionali praticata utilizzando pesticidi e fertilizzanti, in contrapposizione con l’agricoltura su media e piccola scala più rispettosa dell’ecosistema e dell’ambiente.

Una frase di Vandana Shiva:

Noi possiamo sopravvivere come specie solo se viviamo in accordo con le leggi della biosfera. La biosfera può soddisfare i bisogni di tutti se l’economia globale rispetta i limiti imposti dalla sostenibilità e dalla giustizia

Vandana Shiva
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